Pamela e le sue pene d'amore
di
Castello
genere
etero
Ormai l'allegria era diventata la padrona della situazione. Il vino, la birra e gli altri alcolici nella pancia dei commensali e delle commensali facevano la loro parte.
Pamela, per la prima volta dopo mesi, si sentiva, se non bene, almeno benino. Quell'angoscia che l'attanagliava dalla mattina alla sera e anche di notte ora le dava un po' di tregua. Aveva fatto proprio bene ad accettare l'invito delle amiche.
Tre mesi prima il suo fidanzato e convivente l'aveva lasciata di punto in bianco. Lei era ancora innamoratissima e cadde per questo in una depressione tremenda. Stava in casa e non usciva mai. Si trascinava dal letto alla poltrona con gli occhi rossi, sempre con il pianto in procinto di scoppiare domandandosi in un infinito tormentone cosa avesse sbagliato nel rapporto.
Le sue amiche erano sinceramente preoccupate nel vederla in quello stato. Lei che fra tutte loro era sempre stata quella più figa. Quella più attraente. Quella con più iniziativa. Quella che aveva sempre maschi che le facevano il filo. Vederla ora in quella condizione induceva chiunque le volesse bene a fare qualcosa per aiutarla.
E dopo mille insistenze Pamela fu convinta ad andare a quella cena da amici. Sarebbero stati in otto: quattro maschi e quattro femmine. Le femmine erano amiche sue, mentre i maschi li conosceva di vista e poco più, ma li sapeva ragazzi brillanti e, come dicevano ridendo le amiche, decisamente boni.
Con sorpresa, le amiche, quando andarono a prelevarla a casa per accompagnarla alla cena, la trovarono in grande spolvero. Si era confezionata proprio bene: truccata alla perfezione, capelli tirati dietro con acconciatura alla chignon, mini gonna da capogiro con in mostra le splendide cosce affusolate e il fondoschiena sodo e alto in evidenza pronto per essere guardato e desiderato ed infine un top senza reggiseno con le meravigliose tette da terza misura a disposizione dei libidinosi sguardi maschili.
Superfluo dire che durante la cena Pamela fu al centro delle attenzioni dei maschi che con gli occhi puntati la spogliavano letteralmente. Lei era un po' impacciata all'inizio e ogni tanto aveva dei vuoti allo stomaco dovuti all'angoscia che faceva capolino ogni tanto. Ma con il passare del tempo e sopratutto con l'aumento dell'alcol ingurgitato l'allegria aveva contagiato anche lei. E verso la fine della cena le risa e la confidenza con i ragazzi ormai le avevano fatto quasi dimenticare la sua situazione di innamorata abbandonata. Da osservatori dobbiamo rilevare che in quei tre mesi di depressione assoluta Pamela non solo non aveva mai fatto sesso ma nemmeno ci aveva mai pensato; ma ora la presenza di quattro prestanti giovani uomini che le ronzavano attorno con evidente interesse al suo corpo le avevano risvegliato d'improvviso e in modo devastante un languore sessuale, diciamo anche fisiologico, reso libero di manifestarsi dal lavoro dei fumi dell'alcol che avevano progressivamente abbattuto le sue inibizioni.
E quando fu il momento dei saluti, alle due di notte, Pamela accettò volentieri l'invito dei ragazzi che si proposero di accompagnarla a casa, al posto delle amiche. In sostanza, dopo che le altre ragazze se ne andarono, lei si ritrovò sola con quattro uomini in procinto, così si erano detti, di fare altrettanto. Ma altrettanto non successe. Un ragazzo le propose un ultimo brindisi. Lei accettò, a patto che fosse l'ultimo. Ma nell'alzare il calice e nel guardare negli occhi i quattro uomini capì che il clima era totalmente cambiato rispetto a pochi attimi prima.
Gli sguardi che si sentiva addosso erano ancora più sfacciati. E anche la conversazione prese un'altra piega. Era sempre scherzosa ma tendente sempre più ad aspetti sessuali. Pamela provò a tirarsi fuori dalla situazione chiedendo di essere riaccompagnata a casa, ma la sua richiesta cadde nel vuoto e, cosa che dovette ammettere a se stessa con un bel po' di turbamento, questo fatto non le dispiacque. E quindi poi non le venne nemmeno di insistere nell'andare via. Con una parte della testa riuscì a ragionare e a ipotizzare come poteva evolvere una situazione dove quattro uomini molto su di giri per le bevute avevano praticamente a disposizione una ragazza figa e vestita in modo provocante. Questo ragionamento la mandò in tilt. Una tremenda vampata di calore attraversò la figa e i capezzoli reagirono impazziti indurendosi all'inverosimile. Dovette dirsi che finalmente le era tornata voglia di cazzo, anzi, per essere precisi,voglia di cazzi.
Nel frattempo uno dei ragazzi le chiese, ai fini di una scommessa fatta fra loro uomini, se lei avesse mai fatto sesso anale.
Pamela non rispose, ma sentiva ormai aumentare il battito del suo cuore.
Alla considerazione di un altro dei ragazzi, cioè che la mancata risposta equivaleva ad un si, Pamela provò a dire qualcosa. Tipo: “no no …..poi comunque...non sono cose che si dicono...e poi come avete potuto farci una scommessa ...cosa vi fa pensare che sia si o no....”.
Un altro ragazzo ancora, evidentemente uno di quelli che aveva scommesso per il si, provò a spiegare: “si vede da come muovi il sedere ….e anche...scusa se te lo dico...ma da come lo metti in mostra....è tutta la sera che ce l'abbiamo davanti agli occhi....”.
Pamela provò a replicare: “ma che ….cavolo dici...mi metti in imbarazzo...” ma la sua voce palesemente rotta dall'emozione e dall'eccitazione fu un via libera per i maschi.
Il primo ragazzo che aveva posto la domanda allora provò ad insistere: “...guarda che non c'è nulla di male ad ammetterlo ….non cambia nulla a nessuno....serve solo a noi per la nostra scommessa...”
Nel frattempo un altro maschio seduto vicino a Pamela poggiò la mano sulla coscia di lei, muovendola delicatamente. Pamela, con l'ultimo istintivo rimasuglio di dignità, cercò di spostare la mano ma trovando resistenza e sopratutto sentendo dei veri e propri brividi di piacere continuò nella finta opposizione con l'accortezza che essa fosse tale da non scoraggiare il ragazzo e in sostanza con la speranza che le carezze continuassero.
Il calore che l'aveva invasa tutta, i fumi dell'alcol, l'eccitazione in crescita esponenziale. Tutte queste cose assieme le fecero allora uscire di bocca: “....va bene lo ammetto....l'ho fatto....”.
Il ragazzo della domanda: “...scusa devi essere più chiara ...sai per la scommessa non ci devono essere dubbi....dillo chiaramente cosa hai fatto ….”.
La carezza della mano ormai è sull'interno coscia dove l'epidermide è più sensibile. Pamela ora non tenta nemmeno più di fingere una opposizione, anzi apre lievemente le gambe per agevolare la carezza. E allora la mano dell'uomo risale rapidamente verso l'inguine, sempre più vicino al sesso, scosta lievemente il bordo della minigonna e finalmente tocca la stoffa del perizoma. Pamela ha un brivido e un respiro forte che le fa gonfiare il petto mettendo ancora più in evidenza il seno e i capezzoli turgidi e con voce tremolante: “...ho fatto tanto sesso anale...e..nulla....mi piace farlo....”. Ora le dita della mano toccano il perizoma di Pamela che nel frattempo ha allargato le gambe per agevolare l'esplorazione dell'uomo, il quale sente l'umidità fin da sopra la stoffa e poi, scostando il perizoma, con una vampata di eccitazione, percepisce il lago di umori che inonda la figa di Pamela.
“...Raga...Pamela è pronta per l'uso...ha la figa fradicia”.
E' il via libero definitivo.
Pamela ormai non solo non oppone più resistenza ma con occhi imploranti chiede agli uomini di darsi da fare.
Uno dei ragazzi ha messo le mani sul seno. E' da quando l'ha visto che fremeva dalla voglia di farlo. Palpeggia senza porsi limiti stupito che la ragazza non dica e non faccia nulla per impedirlo.
Il ragazzo della mano sulla coscia ormai ha due dita dentro la figa completamente infradiciata.
Un altro maschio le ha preso con una mano la faccia e gli ha infilato la lingua in bocca rovistandola per bene.
Infine il quarto uomo l'ha fatta alzare e le palpa il culo con il chiaro obiettivo di esplorare il buchetto onde avere dati certi sulla frequenza e consistenza del sesso anale già ammesso dalla ragazza.
Pamela ormai è partita di testa. Il desiderio di cazzo risvegliatosi improvvisamente è ormai padrone della ragazza la quale ha perso ogni inibizione e ritegno.
In un attimo si trova nuda: ha due dita nel buco del culo, due dita in figa, una lingua in bocca, mani che le palpano i seni e i glutei. In poche parole è in un delirio di piacevole balia di 4 maschi.
E il desiderio della ragazza, se possibile, aumenta ancora di più. Ella freme in preda ad un vero e proprio raptus sessuale cercando con lo sguardo e le mani il contatto con il sesso dei maschi. Ma il più grande degli uomini, evidentemente esperto e particolarmente porco e perverso, la blocca con un cenno di intesa anche con gli atri uomini.
“...se vuoi soddisfarti prima ci devi far divertire....ce lo meritiamo vero?”
Pamela non capisce. E' tutto chiaro: loro hanno voglia di lei e lei ha voglia di loro; per essere più precisi: loro hanno voglia di figa e culo e lei ha voglia di cazzi. Che altro c'è da dire o fare?
“Mettiti sulla tavola alla pecorina ….. e apriti le chiappe ...facci vedere quanto sei aperta dietro...”
Gli uomini sono padroni della scena; a lei peraltro questo fatto non spiace avendo una certa tendenza alla sottomissione. E quindi ubbidisce.
Si mette alla pecorina sul tavolo e apre più che può le chiappe evidenziando il buco del culo già in parte aperto.
“..va … .va bene così?”
“no...non va bene per nulla....apriti di più ...impegnati...siamo sicuri che sai far meglio...”
E allora Pamela, da brava ubbidiente, poggia la testa sul tavolo, inarca ancora di più il fondoschiena, fa scivolare le dita delle due mani nei due punti, sinistra e destra, più vicini alla buchetto anale e poi tira con tutta la forza che ha verso l'esterno. Nel sentire chiaramente il buco del culo aprirsi in modo osceno, con gli occhi chiusi per lo sforzo, riesce a mormorare: “....e ora così va bene?...sono aperta abbastanza?”
Uno degli uomini commenta: “ragazzi, ma questa è veramente troia...”.
L'uomo più grande, eccitato dallo spettacolo, ma ancora non pago: “....ora prendi questa bottiglia e infilatela nel culo...vediamo quanto entra..”
Pamela apre gli occhi, si mette seduta sul tavolo e guarda la bottiglia che le è stata data. Sente nella sua testa un ronzio continuo. Percepisce che è completamente nuda davanti a quattro uomini in preda ad un irrefrenabile desiderio sessuale. Sente forte il proprio degrado ma è proprio esso che la inebria come una potente droga di cui non può fare a meno. I mesi di astinenza avevano evidentemente accumulato una carica sessuale che ora le varie circostanze stanno liberando; la diga che la conteneva, alzandosi improvvisamente, ora fa dilagare letteralmente il desiderio che diventa martellante e la cui soddisfazione diventa assoluta esigenza primaria.
La vista le si annebbia, la testa si fa rovente, l'umiliazione è totale. Anche se non le sembra che la sua testa dia ordini particolari al suo corpo la mano destra, come azionata da una entità sconosciuta, afferra la bottiglia e la poggia bene sul tavolo. Poi Pamela si alza nel mentre si insaliva le dita della mano sinistra. Quindi si piega aprendo completamente le gambe e contemporaneamente ha l'accortezza di passare le dita insalivate nel buchetto del culo. Al contatto del bordo del collo della bottiglia con l'ano si ferma. Cerca di trovare il punto giusto. Con la mano destra tiene ferma la bottiglia; con la mano sinistra cerca di allargarsi per quel che può l'orifizio anale. Sa che sentirà un po' di dolore all'inizio, ma ormai il compito deve essere portato a termine.
Gli uomini sbavano. Non credono a quello che vedono: una splendida ragazza, completamente nuda, accovacciata sopra il tavolo, con le toniche tette che ballano sul corpo ormai sudato fradicio, sguardo perso nel vuoto, a gambe oscenamente spalancate, tutta intenta a infilarsi il collo di una bottiglia su per il culo.
E infine Pamela riesce nell'intento; una smorfia di dolore le si imprime nella faccia. Il collo della bottiglia tenuto fermo dalla mano destra entra per una buona metà nell'apertura anale; ora Pamela con la mano sinistra, per cercare di contrastare il fastidio procurato dal rigido oggetto a contatto con le sue pareti anali, inizia a sfregarsi velocemente il clitoride. Ed è dopo pochi istanti dall'inizio della frenetica masturbazione che il dolore all'ano comincia a diminuire fino a sparire completamente. Ora anzi comincia a sentire uno strano piacere, quello più volte provato e che conosce bene. Infatti c'è un punto nelle pareti anali dove il contatto con il vetro della bottiglia le procura dei brividi di piacere; è un piacere simile, anche se dieci volte più intenso, di quello che prova quando si gratta a causa di un feroce prurito. Pamela ricerca tale punto inarcandosi e muovendo il culo, senza nemmeno rendersi conto di quanto questo spettacolo di femmina in calore possa infoiare gli uomini che assistono, ormai con i cazzi sguainati.
L'uomo più grande, quello che si è preso l'incarico di gestire le operazioni, decide che è il momento di cambiare lo scenario. Con le sue forti braccia stringe la vita di Pamela e facilmente la solleva dal tavolo e la deposita sul grande divano del soggiorno; nel rapido volo la bottiglia, per legge di gravità, fuoriesce dal culo della ragazza. Il trambusto provoca anche la fuoriuscita degli umori dallo sfintere e dalla figa che dilagano sulle cosce delle ragazza. Ora ella è attorniata da uomini eccitati all'inverosimile dal suo spettacolo. Senza rendersi conto Pamela comincia ad ansimare rumorosamente ed asseconda più che può le azioni dei ragazzi i quali in un stupefacente armonioso tacito accordo fra loro si dedicano ognuno di essi ad una parte del corpo della femmina, in calore animalesco. Il leader del gruppo infila il suo membro nel posto occupato fino a poco prima dal collo della bottiglia; il cazzo entra facile ed è avvolto dalle pareti anali della ragazza come fossero delle ventose. Un altro ragazzo è disteso sotto la ragazza posizionata a pecorina e introduce il suo cazzo nella figa della giovane; esso entra totalmente accolto dalla bollente e fradicia vulva della ragazza come l'ospite più gradito del mondo. Il terzo uomo seduto sulla spalliera del divano con due mani orienta la testa della ragazza verso il suo batacchio duro come il sasso e violaceo dall'eccitazione; Pamela non ha bisogno di altro invito: allunga il collo, apre la bocca e infila il cazzo in bocca fino a che esso possa arrivare alla sua gola. Infine il quarto uomo, quello rapito fin da subito dallo spettacolo dei tonici seni di Pamela, si dedica ai capezzoli della ragazza: li sfiora, li bagna con la saliva, ci gioca, fino a che essi diventano turgidi come chiodi. La ragazza non solo è penetrata nei suoi tre buchi ma sente sul suo corpo le 8 mani degli uomini: sui fianchi, sui glutei, sui seni, sulla testa e ovunque … non sembrano 8 mani ma 20. Il piacere la invade contemporaneamente in più punti del corpo e della testa: è un vero e proprio delirio dove ora conta solo godere. Asseconda come meglio può le azioni degli uomini aprendosi e offrendosi senza porsi dei limiti. Il montare del piacere e degli orgasmi che viaggiano a duemila chilometri l'ora le fanno perdere ogni ritegno; dagli occhi, per la tensione parossistica, cominciano a sgorgare grosse lacrime che le sfanno definitivamente il trucco restituendo agli uomini una oggettiva immagine di troia in calore.
E poi è un festival di sperma bollente che sente ovunque, di orgasmi devastanti che le fanno perdere
la ragione; ella si sbatte sul divano e sui corpi dei maschi come in preda ad una crisi epilettica per lunghi minuti. Infine giace stremata ad occhi chiusi avvolta in un miscuglio di sudore, umori, sperma, trucco sfatto.
Dopo un po' riapre gli occhi e riacquista la ragione. Si rende conto dove è, con chi è e sopratutto cosa ha fatto. Si rammenta, come di una cosa lontana, delle sue pene di amore e della sua angoscia insopportabile. Ma ora, straordinariamente, non sente più alcuna angoscia, nemmeno piccola. Si guarda il corpo usato dai maschi anche se si domanda se magari è forse vero il contratio; dovrebbe provare vergogna e senso di colpa e invece, contro ogni logica, prova sollievo.
L'uomo più grande le dice: “sei stata fantastica...hai spompato 4 uomini, ma dove hai trovato tutta l'energia che avevi.....”.
Pamela risponde sorridendo: “è perché ho finalmente trovato la giusta medicina alle mie angosce”.
broberto_75@libero.it
Pamela, per la prima volta dopo mesi, si sentiva, se non bene, almeno benino. Quell'angoscia che l'attanagliava dalla mattina alla sera e anche di notte ora le dava un po' di tregua. Aveva fatto proprio bene ad accettare l'invito delle amiche.
Tre mesi prima il suo fidanzato e convivente l'aveva lasciata di punto in bianco. Lei era ancora innamoratissima e cadde per questo in una depressione tremenda. Stava in casa e non usciva mai. Si trascinava dal letto alla poltrona con gli occhi rossi, sempre con il pianto in procinto di scoppiare domandandosi in un infinito tormentone cosa avesse sbagliato nel rapporto.
Le sue amiche erano sinceramente preoccupate nel vederla in quello stato. Lei che fra tutte loro era sempre stata quella più figa. Quella più attraente. Quella con più iniziativa. Quella che aveva sempre maschi che le facevano il filo. Vederla ora in quella condizione induceva chiunque le volesse bene a fare qualcosa per aiutarla.
E dopo mille insistenze Pamela fu convinta ad andare a quella cena da amici. Sarebbero stati in otto: quattro maschi e quattro femmine. Le femmine erano amiche sue, mentre i maschi li conosceva di vista e poco più, ma li sapeva ragazzi brillanti e, come dicevano ridendo le amiche, decisamente boni.
Con sorpresa, le amiche, quando andarono a prelevarla a casa per accompagnarla alla cena, la trovarono in grande spolvero. Si era confezionata proprio bene: truccata alla perfezione, capelli tirati dietro con acconciatura alla chignon, mini gonna da capogiro con in mostra le splendide cosce affusolate e il fondoschiena sodo e alto in evidenza pronto per essere guardato e desiderato ed infine un top senza reggiseno con le meravigliose tette da terza misura a disposizione dei libidinosi sguardi maschili.
Superfluo dire che durante la cena Pamela fu al centro delle attenzioni dei maschi che con gli occhi puntati la spogliavano letteralmente. Lei era un po' impacciata all'inizio e ogni tanto aveva dei vuoti allo stomaco dovuti all'angoscia che faceva capolino ogni tanto. Ma con il passare del tempo e sopratutto con l'aumento dell'alcol ingurgitato l'allegria aveva contagiato anche lei. E verso la fine della cena le risa e la confidenza con i ragazzi ormai le avevano fatto quasi dimenticare la sua situazione di innamorata abbandonata. Da osservatori dobbiamo rilevare che in quei tre mesi di depressione assoluta Pamela non solo non aveva mai fatto sesso ma nemmeno ci aveva mai pensato; ma ora la presenza di quattro prestanti giovani uomini che le ronzavano attorno con evidente interesse al suo corpo le avevano risvegliato d'improvviso e in modo devastante un languore sessuale, diciamo anche fisiologico, reso libero di manifestarsi dal lavoro dei fumi dell'alcol che avevano progressivamente abbattuto le sue inibizioni.
E quando fu il momento dei saluti, alle due di notte, Pamela accettò volentieri l'invito dei ragazzi che si proposero di accompagnarla a casa, al posto delle amiche. In sostanza, dopo che le altre ragazze se ne andarono, lei si ritrovò sola con quattro uomini in procinto, così si erano detti, di fare altrettanto. Ma altrettanto non successe. Un ragazzo le propose un ultimo brindisi. Lei accettò, a patto che fosse l'ultimo. Ma nell'alzare il calice e nel guardare negli occhi i quattro uomini capì che il clima era totalmente cambiato rispetto a pochi attimi prima.
Gli sguardi che si sentiva addosso erano ancora più sfacciati. E anche la conversazione prese un'altra piega. Era sempre scherzosa ma tendente sempre più ad aspetti sessuali. Pamela provò a tirarsi fuori dalla situazione chiedendo di essere riaccompagnata a casa, ma la sua richiesta cadde nel vuoto e, cosa che dovette ammettere a se stessa con un bel po' di turbamento, questo fatto non le dispiacque. E quindi poi non le venne nemmeno di insistere nell'andare via. Con una parte della testa riuscì a ragionare e a ipotizzare come poteva evolvere una situazione dove quattro uomini molto su di giri per le bevute avevano praticamente a disposizione una ragazza figa e vestita in modo provocante. Questo ragionamento la mandò in tilt. Una tremenda vampata di calore attraversò la figa e i capezzoli reagirono impazziti indurendosi all'inverosimile. Dovette dirsi che finalmente le era tornata voglia di cazzo, anzi, per essere precisi,voglia di cazzi.
Nel frattempo uno dei ragazzi le chiese, ai fini di una scommessa fatta fra loro uomini, se lei avesse mai fatto sesso anale.
Pamela non rispose, ma sentiva ormai aumentare il battito del suo cuore.
Alla considerazione di un altro dei ragazzi, cioè che la mancata risposta equivaleva ad un si, Pamela provò a dire qualcosa. Tipo: “no no …..poi comunque...non sono cose che si dicono...e poi come avete potuto farci una scommessa ...cosa vi fa pensare che sia si o no....”.
Un altro ragazzo ancora, evidentemente uno di quelli che aveva scommesso per il si, provò a spiegare: “si vede da come muovi il sedere ….e anche...scusa se te lo dico...ma da come lo metti in mostra....è tutta la sera che ce l'abbiamo davanti agli occhi....”.
Pamela provò a replicare: “ma che ….cavolo dici...mi metti in imbarazzo...” ma la sua voce palesemente rotta dall'emozione e dall'eccitazione fu un via libera per i maschi.
Il primo ragazzo che aveva posto la domanda allora provò ad insistere: “...guarda che non c'è nulla di male ad ammetterlo ….non cambia nulla a nessuno....serve solo a noi per la nostra scommessa...”
Nel frattempo un altro maschio seduto vicino a Pamela poggiò la mano sulla coscia di lei, muovendola delicatamente. Pamela, con l'ultimo istintivo rimasuglio di dignità, cercò di spostare la mano ma trovando resistenza e sopratutto sentendo dei veri e propri brividi di piacere continuò nella finta opposizione con l'accortezza che essa fosse tale da non scoraggiare il ragazzo e in sostanza con la speranza che le carezze continuassero.
Il calore che l'aveva invasa tutta, i fumi dell'alcol, l'eccitazione in crescita esponenziale. Tutte queste cose assieme le fecero allora uscire di bocca: “....va bene lo ammetto....l'ho fatto....”.
Il ragazzo della domanda: “...scusa devi essere più chiara ...sai per la scommessa non ci devono essere dubbi....dillo chiaramente cosa hai fatto ….”.
La carezza della mano ormai è sull'interno coscia dove l'epidermide è più sensibile. Pamela ora non tenta nemmeno più di fingere una opposizione, anzi apre lievemente le gambe per agevolare la carezza. E allora la mano dell'uomo risale rapidamente verso l'inguine, sempre più vicino al sesso, scosta lievemente il bordo della minigonna e finalmente tocca la stoffa del perizoma. Pamela ha un brivido e un respiro forte che le fa gonfiare il petto mettendo ancora più in evidenza il seno e i capezzoli turgidi e con voce tremolante: “...ho fatto tanto sesso anale...e..nulla....mi piace farlo....”. Ora le dita della mano toccano il perizoma di Pamela che nel frattempo ha allargato le gambe per agevolare l'esplorazione dell'uomo, il quale sente l'umidità fin da sopra la stoffa e poi, scostando il perizoma, con una vampata di eccitazione, percepisce il lago di umori che inonda la figa di Pamela.
“...Raga...Pamela è pronta per l'uso...ha la figa fradicia”.
E' il via libero definitivo.
Pamela ormai non solo non oppone più resistenza ma con occhi imploranti chiede agli uomini di darsi da fare.
Uno dei ragazzi ha messo le mani sul seno. E' da quando l'ha visto che fremeva dalla voglia di farlo. Palpeggia senza porsi limiti stupito che la ragazza non dica e non faccia nulla per impedirlo.
Il ragazzo della mano sulla coscia ormai ha due dita dentro la figa completamente infradiciata.
Un altro maschio le ha preso con una mano la faccia e gli ha infilato la lingua in bocca rovistandola per bene.
Infine il quarto uomo l'ha fatta alzare e le palpa il culo con il chiaro obiettivo di esplorare il buchetto onde avere dati certi sulla frequenza e consistenza del sesso anale già ammesso dalla ragazza.
Pamela ormai è partita di testa. Il desiderio di cazzo risvegliatosi improvvisamente è ormai padrone della ragazza la quale ha perso ogni inibizione e ritegno.
In un attimo si trova nuda: ha due dita nel buco del culo, due dita in figa, una lingua in bocca, mani che le palpano i seni e i glutei. In poche parole è in un delirio di piacevole balia di 4 maschi.
E il desiderio della ragazza, se possibile, aumenta ancora di più. Ella freme in preda ad un vero e proprio raptus sessuale cercando con lo sguardo e le mani il contatto con il sesso dei maschi. Ma il più grande degli uomini, evidentemente esperto e particolarmente porco e perverso, la blocca con un cenno di intesa anche con gli atri uomini.
“...se vuoi soddisfarti prima ci devi far divertire....ce lo meritiamo vero?”
Pamela non capisce. E' tutto chiaro: loro hanno voglia di lei e lei ha voglia di loro; per essere più precisi: loro hanno voglia di figa e culo e lei ha voglia di cazzi. Che altro c'è da dire o fare?
“Mettiti sulla tavola alla pecorina ….. e apriti le chiappe ...facci vedere quanto sei aperta dietro...”
Gli uomini sono padroni della scena; a lei peraltro questo fatto non spiace avendo una certa tendenza alla sottomissione. E quindi ubbidisce.
Si mette alla pecorina sul tavolo e apre più che può le chiappe evidenziando il buco del culo già in parte aperto.
“..va … .va bene così?”
“no...non va bene per nulla....apriti di più ...impegnati...siamo sicuri che sai far meglio...”
E allora Pamela, da brava ubbidiente, poggia la testa sul tavolo, inarca ancora di più il fondoschiena, fa scivolare le dita delle due mani nei due punti, sinistra e destra, più vicini alla buchetto anale e poi tira con tutta la forza che ha verso l'esterno. Nel sentire chiaramente il buco del culo aprirsi in modo osceno, con gli occhi chiusi per lo sforzo, riesce a mormorare: “....e ora così va bene?...sono aperta abbastanza?”
Uno degli uomini commenta: “ragazzi, ma questa è veramente troia...”.
L'uomo più grande, eccitato dallo spettacolo, ma ancora non pago: “....ora prendi questa bottiglia e infilatela nel culo...vediamo quanto entra..”
Pamela apre gli occhi, si mette seduta sul tavolo e guarda la bottiglia che le è stata data. Sente nella sua testa un ronzio continuo. Percepisce che è completamente nuda davanti a quattro uomini in preda ad un irrefrenabile desiderio sessuale. Sente forte il proprio degrado ma è proprio esso che la inebria come una potente droga di cui non può fare a meno. I mesi di astinenza avevano evidentemente accumulato una carica sessuale che ora le varie circostanze stanno liberando; la diga che la conteneva, alzandosi improvvisamente, ora fa dilagare letteralmente il desiderio che diventa martellante e la cui soddisfazione diventa assoluta esigenza primaria.
La vista le si annebbia, la testa si fa rovente, l'umiliazione è totale. Anche se non le sembra che la sua testa dia ordini particolari al suo corpo la mano destra, come azionata da una entità sconosciuta, afferra la bottiglia e la poggia bene sul tavolo. Poi Pamela si alza nel mentre si insaliva le dita della mano sinistra. Quindi si piega aprendo completamente le gambe e contemporaneamente ha l'accortezza di passare le dita insalivate nel buchetto del culo. Al contatto del bordo del collo della bottiglia con l'ano si ferma. Cerca di trovare il punto giusto. Con la mano destra tiene ferma la bottiglia; con la mano sinistra cerca di allargarsi per quel che può l'orifizio anale. Sa che sentirà un po' di dolore all'inizio, ma ormai il compito deve essere portato a termine.
Gli uomini sbavano. Non credono a quello che vedono: una splendida ragazza, completamente nuda, accovacciata sopra il tavolo, con le toniche tette che ballano sul corpo ormai sudato fradicio, sguardo perso nel vuoto, a gambe oscenamente spalancate, tutta intenta a infilarsi il collo di una bottiglia su per il culo.
E infine Pamela riesce nell'intento; una smorfia di dolore le si imprime nella faccia. Il collo della bottiglia tenuto fermo dalla mano destra entra per una buona metà nell'apertura anale; ora Pamela con la mano sinistra, per cercare di contrastare il fastidio procurato dal rigido oggetto a contatto con le sue pareti anali, inizia a sfregarsi velocemente il clitoride. Ed è dopo pochi istanti dall'inizio della frenetica masturbazione che il dolore all'ano comincia a diminuire fino a sparire completamente. Ora anzi comincia a sentire uno strano piacere, quello più volte provato e che conosce bene. Infatti c'è un punto nelle pareti anali dove il contatto con il vetro della bottiglia le procura dei brividi di piacere; è un piacere simile, anche se dieci volte più intenso, di quello che prova quando si gratta a causa di un feroce prurito. Pamela ricerca tale punto inarcandosi e muovendo il culo, senza nemmeno rendersi conto di quanto questo spettacolo di femmina in calore possa infoiare gli uomini che assistono, ormai con i cazzi sguainati.
L'uomo più grande, quello che si è preso l'incarico di gestire le operazioni, decide che è il momento di cambiare lo scenario. Con le sue forti braccia stringe la vita di Pamela e facilmente la solleva dal tavolo e la deposita sul grande divano del soggiorno; nel rapido volo la bottiglia, per legge di gravità, fuoriesce dal culo della ragazza. Il trambusto provoca anche la fuoriuscita degli umori dallo sfintere e dalla figa che dilagano sulle cosce delle ragazza. Ora ella è attorniata da uomini eccitati all'inverosimile dal suo spettacolo. Senza rendersi conto Pamela comincia ad ansimare rumorosamente ed asseconda più che può le azioni dei ragazzi i quali in un stupefacente armonioso tacito accordo fra loro si dedicano ognuno di essi ad una parte del corpo della femmina, in calore animalesco. Il leader del gruppo infila il suo membro nel posto occupato fino a poco prima dal collo della bottiglia; il cazzo entra facile ed è avvolto dalle pareti anali della ragazza come fossero delle ventose. Un altro ragazzo è disteso sotto la ragazza posizionata a pecorina e introduce il suo cazzo nella figa della giovane; esso entra totalmente accolto dalla bollente e fradicia vulva della ragazza come l'ospite più gradito del mondo. Il terzo uomo seduto sulla spalliera del divano con due mani orienta la testa della ragazza verso il suo batacchio duro come il sasso e violaceo dall'eccitazione; Pamela non ha bisogno di altro invito: allunga il collo, apre la bocca e infila il cazzo in bocca fino a che esso possa arrivare alla sua gola. Infine il quarto uomo, quello rapito fin da subito dallo spettacolo dei tonici seni di Pamela, si dedica ai capezzoli della ragazza: li sfiora, li bagna con la saliva, ci gioca, fino a che essi diventano turgidi come chiodi. La ragazza non solo è penetrata nei suoi tre buchi ma sente sul suo corpo le 8 mani degli uomini: sui fianchi, sui glutei, sui seni, sulla testa e ovunque … non sembrano 8 mani ma 20. Il piacere la invade contemporaneamente in più punti del corpo e della testa: è un vero e proprio delirio dove ora conta solo godere. Asseconda come meglio può le azioni degli uomini aprendosi e offrendosi senza porsi dei limiti. Il montare del piacere e degli orgasmi che viaggiano a duemila chilometri l'ora le fanno perdere ogni ritegno; dagli occhi, per la tensione parossistica, cominciano a sgorgare grosse lacrime che le sfanno definitivamente il trucco restituendo agli uomini una oggettiva immagine di troia in calore.
E poi è un festival di sperma bollente che sente ovunque, di orgasmi devastanti che le fanno perdere
la ragione; ella si sbatte sul divano e sui corpi dei maschi come in preda ad una crisi epilettica per lunghi minuti. Infine giace stremata ad occhi chiusi avvolta in un miscuglio di sudore, umori, sperma, trucco sfatto.
Dopo un po' riapre gli occhi e riacquista la ragione. Si rende conto dove è, con chi è e sopratutto cosa ha fatto. Si rammenta, come di una cosa lontana, delle sue pene di amore e della sua angoscia insopportabile. Ma ora, straordinariamente, non sente più alcuna angoscia, nemmeno piccola. Si guarda il corpo usato dai maschi anche se si domanda se magari è forse vero il contratio; dovrebbe provare vergogna e senso di colpa e invece, contro ogni logica, prova sollievo.
L'uomo più grande le dice: “sei stata fantastica...hai spompato 4 uomini, ma dove hai trovato tutta l'energia che avevi.....”.
Pamela risponde sorridendo: “è perché ho finalmente trovato la giusta medicina alle mie angosce”.
broberto_75@libero.it
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