Caccia all' uomo pt 4

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genere
saffico

Caccia all' uomo 4

Si dice che quando si è toccato il fondo si può solo risalire.
Io so solo che le disposizioni di Lorena non migliorarono per niente la mia condizione.
Anzi.
Non solo Evelyn e Cloe si sentirono autorizzate a molestarmi a loro piacimento, ma la voce che si diffuse e anche altre ospiti cominciarono a rivalersi su di me per tutto quello che avevano subìto fino ad allora.
Quando pensavo di dover cominciare a scavare, arrivò Desirée.
Era poco più di una ragazzina, maggiorenne da pochi mesi.
Teneva sempre la testa bassa, lasciando che i suoi capelli corvini le nascondessero il viso; parlava con un filo di voce e sembrava sempre volersi mimetizzare con l' arredamento.
Provai un' immediata simpatia per lei e ne fui ricambiata.
Ci ritrovavamo spesso a parlare e mi raccontò di cosa l' aveva portata lì.
Una storia di abusi famigliari, fughe e dipendenze, poi l' incontro con una signora dell' alta borghesia, moglie di un importante manager e filantropa che l' aveva adottata diventandone prima amica, poi confidente e infine amante.
Ma erano state scoperte e così lei era stata cacciata e parcheggiata lì, in attesa di non si sa bene cosa.
In breve, lei cominciò ad appoggiarsi a me per ogni necessità: lei aveva evidentemente bisogno di una figura di riferimento e a me faceva piacere avere qualcuno di cui prendermi cura.
Ogni sera, prima di coricarmi, passavo da lei per darle le buona notte; la trovavo sempre sola percui, quella sera, mi stupii di sentire delle voci provenire dalla sua stanza.
Bussai ed entrai.
Evelyn e Cloe erano lì.
E non per dare la buona notte.

-Desi- dissi.
Era coricata sul letto, con Cloe che le teneva le braccia sopra la testa ed Evelyn seduta sopra di lei.
-Cosa fate qui? Lasciatela-
-Marta- esclamò Evelyn, le mani che cercavano i seni di Desirée, nascosti sotto la felpa -ti stavamo aspettando-
Cloe lasciò Desirée e venne verso di me.
-Cosa volete? Andatevene- dissi.
Cloe mi bloccò le braccia dietro la schiena con un braccio; con la mano libera, mi fece voltare verso il letto.
-Stai tranquilla e stasera sarai solo pubblico non pagante- disse Evelyn.
Desirée, liberata dalla presa di Cloe, aveva incrociato le braccia sul petto.
Evelyn gliele forzò ancora sopra la testa e con l' altra mano le sollevò la felpa, coprendole il viso.
-No...ti prego...non respiro-
-Ma che belle tettine che abbiamo qui...hai visto, Marta? Tu lo sapevi che la tua amichetta fosse così ben fornita?-
-Lasciala subito-
-Subito...subito... prima giochiamo un po', no?-
Le sue mani impastarono i morbidi seni di Desirée, che si dimenava cercando di liberarsi.
-Va bene...va bene...- disse -Mi arrendo-
Evelyn le sollevò la felpa sopra la testa, liberandole il viso, ma non le braccia.
-Brava. Vedrai che se non opponi troppa resistenza finirà col piacerti-
Si chinò per baciarla, ma Desirée girò la testa; allora partì dal collo, scendendo verso i seni. Prima uno, poi l' altro, i capezzoli sparirono tra le labbra di Evelyn, ricomparendo turgidi e luccicanti di saliva.
-Si direbbe che le stia piacendo, fin qua- mi disse Cloe.
-Lasciatela in pace- dissi.
-Vediamo cos' abbiamo qui sotto- disse Evelyn; la sua mano d' insinuò sotto l' elastico dei pantaloni della tuta di Desirée: lei strinse le gambe, ma non fu abbastanza veloce.
-A-ha!- esclamò Evelyn.
Vidi la mano muoversi, sotto il tessuto e vidi il cambiamento nella reazione di Desirée: le sue gambe si aprirono, lasciando spazio all' intrusione di Evelyn e il suo bacino cominciò a rispondere.
-Le sta piacendo, alla puttanella- disse Cloe.
Quella parola.
Quella parola mi riportò indietro, come un reset mentale: cessai di resistere.
-Ehi...anche la nostra amica qui... sta cominciando ad eccitarsi-
Mi abbracciò da dietro, mi sbottonò la divisa e mi prese i seni tra le mani.
Mi abbandonai a lei, appoggiando la testa sulla sua spalla.
Sentii le sue labbra scivolare sul mio collo, accompagnando il palpeggiamento dei miei seni.
-È meglio che guardi- mi sussurrò all' orecchio -Ti stai perdendo lo spettacolo-
Obbedii.
Evelyn stava cavalcando il viso di Desirée; con una mano le teneva ferma la testa, con l' altra le rovistava tra le gambe.
-Ti piace, vero?- mi sussurrò ancora all' orecchio Cloe. -E anche la tua nuova amichetta sta godendo come si deve-
Mi afferrò per i capelli e mi trascinò verso il letto, spingendomi verso la femminilità violata di Desirée.
-Leccala, puttanella. È quello che vuoi, no?-
Era quello che volevo? Probabilmente si. Ma non così, non con lei. Cercai di opporre resistenza, già sapendo che era inutile.
La mia bocca sostituì la mano di Evelyn, con Cloe che mi manteneva in posizione.
Non appena cominciai a stimolarle il clitoride: i fianchi di Desirée cominciarono a muoversi in modo più accentuato, assecondando il lavoro della mia lingua.
Evelyn liberò la faccia di Desirée e finì di sfilarle la felpa, liberandole anche le braccia.
-La ragazza sta per venire- sentii dire Cloe -Dovremmo fare qualcosa-
-Non ancora- rispose Evelyn -Lasciamole fare ancora un po'-
Desirée stava gemendo e io mi concentrai su questo, ma appena gemiti e movimento del bacino cominciarono ad accelerare, ci separarono.
Cloe mi trascinò via e mi fece inginocchiare davanti a sé.
Evelyn rivolse le sue attenzioni a Desirée, incrociando le gambe con le sue e strusciando la sua femminilità contro quella della ragazza.
-Desirée- riuscii a mormorare, prima che Cloe mi premesse la faccia contro di sé.

Passò del tempo. Non saprei dire quanto. Cloe ed Evelyn si tolsero i loro sfizi e ci lasciarono, io seduta sul pavimento, Desirée rannicchiata tra le lenzuola.
Dopo un po', strisciai verso il letto e mi coricai di fianco a lei.
Quando la sfiorai, ebbe un movimento difensivo.
-Sss...sono io ...sono io- le dissi.
L' abbracciai e lei mi prese le mani.
Pochi istanti dopo, si addormentò.
Provai un' improvvisa tenerezza, seguita da un altro sentimento: la rabbia.
Una rabbia che mi tolse il fiato.
Non lo avrei più permesso.
Basta così.
Lorena, Evelyn e tutte le altre non mi avrebbero più toccato. Soprattutto, non avrebbero più toccato Desirée.
La decisione fu presa all' improvviso, come capita spesso: ora o mai più, pensai.
-Desi... Desi ... Svegliati-
-...sciami stare-
-Desi... Svegliati. Devi svegliarti-

Quello che ricordo bene, è che c' era la nebbia: quella fitta e pesante che a Milano chiamano scighera. Camminammo lungo i campi andando quasi a tentoni, finché non raggiungemmo i sobborghi della città.
Per la stazione ferroviaria...a sinistra.
-Andiamo, Desi. Coraggio-

La destinazione era la più improbabile e, d' altra parte, l' unica possibile.
Le tendine alle finestre dell' ingresso erano diverse e la luce sopra la porta d' ingresso adesso era bianca e fredda.
Suonai il campanello.
-Vado io- disse una voce conosciuta.
Riconobbi il suono dei passi che si avvicinavano e trattenni il fiato, mentre sentivo la chiave girare nella toppa: tre mandate, come al solito.
-Cosa ci fai qui?-
Desirée si nascose dietro di me.
-Ciao Claudio-

-Non avreste dovuto venire qui- disse Claudio. Desirée si era seduta sul divano. Aveva abbassato il cappuccio della felpa, ma ci pensavano i capelli a nasconderle il viso.
-Non sapevo dove altro andare. E questa è ancora anche casa mia-
-Non per molto comunque-
-Non siamo ancora divorziati-
Claudio scosse la testa. Alle sue spalle, appoggiata allo stipite, la sua nuova compagna (della quale avevo già dimenticato il nome) ascoltava a braccia conserte e un' espressione ostile sul viso.
-In ogni caso, non potete stare qui- disse ancora Claudio.
-Non daremo nessun fastidio. Possiamo usare la tavernetta: c' è tutto quello di cui abbiamo bisogno e l' ingresso è indipendente. Il tempo necessario per trovare un' altra sistemazione-
-E come pensi di fare? Con quali soldi?-
-Con i miei-
-Tu non hai niente-
-Ho metà della casa-

-Questo divano letto non è proprio il top- dissi.
-È perfetto- disse Desirée. Alzò la testa dal mio petto e mi baciò.
-Cosa faremo?- chiese.
-Quello che vogliamo-
-Davvero pensi che lui ti darà i tuoi soldi?-
-Deve farlo. Hai visto la faccia della sua ragazza? Non era contenta. Farà pressione perché ci mandi via al più presto-
-Ma se...-
-Basta adesso. Ti do due scelte possibili: dormire. Oppure...-
-Oppure- disse, ridendo.









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2026-07-13
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