Il nuovo campionatio
di
Lea G
genere
saffico
Il nuovo campionario
Capita, di doversi reinventare: si parte con grandi sogni, un lavoro interessante, un marito, una bella casa, magari dei figli... Poi, rinunci al lavoro per occuparti della famiglia, i figli non arrivano, il marito ti molla e tu... Devi ripartire, trovare nuovi stimoli... Soprattutto, sopravvivere.
Vendere porta a porta non era mai rientrato nei miei progetti: sognavo l' insegnamento, ma ho dovuto ridurmi a più miti consigli e, dopotutto, vendere cosmetici non è la cosa peggiore che ti possa capitare.
Il mio capo era anche abbastanza soddisfatto di me, ma mi suggerì di integrare il mio campionario con altri articoli.
"Vibratori?!" Dissi.
"È un business come un altro. Le nostre ricerche ci dicono che c' è un mercato importante, per questi attrezzi"
"Si, ma perché io? Non puoi darli a Loredana... O Giovanna..."
"Tu hai più bisogno di loro di incrementare il tuo portafoglio clienti. Ti sto offrendo un' opportunità di crescita professionale"
Capito.
Il sottotesto era: "Sei bravina, ma non bravissima. Questa è l' ultima possibilità che ti do"
Molto incoraggiante.
Il giorno successivo, avevo alcuni appuntamenti in una zona dove non ero mai stata prima, un quartiere di villette a schiera signorili ma anonime.
Le prime quattro clienti si erano dimostrate poco interessate ai cosmetici e per niente interessate ai nuovi articoli.
Suonai all' ultima cliente della mattinata con poche speranze.
Mi aprì una signora sulla quarantina, più giovane rispetto alle clienti precedenti.
Mi fece accomodare in un bel soggiorno, in un angolo del quale c' era un camino acceso.
"Posso offrirti un caffè?" Chiese la mia ospite.
"Grazie, molto gentile, signora"
"Niente "signora" e niente "lei", per favore. Mi chiamo Francesca e, in questa casa, si usa rigorosamente il "tu" ".
"Ok. Francesca. Grazie. Io mi chiamo Mara"
"Mara? Un nome bellissimo"
Versò il caffè e mi porse lo zucchero.
Bevuto il caffè, passai alla presentazione dei cosmetici: lei si mostrò interessata, acquistò un paio di creme, un rossetto, un fard... niente di che.
Indicò la mia borsa e disse:
"Cos' altro hai, di interessante?"
"Ecco... Ho dei nuovi articoli, in effetti..."
"Vediamoli"
"Non so se possano essere di interesse..."
"Vuoi lasciare che sia io a decidere?"
"Certo... naturalmente. Scusa. Ecco."
Lei spalancò gli occhi.
"Caspita " disse "Questo non me l' aspettavo"
Prese un piccolo vibratore a batteria e lo accese.
"Oh mioddio" esclamò, ridendo. "Ma... quindi...questo dovrei metterlo...?"
Sentii un' anomala quantità di sangue affluire alle mie guance, ma mi sforzai di mantenere un atteggiamento professionale.
"S...si...serve a stimolare..."
"M-hm... immagino... Interessante"
Se lo rigirò tra le mani.
"Potrebbe interessarmi. Sai com'è, ultimamente, mio marito... Non collabora molto..."
"Capisco benissimo. Io sono divorziata"
"Beata te. Io, sto cercando di venirne fuori, ma ... Beh, è inutile che te lo spieghi... Lo sai meglio di me "
Annuii.
"Se vuoi, puoi provarlo" dissi.
"Davvero?"
"Ma si, certo".
"Vuoi scusarmi?"
Mi guardò.
"Oh... Certo...scusa. Posso usare il tuo bagno?"
Me lo indicò.
Aspettai qualche minuto, poi tornai in soggiorno, muovendomi in punta di piedi. Ero imbarazzatissima: avevo aspettato troppo? O troppo poco?
Il vibratore era ancora in funzione, comunque.
Francesca aveva la testa appoggiata alla spalliera del divano; avvicinandomi, vidi che aveva sollevato una gamba e aveva scostato l' orlo degli slip, così che il vibratore potesse avere la massima efficacia... aveva gli occhi chiusi e gemeva, mentre con la mano libera si palpeggiava il seno.
L' immagine di una donna così abbandonata al suo piacere mi lasciò senza fiato. Sentii i miei capezzoli indurirsi e pizzicare sul tessuto del reggiseno e un altro tipo di pizzicore più in basso.
Mi sedetti sul divano vicino a Francesca: da lì, potevo vedere il suo seno, i suoi capezzoli turgidi e anche la sua femminilità.
Mi morsi il labbro inferiore.
Prima di rendermi di quello che facevo, avevo allungato la mano e preso il vibratore tra le mie dita.
Lei mi lasciò fare, appoggiando la sua mano sulla mia e guidandomi:
"Non ci posso credere -pensai- sto masturbando una cliente"
"Così?"
"Oooh si... proprio lì... "
Lei si sbottonò la camicetta e si slacciò a gonna; il reggiseno finì sul pavimento, fuori dalla vista.
Il suo seno mi attrasse irresistibilmente; lei dovette capirlo, perchè lo sostenne con i palmi delle mani, offrendomelo. Non potei fare altro che chinarmi a baciarlo, prendendo i scapezzoli tra le labbra e titillandoli con la punta della lingua.
Lei inarcò la schiena.
"Oooh... Mara..."
Forse fu il tono...o il modo... o la situazione... non saprei spiegarlo. So solo che sentirle pronunciare il mio nome mi fece perdere la testa.
La feci coricare sulla schiena e strisciai sopra di lei.
Mi prese il viso tra le mani e mi tirò verso di sé: ci baciammo con una passione che avevo dimenticato.
Mi guardò con occhi annebbiati dal piacere e, senza dire una parola, mi spinse in giù.
Non serviva che mi spiegasse cosa voleva.
L' odore della sua femminilità aperta e bagnata, fece crollare gli ultimi argini della ragione.
Afferrai i suoi slip e glieli strappai via. Saldai la mia bocca alle sue labbra intime: come guidata da un istinto primordiale, la mia lingua prese a saettare sul suo clitoride.
"Oooh ... Siii..." Gemette.
Il suo bacino ondeggiava avanti e indietro, seguendo il ritmo imposto dalla mia lingua.
Mi venne sulla bocca, e io ne fui inebriata.
"Adesso tocca a te" disse lei: aveva un' espressione spiritata.
Mi saltò addosso.
Non perse tempo sbottonarmi la camicetta: sentii un paio di bottoni volare via e rimbalzare sul pavimento.
Abbassò le coppe del mio reggiseno e adesso furono i miei capezzoli a dover sostenere l' assalto della sua bocca.
Da quanto tempo non venivo amata con tanta passione? Forse, non era mai successo.
Anche Francesca, sembrava aver aspettato questo momento per troppo tempo: le sue dita, la sua lingua, le sue labbra sul mio seno mi strappavano gemiti che erano un misto di dolore e piacere.
Per agevolarla, mi sbottonai i jeans.
Non se lo fece ripetere due volte: me li sfilò, tirandosi dietro anche le mutandine, e si dedicò alla cura della mia femminilità con la stessa, famelica attenzione con cui io mi ero presa cura della sua.
Sentire la sua lingua e le sue labbra proprio lì, a fare quello che il mio ex marito non amava fare, fu veramente troppo: venni quasi subito.
Francesca era seduta sul tappeto, a gambe aperte, seminuda e con un espressione trasognata ma ancora piena di desiderio.
"Hai altro da mostrarmi?" Chiesi.
"Serviti pure"
Lei guardò dentro la mia e ne trasse quello che era l' articolo top di gamma del campionario.
"Ti va di fare l' uomo per me?" Chiese
Ritrovarsi con un pene è strano. Voglio dire, ritrovarsi dall' altra parte. Vedere una donna ingoiare il tuo membro, guardarla mentre lo percorre in su e in giù con la lingua...e poi, vederlo inghiottito dalla sua femminilità, spingerlo fino al punto che a noi donne provoca il piacere più forte e di cui gli uomini, spesso, ignorano o fingono di ignorare l' esistenza; godere dei gemiti di piacere che si riesce a strappare e volerne sentire sempre di più...
È stato fantastico.
Adesso scusate, ma devo andare: Francesca ha organizzato un incontro con due sue amiche per farmi presentare i miei articoli. Credo che stasera dovrò fare gli straordinari.
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