Caccia all' uomo pt2
di
Lea G
genere
saffico
Caccia all' uomo 2
Avevo detto a Claudio che avrei seguito un corso di giardinaggio: mi avrebbe aiutato a distrarmi e a superare lo shock, gli avevo detto.
Lui, non aveva fatto domande.
Sempre dello shock, mi ero fatta scudo per non farmi avvicinare, a letto, e lui non aveva insistito.
-Prenditi il tempo che ti serve- aveva detto.
Da quando eravamo stati presi in ostaggio dai rapinatori, aveva fatto di tutto per proteggermi, nonostante l' azienda lo avesse trasferito a un altro ufficio, costringendolo a frequenti e lunghe trasferte all' estero.
Alla luce di quello che sarebbe successo, questo mi spiace e, ancora oggi, mi fa sentire in colpa.
Non c' era nessun corso.
Non avrei imparato a curare nel modo corretto le rose che ci aveva regalato sua madre: avevo scoperto dove erano detenute le donne del commando di rapinatori e ogni giovedì andavo ai colloqui.
La prima volta che rividi la donna coi capelli scuri, mi squadrò e disse:
-Cosa ci fai qua, puttanella?-
Mi sedetti: lei si appoggiò allo schienale della sedia, le braccia conserte e un sorriso strafottente sul viso.
-Come ti chiami?- chiesi.
-Hai fatto cento chilometri per chiedermi come mi chiamo? Non ti bastava leggere i giornali?-
-Tu sei Ylenia o Marijana?-
Sbuffò e scrollò il capo.
-Ylenia-
-Io sono Marta-
-Bene. Adesso che ci siamo presentate, te ne puoi tornare da dove sei venuta-
Fece per alzarsi.
-Aspetta-
-Che cazzo vuoi?-
-Possiamo essere amiche?-
-Non ho bisogno di amiche-
-Io si-
-Con tutta la gente che c' è là fuori, hai bisogno di me? Perché?-
-Per sapere chi sono-
Lei appoggiò le mani sul tavolo e si protese verso di me.
-Questa è facile: sei una lesbica. Sei una lesbica sottomessa del cazzo, fattene una ragione. E non venire più a rompermi i coglioni-
-Ma quindi, tu, non facevi sul serio. Non volevi davvero...-
-Cosa credevi? Che mi fossi innamorata di te? Davvero? Cosa vuoi da me, puttanella?-
-Non so. Pensavo che magari, tu e io...-
Pestò i palmi delle mani sul tavolo: un' agente di sorveglianza si mise in allarme e fece qualche passo verso di noi.
-Cosa cazzo vuoi da me? Qui dentro, c' è la fila di ragazze che vogliono che me le faccia. Si, a me piacciono le donne, soprattutto le mogliettine indifese come te.
Se non fosse stato per gli sbirri, ti avrei scopato lì, sul momento e forse tu, adesso, non ti faresti tutte queste seghe mentali. Ti serve sapere altro?-
-Posso venire settimana prossima?-
Lei mi tirò verso di sé e mi diede un bacio rabbioso, che mi lasciò stordita.
-Lasciami in pace. Fatti una vita-
Dopo quella prima volta, ero tornata a trovarla ogni giovedì. Ogni volta, mi diceva di non farmi più vedere; ogni volta, prima che me ne andassi, mi baciava nello stesso modo, lasciandomi boccheggiante ed eccitata.
Le avevo anche chiesto se ci fosse un posto, una stanza, qualcosa, dove appartarci. Mi aveva riso in faccia.
Così, ogni volta me ne andavo, più eccitata di quanto fossi la volta precedente e meno di quanto sarei stata quella successiva, a coricarmi sul letto, chiudendo gli occhi e rivedendo tutta la scena di quello che Ylenia mi aveva fatto e fatto fare, toccandomi freneticamente fino a un doloroso, inutile orgasmo.
Una mattina, a casa arrivò una pattuglia dei carabinieri; mi dissero che c' era stata un' evasione e che Ylenia era l' unica a non essere ancora stata ripresa. Mi dissero di stare attenta.
Li ringraziai e rientrai in casa.
-Cosa volevano?-
-Mi hanno detto che sei evasa e di prestare attenzione- dissi.
Mi cinse i fianchi con un braccio e mi baciò, nel solito modo ruvido ed aggressivo, rovesciandomi in una sorta di osceno casquè.
-Dunque- disse -Dove eravamo rimaste?-
Mi spogliò senza riguardo, facendomi fremere di eccitazione e desiderio.
Quando mi ebbe portato al limite, mi prese in braccio e mi portò in camera da letto.
Mi adagiò sul materasso e si tolse l'accappatoio azzurro, il preferito di Claudio: guardai il suo corpo, allo stesso tempo mascolino e femminile, snello e muscoloso, i seni piccoli, i fianchi stretti, il ventre piatto che sovrastava il suo sesso, che si era appena depilata nella vasca da bagno.
Deglutii a vuoto.
Salì in ginocchio sul letto, e posò una mano sulla mia impaziente femminilità.
Un dito si fece strada tra le mie labbra intime, seguito da un altro.
Mentre l' altra mano mi afferrava il collo, cominciò a scoparmi rudemente.
-È così che ti piace, puttanella?-
-Si. Si-.
-...e se ti faccio...questo?-
-Oddiooh...oooh...-
Mi montò sopra, facendo aderire la sua intimità alla mia e cominciando a muovere il bacino avanti e indietro.
-Hai avuto bisogno di una donna come me, per farti scopare come si deve, puttanella-
-Siii. SIII-
Le robuste spinte del suo bacino mi portarono presto all' orgasmo , ma lei continuò finché non fu soddisfatta a sua volta.
Mi rovesciò sulla pancia, mi fece sollevare il bacino e immerse il viso tra le mie gambe; stavolta, fu la sua lingua a farmi godere.
A quel punto, ero completamente esausta, ma lei no.
Si appoggiò alla testiera del letto e mi guidò tra le sue gambe.
-Leccami-
Mise le mani sulla mia testa e mi tenne lì, finché il suo orgasmo non mi ebbe coperto il viso coi suoi umori.
-Quanto pensi di restare?- chiesi. Negli ultimi giorni, avevo goduto come mai prima e desideravo il ruolo di schiava sessuale al quale mi aveva ridotto.
Non volevo che finisse.
-Non potrò restare molto. Non sarebbe sicuro per te-
-Allora ci tieni, a me- allungai una mano e la sfiorai.
-Non dire cazzate, puttanella- disse, ma si avvicinò perché potessi raggiungerla meglio.
La mia mano vagò sul suo addome, raggiungendo ora il ventre col suo roseo, invitante tesoro, ora i seni.
-Hai ancora voglia, puttanella?-
-Si-
-Cazzo, capisco perché tuo marito è a scappato-
-Con lui... è diverso-
Lei allungò a sua volta una mano verso la mia schiena, scendendo sulle mie natiche.
-Come "diverso"? Forse lui non ti fa questo?-
-Mmm. Ylenia. Mmmm-
-Dovrai aspettare. Adesso devo andare in bagno e poi devo fare una telefonata. Tu, continua pure da sola-
Quando tornò, mi stavo toccando ancora:
si chinò sul mio fondoschiena e fece scorrere la lingua nel solco.
Mi sfuggì un verso simile al miagolìo di una gattina quando vellicò il mio buchetto.
-Devo andare- disse, all' improvviso, proprio quando il calore cominciava a crescermi nel ventre.
-Come? Quando?-
-Adesso. Alzati, devi accompagnarmi in un posto-
-Ma io pensavo...-
-Pensavi male. Muoviti-
Mise una felpa col cappuccio e una tuta di Claudio; io le prestai miei occhiali da sole.
-Portami al parcheggio del supermercato- disse.
Da casa al supermercato ci sono meno di dieci minuti, ma non ci arrivammo mai: ci stavano aspettando.
Avemmo appena il tempo di portare l' auto fuori dal garage, prima di essere circondate.
"Custodia cautelare", mi dissero.
Dovrà stare qui per un po', mi dissero. Almeno una settimana, fino al ritorno di suo marito. Così, mi dissero.
Non mi dissero dove avevano portato Ylenia, né se l' avrei rivista, e questa era la mia più grande preoccupazione; insieme alle mie compagne di cella, che sembravano sapere tutto di me e Ylenia.
Avevo detto a Claudio che avrei seguito un corso di giardinaggio: mi avrebbe aiutato a distrarmi e a superare lo shock, gli avevo detto.
Lui, non aveva fatto domande.
Sempre dello shock, mi ero fatta scudo per non farmi avvicinare, a letto, e lui non aveva insistito.
-Prenditi il tempo che ti serve- aveva detto.
Da quando eravamo stati presi in ostaggio dai rapinatori, aveva fatto di tutto per proteggermi, nonostante l' azienda lo avesse trasferito a un altro ufficio, costringendolo a frequenti e lunghe trasferte all' estero.
Alla luce di quello che sarebbe successo, questo mi spiace e, ancora oggi, mi fa sentire in colpa.
Non c' era nessun corso.
Non avrei imparato a curare nel modo corretto le rose che ci aveva regalato sua madre: avevo scoperto dove erano detenute le donne del commando di rapinatori e ogni giovedì andavo ai colloqui.
La prima volta che rividi la donna coi capelli scuri, mi squadrò e disse:
-Cosa ci fai qua, puttanella?-
Mi sedetti: lei si appoggiò allo schienale della sedia, le braccia conserte e un sorriso strafottente sul viso.
-Come ti chiami?- chiesi.
-Hai fatto cento chilometri per chiedermi come mi chiamo? Non ti bastava leggere i giornali?-
-Tu sei Ylenia o Marijana?-
Sbuffò e scrollò il capo.
-Ylenia-
-Io sono Marta-
-Bene. Adesso che ci siamo presentate, te ne puoi tornare da dove sei venuta-
Fece per alzarsi.
-Aspetta-
-Che cazzo vuoi?-
-Possiamo essere amiche?-
-Non ho bisogno di amiche-
-Io si-
-Con tutta la gente che c' è là fuori, hai bisogno di me? Perché?-
-Per sapere chi sono-
Lei appoggiò le mani sul tavolo e si protese verso di me.
-Questa è facile: sei una lesbica. Sei una lesbica sottomessa del cazzo, fattene una ragione. E non venire più a rompermi i coglioni-
-Ma quindi, tu, non facevi sul serio. Non volevi davvero...-
-Cosa credevi? Che mi fossi innamorata di te? Davvero? Cosa vuoi da me, puttanella?-
-Non so. Pensavo che magari, tu e io...-
Pestò i palmi delle mani sul tavolo: un' agente di sorveglianza si mise in allarme e fece qualche passo verso di noi.
-Cosa cazzo vuoi da me? Qui dentro, c' è la fila di ragazze che vogliono che me le faccia. Si, a me piacciono le donne, soprattutto le mogliettine indifese come te.
Se non fosse stato per gli sbirri, ti avrei scopato lì, sul momento e forse tu, adesso, non ti faresti tutte queste seghe mentali. Ti serve sapere altro?-
-Posso venire settimana prossima?-
Lei mi tirò verso di sé e mi diede un bacio rabbioso, che mi lasciò stordita.
-Lasciami in pace. Fatti una vita-
Dopo quella prima volta, ero tornata a trovarla ogni giovedì. Ogni volta, mi diceva di non farmi più vedere; ogni volta, prima che me ne andassi, mi baciava nello stesso modo, lasciandomi boccheggiante ed eccitata.
Le avevo anche chiesto se ci fosse un posto, una stanza, qualcosa, dove appartarci. Mi aveva riso in faccia.
Così, ogni volta me ne andavo, più eccitata di quanto fossi la volta precedente e meno di quanto sarei stata quella successiva, a coricarmi sul letto, chiudendo gli occhi e rivedendo tutta la scena di quello che Ylenia mi aveva fatto e fatto fare, toccandomi freneticamente fino a un doloroso, inutile orgasmo.
Una mattina, a casa arrivò una pattuglia dei carabinieri; mi dissero che c' era stata un' evasione e che Ylenia era l' unica a non essere ancora stata ripresa. Mi dissero di stare attenta.
Li ringraziai e rientrai in casa.
-Cosa volevano?-
-Mi hanno detto che sei evasa e di prestare attenzione- dissi.
Mi cinse i fianchi con un braccio e mi baciò, nel solito modo ruvido ed aggressivo, rovesciandomi in una sorta di osceno casquè.
-Dunque- disse -Dove eravamo rimaste?-
Mi spogliò senza riguardo, facendomi fremere di eccitazione e desiderio.
Quando mi ebbe portato al limite, mi prese in braccio e mi portò in camera da letto.
Mi adagiò sul materasso e si tolse l'accappatoio azzurro, il preferito di Claudio: guardai il suo corpo, allo stesso tempo mascolino e femminile, snello e muscoloso, i seni piccoli, i fianchi stretti, il ventre piatto che sovrastava il suo sesso, che si era appena depilata nella vasca da bagno.
Deglutii a vuoto.
Salì in ginocchio sul letto, e posò una mano sulla mia impaziente femminilità.
Un dito si fece strada tra le mie labbra intime, seguito da un altro.
Mentre l' altra mano mi afferrava il collo, cominciò a scoparmi rudemente.
-È così che ti piace, puttanella?-
-Si. Si-.
-...e se ti faccio...questo?-
-Oddiooh...oooh...-
Mi montò sopra, facendo aderire la sua intimità alla mia e cominciando a muovere il bacino avanti e indietro.
-Hai avuto bisogno di una donna come me, per farti scopare come si deve, puttanella-
-Siii. SIII-
Le robuste spinte del suo bacino mi portarono presto all' orgasmo , ma lei continuò finché non fu soddisfatta a sua volta.
Mi rovesciò sulla pancia, mi fece sollevare il bacino e immerse il viso tra le mie gambe; stavolta, fu la sua lingua a farmi godere.
A quel punto, ero completamente esausta, ma lei no.
Si appoggiò alla testiera del letto e mi guidò tra le sue gambe.
-Leccami-
Mise le mani sulla mia testa e mi tenne lì, finché il suo orgasmo non mi ebbe coperto il viso coi suoi umori.
-Quanto pensi di restare?- chiesi. Negli ultimi giorni, avevo goduto come mai prima e desideravo il ruolo di schiava sessuale al quale mi aveva ridotto.
Non volevo che finisse.
-Non potrò restare molto. Non sarebbe sicuro per te-
-Allora ci tieni, a me- allungai una mano e la sfiorai.
-Non dire cazzate, puttanella- disse, ma si avvicinò perché potessi raggiungerla meglio.
La mia mano vagò sul suo addome, raggiungendo ora il ventre col suo roseo, invitante tesoro, ora i seni.
-Hai ancora voglia, puttanella?-
-Si-
-Cazzo, capisco perché tuo marito è a scappato-
-Con lui... è diverso-
Lei allungò a sua volta una mano verso la mia schiena, scendendo sulle mie natiche.
-Come "diverso"? Forse lui non ti fa questo?-
-Mmm. Ylenia. Mmmm-
-Dovrai aspettare. Adesso devo andare in bagno e poi devo fare una telefonata. Tu, continua pure da sola-
Quando tornò, mi stavo toccando ancora:
si chinò sul mio fondoschiena e fece scorrere la lingua nel solco.
Mi sfuggì un verso simile al miagolìo di una gattina quando vellicò il mio buchetto.
-Devo andare- disse, all' improvviso, proprio quando il calore cominciava a crescermi nel ventre.
-Come? Quando?-
-Adesso. Alzati, devi accompagnarmi in un posto-
-Ma io pensavo...-
-Pensavi male. Muoviti-
Mise una felpa col cappuccio e una tuta di Claudio; io le prestai miei occhiali da sole.
-Portami al parcheggio del supermercato- disse.
Da casa al supermercato ci sono meno di dieci minuti, ma non ci arrivammo mai: ci stavano aspettando.
Avemmo appena il tempo di portare l' auto fuori dal garage, prima di essere circondate.
"Custodia cautelare", mi dissero.
Dovrà stare qui per un po', mi dissero. Almeno una settimana, fino al ritorno di suo marito. Così, mi dissero.
Non mi dissero dove avevano portato Ylenia, né se l' avrei rivista, e questa era la mia più grande preoccupazione; insieme alle mie compagne di cella, che sembravano sapere tutto di me e Ylenia.
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