Womeneaters pt3 - Non mollare mai
di
Lea G
genere
saffico
Womeneaters pt3 - Non mollare mai
Per quello che successe al Pink, quella sera, la colpa è tutta mia.
Il Pink è un locale per donne, dove spesso porto le donne che intendo sedurre, di solito con successo.
Quella sera, invece, qualcosa andò storto: la dolce Sara aveva accettato il mio invito, l' avevo convinta a bere un cocktail alcolico ed ero riuscita a portarla in pista poco prima dei lenti.
E fin qui, tutto bene.
Poi, commisi un errore: fui precipitosa.
Le proposi subito di avere un rapporto e cercai anche di baciarla: imperdonabile leggerezza.
Il risultato, fu che lei scappò via.
Tornai al tavolo, di umore nero. La cameriera arrivò subito con un drink.
-Lo manda la signora al bancone. Quella col vestito chiaro- disse.
Mi voltai e la vidi: una bella donna, grossomodo della mia età. Sollevò il suo bicchiere in segno di saluto.
"Perché no?" pensai.
Mi capita molto raramente di fingere, facendo sesso: non avendo a che fare con uomini il problema, di solito, non si pone.
Quella volta, però, non andava: io e Rita ci eravamo appartate nella sua macchina e ci stavamo masturbando a vicenda ma io, invece di vedere lei che godeva, vedevo Sara che gridava "NO" e scappava via.
Così, finsi di venire, la liquidai e tornai rapidamente in albergo a smaltire la delusione.
Rividi Sara il giorno dopo; io mi scusai per il mio comportamento, lei si scusò per essere scappata.
Poi successe qualcosa che non mi aspettavo: rimanemmo a guardarci negli occhi, senza parlare, per alcuni interminabili, intriganti secondi.
Percepii una tensione, un dubbio...forse un desiderio... Lei mi parlò del marito, che l' avrebbe raggiunta per assistere allo spettacolo pirotecnico per la festa patronale.
Un piano cominciò a formarmisi nella testa.
Quello stesso pomeriggio, venne a trovarmi Matilde. Era accompagnata da una sua amica, una graziosa, timidissima brunetta con i capelli neri a caschetto.
Chiesi loro cosa le portasse da me e Matilde diede di gomito alla sua amica:
-Diglielo. Dai, Simo...-
Ma visto che Simona taceva, Matilde si chinò verso di me attraverso la scrivania e disse, sottovoce, come una cospiratrice:
-È la mia testimone. Il suo ragazzo è il migliore amico del mio. Lui le sta chiedendo di sposarsi, ma lei non è proprio sicura. Vorrebbe... Ecco, un secondo parere. Un consiglio-
Guardai prima Matilde e poi la sua amica Simona, che sembrava volersi fondere con la poltrona dove era seduta.
-Non sono sicura di aver capito- dissi.
-Si, hai capito- disse Matilde.
-Vuoi dire..."quel" tipo di consiglio?-
-M-hm-
-Oh- dissi. Mi appoggiai allo schienale della poltrona, giocherellando con una penna.
-Simona...guardami, per favore-
Lei alzò gli occhi verso di me: spostò inutilmente una ciocca di capelli dietro l'orecchio, deglutì, si morse il labbro inferiore.
-Simona- dissi -Davvero vuoi che ti dia un... consiglio riguardo al matrimonio?-
Lei annuì vigorosamente.
-Matilde- si schiarì la voce -Matilde mi ha detto che i suoi consigli le sono stati molto utili e quindi...se vuole...-
-E quando vorresti che te lo dessi, questo... consiglio?-
-Beh, siamo venute qua apposta ...- interloquì Matilde.
-Qua? Adesso?- dissi.
-Non c'è nessuno- disse Matilde.
-Ok. Solo un momento-
Chiusi l' ufficio e ci spostammo nella sala riunioni, dove c'è un ampio divano, sul quale prendemmo posto io e Simona.
Matilde si sedette su una delle sedie del tavolo.
Simona portava una t-shirt degli Iron Maiden sopra una minigonna di jeans.
Le appoggiai una mano sulle ginocchia e la guardai negli occhi.
-Cosa ti aspetti, da questo... consiglio?-
-Mati mi ha raccontato- rispose Simona.
-È la mia migliore amica- disse Matilde -E io dovevo dirlo a qualcuno...-
-Sei curiosa, Simona?- chiesi.
-Si-
-Tu resti qui?- chiesi a Matilde.
-Si. Voglio restarle vicino. E poi, dove si mangia in due, si mangia in tre...-
-Ok...-
-Dimmi, Simona...hai già fatto sesso col tuo ragazzo? Parlo di rapporti completi-
-Si-
-E ti è piaciuto?-
-Si... Però... Ecco, lui va sempre di corsa, viene subito e si addormenta. E io devo...-
-...finirti da sola. Giusto?-
-Si-
Giocai coi bordi sfrangiati della sua minigonna, prima di spingere la mano oltre l' orlo lungo le cosce serrate di Simona, che seguiva il movimento della mia mano. La ritrassi per rispingerla in avanti.
-Vedi- dissi -Una donna non ti lascerebbe mai a finirti da sola. Sai perché? Perché i suoi tempi sono come i tuoi. Perché il tuo piacere è il suo piacere-
Spinsi ancora la mano e stavolta toccai le sue mutandine: lei trasalì, ma allargò un poco le gambe.
Afferrai il bordo delle sue mutandine e glieli sfilai, lentamente.
La baciai e lei rispose.
-Sei pronta?-
-Si-
Infilai le mani sotto l' orlo della t-shirt e passai le unghie sulla sua schiena, sentendola rabbrivire, prima di farle alzare le braccia e sfilargliela dalla testa.
Con la coda dell' occhio, vidi che Matilde si era allungata sulla sedia e si stava toccando tra le gambe.
Le presi i seni tra le mani e i suoi capezzoli crebbero a vista d'occhio.
La spinsi indietro; lei appoggiò la schiena al divano, portando le braccia sopra la testa.
Questo gesto esplicito di resa e di sottomissione mi fece impazzire di desiderio: impaziente, mi sbarazzai dei vestiti e mi coricai sopra di lei, strofinando i miei seni sui suoi.
A due metri di distanza, Matilde si stava masturbando senza ritegno.
Coprii la morbida pelle di Simona di baci, progressivamente avvicinandomi al centro pulsante della sua femminilità.
Lo trovai non ancora ben lubrificato, ma la cosa si risolse grazie a qualche ben assestato passaggio di lingua.
-Vuoi vedere come si fa a scopare anche senza maschi?-
Le feci piegare un ginocchio per avere un punto dove agganciarmi e cominciai a strofinare la mia femminilità sulla sua.
Simona si scosse dalla sua passività, si aggrappò a sua volta alla mia gamba e iniziò ad assecondare il movimento del mio bacino.
-Mmmm...brava piccola...mmm... così... così-
Matilde si era spogliata: tra poco si sarebbe gettata nella mischia e mi avrebbe aiutato a regalare a Simona un climax indimenticabile.
La ragazza ansimava e inarcava la schiena ad ogni spinta: finalmente, Matilde ruppe gli indugi e si avvicinò.
Inaspettatamente, prima venne da me e mi baciò; poi, si spostò su Simona e guardai le loro lingue intrecciarsi mentre le mani di Matilde si concentravano sui i seni della sua amica.
Fu lo spettacolo delle ragazze, forse più dello strofinìo tra le nostre femminilità, a portarmi rapidamente oltre il limite.
Le lasciai continuare da sole e andai a prendere lo strapon che tengo sempre con me, per ogni evenienza.
Preparandomi le ammirai, mentre, nella loro giovane e inesperta veemenza, si allacciavano in un goloso sessantanove.
La visione e il pensiero, che per loro, da quel momento in poi, il sesso non sarebbe più stato come prima, riaccese in me il desiderio.
Mi avvicinai e Matilde mi lasciò libero il passaggio: il mio membro penetrò le tenere e frementi carni di Simona, mentre Matilde continuava a stimolarle il clitoride.
In breve, raggiunse l' orgasmo.
Più tardi, dopo che aver soddisfatto i nostri sensi e esserci rivestite, Simona disse:
-Mi hai messo in un bel casino-
-Perché, tesoro?-
-Come faccio a sposarmi adesso che so...questo?-
-Nessuno dice che non devi sposarti. Guardala in questo modo: se non sarai soddisfatta della tua vita sessuale col tuo prossimo marito, avrai un' alternativa -
-Ma lui lo considererebbe un tradimento-
-Per prima cosa, non c' è motivo perché debba saperlo: per quel che mi riguarda, e credo di parlare anche a nome di Matilde, quello che è successo oggi resterà un segreto tra di noi; ma, in ogni caso, gli uomini non pensano al tradimento se la loro donna ha rapporti omosessuali con un' altra donna. Al massimo, la considerano un' opportunità. Si sbagliano, naturalmente, ma perché togliere loro l' illusione? Non ti preoccupare, sposati pure, se vuoi... E torna a trovarmi quando vuoi-
Per quello che successe al Pink, quella sera, la colpa è tutta mia.
Il Pink è un locale per donne, dove spesso porto le donne che intendo sedurre, di solito con successo.
Quella sera, invece, qualcosa andò storto: la dolce Sara aveva accettato il mio invito, l' avevo convinta a bere un cocktail alcolico ed ero riuscita a portarla in pista poco prima dei lenti.
E fin qui, tutto bene.
Poi, commisi un errore: fui precipitosa.
Le proposi subito di avere un rapporto e cercai anche di baciarla: imperdonabile leggerezza.
Il risultato, fu che lei scappò via.
Tornai al tavolo, di umore nero. La cameriera arrivò subito con un drink.
-Lo manda la signora al bancone. Quella col vestito chiaro- disse.
Mi voltai e la vidi: una bella donna, grossomodo della mia età. Sollevò il suo bicchiere in segno di saluto.
"Perché no?" pensai.
Mi capita molto raramente di fingere, facendo sesso: non avendo a che fare con uomini il problema, di solito, non si pone.
Quella volta, però, non andava: io e Rita ci eravamo appartate nella sua macchina e ci stavamo masturbando a vicenda ma io, invece di vedere lei che godeva, vedevo Sara che gridava "NO" e scappava via.
Così, finsi di venire, la liquidai e tornai rapidamente in albergo a smaltire la delusione.
Rividi Sara il giorno dopo; io mi scusai per il mio comportamento, lei si scusò per essere scappata.
Poi successe qualcosa che non mi aspettavo: rimanemmo a guardarci negli occhi, senza parlare, per alcuni interminabili, intriganti secondi.
Percepii una tensione, un dubbio...forse un desiderio... Lei mi parlò del marito, che l' avrebbe raggiunta per assistere allo spettacolo pirotecnico per la festa patronale.
Un piano cominciò a formarmisi nella testa.
Quello stesso pomeriggio, venne a trovarmi Matilde. Era accompagnata da una sua amica, una graziosa, timidissima brunetta con i capelli neri a caschetto.
Chiesi loro cosa le portasse da me e Matilde diede di gomito alla sua amica:
-Diglielo. Dai, Simo...-
Ma visto che Simona taceva, Matilde si chinò verso di me attraverso la scrivania e disse, sottovoce, come una cospiratrice:
-È la mia testimone. Il suo ragazzo è il migliore amico del mio. Lui le sta chiedendo di sposarsi, ma lei non è proprio sicura. Vorrebbe... Ecco, un secondo parere. Un consiglio-
Guardai prima Matilde e poi la sua amica Simona, che sembrava volersi fondere con la poltrona dove era seduta.
-Non sono sicura di aver capito- dissi.
-Si, hai capito- disse Matilde.
-Vuoi dire..."quel" tipo di consiglio?-
-M-hm-
-Oh- dissi. Mi appoggiai allo schienale della poltrona, giocherellando con una penna.
-Simona...guardami, per favore-
Lei alzò gli occhi verso di me: spostò inutilmente una ciocca di capelli dietro l'orecchio, deglutì, si morse il labbro inferiore.
-Simona- dissi -Davvero vuoi che ti dia un... consiglio riguardo al matrimonio?-
Lei annuì vigorosamente.
-Matilde- si schiarì la voce -Matilde mi ha detto che i suoi consigli le sono stati molto utili e quindi...se vuole...-
-E quando vorresti che te lo dessi, questo... consiglio?-
-Beh, siamo venute qua apposta ...- interloquì Matilde.
-Qua? Adesso?- dissi.
-Non c'è nessuno- disse Matilde.
-Ok. Solo un momento-
Chiusi l' ufficio e ci spostammo nella sala riunioni, dove c'è un ampio divano, sul quale prendemmo posto io e Simona.
Matilde si sedette su una delle sedie del tavolo.
Simona portava una t-shirt degli Iron Maiden sopra una minigonna di jeans.
Le appoggiai una mano sulle ginocchia e la guardai negli occhi.
-Cosa ti aspetti, da questo... consiglio?-
-Mati mi ha raccontato- rispose Simona.
-È la mia migliore amica- disse Matilde -E io dovevo dirlo a qualcuno...-
-Sei curiosa, Simona?- chiesi.
-Si-
-Tu resti qui?- chiesi a Matilde.
-Si. Voglio restarle vicino. E poi, dove si mangia in due, si mangia in tre...-
-Ok...-
-Dimmi, Simona...hai già fatto sesso col tuo ragazzo? Parlo di rapporti completi-
-Si-
-E ti è piaciuto?-
-Si... Però... Ecco, lui va sempre di corsa, viene subito e si addormenta. E io devo...-
-...finirti da sola. Giusto?-
-Si-
Giocai coi bordi sfrangiati della sua minigonna, prima di spingere la mano oltre l' orlo lungo le cosce serrate di Simona, che seguiva il movimento della mia mano. La ritrassi per rispingerla in avanti.
-Vedi- dissi -Una donna non ti lascerebbe mai a finirti da sola. Sai perché? Perché i suoi tempi sono come i tuoi. Perché il tuo piacere è il suo piacere-
Spinsi ancora la mano e stavolta toccai le sue mutandine: lei trasalì, ma allargò un poco le gambe.
Afferrai il bordo delle sue mutandine e glieli sfilai, lentamente.
La baciai e lei rispose.
-Sei pronta?-
-Si-
Infilai le mani sotto l' orlo della t-shirt e passai le unghie sulla sua schiena, sentendola rabbrivire, prima di farle alzare le braccia e sfilargliela dalla testa.
Con la coda dell' occhio, vidi che Matilde si era allungata sulla sedia e si stava toccando tra le gambe.
Le presi i seni tra le mani e i suoi capezzoli crebbero a vista d'occhio.
La spinsi indietro; lei appoggiò la schiena al divano, portando le braccia sopra la testa.
Questo gesto esplicito di resa e di sottomissione mi fece impazzire di desiderio: impaziente, mi sbarazzai dei vestiti e mi coricai sopra di lei, strofinando i miei seni sui suoi.
A due metri di distanza, Matilde si stava masturbando senza ritegno.
Coprii la morbida pelle di Simona di baci, progressivamente avvicinandomi al centro pulsante della sua femminilità.
Lo trovai non ancora ben lubrificato, ma la cosa si risolse grazie a qualche ben assestato passaggio di lingua.
-Vuoi vedere come si fa a scopare anche senza maschi?-
Le feci piegare un ginocchio per avere un punto dove agganciarmi e cominciai a strofinare la mia femminilità sulla sua.
Simona si scosse dalla sua passività, si aggrappò a sua volta alla mia gamba e iniziò ad assecondare il movimento del mio bacino.
-Mmmm...brava piccola...mmm... così... così-
Matilde si era spogliata: tra poco si sarebbe gettata nella mischia e mi avrebbe aiutato a regalare a Simona un climax indimenticabile.
La ragazza ansimava e inarcava la schiena ad ogni spinta: finalmente, Matilde ruppe gli indugi e si avvicinò.
Inaspettatamente, prima venne da me e mi baciò; poi, si spostò su Simona e guardai le loro lingue intrecciarsi mentre le mani di Matilde si concentravano sui i seni della sua amica.
Fu lo spettacolo delle ragazze, forse più dello strofinìo tra le nostre femminilità, a portarmi rapidamente oltre il limite.
Le lasciai continuare da sole e andai a prendere lo strapon che tengo sempre con me, per ogni evenienza.
Preparandomi le ammirai, mentre, nella loro giovane e inesperta veemenza, si allacciavano in un goloso sessantanove.
La visione e il pensiero, che per loro, da quel momento in poi, il sesso non sarebbe più stato come prima, riaccese in me il desiderio.
Mi avvicinai e Matilde mi lasciò libero il passaggio: il mio membro penetrò le tenere e frementi carni di Simona, mentre Matilde continuava a stimolarle il clitoride.
In breve, raggiunse l' orgasmo.
Più tardi, dopo che aver soddisfatto i nostri sensi e esserci rivestite, Simona disse:
-Mi hai messo in un bel casino-
-Perché, tesoro?-
-Come faccio a sposarmi adesso che so...questo?-
-Nessuno dice che non devi sposarti. Guardala in questo modo: se non sarai soddisfatta della tua vita sessuale col tuo prossimo marito, avrai un' alternativa -
-Ma lui lo considererebbe un tradimento-
-Per prima cosa, non c' è motivo perché debba saperlo: per quel che mi riguarda, e credo di parlare anche a nome di Matilde, quello che è successo oggi resterà un segreto tra di noi; ma, in ogni caso, gli uomini non pensano al tradimento se la loro donna ha rapporti omosessuali con un' altra donna. Al massimo, la considerano un' opportunità. Si sbagliano, naturalmente, ma perché togliere loro l' illusione? Non ti preoccupare, sposati pure, se vuoi... E torna a trovarmi quando vuoi-
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