Caccia all' uomo pt3

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Caccia all' uomo pt3



Claudio arrivò otto giorni dopo.
Giorni che avevo passato a cercare di evitare che le altre detenute s' infilassero nelle mie mutandine (non sempre con successo), e a pensare a una spiegazione convincente per quello che era successo.
Mi ero preparata decine di diverse variazioni sul tema "è stato tutto un equivoco", ma quando Claudio venne a prendermi per riportarmi a casa, gli dissi solo: "È finita".
Non sapevo come spiegargli che non ero più la Marta che aveva sposato, la Marta che sognava una famiglia, i figli, una vita normale.
"Questa" Marta era stata e si era ridotta a giocattolo sessuale e aveva fatto sesso in molti modi, quasi mai in modo del tutto consensuale.
"Questa" Marta sognava spesso di essere ancora in cucina con Ylenia, che le teneva una mano tra le cosce e le chiedeva: "Vuoi sapere come va a finire?".
A volte, Ylenia aveva la faccia di una delle mie compagne di cella.
"Questa" Marta non avrebbe più potuto accontentarsi di un uomo buono, gentile, premuroso.

Avrei voluto tornare a casa dei miei, almeno temporaneamente, ma una figlia che era stata in prigione era decisamente fuori dai loro standard.
Devo ringraziare la direttrice del carcere, che mi trovò un lavoro e un tetto in una struttura di recupero per ex detenute.

Ufficialmente, nella struttura, facevo la tuttofare: pulizie, più che altro, ma anche piccole manutenzioni e assistente della responsabile. Poi, c' erano i compiti non ufficiali.

Lorena, la responsabile, era una donna vicina ai cinquant'anni che di femminile aveva veramente poco; e forse era proprio questo che la rendeva in qualche modo affascinante, ai miei occhi.
Quando mi guardava, sembrava che cercasse di indovinare le mie forme, celate sotto l' informe divisa da lavoro, cosa che mi provocava brividi inequivocabili.
Tuttavia, pensavo che fossero solo suggestioni, fino al giorno che le cadde un foglio di carta dalla scrivania e io mi chinai a raccoglierlo: mentre ero lì, in ginocchio, lei fece ruotare la sedia verso di me e allargò le gambe.
-Cosa aspetti?- disse.
Mi avvicinai, le baciai le cosce, lei sollevò il bacino per permettermi di sfilarle le mutandine agevolmente, mi appoggiò una mano sulla testa e mi tirò verso di sé.
Pochi passaggi di lingua e cominciò gemere.
-Mmm... Avevano ragione. Sei proprio brava... Si...proprio lì...-
Io aumentai il ritmo e la pressione, mentre i suoi umori si riversavano sulle mie guance.
-Così...sto venendo...sto...venendo... Ooooh-.
Mi fece alzare e sedere sulla scrivania: mi sbottonò la divisa e abbassò le coppe del reggiseno. Da un cassetto della scrivania prese un piccolo vibratore, lo accese e me lo appoggiò sul clitoride: immediatamente, un' ondata di calore mi travolse.
Sotto questa stimolazione, unita alla sua bocca, che accoglieva a turno i miei capezzoli, non ci misi molto a venire a mia volta.
-Sei stata brava- disse, mentre mi rivestivo -Vedrai che andremo d'accordo. Puoi andare, per adesso-

Divenne la nostra routine quotidiana. A me non dispiaceva, anzi. Mi piaceva vederla godere per me e mi piacevano le attenzioni che mi riservava.
Quello che mi piaceva meno, erano le attenzioni che alcune ospiti mi rivolgevano in e alle quali riuscii a sfuggire fino al giorno in cui due di loro mi bloccarono nei bagni.
Mi molestarono pesantemente, lasciandomi alla fine a terra, con un paio di mutandine in meno e con la divisa strappata.
Quando Lorena mi vide, mi chiese come avessi fatto a ridurre la divisa in quel modo e minacciò di detrarla dal mio stipendio.
-Come hai fatto? Voglio una spiegazione, adesso- disse, pestando i pugni sulla scrivania, nel punto in cui mi faceva sedere nelle nostre sessioni.
-Ero nelle docce-
-Poi?-
-Sono venute due ospiti. E...-
-E...?-
-Hanno cercato di...-
-Ti hanno molestato?-
Feci cenno di si con la testa.
Si avvicinò e mi abbracciò.
-Chi?- chiese.
Glielo dissi. Col senno di poi, forse non avrei dovuto.
Lorena tornò a passo di carica verso la scrivania e chiamò il capo delle sorveglianti.
-Portami Evelyn e Cloe- disse.
-Direttrice...- provai a dire, ma lei mi zittì.
-No, questa cosa la risolviamo- disse.
Evelyn era una ragazza di colore, con condanne per piccoli reati.
Cloe era il suo esatto opposto: bionda, carnagione chiarissima, minuta tanto quanto l' altra era alta e robusta.
Entrarono nell' ufficio e si voltarono a guardarmi.
-Siete state voi?- chiese Lorena.
-Noi non abbiamo fatto niente, direttrice- disse Evelyn, alzando le mani e rivelando il contrasto tra lo scuro della pelle e il chiaro dei suoi palmi.
-Noi volevamo solo salutarla, direttrice- disse Cloe.
-È vero, direttrice- disse Evelyn -L' abbiamo vista che puliva i bagni e ci siamo avvicinate per fare due chiacchiere. Guardi, così...-
Mi si avvicinò e fece per abbracciarmi; io alzai le mani per proteggermi, ma questo non la fermò.
-Tutto qua?- chiese la direttrice.
-Si, direttrice- disse Cloe, avvicinandosi a sua volta.
-Vede... volevamo solo fare amicizia-
Senza che potessi fare niente per impedirlo, le loro mani s'insinuarono sotto la divisa, palpeggiandom
-No...vi prego- provai a dire. La Direttrice guardava, i piedi appoggiati sulla scrivania.
-Fatemi capire meglio- disse, ruotando in aria l' indice della mano destra.
-Vede, direttrice- disse Cloe -Non volevamo fare niente di male. Solo qualche coccola tra amiche-
I loro palpeggiamenti cominciarono a sortire qualche effetto, nonostante me stessa.
-Guardi- disse Evelyn -Si sta eccitando...Vede?-
Lorena annuì.
-Del resto, sappiamo che queste cose le piacciono- intervenne Cloe.
-Non è vero- dissi.
-In carcere hai avuto diversi rapporti con le tue compagne di cella, ci risulta- disse Lorena.
-Ma io non volevo-
-Certo che volevi. Sei una succube. Ti piace essere dominata. Lo so bene-
Fece un gesto noncurante, che Evelyn e Cloe interpretarono come un via libera.
Né, Lorena fece niente per fermarle.
I due bottoni superstiti della divisa rotolarono in qualche angolo dell' ufficio.
Le mani di Evelyn e Cloe erano ovunque, stimolando le mie zone erogene tutte insieme.
Nessuno avrebbe potuto resistere ad un tale assalto. Men che meno io.
-Sta godendo davvero, questa puttana- disse Evelyn, che aveva due dita nella mia femminilità; Cloe, invece, si stava attivamente occupando dei miei seni.
-Portatela qui- disse Lorena.
Mi spinsero verso la scrivania e mi ci fecero piegare sopra.
Lorena aprì un cassetto e prese un grosso strapon che passò a Evelyn.
Cloe mi teneva per i polsi mentre, alle mie spalle, Evelyn si preparava.
Avrei voluto chiedere di lasciarmi andare, ma ero troppo eccitata e non aspettavo altro che essere posseduta.
Evelyn mi fece divaricare le gambe, e sentii la sua lingua percorrere la mia femminilità.
Io non volevo, non volevo...ma il mio corpo si, invece, il mio corpo voleva, voleva eccome e loro se ne accorsero.
Quando mi ebbe stimolato a dovere, Evelyn spinse il suo grosso strapon dentro di me, strappandomi un grido di sorpresa e piacere.
-Falla godere, Evelyn- la incitò Lorena e lei non si fece pregare.
Ogni colpo mandava il suo fallo a toccare il punto giusto, mi sentii travolta e venni.
Mi fecero girare sulla schiena; Evelyn si appoggiò le mie gambe sulle sue spalle e ricominciò a scoparmi.
Intervenne anche Lorena, che salì sulla scrivania e si sedette sulla mia faccia, costringendomi a leccarla, sotto la minaccia di soffocarmi.
L' ultima a ricevere e a darmi soddisfazione fu Cloe, strusciando la sua pallida intimità contro la mia.
Quando si furono tolte i loro sfizi, Lorena si sedette alla scrivania e incrociò le mani.
-Bene- disse -Mi sembra tutto chiaro. Evelyn...Cloe: che non si ripeta più, che molestiate Marta mentre sta lavorando. Se proprio non potete farne a meno, venite da me e ci organizziamo. Ditelo anche alle altre, nel caso venga loro la balzana idea che Marta sia la schiava di tutte. Sono stata chiara?-
Evelyn e Cloe annuirono.
-...quanto a te, Marta. Per questa volta, non ti addebiterò il costo della divisa. Va' a fartene dare una nuova e conservala con più responsabilità. Coraggio, abbiamo perso troppo tempo in chiacchiere: al lavoro-
di
scritto il
2026-05-09
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