Sii il mio uomo

di
genere
saffico

Io non ho un tipo.
Le donne, per piacermi, non devono per forza essere strafighe novanta-sessanta-novanta, monumenti ai canoni estetici della TV.
L' attrazione non passa necessariamente da autoreggenti, tacchi dodici e balconcini che sorreggono quarte misure.
Prendiamo Chiara.
Lei, non è una fotomodella: piuttosto, è una portatrice sana di sensualità. Quella sensualità involontaria e inconsapevole, dalla quale i miei occhi, la mia mente e tutto il resto sono irresistibilmente attratti.
Chiara l' incontrai, come spesso capita, per caso.
Una strada poco trafficata, un' auto ferma sul ciglio, col cofano aperto.
E lei, appoggiata all' auto, in attesa.
Era quasi buio. La calura del giorno stava lasciando il posto al fresco della notte.
Potevo non fermarmi?
Rimasi con lei fino all' arrivo del carroattrezzi.
No, non si può proprio aggiustare subito.
No, bisognerà guardarci domani.

-Hai un posto dove andare, per stanotte?- chiesi, mentre il carroattrezzi si allontanava.
-No. Non sono di queste parti. Stavo tornando da casa dei miei-
-Ci sono un paio di alberghi, qui vicino-
-Lo so. Ho telefonato, intanto che aspettavo...ma uno è troppo costoso e l' altro è pieno. Potrei prendere un taxi fino a casa, ma mi costerebbe quanto l' albergo, senza contare che dovrei tornare domani. Non so proprio cosa fare-
-Senti- dissi -Non voglio sembrare invadente o indiscreta, ma io abito a dieci minuti da qui. Posso offrirti una buona cena, un buon bicchiere di vino e un comodissimo divano letto, se ti adatti. E domani, posso accompagnarti dal meccanico e lì vedrai cosa fare. Che ne dici?-
-Non vorrei essere di disturbo-
-Non lo sei-
-Allora accetto. Grazie-

Più tardi, preparai la cena mentre lei faceva la doccia. Confesso di aver avuto la tentazione di spiarla, ma resistetti.
Dopo cena, ci sedemmo sulla veranda: da lì, si vede il lago e le montagne che vi si specchiano.
Parlando, le sfioravo un braccio con le dita. Dovette intuire il sottinteso di quel contatto quasi subliminale, perché la vidi arrossire e abbassare lo sguardo sul pavimento, spostandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Una morsa di desiderio mi prese lo stomaco.
-Calma- mi dissi. E a lei:
-Ancora un goccio di vino?-

Era quasi mezzanotte, eravamo andate a vedere il fondo della bottiglia di Pinot e c' avevamo aggiunto un paio di bicchierini di limoncello, per buona misura.
Si era alzato il vento e si vedeva lampeggiare, in lontananza.
Lei si strofinò le braccia.
-Hai freddo?-
-Un po' -
-Vieni, rientriamo. C' è aria di temporale-
-Spero proprio di no. I temporali di terrorizzano-
Ci sedemmo sul divano.
-Vuoi guardare qualcosa in TV?- chiesi.
-No. Non c' è niente di veramente interessante-
-Niente di più interessante di te, in ogni caso-
Arrossì di nuovo, ma stavolta non distolse subito lo sguardo.
Stavo per farle un complimento, quando un fulmine illuminò la stanza, seguito quasi immediatamente da un tuono fortissimo.
Mi ritrovai Chiara tra le braccia, tremante.
-Scusa. Scusa. È più forte di me-
-Tranquilla. Ci sono io-
L' abbracciai. Lei mi appoggiò la testa sulla spalla e si strinse a me.
Un altro tuono scosse l' aria.
Chiara sollevò il viso e io le scostai i capelli dalla fronte; a quel punto, eravamo troppo vicine perché non succedesse quello che doveva succedere.
-Lidia- sussurrò.
-Chiara- le rispose, in un soffio.
Inevitabilmente, le nostre labbra si sfiorarono: un primo, timido approccio.
Ma non poteva bastare: al secondo contatto si saldarono le une alle altre.
Restammo lì, con il temporale che accompagnava la danza silenziosa delle nostre lingue.
Chiara si era accoccolata tra le mie braccia, con la lunga t shirt tirata a coprire le ginocchia raccolte al petto.
-Lidia- sussurrò.
-Cosa?-
-No. Niente-
-Dimmi-
-Mi vergogno-
Le misi due dita sotto il mento e le feci alzare la testa.
-Cosa c'è?-
-Ecco. Io...sono vergine-
-Oh, tesoro-
-Ho un po' paura-
-Ti capisco. Ne ho avuta anch'io. Ma stai tranquilla. Sei con me-
Abbassò di nuovo il capo e sembrò volersi fare ancora più piccola.
-Senti. Cosa ne pensi se andassimo a metterci più comode?-
-Ok-
La presi per la mano e la condussi in camera da letto.
Ci coricammo e le nostre bocche tornarono a cercarsi; la accarezzai e
insinuai una mano sotto la sua t shirt.
Sentii la sua pelle fremere.
-Faremmo meglio a toglierla, non credi?-
Le sfilai la maglietta e ammirai i suoi piccoli seni e il suo ventre.
-Ti desidero, tesoro- dissi.
Non fui più in grado di trattenermi: il richiamo dei suoi capezzoli eretti era irresistibile e non potei attendere oltre per saziarmene.
Chiara teneva le braccia incrociate sopra la testa.
Io scesi, lentamente, verso il pube, che reclamava le mie attenzioni.
Lo esplorai con calma, con movimenti circolari alternati a passaggi a lingua piena.
Chiara gemeva ed era chiaramente vicina all' orgasmo. L' azione della mia lingua si fece più aggressiva, finché non la sentii venire, la schiena inarcata e le mani premute sulla mia testa.
Accompagnai i suoi spasmi finché non si fu calmata, poi le scivolai di fianco.
-Sono venuta davvero?- chiese.
-Sei venuta, tesoro. Senti? Questo è il tuo sapore-
La baciai.
-Mi fai vedere come si fa?-
La guidai, ma fui incapace di contenere la sua irruenza da neofita, che ebbe ragione della mia resistenza e mi fece godere come poche volte mi era successo.
Più tardi, dopo che ci fummo riprese, mi prese la mano.
-Voglio farlo- disse.
-Sei sicura?-
-Se non tu, chi? Ti prego-
Allungai una mano verso il comodino e ne estrassi il mio strapon preferito.
-Sei sicura?- le chiesi di nuovo.
-Si-
Mi chinai sulla sua femminilità e la leccai, di nuovo, finché non fu pronta.
-Sii il mio uomo- disse. E mi accolse dentro di sé.














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scritto il
2026-04-09
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