Fuochi d'artificio
di
Lea G
genere
saffico
Quando arrivai all' hotel, era tarda mattinata e io ero stanca, accaldata e non dell' umore migliore, per una che è in vacanza.
La "partenza intelligente" non mi aveva risparmiato la coda in autostrada, appena scesa dalla macchina la maccaja mi aveva tolto il respiro e poi c'era Matteo: proprio la sera prima della partenza, mi aveva detto che sarei dovuta partire da sola. Lui, mi avrebbe raggiunta dopo.
"Cerca di capire, Sara" aveva detto "sono clienti troppo importanti, devo vederli per forza".
Non avevo neanche provato a discutere: sarebbe stato inutile. Era sempre stato molto attaccato al lavoro, e da quando si era messo in proprio, le cose erano perfino peggiorate.
Parcheggiai la mia utililaria nel parcheggio dell' hotel, tra una famigliare con targa tedesca e una berlina sportiva, scaricai i bagagli e guadagnai l' ingresso.
Mi fermai alla reception, dove il concierge stava parlando con una coppia di turisti stranieri: i proprietari della famigliare, probabilmente.
Qualche minuto dopo, espletate le formalità, ricevetti la chiave della camera.
Numero 305. Notai distrattamente che era la data del mio matrimonio.
Trascinai le due valigie lungo il corridoio, verso l' ascensore. Non vedevo l'ora di essere in camera.
Ma mi aspettava una brutta sorpresa: un cartello con la scritta "fermo per manutenzione" appeso alla porta dell' ascensore.
Mi sfuggì un' imprecazione.
"Non funziona da ieri" disse una voce alle mie spalle.
Mi voltai, e mi trovai di fronte una donna ben vestita, che mi guardava sorridendo.
"Mi ci mancava solo questa" dissi.
"A che piano devi andare, cara?"
"Al terzo"
"Se vuoi, ti aiuto con quelle valigie"
"Grazie, non si disturbi: chiamerò un addetto dell' hotel"
"Lascia perdere" disse lei, agitando le mani "Quando servono, non ne trovi uno a pagarlo".
Insomma, prese una delle valigie e mi precedette sulle scale.
Tempo di arrivare al piano, mi aveva detto di chiamarsi Laura, di avere quarant' anni, di essere celibe, di lavorare nel campo immobiliare e di essere un' habitué dell' hotel.
In cambio, aveva saputo il mio nome, la mia età, da dove venivo e che ero da sola.
Più tardi, dopo una rapida doccia e dopo aver cercato, inutilmente, di parlare con mio marito, scesi a pranzare.
Appena entrata nella sala da pranzo, mi sentii chiamare da un tavolo all' altro capo della sala.
Era Laura e mi faceva segno di raggiungerla.
"Non vorrai mangiare da sola" mi disse, quando l' ebbi raggiunta.
Certo che no, pensai.
Mi sedetti al suo tavolo e passammo la cena a chiacchierare del più e del meno.
Finita la cena, andammo a sederci sulla veranda: l' aria si rinfrescata e tirava una brezza leggera. Il rumore del mare sembrava il respiro di un gigante addormentato.
"Hai dei programmi, per stasera?" mi chiese.
Risposi che, per prima cosa, avrei riprovato a chiamare mio marito, sperando che si fosse liberato dai suoi affari.
"Eh, gli uomini" disse, ridendo "Sempre a pensare al lavoro".
Risi anch'io, più che altro per cortesia.
"Immagino che tu sia stanca..."
"In realtà, si...un po'"
"Peccato, ti avrei invitato in un locale qui vicino...giusto per un drink. La musica è buona e, volendo, si può ballare..."
"Guarda, ti ringrazio, ma io..."
"Dai...Approfitta dell' occasione: sei in vacanza, tuo marito non c' è... Pensa a divertirti".
Un' ora più tardi, quasi senza rendermene conto, ero seduta sull' auto di Laura; esattamente, l' auto sportiva al fianco della quale avevo parcheggiato.
Percorremmo per un tratto della strada costiera, fino a un piccolo parcheggio: all' ingresso, un cartello recitava "riservato ai soci". Laura consegnò la chiave dell' auto al posteggiatore e ci dirigemmo verso l' ingresso.
Lei salutò i due buttafuori fermi ai lati della porta ed entrammo.
Fummo accolte da luci soffuse e musica di sottofondo che non riconobbi; una cameriera dall' aspetto mascolino ci accompagnò a un tavolo.
Io avrei ordinato un long drink analcolico, ma Laura insistette perché provassi un cocktail alcolico: lo assaggiai con prudenza, perché non sono abituata a bere alcolici, mentre mi guardavo attorno; c' era qualcosa che mi sfuggiva, in quel posto...
Laura mi stava chiedendo qualcosa.
"Come?"
"Chiedevo se hai poi sentito tuo marito"
"Oh...si...si, l' ho sentito"
"Tutto bene?"
"Si, tutto ok"
"Ti ha detto quando arriva?"
"No. I suoi... clienti dovevano arrivare domani, ma probabilmente ritarderanno di uno o due giorni"
Non disse niente: allungò una mano sul tavolo e la poggiò sulla mia, per un istante.
"Ehi, andiamo a ballare..." Si alzò, afferrandomi la mano.
"Laura... guarda, io non..."
"Dai, dai...bisogna divertirsi un po'..."
Mi trascinò in mezzo alla sala, che era già quasi piena: stava andando un pezzo dance degli anni 70. Tre brani dopo, il ritmo cambiò: il dj mise su un lento.
Laura mi guardò, sorridendo, e allargò le braccia.
"Ti va?" Disse.
Mi tirò verso di sé, cingendomi la vita col sul braccio destro.
In quel momento, capii cosa non tornava, in quel locale: erano tutte donne. A parte il posteggiatore e i due buttafuori, all' esterno, erano tutte donne.
"Potremmo... fare qualcosa, io e te" disse lei, guardandomi negli occhi "Che ne pensi?"
"Io...io ..." Ero stupefatta: Laura ci stava ...provando? Era qualcosa che non mi sarei mai aspettata.
"Non c' è niente di male, sai... Solo un po' di divertimento tra donne. Non lo saprà nessuno, sarà il nostro piccolo segreto. Mm? "
"La...Laura... Io non..."
Mi strinse di più, e le sue labbra sfiorarono le mie.
"Laura...non ..." Cercai di divincolarmi.
"NO" esclamai. La spinsi via e scappai.
Rientrai in albergo in taxi, ancora scossa. Non che abbia mai avuto niente contro le relazioni omosessuali, ma essere corteggiata da una donna...
Mi misi a letto, indossando solo le mutandine.
"Non lo saprà nessuno": le parole di Laura mi risuonavano nella testa.
"Divertimento tra donne"
Mi addormentai.
Mi risvegliai che era già chiaro. Restai per un po' a fissare il soffitto, cercando di afferrare sogni sfuggenti.
Alla fine, mi alzai. C' era qualcosa, sotto la porta.
Un biglietto.
Lo aprii:
"Temo di aver esagerato, ieri. Perdonami. Laura".
Lo fissai qualche istante, rigirandomelo tra le dita; poi mi girai, lo appoggiai sul comodino e andai in bagno.
Cercai Laura per tutto il giorno e per il giorno seguente, ma non la vidi. Il consierge mi disse che era dovuta andare via per un impegno improvviso, ma che sarebbe certamente tornata presto.
La sera del secondo giorno, Matteo mi chiamò per dirmi che sarebbe arrivato l' indomani:
"Non intendo perdermi i fuochi d'artificio" disse.
Così, arrivò il quarto giorno.
La mattina scesi a fare colazione e Laura era lì: mi fece un cenno con la mano e io la raggiunsi.
"Sara" cominciò "per l' altra sera ...scusami"
"No, sono io che devo scusarmi. Non avrei dovuto scappare in quel modo. È solo che...io... Non me l' aspettavo, ecco"
Ci guardammo negli occhi, senza dire altro.
Sorseggiai il mio the.
"Mio marito arriva stasera: non vuole perdersi i fuochi d'artificio"
"Piacciono molto anche a me" disse Laura.
"Bene, vado un po' in spiaggia" dissi "Tu cosa fai?"
"Ho un paio di commissioni da fare. Vengo più tardi"
Ma non venne.
Matteo arrivò nel tardo pomeriggio. Cenammo presto, per poter andare a cercare i posti migliori per vedere i fuochi. Matteo parlò del lavoro. Io, cercavo Laura con lo sguardo, inutilmente.
Il lungomare era gremito: io e mio marito, muovendoci per tempo, avevamo trovato un angolo sul molo.
Mentre aspettavamo l' inizio dello spettacolo, lui fece amicizia con alcuni ragazzi che avevano avuto la nostra stessa idea. Io, fissavo il mare.
Quando i primi fuochi illuminarono il cielo, avvertii un movimento alle mie spalle: qualcosa mi aveva sfiorato la parte bassa della schiena.
Mi voltai e...
Laura.
"Cosa fai? Sei matta... c' è mio marito" sussurrai.
"Lo so..." disse lei, avvicinando la bocca al mio orecchio "...e penso anche di sapere la compagnia di chi preferisci"
Sentii sollevare il lembo del mio corto vestito e una mano s'insinuò tra le mie cosce. Trasalii.
"C...cosa fai?"
"Ssst..." Mi sussurrò lei all' orecchio "Goditi lo spettacolo".
Mi accarezzò le natiche, prima di insinuarsi oltre l' orlo delle mutandine.
Mi sfuggì un gemito.
"Bello, vero?" Disse Matteo, equivocando.
"M-mh..."
Le sue dita carezzarono in lenti cerchi le grandi labbra, raggiungendo il clitoride.
Pensai "Adesso Matteo si volta, si accorge di quello che sta succedendo e mi difende"...
Ma lui era preso dai fuochi d'artificio e non si girò verso di me.
"Lui non ti fa queste cose in pubblico, vero? Non te le fa neanche in privato, secondo me" mi sussurrò Laura.
Un dito cercò il punto giusto e mi penetrò: dovetti aggrapparmi alla balaustra per non perdere l' equilibrio.
Pensai "Adesso grido, gli dico di aiutarmi, gli dico di liberarmi..."
Ma non lo feci. Sentivo scosse di piacere percorrere il mio corpo: non avevo mai provato niente del genere.
"WOW" esclamò Matteo "Hai visto? FANTASTICO!!!"
"S...si...si"
Ero sul punto di venire, quando la mano si ritirò.
Gli ultimi bagliori si spensero nel cielo, mentre l' eccitazione scemava.
Matteo si voltò verso di me.
"Fantastico. Ti è piaciuto?"
"Si. Si, tantissimo"
"Senti, questi ragazzi vanno a bere una birra. Ti dispiace se..."
"Oh...no. Certo che no. Va' pure. Io sono ... Stanca... Vado a dormire"
Mi dette un baciò frettoloso e si allontanò.
Io rimasi lì, appoggiata alla balaustra, cercando di farmi un' idea di quello che era successo.
Mi voltai e Laura era lì, che mi guardava sorridendo.
Si avvicinò per baciarmi ma io mi allontanai.
"Non qui, ti prego" dissi.
"Ok. Allora andiamo in hotel"
Mi prese per mano e seguimmo il defluire della folla.
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