Il laghetto della sborra.
di
Dirsto
genere
gay
A una decina di chilometri da casa mia c’è un torrentello che ha poca acqua, ma pulita e fresca. E’ fuori mano e lo si raggiunge solo percorrendo un sentiero in salita. Io di solito vado in un posto dove c’è un laghetto che mi permette di bagnarmi e prendere il sole, nudo. Il luogo, l’ultima volta, era occupato da un uomo, anziano come me. Sorpreso, sono indeciso se proseguire. Scelgo di scendere. L’uomo di stava ungendo con la crema protettiva. Lo saluto e dico:
- Disturbo? Anch’io sono venuto per prendere un po’ di sole il libertà.
- Ma che dici! Accomodati. Se proprio vuoi farmi un favore, aiutami a mettere la crema sulla schiena. Accetto volentieri. Non ha un pelo, snello e in forma. Quando arrivo alle natiche, le salto per passare alle gambe: non voglio essere invadente.
- Vuoi che mi bruci le chiappe? Non ti far problemi, fa come se ‘fossi a casa tua’. Al momento giusto si allarga le chiappe per farmele incremare dalla parte interna e vicino al buco del culo che è stretto e non deformato. Mi spoglio e gli chiedo se mi unge la schiena. Lui accetta volentieri e mi dice:
- Vedo che hai un bel battacchio e già in tiro: complimenti. Il mio purtroppo, per vari motivi, serve solo per pisciare. Al termine mi stendo sul mio asciugamani e mi faccio un bel pisolino. Al risveglio, mi tiro su e l’amico mi dice:
- Scusa se ti osservavo mentre dormivi, ma il tuo cazzo si alzava e si abbassava…
- Sì, io sogno facilmente, e poco fa, per un minuto, ho fatto un sogno erotico che ho dimenticato nei dettagli… ricordo solo che stavo per sborrare poi la scena è cambiata… peccato!
- Se vuoi continuare il sogno, ti posso offrire il mio culo, se ti va. Ci guardiamo per un attimo, io passo una mano sul mio cazzo: è al punto giusto. Lui capisce si mette alla pecorina, allargando le gambe e le chiappe. La mia voglia sale. Inserisco un dito, due dita: il buco è rilassato e spingo dentro il cazzo. Piano piano lo penetro fino alle palle; alcuni movimenti lenti avanti indietro: lui risponde bene. Lo prendo per i fianchi e comincio a pompare.
- Dai, con tutta la tua forza; hai un bellissimo cazzone, spaccami, amore, ma la tua sborra la voglio in bocca. Idee chiare, come la mia voglia di divertirmi; ci dò a tutta forza, lo scuoto. Lo prendo per il collo, lo tiro a me, gli mordo la nuca, le orecchie; gli metto un dito in bocca. La voglia di sborrare sta diventando incontenibile: tiro fuori il cazzo dal suo buco del culo che guardo chiudersi, lo giro, gli metto il cazzo in bocca. Lui mi mette le mani sulle chiappe, mi muove avanti e indietro. Gli sto scopando la bocca. Lo riempio di sborra.
Ci fermiamo per alcuni minuti, poi entriamo ambedue in acqua e ci laviamo a vicenda. Una nuova amicizia. Di comune accordo chiameremo questo posto “Il laghetto della sborra”.
- Disturbo? Anch’io sono venuto per prendere un po’ di sole il libertà.
- Ma che dici! Accomodati. Se proprio vuoi farmi un favore, aiutami a mettere la crema sulla schiena. Accetto volentieri. Non ha un pelo, snello e in forma. Quando arrivo alle natiche, le salto per passare alle gambe: non voglio essere invadente.
- Vuoi che mi bruci le chiappe? Non ti far problemi, fa come se ‘fossi a casa tua’. Al momento giusto si allarga le chiappe per farmele incremare dalla parte interna e vicino al buco del culo che è stretto e non deformato. Mi spoglio e gli chiedo se mi unge la schiena. Lui accetta volentieri e mi dice:
- Vedo che hai un bel battacchio e già in tiro: complimenti. Il mio purtroppo, per vari motivi, serve solo per pisciare. Al termine mi stendo sul mio asciugamani e mi faccio un bel pisolino. Al risveglio, mi tiro su e l’amico mi dice:
- Scusa se ti osservavo mentre dormivi, ma il tuo cazzo si alzava e si abbassava…
- Sì, io sogno facilmente, e poco fa, per un minuto, ho fatto un sogno erotico che ho dimenticato nei dettagli… ricordo solo che stavo per sborrare poi la scena è cambiata… peccato!
- Se vuoi continuare il sogno, ti posso offrire il mio culo, se ti va. Ci guardiamo per un attimo, io passo una mano sul mio cazzo: è al punto giusto. Lui capisce si mette alla pecorina, allargando le gambe e le chiappe. La mia voglia sale. Inserisco un dito, due dita: il buco è rilassato e spingo dentro il cazzo. Piano piano lo penetro fino alle palle; alcuni movimenti lenti avanti indietro: lui risponde bene. Lo prendo per i fianchi e comincio a pompare.
- Dai, con tutta la tua forza; hai un bellissimo cazzone, spaccami, amore, ma la tua sborra la voglio in bocca. Idee chiare, come la mia voglia di divertirmi; ci dò a tutta forza, lo scuoto. Lo prendo per il collo, lo tiro a me, gli mordo la nuca, le orecchie; gli metto un dito in bocca. La voglia di sborrare sta diventando incontenibile: tiro fuori il cazzo dal suo buco del culo che guardo chiudersi, lo giro, gli metto il cazzo in bocca. Lui mi mette le mani sulle chiappe, mi muove avanti e indietro. Gli sto scopando la bocca. Lo riempio di sborra.
Ci fermiamo per alcuni minuti, poi entriamo ambedue in acqua e ci laviamo a vicenda. Una nuova amicizia. Di comune accordo chiameremo questo posto “Il laghetto della sborra”.
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