La scacchiera -1 introduzione

di
genere
dominazione

Con questo racconto voglio fare un esperimento. Vorrei scrivere un incipit e, se risulterà interessante e gradito, proseguirlo magari a 4 mani.

darkwill@atomicmail.io

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Venerdi sera. Sono appena arrivato al villaggio turistico sulla spiaggia veneta. Da decenni la mia famiglia ha un appartamento qui e, da quando con mia moglie è finita, è il mio rifugio nel weekend estivi.

So che mi aspettano: ogni anno il torneo di scacchi vive in simbiosi con la mia presenza: sono "il campione", e le partite sono l'attrazione delle sere senza tv e dei pomeriggi più caldi, quelli in cui il sole brucia la sabbia fino a rendere ogni passo una tortura.

Le regole sono facili: le sere chi vuole gioca per scaldarsi, il sabato e la domenica pomeriggio invece si combatte.

Da alcuni anni il lungo girone all'italiana tra 4 gruppi di partecipanti consente di godersi tutto luglio e preservare per ferragosto le partite finali.

Dopo cena raccolgo il mio romanzo del momento e scendo nell'ampia zona comune, con i tavolini bianchi con le scacchiere già disegnate
Non ho bisogno di allenarmi, quindi mi prendo un posto tranquillo, nell'angolo, per godermi la calda serata estiva.

Non riesco a terminare la quarta pagina che sento la sedia di fronte strisciare. Una mano affusolata si insinua tra le mie pagine e una voce cristallina mi accoglie: "Alex finalmente, ho terminato la scuola ed è da mercoledì che mi annoio tutte le sere: dai che ti voglio sfidare!".

E' lei, la "mia supporter" e portafortuna fin da quanto aveva 4 anni e mi si sedeva in braccio: Veronica.
Ormai è una giovane donna: ha le unghie rifatte, i capelli lunghi e curati e quel sorriso traditore che hanno le teenager. Non sai se sono bambine o donne.

Tra qualche anno qualche baldo giovane la rapirà la sera, ma evidentemente la sua educazione e la cura maniacale della mamma iperprotettiva per ora funzionano ancora.

Prende e si mette a sistemare i pezzi sulla scacchiera: mentre lo fa mi bombarda di tutte le novità dell'anno scolastico. Alla fine è sempre stata una secchiona e lo dimostra tuttora.
Cominciamo la partita: si vede che si allena, è tecnicamente preparata ma ha sempre la giovanile tendenza a non vedere le alternative: parte come un treno con la sua idea, pronta a schiantarsi contro l'evidenza di una realtà che non è mai quella scritta.
Improvvisamente alza la testa piena di lunghi capelli corvini e esplode "ecco c'è la zia, è scesa". "Zia Claudia vieni qui che ti presento Alex"
La vedo: capelli alle spalle, lisci e castano scuri, raccolti dietro. Un paio di pantaloncini cargo e una maglietta rosa, senza disegni. ciabattine basse e occhiali in acetato. Nessun velo di trucco.
Si avvicina e tende la mano: "piacere Claudia T. ". E subito Veronica esplode nella sua narrativa squillante :" è la sorella di mamma: quest'anno si è separata e dal momento che è professoressa di lettere, starà qui tutta l'estate a godersi l'appartamento". "Zia zia questo è il supercampione di scacchi, quello che nessuno batte mai. Dai che questa estate ti insegnerà a giocare, così ti distrai".
Claudia risponde cortese e distaccata "si va bene, ma non so giocare e avro' poco tempo, ho così tanti libri da leggere. " Le sorrido e con compiacenza le rispondo "E' noto che per chi è attento alla mente, gli scacchi sono lo sport più violento che esista. Non so cosa pensi dei giovani che frequentano le nostre scuole, ma io credo che dobbiamo imparare a sfidarci, a vincere e a perdere. Ma non avere mai paura dello scontro, per quanto cruento. Rifugiarci nei libri toglie passione e capacità di uscire dal controllo. Un libro non reagisce, non improvvisa. E' immutabile e tranquillizzante. Quando si gioca a scacchi davvero, si accetta di perdere. Perdere tutto. E' davvero convinta che tutti quei libri da leggere le daranno gli strumenti per quei giovani?".
scritto il
2026-07-19
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