Non per obbligo
di
IL MICROBO
genere
gay
NON PER OBBLIGO
Antica Roma. Egli diventò suo schiavo perché gli doveva la vita. Era stato salvato mentre stava affogando nel fiume. La mia vita è tua. Fai di me quello che vuoi.
-Non fare lo scemo, seguimi.
Fu iscritto nel registro e da quel giorno aveva smesso di essere un uomo libero. La sera gli si offriva anche per fare sesso ma il padrone lo rifiutava.
-Non ti piaccio?
-Mi piaci molto.
-Cosa aspetti a incularmi? Sono in tuo potere.
-Non sei tu che decidi.
-Vuoi preservarmi per darmi a un altro?
-No.
Passato un anno mi disse: Ti voglio.
Mi offersi a lui. Lo desideravo da tanto. Non glielo avevo mai visto. Me lo tirò fuori.
-Adoralo.
-Sì mio Signore.
Ai suoi piedi, inginocchiato, lo succhiai e lo sbavai.
-Non avrò pietà.
-Non devi averne Padrone.
Mi saltò sulla groppa in monta. Sborrò dentro di me e su di me e gli fui grato. Ha goduto e io di più.
-Domani ti faccio affrancare. Devi starmi alla pari.
-Sarò tuo per sempre. Da schiavo, da servo o anche solo da amico.
-Ti voglio amico e consenziente.
-Mi avrai.
Tutte le notti ora mi chiama e io corro. Mi chiede se sono pronto e lo sono sempre. Non riesco a resistergli è troppo uomo. Lo tira fuori dalle mutande e ne resto incantato. Me lo spinge in culo e gli gemo. Mi scopa duro. Poi mi dice: Di chi sei?
Gli rispondo: Tuo e solo tuo.
-Ora sì che vai bene. Cagna di merda lurida, schifosissimo mangia cazzo. Non con la forza ma di tua spontanea volontà.
Non passa giorno che non mi abbia. Come faccio a non riconoscere la sua superiorità. Ha troppo uccello.
-Puoi dirmi di no.
-Potrei anche.
-Anche sì e anche no.
-Ohh no. Ohh sì.
-Dove lo vuoi?
Dritto nel culo.
Eccotelo.
Sono suo. E lui tutto mio. Per legge di natura.
Antica Roma. Egli diventò suo schiavo perché gli doveva la vita. Era stato salvato mentre stava affogando nel fiume. La mia vita è tua. Fai di me quello che vuoi.
-Non fare lo scemo, seguimi.
Fu iscritto nel registro e da quel giorno aveva smesso di essere un uomo libero. La sera gli si offriva anche per fare sesso ma il padrone lo rifiutava.
-Non ti piaccio?
-Mi piaci molto.
-Cosa aspetti a incularmi? Sono in tuo potere.
-Non sei tu che decidi.
-Vuoi preservarmi per darmi a un altro?
-No.
Passato un anno mi disse: Ti voglio.
Mi offersi a lui. Lo desideravo da tanto. Non glielo avevo mai visto. Me lo tirò fuori.
-Adoralo.
-Sì mio Signore.
Ai suoi piedi, inginocchiato, lo succhiai e lo sbavai.
-Non avrò pietà.
-Non devi averne Padrone.
Mi saltò sulla groppa in monta. Sborrò dentro di me e su di me e gli fui grato. Ha goduto e io di più.
-Domani ti faccio affrancare. Devi starmi alla pari.
-Sarò tuo per sempre. Da schiavo, da servo o anche solo da amico.
-Ti voglio amico e consenziente.
-Mi avrai.
Tutte le notti ora mi chiama e io corro. Mi chiede se sono pronto e lo sono sempre. Non riesco a resistergli è troppo uomo. Lo tira fuori dalle mutande e ne resto incantato. Me lo spinge in culo e gli gemo. Mi scopa duro. Poi mi dice: Di chi sei?
Gli rispondo: Tuo e solo tuo.
-Ora sì che vai bene. Cagna di merda lurida, schifosissimo mangia cazzo. Non con la forza ma di tua spontanea volontà.
Non passa giorno che non mi abbia. Come faccio a non riconoscere la sua superiorità. Ha troppo uccello.
-Puoi dirmi di no.
-Potrei anche.
-Anche sì e anche no.
-Ohh no. Ohh sì.
-Dove lo vuoi?
Dritto nel culo.
Eccotelo.
Sono suo. E lui tutto mio. Per legge di natura.
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