Un viaggio con zia Luisella
di
Jack Off
genere
incesti
Un sabato ero già pronto a farmi la solita serata di sesso con zia Luisella, la bella tettona sorella di mamma. Ormai era un mese e mezzo che scopavamo con un certa regolarità più o meno dove capitava ma il massimo era la domenica quando lo zio, suo marito, e Fabrizio, il figlio, se ne andavano in trasferta.
Era stata una benedizione, e ammetto che avevo anche incentivato la cosa, la scoperta di Fabrizio di una sua non meglio chiara passione per il nuoto. Secondo me, essendo totalmente gay la sua passione era per i corpi dei nuotatori in costume da bagno ma tanto era bastato perché il padre, mio zio, investisse in costumi, borse, ciabatte e tessera della polisportiva.
Così ogni sabato padre e figlio partivano al mattino presto per le gare e spesso non tornavano fino a domenica sera. A me e zia tanto bastava.
Appena il tempo che la macchina girasse l’angolo e zia Luisella era già nuda o, più speso in collant senza mutande che io trovavo sexy da impazzire o in body e autoreggenti con la ficazza pelosa bella pronta e le gran tettone sode coi capezzoli duri e dritti per quanto era arrapata.
Chiusa la porta a chiave ci davamo alla pazza gioia. Tutte le posizioni e naturalmente tutti i buchi.
Non fu facile all’inizio convincerla perché la dimensione da cavallo nel mio attrezzo le faceva un po’ soggezione a pensarselo tutto nel deretano. Del resto per quanto zia Luisella fosse una gran porca, del resto aveva preso da sua madre quella gran vacca di mia nonna, ancora non l’aveva mai fatto nel culo.
Strano. Di solito nella mia famiglia gli aprivano il culo prima della fica ma, in effetti, la prima volta che le misi un dito al culo mentre la stavo montando a pecora, constatai che aveva ancora l’anello anale intatto. “Oi piano” urlò senza perdere il ritmo della monta.
Io invece di toglierlo iniziai a muoverlo piano piano e poco dopo lei stessa ammise che era piacevole.
Da lì a prendersi il mio cazzone non passò molto e ormai riuscivo a sodomizzarla anche a secco.
Naturalmente la domenica sera quando tornava lo zio con mio cugino lei era così sfatta che quasi non si reggeva in piedi.
Naturalmente lo zio trovava subito il modo di dirle che per non aver fatto un cazzo era davvero troppo stanca polemizzando non poco sulle sue mancanze di moglie e di casalinga.
Naturalmente (3) appena possibile la zia mi chiedeva di montarla mentre malediceva il cornuto con tutte le sue forze.
Quel giorno però appena arrivato a casa dove mi aspettavo di trovare lei già nuda o con qualche abitino da porca vidi invece lo zio bello in mutande sul divano che guardava la tv senza di certo l’intenzione di alzarsi.
“Zio? Non dovevate andare alla gara a Cuneo?”.
“A no, stavolta ci va lei. Abbiamo discusso un po’ ed è giusto che anche lei faccia qualcosa ti pare?”.
Mi siedo accanto a lui “Si, si certo”.
“Siamo soli soletti noi maschietti” ride lui quasi che la cosa avesse dei lati positivi.
Si apre la porta del bagno. Appare la zia Luisella. Completo nero lungo poco sopra al ginocchio, scollatura abbondante sulle enormi poppe, calze a rete nere e scarpe col tacco.
“Che bel bocconcino che sei zia” dico ridendo.
“Almeno qualcuno lo nota” sbuffa lei.
“Ma si stai bene. Anche troppo per andare a sederti sugli spalti a guardare i ragazzi” commenta lo zio senza battere ciglia.
A quel punto la zia sgancia la bomba “E tu non vieni?”.
“Chi io?” sbotto.
“Potresti vedere una volta quanto è bravo a nuotare Fabrizio” insiste.
La fisso, mi lancia uno sguardo di intesa non vista dallo zio. Capisco al volo.
“Ma si mi piacerebbe, ti spiace se vado zio?”.
“No, no anzi, così me la tieni d’occhio” e ride tutto da solo.
“Allora vado a fare la valigia” rispondo alzandomi.
“Ti aiuto” dice lei.
Mi segue nella stanza che divido con suo figlio. Chiude la porta a chiave appena entrata “Ho già prenotato una matrimoniale in albergo, potremo fare di tutto alla faccia sua” e, nemmeno ha finito la frase che già ha tirato fuori le tettone dalla scollatura.
“Quel coglione non ha neanche visto che sono senza reggiseno”.
“Ma io si” dico afferrandole una per mano e iniziando a succhiarle ben bene.
Le sue mani intanto scivolano sui mie jeans, mi aprono la patta, il mio enorme uccello schizza dritto e duro mentre i jeans calano da soli.
Lo afferra, inizia a farmi una sega. Le alzo la gonna, ha un collant a rete nero che non nasconde quasi nulla. Senza mutande la sua ficona pelosa bionda fa una gran bella figura.
“Ce la facciamo a farne una veloce?”.
“Mi sa di no tesoro” mormora lei mentre gliela accarezzo infilando le dita fra una maglia e l’altra della rete.
“Fatti batiste questo antipasto amore” sussurra iniziando a segarmi più forte.
Io, sempre in piedi, le ficco la lingua in bocca e il mio dito, sempre più curioso si infila nella sua fica.
Inizio a farle un lavoretto, lei geme, mi morde la lingua.
“Vengo cavolo” mormora e cerca di chinarsi allargando bene le gambe per non colare sulle cosce e sulle calze. Anche io cerco di sbrigarmi. Le guardo il bel buco peloso che cola fiotti di orgasmi e sego più forte che posso. Faccio appena in tempo a prendere dal letto di Fabrizio una sua t-shirt e mettermela davanti al cazzo per non sborrarle addosso.
“È la maglia della polipostirva che deve indossare” mormora la zia mentre si rimette dentro le tette e si accomoda un po’ la gonna.
“Adesso c’è l’ha bella decorata” rido.
Prendo giusto due cazzate dall’armadio, le ficco in uno zaino Invicta e sono pronto.
La zia apre la porta. Siamo pronti.
“Allora noi andiamo” dice al marito.
“Si sì, ciao, buon viaggio” ribatte lui dal salotto senza nemmeno guardarla.
Potrebbe essere nuda e non se ne sarebbe accorto.
Quasi quasi mi pento di non averla trombata invece di limitarci a una blanda masturbazione.
Arriviamo in garage “E Fabrizio?”.
“Ci aspetta a casa del suo amico Marco. Deve venire anche lui”.
“Marco lo sfigato? Quello col testone?”.
“È un bravo ragazzo” minimizza Luisella.
“Fallo pure essere cattivo” rido mentre mi siedo accanto a lei sulla sua Fiat station wagon.
Appena la zia si mette alla guida la gonna si alza, ad ogni cambiata è uno spettacolo di cosce che non vi dico.
“A che ora ci aspettano?”.
“Gli ho detto verso le tre. Dobbiamo farci quattro ore di macchina e arrivare per cena”.
Guardò l’ora: tre meno un quarto. So che dieci minuti buoni ci vogliono tutti per arrivare dal suo amico. Le metto una mano sulla coscia con aria vogliosa. “E se andassimo da loro per le tre e mezza? Puoi sempre dire che c’era traffico”.
“Ma a cosa stai pensando caro?”.
Alzo la mano lungo la coscia, arrivo al suo inguine. Nonostante sia a rete e i suoi succhi siano colati nel mezzo il tessuto risulta già bello bagnato. Trovo le sue labbra vaginali belle sporgenti e ci gioco un po’ col dito.
“Se alla prossima svolti a destra arriviamo alla filatura. Oggi è sabato e nel parcheggio non c’è nessuno”.
“Ma dai… ma scherzi?” sorride.
Le do una spinta decisa col dito infilandolo secco nel buco “ti sembra che sverzo?”.
“Aia… Oi piano…”.
“E dai gira a destra zia” e insisto col dito.
“Ma la casa è a sinistra”.
“E dai che te ne frega. Diciamo che c’era un incidente”
Scuote la testa, sorride “Tu riesci sempre a farmi venire voglia di cazzo”.
Le spingo bene il dito su nella vagina “puoi dirlo forte”.
Come previsto nel parcheggio non c’è anima viva. La zia ferma la macchina nell’angolo più appartato. Iniziamo limonando un po’ mentre provvedo a tirarlo fuori e calare i jeans.
“Non possiamo trombare in macchina, dopo se ne accorgono” obietta lei.
“Beh è una bella giornata che ne dici se ci mettiamo sul cofano” propongo.
“Sul cofano?”.
“Si a 90 sul cofano. Non devi nemmeno togliere il vestito”.
“È il collant?”.
“Se ti va bene strappo qualche maglia e faccio un buco abbastanza largo”.
“Dopo dovrò buttarlo via però?”.
“Ma no, per stanotte va benissimo. Poi ne compriamo altri” la ammansisco io mentre già ci sta prendendo gusto segandomi l’attrezzo.
E così facciamo:
La zietta si mette a novanta poggiata sul cofano della macchina. Palmi ben piantati, gonna sollevata sopra al culo. Io strappo due o tre maglie delle calze a rete e mi apro il varco.
La ficona della zia è così unta che ha tutto il pelo appiccicoso. Non devo nemmeno perdere tanto tempo in preliminari. Dritto alla meta.
SPROK!
“Ai a quello è il culo cavolo!”.
“La fica mi pareva un po’ scontata” sorrido mentre inizio a pompare deciso afferrandola ai fianchi.
“Bastardo” sussurra lei anche se sappiamo benissimo che è solo una posa. In realtà nel culo gode da paura…
Vado avanti una decina di minuti. Dentro fuori, su e giù. La mia asta le entra fino ai coglioni che si schiacciano sulle sue chiappone scaldandosi ancor di più.
“Godo cazzo godo” mugola la zia che solo per l’eccitazione piscia roba dalla ficona.
E siccome non sono uno che fa le cose a metà, lesto cambio buco.
Glielo piazzo dritto in fica che è così autolubrificata che quasi pare inghiottirmi l’uccello.
“Oooo ecco siiii. Questo volevo” mugola la vaccona mentre si agita avanti e indietro come una pazza per farselo scorrere tutto dentro.
“Non vedo l’ora che sia stasera” geme godendo.
“Ti apro come una cozza stanotte” sussurro mentre dai fianchi passo con le mani sulle perone a cui mi aggrappo ben bene.
Una strizzata fortissima da farla urlare e “vengooooo”.
Una, due, tre pompate lunghe e potenti…le ho fatto il pieno.
Tira fuori dalla borsetta delle salviette umidificate e dopo una abbondante pisciata chinata sull’asfalto del parcheggio si pulisce i buchi meglio che può.
“È ma ci vuole un asciugamano con quei buchi che ti ritrovi” rido io.
“Potevi portarlo tu” mormora lei sempre con la testa chinata è concentrata a pulirsela con cura pelo per pelo.
Alza la testa “e quel bastone duro?” esclama stupita.
“E cavolo zia mi fai una pisciata in piedi in mezzo alla strada. Sei troppo eccitante”.
“Per te è tutto eccitante porcone -sorride prima di abbassare la gonna- chiudiamo il tendone così lo spettacolo è finito.
“E le gemelle restano sul palco?” ridacchio io.
Si rende conto che nello sbattere della monta le tettone le sono saltate fuori e sono ancora lì a dare spettacolo. Se le afferra una alla volta e le ripone ben bene sotto al vestito. “Mammaggia mi sa che oggi era meglio se mettevo il reggiseno”.
“Ma no sono tanto belle le tette libere di danzare”
Sale in auto, chiude la portiera “e il salame lo lasciamo fuori tesoro?”.
“Ci vorrebbe un aiuto zia”.
“Ancora? Ma dai tieni qualcosa per stasera, è tardissimo davvero adesso”.
“Va bene, va bene. Ti piace farmi soffrire” sorrido e in qualche modo lo schiaccio dentro al jeans lungo la gamba. Certo sembra che abbia in tasca un mattarello da cucina ma di meglio non si può fare. Si sgonfierà prima o poi, penso.
Arriviamo. I due sfigatelli ci stanno già aspettando con le loro borse blu da piscina a tracolla. Sopra c’è stampato un disegno di due papere che ridono e la scritta “i paperotti”.
“Azzeccatissimo sto nome” rido mentre scendo dalla macchina.
“Dai paperotti mettete le borse dietro che andiamo” dico.
Proprio in quel mentre arriva correndo una signora sui cinquant’anni. Bruttina, bassina con degli occhiali enormi. Indossa una gonna bianca e una maglietta con una papera, ai piedi delle scarpe col tacco troppo alte probabilmente perché più che correre pare che trotti mentre si tira dietro un trolley rosa confetto
“Eccola…. Arriviamo….”.
“E questa?” sussurro a zia.
“È Ines, la mamma di Marco” risponde lei a bassa voce. Poi si gira e le sorride “Carissima come stai?”.
“Si tira avanti” sorride la donna.
“Lui è mio nipote Key, te ne avevo parlato mi pare”.
“Nuotatore anche lui?”.
“No, no faccio solo il tifo per i nostri due campioni” minimizzo io.
“A bene -sorride la donna- più siamo meglio è”.
“Siamo?” ribatto mentre la zia mi guarda più confusa di me.
“Vengo anche io” dice.
“A!” sbotta la zia.
“Per l’albergo ho già sistemato tutto. Una bella doppia al piano terra per i ragazzi e una singola per il nostro tifoso -mi sorride- invece tu Luisella avevi preso una matrimoniale, chissà perché?”.
“È già -mormora la zia lanciandomi una occhiata- chissà perché una matrimoniale”.
“Ho provato a cambiarla con una doppia ma non c’è stato verso, vuol dire che noi femminucce divideremo il talamo” e ridacchia.
“Meno male che ci siamo fermati al parcheggio. Mi sa che stasera non si fa nulla” mi sussurra la zia all’orecchio.
“Un modo lo troveremo” rispondo strizzandole l’occhio.
Le due donne siedono davanti, la zia alla guida, Ines al suo fianco. Noi dietro. “Non immagini neanche quanto mi fa piacere che sei venuta” mormora rassegnata la zia.
Io le lancio un mezzo sorriso dal retrovisore. Poi mi tocco la gamba. Tutto questo imprevisto, per lo meno, mi ha fatto sgonfiare il cazzo…
Jackoffstorie@yahoo.com
Era stata una benedizione, e ammetto che avevo anche incentivato la cosa, la scoperta di Fabrizio di una sua non meglio chiara passione per il nuoto. Secondo me, essendo totalmente gay la sua passione era per i corpi dei nuotatori in costume da bagno ma tanto era bastato perché il padre, mio zio, investisse in costumi, borse, ciabatte e tessera della polisportiva.
Così ogni sabato padre e figlio partivano al mattino presto per le gare e spesso non tornavano fino a domenica sera. A me e zia tanto bastava.
Appena il tempo che la macchina girasse l’angolo e zia Luisella era già nuda o, più speso in collant senza mutande che io trovavo sexy da impazzire o in body e autoreggenti con la ficazza pelosa bella pronta e le gran tettone sode coi capezzoli duri e dritti per quanto era arrapata.
Chiusa la porta a chiave ci davamo alla pazza gioia. Tutte le posizioni e naturalmente tutti i buchi.
Non fu facile all’inizio convincerla perché la dimensione da cavallo nel mio attrezzo le faceva un po’ soggezione a pensarselo tutto nel deretano. Del resto per quanto zia Luisella fosse una gran porca, del resto aveva preso da sua madre quella gran vacca di mia nonna, ancora non l’aveva mai fatto nel culo.
Strano. Di solito nella mia famiglia gli aprivano il culo prima della fica ma, in effetti, la prima volta che le misi un dito al culo mentre la stavo montando a pecora, constatai che aveva ancora l’anello anale intatto. “Oi piano” urlò senza perdere il ritmo della monta.
Io invece di toglierlo iniziai a muoverlo piano piano e poco dopo lei stessa ammise che era piacevole.
Da lì a prendersi il mio cazzone non passò molto e ormai riuscivo a sodomizzarla anche a secco.
Naturalmente la domenica sera quando tornava lo zio con mio cugino lei era così sfatta che quasi non si reggeva in piedi.
Naturalmente lo zio trovava subito il modo di dirle che per non aver fatto un cazzo era davvero troppo stanca polemizzando non poco sulle sue mancanze di moglie e di casalinga.
Naturalmente (3) appena possibile la zia mi chiedeva di montarla mentre malediceva il cornuto con tutte le sue forze.
Quel giorno però appena arrivato a casa dove mi aspettavo di trovare lei già nuda o con qualche abitino da porca vidi invece lo zio bello in mutande sul divano che guardava la tv senza di certo l’intenzione di alzarsi.
“Zio? Non dovevate andare alla gara a Cuneo?”.
“A no, stavolta ci va lei. Abbiamo discusso un po’ ed è giusto che anche lei faccia qualcosa ti pare?”.
Mi siedo accanto a lui “Si, si certo”.
“Siamo soli soletti noi maschietti” ride lui quasi che la cosa avesse dei lati positivi.
Si apre la porta del bagno. Appare la zia Luisella. Completo nero lungo poco sopra al ginocchio, scollatura abbondante sulle enormi poppe, calze a rete nere e scarpe col tacco.
“Che bel bocconcino che sei zia” dico ridendo.
“Almeno qualcuno lo nota” sbuffa lei.
“Ma si stai bene. Anche troppo per andare a sederti sugli spalti a guardare i ragazzi” commenta lo zio senza battere ciglia.
A quel punto la zia sgancia la bomba “E tu non vieni?”.
“Chi io?” sbotto.
“Potresti vedere una volta quanto è bravo a nuotare Fabrizio” insiste.
La fisso, mi lancia uno sguardo di intesa non vista dallo zio. Capisco al volo.
“Ma si mi piacerebbe, ti spiace se vado zio?”.
“No, no anzi, così me la tieni d’occhio” e ride tutto da solo.
“Allora vado a fare la valigia” rispondo alzandomi.
“Ti aiuto” dice lei.
Mi segue nella stanza che divido con suo figlio. Chiude la porta a chiave appena entrata “Ho già prenotato una matrimoniale in albergo, potremo fare di tutto alla faccia sua” e, nemmeno ha finito la frase che già ha tirato fuori le tettone dalla scollatura.
“Quel coglione non ha neanche visto che sono senza reggiseno”.
“Ma io si” dico afferrandole una per mano e iniziando a succhiarle ben bene.
Le sue mani intanto scivolano sui mie jeans, mi aprono la patta, il mio enorme uccello schizza dritto e duro mentre i jeans calano da soli.
Lo afferra, inizia a farmi una sega. Le alzo la gonna, ha un collant a rete nero che non nasconde quasi nulla. Senza mutande la sua ficona pelosa bionda fa una gran bella figura.
“Ce la facciamo a farne una veloce?”.
“Mi sa di no tesoro” mormora lei mentre gliela accarezzo infilando le dita fra una maglia e l’altra della rete.
“Fatti batiste questo antipasto amore” sussurra iniziando a segarmi più forte.
Io, sempre in piedi, le ficco la lingua in bocca e il mio dito, sempre più curioso si infila nella sua fica.
Inizio a farle un lavoretto, lei geme, mi morde la lingua.
“Vengo cavolo” mormora e cerca di chinarsi allargando bene le gambe per non colare sulle cosce e sulle calze. Anche io cerco di sbrigarmi. Le guardo il bel buco peloso che cola fiotti di orgasmi e sego più forte che posso. Faccio appena in tempo a prendere dal letto di Fabrizio una sua t-shirt e mettermela davanti al cazzo per non sborrarle addosso.
“È la maglia della polipostirva che deve indossare” mormora la zia mentre si rimette dentro le tette e si accomoda un po’ la gonna.
“Adesso c’è l’ha bella decorata” rido.
Prendo giusto due cazzate dall’armadio, le ficco in uno zaino Invicta e sono pronto.
La zia apre la porta. Siamo pronti.
“Allora noi andiamo” dice al marito.
“Si sì, ciao, buon viaggio” ribatte lui dal salotto senza nemmeno guardarla.
Potrebbe essere nuda e non se ne sarebbe accorto.
Quasi quasi mi pento di non averla trombata invece di limitarci a una blanda masturbazione.
Arriviamo in garage “E Fabrizio?”.
“Ci aspetta a casa del suo amico Marco. Deve venire anche lui”.
“Marco lo sfigato? Quello col testone?”.
“È un bravo ragazzo” minimizza Luisella.
“Fallo pure essere cattivo” rido mentre mi siedo accanto a lei sulla sua Fiat station wagon.
Appena la zia si mette alla guida la gonna si alza, ad ogni cambiata è uno spettacolo di cosce che non vi dico.
“A che ora ci aspettano?”.
“Gli ho detto verso le tre. Dobbiamo farci quattro ore di macchina e arrivare per cena”.
Guardò l’ora: tre meno un quarto. So che dieci minuti buoni ci vogliono tutti per arrivare dal suo amico. Le metto una mano sulla coscia con aria vogliosa. “E se andassimo da loro per le tre e mezza? Puoi sempre dire che c’era traffico”.
“Ma a cosa stai pensando caro?”.
Alzo la mano lungo la coscia, arrivo al suo inguine. Nonostante sia a rete e i suoi succhi siano colati nel mezzo il tessuto risulta già bello bagnato. Trovo le sue labbra vaginali belle sporgenti e ci gioco un po’ col dito.
“Se alla prossima svolti a destra arriviamo alla filatura. Oggi è sabato e nel parcheggio non c’è nessuno”.
“Ma dai… ma scherzi?” sorride.
Le do una spinta decisa col dito infilandolo secco nel buco “ti sembra che sverzo?”.
“Aia… Oi piano…”.
“E dai gira a destra zia” e insisto col dito.
“Ma la casa è a sinistra”.
“E dai che te ne frega. Diciamo che c’era un incidente”
Scuote la testa, sorride “Tu riesci sempre a farmi venire voglia di cazzo”.
Le spingo bene il dito su nella vagina “puoi dirlo forte”.
Come previsto nel parcheggio non c’è anima viva. La zia ferma la macchina nell’angolo più appartato. Iniziamo limonando un po’ mentre provvedo a tirarlo fuori e calare i jeans.
“Non possiamo trombare in macchina, dopo se ne accorgono” obietta lei.
“Beh è una bella giornata che ne dici se ci mettiamo sul cofano” propongo.
“Sul cofano?”.
“Si a 90 sul cofano. Non devi nemmeno togliere il vestito”.
“È il collant?”.
“Se ti va bene strappo qualche maglia e faccio un buco abbastanza largo”.
“Dopo dovrò buttarlo via però?”.
“Ma no, per stanotte va benissimo. Poi ne compriamo altri” la ammansisco io mentre già ci sta prendendo gusto segandomi l’attrezzo.
E così facciamo:
La zietta si mette a novanta poggiata sul cofano della macchina. Palmi ben piantati, gonna sollevata sopra al culo. Io strappo due o tre maglie delle calze a rete e mi apro il varco.
La ficona della zia è così unta che ha tutto il pelo appiccicoso. Non devo nemmeno perdere tanto tempo in preliminari. Dritto alla meta.
SPROK!
“Ai a quello è il culo cavolo!”.
“La fica mi pareva un po’ scontata” sorrido mentre inizio a pompare deciso afferrandola ai fianchi.
“Bastardo” sussurra lei anche se sappiamo benissimo che è solo una posa. In realtà nel culo gode da paura…
Vado avanti una decina di minuti. Dentro fuori, su e giù. La mia asta le entra fino ai coglioni che si schiacciano sulle sue chiappone scaldandosi ancor di più.
“Godo cazzo godo” mugola la zia che solo per l’eccitazione piscia roba dalla ficona.
E siccome non sono uno che fa le cose a metà, lesto cambio buco.
Glielo piazzo dritto in fica che è così autolubrificata che quasi pare inghiottirmi l’uccello.
“Oooo ecco siiii. Questo volevo” mugola la vaccona mentre si agita avanti e indietro come una pazza per farselo scorrere tutto dentro.
“Non vedo l’ora che sia stasera” geme godendo.
“Ti apro come una cozza stanotte” sussurro mentre dai fianchi passo con le mani sulle perone a cui mi aggrappo ben bene.
Una strizzata fortissima da farla urlare e “vengooooo”.
Una, due, tre pompate lunghe e potenti…le ho fatto il pieno.
Tira fuori dalla borsetta delle salviette umidificate e dopo una abbondante pisciata chinata sull’asfalto del parcheggio si pulisce i buchi meglio che può.
“È ma ci vuole un asciugamano con quei buchi che ti ritrovi” rido io.
“Potevi portarlo tu” mormora lei sempre con la testa chinata è concentrata a pulirsela con cura pelo per pelo.
Alza la testa “e quel bastone duro?” esclama stupita.
“E cavolo zia mi fai una pisciata in piedi in mezzo alla strada. Sei troppo eccitante”.
“Per te è tutto eccitante porcone -sorride prima di abbassare la gonna- chiudiamo il tendone così lo spettacolo è finito.
“E le gemelle restano sul palco?” ridacchio io.
Si rende conto che nello sbattere della monta le tettone le sono saltate fuori e sono ancora lì a dare spettacolo. Se le afferra una alla volta e le ripone ben bene sotto al vestito. “Mammaggia mi sa che oggi era meglio se mettevo il reggiseno”.
“Ma no sono tanto belle le tette libere di danzare”
Sale in auto, chiude la portiera “e il salame lo lasciamo fuori tesoro?”.
“Ci vorrebbe un aiuto zia”.
“Ancora? Ma dai tieni qualcosa per stasera, è tardissimo davvero adesso”.
“Va bene, va bene. Ti piace farmi soffrire” sorrido e in qualche modo lo schiaccio dentro al jeans lungo la gamba. Certo sembra che abbia in tasca un mattarello da cucina ma di meglio non si può fare. Si sgonfierà prima o poi, penso.
Arriviamo. I due sfigatelli ci stanno già aspettando con le loro borse blu da piscina a tracolla. Sopra c’è stampato un disegno di due papere che ridono e la scritta “i paperotti”.
“Azzeccatissimo sto nome” rido mentre scendo dalla macchina.
“Dai paperotti mettete le borse dietro che andiamo” dico.
Proprio in quel mentre arriva correndo una signora sui cinquant’anni. Bruttina, bassina con degli occhiali enormi. Indossa una gonna bianca e una maglietta con una papera, ai piedi delle scarpe col tacco troppo alte probabilmente perché più che correre pare che trotti mentre si tira dietro un trolley rosa confetto
“Eccola…. Arriviamo….”.
“E questa?” sussurro a zia.
“È Ines, la mamma di Marco” risponde lei a bassa voce. Poi si gira e le sorride “Carissima come stai?”.
“Si tira avanti” sorride la donna.
“Lui è mio nipote Key, te ne avevo parlato mi pare”.
“Nuotatore anche lui?”.
“No, no faccio solo il tifo per i nostri due campioni” minimizzo io.
“A bene -sorride la donna- più siamo meglio è”.
“Siamo?” ribatto mentre la zia mi guarda più confusa di me.
“Vengo anche io” dice.
“A!” sbotta la zia.
“Per l’albergo ho già sistemato tutto. Una bella doppia al piano terra per i ragazzi e una singola per il nostro tifoso -mi sorride- invece tu Luisella avevi preso una matrimoniale, chissà perché?”.
“È già -mormora la zia lanciandomi una occhiata- chissà perché una matrimoniale”.
“Ho provato a cambiarla con una doppia ma non c’è stato verso, vuol dire che noi femminucce divideremo il talamo” e ridacchia.
“Meno male che ci siamo fermati al parcheggio. Mi sa che stasera non si fa nulla” mi sussurra la zia all’orecchio.
“Un modo lo troveremo” rispondo strizzandole l’occhio.
Le due donne siedono davanti, la zia alla guida, Ines al suo fianco. Noi dietro. “Non immagini neanche quanto mi fa piacere che sei venuta” mormora rassegnata la zia.
Io le lancio un mezzo sorriso dal retrovisore. Poi mi tocco la gamba. Tutto questo imprevisto, per lo meno, mi ha fatto sgonfiare il cazzo…
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