Viktor: Angurie Giganti
di
Jack Off
genere
incesti
Come da ordini della zia Tina in casa non si poteva fottere fin che la figlia, mia cugina Rosa, era tra i coglioni.
Per fortuna due giorni fa la vecchia nonna paterna di Rosa aveva fatto una eccezione. Una trombata fantastica lo ammetto che avrebbe di certo lasciato delle conseguenze.
Comunque dopo altri due giorni ero in astinenza da sesso e mi venne in mente Kisha, la donna di servizio nera e super tettona che bazzicava la casa di zia.
Fra l’altro era stata la prima che mi ero trombato appena sbarcato in casa e sono certo che la nera poppona avesse gradito quanto me.
Purtroppo era sparita perché, così mi aveva detto Tina, aveva chiesto un paio di settimane di riposo per stare con la madre che era venuta in visita. Pensai che alla fine tentare non costava molto e così, dopo aver recuperato il suo indirizzo presi la macchina e provai a vedere se era in casa e, se ovviamente, aveva voglia di darmela.
Era in casa, molto bene e aveva gran voglia di cazzo, ancora meglio. Mi venne ad aprire con una specie di camiciola trasparente che non nascondeva nulla, giusto la ciospa pelosa era coperta da un paio di mutande rosa enormi per contenere il suo culone.
Appena mi vide non fece tanti convenevoli. Mi portò dritto in camera da letto dandomi appena il tempo di spogliarmi mentre i mutandoni volavano via.
Era di schiena sul letto a cosce spalancate ed io le stavo sopra dandole il mio cazzo enorme.
La fica era un lago ad ogni pompata un rivolo di umori “Siii…. cosi……sfondami……. YESSSSS……..fuck..fuck……………..!””
Feci appena in tempo a tirarlo fuori perché volevo riempirle le poppone e così veci lavandole un po’ anche la faccia.
Quello ovviamente era un antipasto. Avevo due giorni di arretrati e il cazzo mi tirava più che mai.
Dai girati !” La feci mettere carponi sul letto per godermi il suo culone gigante e tenendola per le chiappe glielo rimisi dentro con un colpo secco SPROK!
e ricominciai e scoparmela di gusto, quando d’un tratto suonarono alla porta.
“Mia madre” disse lei e a malincuore glielo tolsi da dentro il culo.
Lei si rimise la vestaglia (come se servisse a qualcosa) e ed andò ad aprire. Io rimasi sul letto con il cazzo duro ed insoddisfatto.
Non la vidi ritornare per cui in qualche modo mi misi i pantaloni anche se avevo un gran gonfiore lungo la gamba e andai a vedere cosa era successo. Keisha era seduta cal tavolo della cucina con di fronte una donna matura, nerissima ma coi capelli tinti di biondo. Anche questa nera aveva una taglia elefantiaca penso sui 150 chili forse di più. Il culo era così grosso che nemmeno stava sulla sedia. Era seduta e non le vedevo il petto ma immaginai che anche questa avesse delle tette abnormi.
La mamma parlava solo la lingua del suo paese per cui Keisha faceva da traduttore Diceva che era molto contenta di essere in Italia e che la figlia stesse bene. Poi, probabilmente senza farsi capire dall madre, la figlia aggiunse “doveva stare tutta la mattina da mia sorella ma ha avuto un imprevisto per cui è tornata prima”.
“Proprio al momento sbagliato” dissi ma continuando a sorridere perché la matura non capisse.
A quel punto dissi “forse sono di troppo, meglio che vada via”.
“Mi spiace” disse Keisha.
“Uso un attimo il tuo bagno posso” chiesi con una mezza intenzione di farmi una pippa o magari solo di far calare l’erezione sotto l’acqua. Alla fine non mi andava di smulinarlo, lo misi un po’ sotto l’acqua del lavandino e riuscii almeno a pisciare. Ero a posto così diciamo.
Uscendo dal bagno vidi Keisha fare un gesto che mi parve un po’ strano allargo’ le mani come a dare una misura di qualcosa, una misura che ricordava quella del mio cazzo dritto.
La vecchia si batte una mano sulla coscia e notandomi mi lanciò un sorriso. Davvero la figlia stava parlando di quello alla madre?
Magari parlavano di chissà cosa pensai ma poi la vecchia mi fece anche lei quel gesto con le mani aperte annuendo con la testa.
”Scusa Keisha ma di cosa state parlando con la tua mamma?”
Ho detto a lei che tu tieni grande cazzo!” sorrise la troia col suo italiano stentato.
“Ma dai. Parli di cazzo a tua madre?”
“Si da noi queste cose non sono un problema”.
Sorrisi alla vecchia come a dirle grazie..
La donna si alzò in piedi. Aveva le poppe così grosse sotto al golfino di lana che ciondolarono appena si mosse.
“Cristo che tettone” esclamai.
La figlia tradusse alla madre. La donna fece una specie di cenno di grazie con la testa poi bofonchiò qualcosa nella sua lingua.
“Mama Luba chiede se tu vuole toccarle?”.
“È si mi piacerebbe un sacco” dissi e senza esitare allungai le mani su quel mare di poppe. Anche senza traduzione la donna capi e sollevò il golfino liberando quei due siluri di carne nera. Non aveva nemmeno il reggiseno.
La donna intanto se la rideva come se farle saltare su e giù le poppe le desse il solletico poi allungò decisa una mano sui miei pantaloni.
“Mama Luba vorrebbe tuo bel cazzone” disse la figlia.
“Si questo l’avevo capito” sorrisi mentre la vecchia mi slacciava i pantaloni a dovere. “A te va bene?” chiesi educato visto che in fondo era sua madre.
Keisha si limitò a fare un sorriso mentre la vecchia donna cannone me lo faceva uscire per bene ed esclamava qualcosa di incomprensibile.
“Che ti ha detto?”
“Ha detto che anche lei vuole cazzo gigante e che tu sei come cavallo”.
La vecchina intanto aveva cominciato a masturbarmi a due mani dando ogni tanto delle leccate alle grosse palle.
Disse ancora qualcosa “Ha detto che è duro come ramo di canoa” Le sorrisi.
La vecchina si tolse qualcosa dalla bocca e lo poggiò sulla tavola.
Cazzo era la dentiera. Io intanto allungai la mano sul gigantesco pantacollant nero che la conteneva e lo abbassai in un colpo solo fino alle ginocchia. Il culo immenso era fasciato in un mutandone che probabilmente avrei potuto usare come lenzuolo.
Con la bocca sdentata si inginocchiò e si avventò sulla cappella e si infilò in bocca quasi mezzo cazzo.
“Ahh …..siiiii……!”
Le poggiai le mani sulla testona e le detti il ritmo del pompino e spinsi fin che non le mancò il fiato e si mise a tossire obbligandomi ad uscire.
Lei intanto commmetò qualcosa e prontamente la figlia tradusse “Dice che ora puoi metterlo dentro a lei”
“Grande idea” sorrisi.
Andammo in camera da letto. Keisha aiutò la madre a togliere tutto esibendo il suo mastodontico corpo nero con le poppe enormi, le gambe ciccione, la tripla pancia con un ombelico gigante e ovviamente un gran ficone con delle enormi labbra violacee in bella vista.
Si gettò sul letto a pancia sotto col culo verso l’alto.
Keisha si avvicinò a me, me lo prese in mano e disse “io aiutare” e con fare deciso me lo guidò verso la ciccia della vecchia facendomi strada fino alla fica lardosa.
Sentii piano piano qualcosa che si apriva sulla mia cappella e subito dopo il calore di quella vulva da vacca che mi avvolgeva col suo calore. “Mamma sente solo con cazzi giganti” disse Keisha mentre per aumentare il mio piacere mi passava le sue poppe sul volto. Presa la posizione da monta iniziai a pompare e la vecchia a godere mentre il letto cigolava ad ogni colpo e pensai che da un attimo all’altro avrebbe anche potuto rompersi.
La vecchia esclamava frasi nella sua lingua ma da quanto urlava era innegabile che stesse godendo mentre la montavo deciso come un toro che insemina la sua mucca.
Dopo un po’ la donna si diede dei sonori schiaffoni sul culone e borbottò qualcosa “La mamma dice se hai capito dove lo devi mettere adesso”.
“A lo vuole anche nel culo?” risposi senza smettere di pompare.
“Si mamma dice che lo vuole nel didietro tutto tutto!”
Ovviamente c’erano troppi chili di lardo prima di poterlo anche solo vedere quindi Keisha dovette aiutarmi. Prese da un cassetto una crema lubrificante e iniziò a spalmarla sulle chiappe della vecchia mentre allo stesso tempo allargava bene con la mano dono a scoprire il buco nero della donna elefante.
Lo tirai fuori, passò un po’ di crema anche sul mio attrezzo di marmo e decisa lo guidò con una mano nel culo di sua madre mentre con l’altra le teneva aperte le chiappone.
SPROK!
Il buco non era nemmeno tanto stretto. La vecchia doveva averne presi nel culo parecchi pensai mentre Keisha si piazzava dietro di me e mi metteva la lingua nel culo aumentando il mio piacere.
Poi sentì la testa di Keisha sotto al cazzo che mi solleticava le palle coi capelli. Stava leccando la fica a sua madre…
La vecchia maiala urlò qualcosa.
“Tu spingi, spingi forte, lei vuole tutto dentro” tradusse la figlia sempre intenta a leccare a turno il mio buco del culo o l’orifizio di sua madre.
Che due gran puttane pensai eccitato pompando ancora più forte.
Alla fine con un urlo ebbi un orgasmo galattico e mi svuotai le palle dentro a Mama Luba. Lei cacciò un urlo dirompente.
“Tutto bene? Stà male?” chiesi.
“No tranquillo è contenta tutto nel culo lo sente. Dice che se lo sente in gola”.
Le sorrisi e lei esausta crollò sul letto con un colato di sborra che le uscì dal culone appena lo tirai fuori. La vecchia disse qualcosa in tono autoritario e subito la figlia si gettò su di lei leccandole fica e culo a tutta forza. Io eccitato da questo incesto lesbico fra le due ciccione lo avevo già duro e visto che Keisha era già accucciata nella posizione giusta ne approfittai e lei entrai nel culo prima che potesse dire qualcosa.
La vecchia intanto era presa a godere e dopo un po’ con un altro urlo fece uno spruzzo dalla fica che pareva piscio. Per nulla turbata la figlia si beve anche quello.
Soddisfatta la vecchia si alzò in modo impacciato dal letto e disse forse l’unica cosa che sapeva nella mia lingua “io cagare adesso” e se ne andò lasciando una scia di sborra dietro di lei.
Preso a pompare la figlia mi godetti lo spettacolo della donna elefante che scuoteva le sue cicce pompando sempre più forte Keisha.
Dall’altra stanza arrivavano dei peti assurdi. Dovevo averla riempita d’aria. La cosa mi divertiva e mi esaltava tanto che alla fine Keisha mi chiese di smettere perché il culo non c’è la faceva più…così lo estrassi e passai alla fica che, secondo me non ne aveva avuto abbastanza.
Lei gradí ondeggiando avanti e indietro per farmi pompare più forte e alla fine mi fece venire…
Tornò la vecchia, lavata e profumata appena in tempo per vedere la figlia che si gettava sul letto spompata.
Guardò la figlia senza forze sdraiata a pancia sotto sul letto, poi mi fece un sorriso e abbracciandomi mi fece scivolare la testa fra le tettone.
Era bellissimo anche se puzzava un po’ di sudore ma feci del mio meglio per leccarle e mungerle a dovere.
La cicciona capendo che avevo ancora un colpo in canna mi prese in mano il cazzo, si mise a novanta con le mani tese contro la testiera del letto e se lo guidò di nuovo nella gnocca.
Aggrappato a quelle maniglie dell’amore taglia xxxl continuai a darci a più non posso. La vecchia urlava farsi sconnesse, io davo il ritmo mormorando “tro-ia, tro-ia” ad ogni colpo e Keisha, ripresasi un po’ si era girata e si godeva lo spettacolo della madre chiavata al massimo.
Stavolta però quando sentii che la sborra mi stava per schizzare fuori lo estrassi, le diedi uno schiaffone sul culone e le feci capire che doveva voltarsi.
Preso saldo il cazzo in mano mi tolsi la soddisfazione di imburrare a dovere quelle tettone giganti.
Ora mi sentivo davvero i coglioni rilassati, finalmente.
La padrona di casa mi offrì una birra ghiacciata che tracannai in due sorsi e mi disse che se volevo potevo farmi la doccia nel suo bagno. Dissi di no anche perché non avevo nulla di pulito da mettere però una bella pisciata l’avrei fatta volentieri e così feci.
Entrato nel bagno vidi subito che accanto alla tazza, su un ripiano c’era un grosso cazzo di lattice. Non me ne stupii nemmeno troppo.
Erano devote al sesso.
Nei giorni successivi passai ancora a trovarle anche se Keisha badava sempre di farsi trovare a casa da sola e solo dopo una abbondante chiavata faceva entrare in pista la madre che si prendeva la sua dose.
Fra una chiavata e l’altra Keisha mi disse che nella sua famiglia era normale tanto l’incesto quanto il lesbismo con le donne più anziane, che lei stessa era stata sverginata dal padre così come le sue nove sorelle. Tutte sverginate dal padre appena dopo la prima mestruazione quasi fosse una benedizione di fertilità.
Anche aiutare la madre e procurarle gli orgasmi con la lingua e le mani era fra i compiti suoi e delle sue sorelle visto che il padre aveva altre quattro mogli e non sempre la soddisfava.
“Che famiglia porca” sorrisi ma Keisha ci tenne a dirmi che non era la sua famiglia ma che tutto il villaggio faceva così. Per questo i padri si affannavano a deflorare le figlie il prima possibile sapendo che se no qualcuno nel villaggio se le sarebbe montate al posto suo e messe incinta.
“Quindi fate figli a raffica” notai.
“Mie sorelle si. Una ha sei figli, le altre tutte almeno tre, solo io senza figli”.
“Figli….del loro stesso padre?”.
Sorrise “padre molto orgoglio se ingravida sua figlia, lui molto maschio ma non sempre succede”.
“A quindi diciamo che siete un po’ tutti parenti in quel villaggio”.
Rise “mia sorella ha un figlio di mio padre e uno di mio nonno lei molto fiera”.
La cosa, non so perché era tremendamente eccitante. Immaginavo Keisha giovanissima col padre e il nonno che la montavano a doppia sotto a una palma e mi veniva duro.
“Senti ma a proposito. Non è che io… cioè non vorrei lasciare figli in giro capisci?”.
“No mamma ormai troppo vecchia” sorrise.
“A bene questo lo immaginavo. E tu?”.
“Io non può avere, io malata. Per questi uomini di mio villaggio scopa ma non sposa”.
“Mi spiace questo” dissi ma mentii perché di fare un figlio con la negra non mi andava gran che.
Comunque, rassicurato che non avrei avuto conseguenze, quando mi tirava il cazzo e a casa di zia non combinavo nulla sapevo che a meno di mezz’ora di macchina c’erano queste sue belle elefantesse nere sempre pronte e ne approfittai spesso nelle successive settimane fin che la madre non tornò al suo villaggio.
Sapendo che probabilmente non avrei mai più rivisto la vecchia Mama Luba l’ultimo giorno chiesi alla figlia di scattarci un po’ di foto mentre la fottevo, la inculavo o mi facevo le spagnole far quelle angurie.
Tette così giganti non se ne trovano poi così facilmente e volevo un ricordo perenne di quella pompata con la vecchia donna elefante.
Ormai ero da zia Tina da più di un mese e non potevo lamentarmi oltre a essermi fatto lei, un paio di paesane, la sua amica, la sua badante con la madre è quella vecchia vacca di sua suocera avevo pure reso donna mia cugina Rosa sverginandola a dovere.
Mica male per un mese di “lavoro” no?
Per la cronaca mia cugina Rosa era troppo dura di testa e nonostante il mio aiuto non recuperò le materie e la bocciarono ma, in fondo, io il mio lavoro l’avevo fatto…e bene.
Alla fine Rosa smise di studiare e si trovò un posto da cassiera nel supermercato vicino al paese. Pare che adesso sia felice e che nelle pause si faccia delle gran chiavate con tutti i maschi del negozio, qualche camionista che va a scaricare e anche qualche cliente dotato. La zia Tina, la madre, non è certo orgogliosa come lo sarebbe stato se si fosse diplomata ma almeno le due ora non litigano più, anzi, la sera, vanno a letto assieme…e non certo per dormire.
jackoffstorie@yahoo.com
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