In viaggio con zia Luisella 2

di
genere
incesti

Siamo in viaggio da più di due ore. La zia Luisella alla guida, al suo fianco la sua amica Ines una anonima donna a cui non daresti due lire, dietro io, mio cugino Fabrizio figlio di zia e Marco il suo amico, figlio di Ines. Un ragazzino bruttino e macrocefalo con gli occhiali che pare aprire la bocca solo per dire la cosa sbagliata.
Direzione Cuneo dove i nostri due giovani virgulti parteciparanno a una gara di nuoto.
Sai che emozione!
L’idea in effetti era di passare la notte con zia Luisella. Avevamo già prenotato una matrimoniale e stanotte avremmo fatto follie ma poi si è infilata, letteralmente tra i coglioni, la cara Ines.
Ha chiamato l’albergo, mi ha trovato una singola e nel letto matrimoniale con la zia ci dormirà lei.
Sono sicuro che la zia sta già pensando che non potrà nemmeno spararsi un grilletto prima di dormire con lei a fianco.
E io? Io mi farò una pippa nel lettino? Ma no cazzo. Un modo bisogna trovarlo per fottere e siccome il tempo c’è perché il viaggio è eterno (la zia va a 80 in autostrada, ci passano persino i bilici) continuo a elaborare scuse plausibili per far venire la zia in camera mia, mollare Ines e fottere tranquilli.
L’idea migliore, simulare un mal di pancia e chiedere alla zia di accudirmi. Potrebbe andare. Ines è abbastanza cogliona da crederci.
“Mamma me l’hai presa la maglietta dell’associazione? L’avevo lasciata sul letto” se ne esce a un certo punto Fabrizio.
“A… No, no, l’ho dimenticata, scusami” nicchia la zia.
“Ma dai mamma te l’avevo detto che la devo mettere per la presentazione”.
“Metterai qualcos’altro”.
“Si vabbè però mamma….te l’avevo detto tre volte”.
“Scusami” annuisce lei.
In verità lei la maglietta se la era anche ricordata solo che dopo una sveltina nel parcheggio del supermercato l’ho usata per pulirmi il cazzo e, fra l’altro, già me lo ero pulito a casa dopo che con zia ci siamo fatti una reciproca masturbazione alle spalle dello zio che guardava la tv nella stanza accanto. Sicuramente non vuole dargli un indumento pregno di sperma, soprattutto perché Fabrizio è gay, me lo sono inculato spesso e il mio odore lo conosce bene.
Prima o poi dovrò dire al cuginetto che il mio uccello non piace solo a lui ma anche alla mamma.

“Dovrei Orinare” esclama Ines.
“Si anche io” risponde Luisella.
Subito drizzo le antenne. Sai che figata se adesso la zia accosta e tutte e due si tirano su la gonna e pisciano allegramente dietro alla macchina.
Mi si smuove un po’ il cazzo. In effetti una certa curiosità di vedere la topa della Ines c’è l’avrei.
I miei sogni libidinosi di un pissing di gruppo si infrangono due chilometri dopo quando la zia infila la macchina in un autogrill.
“Forza, tutti a far pipì e poi magari ci beviamo qualcosa” dice Luisella spegnendo il motore.

Entriamo nel bagno tutti e tre. Mi avvicino ai vespasiani e tiro fuori la mazza. In effetti ne ho un bel mezzo litro da svuotare. Il mio cuginetto e il suo amico fanno lo stesso accanto a me.
“Porcozio!” esclama Marco.
“Cosa?” esclamo.
“No, nulla scusa”.
“Te l’avevo detto no” ridacchia Fabrizio.
“Si ma cavolo, sembra un braccio”
Sorrido. Quel frocetto di mio cugino deve avergli detto quanto c’è l’ho grosso e il nostro amichetto ha subito guardato.
Perdo un attimo di tempo a lavarmi le mani, lascio uscire Marco e poi gli chiedo “ma è omosessuale anche lui?”.
Fabrizio sorride “Non si sa, è ancora indeciso, però le pompe gli piacciono”.
Sorrido. Porcello frocetto di un cuginetto, lo sapevo che con la scusa della piscina avrebbe succhiato un po’ di uccelli. Quasi quasi, se stasera non riesco a combinare con zia vado in camera loro e me li monto tutti e due.
Sto per uscire dal bagno quando vengo praticamente travolto dalla zia e dall’amica.
“Bhe?”.
“Niente c’è una comitiva di suore che ha bloccato il bagno. C’è pure la coda e io non tengo” borbotta Ines.
“La facciamo qui che è libero” ride la zia.
“Si sì fate, fate” sorrido.
“Ecco bravo, tu facci la guardia” esclama Ines tuffandosi in una delle toilette.
Zia Luisella occupa quella accanto.
A questo punto faccio un silenzio di tomba sperando di sentire le loro ficone che scrosciano piscio a raffica…
A una delle due, credo la zia, scappa anche un bel peto. Non c’è da stupirsi visto come le ho maltrattato il culo due ore fa.
Poi la sento “Ei, ei, aiuto…” bisbiglia Ines.
“???”
Si apre la porta. La donna è seduta sulla tazza, gambe larghe, collant grigio alle caviglie, ficona che fa capolino dalle gambe che tiene strette strette “Non c’è la carta…aiuto”.
Le sorrido, dopo averle lanciato un altro sguardo fra le gambe “Provvedo subito”.
Le recupero un rotolo e torno. La porta sempre aperta. Glielo passo e poi come nulla fosse resto lì a porta spalancata a guardarla aspettando che apra le gambe o mi mandi via.
Lei, forse confusa, pare non farci caso. Spalanca le gambe e mi mette in mostra un ficone con due grossi labbroni penzolanti e un pelo nero fitto fitto. Si prende un pezzo di carta e inizia a pulirsi ben bene la ciospa.
Io non commento ma è uno spettacolo meraviglioso.
Intanto dal bagno accanto la zia ha fatto ciò che voleva. Si alza, si avvicina. Nota Ines a gambe larghe a fare il suo lavoro. Sorride, mi da una pacca sul culo nel senso “ti piace guardare vero porcello”.
Poi va ai lavabi e si lava le mani.
Intanto Ines ha finito, si alza, tira su i collant e giù la gonna.
Si va a lavare le mani accanto a Luisella che si attarda di proposito.
Mi lavo di nuovo le mani anche io anche se non serve.
“Vado a ordinare da bere” dice Ines.
“Si per me una coca cara”
“Anche per me” aggiungo.
Ines annuisce e se ne va trulla trulla.

“Dovrei essere gelosa?” mi domanda appena siamo soli.
“Ma dai zia…. Come fai a non guardare…”.
“Hai visto se aveva le ragnatele? Sai il marito non se la caga da anni…”.
“A sei bella informata sulla nostra amichetta”.
“Si confida…”.
“Sai anche perché sotto al collant era senza mutande?”.
La zia si mette a ridere “A quello è colpa mia. Un giorno ero a casa sua, gonna corta, collant trasparenti a un certo punto, sul suo divano, la mia micina ha fatto ciao. Così per non choccarla troppo l’ho convinta che le donne di classe non portano gli spio sotto al collant perché rovina la linea della gonna”.
“E ci ha creduto?”.
“Non è molto sveglia” ride Luisella.
“In effetti era così presa dal cercare la carta che mi ha messo in vetrina la gnocca senza rendersene conto” rido.
“Magari stasera ti trombo con lei a fianco che dorme e se si sveglia le diciamo che sta sognando” rido anche io.
“Capace che ci crede. Andiamo che si fa tardi?”.
“Non la facciamo una sveltina. Mi è venuto un po’ duro”.
“Ancora, ma hai sempre voglia tu?”.
“Tu no…?” la scruto con gli occhi di ghiaccio.
Sbuffa… mi spinge dentro a una toilette, si siede sulla tazza e tira fuori le tette “dai che ti tiro una pompa ma non mi sborrare il vestito ok?” dice prendendolo in mano già bello duro.
Si afferra le tette, se lo fa scivolare bene nel solco e strizzandomelo in quelle immense borracce comincia una sega alla spagnola da paura ciucciando e menando a tutto spiano.
“Lo sai che Fabrizio fa le pompe a Marco?”.
Lei non batte ciglia, continua a succhiare “io gle fassio meglio” borbotta senza togliersi la mia cappella dalla bocca…
Fatto il servizio siamo davvero assetati e bisognosi di una coca cola, soprattutto Luisella, giusto per togliersi l’aroma di sborra dalla gola.
“Ma dove eravate finiti?” esclama Ines appena ci vede.
“Niente… dovevo fare una cosa” mormora la zia un po’ con lo stile del “fatti un paiolo di cazzi tuoi”.
Non so se capisca la cara Ines, io comunque cambio discorso “ha ma fanno anche gli hamburger qui. Io mi mangerei un hamburger vi va?”.
“Adesso?” sbotta Fabrizio.
“Facciamo merenda dai…”.
“Allora Hamburgher per tutti” sorride Ines e va a ordinare.

Usciamo mezz’ora dopo un po’ più sazi e rilassati. Vedo Ines che si butta sul bagagliaio, apre, tira fuori il suo trolley.
“Che succede?”
“È mi sono macchiata di ketchup la camicetta, va che roba” e mi mostra la grossa chiazza proprio sopra al seno. Fra l’altro, senza reggiseno sotto, co, tessuto umido si vede quasi tutto. La mammetta tutto sommato ha due belle zinne, sarà una quarta. Un po’ a pera, ancora sode.
Certo non è una esplosione da ottava come la zia Luisella ma io le belle zinne le apprezzo sempre.
Tira fuori una maglietta bianca con una farfalla stampata sopra “metto questa. Datemi dieci minuti che vado in bagno”.
Io decido di provarci al volo “ma no dai cambiati qui, sali in auto e non ti vede nessuno”.
“Ma dai…” ridacchia.
“Ti faccio la guardia io” insisto.
Ci casca, scivola in auto, sul sedile posteriore. Si leva la camicetta e fa dondolare ben bene le poppe mentre si infila la maglietta. Io naturalmente vedo tutto e anche la zia che se le studia a dovere. Ma la vera mia curiosità era vedere la reazione dei ragazzi. Mio cugino Fabrizio non batte ciglio, lui è davvero frocio fino in fondo. Marco invece sgrana gli occhi. Si studia bene bene le pere della mamma, si palpa anche un po’. Mi sa che se non ci fossimo noi si farebbe un segone.
“Ecco fatto -sorride scendendo dall’auto- come sto?”.
In realtà la maglietta è così leggera che nasconde poco e nulla , se non fosse per la stampa della farfalla vedremmo tutto.
“Bella farfalla” commento.
“Grazie” ribatte mentre mette a posto il trolley nel baule.
“Oi, un momento, fermi tutti…” scatta Ines.
“Che c’è adesso?” sbuffa la zia
Ines, come se avesse vinto un trofeo sventola la t-shirt con le papere che nuotano. “Ho trovato la maglietta di Fabrizio. Alla fine l’avevi messa in auto davvero era solo finita in un angolo”.
“A bene”.
Fabrizio ignorante di tutto e felice si leva quella con gli orsetti che ha addosso e se la mette.
“Mi sa che si è stropicciata un po’” dice guardandosi addosso.
“E ha anche un odore un po’ strano…” aggiunge Ines che gli sta accanto.
Mi pare ovvio mi ci sono pulito due volte il cazzo dalla sborra e la zia si è pure asciugata le tette sudate e la gnocca umida.
“Sarà qualcosa che c’era nel baule -minimizza la zia- datti un po’ di deodorante e andiamo che è tardi.
È così, più felici di prima, dopo aver dato una bella guardata alle tette e alla fica di Ines possiamo finalmente andare…
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-15
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