La punizione di Lilliana

di
genere
incesti

Mi arriva una strana telefonata del signor Giovanni. È il padre del mio amico gay Riccardo nonché marito della signora Lilliana una bella sessantenne tettona e porca da paura con cui ho avuto non poche esperienze di sesso.
Vuole vedermi subito. Per un attimo penso che ci sia qualche problema, magari a forza di montargli la moglie se n’è accorto o forse, ipotesi remota ma credibile, ha capito che di tanto in tanto gli inculo il figliolo. Chissà? Non è tanto sveglio il signor Giovanni ma può anche darsi che abbia intuito qualcosa.
Il tono della voce comunque non pare rabbioso. È calmo, quasi triste, non sembra uno che vuole fare casino. Sia come sia decido di andarci, tutto sommato sono curioso.

Arrivo a casa sua. Lo trovo solo, in cucina, flanella e mutandoni alla fantozzi. Faccia di chi ha appena preso quattro sberle.
“Signor Giovanni che succede?”.
“Mia moglie. La conosci no la Lilliana” dice fissandomi dritto negli occhi.
“O si, la conosco molto bene” annuisco cercando di non far trasparire che la conosco anche troppo bene.
“Copulava” mormora.
“Cosa?”.
“Dovevo andare al capanno che abbiamo sul lago. Parto, arrivo a metà strada, mi accorgo che ho dimenticato le chiavi. Torno indietro, entro in casa e la trovo sul letto, nuda, con la posizione sai….da cagna capito?”.
“A pecorina, penso si dica così”.
“Si esatto, a pecorina, era li con la faccia ai piedi del letto, le tettone che andavano su e giù e dietro c’era un biondino tutto concentrato a… insomma hai capito no?”.
“La montava? Un ragazzo biondo?” ho già capito che si tratta del mio amico Paul. Anche lui porco, ben dotato, icestuoso e bisex. Tempo fa gli ho presentato la Lilliana e ci siamo fatti una doppia penetrazione da paura. Ovviamente avrei dovuto immaginare che quella troia di Lilliana avrebbe subito approfittato della sua conoscenza per raddoppiare i suoi amanti.
Così, probabilmente, quando io sono a trombare altrove si fa montare da Paul e viceversa.
Non che sia geloso, non di una vecchia vacca certo ma penso che dovrò dire a Paul che me ne deve una.
“Mai avrei pensato che una donna così morigerata, una madre, una catechista” singhiozza Giovanni.
“Ma lei che ha fatto scusi?”.
“E che dovevo fare. Le ho urlato che era una lurida meretrice poi il ragazzo ha estratto il suo grosso augello da lei e…”.
“C’è l’aveva grosso?” domando.
“Si molto grosso” annuisce lui.
Faccio fatica a non sorridere. Paul è ben dotato, lo so perché l’ho visto e anche provato ma il mio è quasi il doppio del suo per lunghezza e diametro. Chissà che faccia farebbe il signor Giovanni vedere Lilliana aperta dal mio bastone. Del resto, se è vero ciò che ha detto Lilliana (e penso lo sia) l’oggetto di piacere di Giovanni è poco meno di un mignolo ausiliario buono giusto per pisciare.
“Sono uscito dalla stanza per non continuare a fissare la lurida scena” dice.
E bravo pirla hai li una porcona che ti sbatte davanti e le tettone e te ne vai?, penso.
“Dopo qualche minuto è uscito il biondino vestito, mi ha pure sorriso e poi è scappato”.
Io mi immagino Paul, probabilmente a cazzo ancora duro che fa marameo al cornuto.
“Poi ho aperto la porta. Le ho detto quanto era vergognoso ciò che aveva fatto”.
“Ma era ancora nuda lei?”.
“Si perché?”.
“No, niente, ninete, scusi l’interruzione” (Dio che pirla di uno).
“Mi ha detto che è stata circuita, che ha ceduto al diavolo, pareva pentita”.
“E adesso dove è andata scusi?”.
“In chiesa ovviamente. L’ho mandata subito a confessare le sue colpe”.
“Ha fatto bene” (non devo ridere, mi ripeto, non devo ridere).
“Quindi Dio la perdonerà e poi andrà tutto a posto?”.
“No ragazzo mio. Non penso che basti. Per quanti ave Maria gli dia il parroco non so come saneremo questa cosa”.
“Quindi sta decidendo se lasciarla o no?”.
“O no. Come potrei lasciarla. Sia pure legale per lo stato ma una unione davanti alla chiesa è per sempre, per un vero cattolico ovviamente”.
“A questo punto non saprei che dire. Ma perché ha chiamato me?”.
“Riccardo mi ha detto che tu sei figlio di genitori separati. Forse sei già passato da questa situazione e ho immaginato che potresti darmi dei consigli su come far affrontare al meglio a mio figlio questa situazione”.
“Cioè dovrei consigliarla se dire a suo figlio che la madre ha un amante?”.
“Soprattutto come dirglielo, se glielo dirò e se mai la perdonerò”.
A quel punto mi viene una mezza idea. “Ma secondo me dovrebbe perdonarla. Non sarebbe il primo che perdona la moglie dopo una scappatella”.
“Non so, al momento sono molto arrabbiato, forse dovrei trasferirmi al capanno di pesca per qualche giorno”.
“Non sbollirà mai la rabbia se non affronta la cosa -lo incalzo- si fidi, lei deve affrontare Lilliana e punirla a dovere, solo così avrà soddisfazione”.
“Punirla come?” alza le orecchie lui.
“Alcuni mariti hanno perdonato le mogli dopo averle sodomizzate. Pare che vederle soffrire con un pene nel sedere dia molta soddisfazione”.
Sorride. Pare che la cosa lo incuriosisca.
“Un bel bastone di carne fra le chiappe e farla urlare a dovere, farla soffrire, farle capire chi comanda” insisto.
“O siii” sorride lui e vedo che si tocca sotto al tavolo.
Poi però scuote la testa “È però ci vorrebbe davvero un gran bastone. Io purtroppo….”.
Faccio finta di non aver capito.
Si alza in piedi, abbassa le mutandone ascellari. Un pistolino di cinque centimetri duro (probabilmente per la mia proposta) mi saluta timidamente.
“Non penso farei un gran danno al suo sedere”.
“È no….”.
“Dovremo studiare qualcos’altro” scuote la testa rimettendolo via.
“O forse avrei una idea” dico.
“Cioè”.
“Se permette, visto che mi ha mostrato il suo…” e mi apro i jeans mostrandogli il mio serpente di carne già un po’ barozzo.
“Oooooooo ma che prodigio. Ma è normale?”.
“Sono un po’ sopra la media” sorrido.
“Questo si che sarebbe adatto -annuisce continuando a fissarlo con gli occhi sgranati- con questo nel sedere urlerebbe non poco” sorride con uno sguardo che dal triste ora pare indiavolato.
In realtà, lui non può saperlo, ma la Lilliana con questo attrezzo nel culo ha già urlato e goduto non poco.
“Certo che è davvero enorme” sorride. Avvicina una mano “posso?”.
“Prego, prego” sorrido.
“Non sono invertito stai tranquillo, solo curioso” sorride allungando la mano e prendendolo ben bene.
Se sapesse che io invece sono bisex e che lo metto in mano, in bocca e in culo anche a suo figlio che direbbe?
L’effetto della mano fa un certo effetto perché gli diventa duro nel palmo “accidenti cresce ancora” sorride.
“Guardi che dopo tre sgrullate diventa una sega”.
“Cosa?”.
“Nulla. È un vecchio modo di dire per chi se lo accarezza troppo tempo”.
Imbarazzato scosta la mano.
Neanche a farlo apposta appare Lilliana alle nostre spalle. Mi vede lì col cazzo dritto e il marito in mutande “e questa? Ma che fate lercioni?” sbotta. Ovviamente siccome sa che sono bisessuale e le monto il figlio ha subito pensato che stessi facendo qualcosa anche col marito.
Io, del resto, se il signor Giovanni avesse continuato ad accarezzarlo gli avrei anche sborrato in mano senza problemi.
“Zitta Perioatetica. Questo è per te” dichiara Giovanni serio.
“Cosa?”.
“La tua punizione per ciò che hai fatto” insiste lui senza nemmeno notare che la moglie non si è stupita affatto della mia enorme trave (visto che l’ha già usata) e che la fissa sorridendo,
Io la guardo a mia volta con un sorriso carico di sottintesi. Lei si è messa la camicetta e la gonna nere da chiesa con calze di nylon scure che la fanno sexy da morire. Il cazzo si sta alzando da solo.
“Dovrai essere punita per il tuo atto impuro” continua lui.
Lilliana mi guarda. Io le faccio un si con la testa nel senso di stare al gioco. Lei capisce al volo.
“O si, merito la tua collera e la tua punizione lo so marito mio”.
“Hai chiesto perdono a Dio?”.
“Si, si il parroco mi ha assolta dai peccati”.
“Bene, ora assolverai le colpe da moglie” annuisce lui togliendosi le mutande.
Lei sgrana gli occhi stupita.
Lui le spiega cosa dovrà subire.
Lilliana si finge appena appena turbata dalla cosa. In realtà le piace da morire prenderlo in culo.
Inizia a spogliarsi. Resta nuda in un attimo con addosso solo calze autoreggenti nere e scarpe col tacco. “Andiamo a letto?” domanda cercando di non sembrare troppo ansiosa.
“Nel nostro letto mai. Anzi lo bruceremo quel materasso dopo ciò che hai fatto col biondino. Qui, in cucina va bene. Forza poggiati bene in avanti contro il tavolo e preparati alla punizione.
“Si marito mio hai ragione” e si mette ben bene arcuata in avanti contro il tavolo col culo dritto e teso.
“Tu sei pronto ragazzo?”.
Io mi accarezzo il cazzo durissimo e scappellato al massimo “prontissimo”.
“Ottimo. Vai! E tu soffri cagna fedifraga”.

In realtà Lilliana è talmente sfondata che entrò quasi senza fatica “fingi che faccia male” le sussurro poggiandole la testa sulla spalla.
“O si, aia, aia, che male, che male, come soffro, come soffro siiii”.
Simula malissimo ma lui non se ne accorge è troppo concentrato a gustarsi la scena e a masturbarsi con due dita il pistolino duro seduto a gambe larghe di fronte a noi.
Dopo qualche minuto rantola. Il pisellino spruzza.
“Questa è per te….” urla sborrando a tutto spiano sul pavimento. Poi si alza in piedi, ci guarda “giustizia è fatta, vado a farmi il bidet” dice lasciandosi soli.

Appena chiuso in bagno, Lilliana mi sussurra “ho la gnocca in fiamme, ti prego dammi una ripassata anche davanti”.
“Si ma lesta che se no ci vede” e rapido lo tiro fuori dal suo bel culo e glielo caccio in figa con decisone “O siiiiiiiii” urla lei.
“Piano che ci sente” dico mentre strizzandole le tettone la tiro a me per fotterla per bene.
“Oooo come soffro, come soffro” cambia tono lei, anche se tutto pare meno che una che sta soffrendo.
Non mi tengo più, le vengo nella figona. Una sborrata da paura. Lei ha un altro orgasmo, si morde una mano per non urlare.
Lo tiro fuori grondante sborra, dalla sua fica cola un fiume biancastro.
Lesta prende le mutande e se le infila prima che si noti da che buco sta colando.
“Davvero hai detto al parroco cosa hai fatto?”.
“Certo gli dico tutto al parroco, anche di te”.
“E lui ti assolve?”
“Si, dopo un pompino mi assolve sempre” sorride.
“E bravo il don” rido anche io mentre mi pulisco il cazzo con un asciugamano da cucina.

Quando Giovanni torna dal bagno con le mutande addosso siamo tutti più o meno vestiti a parte Lilliana che ha ancora le grandi pere al vento.
Lui la guarda. Pare che quelle grandi pere non gli facciano alcun effetto. “Sei stata punita fino in fondo?”.
“Si amore mio” annuisce lei.
“Hai capito cosa rischi se farai ancora queste cose?”.
“Si amore”.
“Sei sinceramente pentita?”.
“Certo amore”.
“Spero di non dover più scomodare il mio amico col suo bastone”
“O no, certo” annuisce lei e mi fa l’occhiolino.

Il giorno dopo, tornata la calma, Giovanni parte sereno per il capanno da pesca.
Parte all’alba, alle 6 e mezza, vuole arrivare presto per poter pescare già di prima mattina.
Alle 6 e 40 sono già sopra a Lilliana. Faccia nelle tettone, uccello che le sfonda la ficona.
“Oltre che cornuto è davvero un gran coglione” sorride Lilliana e mi incita a scoparla con più forza con l’intenzione di svuotarmi fino al midollo per tutto il giorno.

jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-12
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