La soglia dei desideri
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
"Non ho mai capito perché i pomodori vadano pelati," sussurrò Laura, le dita ancora umide di sugo. Luigi rise, strofinandole la schiena mentre passava, e Mauro capì all'istante che quella non era una cena qualunque.
Il tavolo era apparecchiato con cura: tovaglia di lino, candele basse, tre bicchieri di vino già mezzi vuoti. Luigi aveva insistito per invitare Mauro, suo amico d’infanzia, con una scusa vaga sul "voler festeggiare". Ma ora, mentre Laura si alzava per prendere il sale, Mauro notò come Luigi lo guardasse, gli occhi carichi di un’intesa che non aveva mai visto prima.
"Ti va un altro po’ di vino?" chiese Laura, inclinando la bottiglia verso il bicchiere di Mauro senza aspettare la risposta. La sua mano tremò leggermente, e un goccia rossa scivolò sul tavolo. Luigi sorrise, allungando un dito per raccoglierla, poi lo portò alle labbra di lei, che lo succhiò con uno sguardo che fece accelerare il battito di Mauro.
In cucina, dopo il dolce, Laura cominciò a sciacquare i piatti con movimenti lenti, quasi studiati. Mauro si offrì di aiutare, e mentre prendeva un asciugamano, le sue dita sfiorarono il fianco di lei. Laura non si scostò. Anzi, si arrese al contatto, lasciando che la sua mano scivolasse lungo la curva del suo jeans, mentre il respiro si faceva più pesante. "Luigi ti ha detto cosa voglio?" mormorò, voltandosi verso di lui con gli occhi oscuri di desiderio.
Mauro sentì il calore del corpo di Laura premersi contro il suo mentre lei si girava completamente, lasciando cadere il piatto ancora bagnato nel lavandino con un tonfo sordo. "Sì," sussurrò lui, le dita che ora stringevano i suoi fianchi attraverso il tessuto sottile della maglietta. "Ha detto che volevi... che volevate provare qualcosa di nuovo."
Laura rise, un suono basso e roco, mentre la sua mano si insinuava sotto la sua camicia, le unghie che graffiavano appena la pelle sopra l’addome. "Non è esattamente quello che ho detto," mormorò, avvicinando le labbra al suo orecchio. "Ho detto che voglio *te*." Il respiro di Mauro si incagliò in gola quando sentì i denti di lei stringere delicatamente il lobo, mentre dall’altra stanza arrivava il rumore distante della televisione accesa. Luigi li stava aspettando.
Era come se il tempo si fosse dilatato. Mauro non ricordava di averla mai toccata prima, ma ora le sue mani sembravano conoscere ogni curva del suo corpo—la stretta dei fianchi, la curva del seno che spingeva contro il tessuto sottile della maglietta, la fossetta alla base della schiena che scoprì quando lei si girò completamente, premendo il sedere contro il suo pube già duro. Laura sospirò, le labbra che si avvicinarono alle sue senza baciarlo ancora, lasciando che il respiro caldo gli sfiorasse la bocca. "Lo sai quante volte ho sognato questo?" sussurrò, le dita che gli aprivano i bottoni della camicia. "Ogni notte. Mi sveglio bagnata, e poi devo farmi sfogare da lui... e sai cosa dice Luigi? Che gli piace vedermi così. Che gli piace sentirmi urlare il tuo nome."
Mauro sentì un brivido lungo la schiena mentre lei gli prendeva la mano e la guidava sotto la sua gonna, senza mutandine, la pelle liscia e già umida. "Fammelo sentire," disse Laura, mordendogli il labbro inferiore. "Fammi sentire che è vero." E poi, con una voce roca che gli fece rizzare i peli sulla nuca: "Voglio il tuo cazzo in tutti i miei buchi. In bocca, nella fica, nel culo. E voglio che lui ci veda. Voglio che si masturbi per me mentre mi prendi."
Dalla sala, il rumore della televisione si interruppe. Un silenzio carico, poi passi lenti. Mauro alzò lo sguardo e vide Luigi sulla soglia, le mani in tasca, il sorriso che gli illuminava il viso mentre osservava la scena. Laura non si voltò, ma il suo respiro si fece più affannato. "Dimmi che è quello che vuoi anche tu," sussurrò a Mauro, mentre le sue dita gli slacciavano la cintura.
Luigi si avvicinò, senza fretta, e si sedette sullo sgabello accanto al tavolo della cucina. Tirava fuori qualcosa dalla tasca—un preservativo, che fece scivolare sul piano di marmo verso di loro con un gesto quasi casuale. "Non voglio interrompervi," disse, la voce calma, ma gli occhi che brillavano di un fuoco che Mauro non gli aveva mai visto. "Ma penso che potreste averne bisogno."
Mauro sentì il battito accelerargli così forte nelle tempie che quasi gli rimbombava nelle orecchie. Le dita di Laura gli scivolavano sotto la cintura, le unghie che graffiavano appena la pelle dell’addome mentre il suo respiro caldo gli sfiorava il collo. "Non è un sogno ora," sussurrò lei, aprendogli i pantaloni con movimenti sicuri. "Sento quanto sei duro per me. Quanto mi vuoi."
La mano di lei lo afferrò attraverso gli slip, strizzando con una pressione che lo fece gemere. Dietro di loro, Luigi si schiarì la gola, ma non disse nulla. Mauro lo vide dall’angolo dell’occhio—seduto sullo sgabello, le gambe larghe, una mano che si muoveva lentamente dentro i pantaloni. I suoi occhi erano fissi su Laura, sulla curva della sua schiena mentre si piegava in avanti, le labbra che ora bagnavano la punta del cazzo di Mauro attraverso il tessuto. "Dio, sei enorme," mormorò, sfregandoci contro il viso prima di tirargli giù slip e pantaloni insieme, lasciando che il suo membro si liberasse con uno schiocco umido contro il suo stomaco.
Laura non perse tempo. Afferrò la base con una mano, l’altra che gli stringeva i fianchi mentre la bocca calda gli avvolgeva la punta, succhiando con una pressione che gli fece contrarre le cosce. Mauro alzò lo sguardo e incrociò quello di Luigi—l’amico che non aveva mai immaginato potesse guardarlo così, con quella miscela di eccitazione e possessività mentre sua moglie gli succhiava il cazzo con una devozione da far girare la testa. "Ti piace?" chiese Luigi, la voce più roca del solito. La mano che si muoveva dentro i pantaloni si fermò, tirando fuori il proprio cazzo, già lucido di precum. "Guardala. È una troia quando vuole, eh?"
Laura emise un suono di approvazione, le labbra che scivolavano su e giù lungo l’asta di Mauro, la lingua che premeva contro la venatura mentre una mano gli massaggiava le palle. "Mmmh, adoro come tremi," sussurrò, allontanandosi solo per sputargli sul glande e strofinare il liquido con il pollice in movimenti circolari. Mauro non riusciva a respirare. Ogni cellula del suo corpo era concentrata su quella bocca, su quelle dita, sul modo in cui Luigi ora si masturbava lentamente, gli occhi fissi su di loro.
"Vuoi scoparmi la bocca o la fica per prima?" chiese Laura all'improvviso, alzando lo sguardo verso Mauro con un'espressione che lo fece quasi venirle addosso lì e allora. Non aspettò la risposta. Si alzò, sfregando il sedere contro il suo cazzo mentre si voltava, appoggiandosi al tavolo e scostando la gonna per rivelare le chiappe tonde e nude, già lucide di sudore. "O forse il culo? So che ti piacerebbe. Lo so da come mi guardi quando mi chino."
Mauro non ebbe il tempo di rispondere prima che Laura si piegasse in avanti, le mani che si aggrappavano al bordo del tavolo mentre le natiche si spalancavano davanti a lui, rivelando il piccolo fiore rosa già umido e rilassato. "Non farmi aspettare," gemette, spingendo indietro il sedere come un'offerta. Mauro sentì le ginocchia cedere per un attimo, le mani che le afferrarono i fianchi mentre il cazzo pulsante premeva contro la fessura calda tra le sue cosce.
Dietro di loro, Luigi emise un suono basso, quasi un ringhio, mentre la mano si muoveva più veloce lungo la propria asta. "Dio, Laura," mormorò, gli occhi che divoravano la scena. "Sei una puttana magnifica." La voce era piena di un possesso che non ammetteva discussioni, eppure le parole erano un invito, un permesso dato a Mauro di prendere ciò che voleva.
Mauro non ebbe bisogno di altro. Con un movimento fluido, si piegò leggermente, allineandosi con quel buco stretto che lo stava chiamando. La punta del suo cazzo sfiorò l'ingresso, facendo tremare Laura che sussurrò qualcosa di incomprensibile, le dita che si stringevano sul marmo. "Presto," ansimò, "fallo entrare tutto." Mauro obbedì, spingendo in avanti con un colpo secco che la fece urlare, le unghie che graffiarono la superficie del tavolo mentre il suo corpo si adattava all'invasione improvvisa.
Era stretto, incredibilmente stretto, eppure caldo e accogliente come nient'altro che Mauro avesse mai provato. Le mani le scivolarono sui fianchi, afferrandola con forza mentre iniziava a muoversi, prima lentamente, poi con crescente sicurezza. Ogni spinta la faceva gemere, ogni ritirata la faceva imprecare, le parole che si mescolavano in un flusso di suoni rochi e senza senso. "Cazzo, sì, così... più forte, ti prego, più—" La frase si interruppe in un grido quando Mauro le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre aumentava il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro le sue natiche con un rumore umido e sordo.
Luigi si alzò dallo sgabello, il cazzo ancora in mano, e si avvicinò a Laura con passo felpato. Le passò una mano tra i capelli, afferrandoli con delicatezza prima di tirarle indietro la testa, esponendo il collo sudato. "Ti piace essere scopata così, puttana?" sibilò contro la sua pelle, mentre l’altra mano le pizzicava un capezzolo attraverso la maglietta. Laura annuì freneticamente, le parole che le morivano in gola trasformate in gemiti mentre Mauro continuava a martellarla con colpi sempre più profondi.
Mauro sentiva il calore di lei avvolgerlo, ogni spinta che sfregava contro quelle pareti strette facendolo quasi impazzire. Le mani di Laura si aggrappavano al bordo del tavolo, le nocche bianche per la forza con cui stringeva, mentre Luigi le mordicchiava l’orecchio, le dita che ora le aprivano la maglietta per palpare il seno libero. "Vuoi che ti faccia venire così?" chiese Mauro, affondando ancora più dentro di lei, sentendo il suo corpo contrarsi intorno al suo cazzo. Laura emise un suono strozzato, il respiro che le usciva a scatti. "S-sì... fammi... fammi sborrare, cazzo, ti prego—"
Luigi rise, un suono oscuro, mentre la mano scivolava tra le cosce di Laura, le dita che trovavano il clitoride gonfio e lo sfregavano in cerchi rapidi. "Ecco, così," mormorò contro la sua schiena, "vieni per noi. Vieni mentre ti riempiamo." Laura urlò, il corpo che si irrigidiva sotto le loro mani, le contrazioni che strizzavano Mauro come un guanto di velluto. Mauro la sentì scivolare via, il respiro che diventava un singhiozzo mentre il suo orgasmo la scuoteva, le cosce che tremavano violentemente.
Ma non si fermò. Continuò a muoversi dentro di lei, il ritmo diventando più selvaggio mentre il suo stesso piacere si avvicinava al culmine. Le mani le strinsero i fianchi, le dita che affondavano nella carne mentre la tirava indietro su ogni colpo. Luigi lo osservava, il cazzo ancora in mano, gli occhi pieni di approvazione. "Dai, riempila," lo incitò, la voce roca. "Falle sentire chi è che la possiede ora."
Mauro non poté resistere più a lungo. Con un gemito roco, affondò fino all’ultimo centimetro dentro Laura, sentendo le pareti di lei contrarsi intorno al suo cazzo mentre lo sperma gli esplodeva dalle palle in getti caldi e profondi. Laura gridò, le dita che si aggrappavano al tavolo come artigli mentre la riempiva, ogni spasmò del suo orgasmo che strizzava ancora più avidamente il suo seme.
"Eccola, la mia puttana," sibilò Luigi alle sue spalle, la mano che continuava a massaggiarle il clitoride mentre l'altra le stringeva un seno con forza. "Ti piace essere riempita così, eh? Sentirlo tutto dentro?" Laura annuì, incapace di parlare, il respiro che le usciva a scatti mentre il corpo era ancora scosso da onde di piacere. Mauro rimase immobile per un attimo, godendosi quella stretta perfetta, prima di ritirarsi lentamente, lasciando che il suo seme colasse lungo le cosce di lei in rivoli bianchi.
Luigi si avvicinò a Mauro, il suo cazzo ancora rigido e lucido di precum. Senza una parola, gli afferrò la mano e la guidò verso la propria asta, facendogliela stringere con forza. "La tua turno non è finito," mormorò contro la sua guancia, le labbra che sfioravano la pelle sudata. "Adesso voglio che la scopi in gola mentre io le sfondo il culo."
Laura, ancora piegata sul tavolo, emise un gemito di approvazione, le gambe che tremavano mentre si riprendeva. "S-sì... per favore," ansimò, voltando la testa per guardarli con occhi annebbiati dal desiderio. Mauro sentì un brivido di eccitazione percorrergli la spina dorsale. Non aveva mai provato niente del genere—la cruda intimità di quel momento, la complicità tra loro tre, il modo in cui Luigi lo guardava come se fosse sempre stato parte di questo.
Mauro non aveva mai sentito il sangue pulsare così forte nelle vene, il rumore quasi sovrastava il suono roco del respiro di Laura mentre lei si girava verso di lui, le labbra gonfie e lucide. "Mi vuoi davvero in tutti i modi, eh?" sussurrò, la voce spezzata dal desiderio mentre le dita gli accarezzavano il petto sudato. Luigi intanto gli si avvicinò alle spalle, il calore del suo corpo che si fondeva con quello di Mauro, una mano che gli afferrò la nuca con possessività. "Fallo," gli ordinò contro l’orecchio, il respiro caldo che gli fece rizzare i peli sulla pelle. "Prendile quella bocca da troia e spingile la lingua fin nella gola."
Laura non aspettò. Si inginocchiò davanti a Mauro con un movimento fluido, le mani che gli afferrarono i fianchi mentre la bocca si apriva, accogliendo la punta del suo cazzo ancora sensibile. Un gemito gli sfuggì quando le labbra umide gli avvolsero di nuovo l’asta, la lingua che premeva contro la parte inferiore con una pressione che lo fece contorcere. Luigi osservava, una mano che intanto slacciava la cintura di Mauro con gesti sicuri, mentre l’altra gli strizzava un capezzolo tra pollice e indice. "Guarda come ti succhia," sibilò, "come se avesse fame di te."
Laura aumentò il ritmo, la testa che si muoveva su e giù con una devozione da far girare la testa, le mani che intanto gli massaggiavano le palle ancora piene. Mauro la guardò annuire verso Luigi, come se stesse chiedendo il permesso di spingersi oltre. "Sì, cazzo, faglielo ingoiare tutto," ringhiò Luigi, la mano che intanto gli stringeva la nuca più forte. Laura obbedì, aprendo la gola e lasciando che Mauro le spingesse dentro fino alle palle, il naso che le premeva contro il basso ventre mentre lei deglutiva intorno a lui. Mauro sentì le dita di Laura stringergli i fianchi, le unghie che affondavano nella carne mentre lei lo succhiava come se la sua vita dipendesse da quello.
Luigi si spostò dietro Laura, le mani che le sollevavano le natiche mentre si inginocchiava, il cazzo che già premeva contro il buco ancora umido del suo culo. "Sei pronta, puttana?" sussurrò, sputandoci sopra prima di premere la punta contro l'ingresso stretto. Laura annuì freneticamente, la bocca ancora piena di Mauro, mentre Luigi spingeva dentro con un colpo secco che la fece urlare attorno al cazzo che le riempiva la gola. Mauro la sentì contrarsi intorno a lui, le pareti della gola che lo strizzavano mentre Luigi cominciava a muoversi dentro di lei con ritmo regolare.
Era troppo. Il caldo della bocca di Laura, il modo in cui Luigi lo guardava mentre scopava sua moglie, le mani che intanto gli stringevano i fianchi per guidarlo—Mauro sentì l'orgasmo avvicinarsi come un treno. "Sto per—" riuscì a gemere, ma Luigi lo interruppe con una stretta brutale alla nuca. "Non ancora," ordinò, la voce roca. "Voglio che lei venga di nuovo prima di te." Laura lo guardò con occhi lucidi, le labbra che si stringevano intorno a lui mentre Luigi aumentava il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro le sue natiche con un rumore umido.
Luigi abbassò una mano tra le cosce di Laura, le dita che trovavano il clitoride e lo strizzavano tra pollice e indice. "Vieni," le ordinò, "vieni mentre ti riempiamo entrambi." Laura tremò, un gemito strozzato che le vibrava in gola mentre l'orgasmo la scuoteva, le contrazioni che facevano perdere a Mauro ogni residuo di controllo. Con un grido, le afferrò i capelli e le spinse dentro fino in fondo, lo sperma che le esplodeva in gola in getti caldi mentre lei deglutiva avidamente.
Luigi si tirò indietro con un sibilo, il cazzo ancora rigido e lucido mentre osservava Laura che si puliva le labbra con il dorso della mano, gli occhi che brillavano di un misto di soddisfazione e sfida. "Che puttana," mormorò, accarezzandole i capelli con una possessività che fece rabbrividire Mauro. Laura rise, un suono basso e roco, mentre si alzava in piedi con movimenti fluidi, le gambe che ancora tremavano leggermente.
"E adesso?" chiese Mauro, la voce più roca del solito, mentre guardava Laura che si avvicinava al marito con un'andatura felina, le dita che già slacciavano la cintura di Luigi. La cucina era impregnata dell'odore del sesso, del sudore e del vino avanzato, un mix che gli faceva girare la testa.
Luigi non rispose subito. Afferrò Laura per i fianchi e la sollevò con uno scatto improvviso, appoggiandola sul bordo del tavolo di marmo con un tonfo sordo. Le gambe di lei gli cinsero la vita, i tacchi che gli graffiavano la schiena mentre lui le strappava via la maglietta rimasta annodata sotto il seno. "Adesso," sibilò Luigi, "voglio che la guardi mentre io la prendo come si merita."
Laura emise un suono tra il gemito e la risata quando Luigi le afferrò i polsi e glieli bloccò dietro la schiena con una mano sola, l'altra che le apriva le cosce con un gesto brutale. Mauro non poté fare a meno di fissare il punto in cui il cazzo di Luigi affondò nella figa ancora aperta di lei, senza preavviso, facendole urlare e inarcare la schiena contro il tavolo. "Cazzo, sì, così—" ansimò Laura, le unghie che cercavano di aggrapparsi al marmo mentre Luigi la martellava con colpi profondi, il sudore che gli colava lungo le tempie.
Mauro si accorse di essersi riaddrizzato senza rendersene conto, la mano che istintivamente si strinse intorno al proprio cazzo ancora umido del seme di prima. Luigi lo notò, e il sorriso che gli comparve sul viso era qualcosa di primitivo, quasi animalesco. "Vieni qui," gli ordinò, con un cenno del mento. Mauro obbedì, avvicinandosi fino a sentire il respiro caldo di Laura sul suo ventre mentre lei si contorceva sotto le spinte del marito.
Mauro non aveva mai visto Luigi così—gli occhi ridotti a fessure scure, la mascella serrata mentre affondava dentro Laura con una ferocia che sembrava strapparle gemiti ogni volta. Laura si contorceva sotto di lui, le gambe che gli stringevano i fianchi come una morsa, il seno che rimbalzava ad ogni colpo. "Ecco, così," sussurrò Mauro senza volerlo, la mano che si muoveva lungo il proprio cazzo mentre osservava il modo in cui il corpo di Laura si adattava a quello di Luigi, come se fossero fatti per stare insieme in quel modo esatto.
Luigi alzò lo sguardo, il sudore che gli colava lungo la fronte, e per la prima volta Mauro capì davvero cosa significava quell'invito. Non era solo uno scambio, non era solo un gioco. Era una porta aperta su un mondo in cui i confini tra loro tre si scioglievano come zucchero sotto la lingua. "Vieni qui," ripeté Luigi, la voce roca ma inequivocabile. "Falle sentire che ora sei parte di questo."
Mauro si avvicinò, il cuore che gli martellava così forte da sembrare sul punto di esplodergli nel petto. Laura alzò lo sguardo verso di lui, le labbra socchiuse, gli occhi che brillavano di un misto di sfida e resa. "Dimmi cosa vuoi," sussurrò, la voce spezzata dalle spinte di Luigi che non rallentavano. Mauro sentì le parole formarsi nella sua gola prima ancora che nella mente: "Voglio che tu mi succhi mentre lui ti scopa."
Laura rise, un suono basso e roco, e poi si chinò verso di lui senza nemmeno staccarsi da Luigi, la bocca che si apriva per accogliere il cazzo di Mauro con una familiarità che lo fece quasi cadere in ginocchio. Luigi osservava, i fianchi che continuavano a muoversi con un ritmo implacabile, una mano che si posò sulla nuca di Mauro per spingerlo più dentro. "Così," ringhiò, "riempile quella bocca da troia."
Era una danza perfetta—il movimento dei fianchi di Luigi che spingeva Laura avanti e indietro sulla bocca di Mauro, ogni colpo che la faceva ingoiare di più, le labbra che si stringevano intorno a lui con una pressione che lo faceva vedere le stelle. Mauro sentì le dita di Laura stringergli i fianchi, le unghie che affondavano nella carne mentre lei cercava un appiglio, completamente alla loro mercé.
Luigi cambiò angolazione improvvisamente, un movimento fluido che fece urlare Laura attorno al cazzo di Mauro, il suono vibrante che gli fece rabbrividire la pelle. "Ti piace essere usata così?" sibilò Luigi, la mano che ora afferrava i capelli di Mauro per guidarlo. "Sentirti riempire da entrambi i lati?" Laura annuì freneticamente, le lacrime che le rigavano le guance mentre il piacere la travolgeva in onde sempre più alte.
Mauro perse ogni senso del tempo. C'era solo il calore della bocca di Laura, il suono dei loro respiri intrecciati, il modo in cui le dita di Luigi gli stringevano la nuca con possessività. Poi un grido strozzato—Laura si irrigidì, l'orgasmo che la scuoteva così violentemente da farle perdere ogni controllo sul corpo. Mauro sentì il modo in cui la sua gola si strinse intorno a lui, le pareti che lo strizzavano come un guanto, e non poté resistere oltre. Con un gemito roco, le affondò dentro fino alle palle, lo sperma che le esplodeva in gola in getti caldi mentre lei deglutiva con voracità.
Luigi si tirò indietro con un sibilo, il cazzo ancora rigido e lucido mentre osservava Laura che si puliva le labbra con il dorso della mano, gli occhi che brillavano di un misto di soddisfazione e sfida. "Che puttana," mormorò, accarezzandole i capelli con una possessività che fece rabbrividire Mauro. Ma cosi ti voglio per sempre.
Il tavolo era apparecchiato con cura: tovaglia di lino, candele basse, tre bicchieri di vino già mezzi vuoti. Luigi aveva insistito per invitare Mauro, suo amico d’infanzia, con una scusa vaga sul "voler festeggiare". Ma ora, mentre Laura si alzava per prendere il sale, Mauro notò come Luigi lo guardasse, gli occhi carichi di un’intesa che non aveva mai visto prima.
"Ti va un altro po’ di vino?" chiese Laura, inclinando la bottiglia verso il bicchiere di Mauro senza aspettare la risposta. La sua mano tremò leggermente, e un goccia rossa scivolò sul tavolo. Luigi sorrise, allungando un dito per raccoglierla, poi lo portò alle labbra di lei, che lo succhiò con uno sguardo che fece accelerare il battito di Mauro.
In cucina, dopo il dolce, Laura cominciò a sciacquare i piatti con movimenti lenti, quasi studiati. Mauro si offrì di aiutare, e mentre prendeva un asciugamano, le sue dita sfiorarono il fianco di lei. Laura non si scostò. Anzi, si arrese al contatto, lasciando che la sua mano scivolasse lungo la curva del suo jeans, mentre il respiro si faceva più pesante. "Luigi ti ha detto cosa voglio?" mormorò, voltandosi verso di lui con gli occhi oscuri di desiderio.
Mauro sentì il calore del corpo di Laura premersi contro il suo mentre lei si girava completamente, lasciando cadere il piatto ancora bagnato nel lavandino con un tonfo sordo. "Sì," sussurrò lui, le dita che ora stringevano i suoi fianchi attraverso il tessuto sottile della maglietta. "Ha detto che volevi... che volevate provare qualcosa di nuovo."
Laura rise, un suono basso e roco, mentre la sua mano si insinuava sotto la sua camicia, le unghie che graffiavano appena la pelle sopra l’addome. "Non è esattamente quello che ho detto," mormorò, avvicinando le labbra al suo orecchio. "Ho detto che voglio *te*." Il respiro di Mauro si incagliò in gola quando sentì i denti di lei stringere delicatamente il lobo, mentre dall’altra stanza arrivava il rumore distante della televisione accesa. Luigi li stava aspettando.
Era come se il tempo si fosse dilatato. Mauro non ricordava di averla mai toccata prima, ma ora le sue mani sembravano conoscere ogni curva del suo corpo—la stretta dei fianchi, la curva del seno che spingeva contro il tessuto sottile della maglietta, la fossetta alla base della schiena che scoprì quando lei si girò completamente, premendo il sedere contro il suo pube già duro. Laura sospirò, le labbra che si avvicinarono alle sue senza baciarlo ancora, lasciando che il respiro caldo gli sfiorasse la bocca. "Lo sai quante volte ho sognato questo?" sussurrò, le dita che gli aprivano i bottoni della camicia. "Ogni notte. Mi sveglio bagnata, e poi devo farmi sfogare da lui... e sai cosa dice Luigi? Che gli piace vedermi così. Che gli piace sentirmi urlare il tuo nome."
Mauro sentì un brivido lungo la schiena mentre lei gli prendeva la mano e la guidava sotto la sua gonna, senza mutandine, la pelle liscia e già umida. "Fammelo sentire," disse Laura, mordendogli il labbro inferiore. "Fammi sentire che è vero." E poi, con una voce roca che gli fece rizzare i peli sulla nuca: "Voglio il tuo cazzo in tutti i miei buchi. In bocca, nella fica, nel culo. E voglio che lui ci veda. Voglio che si masturbi per me mentre mi prendi."
Dalla sala, il rumore della televisione si interruppe. Un silenzio carico, poi passi lenti. Mauro alzò lo sguardo e vide Luigi sulla soglia, le mani in tasca, il sorriso che gli illuminava il viso mentre osservava la scena. Laura non si voltò, ma il suo respiro si fece più affannato. "Dimmi che è quello che vuoi anche tu," sussurrò a Mauro, mentre le sue dita gli slacciavano la cintura.
Luigi si avvicinò, senza fretta, e si sedette sullo sgabello accanto al tavolo della cucina. Tirava fuori qualcosa dalla tasca—un preservativo, che fece scivolare sul piano di marmo verso di loro con un gesto quasi casuale. "Non voglio interrompervi," disse, la voce calma, ma gli occhi che brillavano di un fuoco che Mauro non gli aveva mai visto. "Ma penso che potreste averne bisogno."
Mauro sentì il battito accelerargli così forte nelle tempie che quasi gli rimbombava nelle orecchie. Le dita di Laura gli scivolavano sotto la cintura, le unghie che graffiavano appena la pelle dell’addome mentre il suo respiro caldo gli sfiorava il collo. "Non è un sogno ora," sussurrò lei, aprendogli i pantaloni con movimenti sicuri. "Sento quanto sei duro per me. Quanto mi vuoi."
La mano di lei lo afferrò attraverso gli slip, strizzando con una pressione che lo fece gemere. Dietro di loro, Luigi si schiarì la gola, ma non disse nulla. Mauro lo vide dall’angolo dell’occhio—seduto sullo sgabello, le gambe larghe, una mano che si muoveva lentamente dentro i pantaloni. I suoi occhi erano fissi su Laura, sulla curva della sua schiena mentre si piegava in avanti, le labbra che ora bagnavano la punta del cazzo di Mauro attraverso il tessuto. "Dio, sei enorme," mormorò, sfregandoci contro il viso prima di tirargli giù slip e pantaloni insieme, lasciando che il suo membro si liberasse con uno schiocco umido contro il suo stomaco.
Laura non perse tempo. Afferrò la base con una mano, l’altra che gli stringeva i fianchi mentre la bocca calda gli avvolgeva la punta, succhiando con una pressione che gli fece contrarre le cosce. Mauro alzò lo sguardo e incrociò quello di Luigi—l’amico che non aveva mai immaginato potesse guardarlo così, con quella miscela di eccitazione e possessività mentre sua moglie gli succhiava il cazzo con una devozione da far girare la testa. "Ti piace?" chiese Luigi, la voce più roca del solito. La mano che si muoveva dentro i pantaloni si fermò, tirando fuori il proprio cazzo, già lucido di precum. "Guardala. È una troia quando vuole, eh?"
Laura emise un suono di approvazione, le labbra che scivolavano su e giù lungo l’asta di Mauro, la lingua che premeva contro la venatura mentre una mano gli massaggiava le palle. "Mmmh, adoro come tremi," sussurrò, allontanandosi solo per sputargli sul glande e strofinare il liquido con il pollice in movimenti circolari. Mauro non riusciva a respirare. Ogni cellula del suo corpo era concentrata su quella bocca, su quelle dita, sul modo in cui Luigi ora si masturbava lentamente, gli occhi fissi su di loro.
"Vuoi scoparmi la bocca o la fica per prima?" chiese Laura all'improvviso, alzando lo sguardo verso Mauro con un'espressione che lo fece quasi venirle addosso lì e allora. Non aspettò la risposta. Si alzò, sfregando il sedere contro il suo cazzo mentre si voltava, appoggiandosi al tavolo e scostando la gonna per rivelare le chiappe tonde e nude, già lucide di sudore. "O forse il culo? So che ti piacerebbe. Lo so da come mi guardi quando mi chino."
Mauro non ebbe il tempo di rispondere prima che Laura si piegasse in avanti, le mani che si aggrappavano al bordo del tavolo mentre le natiche si spalancavano davanti a lui, rivelando il piccolo fiore rosa già umido e rilassato. "Non farmi aspettare," gemette, spingendo indietro il sedere come un'offerta. Mauro sentì le ginocchia cedere per un attimo, le mani che le afferrarono i fianchi mentre il cazzo pulsante premeva contro la fessura calda tra le sue cosce.
Dietro di loro, Luigi emise un suono basso, quasi un ringhio, mentre la mano si muoveva più veloce lungo la propria asta. "Dio, Laura," mormorò, gli occhi che divoravano la scena. "Sei una puttana magnifica." La voce era piena di un possesso che non ammetteva discussioni, eppure le parole erano un invito, un permesso dato a Mauro di prendere ciò che voleva.
Mauro non ebbe bisogno di altro. Con un movimento fluido, si piegò leggermente, allineandosi con quel buco stretto che lo stava chiamando. La punta del suo cazzo sfiorò l'ingresso, facendo tremare Laura che sussurrò qualcosa di incomprensibile, le dita che si stringevano sul marmo. "Presto," ansimò, "fallo entrare tutto." Mauro obbedì, spingendo in avanti con un colpo secco che la fece urlare, le unghie che graffiarono la superficie del tavolo mentre il suo corpo si adattava all'invasione improvvisa.
Era stretto, incredibilmente stretto, eppure caldo e accogliente come nient'altro che Mauro avesse mai provato. Le mani le scivolarono sui fianchi, afferrandola con forza mentre iniziava a muoversi, prima lentamente, poi con crescente sicurezza. Ogni spinta la faceva gemere, ogni ritirata la faceva imprecare, le parole che si mescolavano in un flusso di suoni rochi e senza senso. "Cazzo, sì, così... più forte, ti prego, più—" La frase si interruppe in un grido quando Mauro le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre aumentava il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro le sue natiche con un rumore umido e sordo.
Luigi si alzò dallo sgabello, il cazzo ancora in mano, e si avvicinò a Laura con passo felpato. Le passò una mano tra i capelli, afferrandoli con delicatezza prima di tirarle indietro la testa, esponendo il collo sudato. "Ti piace essere scopata così, puttana?" sibilò contro la sua pelle, mentre l’altra mano le pizzicava un capezzolo attraverso la maglietta. Laura annuì freneticamente, le parole che le morivano in gola trasformate in gemiti mentre Mauro continuava a martellarla con colpi sempre più profondi.
Mauro sentiva il calore di lei avvolgerlo, ogni spinta che sfregava contro quelle pareti strette facendolo quasi impazzire. Le mani di Laura si aggrappavano al bordo del tavolo, le nocche bianche per la forza con cui stringeva, mentre Luigi le mordicchiava l’orecchio, le dita che ora le aprivano la maglietta per palpare il seno libero. "Vuoi che ti faccia venire così?" chiese Mauro, affondando ancora più dentro di lei, sentendo il suo corpo contrarsi intorno al suo cazzo. Laura emise un suono strozzato, il respiro che le usciva a scatti. "S-sì... fammi... fammi sborrare, cazzo, ti prego—"
Luigi rise, un suono oscuro, mentre la mano scivolava tra le cosce di Laura, le dita che trovavano il clitoride gonfio e lo sfregavano in cerchi rapidi. "Ecco, così," mormorò contro la sua schiena, "vieni per noi. Vieni mentre ti riempiamo." Laura urlò, il corpo che si irrigidiva sotto le loro mani, le contrazioni che strizzavano Mauro come un guanto di velluto. Mauro la sentì scivolare via, il respiro che diventava un singhiozzo mentre il suo orgasmo la scuoteva, le cosce che tremavano violentemente.
Ma non si fermò. Continuò a muoversi dentro di lei, il ritmo diventando più selvaggio mentre il suo stesso piacere si avvicinava al culmine. Le mani le strinsero i fianchi, le dita che affondavano nella carne mentre la tirava indietro su ogni colpo. Luigi lo osservava, il cazzo ancora in mano, gli occhi pieni di approvazione. "Dai, riempila," lo incitò, la voce roca. "Falle sentire chi è che la possiede ora."
Mauro non poté resistere più a lungo. Con un gemito roco, affondò fino all’ultimo centimetro dentro Laura, sentendo le pareti di lei contrarsi intorno al suo cazzo mentre lo sperma gli esplodeva dalle palle in getti caldi e profondi. Laura gridò, le dita che si aggrappavano al tavolo come artigli mentre la riempiva, ogni spasmò del suo orgasmo che strizzava ancora più avidamente il suo seme.
"Eccola, la mia puttana," sibilò Luigi alle sue spalle, la mano che continuava a massaggiarle il clitoride mentre l'altra le stringeva un seno con forza. "Ti piace essere riempita così, eh? Sentirlo tutto dentro?" Laura annuì, incapace di parlare, il respiro che le usciva a scatti mentre il corpo era ancora scosso da onde di piacere. Mauro rimase immobile per un attimo, godendosi quella stretta perfetta, prima di ritirarsi lentamente, lasciando che il suo seme colasse lungo le cosce di lei in rivoli bianchi.
Luigi si avvicinò a Mauro, il suo cazzo ancora rigido e lucido di precum. Senza una parola, gli afferrò la mano e la guidò verso la propria asta, facendogliela stringere con forza. "La tua turno non è finito," mormorò contro la sua guancia, le labbra che sfioravano la pelle sudata. "Adesso voglio che la scopi in gola mentre io le sfondo il culo."
Laura, ancora piegata sul tavolo, emise un gemito di approvazione, le gambe che tremavano mentre si riprendeva. "S-sì... per favore," ansimò, voltando la testa per guardarli con occhi annebbiati dal desiderio. Mauro sentì un brivido di eccitazione percorrergli la spina dorsale. Non aveva mai provato niente del genere—la cruda intimità di quel momento, la complicità tra loro tre, il modo in cui Luigi lo guardava come se fosse sempre stato parte di questo.
Mauro non aveva mai sentito il sangue pulsare così forte nelle vene, il rumore quasi sovrastava il suono roco del respiro di Laura mentre lei si girava verso di lui, le labbra gonfie e lucide. "Mi vuoi davvero in tutti i modi, eh?" sussurrò, la voce spezzata dal desiderio mentre le dita gli accarezzavano il petto sudato. Luigi intanto gli si avvicinò alle spalle, il calore del suo corpo che si fondeva con quello di Mauro, una mano che gli afferrò la nuca con possessività. "Fallo," gli ordinò contro l’orecchio, il respiro caldo che gli fece rizzare i peli sulla pelle. "Prendile quella bocca da troia e spingile la lingua fin nella gola."
Laura non aspettò. Si inginocchiò davanti a Mauro con un movimento fluido, le mani che gli afferrarono i fianchi mentre la bocca si apriva, accogliendo la punta del suo cazzo ancora sensibile. Un gemito gli sfuggì quando le labbra umide gli avvolsero di nuovo l’asta, la lingua che premeva contro la parte inferiore con una pressione che lo fece contorcere. Luigi osservava, una mano che intanto slacciava la cintura di Mauro con gesti sicuri, mentre l’altra gli strizzava un capezzolo tra pollice e indice. "Guarda come ti succhia," sibilò, "come se avesse fame di te."
Laura aumentò il ritmo, la testa che si muoveva su e giù con una devozione da far girare la testa, le mani che intanto gli massaggiavano le palle ancora piene. Mauro la guardò annuire verso Luigi, come se stesse chiedendo il permesso di spingersi oltre. "Sì, cazzo, faglielo ingoiare tutto," ringhiò Luigi, la mano che intanto gli stringeva la nuca più forte. Laura obbedì, aprendo la gola e lasciando che Mauro le spingesse dentro fino alle palle, il naso che le premeva contro il basso ventre mentre lei deglutiva intorno a lui. Mauro sentì le dita di Laura stringergli i fianchi, le unghie che affondavano nella carne mentre lei lo succhiava come se la sua vita dipendesse da quello.
Luigi si spostò dietro Laura, le mani che le sollevavano le natiche mentre si inginocchiava, il cazzo che già premeva contro il buco ancora umido del suo culo. "Sei pronta, puttana?" sussurrò, sputandoci sopra prima di premere la punta contro l'ingresso stretto. Laura annuì freneticamente, la bocca ancora piena di Mauro, mentre Luigi spingeva dentro con un colpo secco che la fece urlare attorno al cazzo che le riempiva la gola. Mauro la sentì contrarsi intorno a lui, le pareti della gola che lo strizzavano mentre Luigi cominciava a muoversi dentro di lei con ritmo regolare.
Era troppo. Il caldo della bocca di Laura, il modo in cui Luigi lo guardava mentre scopava sua moglie, le mani che intanto gli stringevano i fianchi per guidarlo—Mauro sentì l'orgasmo avvicinarsi come un treno. "Sto per—" riuscì a gemere, ma Luigi lo interruppe con una stretta brutale alla nuca. "Non ancora," ordinò, la voce roca. "Voglio che lei venga di nuovo prima di te." Laura lo guardò con occhi lucidi, le labbra che si stringevano intorno a lui mentre Luigi aumentava il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro le sue natiche con un rumore umido.
Luigi abbassò una mano tra le cosce di Laura, le dita che trovavano il clitoride e lo strizzavano tra pollice e indice. "Vieni," le ordinò, "vieni mentre ti riempiamo entrambi." Laura tremò, un gemito strozzato che le vibrava in gola mentre l'orgasmo la scuoteva, le contrazioni che facevano perdere a Mauro ogni residuo di controllo. Con un grido, le afferrò i capelli e le spinse dentro fino in fondo, lo sperma che le esplodeva in gola in getti caldi mentre lei deglutiva avidamente.
Luigi si tirò indietro con un sibilo, il cazzo ancora rigido e lucido mentre osservava Laura che si puliva le labbra con il dorso della mano, gli occhi che brillavano di un misto di soddisfazione e sfida. "Che puttana," mormorò, accarezzandole i capelli con una possessività che fece rabbrividire Mauro. Laura rise, un suono basso e roco, mentre si alzava in piedi con movimenti fluidi, le gambe che ancora tremavano leggermente.
"E adesso?" chiese Mauro, la voce più roca del solito, mentre guardava Laura che si avvicinava al marito con un'andatura felina, le dita che già slacciavano la cintura di Luigi. La cucina era impregnata dell'odore del sesso, del sudore e del vino avanzato, un mix che gli faceva girare la testa.
Luigi non rispose subito. Afferrò Laura per i fianchi e la sollevò con uno scatto improvviso, appoggiandola sul bordo del tavolo di marmo con un tonfo sordo. Le gambe di lei gli cinsero la vita, i tacchi che gli graffiavano la schiena mentre lui le strappava via la maglietta rimasta annodata sotto il seno. "Adesso," sibilò Luigi, "voglio che la guardi mentre io la prendo come si merita."
Laura emise un suono tra il gemito e la risata quando Luigi le afferrò i polsi e glieli bloccò dietro la schiena con una mano sola, l'altra che le apriva le cosce con un gesto brutale. Mauro non poté fare a meno di fissare il punto in cui il cazzo di Luigi affondò nella figa ancora aperta di lei, senza preavviso, facendole urlare e inarcare la schiena contro il tavolo. "Cazzo, sì, così—" ansimò Laura, le unghie che cercavano di aggrapparsi al marmo mentre Luigi la martellava con colpi profondi, il sudore che gli colava lungo le tempie.
Mauro si accorse di essersi riaddrizzato senza rendersene conto, la mano che istintivamente si strinse intorno al proprio cazzo ancora umido del seme di prima. Luigi lo notò, e il sorriso che gli comparve sul viso era qualcosa di primitivo, quasi animalesco. "Vieni qui," gli ordinò, con un cenno del mento. Mauro obbedì, avvicinandosi fino a sentire il respiro caldo di Laura sul suo ventre mentre lei si contorceva sotto le spinte del marito.
Mauro non aveva mai visto Luigi così—gli occhi ridotti a fessure scure, la mascella serrata mentre affondava dentro Laura con una ferocia che sembrava strapparle gemiti ogni volta. Laura si contorceva sotto di lui, le gambe che gli stringevano i fianchi come una morsa, il seno che rimbalzava ad ogni colpo. "Ecco, così," sussurrò Mauro senza volerlo, la mano che si muoveva lungo il proprio cazzo mentre osservava il modo in cui il corpo di Laura si adattava a quello di Luigi, come se fossero fatti per stare insieme in quel modo esatto.
Luigi alzò lo sguardo, il sudore che gli colava lungo la fronte, e per la prima volta Mauro capì davvero cosa significava quell'invito. Non era solo uno scambio, non era solo un gioco. Era una porta aperta su un mondo in cui i confini tra loro tre si scioglievano come zucchero sotto la lingua. "Vieni qui," ripeté Luigi, la voce roca ma inequivocabile. "Falle sentire che ora sei parte di questo."
Mauro si avvicinò, il cuore che gli martellava così forte da sembrare sul punto di esplodergli nel petto. Laura alzò lo sguardo verso di lui, le labbra socchiuse, gli occhi che brillavano di un misto di sfida e resa. "Dimmi cosa vuoi," sussurrò, la voce spezzata dalle spinte di Luigi che non rallentavano. Mauro sentì le parole formarsi nella sua gola prima ancora che nella mente: "Voglio che tu mi succhi mentre lui ti scopa."
Laura rise, un suono basso e roco, e poi si chinò verso di lui senza nemmeno staccarsi da Luigi, la bocca che si apriva per accogliere il cazzo di Mauro con una familiarità che lo fece quasi cadere in ginocchio. Luigi osservava, i fianchi che continuavano a muoversi con un ritmo implacabile, una mano che si posò sulla nuca di Mauro per spingerlo più dentro. "Così," ringhiò, "riempile quella bocca da troia."
Era una danza perfetta—il movimento dei fianchi di Luigi che spingeva Laura avanti e indietro sulla bocca di Mauro, ogni colpo che la faceva ingoiare di più, le labbra che si stringevano intorno a lui con una pressione che lo faceva vedere le stelle. Mauro sentì le dita di Laura stringergli i fianchi, le unghie che affondavano nella carne mentre lei cercava un appiglio, completamente alla loro mercé.
Luigi cambiò angolazione improvvisamente, un movimento fluido che fece urlare Laura attorno al cazzo di Mauro, il suono vibrante che gli fece rabbrividire la pelle. "Ti piace essere usata così?" sibilò Luigi, la mano che ora afferrava i capelli di Mauro per guidarlo. "Sentirti riempire da entrambi i lati?" Laura annuì freneticamente, le lacrime che le rigavano le guance mentre il piacere la travolgeva in onde sempre più alte.
Mauro perse ogni senso del tempo. C'era solo il calore della bocca di Laura, il suono dei loro respiri intrecciati, il modo in cui le dita di Luigi gli stringevano la nuca con possessività. Poi un grido strozzato—Laura si irrigidì, l'orgasmo che la scuoteva così violentemente da farle perdere ogni controllo sul corpo. Mauro sentì il modo in cui la sua gola si strinse intorno a lui, le pareti che lo strizzavano come un guanto, e non poté resistere oltre. Con un gemito roco, le affondò dentro fino alle palle, lo sperma che le esplodeva in gola in getti caldi mentre lei deglutiva con voracità.
Luigi si tirò indietro con un sibilo, il cazzo ancora rigido e lucido mentre osservava Laura che si puliva le labbra con il dorso della mano, gli occhi che brillavano di un misto di soddisfazione e sfida. "Che puttana," mormorò, accarezzandole i capelli con una possessività che fece rabbrividire Mauro. Ma cosi ti voglio per sempre.
1
voti
voti
valutazione
1
1
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Il parcheggio
Commenti dei lettori al racconto erotico