La moglie troia
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
"Ma davvero vuoi che lo facciamo?" lei sussurrò, le dita che stringevano il bicchiere di vino quasi fino a farlo scheggiare. Il tavolino del bar era piccolo, appena sufficiente per le loro ginocchia che si sfioravano sotto la tovaglia a quadri.
Lui sorrise, quel sorriso storto che le faceva sempre venire voglia di morderlo. "Hai paura?" Le accarezzò una coscia, sentendo la pelle d’oca sotto la gonna corta che aveva scelto per quella sera. Un vestito che sapeva già sarebbe finito per terra prima dell’alba.
Il posto era uno di quelli che non appariva sulle mappe, un locale anonimo alla periferia della città, con un’insegna al neon mezzo fulminata e parcheggio sterrato. Dentro, l’aria era spessa di sudore, sigarette e qualcosa di più acre, più animale. Coppie, gruppi, uomini soli che osservavano da sedie di plastica scricchiolanti.
"Guarda quello là," disse lui, indicando con la testa un tipo alto, barba incolta e mani grandi come badili.
Lei seguì lo sguardo del marito e sentì un brivido correrle lungo la schiena quando incrociò gli occhi dell’uomo. Era il tipo di sguardo che non chiedeva permesso, che già la spogliava lì, contro il muro, mentre le mani grandi di lui le sollevavano la gonna senza cerimonie. "Mi fai un po’ paura," ammise, ma era già umida tra le cosce, e lo sapeva che lui lo sentiva dall’odore.
"È quello che vuoi, no?" sussurrò il marito, le dita che le stringevano il ginocchio come un promemoria. "Che ti trattino come la troietta che sei." La voce gli si era fatta roca, quasi un ringhio. L’uomo con la barba si avvicinò, passandole accanto con studiata nonchalance, sfiorandole una spalla mentre andava verso il bancone. Un tocco casuale, ma sufficiente a farle contrarre lo stomaco.
"Allora?" chiese lui, spingendole un bicchiere verso. Birra scura, gocciolante condensa. Non era un invito. Era un ordine. Lei alzò il mento, prese il bicchiere e lo bevve tutta d’un fiato, poi si pulì la bocca col dorso della mano come avrebbe fatto in un garage dopo una riparazione. Non era più la moglie timida del ristorante giapponese dove lui l’aveva portata la prima volta. Adesso era qualcos’altro.
"Vieni," disse l’uomo, e non era una richiesta. Lei si alzò, sentendo lo sguardo del marito che le bruciava la nuca mentre seguiva quel sconosciuto verso il retro del locale. C’era una porta sgangherata, vernice scrostata, e oltre quella, un divano a due posti con le molle che spuntavano. L’odore era più intenso qui, muschio e pelle e qualcosa di metallico.
La porta si chiuse con uno scatto secco alle loro spalle, e il rumore della musica dal locale principale si attutì immediatamente, lasciando spazio al respiro affannoso di lei e al cigolio del divano quando l’uomo vi si lasciò cadere sopra. "Sai perché sei qui," disse, non una domanda, mentre si slacciava la cintura con movimenti lenti, deliberati. Le mani grandi, quelle che sembravano badili, lavoravano la fibbia con una sicurezza che le fece pulsare la vulva.
"Perché sono una troia," rispose lei, la voce più bassa del solito, ma carica di una sfida che non aveva mai osato esprimere prima. Si sentiva il vestito aderirle alla schiena umida, e quando l’uomo le fece cenno di avvicinarsi, obbedì senza esitare. I tacchi affondavano nel linoleum consumato mentre avanzava, sentendo già la pressione delle dita di lui che le affondavano nei fianchi prima ancora che lo toccasse.
"E voglio che mi rompi il culo," aggiunse, guardandolo dritto negli occhi mentre si abbassava sulle ginocchia davanti a lui. Le mani tremavano solo un poco mentre slacciava i suoi jeans, e quando li tirò giù insieme agli slip, l’aria fredda della stanza le fece rizzare i peli sulle braccia. Lui era già duro, imponente, e lei non poté fare a meno di bagnarsi ancora di più al pensiero di quanto sarebbe entrato stretto.
Il marito, dall’angolo dove si era appoggiato al muro, trattenne il respiro. Non aveva mai sentito sua moglie parlare così, con quella voce roca da ubriaca, quelle parole sporche che gli facevano venire voglia di prenderla lì stesso. Ma no, questo era il suo regalo, il suo spettacolo. Guardò mentre lei si puliva le labbra con la lingua, poi si chinava in avanti, prendendo l’uomo in bocca con un gemito soffocato.
"Così, brava troia," borbottò lo sconosciuto, afferrandole i capelli e guidandola su e giù con movimenti che non lasciavano spazio alla delicatezza. Lei si abbandonò, le dita che si stringevano attorno alle sue cosce mentre lo succhiava con un ritmo che faceva schioccare la lingua contro la pelle. Ogni tanto alzava gli occhi verso di lui, sfidandolo, provocandolo, mentre il marito si regolava i pantaloni dall’altro lato della stanza.
"E adesso," sussurrò lei con la bocca ancora umida di lui, alzando gli occhi verso lo sconosciuto mentre si sistemava sulle ginocchia, i tacchi che le scivolavano un po' sul linoleum sporco, "voglio che mi rompi il culo mentre mio marito ci guarda." Le parole le uscirono roche, più audaci di quanto si fosse mai permessa. "Voglio che veda bene quanto ce l'hai grosso rispetto al suo."
L'uomo con la barba rise, un suono basso e gutturale che le fece vibrare lo stomaco. Con un movimento fluido, la sollevò per i fianchi come fosse una bambola, facendole sentire tutta la differenza tra quelle mani da muratore e quelle del marito che tremava dall'altro lato della stanza. "Sul divano," ordinò, e lei obbedì, voltandosi a presentargli il culo come un'offerta, la gonna già tirata su fino alla vita.
Sentì prima il respiro caldo di lui sulla pelle, poi la lingua che le scorreva lungo la fessura, aprendola con una pressione che la fece gemere. "Cristo," borbottò il marito da qualche parte dietro di loro, la voce rotta. Lei non lo guardò, troppo concentrata sulle dita di quello sconosciuto che le allargava le natiche con una sicurezza che le tolse il fiato.
"Sei stretta come una vergine," commentò l'uomo, sputandosi nel palmo prima di premere la punta del cazzo contro il buco contratto di lei. "Ma non preoccuparti, troia. Ti apro io." La prima spinta fu brutale, un coltello di carne che le lacerava ogni centimetro. Lei urlò, le unghie che affondavano nel rivestimento del divano mentre lui entrava a poco a poco, senza fretta, godendosi ogni singolo gemito strozzato che le usciva dalla gola.
"Dio, guarda come gli entra," sussurrò il marito, avvicinandosi quasi senza rendersene conto. Lei poteva sentirne l'eccitazione, l'odore del suo sudore mischiato all'odore metallico del sesso. Quando finalmente l'uomo con la barba fu tutto dentro, lei si sentì scoppiare, distesa come un animale in mostra, con quel cazzo che le riempiva il culo in un modo che suo marito non avrebbe mai potuto nemmeno immaginare.
"Ecco, guarda bene, maritino," ghignò lo sconosciuto, afferrandole i fianchi e iniziando a muoversi con lunghe, lente stoccate. "Guarda come la tua troietta prende tutto il mio cazzo nel culo." Ogni movimento era una tortura deliziosa, ogni spinta che le faceva scivolare le ginocchia sul linoleum mentre lui la martellava senza pietà. Lei si teneva appesa al divano con le braccia tremanti, la fronte premuta contro la pelle appiccicosa del rivestimento, le parole che le uscivano a frammenti tra un gemito e l'altro.
"Così... così grosso... Dio, mi spacchi tutta..." La voce le tremava quanto le gambe, e quando alzò lo sguardo verso il marito, vide che si stava masturbando come un ragazzino, gli occhi fissi sul punto dove lei e l'uomo erano uniti. "Ti piace, vero?" gli sussurrò, anche se ogni parola era interrotta da un colpo più profondo. "Ti piace vedere come... ah!... come tua moglie prende il cazzo di un vero uomo?"
L'uomo dietro di lei rise di nuovo e accelerò il ritmo, le mani che le stringevano i fianchi lasciandoci segni rossi. "Dimmi, troia, com'è rispetto a tuo marito?" le chiese, la voce roca per lo sforzo mentre la inchiodava al divano. Lei gemette, le labbra che si aprivano in un sorriso sporco mentre rispondeva, le parole che uscivano a scatti tra i respiri affannosi: "Non... non c'è paragone! Tu mi spacchi... ah!... mentre il suo lo sento appena!"
Il marito, dall'angolo, si stava masturbando con furia, gli occhi fissi al punto dove il cazzo dell'altro scompariva nel culo di sua moglie. "Dio santo," borbottò, la voce rotta dall'eccitazione. "Guarda come si apre tutta per te." Lo sconosciuto si piegò su di lei, il sudore che gli colava lungo la schiena mentre sussurrava all'orecchio di lei: "Vuoi che lo faccia venire mentre ci guarda? Vuoi che il tuo maritino si masturbi vedendo come scappotti sul mio cazzo?"
Lei annuì freneticamente, le dita che affondavano nel divano mentre lui cambiava angolazione, trovando quel punto che la faceva urlare. "Sì! Fallo venire! Fagli vedere come... come mi fai godere col tuo grosso cazzo!" gridò, la voce che si spezzava quando lui le diede uno schiaffo sul culo, lasciandoci un'impronta rosa.
Lo sconosciuto si raddrizzò, afferrandola per i capelli e tirandole indietro la testa. "Allora guardalo bene, mentre ti scopo come meriti," le ordinò, aumentando ancora il ritmo. Lei obbedì, fissando il marito con occhi lucidi mentre l'uomo la possedeva con una forza che la faceva scivolare avanti e indietro sul divano. "Ti piace? Ti piace vedermi mentre mi rompe il culo." chiese rivolta al marito."
"Dimmi che ti piace vedermi fare la troia!" urlò lei, la voce roca e rotta dai gemiti mentre lo sconosciuto la martellava senza pietà. Le sue dita affondarono nel tessuto sgualcito del divano, le nocche bianche mentre cercava un appiglio contro quell'assalto che la faceva tremare tutta. "Sì, sì, guardami bene maritino... guarda come prendo tutto questo cazzo nel culo per te!"
Il marito ansimava dall'angolo, la mano che si muoveva freneticamente lungo il suo cazzo mentre fissava quella scena con occhi divoranti. "Cristo... sì... ti adoro così," riuscì a balbettare, la voce così rotta che sembrava quasi piangere. "Sei la troia più bella che abbia mai visto."
L'uomo dietro di lei emise un ringhio animale, le dita che le serravano i fianchi con una forza che le avrebbe lasciato lividi. "Sto per venire, troietta," grugnì, accelerando ancora i colpi, ogni spinta che la faceva scivolare avanti sul divano, la faccia che sfiorava il rivestimento appiccicoso. "Muoviti di più, non trattenerti, voglio sentirti urlare quando ti riempio."
Lei obbedì, scodinzolando contro di lui con movimenti disperati, i muscoli che bruciavano per lo sforzo ma che non potevano fermarsi, non ora. "Sì, sborrami nel culo, riempimi come una troia!" gridò, rivolta al marito che si era avvicinato, la mano che si muoveva frenetica sul suo cazzo. "E tu, maritino, dimmi che ti piace vedermi fare la troia! Dimmi che vuoi sborrarmi in faccia mentre lui mi riempie!"
Il marito annuì freneticamente, gli occhi fissi sul punto dove il cazzo dello sconosciuto scompariva nel culo di sua moglie, ogni movimento che faceva schioccare la pelle sudata. "Cristo, sì, ti adoro così," gemette, la voce rotta. "Sei la mia troietta, voglio vederti piena del suo sperma mentre ti ricopro il viso del mio!"
Lei rise, un suono roco e selvaggio, mentre lo sconosciuto le affondava dentro un'ultima volta, il corpo che si irrigidiva contro il suo. Lo sentì pulsare dentro di sé, le pulsazioni che sembravano interminabili mentre un caldo torrente le riempiva le viscere. "Dio, sì, riempimi tutta," sussurrò, sentendo lo sperma che le colava lungo le cosce mentre lui si ritirava lentamente.
La stanza era satura di odori, sudore e sesso, mentre lei rimaneva piegata sul divano, il respiro ancora affannato, il culo che pulsava dolorosamente pieno del seme dello sconosciuto. Sentiva lo sperma colarle lungo le cosce, caldo e viscoso, mentre il marito si avvicinava tremante, il cazzo ancora in mano, lucido di precum.
"E adesso tocca a te, maritino," sussurrò lei con un sorriso sporco, voltandosi a pancia in su e aprendo le gambe con un'esagerata lentezza. La gonna era ancora tirata su alla vita, le mutandine strappate da un lato, il culo che stillava sulla stoffa del divano. "Vieni qui e sborrami in faccia come la troia che sono."
Lui non si fece ripetere due volte. Con un gemito strozzato, le si avvicinò, la punta del cazzo che le sfiorava le labbra mentre lei allungava la lingua, pronta. "Dio, sei così bella così," borbottò, la voce spezzata dall'eccitazione mentre iniziava a masturbarsi più velocemente, gli occhi fissi sul viso di lei, sulla bocca socchiusa che lo stava aspettando.
Lo sconosciuto si era appoggiato al muro, osservando la scena con un ghigno soddisfatto mentre si riassestava i pantaloni. "Brava troia," commentò, accendendosi una sigaretta con movimenti lenti. "Meriti proprio di essere ricoperta di sperma."
Il marito gemette, il respiro che gli si spezzava in gola mentre il primo getto di sperma schizzò sulle guance di lei, caldo e denso. Lei chiuse gli occhi, sentendo il liquido scivolarle lungo il viso, la lingua che si protese per raccogliere quelle gocce che le colavano vicino alle labbra. "Mmmh, sì, maritino, ricoprimi tutta," mormorò, aprendo la bocca come un'offerta mentre lui continuava a venire, i colpi che le macchiavano la fronte, il mento, persino i capelli.
Ma non era ancora finita. Con un sorriso da troia soddisfatta, abbassò una mano tra le cosce, le dita che si insinuarono nel calore del suo culo ancora aperto, ancora pieno dello sperma dello sconosciuto. Le unghie le graffiarono la pelle sensibile mentre raccoglieva quel misto di liquidi che le colava fuori, una emulsione biancastra che le riempì il palmo. Lo portò alla bocca con movimenti esageratamente lenti, fissando il marito negli occhi mentre si leccava le dita una ad una, ingoiando con un gemito teatrale.
"Dio, è così buono," sussurrò, la voce roca, la lingua che puliva il labbro superiore dove una goccia del marito era rimasta appesa. "Vuoi assaggiare?" Allungò la mano verso di lui, le dita ancora umide e lucide, sfidandolo. Lui esitò solo un attimo, poi chinò la testa e le succhiò le dita con un suono volgare, gli occhi che si chiudevano al sapore salato e metallico di quel cocktail proibito.
Dopo che ebbe bevuto tutto - ogni goccia del marito e del suo nuovo amante mescolati nella sua bocca, salati e caldi - si tirò su dal divano con le gambe che tremavano ancora. La gonna era ancora tirata su, le cosce lucide di sudore e sperma che le colava lungo la pelle. Si sistemò le mutandine strappate con un gesto meccanico, poi si pulì la bocca col dorso della mano, un gesto che ormai le veniva naturale in quel posto. Lo sconosciuto si stava già riassestando la cintura, la sigaretta spenta tra le labbra mentre osservava la scena con un ghigno soddisfatto.
"Allora?" le chiese, accarezzandole il culo ancora rosso e pulsante con una mano possente. "Contentina?" Lei gli rivolse un sorriso che non aveva nulla di moglie devota, mostrando i denti come un gatto sazio. "Mmmh, molto," rispose, la voce ancora roca. Si voltò verso il marito, che si stava ancora aggiustando i pantaloni con mani tremanti, e gli sfiorò una guancia sporca di sperma. "E tu, tesoro? Ti è piaciuto lo spettacolo?"
La porta cigolò quando lo sconosciuto la spinse per rientrare nel locale, l'aria calda e carica di odori che li avvolse di nuovo come una coperta umida. Alcune teste si voltarono al loro passaggio, occhi che scrutavano le gambe ancora tremanti di lei, le mutandine strappate che si intravedevano sotto la gonna ormai sgualcita. Un uomo più anziano al bancone fischiò basso, il bicchiere di whisky tra le dita nodose. "Che bella troietta che hai lì," borbottò, strizzando un occhio al marito.
Lei rise, un suono roco e senza vergogna, mentre si strofinava contro il braccio dello sconosciuto come un gatto in calore. "Oh, non sono sua," corresse, indicando il marito con un cenno del mento. "Sono di chi mi scopa meglio stasera." Le parole le uscirono fluide, come se le avesse sempre pronunciate, mentre la mano dell'uomo le scivolava sotto la gonna per pizzicarle una natica ancora umida.
Il marito tossicchiò, il viso che diventava rosso mentre cercava di nascondere l'erezione che gli stava già tornando. "D-do... dovremmo andare," balbettò, ma lei gli tese il bicchiere che aveva lasciato sul tavolo prima, ancora mezzo pieno di birra calda. "Prima beviamo, maritino," disse, strizzandogli l'occhio mentre lo sconosciuto le affondava le dita tra le cosce da dietro, facendole sobbalzare con un gemito improvviso. "E poi vediamo se qualcun altro vuole... giocare con il mio culetto."
Il locale era più affollato ora, l'aria satura di corpi e alcool, le risate che si mescolavano ai gemiti provenienti dagli angoli più bui. Un gruppo di uomini più giovani li osservava da un tavolo vicino, le bocche semiaperte mentre seguivano il movimento delle dita dello sconosciuto sotto la gonna di lei. Uno di loro, magrolino con un berretto da baseball all'indietro, si stava già massaggiando il cavallo dei pantaloni con noncuranza studiata.
"Guarda quel ragazzino," sussurrò lei al marito, indicando il tipo col berretto da baseball mentre le dita dello sconosciuto le scavavano dentro con movimenti esperti. "Ha l'aria di uno che non ha mai visto una troia vera da vicino." Il tono era volutamente alto, calcolato per farsi sentire dal tavolo vicino.
Il marito deglutì, gli occhi che correvano dal gruppo di ragazzi al viso sfacciato di sua moglie. "C-Cristo..." balbettò, mentre lei si lasciava scivolare dalle dita dello sconosciuto con un gemito esagerato, la gonna che si abbassava appena sufficiente a coprire le mutandine strappate. "Quello è un ragazzino."
Lei gli rivolse un sorriso da gatta che ha bevuto la panna, le dita che si insinuarono sotto la gonna per raccogliere altro sperma colato tra le sue cosce. "Appunto," sussurrò, portandosi le dita umide alle labbra con un movimento lento, teatrale. "Mingherlino, ma magari ha un cazzo enorme." Le parole le uscirono con una cadenza da predatrice, mentre fissava il ragazzo col berretto che ora arrossiva fino alla radice dei capelli.
Lo sconosciuto con la barba rise, un suono gutturale che sembrava provenire dal petto. "Vuoi che ti presenti il pupazzo, troietta?" le chiese, afferrandole un fianco mentre l'altra mano le sollevava la gonna, esponendola di nuovo alla vista del locale. Il marito fece un passo indietro, le labbra umide mentre osservava sua moglie che si offriva come merce in vetrina.
Lei si morse il labbro inferiore, poi annuì con un movimento lento e calcolato. "Sì, presentamelo," sussurrò, le dita che giocherellavano con l'elastico delle mutandine strappate. "Voglio vedere se sa usare quella lingua meglio di te." Lo sguardo che rivolse al ragazzo col berretto era quello di una gatta che aveva individuato il topolino.
Lo sconosciuto fischiò tra i denti, un suono acuto che attirò l'attenzione del ragazzo col berretto da baseball. "Ehi, principino," chiamò, facendo cenno con due dita. "Vieni qui che la troietta vuole assaggiarti." Il giovane si irrigidì sulla sedia, gli occhi che passavano dall'uomo barbuto alla donna con la gonna sollevata, le cosce ancora lucide di sperma.
Lei sorrise, il rossore che le saliva alle guance non era vergogna ma eccitazione pura. "Dai, ragazzino," lo incitò, aprendo leggermente le gambe per mostrare le mutandine strappate. "Ti va di fare un giretto in macchina, tu, io e il mio maritino." La voce le uscì melensa, da ragazza della porta accanto, se non fosse per le parole che sceglieva.
"Io... io non so..." balbettò, la voce che si spezzava su un falsetto improvviso guardando il marito. "Io non sono gay."
"Tranquillo, lui guarda solamente," lo rassicurò lei con un sorriso da gatta sazia, indicando il marito che si era fatto piccolo nell'angolo, le mani che giocherellavano con l'orlo della giacca. Il tono era materno, quasi rassicurante, se non fosse stato per le dita che si insinuavano sotto l'elastico delle mutandine strappate, mostrando al ragazzo un assaggio di ciò che lo aspettava.
"Ehm... io vorrei..."
Il ragazzo con il berretto da baseball deglutì così forte che si sentì il rumore della gola che si contraeva. Gli tremavano le dita intorno alla lattina di birra, ma quando lei si morse il labbro e gli strizzò l'occhio, lasciando scivolare un dito sotto l'elastico delle mutandine strappate, qualcosa scattò. Si alzò di scatto, facendo cadere la sedia con un tonfo che attirò gli sguardi di mezzo locale. "Okay," borbottò, la voce già più sicura di quanto ci si sarebbe aspettato da quel faccino da liceale. "Ma... ma solo se mi lasci fare tutto..."
Lei rise, un suono basso e umido, mentre si alzava dal divano con movimenti felini, la gonna che le ricadeva sulle cosce ancora lucide. "Oh, tesoro, ti lascerò fare qualsiasi cosa vuoi," promise, sfiorandogli il mento con un dito ancora umido di sperma. Il ragazzo arrossì fino alla radice dei capelli, ma non si tirò indietro quando lei gli afferrò la mano per condurlo verso l'uscita.
La macchina del marito era una station wagon grigia, noiosa come la loro vita coniugale fino a mezz'ora prima. Lei aprì lo sportello posteriore con un gesto teatrale, facendo scivolare dentro il ragazzo col berretto prima di voltarsi verso lo sconosciuto. "Tu davanti," ordinò, un comando mascherato da invito mentre gli sfiorava il petto con un dito. "Voglio che mio marito guidi mentre ci guarda dallo specchietto."
Il motore della station wagon ruggì debolmente quando il marito girò la chiave, le mani che tremavano ancora sul volante mentre osservava dallo specchietto retrovisore sua moglie che spingeva il ragazzo col berretto sul sedile posteriore.
"E allora, principino," sussurrò lei, le dita già all'opera sulla cintura del ragazzo che scattò con un clic metallico. "Dimmi un po', hai mai assaggiato una donna vera?" Le labbra le si incurvarono in un sorriso da predatrice mentre gli sfiorava l'orecchio con la punta della lingua, una carezza umida che lo fece sobbalzare contro il sedile.
Il marito inghiottì a secco, la frizione che stridette quando innestò la marcia senza premere bene il pedale. La macchina sobbalzò in avanti mentre dallo specchietto vedeva sua moglie slacciarsi il reggiseno con un gesto fluido, i seni che cadevano liberi sotto la camicetta trasparente.
"P-piano," borbottò il ragazzo, le mani che si alzarono in un gesto di finta resistenza quando lei gli afferrò i polsi per guidargli le dita sui propri capezzoli. "Io... non so come si fa..."
"Ti guido io, tesoro," sussurrò con voce melata, facendo scorrere la cerniera con un movimento fluido che fece sobbalzare il ragazzo. Quando tirò fuori l'uccello, il ragazzo emise un gemito strozzato, le mani che si aggrappavano al sedile mentre lei lo osservava con occhi da gourmet. Non era enorme come quello del tizio del locale, ma era comunque notevole - lungo, diritto, con una vena che pulsava lungo il lato mentre lei lo prendeva in mano con un'ammirazione studiata.
"Mmh, niente male per un ragazzino," commentò, soffiandoci sopra prima di avvolgerci le labbra con una lentezza che fece urlare il giovane. Il marito dalla parte del guidatore frenò bruscamente a un semaforo rosso, la testa che si voltava verso lo specchietto mentre le sue mani stringevano il volante fino a scricchiolare.
Lei lo sentì senza bisogno di guardare, il sorriso che le si allargò intorno alla carne del ragazzo mentre iniziava a muovere la testa con un ritmo lento e deliberato. Le labbra le si strofinavano contro la pelle calda mentre la lingua tracciava cerchi sotto la corona, ogni movimento studiato per farlo gemere come un cucciolo.
"P-piano," ansimò il ragazzo, le dita che le si aggrappavano ai capelli con una forza che la fece sorridere internamente. Troppo eccitato per controllarsi già. Perfetto.
"Ma sei tenerissimo," sussurrò, soffiandogli di nuovo sulla punta prima di riprenderlo tutto in gola con un colpo secco che lo fece urlare. Il marito sbandò leggermente, la macchina che deviò sulla corsia accanto mentre fissava lo specchietto con gli occhi spalancati.
"Se ti viene da sborrate non trattenerti, sborrami pure in bocca." disse lei.
Il ragazzo col berretto emise un suono strozzato, la schiena che si inarcò contro il sedile quando lei gli affondò la testa tra le cosce, prendendolo tutto in gola senza preavviso. Le dita le si aggrapparono ai suoi capelli con forza disperata, le unghie che le scavavano il cuoio capelluto mentre lei lo succhiava con movimenti esperti, la lingua che gli raspava la vena pulsante sotto il cazzo. "C-Cristo..." gemette lui, la voce che si spezzava in un falsetto mentre lei aumentava il ritmo, le labbra che si serravano attorno a lui in una pressione perfetta.
Dallo specchietto, il marito osservava con la bocca semiaperta, le mani che stringevano il volante mentre la macchina procedeva a sbalzi lungo la strada semideserta. "Dio santo," borbottò, la voce roca mentre fissava la scena: sua moglie inginocchiata sul sedile posteriore, la gonna tirata su fino alla vita, le mutandine strappate che pendevano da una coscia mentre succhiava quel ragazzo come se fosse la sua ultima cena.
Il ragazzo stava per venire Lo sentiva nel modo in cui il ragazzo le si irrigidiva tra le labbra, nel respiro che gli si faceva sempre più affannoso, nelle dita che le torcevano i capelli con una forza quasi dolorosa.
Lei accelerò il ritmo, prendendolo ancora più in profondità, la gola che si apriva per accoglierlo tutto mentre le sue narici si riempivano dell'odore muschiato della sua eccitazione. Quando finalmente venne, fu con un gemito strozzato, il corpo che si contraeva tutto mentre le mani le spingevano la testa ancora più giù. Lei lo sentì pulsare contro la lingua, il sapore salato che le riempiva la bocca mentre ingoiava avidamente, senza perdere una goccia.
"Porca puttana," ansimò il ragazzo, ancora tremante mentre lei si ritirava lentamente, leccandosi le labbra con un sorriso soddisfatto. "Non... non era mai successo così forte..."
Lei rise, un suono roco e umido, mentre si sistemava i capelli con un gesto negligente. "E questo era solo l'antipasto, tesoro," sussurrò, sfiorandogli il mento con un dito bagnato di saliva. Poi si voltò verso il marito, che fissava dallo specchietto con gli occhi lucidi. "E tu, maritino? Ti è piaciuto lo spettacolo?"
Lui annuì freneticamente, la mano che si era già insinuata nei pantaloni per masturbarsi mentre guidava. "C-Cristo sì," balbettò, la voce rotta. "Sei... sei incredibile..."
"Allora, principino," sussurrò lei con voce melata, le labbra ancora lucide di sperma mentre si sistemava sul sedile posteriore accanto al ragazzo tremante. "Ora tocca a te ripulirmi per bene." Aprì le cosce con un movimento esageratamente lento, mostrando al giovane il suo sesso ancora umido e gonfio, le labbra che pulsavano dopo la violenta penetrazione anal subita poco prima. "Vieni qui e leccami come si deve."
Il ragazzo col berretto deglutì forte, gli occhi fissi su quel che gli veniva offerto. Le mani gli tremavano quando lei gli afferrò la nuca e lo spinse giù, ma non oppose resistenza. La prima timida passata della lingua fu quasi impercettibile, ma quando lei gemette falso e si inarcò contro il sedile, il ragazzo prese coraggio. Le labbra si fecero più sicure, la lingua più audace nel esplorare ogni piega, ogni goccia di liquido misto che vi era rimasta intrappolata.
"Ecco così," lo incoraggiò lei con voce roca, le dita che gli si intrecciavano nei capelli mentre lo guidava. "Più in profondità... sì, proprio lì..." Il ragazzo obbediva con un entusiasmo crescente, la lingua che le scavava dentro con movimenti circolari mentre le mani le stringevano i fianchi. Dal sedile anteriore, il marito si masturbava freneticamente osservando dallo specchietto, la bocca semiaperta in un'espressione di puro stupore.
Quando finalmente il ragazzo si ritrasse, il mento lucido e la bocca ancora socchiusa, lei lo guardò con un sorriso da gatta che aveva appena fatto fuori una ciotola intera di panna. "Che bravo ragazzino," sussurrò, sfiorandogli il labbro inferiore con un pollice umido. "Hai proprio la lingua morbida."
Si voltò verso il marito che dallo specchietto la fissava con gli occhi fuori dalle orbite, le dita ancora strette attorno al suo cazzo. "Maritino, tesoro," chiamò con voce melata mentre apriva le gambe ancora più larghe, mostrando al ragazzo il suo culo ancora aperto e lucido. "Dimmi un po', secondo te questo ragazzino ha mai messo il suo cagnolino nel buco sbagliato di una donna?"
Il marito deglutì a vuoto, la voce che gli si incrinò. "Io... non credo..."
"Esatto," tagliò corto lei, afferrando la mano del ragazzo e guidandogliela tra le cosce, fino a fargli sentire l'umidità che ancora le colava dal culo. "E questo è un crimine, non trovi?"
Il ragazzo tremò quando lei gli torse il polso con forza, costringendolo a infilare due dita dentro di lei con un movimento brutale. "Io... io non so..." balbettò, ma lei gli strinse la gola con l'altra mano, soffocando le sue proteste.
"Non è vero che non sai," sibilò contro il suo orecchio, la voce improvvisamente dura mentre le dita gli affondavano nella carne. "Sei venuto in bocca a una troia come un uomo, ora comportati da uomo." Lo spinse giù con uno scatto improvviso, facendogli battere la faccia contro il suo culo ancora umido. "Leccami qui finché non sei di nuovo duro come un manico di scopa."
Il giovane obbedì con un gemito soffocato, la lingua che si muoveva tra le sue natiche con movimenti sempre più sicuri mentre lei si inarcava contro il sedile, le unghie che gli scavavano la nuca. "Bravo ragazzino," sussurrò, le dita che gli affondavano nei capelli mentre lo spingeva più a fondo. "Così... proprio così..."
Dal sedile anteriore, il marito emise un suono strozzato mentre osservava dallo specchietto il ragazzo che le leccava il culo con crescente ardore, le mani che le stringevano i fianchi mentre la lingua gli penetrava nel buco ancora rilassato. "Dio santo," borbottò, la mano che accelerava il ritmo sul proprio cazzo.
Lei lasciò scivolare una mano tra le proprie cosce, sfiorando l'orecchio del giovane con le dita ancora umide di saliva e sperma. "Ora mettimi un dito dentro," ordinò con voce roca, premendogli la punta del dito contro l'ingresso stretto. "Fallo piano... sì, proprio così..."
Il ragazzo tremava mentre obbediva, il dito che le entrava con cautela, sentendo la stretta calda e umida che lo avvolgeva. Lei gemette falso, esagerando la reazione per farlo sentire più sicuro, mentre dallo specchietto il marito si mordeva il labbro osservando la scena. "Adesso un altro dito," sussurrò lei, guidandogli la mano. "Sì, bravo... e muovili come se stessi scavando dell'oro..."
Quando finalmente lo sentì abbastanza rilassato, gli afferrò i capelli con forza e lo costrinse a sollevarsi, la bocca ancora lucida della sua saliva. "Ora," sibilò, gli occhi che brillavano nel buio dell'auto, "adesso sfondami quel culo da troia che ho."
Il ragazzo deglutì a vuoto, le mani tremanti mentre si sistemava dietro di lei, il cazzo che pulsava ancora umido della sua saliva. "Io... non voglio farti male..."
Lei scoppiò a ridere, un suono roco e senza vergogna. "Tesoro," disse, sfiorandogli il mento con un dito sporco di sperma, "io sono nata per prendere cazzi nel culo. Spingi forte e non pensare."
Quando finalmente entrò, fu con un gemito strozzato da entrambi - lei per il dolore improvviso che si tramutò subito in piacere, lui per la stretta inaspettata che lo fece quasi svenire. "Dio santo," ansimò il giovane, le mani che le stringevano i fianchi mentre cominciava a muoversi con movimenti incerti. "È... è strettissimo..."
Lei si morse il labbro, il corpo che si adattava alla penetrazione con una facilità che avrebbe dovuto vergognarsi. Invece si voltò verso il marito che dallo specchietto la fissava con gli occhi fuori dalle orbite, la bocca semiaperta mentre si masturbava freneticamente. "Ti piace vedere la tua moglie essere sfondata da un ragazzino, maritino?" sussurrò con voce roca, accentuando ogni parola con un rotolare dei fianchi che fece urlare il giovane dietro di lei.
Il marito annuì freneticamente, la mano che accelerava il ritmo. "S-sì... Cristo, sì..."
"Allora guarda bene," ordinò lei, afferrando i capelli del ragazzo e costringendolo a inclinarsi in avanti per baciarla con violenza, mentre il suo cazzo le martellava dentro con movimenti sempre più sicuri. La lingua del giovane le esplorò la bocca con l'ardore dell'inesperienza, il sapore del proprio sperma ancora sulle sue labbra che le fece sorridere contro la sua bocca.
Quando si staccarono, lei si voltò verso il marito che tremava sul sedile anteriore. "Dai, maritino, vieni qui," lo invitò con un gesto della mano, aprendo le labbra ancora gonfie. "Vieni a farmi assaggiare quanto sei eccitato."
Il marito si voltò completamente, fermo la macchina in uno spiazzo , offrendole il cazzo bagnato di precum. Lei lo prese in bocca con un movimento fluido, succhiandolo con movimenti esperti mentre il ragazzo continuava a sbatterle dentro da dietro con crescente sicurezza.
"Porca puttana," gemette il giovane, le mani che le stringevano i fianchi con forza mentre aumentava il ritmo. "Sto per... Cristo, sto per venire di nuovo..."
Il ragazzo col berretto urlò, il corpo che si contraeva tutto mentre esplodeva dentro di lei con scatti violenti, le dita che le affondavano nei fianchi lasciando lividi a forma di luna crescente. Lei lo sentì pulsare profondamente, il calore che le si diffondeva nel culo mentre lei continuava a succhiare il marito con rinnovata avidità, la lingua che gli raspava la punta in modo da farlo gemere.
"Sta sborrando tutto nel mio culo, maritino," sussurrò lei quando si staccò dal suo cazzo per un istante, le labbra lucide di saliva. "Vuoi assaggiare?" Gli afferrò la nuca con una mano e lo spinse verso il basso, obbligandolo a infilare la lingua tra le sue natiche ancora strette attorno al cazzo del ragazzo. Il marito obbedì con un gemito, leccando avidamente il miscuglio di sperma e lubrificante che colava dal suo buco mentre il giovane, tremante, si ritirava lentamente.
Lei si voltò verso il ragazzo stravolto, le labbra che gli sfiorarono l'orecchio mentre gli prendeva il cazzo molle ma ancora umido tra le dita. "Non è finita, principino," sussurrò con voce roca, facendolo rabbrividire. "Adesso voglio che mi scopi come si deve." Lo spinse sul sedile e gli salì sopra a cavalcioni, guidando il suo cazzo semirigido dentro la sua fica ancora bagnata con un movimento fluido che li fece gemere entrambi.
Dall'abitacolo si alzò l'odore muschiato del sesso misto a sudore, mentre lei cominciava a muoversi sopra di lui con movimenti circolari studiati per massimizzare il piacere. "Guarda come la tua moglie si fa scopare da un ragazzino," sibilò verso il marito, afferrandogli una mano e portandogliela tra le cosce, dove il miscuglio di fluidi colava lungo le sue cosce tremanti. "Senti quanto sono sporca per colpa tua."
Il ragazzo sotto di lei aveva gli occhi vitrei, la bocca semiaperta in un'espressione tra l'estasi e lo sfinimento quando lei accelerò il ritmo, stringendolo dentro di sé con contrazioni studiate. "Non... non ce la faccio più..." balbettò, ma lei gli affondò le unghie nelle spalle, costringendolo a guardarla mentre lo cavalcava con ferocia.
"Su, principino," lo incitò con voce roca, inclinandosi per catturare i suoi gemiti con la bocca. "Voglio la tua terza sborrata nel posto più sporco che hai." Lo sentì irrigidirsi sotto di sé, le mani che le affondavano nei fianchi mentre lo stringeva dentro di sé, le pareti vaginali che si contraevano attorno a lui in un finto orgasmo calcolato per farlo esplodere.
Quando venne, fu con un urlo strozzato, il corpo che si inarcò violentemente mentre lei continuava a muoversi, spremendogli ogni ultima goccia con movimenti lascivi. "Bravo ragazzino," sussurrò, scendendo per baciarlo con languore mentre si ritirava lentamente, lasciando che il suo sperma colasse lungo le cosce in rivoli lucenti.
Il marito, dall'altro lato del sedile, aveva lo sguardo vitreo, la mano ancora stretta attorno al proprio cazzo floscio. "Cristo," borbottò, osservando il miscuglio di fluidi che macchiava il sedile. "Sei... sei incredibile."
Lei sorrise, sfiorando il mento del ragazzo semisvenuto con un dito sporco di sperma. "Terza volta fortunata, eh?" sussurrò con voce roca mentre si alzava dal suo grembo tremante, lasciando che il suo sperma colasse lungo le cosce in rivoli lucenti. Il giovane aveva gli occhi vitrei, la bocca semiaperta in un'espressione tra l'estasi e lo sfinimento, le gambe che tremavano ancora dagli spasmi dell'ultimo orgasmo.
"E ora, principino," continuò lei, infilando con nonchalance le mutandine strappate nella tasca del suo giubbotto mentre osservava l'amante barbuto che fumava accanto al finestrino aperto, "è ora che torni alla tua locanda." Il ragazzo emise un suono indistinto, le mani che si aggrappavano debolmente al sedile mentre cercava di riprendere fiato.
Il motore della station wagon ruggì di nuovo quando il marito girò la chiave, le sue dita ancora tremanti sul volante mentre osservava dallo specchietto retrovisore il ragazzo semisvenuto sul sedile posteriore. La pelle del giovane luccicava di sudore, il berretto storto e il cazzo ancora esposto, molle e sporco di sperma misto ai fluidi di lei.
"E allora, principino," sussurrò la moglie con voce melata mentre gli sistemava maldestramente i vestiti con gesti che sembravano quasi materni, se non fosse per il modo in cui gli pizzicava deliberatamente i capezzoli attraverso la maglietta sudata. "Ti è piaciuto il tuo primo assaggio di troia vera?" Il ragazzo annuì freneticamente, la voce che gli si incrinò in un gemito quando lei gli afferrò il mento per costringerlo a guardarla. "Bravo ragazzino. Ora ricordati di dirle grazie."
"G-grazie," balbettò il giovane, gli occhi vitrei mentre fissava quella donna che pochi minuti prima lo aveva fatto urlare come mai in vita sua. Lei sorrise, soddisfatta, e gli diede un colpetto sulle guance prima di voltarsi verso il marito.
"Su, maritino, accompagna il nostro principino al locale," ordinò, slacciandosi un altro bottone della camicetta per mostrare i seni ancora umidi di saliva. "E tu, tesoro," aggiungendo con un tono improvvisamente duro mentre si rivolgeva al giovane, "se racconti a qualcuno di questa sera, ti trovo e ti faccio mangiare il mio culo fino a farti sanguinare la lingua. Chiaro?"
Il ragazzo annuì freneticamente, le mani tremanti mentre si aggiustava il berretto storto. Il marito, dal sedile del guidatore, osservava la scena con un misto di eccitazione e imbarazzo, le dita che tamburellavano nervosamente sul volante. La strada davanti a loro era quasi deserta, solo qualche lampione che proiettava ombre lunghe sull'asfalto bagnato.
Quando la station wagon si fermò davanti al bar malfamato, il ragazzo fece per scendere in fretta, ma lei gli afferrò il polso con una morsa improvvisamente ferrea. "Aspetta," sibilò, inclinandosi per dargli un ultimo bacio profondo, la lingua che gli esplorava la bocca con possessività mentre una mano gli stringeva il cazzo attraverso i jeans. "Ricordati di me," mormorò contro le sue labbra prima di lasciarlo andare, sorridendo nel vedere come barcollava leggermente scendendo dall'auto.
Lui sorrise, quel sorriso storto che le faceva sempre venire voglia di morderlo. "Hai paura?" Le accarezzò una coscia, sentendo la pelle d’oca sotto la gonna corta che aveva scelto per quella sera. Un vestito che sapeva già sarebbe finito per terra prima dell’alba.
Il posto era uno di quelli che non appariva sulle mappe, un locale anonimo alla periferia della città, con un’insegna al neon mezzo fulminata e parcheggio sterrato. Dentro, l’aria era spessa di sudore, sigarette e qualcosa di più acre, più animale. Coppie, gruppi, uomini soli che osservavano da sedie di plastica scricchiolanti.
"Guarda quello là," disse lui, indicando con la testa un tipo alto, barba incolta e mani grandi come badili.
Lei seguì lo sguardo del marito e sentì un brivido correrle lungo la schiena quando incrociò gli occhi dell’uomo. Era il tipo di sguardo che non chiedeva permesso, che già la spogliava lì, contro il muro, mentre le mani grandi di lui le sollevavano la gonna senza cerimonie. "Mi fai un po’ paura," ammise, ma era già umida tra le cosce, e lo sapeva che lui lo sentiva dall’odore.
"È quello che vuoi, no?" sussurrò il marito, le dita che le stringevano il ginocchio come un promemoria. "Che ti trattino come la troietta che sei." La voce gli si era fatta roca, quasi un ringhio. L’uomo con la barba si avvicinò, passandole accanto con studiata nonchalance, sfiorandole una spalla mentre andava verso il bancone. Un tocco casuale, ma sufficiente a farle contrarre lo stomaco.
"Allora?" chiese lui, spingendole un bicchiere verso. Birra scura, gocciolante condensa. Non era un invito. Era un ordine. Lei alzò il mento, prese il bicchiere e lo bevve tutta d’un fiato, poi si pulì la bocca col dorso della mano come avrebbe fatto in un garage dopo una riparazione. Non era più la moglie timida del ristorante giapponese dove lui l’aveva portata la prima volta. Adesso era qualcos’altro.
"Vieni," disse l’uomo, e non era una richiesta. Lei si alzò, sentendo lo sguardo del marito che le bruciava la nuca mentre seguiva quel sconosciuto verso il retro del locale. C’era una porta sgangherata, vernice scrostata, e oltre quella, un divano a due posti con le molle che spuntavano. L’odore era più intenso qui, muschio e pelle e qualcosa di metallico.
La porta si chiuse con uno scatto secco alle loro spalle, e il rumore della musica dal locale principale si attutì immediatamente, lasciando spazio al respiro affannoso di lei e al cigolio del divano quando l’uomo vi si lasciò cadere sopra. "Sai perché sei qui," disse, non una domanda, mentre si slacciava la cintura con movimenti lenti, deliberati. Le mani grandi, quelle che sembravano badili, lavoravano la fibbia con una sicurezza che le fece pulsare la vulva.
"Perché sono una troia," rispose lei, la voce più bassa del solito, ma carica di una sfida che non aveva mai osato esprimere prima. Si sentiva il vestito aderirle alla schiena umida, e quando l’uomo le fece cenno di avvicinarsi, obbedì senza esitare. I tacchi affondavano nel linoleum consumato mentre avanzava, sentendo già la pressione delle dita di lui che le affondavano nei fianchi prima ancora che lo toccasse.
"E voglio che mi rompi il culo," aggiunse, guardandolo dritto negli occhi mentre si abbassava sulle ginocchia davanti a lui. Le mani tremavano solo un poco mentre slacciava i suoi jeans, e quando li tirò giù insieme agli slip, l’aria fredda della stanza le fece rizzare i peli sulle braccia. Lui era già duro, imponente, e lei non poté fare a meno di bagnarsi ancora di più al pensiero di quanto sarebbe entrato stretto.
Il marito, dall’angolo dove si era appoggiato al muro, trattenne il respiro. Non aveva mai sentito sua moglie parlare così, con quella voce roca da ubriaca, quelle parole sporche che gli facevano venire voglia di prenderla lì stesso. Ma no, questo era il suo regalo, il suo spettacolo. Guardò mentre lei si puliva le labbra con la lingua, poi si chinava in avanti, prendendo l’uomo in bocca con un gemito soffocato.
"Così, brava troia," borbottò lo sconosciuto, afferrandole i capelli e guidandola su e giù con movimenti che non lasciavano spazio alla delicatezza. Lei si abbandonò, le dita che si stringevano attorno alle sue cosce mentre lo succhiava con un ritmo che faceva schioccare la lingua contro la pelle. Ogni tanto alzava gli occhi verso di lui, sfidandolo, provocandolo, mentre il marito si regolava i pantaloni dall’altro lato della stanza.
"E adesso," sussurrò lei con la bocca ancora umida di lui, alzando gli occhi verso lo sconosciuto mentre si sistemava sulle ginocchia, i tacchi che le scivolavano un po' sul linoleum sporco, "voglio che mi rompi il culo mentre mio marito ci guarda." Le parole le uscirono roche, più audaci di quanto si fosse mai permessa. "Voglio che veda bene quanto ce l'hai grosso rispetto al suo."
L'uomo con la barba rise, un suono basso e gutturale che le fece vibrare lo stomaco. Con un movimento fluido, la sollevò per i fianchi come fosse una bambola, facendole sentire tutta la differenza tra quelle mani da muratore e quelle del marito che tremava dall'altro lato della stanza. "Sul divano," ordinò, e lei obbedì, voltandosi a presentargli il culo come un'offerta, la gonna già tirata su fino alla vita.
Sentì prima il respiro caldo di lui sulla pelle, poi la lingua che le scorreva lungo la fessura, aprendola con una pressione che la fece gemere. "Cristo," borbottò il marito da qualche parte dietro di loro, la voce rotta. Lei non lo guardò, troppo concentrata sulle dita di quello sconosciuto che le allargava le natiche con una sicurezza che le tolse il fiato.
"Sei stretta come una vergine," commentò l'uomo, sputandosi nel palmo prima di premere la punta del cazzo contro il buco contratto di lei. "Ma non preoccuparti, troia. Ti apro io." La prima spinta fu brutale, un coltello di carne che le lacerava ogni centimetro. Lei urlò, le unghie che affondavano nel rivestimento del divano mentre lui entrava a poco a poco, senza fretta, godendosi ogni singolo gemito strozzato che le usciva dalla gola.
"Dio, guarda come gli entra," sussurrò il marito, avvicinandosi quasi senza rendersene conto. Lei poteva sentirne l'eccitazione, l'odore del suo sudore mischiato all'odore metallico del sesso. Quando finalmente l'uomo con la barba fu tutto dentro, lei si sentì scoppiare, distesa come un animale in mostra, con quel cazzo che le riempiva il culo in un modo che suo marito non avrebbe mai potuto nemmeno immaginare.
"Ecco, guarda bene, maritino," ghignò lo sconosciuto, afferrandole i fianchi e iniziando a muoversi con lunghe, lente stoccate. "Guarda come la tua troietta prende tutto il mio cazzo nel culo." Ogni movimento era una tortura deliziosa, ogni spinta che le faceva scivolare le ginocchia sul linoleum mentre lui la martellava senza pietà. Lei si teneva appesa al divano con le braccia tremanti, la fronte premuta contro la pelle appiccicosa del rivestimento, le parole che le uscivano a frammenti tra un gemito e l'altro.
"Così... così grosso... Dio, mi spacchi tutta..." La voce le tremava quanto le gambe, e quando alzò lo sguardo verso il marito, vide che si stava masturbando come un ragazzino, gli occhi fissi sul punto dove lei e l'uomo erano uniti. "Ti piace, vero?" gli sussurrò, anche se ogni parola era interrotta da un colpo più profondo. "Ti piace vedere come... ah!... come tua moglie prende il cazzo di un vero uomo?"
L'uomo dietro di lei rise di nuovo e accelerò il ritmo, le mani che le stringevano i fianchi lasciandoci segni rossi. "Dimmi, troia, com'è rispetto a tuo marito?" le chiese, la voce roca per lo sforzo mentre la inchiodava al divano. Lei gemette, le labbra che si aprivano in un sorriso sporco mentre rispondeva, le parole che uscivano a scatti tra i respiri affannosi: "Non... non c'è paragone! Tu mi spacchi... ah!... mentre il suo lo sento appena!"
Il marito, dall'angolo, si stava masturbando con furia, gli occhi fissi al punto dove il cazzo dell'altro scompariva nel culo di sua moglie. "Dio santo," borbottò, la voce rotta dall'eccitazione. "Guarda come si apre tutta per te." Lo sconosciuto si piegò su di lei, il sudore che gli colava lungo la schiena mentre sussurrava all'orecchio di lei: "Vuoi che lo faccia venire mentre ci guarda? Vuoi che il tuo maritino si masturbi vedendo come scappotti sul mio cazzo?"
Lei annuì freneticamente, le dita che affondavano nel divano mentre lui cambiava angolazione, trovando quel punto che la faceva urlare. "Sì! Fallo venire! Fagli vedere come... come mi fai godere col tuo grosso cazzo!" gridò, la voce che si spezzava quando lui le diede uno schiaffo sul culo, lasciandoci un'impronta rosa.
Lo sconosciuto si raddrizzò, afferrandola per i capelli e tirandole indietro la testa. "Allora guardalo bene, mentre ti scopo come meriti," le ordinò, aumentando ancora il ritmo. Lei obbedì, fissando il marito con occhi lucidi mentre l'uomo la possedeva con una forza che la faceva scivolare avanti e indietro sul divano. "Ti piace? Ti piace vedermi mentre mi rompe il culo." chiese rivolta al marito."
"Dimmi che ti piace vedermi fare la troia!" urlò lei, la voce roca e rotta dai gemiti mentre lo sconosciuto la martellava senza pietà. Le sue dita affondarono nel tessuto sgualcito del divano, le nocche bianche mentre cercava un appiglio contro quell'assalto che la faceva tremare tutta. "Sì, sì, guardami bene maritino... guarda come prendo tutto questo cazzo nel culo per te!"
Il marito ansimava dall'angolo, la mano che si muoveva freneticamente lungo il suo cazzo mentre fissava quella scena con occhi divoranti. "Cristo... sì... ti adoro così," riuscì a balbettare, la voce così rotta che sembrava quasi piangere. "Sei la troia più bella che abbia mai visto."
L'uomo dietro di lei emise un ringhio animale, le dita che le serravano i fianchi con una forza che le avrebbe lasciato lividi. "Sto per venire, troietta," grugnì, accelerando ancora i colpi, ogni spinta che la faceva scivolare avanti sul divano, la faccia che sfiorava il rivestimento appiccicoso. "Muoviti di più, non trattenerti, voglio sentirti urlare quando ti riempio."
Lei obbedì, scodinzolando contro di lui con movimenti disperati, i muscoli che bruciavano per lo sforzo ma che non potevano fermarsi, non ora. "Sì, sborrami nel culo, riempimi come una troia!" gridò, rivolta al marito che si era avvicinato, la mano che si muoveva frenetica sul suo cazzo. "E tu, maritino, dimmi che ti piace vedermi fare la troia! Dimmi che vuoi sborrarmi in faccia mentre lui mi riempie!"
Il marito annuì freneticamente, gli occhi fissi sul punto dove il cazzo dello sconosciuto scompariva nel culo di sua moglie, ogni movimento che faceva schioccare la pelle sudata. "Cristo, sì, ti adoro così," gemette, la voce rotta. "Sei la mia troietta, voglio vederti piena del suo sperma mentre ti ricopro il viso del mio!"
Lei rise, un suono roco e selvaggio, mentre lo sconosciuto le affondava dentro un'ultima volta, il corpo che si irrigidiva contro il suo. Lo sentì pulsare dentro di sé, le pulsazioni che sembravano interminabili mentre un caldo torrente le riempiva le viscere. "Dio, sì, riempimi tutta," sussurrò, sentendo lo sperma che le colava lungo le cosce mentre lui si ritirava lentamente.
La stanza era satura di odori, sudore e sesso, mentre lei rimaneva piegata sul divano, il respiro ancora affannato, il culo che pulsava dolorosamente pieno del seme dello sconosciuto. Sentiva lo sperma colarle lungo le cosce, caldo e viscoso, mentre il marito si avvicinava tremante, il cazzo ancora in mano, lucido di precum.
"E adesso tocca a te, maritino," sussurrò lei con un sorriso sporco, voltandosi a pancia in su e aprendo le gambe con un'esagerata lentezza. La gonna era ancora tirata su alla vita, le mutandine strappate da un lato, il culo che stillava sulla stoffa del divano. "Vieni qui e sborrami in faccia come la troia che sono."
Lui non si fece ripetere due volte. Con un gemito strozzato, le si avvicinò, la punta del cazzo che le sfiorava le labbra mentre lei allungava la lingua, pronta. "Dio, sei così bella così," borbottò, la voce spezzata dall'eccitazione mentre iniziava a masturbarsi più velocemente, gli occhi fissi sul viso di lei, sulla bocca socchiusa che lo stava aspettando.
Lo sconosciuto si era appoggiato al muro, osservando la scena con un ghigno soddisfatto mentre si riassestava i pantaloni. "Brava troia," commentò, accendendosi una sigaretta con movimenti lenti. "Meriti proprio di essere ricoperta di sperma."
Il marito gemette, il respiro che gli si spezzava in gola mentre il primo getto di sperma schizzò sulle guance di lei, caldo e denso. Lei chiuse gli occhi, sentendo il liquido scivolarle lungo il viso, la lingua che si protese per raccogliere quelle gocce che le colavano vicino alle labbra. "Mmmh, sì, maritino, ricoprimi tutta," mormorò, aprendo la bocca come un'offerta mentre lui continuava a venire, i colpi che le macchiavano la fronte, il mento, persino i capelli.
Ma non era ancora finita. Con un sorriso da troia soddisfatta, abbassò una mano tra le cosce, le dita che si insinuarono nel calore del suo culo ancora aperto, ancora pieno dello sperma dello sconosciuto. Le unghie le graffiarono la pelle sensibile mentre raccoglieva quel misto di liquidi che le colava fuori, una emulsione biancastra che le riempì il palmo. Lo portò alla bocca con movimenti esageratamente lenti, fissando il marito negli occhi mentre si leccava le dita una ad una, ingoiando con un gemito teatrale.
"Dio, è così buono," sussurrò, la voce roca, la lingua che puliva il labbro superiore dove una goccia del marito era rimasta appesa. "Vuoi assaggiare?" Allungò la mano verso di lui, le dita ancora umide e lucide, sfidandolo. Lui esitò solo un attimo, poi chinò la testa e le succhiò le dita con un suono volgare, gli occhi che si chiudevano al sapore salato e metallico di quel cocktail proibito.
Dopo che ebbe bevuto tutto - ogni goccia del marito e del suo nuovo amante mescolati nella sua bocca, salati e caldi - si tirò su dal divano con le gambe che tremavano ancora. La gonna era ancora tirata su, le cosce lucide di sudore e sperma che le colava lungo la pelle. Si sistemò le mutandine strappate con un gesto meccanico, poi si pulì la bocca col dorso della mano, un gesto che ormai le veniva naturale in quel posto. Lo sconosciuto si stava già riassestando la cintura, la sigaretta spenta tra le labbra mentre osservava la scena con un ghigno soddisfatto.
"Allora?" le chiese, accarezzandole il culo ancora rosso e pulsante con una mano possente. "Contentina?" Lei gli rivolse un sorriso che non aveva nulla di moglie devota, mostrando i denti come un gatto sazio. "Mmmh, molto," rispose, la voce ancora roca. Si voltò verso il marito, che si stava ancora aggiustando i pantaloni con mani tremanti, e gli sfiorò una guancia sporca di sperma. "E tu, tesoro? Ti è piaciuto lo spettacolo?"
La porta cigolò quando lo sconosciuto la spinse per rientrare nel locale, l'aria calda e carica di odori che li avvolse di nuovo come una coperta umida. Alcune teste si voltarono al loro passaggio, occhi che scrutavano le gambe ancora tremanti di lei, le mutandine strappate che si intravedevano sotto la gonna ormai sgualcita. Un uomo più anziano al bancone fischiò basso, il bicchiere di whisky tra le dita nodose. "Che bella troietta che hai lì," borbottò, strizzando un occhio al marito.
Lei rise, un suono roco e senza vergogna, mentre si strofinava contro il braccio dello sconosciuto come un gatto in calore. "Oh, non sono sua," corresse, indicando il marito con un cenno del mento. "Sono di chi mi scopa meglio stasera." Le parole le uscirono fluide, come se le avesse sempre pronunciate, mentre la mano dell'uomo le scivolava sotto la gonna per pizzicarle una natica ancora umida.
Il marito tossicchiò, il viso che diventava rosso mentre cercava di nascondere l'erezione che gli stava già tornando. "D-do... dovremmo andare," balbettò, ma lei gli tese il bicchiere che aveva lasciato sul tavolo prima, ancora mezzo pieno di birra calda. "Prima beviamo, maritino," disse, strizzandogli l'occhio mentre lo sconosciuto le affondava le dita tra le cosce da dietro, facendole sobbalzare con un gemito improvviso. "E poi vediamo se qualcun altro vuole... giocare con il mio culetto."
Il locale era più affollato ora, l'aria satura di corpi e alcool, le risate che si mescolavano ai gemiti provenienti dagli angoli più bui. Un gruppo di uomini più giovani li osservava da un tavolo vicino, le bocche semiaperte mentre seguivano il movimento delle dita dello sconosciuto sotto la gonna di lei. Uno di loro, magrolino con un berretto da baseball all'indietro, si stava già massaggiando il cavallo dei pantaloni con noncuranza studiata.
"Guarda quel ragazzino," sussurrò lei al marito, indicando il tipo col berretto da baseball mentre le dita dello sconosciuto le scavavano dentro con movimenti esperti. "Ha l'aria di uno che non ha mai visto una troia vera da vicino." Il tono era volutamente alto, calcolato per farsi sentire dal tavolo vicino.
Il marito deglutì, gli occhi che correvano dal gruppo di ragazzi al viso sfacciato di sua moglie. "C-Cristo..." balbettò, mentre lei si lasciava scivolare dalle dita dello sconosciuto con un gemito esagerato, la gonna che si abbassava appena sufficiente a coprire le mutandine strappate. "Quello è un ragazzino."
Lei gli rivolse un sorriso da gatta che ha bevuto la panna, le dita che si insinuarono sotto la gonna per raccogliere altro sperma colato tra le sue cosce. "Appunto," sussurrò, portandosi le dita umide alle labbra con un movimento lento, teatrale. "Mingherlino, ma magari ha un cazzo enorme." Le parole le uscirono con una cadenza da predatrice, mentre fissava il ragazzo col berretto che ora arrossiva fino alla radice dei capelli.
Lo sconosciuto con la barba rise, un suono gutturale che sembrava provenire dal petto. "Vuoi che ti presenti il pupazzo, troietta?" le chiese, afferrandole un fianco mentre l'altra mano le sollevava la gonna, esponendola di nuovo alla vista del locale. Il marito fece un passo indietro, le labbra umide mentre osservava sua moglie che si offriva come merce in vetrina.
Lei si morse il labbro inferiore, poi annuì con un movimento lento e calcolato. "Sì, presentamelo," sussurrò, le dita che giocherellavano con l'elastico delle mutandine strappate. "Voglio vedere se sa usare quella lingua meglio di te." Lo sguardo che rivolse al ragazzo col berretto era quello di una gatta che aveva individuato il topolino.
Lo sconosciuto fischiò tra i denti, un suono acuto che attirò l'attenzione del ragazzo col berretto da baseball. "Ehi, principino," chiamò, facendo cenno con due dita. "Vieni qui che la troietta vuole assaggiarti." Il giovane si irrigidì sulla sedia, gli occhi che passavano dall'uomo barbuto alla donna con la gonna sollevata, le cosce ancora lucide di sperma.
Lei sorrise, il rossore che le saliva alle guance non era vergogna ma eccitazione pura. "Dai, ragazzino," lo incitò, aprendo leggermente le gambe per mostrare le mutandine strappate. "Ti va di fare un giretto in macchina, tu, io e il mio maritino." La voce le uscì melensa, da ragazza della porta accanto, se non fosse per le parole che sceglieva.
"Io... io non so..." balbettò, la voce che si spezzava su un falsetto improvviso guardando il marito. "Io non sono gay."
"Tranquillo, lui guarda solamente," lo rassicurò lei con un sorriso da gatta sazia, indicando il marito che si era fatto piccolo nell'angolo, le mani che giocherellavano con l'orlo della giacca. Il tono era materno, quasi rassicurante, se non fosse stato per le dita che si insinuavano sotto l'elastico delle mutandine strappate, mostrando al ragazzo un assaggio di ciò che lo aspettava.
"Ehm... io vorrei..."
Il ragazzo con il berretto da baseball deglutì così forte che si sentì il rumore della gola che si contraeva. Gli tremavano le dita intorno alla lattina di birra, ma quando lei si morse il labbro e gli strizzò l'occhio, lasciando scivolare un dito sotto l'elastico delle mutandine strappate, qualcosa scattò. Si alzò di scatto, facendo cadere la sedia con un tonfo che attirò gli sguardi di mezzo locale. "Okay," borbottò, la voce già più sicura di quanto ci si sarebbe aspettato da quel faccino da liceale. "Ma... ma solo se mi lasci fare tutto..."
Lei rise, un suono basso e umido, mentre si alzava dal divano con movimenti felini, la gonna che le ricadeva sulle cosce ancora lucide. "Oh, tesoro, ti lascerò fare qualsiasi cosa vuoi," promise, sfiorandogli il mento con un dito ancora umido di sperma. Il ragazzo arrossì fino alla radice dei capelli, ma non si tirò indietro quando lei gli afferrò la mano per condurlo verso l'uscita.
La macchina del marito era una station wagon grigia, noiosa come la loro vita coniugale fino a mezz'ora prima. Lei aprì lo sportello posteriore con un gesto teatrale, facendo scivolare dentro il ragazzo col berretto prima di voltarsi verso lo sconosciuto. "Tu davanti," ordinò, un comando mascherato da invito mentre gli sfiorava il petto con un dito. "Voglio che mio marito guidi mentre ci guarda dallo specchietto."
Il motore della station wagon ruggì debolmente quando il marito girò la chiave, le mani che tremavano ancora sul volante mentre osservava dallo specchietto retrovisore sua moglie che spingeva il ragazzo col berretto sul sedile posteriore.
"E allora, principino," sussurrò lei, le dita già all'opera sulla cintura del ragazzo che scattò con un clic metallico. "Dimmi un po', hai mai assaggiato una donna vera?" Le labbra le si incurvarono in un sorriso da predatrice mentre gli sfiorava l'orecchio con la punta della lingua, una carezza umida che lo fece sobbalzare contro il sedile.
Il marito inghiottì a secco, la frizione che stridette quando innestò la marcia senza premere bene il pedale. La macchina sobbalzò in avanti mentre dallo specchietto vedeva sua moglie slacciarsi il reggiseno con un gesto fluido, i seni che cadevano liberi sotto la camicetta trasparente.
"P-piano," borbottò il ragazzo, le mani che si alzarono in un gesto di finta resistenza quando lei gli afferrò i polsi per guidargli le dita sui propri capezzoli. "Io... non so come si fa..."
"Ti guido io, tesoro," sussurrò con voce melata, facendo scorrere la cerniera con un movimento fluido che fece sobbalzare il ragazzo. Quando tirò fuori l'uccello, il ragazzo emise un gemito strozzato, le mani che si aggrappavano al sedile mentre lei lo osservava con occhi da gourmet. Non era enorme come quello del tizio del locale, ma era comunque notevole - lungo, diritto, con una vena che pulsava lungo il lato mentre lei lo prendeva in mano con un'ammirazione studiata.
"Mmh, niente male per un ragazzino," commentò, soffiandoci sopra prima di avvolgerci le labbra con una lentezza che fece urlare il giovane. Il marito dalla parte del guidatore frenò bruscamente a un semaforo rosso, la testa che si voltava verso lo specchietto mentre le sue mani stringevano il volante fino a scricchiolare.
Lei lo sentì senza bisogno di guardare, il sorriso che le si allargò intorno alla carne del ragazzo mentre iniziava a muovere la testa con un ritmo lento e deliberato. Le labbra le si strofinavano contro la pelle calda mentre la lingua tracciava cerchi sotto la corona, ogni movimento studiato per farlo gemere come un cucciolo.
"P-piano," ansimò il ragazzo, le dita che le si aggrappavano ai capelli con una forza che la fece sorridere internamente. Troppo eccitato per controllarsi già. Perfetto.
"Ma sei tenerissimo," sussurrò, soffiandogli di nuovo sulla punta prima di riprenderlo tutto in gola con un colpo secco che lo fece urlare. Il marito sbandò leggermente, la macchina che deviò sulla corsia accanto mentre fissava lo specchietto con gli occhi spalancati.
"Se ti viene da sborrate non trattenerti, sborrami pure in bocca." disse lei.
Il ragazzo col berretto emise un suono strozzato, la schiena che si inarcò contro il sedile quando lei gli affondò la testa tra le cosce, prendendolo tutto in gola senza preavviso. Le dita le si aggrapparono ai suoi capelli con forza disperata, le unghie che le scavavano il cuoio capelluto mentre lei lo succhiava con movimenti esperti, la lingua che gli raspava la vena pulsante sotto il cazzo. "C-Cristo..." gemette lui, la voce che si spezzava in un falsetto mentre lei aumentava il ritmo, le labbra che si serravano attorno a lui in una pressione perfetta.
Dallo specchietto, il marito osservava con la bocca semiaperta, le mani che stringevano il volante mentre la macchina procedeva a sbalzi lungo la strada semideserta. "Dio santo," borbottò, la voce roca mentre fissava la scena: sua moglie inginocchiata sul sedile posteriore, la gonna tirata su fino alla vita, le mutandine strappate che pendevano da una coscia mentre succhiava quel ragazzo come se fosse la sua ultima cena.
Il ragazzo stava per venire Lo sentiva nel modo in cui il ragazzo le si irrigidiva tra le labbra, nel respiro che gli si faceva sempre più affannoso, nelle dita che le torcevano i capelli con una forza quasi dolorosa.
Lei accelerò il ritmo, prendendolo ancora più in profondità, la gola che si apriva per accoglierlo tutto mentre le sue narici si riempivano dell'odore muschiato della sua eccitazione. Quando finalmente venne, fu con un gemito strozzato, il corpo che si contraeva tutto mentre le mani le spingevano la testa ancora più giù. Lei lo sentì pulsare contro la lingua, il sapore salato che le riempiva la bocca mentre ingoiava avidamente, senza perdere una goccia.
"Porca puttana," ansimò il ragazzo, ancora tremante mentre lei si ritirava lentamente, leccandosi le labbra con un sorriso soddisfatto. "Non... non era mai successo così forte..."
Lei rise, un suono roco e umido, mentre si sistemava i capelli con un gesto negligente. "E questo era solo l'antipasto, tesoro," sussurrò, sfiorandogli il mento con un dito bagnato di saliva. Poi si voltò verso il marito, che fissava dallo specchietto con gli occhi lucidi. "E tu, maritino? Ti è piaciuto lo spettacolo?"
Lui annuì freneticamente, la mano che si era già insinuata nei pantaloni per masturbarsi mentre guidava. "C-Cristo sì," balbettò, la voce rotta. "Sei... sei incredibile..."
"Allora, principino," sussurrò lei con voce melata, le labbra ancora lucide di sperma mentre si sistemava sul sedile posteriore accanto al ragazzo tremante. "Ora tocca a te ripulirmi per bene." Aprì le cosce con un movimento esageratamente lento, mostrando al giovane il suo sesso ancora umido e gonfio, le labbra che pulsavano dopo la violenta penetrazione anal subita poco prima. "Vieni qui e leccami come si deve."
Il ragazzo col berretto deglutì forte, gli occhi fissi su quel che gli veniva offerto. Le mani gli tremavano quando lei gli afferrò la nuca e lo spinse giù, ma non oppose resistenza. La prima timida passata della lingua fu quasi impercettibile, ma quando lei gemette falso e si inarcò contro il sedile, il ragazzo prese coraggio. Le labbra si fecero più sicure, la lingua più audace nel esplorare ogni piega, ogni goccia di liquido misto che vi era rimasta intrappolata.
"Ecco così," lo incoraggiò lei con voce roca, le dita che gli si intrecciavano nei capelli mentre lo guidava. "Più in profondità... sì, proprio lì..." Il ragazzo obbediva con un entusiasmo crescente, la lingua che le scavava dentro con movimenti circolari mentre le mani le stringevano i fianchi. Dal sedile anteriore, il marito si masturbava freneticamente osservando dallo specchietto, la bocca semiaperta in un'espressione di puro stupore.
Quando finalmente il ragazzo si ritrasse, il mento lucido e la bocca ancora socchiusa, lei lo guardò con un sorriso da gatta che aveva appena fatto fuori una ciotola intera di panna. "Che bravo ragazzino," sussurrò, sfiorandogli il labbro inferiore con un pollice umido. "Hai proprio la lingua morbida."
Si voltò verso il marito che dallo specchietto la fissava con gli occhi fuori dalle orbite, le dita ancora strette attorno al suo cazzo. "Maritino, tesoro," chiamò con voce melata mentre apriva le gambe ancora più larghe, mostrando al ragazzo il suo culo ancora aperto e lucido. "Dimmi un po', secondo te questo ragazzino ha mai messo il suo cagnolino nel buco sbagliato di una donna?"
Il marito deglutì a vuoto, la voce che gli si incrinò. "Io... non credo..."
"Esatto," tagliò corto lei, afferrando la mano del ragazzo e guidandogliela tra le cosce, fino a fargli sentire l'umidità che ancora le colava dal culo. "E questo è un crimine, non trovi?"
Il ragazzo tremò quando lei gli torse il polso con forza, costringendolo a infilare due dita dentro di lei con un movimento brutale. "Io... io non so..." balbettò, ma lei gli strinse la gola con l'altra mano, soffocando le sue proteste.
"Non è vero che non sai," sibilò contro il suo orecchio, la voce improvvisamente dura mentre le dita gli affondavano nella carne. "Sei venuto in bocca a una troia come un uomo, ora comportati da uomo." Lo spinse giù con uno scatto improvviso, facendogli battere la faccia contro il suo culo ancora umido. "Leccami qui finché non sei di nuovo duro come un manico di scopa."
Il giovane obbedì con un gemito soffocato, la lingua che si muoveva tra le sue natiche con movimenti sempre più sicuri mentre lei si inarcava contro il sedile, le unghie che gli scavavano la nuca. "Bravo ragazzino," sussurrò, le dita che gli affondavano nei capelli mentre lo spingeva più a fondo. "Così... proprio così..."
Dal sedile anteriore, il marito emise un suono strozzato mentre osservava dallo specchietto il ragazzo che le leccava il culo con crescente ardore, le mani che le stringevano i fianchi mentre la lingua gli penetrava nel buco ancora rilassato. "Dio santo," borbottò, la mano che accelerava il ritmo sul proprio cazzo.
Lei lasciò scivolare una mano tra le proprie cosce, sfiorando l'orecchio del giovane con le dita ancora umide di saliva e sperma. "Ora mettimi un dito dentro," ordinò con voce roca, premendogli la punta del dito contro l'ingresso stretto. "Fallo piano... sì, proprio così..."
Il ragazzo tremava mentre obbediva, il dito che le entrava con cautela, sentendo la stretta calda e umida che lo avvolgeva. Lei gemette falso, esagerando la reazione per farlo sentire più sicuro, mentre dallo specchietto il marito si mordeva il labbro osservando la scena. "Adesso un altro dito," sussurrò lei, guidandogli la mano. "Sì, bravo... e muovili come se stessi scavando dell'oro..."
Quando finalmente lo sentì abbastanza rilassato, gli afferrò i capelli con forza e lo costrinse a sollevarsi, la bocca ancora lucida della sua saliva. "Ora," sibilò, gli occhi che brillavano nel buio dell'auto, "adesso sfondami quel culo da troia che ho."
Il ragazzo deglutì a vuoto, le mani tremanti mentre si sistemava dietro di lei, il cazzo che pulsava ancora umido della sua saliva. "Io... non voglio farti male..."
Lei scoppiò a ridere, un suono roco e senza vergogna. "Tesoro," disse, sfiorandogli il mento con un dito sporco di sperma, "io sono nata per prendere cazzi nel culo. Spingi forte e non pensare."
Quando finalmente entrò, fu con un gemito strozzato da entrambi - lei per il dolore improvviso che si tramutò subito in piacere, lui per la stretta inaspettata che lo fece quasi svenire. "Dio santo," ansimò il giovane, le mani che le stringevano i fianchi mentre cominciava a muoversi con movimenti incerti. "È... è strettissimo..."
Lei si morse il labbro, il corpo che si adattava alla penetrazione con una facilità che avrebbe dovuto vergognarsi. Invece si voltò verso il marito che dallo specchietto la fissava con gli occhi fuori dalle orbite, la bocca semiaperta mentre si masturbava freneticamente. "Ti piace vedere la tua moglie essere sfondata da un ragazzino, maritino?" sussurrò con voce roca, accentuando ogni parola con un rotolare dei fianchi che fece urlare il giovane dietro di lei.
Il marito annuì freneticamente, la mano che accelerava il ritmo. "S-sì... Cristo, sì..."
"Allora guarda bene," ordinò lei, afferrando i capelli del ragazzo e costringendolo a inclinarsi in avanti per baciarla con violenza, mentre il suo cazzo le martellava dentro con movimenti sempre più sicuri. La lingua del giovane le esplorò la bocca con l'ardore dell'inesperienza, il sapore del proprio sperma ancora sulle sue labbra che le fece sorridere contro la sua bocca.
Quando si staccarono, lei si voltò verso il marito che tremava sul sedile anteriore. "Dai, maritino, vieni qui," lo invitò con un gesto della mano, aprendo le labbra ancora gonfie. "Vieni a farmi assaggiare quanto sei eccitato."
Il marito si voltò completamente, fermo la macchina in uno spiazzo , offrendole il cazzo bagnato di precum. Lei lo prese in bocca con un movimento fluido, succhiandolo con movimenti esperti mentre il ragazzo continuava a sbatterle dentro da dietro con crescente sicurezza.
"Porca puttana," gemette il giovane, le mani che le stringevano i fianchi con forza mentre aumentava il ritmo. "Sto per... Cristo, sto per venire di nuovo..."
Il ragazzo col berretto urlò, il corpo che si contraeva tutto mentre esplodeva dentro di lei con scatti violenti, le dita che le affondavano nei fianchi lasciando lividi a forma di luna crescente. Lei lo sentì pulsare profondamente, il calore che le si diffondeva nel culo mentre lei continuava a succhiare il marito con rinnovata avidità, la lingua che gli raspava la punta in modo da farlo gemere.
"Sta sborrando tutto nel mio culo, maritino," sussurrò lei quando si staccò dal suo cazzo per un istante, le labbra lucide di saliva. "Vuoi assaggiare?" Gli afferrò la nuca con una mano e lo spinse verso il basso, obbligandolo a infilare la lingua tra le sue natiche ancora strette attorno al cazzo del ragazzo. Il marito obbedì con un gemito, leccando avidamente il miscuglio di sperma e lubrificante che colava dal suo buco mentre il giovane, tremante, si ritirava lentamente.
Lei si voltò verso il ragazzo stravolto, le labbra che gli sfiorarono l'orecchio mentre gli prendeva il cazzo molle ma ancora umido tra le dita. "Non è finita, principino," sussurrò con voce roca, facendolo rabbrividire. "Adesso voglio che mi scopi come si deve." Lo spinse sul sedile e gli salì sopra a cavalcioni, guidando il suo cazzo semirigido dentro la sua fica ancora bagnata con un movimento fluido che li fece gemere entrambi.
Dall'abitacolo si alzò l'odore muschiato del sesso misto a sudore, mentre lei cominciava a muoversi sopra di lui con movimenti circolari studiati per massimizzare il piacere. "Guarda come la tua moglie si fa scopare da un ragazzino," sibilò verso il marito, afferrandogli una mano e portandogliela tra le cosce, dove il miscuglio di fluidi colava lungo le sue cosce tremanti. "Senti quanto sono sporca per colpa tua."
Il ragazzo sotto di lei aveva gli occhi vitrei, la bocca semiaperta in un'espressione tra l'estasi e lo sfinimento quando lei accelerò il ritmo, stringendolo dentro di sé con contrazioni studiate. "Non... non ce la faccio più..." balbettò, ma lei gli affondò le unghie nelle spalle, costringendolo a guardarla mentre lo cavalcava con ferocia.
"Su, principino," lo incitò con voce roca, inclinandosi per catturare i suoi gemiti con la bocca. "Voglio la tua terza sborrata nel posto più sporco che hai." Lo sentì irrigidirsi sotto di sé, le mani che le affondavano nei fianchi mentre lo stringeva dentro di sé, le pareti vaginali che si contraevano attorno a lui in un finto orgasmo calcolato per farlo esplodere.
Quando venne, fu con un urlo strozzato, il corpo che si inarcò violentemente mentre lei continuava a muoversi, spremendogli ogni ultima goccia con movimenti lascivi. "Bravo ragazzino," sussurrò, scendendo per baciarlo con languore mentre si ritirava lentamente, lasciando che il suo sperma colasse lungo le cosce in rivoli lucenti.
Il marito, dall'altro lato del sedile, aveva lo sguardo vitreo, la mano ancora stretta attorno al proprio cazzo floscio. "Cristo," borbottò, osservando il miscuglio di fluidi che macchiava il sedile. "Sei... sei incredibile."
Lei sorrise, sfiorando il mento del ragazzo semisvenuto con un dito sporco di sperma. "Terza volta fortunata, eh?" sussurrò con voce roca mentre si alzava dal suo grembo tremante, lasciando che il suo sperma colasse lungo le cosce in rivoli lucenti. Il giovane aveva gli occhi vitrei, la bocca semiaperta in un'espressione tra l'estasi e lo sfinimento, le gambe che tremavano ancora dagli spasmi dell'ultimo orgasmo.
"E ora, principino," continuò lei, infilando con nonchalance le mutandine strappate nella tasca del suo giubbotto mentre osservava l'amante barbuto che fumava accanto al finestrino aperto, "è ora che torni alla tua locanda." Il ragazzo emise un suono indistinto, le mani che si aggrappavano debolmente al sedile mentre cercava di riprendere fiato.
Il motore della station wagon ruggì di nuovo quando il marito girò la chiave, le sue dita ancora tremanti sul volante mentre osservava dallo specchietto retrovisore il ragazzo semisvenuto sul sedile posteriore. La pelle del giovane luccicava di sudore, il berretto storto e il cazzo ancora esposto, molle e sporco di sperma misto ai fluidi di lei.
"E allora, principino," sussurrò la moglie con voce melata mentre gli sistemava maldestramente i vestiti con gesti che sembravano quasi materni, se non fosse per il modo in cui gli pizzicava deliberatamente i capezzoli attraverso la maglietta sudata. "Ti è piaciuto il tuo primo assaggio di troia vera?" Il ragazzo annuì freneticamente, la voce che gli si incrinò in un gemito quando lei gli afferrò il mento per costringerlo a guardarla. "Bravo ragazzino. Ora ricordati di dirle grazie."
"G-grazie," balbettò il giovane, gli occhi vitrei mentre fissava quella donna che pochi minuti prima lo aveva fatto urlare come mai in vita sua. Lei sorrise, soddisfatta, e gli diede un colpetto sulle guance prima di voltarsi verso il marito.
"Su, maritino, accompagna il nostro principino al locale," ordinò, slacciandosi un altro bottone della camicetta per mostrare i seni ancora umidi di saliva. "E tu, tesoro," aggiungendo con un tono improvvisamente duro mentre si rivolgeva al giovane, "se racconti a qualcuno di questa sera, ti trovo e ti faccio mangiare il mio culo fino a farti sanguinare la lingua. Chiaro?"
Il ragazzo annuì freneticamente, le mani tremanti mentre si aggiustava il berretto storto. Il marito, dal sedile del guidatore, osservava la scena con un misto di eccitazione e imbarazzo, le dita che tamburellavano nervosamente sul volante. La strada davanti a loro era quasi deserta, solo qualche lampione che proiettava ombre lunghe sull'asfalto bagnato.
Quando la station wagon si fermò davanti al bar malfamato, il ragazzo fece per scendere in fretta, ma lei gli afferrò il polso con una morsa improvvisamente ferrea. "Aspetta," sibilò, inclinandosi per dargli un ultimo bacio profondo, la lingua che gli esplorava la bocca con possessività mentre una mano gli stringeva il cazzo attraverso i jeans. "Ricordati di me," mormorò contro le sue labbra prima di lasciarlo andare, sorridendo nel vedere come barcollava leggermente scendendo dall'auto.
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