A cosce aperte- Parte prima

di
genere
corna


"Fai piano che si sveglia la bambina," sussurrò Giulia, stringendo tra le dita il polso di Marco mentre le sue dita le solcavano i fianchi nudi sotto la maglietta. Nella penombra del salotto, il ticchettio dell'orologio a muro scandiva i secondi, interrotto solo dal respiro calmo proveniente dalla camera accanto. Sentì il morso di un brivido quando la mano di lui le serrò un seno con quella confidenza istintiva di chi conosce ogni centimetro del suo corpo.
Marco le premeva contro il bacino, il calore del suo corpo attraverso il pigiama di cotone la fece arrossire. "Con la voglia che ho," mormorò lui contro la sua nuca, annusandole i capelli ancora umidi di doccia, "ci mancava solo la nipotina." Giulia gli affondò le unghie nella camicia mentre cercava di non gemere. "Era un'emergenza. Mia sorella..." ma la frase le morì in gola quando lui le morse il lobo dell'orecchio.
Le sue mani la voltarono bruscamente verso il divano, la stoffa ruvida del tessuto le graffiò le cosce nude mentre si lasciava cadere all'indietro. Marco le slacciò i pantaloncini con gesti esperti, la bocca già occupata a succhiarle il collo dove sapeva che l'avrebbe fatta tremare. "Aspetta," ansimò lei, "devo dirti una cosa." Ma lui le soffocò le parole con un bacio profondo, le dita già intente a cercare l'umidità tra le sue cosce.
Quando finalmente riuscì a staccarsi, Giulia aveva gli occhi lucidi e il respiro corto. "Nei quindici giorni che non c'eri..." cominciò, ma Marco le coprì la bocca con una mano. "Dimmi dopo," ringhiò, spingendole indietro i capelli dal viso con un gesto quasi tenero che contrastava con l'erezione evidente attraverso la stoffa. "Prima fammi sentire quanto ti sono mancato."
Giulia lasciò che le dita di Marco le solcassero la schiena mentre si voltava a pancia in giù sul divano, il cuore che le batteva forte all'idea di quello che stava per succedere. Sentì lui inginocchiarsi dietro di lei, le mani che le afferravano i fianchi con un misto di possessività e devozione. "Sei sicura?" mormorò lui, ma il respiro roco tradisce l'eccitazione. Lei annuì, premendo il viso contro un cuscino mentre le sue dita si stringevano attorno alla stoffa del divano.
Il primo tocco della sua lingua la fece sobbalzare, un brivido che le attraversò la spina dorsale mentre Marco la leccava con una lentezza deliberata, facendola gemere a denti stretti. "Piano... oh Dio, piano..." sussurrò, ma lui non rallentò, anzi, affondò la lingua più a fondo, facendole perdere il fiato. Le mani di Giulia si aggrapparono ai braccioli del divano, le nocche bianche mentre cercava di non urlare.
"Ti piace, eh?" sussurrò Marco tra un colpo di lingua e l'altro, le dita che intanto le accarezzavano le cosce interne, facendole fremere. Lei annuì freneticamente, incapace di parlare, il corpo già sul punto di cedere. Quando finalmente sentì la punta del suo cazzo premere contro di lei, tesa e impaziente, trattenne il respiro. "Fallo... fallo ora..." lo supplicò, e lui obbedì, entrando con un unico movimento lento che la fece urlare nel cuscino.
Marco le afferrò i fianchi, tirandola indietro contro di lui mentre iniziava a muoversi, ogni spinta un misto di dolore e piacere che la faceva contorcersi. "Raccontami," le ordinò, la voce roca, mentre una mano le afferrava i capelli. "Raccontami di lui." Giulia chiuse gli occhi, il ricordo dell'altro uomo che la prendeva nello stesso modo, in quella camera d'albergo, mescolandosi alla sensazione presente. "Era... era più grosso di te," ansimò, sentendo Marco irrigidirsi dentro di lei. "Mi ha... oh Dio... mi ha riempita per bene..."

"Quante volte?" ringhiò Marco stringendole i fianchi con più forza, accelerando il ritmo in modo che ogni sua parola venisse spezzata da un gemito. Giulia si morse il labbro, il corpo che ondeggiava sotto le spinte di lui, le dita che affondavano nella stoffa del divano. "Due... no, tre volte quella notte," ansimò, "e poi ancora la mattina prima che partisse." Sentì Marco fermarsi di colpo, il suo respiro pesante contro la sua schiena sudata. "Cristo santo," mormorò, la voce strozzata dall'eccitazione. Poi riprese a muoversi, più veloce, più profondo, come se quelle parole lo avessero reso pazzo.
"E come ti prendeva?" domandò, una mano che le scivolava sul ventre per arrivare al clitoride, strofinandolo con movimenti precisi che la fecero contorcere. Giulia gemette, il piacere che si mescolava al ricordo vivido. "Da dietro... come stai facendo tu ora," sussurrò, "ma più forte, più... ah!... più animalesco." Marco le diede uno schiaffo sul culo, il suono secco che echeggiò nel salotto, seguito dal suo gemito soffocato. "E ti è piaciuto, puttana?" le sussurrò all'orecchio, la voce roca. Lei annuì freneticamente, incapace di mentire, il corpo che tradiva ogni emozione. "Sì... sì, mi è piaciuto tantissimo."

Marco la fece voltare all'improvviso, afferrandola per i fianchi e sollevandola con una forza che la fece sussultare. Giulia avvolse le gambe attorno alla sua vita mentre lui la spingeva contro la parete, il suo cazzo che le riempiva con una profondità che quasi la faceva urlare. "Dimmi tutto," le ordinò, i denti che le mordicchiavano il collo. "Non saltare niente."
Giulia chiuse gli occhi, il ricordo che affiorava vivido mentre il corpo di Marco la scuoteva contro il muro. "L'ho incontrato di nuovo dopo due giorni," ansimò, le unghie che gli scavavano la schiena. "In un bar... vicino all'ufficio." Sentì Marco irrigidirsi dentro di lei, il respiro che diventava più affannato. "E poi?"
"Mi ha portato in un hotel questa volta," continuò lei, la voce rotta dai gemiti. "Appena entrati... mi ha strappato via le mutandine e..." Un brivido le attraversò la schiena mentre Marco la strattonava più forte, i suoi colpi diventavano più profondi, più rabbiosi. "E allora?"
"Mi ha scopata la fica come un animale," sussurrò Giulia, sentendo l'eccitazione di Marco esplodere a quelle parole. "Ero... oh Dio... ero a metà ciclo." Marco si fermò di colpo, i muscoli tesi come corde, gli occhi che le bruciavano addosso. "Cosa?"

Giulia gli sfiorò le labbra con un dito, il cuore che le batteva all'impazzata. "Forse mi ha messo incinta," mormorò, osservando l'espressione di lui trasformarsi. "Lui non lo saprà mai... ma se succedesse..." Marco la sbatté di nuovo contro il muro con una forza che le tolse il fiato. "Avremmo un bambino tutto nostro," completò lui, la voce strozzata da un'emozione che non riusciva a decifrare.
Le labbra di Marco le divorarono con un bacio feroce, i fianchi che ripresero a muoversi con un ritmo ossessivo.
"E allora sfondami il culo," ansimò Giulia all'improvviso, le dita che si aggrappavano alle spalle di Marco mentre lui la teneva sospesa contro il muro. "Fallo più forte, fammi sentire che mi riempi tutta." Le parole le uscirono dalla bocca in un sussurro roco, il respiro che le si spezzava ad ogni spinta di lui dentro di lei. Marco la fissò per un attimo, gli occhi neri di desiderio, prima di affondare i denti nella sua spalla con un ringhio. "Vuoi proprio che ti rompa, eh puttana?" mormorò contro la sua pelle sudata, le mani che le serravano i fianchi fino a lasciare il segno delle dita.
Giulia annuì frenetica, la schiena che si inarcava quando lui la fece scivolare giù a terra, voltandola bruscamente a pancia in giù sul tavolo del salotto. Il legno freddo le premuto contro i seni mentre Marco le sollevava i fianchi con una mano, l'altra che le apriva le natiche con un gesto brutale. "Eccoti quello che vuoi," ringhiò contro la sua schiena, la voce roca di desiderio mentre posava la punta del cazzo contro il suo ano stretto. Giulia trattenne il fiato, le dita che si aggrappavano al bordo del tavolo quando lui iniziò a spingere, l'ingresso doloroso che la fece gemere nel legno.
"Fammi sentire com'è stato," ringhiò Marco mentre le dita le affondavano nei fianchi, il cazzo che le apriva il culo con una lentezza sadica. Giulia gemette nel legno del tavolo, la schiena che si inarcava sotto la pressione implacabile. "Così... proprio così," ansimò, le parole che le uscivano spezzate. "Lui... non ha aspettato... ah, Dio!... mi ha strappata via le mutandine e..."
Marco le diede uno schiaffo sul culo, il suono secco che echeggiò nel salotto. "Continua." Spinse più forte, il suo glande che superava lo stretto anello muscolare con un movimento che la fece urlare a denti stretti. "Mi ha... oh cazzo... mi ha sbattuta contro il muro dell'ascensore," sussurrò Giulia, le dita che graffiavano il legno mentre Marco finalmente le riempiva tutto il culo con un colpo secco. "Ha alzato la gonna e... mmh!... e mi ha messo due dita nella fica mentre..."
"E mentre ti sfondava il culo per la prima volta?" la interruppe Marco, le mani che le serravano i fianchi mentre iniziava a muoversi con colpi brevi e profondi. Giulia annaspò, la sensazione di essere riempita in quel modo mescolata al ricordo vivido. "Sì... sì, cazzo... proprio così," gemette, il viso premuto contro il tavolo. "Mi teneva per i capelli... mi faceva guardare nello specchio dell'ascensore mentre... mentre mi scopava il culo come un animale..."
Marco le afferrò i capelli all'improvviso, tirandole indietro la testa con un gesto brutale. "E tu?" le sussurrò all'orecchio, il fiato caldo che le accarezzava la pelle sudata. "Hai goduto come una troia?" Le sue spinte diventarono più violente, ogni movimento che la scuoteva in avanti sul tavolo. Giulia annuì frenetica, incapace di mentire, il corpo che tradiva ogni emozione. "Sì... sì, porca miseria... ho venuto due volte solo con quello..."
"E io?" le chiese Marco, la voce roca mentre le lasciava andare i capelli per afferrare i suoi seni con entrambe le mani. "Mi hai pensato mentre ti sfondava?" Giulia chiuse gli occhi, il ricordo che affiorava vivido. "Ti ho immaginato che ci guardavi," ansimò, le parole che le uscivano spezzate. "Che ti eccitavi a vederlo... vederlo riempirmi il culo mentre tu... oh Dio... mentre tu ti segavi..."
Marco le diede uno schiaffo sul culo, il suono secco che echeggiò nel salotto. "Puttana," ringhiò, i fianchi che acceleravano il ritmo. "E se fossi entrato nell'ascensore in quel momento?" Le sue dita le strinsero i capezzoli con forza, facendole urlare. "Cosa avresti fatto?"
Giulia si morse il labbro, il corpo che ondeggiava sotto le spinte di lui. "Avrei... avrei fatto la fila," gemette, le parole che le uscivano senza controllo. "Mi sarei inginocchiata... avrei preso il tuo cazzo in bocca mentre lui... mentre lui continuava a scoparmi il culo..."

Marco si irrigidì dietro di lei, un ringhio strozzato che gli uscì dalla gola. "Cristo santo," ansimò, le mani che le affondavano nei fianchi mentre le martellava il culo con una furia improvvisa. Giulia urlò nel legno del tavolo, le unghie che lasciavano segni sulla superficie laccata. "Dimmelo ancora," le ordinò Marco, la voce che tremava per lo sforzo. "Dimmelo mentre ti riempio questo culo da troia."

"Lui... oh Dio... lui aveva la mano nella mia fica," sussurrò Giulia tra i gemiti, le gambe che tremavano sotto il peso del piacere. "Ti avrei... ti avrei succhiato finché non mi sborravi in bocca... e poi... e poi..." Il suo respiro si spezzò quando Marco le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa con violenza.

"E poi?" le sussurrò all'orecchio, i denti che le mordicchiavano il lobo. Giulia chiuse gli occhi, il corpo che tradiva ogni emozione. "Avrei... avrei raccolto la tua sborra con le dita..." ansimò, la voce roca di eccitazione. "E me la sarei messa... me la sarei messa tutta nel culo... mentre lui mi sfondava ancora..."

Marco gemette come un animale ferito, le spinte che diventavano selvagge, incontrollate. "Fallo adesso," ringhiò contro la sua schiena sudata. "Prendi la mia sborra e mettitela nel culo da puttana." Giulia annuì freneticamente, le dita che tremavano mentre si portava dietro, afferrando il cazzo di Marco che le usciva dal culo ancora duro. Lo strofinò tra le sue natiche aperte, il liquido che colava lungo le sue dita mentre lo spalmava sul suo ano già martoriato.

"Fammelo vedere," ordinò Marco con voce roca, le mani che le afferravano i fianchi mentre si ritirava completamente. Giulia si voltò sul tavolo, le gambe aperte, le dita che si aprivano le natiche per mostrargli il suo buco ancora pulsante, lucido della sua stessa sborra. "Ecco... ecco la tua troia," sussurrò, la voce che tremava per l'eccitazione.

Marco la fissò con gli occhi che sembravano divorarla, il respiro pesante mentre osservava il suo culo aperto e luccicante di sborra. "Cazzo, sei perfetta," ringhiò, afferrandole le gambe e trascinandola verso il bordo del tavolo con uno strattone. Giulia lasciò sfuggire un gemito quando lui le sollevò le cosce, spingendole le ginocchia contro il petto, esponendola completamente. "Vuoi ancora più sporca, eh?" le sussurrò, la punta delle dita che le sfiorava l'ano ancora dilatato.

Giulia annuì, le labbra socchiuse in un respiro affannoso. "Fammi sentire tutto," implorò, la voce roca mentre le sue dita si aggrappavano alle gambe di lui. Marco non perse tempo, affondando due dita dentro di lei con un movimento brutale che la fece contorcere. "Così?" domandò, la voce un misto di sadismo e desiderio. "Così come faceva lui?"

"Più forte," gemette Giulia, la schiena che si inarcava quando le sue dita raggiunsero un punto che la fece vedere le stelle. "Lui... lui mi teneva così mentre..." La frase le morì in gola quando Marco aggiunse una terza dita, allargandola con movimenti circolari che la fecero urlare. "E poi?" le chiese, il tono sempre più esigente.

"E poi mi ha fatto leccare il suo cazzo sporco del mio culo," sussurrò Giulia, il rossore che le salì alle guance mentre lo confessava. Marco le tolse le dita all'improvviso, portandosele alla bocca e leccandole con un'espressione di sfida. "Buono," mormorò, prima di spingere quelle stesse dita tra le sue labbra. "Assaggiati, puttana."

Giulia chiuse gli occhi mentre il sapore salato della propria sborra le riempiva la bocca, le dita di Marco che le spingevano la lingua contro il palato.

"Quando ti farai scopare di nuovo?" le chiese Marco con voce roca, le dita che le affondavano nei fianchi ancora segnati dalle sue unghie. Giulia si voltò sul tavolo, le gambe che tremavano ancora per lo sforzo, il suo culo ancora caldo e aperto.

"Dipende da te," sussurrò, sfiorandogli il cazzo ancora semiereetto con le dita sporche di sborra. "Se vuoi... lo chiamo e prendo appuntamento per sabato." Le labbra le si incurvarono in un sorriso lascivo mentre gli accarezzava l'inguine. "Ho l'ovulazione... così se non lo sono ancora..." lasciò la frase in sospeso, le dita che gli stringevano la base del cazzo con un gesto promettente.

Marco la fissò come se volesse divorarla, i muscoli della mascella tesi. "Cristo santo," mormorò, afferrandole i polsi e inchiodandole le mani al tavolo. "Mi stai dicendo che vuoi farlo apposta?" La sua voce era un misto di incredulità ed eccitazione brutale.

Giulia annuì lentamente, gli occhi che non lasciavano i suoi. "Voglio più possibilità di restare incinta," sussurrò, le parole che uscivano come una confessione. "Voglio che sia tuo il bambino... ma che tu sappia che potrebbe essere..."

Marco le coprì la bocca con una mano, gli occhi neri di desiderio. "Non finire quella frase," ringhiò. Poi le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa con violenza. "Sabato," dichiarò, la voce roca. "Ma io ci sarò."

Giulia lo guardò attraverso le ciglia abbassate. "Che intendi?"

"Intendo che voglio guardare," sibilò lui, i denti che le mordicchiavano il collo. "Voglio vederti mentre ti prende come una troia. Voglio che tu mi guardi negli occhi mentre lui ti riempie."

"Ti manderò delle foto dall'hotel"

Marco le diede un pizzicotto sul capezzolo. "Lavora in quell'hotel da tre anni e non sa nemmeno che seno sposata"

Sabato arrivò con un cielo plumbeo che prometteva pioggia. Giulia si sistemò il vestito nero aderente per la terza volta davanti allo specchio dell'ingresso, le dita tremanti mentre aggiustava la scollatura. "Troppo?" chiese voltandosi verso Marco che la osservava dall'ingresso.

Lui le si avvicinò, le mani che le scendevano lungo i fianchi. "Perfetta," mormorò contro la sua nuca, annusando il suo profumo. "Sembri proprio la puttana che sei." Le diede uno schiaffo leggero sul culo prima di aprirle la porta. "Ora vai. E ricordati..."

"Ti manderò la posizione," completò lei con un sorriso malizioso, sfiorandogli l'erezione attraverso i pantaloni. "E le foto."

L'appuntamento era fissato all'Hotel Excelsior, una struttura discreta nel centro finanziario dove lavorava Andrea. Giulia premette il pulsante dell'ascensore al quarto piano, il cuore che le batteva forte mentre controllava per l'ultima volta il messaggio di Marco: "Sala massaggi, suite 412. Ti aspetto."
scritto il
2026-03-17
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