Il vicino
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
Giorgio si aggiustò gli occhiali con un dito, il sudore gli appannava le lenti mentre cercava di non perdere nemmeno un istante di quello che stava succedendo davanti a lui. Il divano di pelle scricchiolava sotto il suo peso, ma lui non ci badava. Tutta la sua attenzione era rivolta a Franca, sua moglie, nuda e piegata sul letto, mentre Carlo, il loro vicino di casa dal sorriso sempre troppo sicuro, le afferrava i fianchi con quelle mani larghe da muratore.
"Più forte, Carlo, dai… spingilo tutto dentro," gemette Franca, la voce roca e spezzata dal piacere. Giorgio sentì un brivido lungo la schiena mentre la osservava: i suoi capelli castani erano scomposti, attaccati alla pelle sudata, le labbra socchiuse in un respiro affannoso. Le dita di Giorgio scivolarono lungo l'elastico dei suoi boxer, ma si fermarono, volendo prolungare quell'attesa, quel misto di eccitazione e gelosia che gli faceva battere il cuore a mille.
"Ti piace, vero?" Carlo sbuffò, ridacchiando mentre affondava un'altra volta dentro di lei, facendola piegare in avanti con la forza dell'ultima spinta. Franca non rispose subito—ansimò, le dita che affondavano nel lenzuolo, poi finalmente annuì, quasi vergognandosi. Giorgio la conosceva bene: quel piccolo momento di esitazione era quello che lo faceva impazzire di più.
"Rispondigli amore," insistette Giorgio, la voce più bassa del solito mentre finalmente si liberava dei boxer, lasciando che la mano si muovesse lungo il suo corpo teso. "Digli se ti piace."
"Siii Carlo, mi piace, mi fai impazzire. Spingilo tutto, amore, fammelo sentire bene," ansimò Franca, la voce che si spezzava in un gemito mentre Carlo la afferrava per i fianchi e la inchiodava al materasso con un colpo secco. Giorgio trattenne il respiro, le dita che stringevano il suo cazzo già bagnato di precum, incapace di distogliere lo sguardo da quel corpo che conosceva così bene e che ora si muoveva in un ritmo completamente nuovo, selvaggio, sotto le spinte di un altro uomo.
Franca rovesciò la testa all'indietro, i capelli che si spargevano sul cuscino come un'onda scura, mentre le sue unghie graffiavano il petto di Carlo, lasciando segni rossi sulla pelle sudata. "Così... proprio così," sussurrò, gli occhi socchiusi ma fissi su Giorgio, come per assicurarsi che stesse guardando, che stesse memorizzando ogni singolo dettaglio. E lui lo stava facendo, avidamente, il polso che accelerava mentre si strofinava, immaginando di essere lì, di essere quello che la riempiva in quel momento—ma anche no, perché questa era meglio di qualsiasi fantasia.
Carlo rise, un suono basso e soddisfatto, mentre affondava ancora più profondamente, facendo arcuare Franca in un singhiozzo di piacere. "Vuoi che lo faccia venire dentro, eh?" chiese, la voce roca mentre le tirava i capelli all'indietro, esponendole il collo. Lei annuì freneticamente, le labbra che si aprivano in un silenzioso "Sì, riempimi tutta." e lo guardò con uno sguardo supplichevole che Giorgio riconobbe immediatamente—era lo stesso modo in cui lo guardava quando voleva che lui le riempisse la bocca dopo una lunga giornata di lavoro.
Giorgio si morse il labbro inferiore, le dita che acceleravano sul proprio cazzo mentre osservava Carlo afferrare i fianchi di Franca con una presa ancora più brutale, le nocche bianche dalla forza con cui la teneva ferma. "Stai guardando bene, Giorgio?" sbuffò Carlo, senza nemmeno voltarsi, come se sapesse esattamente dove fossero puntati gli occhi di lui. "Perché tua moglie sembra che stia per—"
Franca lo interruppe con un urlo strozzato, il corpo che si irrigidiva prima di scuotersi in una serie di spasmi incontrollati. Giorgio la vide affondare le unghie nelle cosce di Carlo, lasciando segni rossi che sarebbero durati giorni. "Vendo amore, vengo." gemeva, la voce spezzata mentre Carlo continuava a muoversi dentro di lei, più lento ora, quasi crudele nel prolungarle quell'onda di piacere e mentre il suo sguardo incrociava quello del marito.
"Brava, così," sussurrò Giorgio, la mano che si muoveva più veloce, incapace di resistere al modo in cui Franca lo fissava—come se fosse lui, e non Carlo, a farle perdere la testa. Ma non era lui, ed era proprio quello il punto. Carlo si chinò su di lei, il sudore che gli colava lungo la schiena mentre sussurrava qualcosa all'orecchio di Franca che la fece ridere, un suono roco e stanco, prima di annuire di nuovo.
Giorgio si accorse che stava trattenendo il respiro solo quando i polmoni cominciarono a bruciare. Espirò lentamente, il petto che si sollevava mentre seguiva ogni movimento di Franca, ogni curva del suo corpo che conosceva così bene e che ora si piegava sotto le mani di Carlo. "Non fermarti," mormorò, più a se stesso che a loro, la voce così bassa che nemmeno Franca lo sentì. Ma Carlo sì. Quell'uomo sembrava percepire ogni cosa, come se il suo istinto lo rendesse consapevole di ogni respiro, ogni battito di ciglia nella stanza.
"Ti piace vedere come viene tua moglie quando le faccio perdere la testa, eh?" ghignò Carlo, finalmente voltandosi verso Giorgio, i suoi occhi scuri che brillavano di una sicurezza che faceva ribollire il sangue di Giorgio—non di rabbia, ma di qualcosa di più caldo, più profondo. Senza aspettare una risposta, Carlo afferrò Franca per i capelli, tirandole la testa all'indietro con una forza che fece sussultare Giorgio. Lei gemette, le labbra che si aprivano in un'espressione di dolore e piacere mescolati insieme, mentre Carlo la costringeva a guardare Giorgio. "Ecco, amore, guardalo bene," sussurrò Carlo, la voce un ronzio basso contro l'orecchio di Franca. "Voglio che lui veda esattamente come ti prendo e come ti sborro nel culo."
Franca annuì, gli occhi che si riempivano di lacrime mentre il corpo si tendeva sotto le mani di Carlo. "Sì... sì, fallo,sborrami tutta." ansimò, le dita che affondavano nelle lenzuola, le unghie che strappavano il tessuto. Giorgio sentì un brivido lungo la schiena—era quella voce, quella resa totale che conosceva così bene, ma mai così intensa, mai così... selvaggia. Era come se Carlo avesse acceso qualcosa in lei che nemmeno lui aveva mai toccato davvero.
Carlo rise, un suono greve e soddisfatto, prima di affondare ancora più profondamente, facendo inarcare Franca in un gemito lungo e spezzato. Giorgio vide il momento esatto in cui lei perse il controllo—gli occhi che si spalancavano, la bocca che si apriva in un grido muto, il corpo che si irrigidiva prima di tremare violentemente. Era bellissima, così completamente persa nel piacere che sembrava quasi doloroso guardarla. "Così, amore, prendila tutta," sussurrò Giorgio, la voce roca mentre la mano si muoveva più veloce sul proprio cazzo, incapace di resistere all'onda di eccitazione che lo travolgeva. Franca annuì freneticamente, le lacrime che le rigavano il viso mentre Carlo la afferrava ancora più forte, le dita che le scavavano nei fianchi come artigli.
"Vuoi che la riempia davvero, eh?" sbuffò Carlo, la voce roca mentre si muoveva dentro di lei con movimenti lenti e profondi, prolungando ogni spinta come se volesse far durare quel momento all'infinito. Franca non rispose—non poteva. Ansima, il respiro affannoso, le labbra che tremavano mentre cercava di riprendere il controllo. Ma Carlo non glielo permise. Con un movimento rapido, la girò sul fianco, costringendola a guardare Giorgio mentre lui si posizionava dietro di lei, le mani che le afferravano i fianchi con una brutalità che fece sussultare Giorgio. "Ora guarda bene, Giorgio," ghignò Carlo, fissandolo mentre si preparava a riempirla. "Guarda come tua moglie prende il mio cazzo nel culo."
Giorgio trattenne il respiro, incapace di distogliere lo sguardo mentre Carlo spingeva dentro Franca con un unico movimento fluido, facendola urlare. Lei si contorse, le dita che affondavano nel materasso, la schiena che si inarcava mentre cercava di adattarsi a quella nuova invasione. Carlo rise, un suono basso e soddisfatto, prima di affondare ancora più profondamente, facendola piegare in avanti con un gemito strozzato. "Così... così..." gemeva Franca, la voce spezzata, mentre le lacrime le scendevano lungo il viso. Giorgio la riconobbe in quel momento—era lo stesso sguardo che aveva quando lui la prendeva con troppa forza, quando il piacere sfiorava il dolore e lei non riusciva più a pensare. Ma questa volta non era lui a farla sentire così.
"Ti piace, eh?" sussurrò Carlo contro l'orecchio di Franca, la voce un ronzio basso e crudele mentre accelerava il ritmo, le mani che le stringevano i fianchi con una forza che avrebbe lasciato lividi. Franca annuì freneticamente, le labbra che tremavano mentre cercava di formare una risposta, ma Carlo non gliene diede il tempo. Con un ultimo movimento brutale, la inchiodò al materasso, facendola urlare mentre finalmente la riempiva, proprio come aveva promesso. Giorgio vide il momento esatto in cui Franca perse completamente il controllo—gli occhi che si rovesciavano all'indietro, la bocca aperta in un grido muto, il corpo che si scuoteva in spasmi incontrollati. Era bellissima, completamente distrutta, e non era lui a farla sentire così.
Carlo rimase immobile sopra di lei, il respiro ancora affannoso mentre il suo sudore gocciolava lungo la schiena di Franca. Lei tremava ancora, gli arti che si contraevano in piccoli spasmi post-orgasmo, il viso premuto contro il materasso. Giorgio osservò una goccia di sudore che le scivolava lungo la tempia, mescolandosi alle lacrime che le rigavano il viso. Non aveva mai visto sua moglie così—così distrutta, così assolutamente posseduta. E nonostante il nodo di gelosia che gli serrava lo stomaco, non riusciva a smettere di toccarsi, le dita che continuavano a muoversi sul proprio cazzo con una frenesia quasi disperata.
"Che ne dici, Giorgio?" sbuffò Carlo, voltandosi finalmente verso di lui con quel sorriso troppo sicuro che lo faceva ribollire il sangue. "Ti piace vedere come la tratto la tua donna?" Senza aspettare una risposta, Carlo si tirò indietro, lasciando che Franca cadesse sul fianco con un gemito soffocato. Il suono che fece quando il seme di Carlo colò fuori da lei fece sobbalzare Giorgio—era un suono sporco, umido, eppure incredibilmente eccitante. Franca chiuse gli occhi, il viso ancora segnato dal piacere mentre il respiro lentamente si calmava.
Giorgio non rispose subito. La sua attenzione era tutta per Franca—per il modo in cui si accoccolò su se stessa, le ginocchia piegate verso il petto, il respiro ancora affannoso mentre il seme di Carlo colava lentamente lungo le sue cosce. Si alzò dal divano, sentendo le ginocchia tremare sotto il proprio peso, e fece qualche passo incerto verso il letto. "Sei stata perfetta," mormorò, la voce più morbida di quanto si aspettasse mentre si chinava verso di lei. Le carezzò una ciocca di capelli bagnata di sudore, spostandola dietro l'orecchio con un gesto che conosceva bene. Era lo stesso movimento che faceva quando lei si addormentava sul divano dopo cena e lui la portava a letto.
Franca sollevò lo sguardo, gli occhi ancora lucidi, le labbra leggermente gonfie. "Giorgio..." sussurrò, quasi incerta, come se non sapesse cosa aspettarsi. Lui le sorrise, un sorriso piccolo, intimo, che le aveva riservato solo in quei momenti in cui nessun altro avrebbe potuto capire. "Ti amo tantissimo," disse, lasciando che la mano le scendesse lungo la schiena, accarezzandole la pelle calda e sudata. "Se vuoi... ti pulisco io. Tutta." La voce gli si spezzò sull'ultima parola, non per imbarazzo, ma per qualcosa di più profondo—un'offerta, una promessa.
Carlo ridacchiò dall'altro lato della stanza, già mezzo vestito, le braccia incrociate mentre osservava la scena con quel sorriso compiaciuto che faceva serrare le mascelle a Giorgio. Ma Franca ignorò il vicino, concentrandosi solo sul marito. Le sue dita tremarono quando toccarono il polso di Giorgio, guidandolo verso il basso, tra le sue cosce ancora tremanti. "Fallo," sussurrò, gli occhi che lo fissavano con una intensità che lo fece riprendere fiato. "Puliscimi, amore. Voglio sentirti."
Giorgio annuì, il cuore che gli batteva così forte da sembrare un tamburo nella gola. Si chinò ancora più vicino, il respiro corto mentre seguiva il movimento delle dita di Franca che lo guidavano tra le sue cosce ancora tremanti. "Certo, amore," sussurrò, la voce roca dal desiderio e qualcos'altro—una devozione che non riusciva a nascondere, nemmeno ora.
Dietro di loro, Carlo si sistemò i pantaloni con un gesto negligente, il sorriso ancora stampato sulle labbra mentre raccoglieva la maglietta dal pavimento. "Beh, ragazzi, è stato divertente," sbuffò, stirandosi come un gatto sazio. Franca non lo degnò di uno sguardo, troppo concentrata su Giorgio, ma Carlo non sembrò offendersi. Si limitò a lanciare un'occhiata complice a Giorgio, come se condividessero un segreto sporco. "Alla prossima, eh?" aggiunse, con un tono che suonava più come una promessa che una domanda.
Giorgio sentì le mascelle serrarsi, ma non rispose. Ascoltò solo il rumore dei passi di Carlo che si allontanavano, la porta che si chiudeva con un tonfo sordo, lasciandoli finalmente soli. Un silenzio denso, carico di sudore e sospiri, riempì la stanza. Fu allora che Franca si arrese completamente, lasciandosi cadere sul materasso con un gemito lungo e stanco, le gambe che si aprivano appena, invitanti. Giorgio non resistette—si abbassò, le labbra che sfioravano l'interno delle sue cosce, assaporando il miscuglio di sapori che Carlo aveva lasciato su di lei.
"Dimmi che vuoi," mormorò Franca, le dita che si intrecciavano nei suoi capelli, non spingendo, non tirando—solo tenendolo lì, come per assicurarsi che non se ne andasse. Giorgio rispose con un bacio più profondo, la lingua che scivolava lungo di lei, raccogliendo ogni traccia dell'altro uomo, ogni goccia di quel momento che li aveva uniti e divisi allo stesso tempo.
"Ti pulisco, amore," sussurrò Giorgio tra un bacio e l'altro, la voce roca dal desiderio. "Tutta." La sentì tremare sotto di lui, le dita che si stringevano nei suoi capelli quando la sua lingua trovò il punto esatto dove Carlo era entrato in lei, dove l'aveva riempita. Franca emise un suono strozzato, il corpo che si inarcava, ancora troppo sensibile dopo l'orgasmo. Giorgio rallentò, premendo appena, lasciando che lei si abituasse alla sensazione mentre la puliva con una devozione che lo sorprese.
"Giorgio..." sussurrò Franca, il nome che le usciva dalle labbra come una preghiera. Lui alzò lo sguardo, trovando i suoi occhi scuri, lucidi, che lo fissavano con un'intensità che gli fece mancare il fiato. "Non fermarti," aggiunse, le dita che gli premevano contro il cranio, guidandolo di nuovo verso di lei. Giorgio obbedì, la lingua che si muoveva più lentamente ora, assaporando ogni centimetro di lei, ogni tremito, ogni piccolo sussulto che gli diceva dove toccare, dove premere.
Fu allora che Franca lo tirò su, le braccia che gli si avvolgevano intorno al collo con una forza che non si sarebbe aspettato da qualcuno così esausto. "Adesso voglio te," sussurrò contro le sue labbra, il respiro caldo e spezzato. "Tutto." Giorgio non se lo fece ripetere. Si sistemò tra le sue cosce, le mani che le afferravano i fianchi con una dolce fermezza, sentendola ancora umida, ancora tremante sotto di lui. "Sei sicura?" chiese, non perché avesse dubbi, ma perché voleva sentirselo dire ancora una volta.
Franca rispose inclinando il bacino, facendolo scivolare dentro di lei con un gemito lungo e soddisfatto. "Sì, così," ansimò, le unghie che gli graffiavano la schiena mentre si adattava a lui, al suo ritmo, al suo peso. Giorgio lasciò uscire un respiro tremulo, sentendola così calda, così stretta, ancora segnata dall'altro uomo ma completamente sua in quel momento. Si mosse lentamente, lasciando che ogni spinta li riportasse lì, in quella intimità che solo loro condividevano.
Franca lo tirò più vicino a sé, le labbra che gli sfioravano l'orecchio mentre sussurrava: "Amore... è stato bellissimo vederti toccarti per me, vederti godere mentre mi guardavi." Le sue dita gli scivolarono lungo la schiena, tracciando linee di fuoco sulla pelle ancora sensibile. "Ora voglio che tu mi scopi. Proprio così, come sai fare solo tu." La voce era roca, ancora spezzata dagli orgasmi precedenti, ma carica di un bisogno che fece tremare Giorgio.
Lui la guardò, gli occhi che cercavano i suoi nel semibuio della stanza, ancora illuminata solo dalla luce fioca del lampadario. Franca gli sorrise, quel sorriso piccolo e privato che riservava solo a lui, e Giorgio sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé. Non una rottura dolorosa, ma la liberazione di un'emozione troppo a lungo trattenuta. "Ti voglio tutta," mormorò, le mani che le cingevano i fianchi mentre si sistemava tra le sue cosce ancora tremanti.
Franca annuì, le gambe che gli si avvolgevano intorno alla vita con una forza sorprendente. "Allora prendimi," sussurrò, inclinando il bacino per guidarlo dentro di sé. Giorgio emise un suono strozzato quando scivolò in lei, ancora così calda, così stretta, nonostante tutto ciò che era accaduto prima. "Dio, sei perfetta," gemette, le dita che le stringevano i fianchi mentre cercava di mantenere un controllo che sentiva sfuggirgli di mano.
Franca rise, un suono basso e soddisfatto, mentre le sue unghie gli graffiavano le spalle. "Non trattenerti," lo incitò, il respiro che si faceva più affannoso man mano che lui iniziava a muoversi. "Voglio sentirti, Giorgio. Voglio sentire che sei mio." Le parole lo colpirono come una scossa, facendolo spingere più dentro, più forte, fino a farle rovesciare la testa all'indietro con un gemito lungo.
Franca lo guardò con quegli occhi che sapevano scavare fino all'anima, mentre le dita gli affondavano nei capelli. "Voglio il tuo culo come l'ha preso lui," sussurrò, la voce che si spezzava su ogni parola come vetro sotto pressione.
Lei lo guidò con una mano sulla nuca, senza fretta, mentre con l'altra gli apriva le cosce con un gesto che conosceva bene. "Sai come farmelo sentire, vero?" aggiunse, inclinando il bacino appena, offrendosi in un modo che gli fece perdere il fiato. Giorgio annuì, sentendo la pelle di lei ancora umida contro le sue dita mentre la sistemava, quel miscuglio di loro due e di Carlo che lo faceva impazzire.
Si mosse lentamente, lasciando che lei si adattasse, mentre Franca emetteva quei suoni rotti che conosceva a memoria—quelli che uscivano solo quando la prendeva così. "Dimmi se fa male," sussurrò, le labbra contro la sua spalla, ma Franca scosse la testa, i capelli che le scendevano sul viso mentre stringeva i denti in un sorriso selvaggio. "Fa benissimo," ansimò, le dita che gli stringevano i fianchi, spingendolo più dentro. Giorgio sentì il suo corpo cedere, quel confine sottile tra piacere e dolore che Franca amava esplorare con lui come con nessun altro.
Fu allora che Franca lo rovesciò sul letto con una forza che non sapeva di avere, le ginocchia che gli affondavano nel materasso mentre gli montava sopra. "Ora guardami," ordinò, la voce bassa e roca mentre iniziava a muoversi, lenta, calcolata, facendolo sentire ogni centimetro di sé. Giorgio alzò le mani, le dita che le tracciavano i fianchi, seguendo le curve che conosceva meglio delle proprie, mentre lei si piegava all'indietro, i capelli che le sfioravano la schiena. Era bellissima così, completamente in controllo, con quel sorriso che sapeva di sfida e di promessa.
Carlo aveva lasciato il suo segno su di lei—Giorgio poteva vedere i lividi appena formati sui suoi fianchi, le impronte delle dita ancora rosse—ma in quel momento, mentre Franca si muoveva sopra di lui, stringendolo in un modo che lo faceva vedere stelle, non importava più nulla. Lei gli si chinò sopra, le labbra che gli sfioravano l'orecchio. "Sei tu che mi fai venire così, sarò sempre e solo la tua troia".
"Più forte, Carlo, dai… spingilo tutto dentro," gemette Franca, la voce roca e spezzata dal piacere. Giorgio sentì un brivido lungo la schiena mentre la osservava: i suoi capelli castani erano scomposti, attaccati alla pelle sudata, le labbra socchiuse in un respiro affannoso. Le dita di Giorgio scivolarono lungo l'elastico dei suoi boxer, ma si fermarono, volendo prolungare quell'attesa, quel misto di eccitazione e gelosia che gli faceva battere il cuore a mille.
"Ti piace, vero?" Carlo sbuffò, ridacchiando mentre affondava un'altra volta dentro di lei, facendola piegare in avanti con la forza dell'ultima spinta. Franca non rispose subito—ansimò, le dita che affondavano nel lenzuolo, poi finalmente annuì, quasi vergognandosi. Giorgio la conosceva bene: quel piccolo momento di esitazione era quello che lo faceva impazzire di più.
"Rispondigli amore," insistette Giorgio, la voce più bassa del solito mentre finalmente si liberava dei boxer, lasciando che la mano si muovesse lungo il suo corpo teso. "Digli se ti piace."
"Siii Carlo, mi piace, mi fai impazzire. Spingilo tutto, amore, fammelo sentire bene," ansimò Franca, la voce che si spezzava in un gemito mentre Carlo la afferrava per i fianchi e la inchiodava al materasso con un colpo secco. Giorgio trattenne il respiro, le dita che stringevano il suo cazzo già bagnato di precum, incapace di distogliere lo sguardo da quel corpo che conosceva così bene e che ora si muoveva in un ritmo completamente nuovo, selvaggio, sotto le spinte di un altro uomo.
Franca rovesciò la testa all'indietro, i capelli che si spargevano sul cuscino come un'onda scura, mentre le sue unghie graffiavano il petto di Carlo, lasciando segni rossi sulla pelle sudata. "Così... proprio così," sussurrò, gli occhi socchiusi ma fissi su Giorgio, come per assicurarsi che stesse guardando, che stesse memorizzando ogni singolo dettaglio. E lui lo stava facendo, avidamente, il polso che accelerava mentre si strofinava, immaginando di essere lì, di essere quello che la riempiva in quel momento—ma anche no, perché questa era meglio di qualsiasi fantasia.
Carlo rise, un suono basso e soddisfatto, mentre affondava ancora più profondamente, facendo arcuare Franca in un singhiozzo di piacere. "Vuoi che lo faccia venire dentro, eh?" chiese, la voce roca mentre le tirava i capelli all'indietro, esponendole il collo. Lei annuì freneticamente, le labbra che si aprivano in un silenzioso "Sì, riempimi tutta." e lo guardò con uno sguardo supplichevole che Giorgio riconobbe immediatamente—era lo stesso modo in cui lo guardava quando voleva che lui le riempisse la bocca dopo una lunga giornata di lavoro.
Giorgio si morse il labbro inferiore, le dita che acceleravano sul proprio cazzo mentre osservava Carlo afferrare i fianchi di Franca con una presa ancora più brutale, le nocche bianche dalla forza con cui la teneva ferma. "Stai guardando bene, Giorgio?" sbuffò Carlo, senza nemmeno voltarsi, come se sapesse esattamente dove fossero puntati gli occhi di lui. "Perché tua moglie sembra che stia per—"
Franca lo interruppe con un urlo strozzato, il corpo che si irrigidiva prima di scuotersi in una serie di spasmi incontrollati. Giorgio la vide affondare le unghie nelle cosce di Carlo, lasciando segni rossi che sarebbero durati giorni. "Vendo amore, vengo." gemeva, la voce spezzata mentre Carlo continuava a muoversi dentro di lei, più lento ora, quasi crudele nel prolungarle quell'onda di piacere e mentre il suo sguardo incrociava quello del marito.
"Brava, così," sussurrò Giorgio, la mano che si muoveva più veloce, incapace di resistere al modo in cui Franca lo fissava—come se fosse lui, e non Carlo, a farle perdere la testa. Ma non era lui, ed era proprio quello il punto. Carlo si chinò su di lei, il sudore che gli colava lungo la schiena mentre sussurrava qualcosa all'orecchio di Franca che la fece ridere, un suono roco e stanco, prima di annuire di nuovo.
Giorgio si accorse che stava trattenendo il respiro solo quando i polmoni cominciarono a bruciare. Espirò lentamente, il petto che si sollevava mentre seguiva ogni movimento di Franca, ogni curva del suo corpo che conosceva così bene e che ora si piegava sotto le mani di Carlo. "Non fermarti," mormorò, più a se stesso che a loro, la voce così bassa che nemmeno Franca lo sentì. Ma Carlo sì. Quell'uomo sembrava percepire ogni cosa, come se il suo istinto lo rendesse consapevole di ogni respiro, ogni battito di ciglia nella stanza.
"Ti piace vedere come viene tua moglie quando le faccio perdere la testa, eh?" ghignò Carlo, finalmente voltandosi verso Giorgio, i suoi occhi scuri che brillavano di una sicurezza che faceva ribollire il sangue di Giorgio—non di rabbia, ma di qualcosa di più caldo, più profondo. Senza aspettare una risposta, Carlo afferrò Franca per i capelli, tirandole la testa all'indietro con una forza che fece sussultare Giorgio. Lei gemette, le labbra che si aprivano in un'espressione di dolore e piacere mescolati insieme, mentre Carlo la costringeva a guardare Giorgio. "Ecco, amore, guardalo bene," sussurrò Carlo, la voce un ronzio basso contro l'orecchio di Franca. "Voglio che lui veda esattamente come ti prendo e come ti sborro nel culo."
Franca annuì, gli occhi che si riempivano di lacrime mentre il corpo si tendeva sotto le mani di Carlo. "Sì... sì, fallo,sborrami tutta." ansimò, le dita che affondavano nelle lenzuola, le unghie che strappavano il tessuto. Giorgio sentì un brivido lungo la schiena—era quella voce, quella resa totale che conosceva così bene, ma mai così intensa, mai così... selvaggia. Era come se Carlo avesse acceso qualcosa in lei che nemmeno lui aveva mai toccato davvero.
Carlo rise, un suono greve e soddisfatto, prima di affondare ancora più profondamente, facendo inarcare Franca in un gemito lungo e spezzato. Giorgio vide il momento esatto in cui lei perse il controllo—gli occhi che si spalancavano, la bocca che si apriva in un grido muto, il corpo che si irrigidiva prima di tremare violentemente. Era bellissima, così completamente persa nel piacere che sembrava quasi doloroso guardarla. "Così, amore, prendila tutta," sussurrò Giorgio, la voce roca mentre la mano si muoveva più veloce sul proprio cazzo, incapace di resistere all'onda di eccitazione che lo travolgeva. Franca annuì freneticamente, le lacrime che le rigavano il viso mentre Carlo la afferrava ancora più forte, le dita che le scavavano nei fianchi come artigli.
"Vuoi che la riempia davvero, eh?" sbuffò Carlo, la voce roca mentre si muoveva dentro di lei con movimenti lenti e profondi, prolungando ogni spinta come se volesse far durare quel momento all'infinito. Franca non rispose—non poteva. Ansima, il respiro affannoso, le labbra che tremavano mentre cercava di riprendere il controllo. Ma Carlo non glielo permise. Con un movimento rapido, la girò sul fianco, costringendola a guardare Giorgio mentre lui si posizionava dietro di lei, le mani che le afferravano i fianchi con una brutalità che fece sussultare Giorgio. "Ora guarda bene, Giorgio," ghignò Carlo, fissandolo mentre si preparava a riempirla. "Guarda come tua moglie prende il mio cazzo nel culo."
Giorgio trattenne il respiro, incapace di distogliere lo sguardo mentre Carlo spingeva dentro Franca con un unico movimento fluido, facendola urlare. Lei si contorse, le dita che affondavano nel materasso, la schiena che si inarcava mentre cercava di adattarsi a quella nuova invasione. Carlo rise, un suono basso e soddisfatto, prima di affondare ancora più profondamente, facendola piegare in avanti con un gemito strozzato. "Così... così..." gemeva Franca, la voce spezzata, mentre le lacrime le scendevano lungo il viso. Giorgio la riconobbe in quel momento—era lo stesso sguardo che aveva quando lui la prendeva con troppa forza, quando il piacere sfiorava il dolore e lei non riusciva più a pensare. Ma questa volta non era lui a farla sentire così.
"Ti piace, eh?" sussurrò Carlo contro l'orecchio di Franca, la voce un ronzio basso e crudele mentre accelerava il ritmo, le mani che le stringevano i fianchi con una forza che avrebbe lasciato lividi. Franca annuì freneticamente, le labbra che tremavano mentre cercava di formare una risposta, ma Carlo non gliene diede il tempo. Con un ultimo movimento brutale, la inchiodò al materasso, facendola urlare mentre finalmente la riempiva, proprio come aveva promesso. Giorgio vide il momento esatto in cui Franca perse completamente il controllo—gli occhi che si rovesciavano all'indietro, la bocca aperta in un grido muto, il corpo che si scuoteva in spasmi incontrollati. Era bellissima, completamente distrutta, e non era lui a farla sentire così.
Carlo rimase immobile sopra di lei, il respiro ancora affannoso mentre il suo sudore gocciolava lungo la schiena di Franca. Lei tremava ancora, gli arti che si contraevano in piccoli spasmi post-orgasmo, il viso premuto contro il materasso. Giorgio osservò una goccia di sudore che le scivolava lungo la tempia, mescolandosi alle lacrime che le rigavano il viso. Non aveva mai visto sua moglie così—così distrutta, così assolutamente posseduta. E nonostante il nodo di gelosia che gli serrava lo stomaco, non riusciva a smettere di toccarsi, le dita che continuavano a muoversi sul proprio cazzo con una frenesia quasi disperata.
"Che ne dici, Giorgio?" sbuffò Carlo, voltandosi finalmente verso di lui con quel sorriso troppo sicuro che lo faceva ribollire il sangue. "Ti piace vedere come la tratto la tua donna?" Senza aspettare una risposta, Carlo si tirò indietro, lasciando che Franca cadesse sul fianco con un gemito soffocato. Il suono che fece quando il seme di Carlo colò fuori da lei fece sobbalzare Giorgio—era un suono sporco, umido, eppure incredibilmente eccitante. Franca chiuse gli occhi, il viso ancora segnato dal piacere mentre il respiro lentamente si calmava.
Giorgio non rispose subito. La sua attenzione era tutta per Franca—per il modo in cui si accoccolò su se stessa, le ginocchia piegate verso il petto, il respiro ancora affannoso mentre il seme di Carlo colava lentamente lungo le sue cosce. Si alzò dal divano, sentendo le ginocchia tremare sotto il proprio peso, e fece qualche passo incerto verso il letto. "Sei stata perfetta," mormorò, la voce più morbida di quanto si aspettasse mentre si chinava verso di lei. Le carezzò una ciocca di capelli bagnata di sudore, spostandola dietro l'orecchio con un gesto che conosceva bene. Era lo stesso movimento che faceva quando lei si addormentava sul divano dopo cena e lui la portava a letto.
Franca sollevò lo sguardo, gli occhi ancora lucidi, le labbra leggermente gonfie. "Giorgio..." sussurrò, quasi incerta, come se non sapesse cosa aspettarsi. Lui le sorrise, un sorriso piccolo, intimo, che le aveva riservato solo in quei momenti in cui nessun altro avrebbe potuto capire. "Ti amo tantissimo," disse, lasciando che la mano le scendesse lungo la schiena, accarezzandole la pelle calda e sudata. "Se vuoi... ti pulisco io. Tutta." La voce gli si spezzò sull'ultima parola, non per imbarazzo, ma per qualcosa di più profondo—un'offerta, una promessa.
Carlo ridacchiò dall'altro lato della stanza, già mezzo vestito, le braccia incrociate mentre osservava la scena con quel sorriso compiaciuto che faceva serrare le mascelle a Giorgio. Ma Franca ignorò il vicino, concentrandosi solo sul marito. Le sue dita tremarono quando toccarono il polso di Giorgio, guidandolo verso il basso, tra le sue cosce ancora tremanti. "Fallo," sussurrò, gli occhi che lo fissavano con una intensità che lo fece riprendere fiato. "Puliscimi, amore. Voglio sentirti."
Giorgio annuì, il cuore che gli batteva così forte da sembrare un tamburo nella gola. Si chinò ancora più vicino, il respiro corto mentre seguiva il movimento delle dita di Franca che lo guidavano tra le sue cosce ancora tremanti. "Certo, amore," sussurrò, la voce roca dal desiderio e qualcos'altro—una devozione che non riusciva a nascondere, nemmeno ora.
Dietro di loro, Carlo si sistemò i pantaloni con un gesto negligente, il sorriso ancora stampato sulle labbra mentre raccoglieva la maglietta dal pavimento. "Beh, ragazzi, è stato divertente," sbuffò, stirandosi come un gatto sazio. Franca non lo degnò di uno sguardo, troppo concentrata su Giorgio, ma Carlo non sembrò offendersi. Si limitò a lanciare un'occhiata complice a Giorgio, come se condividessero un segreto sporco. "Alla prossima, eh?" aggiunse, con un tono che suonava più come una promessa che una domanda.
Giorgio sentì le mascelle serrarsi, ma non rispose. Ascoltò solo il rumore dei passi di Carlo che si allontanavano, la porta che si chiudeva con un tonfo sordo, lasciandoli finalmente soli. Un silenzio denso, carico di sudore e sospiri, riempì la stanza. Fu allora che Franca si arrese completamente, lasciandosi cadere sul materasso con un gemito lungo e stanco, le gambe che si aprivano appena, invitanti. Giorgio non resistette—si abbassò, le labbra che sfioravano l'interno delle sue cosce, assaporando il miscuglio di sapori che Carlo aveva lasciato su di lei.
"Dimmi che vuoi," mormorò Franca, le dita che si intrecciavano nei suoi capelli, non spingendo, non tirando—solo tenendolo lì, come per assicurarsi che non se ne andasse. Giorgio rispose con un bacio più profondo, la lingua che scivolava lungo di lei, raccogliendo ogni traccia dell'altro uomo, ogni goccia di quel momento che li aveva uniti e divisi allo stesso tempo.
"Ti pulisco, amore," sussurrò Giorgio tra un bacio e l'altro, la voce roca dal desiderio. "Tutta." La sentì tremare sotto di lui, le dita che si stringevano nei suoi capelli quando la sua lingua trovò il punto esatto dove Carlo era entrato in lei, dove l'aveva riempita. Franca emise un suono strozzato, il corpo che si inarcava, ancora troppo sensibile dopo l'orgasmo. Giorgio rallentò, premendo appena, lasciando che lei si abituasse alla sensazione mentre la puliva con una devozione che lo sorprese.
"Giorgio..." sussurrò Franca, il nome che le usciva dalle labbra come una preghiera. Lui alzò lo sguardo, trovando i suoi occhi scuri, lucidi, che lo fissavano con un'intensità che gli fece mancare il fiato. "Non fermarti," aggiunse, le dita che gli premevano contro il cranio, guidandolo di nuovo verso di lei. Giorgio obbedì, la lingua che si muoveva più lentamente ora, assaporando ogni centimetro di lei, ogni tremito, ogni piccolo sussulto che gli diceva dove toccare, dove premere.
Fu allora che Franca lo tirò su, le braccia che gli si avvolgevano intorno al collo con una forza che non si sarebbe aspettato da qualcuno così esausto. "Adesso voglio te," sussurrò contro le sue labbra, il respiro caldo e spezzato. "Tutto." Giorgio non se lo fece ripetere. Si sistemò tra le sue cosce, le mani che le afferravano i fianchi con una dolce fermezza, sentendola ancora umida, ancora tremante sotto di lui. "Sei sicura?" chiese, non perché avesse dubbi, ma perché voleva sentirselo dire ancora una volta.
Franca rispose inclinando il bacino, facendolo scivolare dentro di lei con un gemito lungo e soddisfatto. "Sì, così," ansimò, le unghie che gli graffiavano la schiena mentre si adattava a lui, al suo ritmo, al suo peso. Giorgio lasciò uscire un respiro tremulo, sentendola così calda, così stretta, ancora segnata dall'altro uomo ma completamente sua in quel momento. Si mosse lentamente, lasciando che ogni spinta li riportasse lì, in quella intimità che solo loro condividevano.
Franca lo tirò più vicino a sé, le labbra che gli sfioravano l'orecchio mentre sussurrava: "Amore... è stato bellissimo vederti toccarti per me, vederti godere mentre mi guardavi." Le sue dita gli scivolarono lungo la schiena, tracciando linee di fuoco sulla pelle ancora sensibile. "Ora voglio che tu mi scopi. Proprio così, come sai fare solo tu." La voce era roca, ancora spezzata dagli orgasmi precedenti, ma carica di un bisogno che fece tremare Giorgio.
Lui la guardò, gli occhi che cercavano i suoi nel semibuio della stanza, ancora illuminata solo dalla luce fioca del lampadario. Franca gli sorrise, quel sorriso piccolo e privato che riservava solo a lui, e Giorgio sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé. Non una rottura dolorosa, ma la liberazione di un'emozione troppo a lungo trattenuta. "Ti voglio tutta," mormorò, le mani che le cingevano i fianchi mentre si sistemava tra le sue cosce ancora tremanti.
Franca annuì, le gambe che gli si avvolgevano intorno alla vita con una forza sorprendente. "Allora prendimi," sussurrò, inclinando il bacino per guidarlo dentro di sé. Giorgio emise un suono strozzato quando scivolò in lei, ancora così calda, così stretta, nonostante tutto ciò che era accaduto prima. "Dio, sei perfetta," gemette, le dita che le stringevano i fianchi mentre cercava di mantenere un controllo che sentiva sfuggirgli di mano.
Franca rise, un suono basso e soddisfatto, mentre le sue unghie gli graffiavano le spalle. "Non trattenerti," lo incitò, il respiro che si faceva più affannoso man mano che lui iniziava a muoversi. "Voglio sentirti, Giorgio. Voglio sentire che sei mio." Le parole lo colpirono come una scossa, facendolo spingere più dentro, più forte, fino a farle rovesciare la testa all'indietro con un gemito lungo.
Franca lo guardò con quegli occhi che sapevano scavare fino all'anima, mentre le dita gli affondavano nei capelli. "Voglio il tuo culo come l'ha preso lui," sussurrò, la voce che si spezzava su ogni parola come vetro sotto pressione.
Lei lo guidò con una mano sulla nuca, senza fretta, mentre con l'altra gli apriva le cosce con un gesto che conosceva bene. "Sai come farmelo sentire, vero?" aggiunse, inclinando il bacino appena, offrendosi in un modo che gli fece perdere il fiato. Giorgio annuì, sentendo la pelle di lei ancora umida contro le sue dita mentre la sistemava, quel miscuglio di loro due e di Carlo che lo faceva impazzire.
Si mosse lentamente, lasciando che lei si adattasse, mentre Franca emetteva quei suoni rotti che conosceva a memoria—quelli che uscivano solo quando la prendeva così. "Dimmi se fa male," sussurrò, le labbra contro la sua spalla, ma Franca scosse la testa, i capelli che le scendevano sul viso mentre stringeva i denti in un sorriso selvaggio. "Fa benissimo," ansimò, le dita che gli stringevano i fianchi, spingendolo più dentro. Giorgio sentì il suo corpo cedere, quel confine sottile tra piacere e dolore che Franca amava esplorare con lui come con nessun altro.
Fu allora che Franca lo rovesciò sul letto con una forza che non sapeva di avere, le ginocchia che gli affondavano nel materasso mentre gli montava sopra. "Ora guardami," ordinò, la voce bassa e roca mentre iniziava a muoversi, lenta, calcolata, facendolo sentire ogni centimetro di sé. Giorgio alzò le mani, le dita che le tracciavano i fianchi, seguendo le curve che conosceva meglio delle proprie, mentre lei si piegava all'indietro, i capelli che le sfioravano la schiena. Era bellissima così, completamente in controllo, con quel sorriso che sapeva di sfida e di promessa.
Carlo aveva lasciato il suo segno su di lei—Giorgio poteva vedere i lividi appena formati sui suoi fianchi, le impronte delle dita ancora rosse—ma in quel momento, mentre Franca si muoveva sopra di lui, stringendolo in un modo che lo faceva vedere stelle, non importava più nulla. Lei gli si chinò sopra, le labbra che gli sfioravano l'orecchio. "Sei tu che mi fai venire così, sarò sempre e solo la tua troia".
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