Mio marito cuckold
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
"Lo vuoi davvero, vero?" Marina accarezzò la nuca del marito, le dita che si intrecciavano tra i suoi capelli mentre lo fissava con quel sorriso che sapeva far sciogliere ogni resistenza.
Luca annuì, la gola così stretta che quasi non riusciva a parlare. "Sì," riuscì a dire, la voce più bassa del solito, mentre le mani gli tremavano appena sul divano. "Ma solo se sei sicura."
Marina rise, un suono caldo che riempì il salotto, e si allungò per prendere il telefono dal tavolino. "Stai tranquillo, amore. So esattamente chi chiamare." Scorse la rubrica con un dito lento, deliberato, prima di fermarsi su un nome. "Tommaso. È perfetto, no? Alto, atletico... e sai che mi piace come mi guarda già da mesi."
Luca deglutì. Sapeva benissimo chi era Tommaso: un collega di Marina, quello che ogni volta che veniva a prenderla in ufficio le posava una mano sulla schiena un attimo troppo a lungo. Ogni volta che lo vedeva, Luca sentiva quel miscuglio di eccitazione e gelosia che ormai gli era diventato familiare.
Il telefono squillò solo due volte prima che Tommaso rispondesse, la voce già carica di quel tono confidente che Luca riconosceva troppo bene. "Marina? Che sorpresa."
"Immagino," rispose lei, lasciando scivolare una risata mentre tirava su la maglietta per mostrare un pezzo di pelle nuda al marito. "Stavo pensando... se non hai impegni stasera, potresti passare da me? Luca è fuori città." La menzogna le uscì naturale, mentre intanto fissava il marito negli occhi, il piede che gli accarezzava la coscia sotto il tavolino.
Dall'altro lato della cornetta, Tommaso non nascose il suo entusiasmo. "Stai scherzando? Ci metto venti minuti." E prima che potesse aggiungere altro, Marina chiuse la chiamata con un sorriso malizioso. "Ecco fatto, amore. Ora non hai più scuse." Si alzò dal divano con movimenti fluidi, la gonna che ondeggiava appena mentre si dirigeva verso la camera da letto.
"Però niente limiti," sussurrò Marina piegandosi verso Luca, le labbra quasi a sfiorargli l'orecchio mentre una mano gli scendeva lungo il petto. "Voglio poter fare tutto... anche nel culo se mi va." Sentì il corpo di lui irrigidirsi sotto le sue dita, il respiro che si faceva più affannoso. "Certo," riuscì a dire Luca con voce strozzata, le mani che si stringevano sui cuscini del divano. "Anzi... mi eccita di più se ti fai rompere il culo."
Marina rise basso, una risata carnale che fece vibrare l'aria tra loro mentre si allontanava verso la camera. "Lo sapevo che avresti detto così," chiamò oltre la spalla, già sbottonando la camicetta con movimenti teatralmente lenti. Ogni bottone che si apriva era una promessa, ogni centimetro di pelle esposta un invito. "Tommaso è fortunato... di solito ci vogliono mesi prima che una donna conceda quel buco a qualcuno."
Nella penombra della camera, Luca la seguì con lo sguardo mentre lei si spogliava completamente, lasciando che i vestiti cadessero a terra come petali. Marina si voltò verso di lui, nuda sotto la luce dorata dell'abat-jour, una mano che scivolava lungo il proprio fianco fino a sfiorarsi tra le gambe. "Guarda bene, amore," sussurrò mentre due dita si infilavano dentro di sé, gemendo appena. "Perché tra poco queste dita non saranno più mie."
Il suono della campanella fece sobbalzare Luca, ma Marina lo bloccò con una risata soffocata. "No, resta qui," ordinò, spingendolo sulla poltrona nell'angolo. "Voglio che veda tutto, da vicino." Quando rientrò con Tommaso, l'uomo aveva già le mani sotto la sua minigonna, le dita che le sfregavano l'inguine attraverso la stoffa mentre la baciava con voracità. "Dio, quanto ti ho desiderata," ringhiò contro la sua bocca, e Marina rispose strofinandosi contro il suo evidente rigonfiamento nei pantaloni.
"Allora dimostramelo," ansimò lei, staccandosi per inginocchiarsi sul letto a quattro zampe, il culo ben alto nell'aria. Senza preamboli, Tommaso le strappò via le mutandine e le affondò la faccia tra le cosce, leccandola con un'intensità che fece urlare Marina. "Sì, cazzo, sì! Leccami quella figa come se fosse l'ultima!" gridò, gettando uno sguardo ardente a Luca, che si stava masturbando freneticamente. "Ti piace vedere come mi divora, vero? Come mi tratta da troia?"
Tommaso la fece voltare, infilandole due dita in bocca mentre l'altra mano le apriva le labbra. "Stai stretta come una vergine," osservò con un ghigno prima di sputarle sulla figa e penetrarla d'un colpo. Marina urlò, le unghie che gli artigliavano la schiena mentre lui la scopava con colpi brutali. "Ecco, così! Rompimi sta figa!" gemeva, sbattendo il culo contro di lui ogni volta che si ritirava.
Quando Tommaso estrasse il cazzo grondante, Marina capì al volo cosa voleva. Senza esitazione, si voltò presentandogli il buco stretto e roseo. "Voglio sentirlo tutto dentro," sibilò, sputandosi sulla mano e massaggiandosi l'ano mentre fissava Luca. "Guarda bene, amore... guarda come mi sfonda il culo come una zoccola." Il gemito straziato che uscì dalla gola del marito la elettrizzò più della penetrazione stessa.
Tommaso entrò lentamente, ma senza pietà, afferrandole i fianchi per spingersi fino in fondo. Marina gridò, la bocca spalancata in un'espressione tra dolore e piacere estremo. "Dio, è enorme!" ansimò, sentendolo riempirla completamente. "Ti prego, scopami il culo come se fossi tua!" E lui obbedì, prendendola a schiaffi sul sedere ogni volta che si ritraeva per poi piantarsi dentro con tutta la forza.
Luca si avvicinò, tremante, il cazzo che sgocciolava di pre sperma. "Posso... posso leccarti mentre ti prende?" supplicò, e Marina annuì con un ghigno selvaggio. "Sì, lecca la tua mogliettina mentre si fa sfondare da un vero uomo!" Con un gemito, Luca si inginocchiò, la lingua che si allungava per lambire la figa bagnata di Marina, sincronizzandosi con le spinte di Tommaso.
"Sto per venire," ringhiò Tommaso dopo pochi minuti di scopate furiose, afferrando i capelli di Marina per tirarle indietro la testa. "Vuoi la mia sborra nel culo, puttana?" "Sì! Sborrami dentro, riempimi quel buco da troia!" urlò lei, e con un ultimo colpo potente, Tommaso le scaricò dentro tutto il suo carico bollente.
Marina si lasciò cadere sul letto, il culo ancora aperto e grondante, mentre Tommaso si sedeva accanto a lei fumante. "Non è finita," sussurrò Marina, guardando il marito con occhi pieni di desiderio. "Ora è il tuo turno, amore." Luca balzò sul letto, il cazzo durissimo che sbatteva contro il ventre. "Ti prego, fammi assaggiare il culo che ha appena preso un altro uomo," gemette.
Marina si girò a quattro zampe, offrendogli il culo ancora dilatato e sporco di sperma. "Ecco, amore, prendilo tutto," sussurrò, mentre Luca si infilava dentro con un gemito. Tommaso osservava, intanto accarezzandosi il cazzo già di nuovo rigido. "Non credo che tua moglie abbia finito," disse con un ghigno, avvicinandosi per infilarsi nella sua bocca bramosa.
Per ore continuarono così, alternandosi in ogni buco, finché Marina non fu completamente riempita e sfregiata, il corpo un mosaico di lividi e sborra. Quando finalmente crollarono esausti, Luca si strinse a lei, baciandole la nuda spalla. "Sei perfetta," sussurrò. E Marina, con un sorriso soddisfatto, gli sussurrò all'orecchio: "Aspetta solo la prossima volta..."
Luca annuì, la gola così stretta che quasi non riusciva a parlare. "Sì," riuscì a dire, la voce più bassa del solito, mentre le mani gli tremavano appena sul divano. "Ma solo se sei sicura."
Marina rise, un suono caldo che riempì il salotto, e si allungò per prendere il telefono dal tavolino. "Stai tranquillo, amore. So esattamente chi chiamare." Scorse la rubrica con un dito lento, deliberato, prima di fermarsi su un nome. "Tommaso. È perfetto, no? Alto, atletico... e sai che mi piace come mi guarda già da mesi."
Luca deglutì. Sapeva benissimo chi era Tommaso: un collega di Marina, quello che ogni volta che veniva a prenderla in ufficio le posava una mano sulla schiena un attimo troppo a lungo. Ogni volta che lo vedeva, Luca sentiva quel miscuglio di eccitazione e gelosia che ormai gli era diventato familiare.
Il telefono squillò solo due volte prima che Tommaso rispondesse, la voce già carica di quel tono confidente che Luca riconosceva troppo bene. "Marina? Che sorpresa."
"Immagino," rispose lei, lasciando scivolare una risata mentre tirava su la maglietta per mostrare un pezzo di pelle nuda al marito. "Stavo pensando... se non hai impegni stasera, potresti passare da me? Luca è fuori città." La menzogna le uscì naturale, mentre intanto fissava il marito negli occhi, il piede che gli accarezzava la coscia sotto il tavolino.
Dall'altro lato della cornetta, Tommaso non nascose il suo entusiasmo. "Stai scherzando? Ci metto venti minuti." E prima che potesse aggiungere altro, Marina chiuse la chiamata con un sorriso malizioso. "Ecco fatto, amore. Ora non hai più scuse." Si alzò dal divano con movimenti fluidi, la gonna che ondeggiava appena mentre si dirigeva verso la camera da letto.
"Però niente limiti," sussurrò Marina piegandosi verso Luca, le labbra quasi a sfiorargli l'orecchio mentre una mano gli scendeva lungo il petto. "Voglio poter fare tutto... anche nel culo se mi va." Sentì il corpo di lui irrigidirsi sotto le sue dita, il respiro che si faceva più affannoso. "Certo," riuscì a dire Luca con voce strozzata, le mani che si stringevano sui cuscini del divano. "Anzi... mi eccita di più se ti fai rompere il culo."
Marina rise basso, una risata carnale che fece vibrare l'aria tra loro mentre si allontanava verso la camera. "Lo sapevo che avresti detto così," chiamò oltre la spalla, già sbottonando la camicetta con movimenti teatralmente lenti. Ogni bottone che si apriva era una promessa, ogni centimetro di pelle esposta un invito. "Tommaso è fortunato... di solito ci vogliono mesi prima che una donna conceda quel buco a qualcuno."
Nella penombra della camera, Luca la seguì con lo sguardo mentre lei si spogliava completamente, lasciando che i vestiti cadessero a terra come petali. Marina si voltò verso di lui, nuda sotto la luce dorata dell'abat-jour, una mano che scivolava lungo il proprio fianco fino a sfiorarsi tra le gambe. "Guarda bene, amore," sussurrò mentre due dita si infilavano dentro di sé, gemendo appena. "Perché tra poco queste dita non saranno più mie."
Il suono della campanella fece sobbalzare Luca, ma Marina lo bloccò con una risata soffocata. "No, resta qui," ordinò, spingendolo sulla poltrona nell'angolo. "Voglio che veda tutto, da vicino." Quando rientrò con Tommaso, l'uomo aveva già le mani sotto la sua minigonna, le dita che le sfregavano l'inguine attraverso la stoffa mentre la baciava con voracità. "Dio, quanto ti ho desiderata," ringhiò contro la sua bocca, e Marina rispose strofinandosi contro il suo evidente rigonfiamento nei pantaloni.
"Allora dimostramelo," ansimò lei, staccandosi per inginocchiarsi sul letto a quattro zampe, il culo ben alto nell'aria. Senza preamboli, Tommaso le strappò via le mutandine e le affondò la faccia tra le cosce, leccandola con un'intensità che fece urlare Marina. "Sì, cazzo, sì! Leccami quella figa come se fosse l'ultima!" gridò, gettando uno sguardo ardente a Luca, che si stava masturbando freneticamente. "Ti piace vedere come mi divora, vero? Come mi tratta da troia?"
Tommaso la fece voltare, infilandole due dita in bocca mentre l'altra mano le apriva le labbra. "Stai stretta come una vergine," osservò con un ghigno prima di sputarle sulla figa e penetrarla d'un colpo. Marina urlò, le unghie che gli artigliavano la schiena mentre lui la scopava con colpi brutali. "Ecco, così! Rompimi sta figa!" gemeva, sbattendo il culo contro di lui ogni volta che si ritirava.
Quando Tommaso estrasse il cazzo grondante, Marina capì al volo cosa voleva. Senza esitazione, si voltò presentandogli il buco stretto e roseo. "Voglio sentirlo tutto dentro," sibilò, sputandosi sulla mano e massaggiandosi l'ano mentre fissava Luca. "Guarda bene, amore... guarda come mi sfonda il culo come una zoccola." Il gemito straziato che uscì dalla gola del marito la elettrizzò più della penetrazione stessa.
Tommaso entrò lentamente, ma senza pietà, afferrandole i fianchi per spingersi fino in fondo. Marina gridò, la bocca spalancata in un'espressione tra dolore e piacere estremo. "Dio, è enorme!" ansimò, sentendolo riempirla completamente. "Ti prego, scopami il culo come se fossi tua!" E lui obbedì, prendendola a schiaffi sul sedere ogni volta che si ritraeva per poi piantarsi dentro con tutta la forza.
Luca si avvicinò, tremante, il cazzo che sgocciolava di pre sperma. "Posso... posso leccarti mentre ti prende?" supplicò, e Marina annuì con un ghigno selvaggio. "Sì, lecca la tua mogliettina mentre si fa sfondare da un vero uomo!" Con un gemito, Luca si inginocchiò, la lingua che si allungava per lambire la figa bagnata di Marina, sincronizzandosi con le spinte di Tommaso.
"Sto per venire," ringhiò Tommaso dopo pochi minuti di scopate furiose, afferrando i capelli di Marina per tirarle indietro la testa. "Vuoi la mia sborra nel culo, puttana?" "Sì! Sborrami dentro, riempimi quel buco da troia!" urlò lei, e con un ultimo colpo potente, Tommaso le scaricò dentro tutto il suo carico bollente.
Marina si lasciò cadere sul letto, il culo ancora aperto e grondante, mentre Tommaso si sedeva accanto a lei fumante. "Non è finita," sussurrò Marina, guardando il marito con occhi pieni di desiderio. "Ora è il tuo turno, amore." Luca balzò sul letto, il cazzo durissimo che sbatteva contro il ventre. "Ti prego, fammi assaggiare il culo che ha appena preso un altro uomo," gemette.
Marina si girò a quattro zampe, offrendogli il culo ancora dilatato e sporco di sperma. "Ecco, amore, prendilo tutto," sussurrò, mentre Luca si infilava dentro con un gemito. Tommaso osservava, intanto accarezzandosi il cazzo già di nuovo rigido. "Non credo che tua moglie abbia finito," disse con un ghigno, avvicinandosi per infilarsi nella sua bocca bramosa.
Per ore continuarono così, alternandosi in ogni buco, finché Marina non fu completamente riempita e sfregiata, il corpo un mosaico di lividi e sborra. Quando finalmente crollarono esausti, Luca si strinse a lei, baciandole la nuda spalla. "Sei perfetta," sussurrò. E Marina, con un sorriso soddisfatto, gli sussurrò all'orecchio: "Aspetta solo la prossima volta..."
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