Il collega Prima parte
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
La prima cosa che Maurizio ricordava con assoluta chiarezza era l’odore del legno del ripostiglio. Quel vano angusto accanto alla camera da letto, dove si nascondeva da bambino durante i giochi di nascondino con i cugini. Adesso, a quarant’anni compiuti, quel dettaglio gli tornava in mente mentre aspettava, immobile, nel buio, il respiro trattenuto. La polvere gli solleticava le narici, e per un attimo ebbe paura di starnutire.
Laura, sua moglie, aveva appena aperto la porta di casa a Riccardo, il collega di lavoro che da mesi la corteggiava con insistenza. Maurizio sapeva tutto. Lui stesso aveva spinto Laura a lasciarsi sedurre, suggerendole di invitarlo a cena quella sera, fingendo di dover partire per un viaggio di lavoro. "Divertiti," le aveva detto baciandola sulla fronte prima di uscire, come se fosse una cosa normale. Poi era rientrato di nascosto, strisciando nel ripostiglio come un ladro.
Dall’altra parte della parete, sentì la risata di Laura, bassa e calda. Era quel suono che lo faceva impazzire: una risata che sapeva di complicità, di segreti condivisi. "Ti piace il vino?" chiese lei, e la voce era già diversa, più scivolosa, carica di un’intenzione che non aveva mai usato con lui.
Riccardo rispose qualcosa che Maurizio non colse, ma il tono era chiaramente affamato. Sentì il rumore dei bicchieri posati sul tavolo, poi uno scricchiolio del divano. Immaginò Laura che si sedeva vicino a lui, forse più vicina del necessario, lasciando che la gonna scivolasse un po’ più su sulle cosce. "Fa caldo qui, no?" disse lei, e nella sua voce c’era una sfumatura di gioco, come se stesse recitando una parte che le piaceva troppo. Maurizio strinse i pugni nel buio, sentendo il sudore scendergli lungo la schiena.
Dalla fessura nella porta, riusciva a intravedere solo frammenti: una mano di Riccardo che si posava sul ginocchio di Laura, le dita che si muovevano con una lentezza studiata. Lei non lo respinse. Anzi, si sporse leggermente in avanti, offrendogli più spazio. "Sei sempre stato così... insinuante in ufficio," sussurrò Laura, e questa volta la voce era un filo più roca, come se le parole le bruciassero in gola. Maurizio sentì il proprio respiro accelerare, il cuore martellargli contro le costole. Non aveva mai sentito sua moglie parlare così.
Riccardo rise, un suono basso e sicuro. "E tu sempre così irraggiungibile." Le sue dita salirono lungo la coscia di Laura, sfiorando l’orlo della lingerie. Maurizio vide sua moglie trattenere un respiro, le labbra socchiuse, gli occhi che si chiudevano per un istante. Poi, con un movimento improvviso, Laura gli afferrò i polsi e lo spinse all’indietro sul divano. "Adesso smettila di fare il timido," disse, e questa volta la voce era un comando. Si mise a cavalcioni di lui, la gonna ormai inutile, stretta attorno ai fianchi.
Maurizio sentì un rumore sordo—forse Riccardo che cercava di parlare, ma Laura lo zittì con un bacio. Non un bacio delicato, ma qualcosa di vorace, come se volesse divorarlo. Le mani di Riccardo le afferrarono i fianchi, stringendo con una forza che fece gemere Laura. "Dio, quanto sei eccitante," borbottò Riccardo contro la sua bocca, e Laura rise, un suono osceno e felice. "Aspetta di vedere il resto," rispose, slacciandosi il reggiseno con un gesto fluido.
Il reggiseno cadde a terra con un fruscio di stoffa e merletti, e Maurizio trattenne un gemito nel buio del ripostiglio. Laura era sempre stata pudica con lui, persino dopo anni di matrimonio—mai una luce accesa, mai un gesto così sfacciato. Eppure adesso si mostrava senza vergogna, il seno scoperto, i capezzoli già duri sotto lo sguardo famelico di Riccardo. "Stasera non sono la tua collega," sussurrò Laura, le dita che gli aprivano i bottoni della camicia con movimenti lenti, deliberati. "Sono solo una troia che vuole essere scopata in tutti i modi possibili."
Riccardo sembrò quasi soffocare per un attimo, le mani che tremavano mentre le accarezzavano la schiena. "Laura, io—" iniziò, ma lei lo zittì con un dito sulle labbra. "Niente parole," ordinò, scivolando giù dal suo grembo fino a inginocchiarsi sul pavimento. Maurizio sentì il legno scricchiolare sotto il peso di Riccardo che si spostava in avanti, il respiro sempre più affannoso. Laura lo guardò da sotto le ciglia, quelle stesse che aveva sempre abbassato timidamente con Maurizio, ora alzate in una sfida oscena. "Devi solo pensare a possedermi davanti e dietro come ti va," sussurrò, le dita che già slacciavano la cintura di lui con movimenti esperti. "Trattami da troia. È quello che voglio."
La cerniera si aprì con un suono metallico, e Laura non perse tempo. Afferrò Riccardo con una mano, l’altra che gli affondava nei capelli per costringerlo a guardarla. "Ti piace quello che vedi?" chiese, strofinandosi contro di lui con un movimento lento, calcolato. Riccardo emise un gemito strozzato, le dita che si stringevano sulle sue spalle. "Cristo, Laura," ansimò, ma lei lo interruppe di nuovo, questa volta con un morso sul collo. "Niente nomi," ringhiò. "Stasera sono solo una troia. E tu mi devi chiamare così."
Riccardo sembrò vacillare per un attimo, come se il cervello avesse bisogno di recuperare. Poi, con un’improvvisa risata affamata, afferrò Laura per i fianchi e la sollevò come se pesasse nulla, scaraventandola sul divano. Lei urlò, una risata strozzata che si trasformò in un gemito quando lui le affondò i denti nella spalla. "Troia," sibilò contro la sua pelle, e Laura arcuò la schiena, le unghie che gli graffiavano la schiena attraverso la camicia strappata. "Sì, esatto," ansimò, le gambe che gli si avvolgevano attorno ai fianchi. "Ripetilo."
Dalla fessura del ripostiglio, Maurizio vide sua moglie trasformarsi in qualcosa che non aveva mai conosciuto. Il corpo di Laura si contorceva sotto Riccardo, la voce che si spezzava in una litania di parolacce e suppliche. "Scopami, stronzo," gemeva, le dita che gli strappavano i vestiti con un’urgenza animalesca. "Fottimi come se fossi la tua troia personale." Riccardo non se lo fece ripetere due volte. La sbatté contro i cuscini del divano con una forza che fece vibrare la parete, mentre Maurizio sentiva il legno scricchiolare sotto la pressione dei corpi.
Laura si girò a pecorina con un movimento fluido, le natiche alte e offerte come un’invocazione. Riccardo le afferrò i fianchi con entrambe le mani, le dita che affondavano nella carne morbida mentre la punta del suo cazzo sfiorava l’entrata stretta. "Aspetta," gemette Laura, ma era già troppo tardi. Riccardo si infilò dentro di lei con un colpo solo, strappandole un urlo che si trasformò in un rantolo di piacere. Maurizio sentì il rumore umido della carne che schiaffeggiava carne, il respiro affannoso di Riccardo che si mescolava ai gemiti rochi di sua moglie.
"Spaccamelo," ringhiò Laura, voltando la testa per guardarlo con occhi che bruciavano di sfida. Le sue dita artigliavano il tessuto del divano, la schiena inarcata in una curva perfetta. Riccardo le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre il ritmo diventava più brutale. "Parla," le ordinò, colpendola più forte con ogni spinta. "Dimmi cosa sei." Laura ansimò, le labbra che tremavano mentre cercava di formare le parole tra un colpo e l’altro. "Sono... la tua... troia," riuscì a dire, prima che un gemito le tagliasse il fiato.
Maurizio si accorse di aver morso il pugno per non urlare, il cazzo così duro da far male. Mai, in dieci anni di matrimonio, Laura gli aveva chiesto di prenderla così. Era sempre stata la moglie perfetta, pudica persino nel buio della loro camera. E ora si offriva con un’abbandono che lo faceva sentire come se stesse guardando un’estranea. Riccardo le diede uno schiaffo sul culo, lasciando il segno rosso delle dita sulla pelle sudata. Laura urlò, ma invece di lamentarsi, spinse indietro i fianchi con ancora più forza. "Sì, cazzo, così!" gridò, la voce rotta dall’eccitazione.
Riccardo accelerò il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro il sedere di Laura con un rumore umido, assordante nel silenzio del ripostiglio. Ogni colpo la faceva sobbalzare in avanti, i seni che oscillavano liberi, i capezzoli duri sfregando contro il tessuto del divano. Maurizio vide la bocca di sua moglie aprirsi in un gemito muto, gli occhi che si rovesciavano all’indietro mentre le dita si aggrappavano disperatamente ai cuscini. "Più forte," ansimò Laura, le parole quasi incomprensibili. "Ti prego, distruggimi."
Riccardo non aveva bisogno di essere incoraggiato. Afferrò Laura per i fianchi e la sollevò da terra, tenendola sospesa mentre continuava a sbatterle dentro con una ferocia che fece tremare i mobili. Lei gli si avvinghiò alle braccia, le gambe che gli cingevano i fianchi, il corpo che si tendeva in un arco perfetto. "Sei la troia più porca che abbia mai visto," ringhiò Riccardo contro il suo collo, i denti che affondavano nella carne mentre il suo ritmo diventava ancora più frenetico. Laura rispose con un grido strozzato, le unghie che gli graffiavano la schiena fino a far sanguinare.
Maurizio sentì il legno del ripostiglio vibrare sotto l’impatto dei loro corpi. Laura era completamente persa nel piacere, la bocca aperta in un continuo fluire di gemiti e parolacce. "Voglio sentirti venire dentro di me," gli ordinò, voltando la testa per fissarlo con occhi che brillavano di sfida. "Riempimi come una puttana." Riccardo emise un suono animalesco, le braccia che tremavano mentre la stringevano più forte, il respiro che diventava sempre più affannoso. "Dio, Laura..." iniziò, ma lei lo interruppe con un urlo. "Non sono Laura stasera!" gridò, spingendosi contro di lui con tutta la forza che le rimaneva. "Sono solo la tua troia, cazzo!"
L’orgasmo li colse come un fulmine. Riccardo la scaraventò contro il divano con un ultimo colpo violento, il corpo che si irrigidiva mentre le scaricava dentro tutto quello che aveva. Laura urlò, le dita che si conficcavano nelle sue spalle, la bocca aperta in un’espressione di puro abbandono. Per un momento, sembrò quasi che stesse per svenire, gli occhi che si chiudevano mentre il corpo era scosso da tremori incontrollabili. Poi, con un sospiro roco, si lasciò cadere sul divano, completamente esausta.
Laura, sua moglie, aveva appena aperto la porta di casa a Riccardo, il collega di lavoro che da mesi la corteggiava con insistenza. Maurizio sapeva tutto. Lui stesso aveva spinto Laura a lasciarsi sedurre, suggerendole di invitarlo a cena quella sera, fingendo di dover partire per un viaggio di lavoro. "Divertiti," le aveva detto baciandola sulla fronte prima di uscire, come se fosse una cosa normale. Poi era rientrato di nascosto, strisciando nel ripostiglio come un ladro.
Dall’altra parte della parete, sentì la risata di Laura, bassa e calda. Era quel suono che lo faceva impazzire: una risata che sapeva di complicità, di segreti condivisi. "Ti piace il vino?" chiese lei, e la voce era già diversa, più scivolosa, carica di un’intenzione che non aveva mai usato con lui.
Riccardo rispose qualcosa che Maurizio non colse, ma il tono era chiaramente affamato. Sentì il rumore dei bicchieri posati sul tavolo, poi uno scricchiolio del divano. Immaginò Laura che si sedeva vicino a lui, forse più vicina del necessario, lasciando che la gonna scivolasse un po’ più su sulle cosce. "Fa caldo qui, no?" disse lei, e nella sua voce c’era una sfumatura di gioco, come se stesse recitando una parte che le piaceva troppo. Maurizio strinse i pugni nel buio, sentendo il sudore scendergli lungo la schiena.
Dalla fessura nella porta, riusciva a intravedere solo frammenti: una mano di Riccardo che si posava sul ginocchio di Laura, le dita che si muovevano con una lentezza studiata. Lei non lo respinse. Anzi, si sporse leggermente in avanti, offrendogli più spazio. "Sei sempre stato così... insinuante in ufficio," sussurrò Laura, e questa volta la voce era un filo più roca, come se le parole le bruciassero in gola. Maurizio sentì il proprio respiro accelerare, il cuore martellargli contro le costole. Non aveva mai sentito sua moglie parlare così.
Riccardo rise, un suono basso e sicuro. "E tu sempre così irraggiungibile." Le sue dita salirono lungo la coscia di Laura, sfiorando l’orlo della lingerie. Maurizio vide sua moglie trattenere un respiro, le labbra socchiuse, gli occhi che si chiudevano per un istante. Poi, con un movimento improvviso, Laura gli afferrò i polsi e lo spinse all’indietro sul divano. "Adesso smettila di fare il timido," disse, e questa volta la voce era un comando. Si mise a cavalcioni di lui, la gonna ormai inutile, stretta attorno ai fianchi.
Maurizio sentì un rumore sordo—forse Riccardo che cercava di parlare, ma Laura lo zittì con un bacio. Non un bacio delicato, ma qualcosa di vorace, come se volesse divorarlo. Le mani di Riccardo le afferrarono i fianchi, stringendo con una forza che fece gemere Laura. "Dio, quanto sei eccitante," borbottò Riccardo contro la sua bocca, e Laura rise, un suono osceno e felice. "Aspetta di vedere il resto," rispose, slacciandosi il reggiseno con un gesto fluido.
Il reggiseno cadde a terra con un fruscio di stoffa e merletti, e Maurizio trattenne un gemito nel buio del ripostiglio. Laura era sempre stata pudica con lui, persino dopo anni di matrimonio—mai una luce accesa, mai un gesto così sfacciato. Eppure adesso si mostrava senza vergogna, il seno scoperto, i capezzoli già duri sotto lo sguardo famelico di Riccardo. "Stasera non sono la tua collega," sussurrò Laura, le dita che gli aprivano i bottoni della camicia con movimenti lenti, deliberati. "Sono solo una troia che vuole essere scopata in tutti i modi possibili."
Riccardo sembrò quasi soffocare per un attimo, le mani che tremavano mentre le accarezzavano la schiena. "Laura, io—" iniziò, ma lei lo zittì con un dito sulle labbra. "Niente parole," ordinò, scivolando giù dal suo grembo fino a inginocchiarsi sul pavimento. Maurizio sentì il legno scricchiolare sotto il peso di Riccardo che si spostava in avanti, il respiro sempre più affannoso. Laura lo guardò da sotto le ciglia, quelle stesse che aveva sempre abbassato timidamente con Maurizio, ora alzate in una sfida oscena. "Devi solo pensare a possedermi davanti e dietro come ti va," sussurrò, le dita che già slacciavano la cintura di lui con movimenti esperti. "Trattami da troia. È quello che voglio."
La cerniera si aprì con un suono metallico, e Laura non perse tempo. Afferrò Riccardo con una mano, l’altra che gli affondava nei capelli per costringerlo a guardarla. "Ti piace quello che vedi?" chiese, strofinandosi contro di lui con un movimento lento, calcolato. Riccardo emise un gemito strozzato, le dita che si stringevano sulle sue spalle. "Cristo, Laura," ansimò, ma lei lo interruppe di nuovo, questa volta con un morso sul collo. "Niente nomi," ringhiò. "Stasera sono solo una troia. E tu mi devi chiamare così."
Riccardo sembrò vacillare per un attimo, come se il cervello avesse bisogno di recuperare. Poi, con un’improvvisa risata affamata, afferrò Laura per i fianchi e la sollevò come se pesasse nulla, scaraventandola sul divano. Lei urlò, una risata strozzata che si trasformò in un gemito quando lui le affondò i denti nella spalla. "Troia," sibilò contro la sua pelle, e Laura arcuò la schiena, le unghie che gli graffiavano la schiena attraverso la camicia strappata. "Sì, esatto," ansimò, le gambe che gli si avvolgevano attorno ai fianchi. "Ripetilo."
Dalla fessura del ripostiglio, Maurizio vide sua moglie trasformarsi in qualcosa che non aveva mai conosciuto. Il corpo di Laura si contorceva sotto Riccardo, la voce che si spezzava in una litania di parolacce e suppliche. "Scopami, stronzo," gemeva, le dita che gli strappavano i vestiti con un’urgenza animalesca. "Fottimi come se fossi la tua troia personale." Riccardo non se lo fece ripetere due volte. La sbatté contro i cuscini del divano con una forza che fece vibrare la parete, mentre Maurizio sentiva il legno scricchiolare sotto la pressione dei corpi.
Laura si girò a pecorina con un movimento fluido, le natiche alte e offerte come un’invocazione. Riccardo le afferrò i fianchi con entrambe le mani, le dita che affondavano nella carne morbida mentre la punta del suo cazzo sfiorava l’entrata stretta. "Aspetta," gemette Laura, ma era già troppo tardi. Riccardo si infilò dentro di lei con un colpo solo, strappandole un urlo che si trasformò in un rantolo di piacere. Maurizio sentì il rumore umido della carne che schiaffeggiava carne, il respiro affannoso di Riccardo che si mescolava ai gemiti rochi di sua moglie.
"Spaccamelo," ringhiò Laura, voltando la testa per guardarlo con occhi che bruciavano di sfida. Le sue dita artigliavano il tessuto del divano, la schiena inarcata in una curva perfetta. Riccardo le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre il ritmo diventava più brutale. "Parla," le ordinò, colpendola più forte con ogni spinta. "Dimmi cosa sei." Laura ansimò, le labbra che tremavano mentre cercava di formare le parole tra un colpo e l’altro. "Sono... la tua... troia," riuscì a dire, prima che un gemito le tagliasse il fiato.
Maurizio si accorse di aver morso il pugno per non urlare, il cazzo così duro da far male. Mai, in dieci anni di matrimonio, Laura gli aveva chiesto di prenderla così. Era sempre stata la moglie perfetta, pudica persino nel buio della loro camera. E ora si offriva con un’abbandono che lo faceva sentire come se stesse guardando un’estranea. Riccardo le diede uno schiaffo sul culo, lasciando il segno rosso delle dita sulla pelle sudata. Laura urlò, ma invece di lamentarsi, spinse indietro i fianchi con ancora più forza. "Sì, cazzo, così!" gridò, la voce rotta dall’eccitazione.
Riccardo accelerò il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro il sedere di Laura con un rumore umido, assordante nel silenzio del ripostiglio. Ogni colpo la faceva sobbalzare in avanti, i seni che oscillavano liberi, i capezzoli duri sfregando contro il tessuto del divano. Maurizio vide la bocca di sua moglie aprirsi in un gemito muto, gli occhi che si rovesciavano all’indietro mentre le dita si aggrappavano disperatamente ai cuscini. "Più forte," ansimò Laura, le parole quasi incomprensibili. "Ti prego, distruggimi."
Riccardo non aveva bisogno di essere incoraggiato. Afferrò Laura per i fianchi e la sollevò da terra, tenendola sospesa mentre continuava a sbatterle dentro con una ferocia che fece tremare i mobili. Lei gli si avvinghiò alle braccia, le gambe che gli cingevano i fianchi, il corpo che si tendeva in un arco perfetto. "Sei la troia più porca che abbia mai visto," ringhiò Riccardo contro il suo collo, i denti che affondavano nella carne mentre il suo ritmo diventava ancora più frenetico. Laura rispose con un grido strozzato, le unghie che gli graffiavano la schiena fino a far sanguinare.
Maurizio sentì il legno del ripostiglio vibrare sotto l’impatto dei loro corpi. Laura era completamente persa nel piacere, la bocca aperta in un continuo fluire di gemiti e parolacce. "Voglio sentirti venire dentro di me," gli ordinò, voltando la testa per fissarlo con occhi che brillavano di sfida. "Riempimi come una puttana." Riccardo emise un suono animalesco, le braccia che tremavano mentre la stringevano più forte, il respiro che diventava sempre più affannoso. "Dio, Laura..." iniziò, ma lei lo interruppe con un urlo. "Non sono Laura stasera!" gridò, spingendosi contro di lui con tutta la forza che le rimaneva. "Sono solo la tua troia, cazzo!"
L’orgasmo li colse come un fulmine. Riccardo la scaraventò contro il divano con un ultimo colpo violento, il corpo che si irrigidiva mentre le scaricava dentro tutto quello che aveva. Laura urlò, le dita che si conficcavano nelle sue spalle, la bocca aperta in un’espressione di puro abbandono. Per un momento, sembrò quasi che stesse per svenire, gli occhi che si chiudevano mentre il corpo era scosso da tremori incontrollabili. Poi, con un sospiro roco, si lasciò cadere sul divano, completamente esausta.
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