Il perdono
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
"Il parabrezza è tutto appannato," sospirò Giulio, asciugandosi il palmo della mano sul vetro. Martina non rispose, troppo intenta a slacciarsi il reggiseno con una mano mentre con l'altra gli afferrava la coscia, le unghie che affondavano nella stoffa dei pantaloni.
"Fai piano, Giulio, sono ancora vergine dietro," disse all'improvviso, voce roca mentre si sistemava a cavalcioni sul sedile. L'odore del suo profumo si mescolava all'umidità dell'auto, al calore dei loro corpi premuti l'uno contro l'altro. "Con mio marito non l'ho mai voluto fare... ma con te è diverso. Sono sempre stata innamorata di te." La mano le tremava mentre gli sfilava la cintura.
Giulio le afferrò i fianchi, sentendo la pelle calda sotto la gonna slacciata. "Anche io ti ho pensato," mormorò contro il suo collo, i denti che le sfioravano la clavicola. "Ho sempre sognato questo culo, di cui andavo pazzo ai tempi delle superiori." Le dita le scivolavano sotto l'elastico delle mutandine, tirandole giù con un movimento solo.
Martina gemette quando la punta del suo cazzo le sfiorò l'inguine, bagnato e pulsante. "Ecco, coso... fai piano," ansimò, le mani che gli si aggrappavano alle spalle mentre si abbassava lentamente. "Non farmi male... hai un cazzo enorme, molto più grosso di quello di mio marito." Sentiva la resistenza del suo corpo, la tensione prima della resa, mentre Giulio la tirava giù con una presa ferma.
"Shhh, lo so che sei stretta," sussurrò Giulio mentre le mordeva il lobo dell'orecchio, le mani che le stringevano i fianchi con una forza quasi brutale. Martina gemette, sentendo il suo cazzo pulsare contro di lei, così grosso da farle quasi paura. "Ti apro io, dolcezza," aggiunse, infilando due dita nella sua figa già zuppa, facendola urlare contro il vetro appannato.
"Eccolo... Dio, com'è grosso," ansimò Martina mentre Giulio le spalancava le natiche con le mani, facendole sentire ogni centimetro del suo cazzo che premeva contro l'ingresso mai violato. "Sono sempre stata la tua troia segreta, vero? Fin dalle superiori... ti eccitavo quando ti passavo davanti nei corridoi, con questa minigonna che mostrava tutto..." La voce le si spezzò quando lui finalmente le entrò dentro, lacerandola con un colpo secco che la fece gridare.
"Ecco la mia verginella," ringhiò Giulio, affondando completamente dentro di lei mentre Martina si aggrappava al cruscotto, le unghie che graffiavano il plastico. "Dimmi che sei mia puttana, adesso."
"Sono la tua troia, tutta tua!" urlò lei, sentendo il dolore trasformarsi in piacere mentre lui cominciava a pompare, ogni colpo più profondo del precedente. "Sfondami il culo, Giulio... fallo come avresti voluto fare quando eravamo ragazzi!"
" sei strettissima," ansimò Giulio mentre le mordeva il collo, le mani che le stringevano i fianchi con una forza animale. Martina sentiva il suo cazzo pulsare dentro di lei, così grosso da farle venire le lacrime agli occhi, ma il dolore si mescolava a un piacere perverso che la faceva contorcere sul suo grembo. "Lo vedi? Ti sto aprendo piano, dolcezza," sussurrò lui, affondando ancora più profondamente mentre le accarezzava il clitoride con il pollice, facendola urlare contro il vetro appannato.
"Porco Giuda, sei enorme... mi stai lacerando!" gemette Martina, le unghie che gli graffiavano la schiena attraverso la camicia strappata. Eppure, nonostante il bruciore, non voleva che si fermasse. Si strinse attorno a lui, sentendo ogni centimetro del suo cazzo scivolare dentro il suo buco stretto, ancora vergine fino a pochi secondi prima. "Scopami forte, Giulio... rompimi proprio come avresti voluto fare quando mi fissavi nei corridoi della scuola!"
Giulio le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre aumentava il ritmo, i colpi che risuonavano nell'abitacolo insieme ai gemiti soffocati di Martina. "Ecco la mia troietta delle superiori," ringhiò contro la sua nuca, le dita che le stringevano i fianchi lasciando lividi. "Dimmi che sei la mia puttana, adesso che ti ho sfondato il culo come nessuno l'ha mai fatto."
Martina non riusciva nemmeno a parlare, il piacere che le esplodeva nella pancia come un fulmine, ogni spinta di Giulio che la faceva sbavare sul cruscotto. "Sono la tua cagna... la tua troia... scopami finché non mi sanguina!" urlò, sentendolo affondare fino alle palle, il suo cazzo che le riempiva completamente il culo stretto. Le mani di Giulio le sollevarono i fianchi, cambiando angolazione, e all'improvviso Martina sentì qualcosa spezzarsi dentro di lei, un piacere così intenso che le fece contorcere la schiena in un arco innaturale.
Proprio in quel momento, il cellulare nella borsetta sul sedile posteriore cominciò a squillare. La suoneria insistente dell'Inno alla Gioia sembrava una beffa, considerando che era il marito a chiamare. Giulio rallentò appena i colpi, ma Martina lo afferrò per i fianchi, spingendolo di nuovo dentro di sé con un gemito strozzato. "No, non fermarti... risponderò io," ansimò, allungando una mano tremante verso la borsa senza smettere di muovere il bacino.
Con un movimento goffo, riuscì ad afferrare il telefono e rispose con voce roca, cercando di controllare il respiro affannoso. "Pr-pronto?" disse, mentre Giulio ricominciava a scoparla con vigore, ogni colpo che le faceva scivolare il telefono dalle dita sudate.
"Martina, dove sei? È quasi mezzanotte," la voce del marito era preoccupata, distante come se parlasse da un altro pianeta. Martina chiuse gli occhi, sentendo Giulio affondare ancora più profondamente, le labbra che le mordevano la nuca mentre le mani le stringevano i seni con forza. "Sto... sto venendo... ci manca poco," gemette nel telefono, la frase che assumeva un doppio senso perfetto mentre il corpo le tremava per l'orgasmo imminente.
"Sei strana, tutto bene?" insistette il marito, ignaro che sua moglie stesse venendo sul cazzo di un altro uomo nel sedile di un'auto parcheggiata chissà dove. Martina non riuscì a rispondere perché Giulio le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre aumentava il ritmo, i suoi colpi che diventavano sempre più veloci e profondi. "Ah! S-sì... tutto bene... devo... devo andare!" urlò, prima di chiudere la chiamata e lasciar cadere il telefono sul pavimento dell'auto, dove rimase a vibrare inutilmente.
"Che brava puttana," ringhiò Giulio contro la sua schiena sudata, le dita che le stringevano i fianchi lasciando segni rossi sulla pelle. "Mentre parlavi con tuo marito, hai stretto ancora di più il culo intorno al mio cazzo. Ti piace fare la troia, vero?"
Martina non riuscì nemmeno a rispondere, il piacere che le esplodeva nella pancia come una bomba a orologeria. Ogni spinta di Giulio le faceva perdere un pezzo di controllo, le parole che le uscivano dalla bocca senza filtro.
"Ti farai scopare da tuo marito ora che torni a casa?" chiese Giulio con voce roca, le labbra ancora umide contro la sua nuca mentre le massaggiava i fianchi doloranti. Martina annuì, il respiro ancora affannato, il corpo che tremava per gli ultimi spasmi del piacere. "Sì, lo farò... ma penserò al tuo cazzo," sussurrò, voltandosi per baciarlo con una passione che la sorprese lei stessa. Le loro lingue si intrecciarono, il sapore del sesso e del sudore ancora fresco tra loro.
Giulio le passò una mano tra i capelli scomposti, tirandole gentilmente la testa all'indietro per guardarla negli occhi. "Vuoi che ti lasci il segno, puttana? Qualcosa che tuo marito non potrà mai darti?" Martina annuì avidamente, il cuore che le batteva così forte da sembrare sul punto di esploderle nel petto. "Sì, sborrami dentro, voglio tornare a casa con la tua sborra che mi cola dal culo," ansimò, stringendosi ancora più forte attorno a lui mentre sentiva il suo cazzo pulsare dentro di sé. "Così lui sentirà il tuo odore su di me... ma non saprà mai cosa ho fatto."
Il respiro di Giulio si fece più affannoso mentre aumentava il ritmo, ogni colpo che sembrava spingerla più in là verso l'orgasmo. Martina chiuse gli occhi, lasciandosi trasportare dalla sensazione del suo corpo che si muoveva dentro di lei, ogni movimento che le faceva perdere un po' di più il controllo. "Ecco, ecco... lo sento che stai per venire," sussurrò, le dita che gli affondavano nelle spalle mentre lo spingeva ancora più dentro di sé. "Voglio tutta la tua sborra... riempimi, Giulio!"
Giulio ringhiò contro la sua schiena, le mani che le stringevano i fianchi con una forza quasi brutale mentre il suo cazzo pulsava dentro di lei. Martina urlò quando sentì il getto caldo della sua sborra riempirle il culo stretto, ancora dolorante per la violazione subita. "Eccolo... Dio, quanto ne hai," ansimò, le gambe che tremavano mentre il liquido caldo le colava lungo le cosce.
"Ti ho riempita come una vera troia," sussurrò Giulio, tirandole i capelli mentre le dava ancora qualche colpo lento per spingere ogni ultima goccia dentro di lei. Martina si abbassò sul sedile, il corpo che tremava per lo sforzo, il culo ancora spalancato che perdeva la sborra di lui sulla pelle sudata. Con un gemito, Giulio si ritirò da lei, lasciandola tremante e piena.
Martina si voltò verso di lui, gli occhi lucidi mentre passava una mano tremante tra i capelli scomposti. "Ora riaccompagnami a casa," sussurrò, la voce roca per i gemiti e le urla. "Ti chiamerò io... ora che ho il tuo numero." Le labbra le si incurvarono in un sorriso malizioso mentre gli prendeva il telefono dalla tasca dei pantaloni ancora sbottonati, aggiungendo rapidamente il suo contatto tra i preferiti con il nome "La Troia del Culo stretto".
Giulio rise, accendendo il motore mentre lei si sistemava di nuovo sul sedile, le gambe ancora tremanti. "Mi piaci da matti," ammise, passandole una mano tra le cosce ancora bagnate, facendole venire un brivido. "Quando vuoi, puttanella. Ma ricordati che ora quel buco è mio." Le dita le sfiorarono l'inguine ancora rosso e dolorante, facendole mordere il labbro.
Martina si sistemò la gonna, il tessuto che le sfregava contro la pelle sensibile. "Non preoccuparti," rispose con voce roca mentre cercava di non pensare alla sborra che le colava ancora tra le cosce. "Mio marito non toccherà mai lì... ora che l'ho dato a te." Sorrise, passandosi una mano tra i capelli mentre Giulio ripartiva, lasciando il parcheggio buio dove si erano scopati come animali.
La strada sembrava più lunga del previsto, ogni sobbalzo dell'auto che le faceva sentire la sborra di lui scivolarle tra le natiche. Martina chiuse gli occhi, cercando di non pensare a quanto le faceva male, ma il ricordo di come l'aveva scopata le faceva venire i brividi. Quando Giulio si fermò davanti alla sua villa, il cuore le balzò in gola: suo marito era sulla porta, le braccia incrociate sul petto mentre scrutava l'auto sconosciuta.
"Cazzo, è lì che ci aspetta," sussurrò Martina, sentendo il panico salirle lungo la schiena. Ma poi sorrise, perché sapeva che quello che aveva fatto era scritto tutto sul suo corpo. Si sistemò la gonna, sentendo il tessuto umido aderirle alle cosce ancora tremanti, e aprì la portiera con un gesto esagerato. "Ciaoo, tesoro!" esclamò, la voce troppo alta, troppo allegra, mentre faceva oscillare i fianchi verso di lui.
Giulio rimase al volante, il motore acceso, e le fece un cenno con la mano prima di allontanarsi lentamente. Martina sentì gli occhi del marito bruciarle sulla schiena mentre l'auto scompariva nell'oscurità. "Chi era?" chiese lui, la voce sospettosa mentre la scrutava da capo a piedi. Martina sorrise ancora, sapendo che l'odore del sesso le usciva dai pori, che il rossore sul collo tradisse i morsi di Giulio.
"Un vecchio amico delle superiori," rispose con nonchalance, avvicinandosi a lui e posando una mano sul suo petto. "Mi ha dato un passaggio perché la macchina era dal meccanico." La bugia le uscì facile, troppo facile, e quando suo marito annuì, ancora diffidente, Martina sentì un brivido di piacere percorrerle la schiena.
"Sei strana," mormorò lui, accarezzandole la guancia mentre la fissava negli occhi. Martina trattenne il respiro, sapendo che se si fosse avvicinato troppo avrebbe sentito l'odore di Giulio su di lei. "E perché hai la gonna tutta sgualcita?" aggiunse, la voce che si fece più dura mentre le passava una mano lungo la coscia.
Martina rise, un suono leggero e falso che le vibrava in gola. "Mi sono seduta male in macchina," mentì, spingendosi contro di lui mentre gli sfiorava le labbra con un dito. "E poi... ho pensato a te tutto il tempo." La menzogna era dolce sulla sua lingua, come il sapore del sesso ancora fresco tra le sue gambe.
Suo marito la guardò per un momento troppo lungo, gli occhi che scrutavano ogni dettaglio del suo viso. Poi, all'improvviso, le afferrò il polso e la trascinò dentro casa. Martina lasciò che accadesse, il cuore che le batteva forte mentre sentiva la sborra di Giulio scivolarle ancora tra le cosce. "Dimmi la verità," sibilò lui, chiudendo la porta con un colpo secco. "Cosa hai fatto?"
Martina sorrise, sapeva che non poteva sapere. Ma poi, mentre si avvicinava a lui, sentì il dolore al culo, ancora aperto e pulsante, e sapeva che se l'avesse scoperta sarebbe stata la fine. "Niente, tesoro,"
"Dai, non arrabbiarti perché ho fatto tardi," sussurrò Martina con voce melensa, mentre la sua mano scivolava lungo il petto del marito fino a palpare la prominenza già rigida sotto i pantaloni. "Se ti va... mi faccio perdonare." Le dita le danzarono abilmente sulla zip, aprendola con un gesto fluido che aveva perfezionato in quindici anni di matrimonio. Sentì il cazzo del marito pulsare sotto la stoffa degli slip, già bagnato di precum.
L'uomo la fissò con uno sguardo che oscillava tra la rabbia e il desiderio, le narici che si dilatavano mentre inspirava il suo profumo misto a quello del sesso. "Sei tutta sudata," accusò, ma la voce gli si ruppe quando lei gli afferrò il membro attraverso la stoffa bianca, strizzandolo con forza. Martina rise, un suono roco che le uscì dalla gola ancora irritata dai gemiti soffocati nell'auto di Giulio.
"Sudata di passione per te, amore," mentì spudoratamente, abbassandosi sulle ginocchia mentre tirava giù pantaloni e mutande con un solo gesto. Il cazzo del marito le schizzò contro il viso, ancora umido per l'eccitazione repressa. Martina non perse un secondo - afferrò l'asta con una mano mentre con l'altra si slacciava il reggiseno, lasciando cadere i seni ancora segnati dalle dita di Giulio. "Mmmh... come sei duro," mormorò contro la punta, le labbra che si allargavano in un sorriso mentre sentiva il sapore salato del precum mischiarsi alla sborra di un altro uomo ancora sulle sue labbra.
Suo marito le afferrò i capelli con forza, tirandole la testa all'indietro prima che potesse inghiottirlo tutto. "Aspetta un attimo," ringhiò, gli occhi che le scrutavano il viso arrossato. "Perché hai il rossetto sbavato?" La domanda le gelò il sangue, ma Martina non si perse d'animo. Con un movimento fluido, si leccò il labbro superiore con languore esagerato.
"Ho mangiato un gelato mentre tornavo," mentì, le dita che gli massaggiavano le palle mentre lo fissava con occhi da cerbiatta. "Fragola. Vuoi assaggiare?" Senza aspettare risposta, gli afferrò il cazzo e ci strofinò le labbra prima di inghiottirlo tutto, fino alle palle. La gola le bruciava ancora per i gemiti soffocati nell'auto di Giulio, ma il sapore salato del marito mescolato alla memoria di quello proibito la eccitava in modo perverso.
Suo marito le torse i capelli più forte, i fianchi che premevano in avanti mentre lei gli succhiava la base con movimenti esperti. "Troppo brava stasera," ringhiò, le vene del collo che si tendevano mentre osservava come le sue guance si incavavano. Martina accelerò il ritmo, la lingua che gli percorreva la vena pulsante sotto la pelle, pensando a come Giulio le aveva riempito il culo solo mezz'ora prima.
"Ti piace quando ti succhio così?" ansimò tra un colpo di testa e l'altro, le dita che gli stringevano le natiche mentre lo spingeva ancora più in fondo. Sentì il marito irrigidirsi, il respiro che si faceva più affannoso - stava per venire, e lei non poteva permetterlo così presto. Con un movimento rapido, si staccò da lui lasciandolo tremante, il membro che pulsava nell'aria umida del corridoio. "Aspetta... prima voglio che mi scopi," sussurrò, alzandosi e voltandogli le spalle mentre si chinava sul divano, scostando la gonna per mostrargli il culo ancora rosso e dolorante.
La mano del marito le afferrò un natiche con forza, le dita che affondavano nella carne ancora segnata dalle impronte di Giulio. "Cristo, sei tutta arrossata qui," mormorò, voce stranita mentre scrutava le striature rosa sulla sua pelle. Martina trattenne il respiro, i muscoli del culo che si contraevano involontariamente al tocco. "Mi sono seduta su una sedia troppo dura in ufficio," mentì, spingendo indietro i fianchi contro di lui. "Ma ora non importa... scopami forte, amore."
Sentì la punta del suo cazzo sfiorarle l'ingresso, ancora dilatato e umido della sborra di Giulio. Per un attimo pauroso, Martina temette che potesse notare qualcosa, ma poi lui le afferrò i fianchi e le penetrò con un colpo secco che la fece gemere. Non era doloroso come con Giulio - il marito era più piccolo, più familiare - ma la sensazione strana del doppio riempimento le fece venire le vertigini.
"Sei strettissima. si sente che è la prima volta che lo prendi nel culo" ansimò il marito alle sue spalle, i fianchi che schiaffeggiavano contro le sue natiche arrossate. Martina afferrò i cuscini del divano, fingendo un gemito di piacere mentre lui aumentava il ritmo. "Dio, come mi fai impazzire quando mi stringi così," aggiunse, le dita che le affondavano nella carne mentre la scopava con vigore.
Martina colse al volo l'opportunità. "È perché sei troppo grosso stasera e poi è la prima volta che me lo metti nel culo, non sai quanto tempo l'ho desiderato ma mi vergognavo a chiedertelo" sussurrò voltando il viso verso di lui, le labbra socchiuse mentre simulava un orgasmo. "Da quanto tempo ti ecciti all'idea di farti scoparmi lì? Me lo sentivo quando mi spingevi contro di notte." Le dita le affondarono nei cuscini del divano mentre arcuava la schiena, accentuando ogni gemito.
Il marito rallentò appena il ritmo, le dita che le stringevano i fianchi con rinnovato vigore. "Non mi hai mai detto che volevi provare," ansimò, la voce roca di stupore mentre il suo cazzo pulsava dentro di lei. Martina approfittò dell'istante per contrarsi intorno a lui con movimenti studiati, facendogli emettere un gemito strozzato. "Dio, come mi stringi... sembri una vergine," aggiunse confuso, ma l'orgasmo imminente gli annebbiava il sospetto.
"Perché per me lo sei, stupido," mentì Martina voltandosi a guardarlo, le labbra socchiuse in un sorriso che sapeva di tradimento. Le mani le tremavano quando gli afferrò la nuca per attirarlo a sé, la lingua che gli esplorava la bocca con una fame calcolata. Sentì il marito cedere, i fianchi che ricominciavano a muoversi con rinnovata energia mentre la schiacciava sul divano. E sotto di lei, ancora umida tra le cosce, la sborra di Giulio che colava lentamente sulla stoffa.
"Allora da stasera cambiamo le regole," ringhiò il marito contro la sua spalla, i denti che le affondavano nella carne mentre aumentava la velocità. Martina chiuse gli occhi, fingendo un orgasmo che non sarebbe mai venuto, il corpo ancora scosso dal vero piacere provato con Giulio poco prima. "Sei la mia puttana del culo adesso," aggiunse con voce roca, le mani che le stringevano i fianchi lasciando nuovi lividi accanto a quelli lasciati dall'amante.
Martina annuì con entusiasmo eccessivo, le unghie che graffiavano il tessuto del divano. "Sì, sì! Tutto tuo... solo tuo," mentì, la voce rotta mentre simulava un tremore alle gambe. Sentiva la differenza tra i due uomini - il marito che le riempiva il culo con movimenti regolari, prevedibili, nulla a che vedere con la ferocia animale di Giulio. Eppure recitò la sua parte alla perfezione, arcuando la schiena quando lui le afferrò i capelli per tirarle indietro la testa.
"Ti sento tutta calda... strana," mormorò il marito rallentando il ritmo, le narici che si dilatavano mentre inspirava il suo odore misto a sudore e sesso. Martina trattenne il respiro, i muscoli del culo che si strinsero involontariamente attorno a lui per paura che potesse sentire la sborra ancora fresca di Giulio. "È perché sei troppo grosso," sussurrò rapidamente, la voce melensa mentre gli afferrava una coscia per guidarne i movimenti. "Mi hai aperta come nessuno mai... ti prego, non fermarti."
La menzogna funzionò. Il marito le affondò dentro con un colpo secco che la fece urlare per il dolore reale, le dita che si aggrappavano al divano mentre cercava di non pensare all'ironia della situazione. Proprio mentre lui credeva di violarla per la prima volta, il suo culo era ancora palpitante per un altro uomo. "Lo vedi? Quanto ti piace," ringhiò il marito, cambiando angolazione in modo goffo che le fece venire le lacrime agli occhi. Niente a che vedere con l'istinto animalesco di Giulio, che sembrava conoscere ogni centimetro del suo corpo meglio di lei stessa.
Martina chiuse gli occhi con forza, sentendo le lacrime bruciarle le palpebre mentre il marito la scopava con una passione improvvisa che non le aveva mai dimostrato in quindici anni di matrimonio. Le sue unghie affondarono nel tessuto del divano, simulando spasmi di piacere mentre in realtà cercava di non urlare per il dolore. Ogni colpo le ricordava Giulio, la sua ferocia, il modo in cui l'aveva posseduta fino a farle perdere il controllo.
"Ti piace, eh? Sento come mi stringi," ansimò il marito alle sue spalle, le mani che le stringevano i fianchi lasciando impronte rosa accanto ai lividi violacei lasciati dall'amante. Martina annuì con troppa veemenza, la voce che le tremava quando rispose: "Sì, amore... sei troppo grosso stasera." La bugia le bruciava la lingua più del sudore che le colava lungo la schiena.
All'improvviso, il marito le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa con una forza che la sorprese. "E allora perché hai la faccia di chi soffre?" domandò sospettoso, rallentando il ritmo mentre scrutava le sue espressioni contratte. Martina sentì il cuore balzarle in gola, le pupille che si dilatavano mentre cercava una scusa credibile. "È che... mi eccita troppo," mentì, mordendosi il labbro inferiore mentre arcuava la schiena per simulare piacere.
Lui la scrutò per un attimo troppo lungo, le narici che si dilatavano mentre inspirava il suo odore misto di sudore e sesso altrui. "Stai tremando come una foglia," osservò, voce stranamente calma mentre le passava una mano lungo la schiena sudata. Martina cercò di rilassare i muscoli, ma il culo ancora dolorante per la violenza di Giulio le rendeva impossibile fingere comodità. "È l'emozione," ansimò, le dita che affondavano nei cuscini mentre cercava di distrarlo. "Non credevo che mi piacesse così tanto."
Il marito le lasciò andare i capelli, i fianchi che ripresero a muoversi con ritmo regolare, ma c'era qualcosa di diverso nel suo sguardo. Martina sentì un brivido lungo la schiena, le dita che si aggrappavano al tessuto del divano mentre cercava di mantenere il controllo. "Dimmi la verità," sussurrò lui all'improvviso, la voce stranamente calma nonostante il movimento dei fianchi. "Sei stata con qualcuno?"
Martina trattenne il respiro, il cuore che le martellava così forte da temere che potesse sentirlo. "Che domanda è?" rise, un suono troppo acuto che le tremò in gola. Le sue dita gli afferrarono le cosce, guidandolo più profondamente dentro di sé mentre simulava un gemito. "Stai scopando il culo di tua moglie e pensi ad altro?"
L'uomo rallentò il ritmo, le mani che le scivolarono lungo i fianchi fino a stringerle la vita. "Sei tutta sudata... e hai un odore strano," mormorò, le labbra che le sfioravano l'orecchio in un modo che le fece venire la pelle d'oca. Martina chiuse gli occhi, sentendo la sborra di Giulio stillarle ancora tra le cosce, mescolandosi al liquido del marito. "Ho corso per prendere l'auto," mentì, voltando la testa per baciarlo con una passione che sapeva falsa.
Il marito si staccò dal bacio prima del previsto, gli occhi che scrutavano il suo viso con un'intensità nuova. "Perché hai il collo tutto rosso?" domandò, una mano che le sollevava i capelli per rivelare i segni dei morsi di Giulio. Martina sentì il panico salirle dalla pancia, le labbra che si aprivano per una bugia che non arrivò in tempo. "E queste?" aggiunse lui, le dita che le sfioravano le tracce viola sulle anche, perfettamente allineate con le impronte delle mani di Giulio.
Il silenzio cadde tra loro, rotto solo dal respiro affannoso del marito e dal ticchettio dell'orologio a muro. Martina sentì le gambe tremare, il culo ancora palpitante che si contraeva intorno al suo cazzo in modo incontrollabile. "Mi sono fatta un massaggio oggi," balbettò, la voce che le si spezzò a metà frase. "Ero così tesa... sai com'è con il lavoro."
L'uomo la fissò per un eternità, i fianchi completamente fermi ora, il membro ancora pulsante dentro di lei. Poi, all'improvviso, si ritirò con un movimento fluido che la fece sobbalzare. "Vestiti," ordinò, la voce ghiacciata mentre raccoglieva i pantaloni da terra. "Adesso."
Martina si raddrizzò con movimenti esitanti, la gonna che le ricadeva sulle cosce ancora tremanti. "Tesoro, non capisco-" iniziò, ma lui le tappò la bocca con un gesto secco.
"Non dire altro," ringhiò, gli occhi che brillavano di una luce pericolosa. "Vai in bagno. Lavati. E quando esci, voglio la verità." La prese per un braccio con una forza che le lasciò il segno, spingendola verso il corridoio. Martina barcollò, il cuore in gola mentre cercava di non pensare alla sborra che le colava ancora lungo le gambe.
La doccia bollente non bastò a lavare via la sensazione di sporco che le invadeva la pelle. Martina si strofinò fino a farle male, i polpastrelli che diventavano rugosi sotto l'acqua torrenziale. Attraverso il vetro appannato, distinse l'ombra del marito che passava avanti e indietro davanti alla porta - tre passi avanti, tre indietro, come una tigre in gabbia.
Quando uscì, avvolta in un asciugamano che le copriva i segni più evidenti, lo trovò seduto sul letto con il suo telefono in mano. Il cuore le si fermò quando vide lo schermo illuminarsi con una notifica: "La Troia del Culo stretto: Chiamami quando vuoi che ti riempio di nuovo."
"Spiega," disse semplicemente, alzando gli occhi dal display. La calma nella sua voce era più spaventosa di qualsiasi urla. Martina aprì la bocca, ma le parole le morirono in gola quando lui scosse lentamente la testa. "No, aspetta. Prima voglio che ti siedi qui." Indicò il pavimento davanti a lui, come si fa con un cane disubbidiente.
Le gambe le tremavano quando obbedì, l'asciugamano che si apriva leggermente sulle cosce mentre si inginocchiava. L'uomo le passò il telefono, il pollice che sfiorava casualmente il pulsante della fotocamera. "Sorridi," sussurrò, e il flash le accecò per un secondo. "Perfetto. Ora dimmi tutto, parola per parola. Chi è? Da quanto tempo? E soprattutto..." Si chinò in avanti fino a sfiorarle le labbra con le sue. "Quante volte l'hai fatto nel mio letto?"
Martina sentì una lacrima calda scendere lungo la guancia, ma sapeva che la recita era finita. "Una volta sola," sussurrò, la voce più piccola di un respiro. "Stasera. In macchina." Le dita le si strinsero sull'asciugamano mentre apriva leggermente le cosce, lasciando che il tessuto scivolasse via dalla pelle ancora umida. "Non lo farò più, te lo giuro. Io amo solo te." Il mento le tremava mentre cercava di mantenere il contatto visivo, le labbra che si aprivano in un'espressione che sperava fosse credibile. "E stasera te l'ho dimostrato."
Il marito non batté ciglio, le dita che stringevano il telefono fino a schiarirsi le nocche. "In macchina," ripetè con voce piatta, come se stesse annotando un dettaglio insignificante. Gli occhi le scorsero lungo il corpo seminudo, fermandosi sulla carne ancora arrossata tra le sue cosce. "E il culo? Lui è stato il primo a scopartelo?" La domanda le arrivò come uno schiaffo, precisa e chirurgica.
Martina abbassò lo sguardo, le unghie che affondavano nel pile dell'asciugamano. "Sì," ammise, sentendo la gola chiudersi. "Ma solo perché..."
"Perché cosa?" l'interruppe lui, alzandosi improvvisamente dal letto. L'ombra che proiettava la inghiottì tutta. "Perché il tuo amante ha più fantasia di tuo marito?" Il riso che le fece era un suono secco, metallico. "O forse perché sapevi che non te lo avrei mai proposto di farlo nel culo se non fossi stata tua chiedermelo come stasera."
Martina sentì le labbra diventare aridissime. Le vene alle tempie pulsavano in sincrono con il dolore ancora vivo tra le natiche. "Amore, ti prego..." iniziò, ma il marito le afferrò il mento con due dita, costringendola a guardarlo negli occhi.
"Lascia che ti spieghi, non e che lui avesse piu fantasia solo che lui non aveva il preservativo," balbettò, le dita che si attorcigliavano nell'asciugamano. "E io sono in ovulazione, non potevo rischiare di..." La frase le morì in gola quando vide gli occhi del marito trasformarsi in lastre di ghiaccio.
"Quindi il problema era come farlo," tagliò corto lui, la voce che si faceva più profonda con ogni parola. "Anzi dove farlo." Si alzò dal letto con una lentezza studiata, i muscoli della schiena che si tendevano sotto la camicia ancora abbottonata.
Il silenzio nella stanza si fece denso come il piombo. Martina sentì le ginocchia bagnarsi contro il pavimento mentre l'asciugamano continuava a scivolarle dalle cosce, rivelando i segni ancora freschi dell'incontro proibito. Il marito non la guardava più - fissava invece il telefono con uno strano sorriso che non le piaceva affatto, le dita che scorrevano lentamente sullo schermo. "E il tuo amico delle superiori ha avuto un'idea geniale," disse finalmente, con una calma innaturale che le fece rizzare i peli sulla nuca. "Facciamolo nel culo così non rischi niente. E tu hai accettato senza pensare che mi avresti ferito." Alzò gli occhi, e Martina vide con orrore che aveva aperto la chat con Giulio. "Dimmi, cara... quanto tempo hai passato a ridere di me mentre pianificavate questo piccolo gioco?"
Martina scosse violentemente la testa, le lacrime che finalmente le sfuggivano lungo le guance. "No, non è così!" protese le mani verso di lui, ma il marito fece un passo indietro come se temesse di contaminarsi. "Non abbiamo pianificato nulla, è successo e basta. Una follia di cinque minuti in un parcheggio buio..." Si interruppe, rendendosi conto troppo tardi che ogni parola peggiorava la situazione.
"Ah, un parcheggio!" esclamò lui con finto entusiasmo, i muscoli della mascella che si tendevano sotto la pelle. "Che romantico. Più economico di un motel, immagino." Si passò una mano sul viso come per cancellare un'espressione, ma quando la tolse, Martina vide che gli occhi gli brillavano di una luce che non aveva mai visto prima - qualcosa tra la rabbia e un'emozione più complessa che le fece stringere lo stomaco.
Si chinò all'improvviso, afferrandola per i polsi con tale forza da farle urlare. "E mentre ti scopava nel culo di nascosto," sibilò, il respiro caldo che le bruciava la pelle, "ti sei mai fermata a pensare che forse, solo forse, tuo marito avrebbe voluto essere il primo?" Le dita le affondarono nella carne mentre la scuoteva leggermente. "Che forse mi sarebbe piaciuto sentirti urlare per il dolore mentre ti aprivo io per la prima volta?"
"Ti giuro, non lo vedrò mai più," singhiozzò Martina, le lacrime che le rigavano il viso ancora umido dalla doccia. Si strinse l'asciugamano sul petto come un'armatura di fortuna, le ginocchia che le dolevano contro il pavimento freddo. "È stata una follia, un momento di debolezza... ti prego, perdonami."
Il marito rimase immobile, il telefono ancora stretto in una mano mentre con l'altra si passava lentamente la lingua sui denti. "E come faccio a crederti?" chiese alla fine, voce stranamente calma mentre abbassava lo sguardo su di lei. "Come faccio a sapere che domani non tornerai da lui, che non gli manderai un messaggio appena esco di casa?"
Martina scosse la testa con forza, i capelli bagnati che le schiaffeggiavano le guance. "Blocca il suo numero sul mio telefono," implorò, tendendo le mani tremanti verso di lui. "Cambia la password del mio account... tienimi sotto controllo se vuoi. Farò qualsiasi cosa per dimostrarti che è finita."
Per un attimo che parve eterno, il marito non rispose. Poi, con un sospiro che sembrava venire dal profondo, allungò una mano e le accarezzò i capelli con una dolcezza inaspettata. "Alzati," mormorò, aiutandola a mettersi in piedi mentre l'asciugamano cadeva a terra in un silenzio assordante.
Martina trattenne il respiro quando lui le avvolse le braccia attorno alla vita, stringendola contro il suo corpo ancora vestito. Sentì i bottoni della camicia premere contro la sua pelle nuda, il tessuto ruvido che le sfregava i capezzoli ancora sensibili. "Ti perdono," sussurrò lui all'improvviso, le labbra che le sfioravano l'orecchio in un modo che le fece venire la pelle d'oca. "Ma a una condizione."
"Qualsiasi cosa," ansimò Martina, le palpebre che si abbassavano quando le sue mani le scivolarono lungo la schiena fino ad afferrarle le natiche ancora doloranti. "Dimmi solo cosa devo fare."
Il marito la strinse più forte, i denti che le affondarono nel collo con una forza che la fece sobbalzare. "Che tu sia sincera," ringhiò contro la sua pelle. "Davvero sincera. Dimmi tutto quello che avete fatto. Ogni dettaglio. Voglio sapere esattamente come ti ha presa, dove ti ha toccato, cosa ti ha detto mentre lo facevate." Le mani le affondarono nella carne mentre la sollevava da terra, portandola verso il letto con passi decisi. "E poi... poi ti dimostrerò che tuo marito sa fare molto meglio del tuo amante di ripiego."
Martina sentì le gambe cedergli quando la depose sul materasso, il corpo che affondava nella trapunta mentre lui si sbottonava la camicia con movimenti lenti e calcolati. "Dimmelo mentre ti guardo," ordinò, gli occhi che le scorrevano lungo il corpo come per memorizzare ogni centimetro. "Inizia dall'inizio. Dove vi siete incontrati?"
"Al bar," sussurrò lei, le dita che si attorcigliavano nelle lenzuola mentre cercava di trovare le parole. "Mi ha vista sola e mi ha offerto un drink. All'inizio era solo chiacchiere, poi..." Una mano le afferrò il polso, stringendo fino a farle male.
"Poi cosa?" La voce era un coltello affilato nell'aria pesante.
"Poi ha iniziato a toccarmi sotto il tavolo," confessò Martina, il rossore che le bruciava le guance mentre ricordava quanto si era eccitata in quel momento. "Mi ha sussurrato all'orecchio che voleva scoparmi nel parcheggio come una puttana. E io... Dio, io ho detto di sì."
Il marito emise un suono gutturale, le dita che le aprivano le cosce con brutalità. "Continua."
"Ci siamo diretti alla macchina," proseguì, il respiro che le si faceva più affannoso mentre lui si abbassava tra le sue gambe. "Mi ha spinta contro il sedile, la gonna tirata su e le mutande strappate. Non mi ha nemmeno baciata, mi ha solo voltata e presa così, senza preavviso."
Le labbra del marito le sfiorarono l'interno coscia, i denti che affondavano nella carne tenera. "E tu? Hai urlato?"
Martina annuì, le palpebre che si chiudevano mentre le immagini le tornavano vivide. "Sì. Faceva male, ma poi... poi è diventato piacevole. Lui sapeva esattamente come muoversi, come farmi venire mentre mi riempiva." La frase le uscì come un sospiro, subito rimpianta.
Un silenzio carico di tensione calò nella stanza. Poi, improvvisamente, il marito le affondò la lingua dentro con una ferocia che la fece gridare. "E ora dimmi," disse sollevandosi, la bocca lucida, "chi ti fa sentire meglio?"
Martina lo guardò negli occhi, vedendo per la prima volta l'uomo che aveva sposato trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. Non più l'ingenuo marito ingannato, ma un predatore che reclamava ciò che gli apparteneva. "Tu," mentì, arcuando la schiena quando le sue dita le entrarono con forza. "Solo tu."
Il marito sorrise, un'espressione che non le piacque affatto. "Bene. Perché stasera imparerai la differenza tra un incontro furtivo e una notte con tuo marito." Si sfilò la cintura con gesti lenti, il cuoio che sibila nell'aria prima di avvolgersi attorno alla sua mano. "Ti mostrerò come si marca davvero una moglie."
La prima frustata arrivò senza preavviso, schioccando sulle natiche già dolenti con un suono secco che riecheggiò nella stanza. Martina urlò, le dita che affondavano nelle lenzuola mentre il dolore si irradiava in onde pulsanti. "Questa è per ogni volta che hai pensato a lui mentre eri con me," sibilò il marito, la voce roca di rabbia repressa.
La seconda la colpì più in basso, sul punto in cui le cosce incontravano le natiche. "Questa è per averlo lasciato venirti dentro." Il cuoio lasciò un segno rosa vivo che subito si riempì di sangue sotto la pelle. Martina singhiozzò, il corpo che si contorceva nell'istinto primordiale di fuggire al dolore.
Quando la terza frustata arrivò, più forte delle precedenti, Martina sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé. Non la pelle - che pure bruciava come carbone vivo - ma l'ultima barriera che la separava dalla verità. "Ti prego!" gridò, rotolandosi sul fianco in una posizione fetale. "Basta, non ce la faccio più!"
Il marito le afferrò i polsi, costringendola a disporsi a quattro zampe. "Oh no, dolcezza. Stai solo iniziando." La voce gli tremava, ma non di rabbia. Di eccitazione. "Dimmi un'altra bugia e ti mostrerò cosa succede alle puttane che tradiscono."
Martina chiuse gli occhi, sentendo le lacrime bruciarle le guance. "Non è stato solo una volta," sussurrò, le parole che le uscivano come spine dalla gola. "L'ho incontrato tre volte. Sempre nello stesso parcheggio."
Il silenzio che seguì fu più doloroso delle frustate. Poi il marito emise un suono che era mezzo risata, mezzo gemito. "Brava ragazza." Le carezzò i capelli con una mano, mentre con l'altra allentava la cintura dei pantaloni. "Ora apriti per tuo marito."
Quando la penetrò, non ci fu nessuna gentilezza, nessun tentativo di rendere il dolore piacevole. Martina urlò, le unghie che si conficcavano nel materasso mentre il corpo le si ribellava. "Così?" ringhiò lui, afferrandole i fianchi con tale forza da lasciare lividi sopra quelli di Giulio. "Ti piaceva di più quando lo faceva lui?"
"No!" La risposta le sfuggì come un colpo di pistola. "No, no, ti prego...non smettere"
Il sole tagliava le persiane a lame orizzontali quando Martina aprì gli occhi. Ogni muscolo del suo corpo pulsava come una ferita aperta, le natiche ancora fasciate da una rigidità che le faceva contrarre lo stomaco solo al pensiero di sedersi. Accanto a lei, il marito russava leggermente, un braccio gettato sopra il suo torace come un vincolo di proprietà. La bocca le sapeva di cenere e vergogna.
Si trascinò in bagno evitando di guardarsi allo specchio. L'acqua della doccia scivolò via senza purificare, portando con sé solo lo strato superficiale di sudore e seme secco. Quando uscì, trovò il marito già vestito, seduto sul bordo del letto con il suo telefono in mano. "Ho cancellato tutti i suoi contatti," disse senza alzare lo sguardo, le dita che scorrevano meccanicamente sullo schermo. "E ho prenotato un viaggio per noi. Due settimane in Grecia. Solo io e te."
Martina annuì, le labbra che si aprivano per pronunciare parole che non arrivarono mai. Il marito alzò finalmente gli occhi, e in quel momento vide ciò che sarebbe stata la loro vita d'ora in poi: uno sguardo piatto come uno schermo spento, una bocca che sorrideva senza coinvolgere gli occhi. "Vestiti," disse indicando un abito steso sulla sedia. "Oggi iniziamo a ricostruire."
"Fai piano, Giulio, sono ancora vergine dietro," disse all'improvviso, voce roca mentre si sistemava a cavalcioni sul sedile. L'odore del suo profumo si mescolava all'umidità dell'auto, al calore dei loro corpi premuti l'uno contro l'altro. "Con mio marito non l'ho mai voluto fare... ma con te è diverso. Sono sempre stata innamorata di te." La mano le tremava mentre gli sfilava la cintura.
Giulio le afferrò i fianchi, sentendo la pelle calda sotto la gonna slacciata. "Anche io ti ho pensato," mormorò contro il suo collo, i denti che le sfioravano la clavicola. "Ho sempre sognato questo culo, di cui andavo pazzo ai tempi delle superiori." Le dita le scivolavano sotto l'elastico delle mutandine, tirandole giù con un movimento solo.
Martina gemette quando la punta del suo cazzo le sfiorò l'inguine, bagnato e pulsante. "Ecco, coso... fai piano," ansimò, le mani che gli si aggrappavano alle spalle mentre si abbassava lentamente. "Non farmi male... hai un cazzo enorme, molto più grosso di quello di mio marito." Sentiva la resistenza del suo corpo, la tensione prima della resa, mentre Giulio la tirava giù con una presa ferma.
"Shhh, lo so che sei stretta," sussurrò Giulio mentre le mordeva il lobo dell'orecchio, le mani che le stringevano i fianchi con una forza quasi brutale. Martina gemette, sentendo il suo cazzo pulsare contro di lei, così grosso da farle quasi paura. "Ti apro io, dolcezza," aggiunse, infilando due dita nella sua figa già zuppa, facendola urlare contro il vetro appannato.
"Eccolo... Dio, com'è grosso," ansimò Martina mentre Giulio le spalancava le natiche con le mani, facendole sentire ogni centimetro del suo cazzo che premeva contro l'ingresso mai violato. "Sono sempre stata la tua troia segreta, vero? Fin dalle superiori... ti eccitavo quando ti passavo davanti nei corridoi, con questa minigonna che mostrava tutto..." La voce le si spezzò quando lui finalmente le entrò dentro, lacerandola con un colpo secco che la fece gridare.
"Ecco la mia verginella," ringhiò Giulio, affondando completamente dentro di lei mentre Martina si aggrappava al cruscotto, le unghie che graffiavano il plastico. "Dimmi che sei mia puttana, adesso."
"Sono la tua troia, tutta tua!" urlò lei, sentendo il dolore trasformarsi in piacere mentre lui cominciava a pompare, ogni colpo più profondo del precedente. "Sfondami il culo, Giulio... fallo come avresti voluto fare quando eravamo ragazzi!"
" sei strettissima," ansimò Giulio mentre le mordeva il collo, le mani che le stringevano i fianchi con una forza animale. Martina sentiva il suo cazzo pulsare dentro di lei, così grosso da farle venire le lacrime agli occhi, ma il dolore si mescolava a un piacere perverso che la faceva contorcere sul suo grembo. "Lo vedi? Ti sto aprendo piano, dolcezza," sussurrò lui, affondando ancora più profondamente mentre le accarezzava il clitoride con il pollice, facendola urlare contro il vetro appannato.
"Porco Giuda, sei enorme... mi stai lacerando!" gemette Martina, le unghie che gli graffiavano la schiena attraverso la camicia strappata. Eppure, nonostante il bruciore, non voleva che si fermasse. Si strinse attorno a lui, sentendo ogni centimetro del suo cazzo scivolare dentro il suo buco stretto, ancora vergine fino a pochi secondi prima. "Scopami forte, Giulio... rompimi proprio come avresti voluto fare quando mi fissavi nei corridoi della scuola!"
Giulio le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre aumentava il ritmo, i colpi che risuonavano nell'abitacolo insieme ai gemiti soffocati di Martina. "Ecco la mia troietta delle superiori," ringhiò contro la sua nuca, le dita che le stringevano i fianchi lasciando lividi. "Dimmi che sei la mia puttana, adesso che ti ho sfondato il culo come nessuno l'ha mai fatto."
Martina non riusciva nemmeno a parlare, il piacere che le esplodeva nella pancia come un fulmine, ogni spinta di Giulio che la faceva sbavare sul cruscotto. "Sono la tua cagna... la tua troia... scopami finché non mi sanguina!" urlò, sentendolo affondare fino alle palle, il suo cazzo che le riempiva completamente il culo stretto. Le mani di Giulio le sollevarono i fianchi, cambiando angolazione, e all'improvviso Martina sentì qualcosa spezzarsi dentro di lei, un piacere così intenso che le fece contorcere la schiena in un arco innaturale.
Proprio in quel momento, il cellulare nella borsetta sul sedile posteriore cominciò a squillare. La suoneria insistente dell'Inno alla Gioia sembrava una beffa, considerando che era il marito a chiamare. Giulio rallentò appena i colpi, ma Martina lo afferrò per i fianchi, spingendolo di nuovo dentro di sé con un gemito strozzato. "No, non fermarti... risponderò io," ansimò, allungando una mano tremante verso la borsa senza smettere di muovere il bacino.
Con un movimento goffo, riuscì ad afferrare il telefono e rispose con voce roca, cercando di controllare il respiro affannoso. "Pr-pronto?" disse, mentre Giulio ricominciava a scoparla con vigore, ogni colpo che le faceva scivolare il telefono dalle dita sudate.
"Martina, dove sei? È quasi mezzanotte," la voce del marito era preoccupata, distante come se parlasse da un altro pianeta. Martina chiuse gli occhi, sentendo Giulio affondare ancora più profondamente, le labbra che le mordevano la nuca mentre le mani le stringevano i seni con forza. "Sto... sto venendo... ci manca poco," gemette nel telefono, la frase che assumeva un doppio senso perfetto mentre il corpo le tremava per l'orgasmo imminente.
"Sei strana, tutto bene?" insistette il marito, ignaro che sua moglie stesse venendo sul cazzo di un altro uomo nel sedile di un'auto parcheggiata chissà dove. Martina non riuscì a rispondere perché Giulio le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre aumentava il ritmo, i suoi colpi che diventavano sempre più veloci e profondi. "Ah! S-sì... tutto bene... devo... devo andare!" urlò, prima di chiudere la chiamata e lasciar cadere il telefono sul pavimento dell'auto, dove rimase a vibrare inutilmente.
"Che brava puttana," ringhiò Giulio contro la sua schiena sudata, le dita che le stringevano i fianchi lasciando segni rossi sulla pelle. "Mentre parlavi con tuo marito, hai stretto ancora di più il culo intorno al mio cazzo. Ti piace fare la troia, vero?"
Martina non riuscì nemmeno a rispondere, il piacere che le esplodeva nella pancia come una bomba a orologeria. Ogni spinta di Giulio le faceva perdere un pezzo di controllo, le parole che le uscivano dalla bocca senza filtro.
"Ti farai scopare da tuo marito ora che torni a casa?" chiese Giulio con voce roca, le labbra ancora umide contro la sua nuca mentre le massaggiava i fianchi doloranti. Martina annuì, il respiro ancora affannato, il corpo che tremava per gli ultimi spasmi del piacere. "Sì, lo farò... ma penserò al tuo cazzo," sussurrò, voltandosi per baciarlo con una passione che la sorprese lei stessa. Le loro lingue si intrecciarono, il sapore del sesso e del sudore ancora fresco tra loro.
Giulio le passò una mano tra i capelli scomposti, tirandole gentilmente la testa all'indietro per guardarla negli occhi. "Vuoi che ti lasci il segno, puttana? Qualcosa che tuo marito non potrà mai darti?" Martina annuì avidamente, il cuore che le batteva così forte da sembrare sul punto di esploderle nel petto. "Sì, sborrami dentro, voglio tornare a casa con la tua sborra che mi cola dal culo," ansimò, stringendosi ancora più forte attorno a lui mentre sentiva il suo cazzo pulsare dentro di sé. "Così lui sentirà il tuo odore su di me... ma non saprà mai cosa ho fatto."
Il respiro di Giulio si fece più affannoso mentre aumentava il ritmo, ogni colpo che sembrava spingerla più in là verso l'orgasmo. Martina chiuse gli occhi, lasciandosi trasportare dalla sensazione del suo corpo che si muoveva dentro di lei, ogni movimento che le faceva perdere un po' di più il controllo. "Ecco, ecco... lo sento che stai per venire," sussurrò, le dita che gli affondavano nelle spalle mentre lo spingeva ancora più dentro di sé. "Voglio tutta la tua sborra... riempimi, Giulio!"
Giulio ringhiò contro la sua schiena, le mani che le stringevano i fianchi con una forza quasi brutale mentre il suo cazzo pulsava dentro di lei. Martina urlò quando sentì il getto caldo della sua sborra riempirle il culo stretto, ancora dolorante per la violazione subita. "Eccolo... Dio, quanto ne hai," ansimò, le gambe che tremavano mentre il liquido caldo le colava lungo le cosce.
"Ti ho riempita come una vera troia," sussurrò Giulio, tirandole i capelli mentre le dava ancora qualche colpo lento per spingere ogni ultima goccia dentro di lei. Martina si abbassò sul sedile, il corpo che tremava per lo sforzo, il culo ancora spalancato che perdeva la sborra di lui sulla pelle sudata. Con un gemito, Giulio si ritirò da lei, lasciandola tremante e piena.
Martina si voltò verso di lui, gli occhi lucidi mentre passava una mano tremante tra i capelli scomposti. "Ora riaccompagnami a casa," sussurrò, la voce roca per i gemiti e le urla. "Ti chiamerò io... ora che ho il tuo numero." Le labbra le si incurvarono in un sorriso malizioso mentre gli prendeva il telefono dalla tasca dei pantaloni ancora sbottonati, aggiungendo rapidamente il suo contatto tra i preferiti con il nome "La Troia del Culo stretto".
Giulio rise, accendendo il motore mentre lei si sistemava di nuovo sul sedile, le gambe ancora tremanti. "Mi piaci da matti," ammise, passandole una mano tra le cosce ancora bagnate, facendole venire un brivido. "Quando vuoi, puttanella. Ma ricordati che ora quel buco è mio." Le dita le sfiorarono l'inguine ancora rosso e dolorante, facendole mordere il labbro.
Martina si sistemò la gonna, il tessuto che le sfregava contro la pelle sensibile. "Non preoccuparti," rispose con voce roca mentre cercava di non pensare alla sborra che le colava ancora tra le cosce. "Mio marito non toccherà mai lì... ora che l'ho dato a te." Sorrise, passandosi una mano tra i capelli mentre Giulio ripartiva, lasciando il parcheggio buio dove si erano scopati come animali.
La strada sembrava più lunga del previsto, ogni sobbalzo dell'auto che le faceva sentire la sborra di lui scivolarle tra le natiche. Martina chiuse gli occhi, cercando di non pensare a quanto le faceva male, ma il ricordo di come l'aveva scopata le faceva venire i brividi. Quando Giulio si fermò davanti alla sua villa, il cuore le balzò in gola: suo marito era sulla porta, le braccia incrociate sul petto mentre scrutava l'auto sconosciuta.
"Cazzo, è lì che ci aspetta," sussurrò Martina, sentendo il panico salirle lungo la schiena. Ma poi sorrise, perché sapeva che quello che aveva fatto era scritto tutto sul suo corpo. Si sistemò la gonna, sentendo il tessuto umido aderirle alle cosce ancora tremanti, e aprì la portiera con un gesto esagerato. "Ciaoo, tesoro!" esclamò, la voce troppo alta, troppo allegra, mentre faceva oscillare i fianchi verso di lui.
Giulio rimase al volante, il motore acceso, e le fece un cenno con la mano prima di allontanarsi lentamente. Martina sentì gli occhi del marito bruciarle sulla schiena mentre l'auto scompariva nell'oscurità. "Chi era?" chiese lui, la voce sospettosa mentre la scrutava da capo a piedi. Martina sorrise ancora, sapendo che l'odore del sesso le usciva dai pori, che il rossore sul collo tradisse i morsi di Giulio.
"Un vecchio amico delle superiori," rispose con nonchalance, avvicinandosi a lui e posando una mano sul suo petto. "Mi ha dato un passaggio perché la macchina era dal meccanico." La bugia le uscì facile, troppo facile, e quando suo marito annuì, ancora diffidente, Martina sentì un brivido di piacere percorrerle la schiena.
"Sei strana," mormorò lui, accarezzandole la guancia mentre la fissava negli occhi. Martina trattenne il respiro, sapendo che se si fosse avvicinato troppo avrebbe sentito l'odore di Giulio su di lei. "E perché hai la gonna tutta sgualcita?" aggiunse, la voce che si fece più dura mentre le passava una mano lungo la coscia.
Martina rise, un suono leggero e falso che le vibrava in gola. "Mi sono seduta male in macchina," mentì, spingendosi contro di lui mentre gli sfiorava le labbra con un dito. "E poi... ho pensato a te tutto il tempo." La menzogna era dolce sulla sua lingua, come il sapore del sesso ancora fresco tra le sue gambe.
Suo marito la guardò per un momento troppo lungo, gli occhi che scrutavano ogni dettaglio del suo viso. Poi, all'improvviso, le afferrò il polso e la trascinò dentro casa. Martina lasciò che accadesse, il cuore che le batteva forte mentre sentiva la sborra di Giulio scivolarle ancora tra le cosce. "Dimmi la verità," sibilò lui, chiudendo la porta con un colpo secco. "Cosa hai fatto?"
Martina sorrise, sapeva che non poteva sapere. Ma poi, mentre si avvicinava a lui, sentì il dolore al culo, ancora aperto e pulsante, e sapeva che se l'avesse scoperta sarebbe stata la fine. "Niente, tesoro,"
"Dai, non arrabbiarti perché ho fatto tardi," sussurrò Martina con voce melensa, mentre la sua mano scivolava lungo il petto del marito fino a palpare la prominenza già rigida sotto i pantaloni. "Se ti va... mi faccio perdonare." Le dita le danzarono abilmente sulla zip, aprendola con un gesto fluido che aveva perfezionato in quindici anni di matrimonio. Sentì il cazzo del marito pulsare sotto la stoffa degli slip, già bagnato di precum.
L'uomo la fissò con uno sguardo che oscillava tra la rabbia e il desiderio, le narici che si dilatavano mentre inspirava il suo profumo misto a quello del sesso. "Sei tutta sudata," accusò, ma la voce gli si ruppe quando lei gli afferrò il membro attraverso la stoffa bianca, strizzandolo con forza. Martina rise, un suono roco che le uscì dalla gola ancora irritata dai gemiti soffocati nell'auto di Giulio.
"Sudata di passione per te, amore," mentì spudoratamente, abbassandosi sulle ginocchia mentre tirava giù pantaloni e mutande con un solo gesto. Il cazzo del marito le schizzò contro il viso, ancora umido per l'eccitazione repressa. Martina non perse un secondo - afferrò l'asta con una mano mentre con l'altra si slacciava il reggiseno, lasciando cadere i seni ancora segnati dalle dita di Giulio. "Mmmh... come sei duro," mormorò contro la punta, le labbra che si allargavano in un sorriso mentre sentiva il sapore salato del precum mischiarsi alla sborra di un altro uomo ancora sulle sue labbra.
Suo marito le afferrò i capelli con forza, tirandole la testa all'indietro prima che potesse inghiottirlo tutto. "Aspetta un attimo," ringhiò, gli occhi che le scrutavano il viso arrossato. "Perché hai il rossetto sbavato?" La domanda le gelò il sangue, ma Martina non si perse d'animo. Con un movimento fluido, si leccò il labbro superiore con languore esagerato.
"Ho mangiato un gelato mentre tornavo," mentì, le dita che gli massaggiavano le palle mentre lo fissava con occhi da cerbiatta. "Fragola. Vuoi assaggiare?" Senza aspettare risposta, gli afferrò il cazzo e ci strofinò le labbra prima di inghiottirlo tutto, fino alle palle. La gola le bruciava ancora per i gemiti soffocati nell'auto di Giulio, ma il sapore salato del marito mescolato alla memoria di quello proibito la eccitava in modo perverso.
Suo marito le torse i capelli più forte, i fianchi che premevano in avanti mentre lei gli succhiava la base con movimenti esperti. "Troppo brava stasera," ringhiò, le vene del collo che si tendevano mentre osservava come le sue guance si incavavano. Martina accelerò il ritmo, la lingua che gli percorreva la vena pulsante sotto la pelle, pensando a come Giulio le aveva riempito il culo solo mezz'ora prima.
"Ti piace quando ti succhio così?" ansimò tra un colpo di testa e l'altro, le dita che gli stringevano le natiche mentre lo spingeva ancora più in fondo. Sentì il marito irrigidirsi, il respiro che si faceva più affannoso - stava per venire, e lei non poteva permetterlo così presto. Con un movimento rapido, si staccò da lui lasciandolo tremante, il membro che pulsava nell'aria umida del corridoio. "Aspetta... prima voglio che mi scopi," sussurrò, alzandosi e voltandogli le spalle mentre si chinava sul divano, scostando la gonna per mostrargli il culo ancora rosso e dolorante.
La mano del marito le afferrò un natiche con forza, le dita che affondavano nella carne ancora segnata dalle impronte di Giulio. "Cristo, sei tutta arrossata qui," mormorò, voce stranita mentre scrutava le striature rosa sulla sua pelle. Martina trattenne il respiro, i muscoli del culo che si contraevano involontariamente al tocco. "Mi sono seduta su una sedia troppo dura in ufficio," mentì, spingendo indietro i fianchi contro di lui. "Ma ora non importa... scopami forte, amore."
Sentì la punta del suo cazzo sfiorarle l'ingresso, ancora dilatato e umido della sborra di Giulio. Per un attimo pauroso, Martina temette che potesse notare qualcosa, ma poi lui le afferrò i fianchi e le penetrò con un colpo secco che la fece gemere. Non era doloroso come con Giulio - il marito era più piccolo, più familiare - ma la sensazione strana del doppio riempimento le fece venire le vertigini.
"Sei strettissima. si sente che è la prima volta che lo prendi nel culo" ansimò il marito alle sue spalle, i fianchi che schiaffeggiavano contro le sue natiche arrossate. Martina afferrò i cuscini del divano, fingendo un gemito di piacere mentre lui aumentava il ritmo. "Dio, come mi fai impazzire quando mi stringi così," aggiunse, le dita che le affondavano nella carne mentre la scopava con vigore.
Martina colse al volo l'opportunità. "È perché sei troppo grosso stasera e poi è la prima volta che me lo metti nel culo, non sai quanto tempo l'ho desiderato ma mi vergognavo a chiedertelo" sussurrò voltando il viso verso di lui, le labbra socchiuse mentre simulava un orgasmo. "Da quanto tempo ti ecciti all'idea di farti scoparmi lì? Me lo sentivo quando mi spingevi contro di notte." Le dita le affondarono nei cuscini del divano mentre arcuava la schiena, accentuando ogni gemito.
Il marito rallentò appena il ritmo, le dita che le stringevano i fianchi con rinnovato vigore. "Non mi hai mai detto che volevi provare," ansimò, la voce roca di stupore mentre il suo cazzo pulsava dentro di lei. Martina approfittò dell'istante per contrarsi intorno a lui con movimenti studiati, facendogli emettere un gemito strozzato. "Dio, come mi stringi... sembri una vergine," aggiunse confuso, ma l'orgasmo imminente gli annebbiava il sospetto.
"Perché per me lo sei, stupido," mentì Martina voltandosi a guardarlo, le labbra socchiuse in un sorriso che sapeva di tradimento. Le mani le tremavano quando gli afferrò la nuca per attirarlo a sé, la lingua che gli esplorava la bocca con una fame calcolata. Sentì il marito cedere, i fianchi che ricominciavano a muoversi con rinnovata energia mentre la schiacciava sul divano. E sotto di lei, ancora umida tra le cosce, la sborra di Giulio che colava lentamente sulla stoffa.
"Allora da stasera cambiamo le regole," ringhiò il marito contro la sua spalla, i denti che le affondavano nella carne mentre aumentava la velocità. Martina chiuse gli occhi, fingendo un orgasmo che non sarebbe mai venuto, il corpo ancora scosso dal vero piacere provato con Giulio poco prima. "Sei la mia puttana del culo adesso," aggiunse con voce roca, le mani che le stringevano i fianchi lasciando nuovi lividi accanto a quelli lasciati dall'amante.
Martina annuì con entusiasmo eccessivo, le unghie che graffiavano il tessuto del divano. "Sì, sì! Tutto tuo... solo tuo," mentì, la voce rotta mentre simulava un tremore alle gambe. Sentiva la differenza tra i due uomini - il marito che le riempiva il culo con movimenti regolari, prevedibili, nulla a che vedere con la ferocia animale di Giulio. Eppure recitò la sua parte alla perfezione, arcuando la schiena quando lui le afferrò i capelli per tirarle indietro la testa.
"Ti sento tutta calda... strana," mormorò il marito rallentando il ritmo, le narici che si dilatavano mentre inspirava il suo odore misto a sudore e sesso. Martina trattenne il respiro, i muscoli del culo che si strinsero involontariamente attorno a lui per paura che potesse sentire la sborra ancora fresca di Giulio. "È perché sei troppo grosso," sussurrò rapidamente, la voce melensa mentre gli afferrava una coscia per guidarne i movimenti. "Mi hai aperta come nessuno mai... ti prego, non fermarti."
La menzogna funzionò. Il marito le affondò dentro con un colpo secco che la fece urlare per il dolore reale, le dita che si aggrappavano al divano mentre cercava di non pensare all'ironia della situazione. Proprio mentre lui credeva di violarla per la prima volta, il suo culo era ancora palpitante per un altro uomo. "Lo vedi? Quanto ti piace," ringhiò il marito, cambiando angolazione in modo goffo che le fece venire le lacrime agli occhi. Niente a che vedere con l'istinto animalesco di Giulio, che sembrava conoscere ogni centimetro del suo corpo meglio di lei stessa.
Martina chiuse gli occhi con forza, sentendo le lacrime bruciarle le palpebre mentre il marito la scopava con una passione improvvisa che non le aveva mai dimostrato in quindici anni di matrimonio. Le sue unghie affondarono nel tessuto del divano, simulando spasmi di piacere mentre in realtà cercava di non urlare per il dolore. Ogni colpo le ricordava Giulio, la sua ferocia, il modo in cui l'aveva posseduta fino a farle perdere il controllo.
"Ti piace, eh? Sento come mi stringi," ansimò il marito alle sue spalle, le mani che le stringevano i fianchi lasciando impronte rosa accanto ai lividi violacei lasciati dall'amante. Martina annuì con troppa veemenza, la voce che le tremava quando rispose: "Sì, amore... sei troppo grosso stasera." La bugia le bruciava la lingua più del sudore che le colava lungo la schiena.
All'improvviso, il marito le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa con una forza che la sorprese. "E allora perché hai la faccia di chi soffre?" domandò sospettoso, rallentando il ritmo mentre scrutava le sue espressioni contratte. Martina sentì il cuore balzarle in gola, le pupille che si dilatavano mentre cercava una scusa credibile. "È che... mi eccita troppo," mentì, mordendosi il labbro inferiore mentre arcuava la schiena per simulare piacere.
Lui la scrutò per un attimo troppo lungo, le narici che si dilatavano mentre inspirava il suo odore misto di sudore e sesso altrui. "Stai tremando come una foglia," osservò, voce stranamente calma mentre le passava una mano lungo la schiena sudata. Martina cercò di rilassare i muscoli, ma il culo ancora dolorante per la violenza di Giulio le rendeva impossibile fingere comodità. "È l'emozione," ansimò, le dita che affondavano nei cuscini mentre cercava di distrarlo. "Non credevo che mi piacesse così tanto."
Il marito le lasciò andare i capelli, i fianchi che ripresero a muoversi con ritmo regolare, ma c'era qualcosa di diverso nel suo sguardo. Martina sentì un brivido lungo la schiena, le dita che si aggrappavano al tessuto del divano mentre cercava di mantenere il controllo. "Dimmi la verità," sussurrò lui all'improvviso, la voce stranamente calma nonostante il movimento dei fianchi. "Sei stata con qualcuno?"
Martina trattenne il respiro, il cuore che le martellava così forte da temere che potesse sentirlo. "Che domanda è?" rise, un suono troppo acuto che le tremò in gola. Le sue dita gli afferrarono le cosce, guidandolo più profondamente dentro di sé mentre simulava un gemito. "Stai scopando il culo di tua moglie e pensi ad altro?"
L'uomo rallentò il ritmo, le mani che le scivolarono lungo i fianchi fino a stringerle la vita. "Sei tutta sudata... e hai un odore strano," mormorò, le labbra che le sfioravano l'orecchio in un modo che le fece venire la pelle d'oca. Martina chiuse gli occhi, sentendo la sborra di Giulio stillarle ancora tra le cosce, mescolandosi al liquido del marito. "Ho corso per prendere l'auto," mentì, voltando la testa per baciarlo con una passione che sapeva falsa.
Il marito si staccò dal bacio prima del previsto, gli occhi che scrutavano il suo viso con un'intensità nuova. "Perché hai il collo tutto rosso?" domandò, una mano che le sollevava i capelli per rivelare i segni dei morsi di Giulio. Martina sentì il panico salirle dalla pancia, le labbra che si aprivano per una bugia che non arrivò in tempo. "E queste?" aggiunse lui, le dita che le sfioravano le tracce viola sulle anche, perfettamente allineate con le impronte delle mani di Giulio.
Il silenzio cadde tra loro, rotto solo dal respiro affannoso del marito e dal ticchettio dell'orologio a muro. Martina sentì le gambe tremare, il culo ancora palpitante che si contraeva intorno al suo cazzo in modo incontrollabile. "Mi sono fatta un massaggio oggi," balbettò, la voce che le si spezzò a metà frase. "Ero così tesa... sai com'è con il lavoro."
L'uomo la fissò per un eternità, i fianchi completamente fermi ora, il membro ancora pulsante dentro di lei. Poi, all'improvviso, si ritirò con un movimento fluido che la fece sobbalzare. "Vestiti," ordinò, la voce ghiacciata mentre raccoglieva i pantaloni da terra. "Adesso."
Martina si raddrizzò con movimenti esitanti, la gonna che le ricadeva sulle cosce ancora tremanti. "Tesoro, non capisco-" iniziò, ma lui le tappò la bocca con un gesto secco.
"Non dire altro," ringhiò, gli occhi che brillavano di una luce pericolosa. "Vai in bagno. Lavati. E quando esci, voglio la verità." La prese per un braccio con una forza che le lasciò il segno, spingendola verso il corridoio. Martina barcollò, il cuore in gola mentre cercava di non pensare alla sborra che le colava ancora lungo le gambe.
La doccia bollente non bastò a lavare via la sensazione di sporco che le invadeva la pelle. Martina si strofinò fino a farle male, i polpastrelli che diventavano rugosi sotto l'acqua torrenziale. Attraverso il vetro appannato, distinse l'ombra del marito che passava avanti e indietro davanti alla porta - tre passi avanti, tre indietro, come una tigre in gabbia.
Quando uscì, avvolta in un asciugamano che le copriva i segni più evidenti, lo trovò seduto sul letto con il suo telefono in mano. Il cuore le si fermò quando vide lo schermo illuminarsi con una notifica: "La Troia del Culo stretto: Chiamami quando vuoi che ti riempio di nuovo."
"Spiega," disse semplicemente, alzando gli occhi dal display. La calma nella sua voce era più spaventosa di qualsiasi urla. Martina aprì la bocca, ma le parole le morirono in gola quando lui scosse lentamente la testa. "No, aspetta. Prima voglio che ti siedi qui." Indicò il pavimento davanti a lui, come si fa con un cane disubbidiente.
Le gambe le tremavano quando obbedì, l'asciugamano che si apriva leggermente sulle cosce mentre si inginocchiava. L'uomo le passò il telefono, il pollice che sfiorava casualmente il pulsante della fotocamera. "Sorridi," sussurrò, e il flash le accecò per un secondo. "Perfetto. Ora dimmi tutto, parola per parola. Chi è? Da quanto tempo? E soprattutto..." Si chinò in avanti fino a sfiorarle le labbra con le sue. "Quante volte l'hai fatto nel mio letto?"
Martina sentì una lacrima calda scendere lungo la guancia, ma sapeva che la recita era finita. "Una volta sola," sussurrò, la voce più piccola di un respiro. "Stasera. In macchina." Le dita le si strinsero sull'asciugamano mentre apriva leggermente le cosce, lasciando che il tessuto scivolasse via dalla pelle ancora umida. "Non lo farò più, te lo giuro. Io amo solo te." Il mento le tremava mentre cercava di mantenere il contatto visivo, le labbra che si aprivano in un'espressione che sperava fosse credibile. "E stasera te l'ho dimostrato."
Il marito non batté ciglio, le dita che stringevano il telefono fino a schiarirsi le nocche. "In macchina," ripetè con voce piatta, come se stesse annotando un dettaglio insignificante. Gli occhi le scorsero lungo il corpo seminudo, fermandosi sulla carne ancora arrossata tra le sue cosce. "E il culo? Lui è stato il primo a scopartelo?" La domanda le arrivò come uno schiaffo, precisa e chirurgica.
Martina abbassò lo sguardo, le unghie che affondavano nel pile dell'asciugamano. "Sì," ammise, sentendo la gola chiudersi. "Ma solo perché..."
"Perché cosa?" l'interruppe lui, alzandosi improvvisamente dal letto. L'ombra che proiettava la inghiottì tutta. "Perché il tuo amante ha più fantasia di tuo marito?" Il riso che le fece era un suono secco, metallico. "O forse perché sapevi che non te lo avrei mai proposto di farlo nel culo se non fossi stata tua chiedermelo come stasera."
Martina sentì le labbra diventare aridissime. Le vene alle tempie pulsavano in sincrono con il dolore ancora vivo tra le natiche. "Amore, ti prego..." iniziò, ma il marito le afferrò il mento con due dita, costringendola a guardarlo negli occhi.
"Lascia che ti spieghi, non e che lui avesse piu fantasia solo che lui non aveva il preservativo," balbettò, le dita che si attorcigliavano nell'asciugamano. "E io sono in ovulazione, non potevo rischiare di..." La frase le morì in gola quando vide gli occhi del marito trasformarsi in lastre di ghiaccio.
"Quindi il problema era come farlo," tagliò corto lui, la voce che si faceva più profonda con ogni parola. "Anzi dove farlo." Si alzò dal letto con una lentezza studiata, i muscoli della schiena che si tendevano sotto la camicia ancora abbottonata.
Il silenzio nella stanza si fece denso come il piombo. Martina sentì le ginocchia bagnarsi contro il pavimento mentre l'asciugamano continuava a scivolarle dalle cosce, rivelando i segni ancora freschi dell'incontro proibito. Il marito non la guardava più - fissava invece il telefono con uno strano sorriso che non le piaceva affatto, le dita che scorrevano lentamente sullo schermo. "E il tuo amico delle superiori ha avuto un'idea geniale," disse finalmente, con una calma innaturale che le fece rizzare i peli sulla nuca. "Facciamolo nel culo così non rischi niente. E tu hai accettato senza pensare che mi avresti ferito." Alzò gli occhi, e Martina vide con orrore che aveva aperto la chat con Giulio. "Dimmi, cara... quanto tempo hai passato a ridere di me mentre pianificavate questo piccolo gioco?"
Martina scosse violentemente la testa, le lacrime che finalmente le sfuggivano lungo le guance. "No, non è così!" protese le mani verso di lui, ma il marito fece un passo indietro come se temesse di contaminarsi. "Non abbiamo pianificato nulla, è successo e basta. Una follia di cinque minuti in un parcheggio buio..." Si interruppe, rendendosi conto troppo tardi che ogni parola peggiorava la situazione.
"Ah, un parcheggio!" esclamò lui con finto entusiasmo, i muscoli della mascella che si tendevano sotto la pelle. "Che romantico. Più economico di un motel, immagino." Si passò una mano sul viso come per cancellare un'espressione, ma quando la tolse, Martina vide che gli occhi gli brillavano di una luce che non aveva mai visto prima - qualcosa tra la rabbia e un'emozione più complessa che le fece stringere lo stomaco.
Si chinò all'improvviso, afferrandola per i polsi con tale forza da farle urlare. "E mentre ti scopava nel culo di nascosto," sibilò, il respiro caldo che le bruciava la pelle, "ti sei mai fermata a pensare che forse, solo forse, tuo marito avrebbe voluto essere il primo?" Le dita le affondarono nella carne mentre la scuoteva leggermente. "Che forse mi sarebbe piaciuto sentirti urlare per il dolore mentre ti aprivo io per la prima volta?"
"Ti giuro, non lo vedrò mai più," singhiozzò Martina, le lacrime che le rigavano il viso ancora umido dalla doccia. Si strinse l'asciugamano sul petto come un'armatura di fortuna, le ginocchia che le dolevano contro il pavimento freddo. "È stata una follia, un momento di debolezza... ti prego, perdonami."
Il marito rimase immobile, il telefono ancora stretto in una mano mentre con l'altra si passava lentamente la lingua sui denti. "E come faccio a crederti?" chiese alla fine, voce stranamente calma mentre abbassava lo sguardo su di lei. "Come faccio a sapere che domani non tornerai da lui, che non gli manderai un messaggio appena esco di casa?"
Martina scosse la testa con forza, i capelli bagnati che le schiaffeggiavano le guance. "Blocca il suo numero sul mio telefono," implorò, tendendo le mani tremanti verso di lui. "Cambia la password del mio account... tienimi sotto controllo se vuoi. Farò qualsiasi cosa per dimostrarti che è finita."
Per un attimo che parve eterno, il marito non rispose. Poi, con un sospiro che sembrava venire dal profondo, allungò una mano e le accarezzò i capelli con una dolcezza inaspettata. "Alzati," mormorò, aiutandola a mettersi in piedi mentre l'asciugamano cadeva a terra in un silenzio assordante.
Martina trattenne il respiro quando lui le avvolse le braccia attorno alla vita, stringendola contro il suo corpo ancora vestito. Sentì i bottoni della camicia premere contro la sua pelle nuda, il tessuto ruvido che le sfregava i capezzoli ancora sensibili. "Ti perdono," sussurrò lui all'improvviso, le labbra che le sfioravano l'orecchio in un modo che le fece venire la pelle d'oca. "Ma a una condizione."
"Qualsiasi cosa," ansimò Martina, le palpebre che si abbassavano quando le sue mani le scivolarono lungo la schiena fino ad afferrarle le natiche ancora doloranti. "Dimmi solo cosa devo fare."
Il marito la strinse più forte, i denti che le affondarono nel collo con una forza che la fece sobbalzare. "Che tu sia sincera," ringhiò contro la sua pelle. "Davvero sincera. Dimmi tutto quello che avete fatto. Ogni dettaglio. Voglio sapere esattamente come ti ha presa, dove ti ha toccato, cosa ti ha detto mentre lo facevate." Le mani le affondarono nella carne mentre la sollevava da terra, portandola verso il letto con passi decisi. "E poi... poi ti dimostrerò che tuo marito sa fare molto meglio del tuo amante di ripiego."
Martina sentì le gambe cedergli quando la depose sul materasso, il corpo che affondava nella trapunta mentre lui si sbottonava la camicia con movimenti lenti e calcolati. "Dimmelo mentre ti guardo," ordinò, gli occhi che le scorrevano lungo il corpo come per memorizzare ogni centimetro. "Inizia dall'inizio. Dove vi siete incontrati?"
"Al bar," sussurrò lei, le dita che si attorcigliavano nelle lenzuola mentre cercava di trovare le parole. "Mi ha vista sola e mi ha offerto un drink. All'inizio era solo chiacchiere, poi..." Una mano le afferrò il polso, stringendo fino a farle male.
"Poi cosa?" La voce era un coltello affilato nell'aria pesante.
"Poi ha iniziato a toccarmi sotto il tavolo," confessò Martina, il rossore che le bruciava le guance mentre ricordava quanto si era eccitata in quel momento. "Mi ha sussurrato all'orecchio che voleva scoparmi nel parcheggio come una puttana. E io... Dio, io ho detto di sì."
Il marito emise un suono gutturale, le dita che le aprivano le cosce con brutalità. "Continua."
"Ci siamo diretti alla macchina," proseguì, il respiro che le si faceva più affannoso mentre lui si abbassava tra le sue gambe. "Mi ha spinta contro il sedile, la gonna tirata su e le mutande strappate. Non mi ha nemmeno baciata, mi ha solo voltata e presa così, senza preavviso."
Le labbra del marito le sfiorarono l'interno coscia, i denti che affondavano nella carne tenera. "E tu? Hai urlato?"
Martina annuì, le palpebre che si chiudevano mentre le immagini le tornavano vivide. "Sì. Faceva male, ma poi... poi è diventato piacevole. Lui sapeva esattamente come muoversi, come farmi venire mentre mi riempiva." La frase le uscì come un sospiro, subito rimpianta.
Un silenzio carico di tensione calò nella stanza. Poi, improvvisamente, il marito le affondò la lingua dentro con una ferocia che la fece gridare. "E ora dimmi," disse sollevandosi, la bocca lucida, "chi ti fa sentire meglio?"
Martina lo guardò negli occhi, vedendo per la prima volta l'uomo che aveva sposato trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. Non più l'ingenuo marito ingannato, ma un predatore che reclamava ciò che gli apparteneva. "Tu," mentì, arcuando la schiena quando le sue dita le entrarono con forza. "Solo tu."
Il marito sorrise, un'espressione che non le piacque affatto. "Bene. Perché stasera imparerai la differenza tra un incontro furtivo e una notte con tuo marito." Si sfilò la cintura con gesti lenti, il cuoio che sibila nell'aria prima di avvolgersi attorno alla sua mano. "Ti mostrerò come si marca davvero una moglie."
La prima frustata arrivò senza preavviso, schioccando sulle natiche già dolenti con un suono secco che riecheggiò nella stanza. Martina urlò, le dita che affondavano nelle lenzuola mentre il dolore si irradiava in onde pulsanti. "Questa è per ogni volta che hai pensato a lui mentre eri con me," sibilò il marito, la voce roca di rabbia repressa.
La seconda la colpì più in basso, sul punto in cui le cosce incontravano le natiche. "Questa è per averlo lasciato venirti dentro." Il cuoio lasciò un segno rosa vivo che subito si riempì di sangue sotto la pelle. Martina singhiozzò, il corpo che si contorceva nell'istinto primordiale di fuggire al dolore.
Quando la terza frustata arrivò, più forte delle precedenti, Martina sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé. Non la pelle - che pure bruciava come carbone vivo - ma l'ultima barriera che la separava dalla verità. "Ti prego!" gridò, rotolandosi sul fianco in una posizione fetale. "Basta, non ce la faccio più!"
Il marito le afferrò i polsi, costringendola a disporsi a quattro zampe. "Oh no, dolcezza. Stai solo iniziando." La voce gli tremava, ma non di rabbia. Di eccitazione. "Dimmi un'altra bugia e ti mostrerò cosa succede alle puttane che tradiscono."
Martina chiuse gli occhi, sentendo le lacrime bruciarle le guance. "Non è stato solo una volta," sussurrò, le parole che le uscivano come spine dalla gola. "L'ho incontrato tre volte. Sempre nello stesso parcheggio."
Il silenzio che seguì fu più doloroso delle frustate. Poi il marito emise un suono che era mezzo risata, mezzo gemito. "Brava ragazza." Le carezzò i capelli con una mano, mentre con l'altra allentava la cintura dei pantaloni. "Ora apriti per tuo marito."
Quando la penetrò, non ci fu nessuna gentilezza, nessun tentativo di rendere il dolore piacevole. Martina urlò, le unghie che si conficcavano nel materasso mentre il corpo le si ribellava. "Così?" ringhiò lui, afferrandole i fianchi con tale forza da lasciare lividi sopra quelli di Giulio. "Ti piaceva di più quando lo faceva lui?"
"No!" La risposta le sfuggì come un colpo di pistola. "No, no, ti prego...non smettere"
Il sole tagliava le persiane a lame orizzontali quando Martina aprì gli occhi. Ogni muscolo del suo corpo pulsava come una ferita aperta, le natiche ancora fasciate da una rigidità che le faceva contrarre lo stomaco solo al pensiero di sedersi. Accanto a lei, il marito russava leggermente, un braccio gettato sopra il suo torace come un vincolo di proprietà. La bocca le sapeva di cenere e vergogna.
Si trascinò in bagno evitando di guardarsi allo specchio. L'acqua della doccia scivolò via senza purificare, portando con sé solo lo strato superficiale di sudore e seme secco. Quando uscì, trovò il marito già vestito, seduto sul bordo del letto con il suo telefono in mano. "Ho cancellato tutti i suoi contatti," disse senza alzare lo sguardo, le dita che scorrevano meccanicamente sullo schermo. "E ho prenotato un viaggio per noi. Due settimane in Grecia. Solo io e te."
Martina annuì, le labbra che si aprivano per pronunciare parole che non arrivarono mai. Il marito alzò finalmente gli occhi, e in quel momento vide ciò che sarebbe stata la loro vita d'ora in poi: uno sguardo piatto come uno schermo spento, una bocca che sorrideva senza coinvolgere gli occhi. "Vestiti," disse indicando un abito steso sulla sedia. "Oggi iniziamo a ricostruire."
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