Il Cerbiatto - 1^Parte

di
genere
dominazione

Lo sferragliare della porta della cella che si apriva, ogni volta metteva angoscia in Theodore, pilota di caccia americano abbattuto dalla contraerea yemenita finito prigioniero dell'esercito regolare.
Anche oggi, come si spalancò, il cuore gli volo' in gola. Entrarono due soldati arabi armati di mitra che lo afferrarono per le braccia e lo alzarono di forza dal pagliericcio dove era rannicchiato. Theodore capì che era arrivata la sua ora. Lo avrebbero accompagnato al patibolo montato proprio davanti la finestrella della sua cella dalla quale terrorizzato assisteva alle esecuzioni, per taglio della testa, degli altri prigionieri di guerra.

“No! Non voglio morire!” supplicò il ragazzo ai due energumeni che gli stringevano le braccia. “Vi prego!, no...” continuò

“Infatti non morirai...” lo interruppe il comandante delle guardie che spuntò all'improvviso dietro i due soldati accompagnato da un uomo anziano barbuto. “...almeno, non adesso. Dipenderà da te!” aggiunse con un sorriso sarcastico e poi riprese: “Solitamente i prigionieri americani, soprattutto se cristiani, noi li giustiziamo sempre. Però a quelli più giovani e belli come te, diamo un'altra possibilità per restare in vita...”

“Quale?!” chiese speranzoso Theodore

“Quella di essere venduto come schiavo...” rispose il comandante “Dunque dipende da te...restare in vita come schiavo o andare al patibolo. Decidi subito, non hai molto tempo...” aggiunse

Theodore sgranò gli occhi, guardò le due guardie che lo tenevano, poi gli altri due uomini davanti a se e infine disse: “Schiavo?...come schiavo?”

“Schiavo, si...verrai venduto ad una famiglia musulmana e servirai in casa o dove vorranno i tuoi padroni, sarai una loro proprietà...questo è uno schiavo, non mi dire che non sai cosa vuol dire?” rispose in tono ironico il comandante. “Si...ma sto aspettando la tua risposta! Se tentenni ancora vorrà dire che hai scelto la morte...allora!?” aggiunse incalzandolo

A quel punto il giovane abbassò la testa, come in segno di resa, e disse rassegnato: “Si...accetto di essere venduto come schiavo...no, non voglio morire!”

“Bene!” esclamò il comandante. Diede un buffetto sulla guancia del ragazzo e poi, rivolgendosi all'anziano barbuto, disse: “Vedi che ti dicevo? Quanto pensi di poterci ricavare?”

Il barbuto si avvicinò a Theodore e iniziò ad ispezionarlo toccandolo ovunque e controllando la dentatura. Al fine dell'ispezione disse con aria di soddisfazione: “E' proprio bello...avevi ragione! Bello, giovane, biondo, occhi celesti, snello e pelle bianchissima...si...con questo non faccio nemmeno in tempo a portarlo al mercato, appena esco da qui ci sarà la ressa per averlo!...guarda ci faccio almeno cento mila dinari...”

“Cazzo...centomila!!??” esclamò stupito il comandante

“Almeno!!...ed è anche un soldato americano, pensa te: un soldato americano come schiavo, è il sogno di qualunque musulmano...per cui posso arrivare pure al doppio, se non al triplo...e poi questo è un cerbiatto!” ribatté con una risatina sarcastica il barbuto continuando ad osservare da testa a piedi Theodore

“Va bene, allora a questo punto...ai cinquanta che avevamo pattuito, aggiungi altri cinquanta ed è tuo...” disse il comandante

“Ottanta mila dinari! Ottantamila posso darti, non di più... e l'affare è fatto!” rispose deciso il barbuto

“Ottanta mila?...e sia! E' tuo...Te lo puoi portare al mercato!” disse il comandante stendendo la mano per afferrare la mazzetta di banconote che il barbuto senza esitare gli porse, che poi con un ghigno aggiunse . “Non credo proprio lo porterò al mercato...non è roba che possono permettersi tutti questo, qui siamo ad alti livelli...ho già il cliente in mente, quello giusto che me lo pagherà qualunque cifra gli chiedo...uno che è da un po' che mi ha fatto la richiesta di un cerbiatto come lui!”

Lasciato il carcere, mentre facevano strada, Theodore rivolgendosi al barbuto che lo trascinava in catene, chiese: “Scusa...che vuol dire che sono un cerbiatto!?...”

Il barbuto non rispose subito. Fece trascorrere il tempo di arrivare davanti il portone della sua casa e allora mentre girava la chiave nella toppa per aprirla gli rispose serafico: “lo capirai subito!”.
Poi si girò verso il ragazzo e gli fece cenno di entrare in casa. Li, lo liberò dalle catene e dai vestiti lerci per le lunghe settimane in carcere. Una volta nudo, lo fece lavare e poi, pulito e profumato, lo ispezionò di nuovo. Questa volta s'interessò prima al culo: gli palpò con decisione le natiche, gli allargò il buco per costatarne la grandezza e poi si denudò il cazzo, che per essere quello di un anziano era bello grosso e duro, e glielo poggiò a strusciare la cappella per penetrarlo.
Theodore ebbe per istinto un moto di repulsione che lo fece allontanare. Ma il barbuto l'afferrò da un braccio per farlo riavvicinare, gli diede un sonoro ceffone per punire il tentativo di ribellione e gli intimò arrabbiato: “Non ti azzardare mai più ad allontanarti quando un padrone vuole sollazzarsi il cazzo col tuo culo! La mia non è solo una minaccia...ma è pure un consiglio che ti do! Con me te la sei cavata con uno schiaffo, ma solo perchè mi farai guadagnare un sacco di soldi, ma quando sarai proprietà di un padrone, per un'insolenza del genere rischieresti molto ma molto di più, fino alla morte! E' chiaro?”

Theodore spaventato annuì e si arrese alle voglie dell'uomo, che lo fece piegare per incularlo meglio. Ma il barbuto non ebbe un rapporto completo. Fece solo alcune prove di penetrazione, come a saggiare le potenzialità di quel giovane culo bianco, poi rimise il cazzo dentro la tunica, anche se ce l'aveva eretto e voglioso, e passò ad ispezionare quello del ragazzo. Glielo prese in mano. Lo masturbò fino a farglielo indurire e poi farlo sborrare. In questo modo ne constatò la perfetta funzionalità. Quindi parecchio soddisfatto, si sedette su una poltroncina, scostò la tunica, uscì di nuovo il suo grosso cazzo eretto. Ordinò a Theodore di mettersi in ginocchio fra le sue gambe e lo costrinse a fargli un pompino.
Il ragazzo tentò una breve resistenza, ma con un altro ceffone e afferrandolo per la nuca, rammendandogli di nuovo cosa rischierebbe con un padrone se si ribella, il barbuto lo convinse a sottostare. Lo fece pompare almeno per una decina di minuti, facendogli alternare pompate lente a veloci, all'uso della lingua sui coglioni e la cappella, per insegnargli come soddisfare un cazzo arabo, e al momento di venire gli sborrò in faccia.

Fu così che Theodore, mentre si asciugava il viso, capì cosa voleva dire essere considerato un cerbiatto e dunque quale sarebbe stato il suo destino da schiavo. Quindi preoccupato tornò a chiedere al barbuto che si stava sciacquando il cazzo in una bacinella: “Ma scusa...ma allora mi stai vendendo come schiavo sessuale...ad un uomo? Ma per voi musulmani fare sesso con un altro uomo non è proibito? L'omosessualità non è peccato mortale? Non rischiate la lapidazione?”

Il barbuto, di nuovo non rispose subito, ma prima gli porse una tunica e mentre il giovane la indossava con tono quasi beffardo gli disse: “Ah...vedi che ci sei arrivato a capire cosa vuol dire cerbiatto? Comunque quello che dici tu vale solo fra musulmani. Così come un musulmano non può fare schiavo un altro musulmano. Allora si, quello sarebbe un grave peccato di sodomia e verrebbe punito con la morte. Ma siccome tu non sei un musulmano, sei un bianco cristiano...per di più soldato del grande satana americano, le nostre leggi dicono che puoi essere ridotto in schiavitù, venduto e usato anche per soddisfare le voglie di un padrone musulmano che ha la passione per i ragazzi che noi chiamiamo i cerbiatti, e tu sei un bellissimo cerbiatto...perchè vedi, gli schiavi non siete considerati esseri umani e non avete genere sessuale...siete solo oggetti! Cose viventi che servono! Quindi fare sesso con voi non è mai peccato!...e qui tutti gli uomini, diciamo così, maturi, abbiamo la passione per i cerbiatti e le cerbiatte, giovanissime donne che prendiamo in moglie o come concubine subito dopo la prima mestruazione...ma adesso basta con le domande, mi hai scocciato, se non ti sono bastati i miei schiaffoni per farti comprendere qual è il tuo destino e vuoi sfuggirci, c'è ancora il mio bastone per romperti le ossa per farti comprendere che non puoi sfuggirci e che io non spendo ottanta mila dinari per nulla! Poi a quel punto, tutto rotto, sarà mia soddisfazione rimandarti dal boia con la mannaia che ti aspetta ancora...quindi entra in salone e aspetta in piedi accanto a quel muro e non rompermi più i coglioni, muoviti!”

Passò una mezz'ora circa da che Theodore era in attesa, quando in salone entrò il barbuto che con deferenza fece strada ad un altro uomo barbuto, più giovane e molto grasso, accompagnato da tre giovanissime donne in chador.
Sempre con deferenza ed appellandolo “vostra grazia” lo fece accomodare su una poltrona, con le tre ragazze in piedi dietro. Fece cenno a Theodore di avvicinarsi e lo presentò al grassone in poltrona.

“Questo è il cerbiatto che vi dicevo, Vostra Grazia...esaminatelo pure...è sicuramente quello che cercavate voi e che mi chiedevate da tempo...ve l'ho trovato!” gli disse il barbuto con aria di soddisfazione. Il grassone con un cenno di dito fece avvicinare ancor di più a se Theodore, gli ordinò di spogliarsi nudo e una volta senza tonaca, lo ispezionò con attenzione da capo a piedi. Gli toccò le natiche, scivolò sulle cosce e poi gli tastò, con particolare cura, coglioni e cazzo.
A questo gesto, il barbuto si precipitò a dirgli di averlo appena provato e che era perfettamente funzionante. Quindi il grassone, col fare di chi si è convinto, si rivolse alle ragazze dietro che nel frattempo, all'improvvisato spogliarello, ridacchiavano felici come ochette giulive, e chiese: “E allora, mogli che ve ne pare?”

“Oh si...si si...è bello, molto bello...ci piace...ci piace tanto! Prendilo caro marito, prendilo si!” esclamarono festanti a turno le tre mogli

“Hai sentito, Said!? Abbiamo lo sta bene delle mie graziose e divine creature. Lo prendo! ...e mbeh, effettivamente sei stato bravo, anzi ti sei superato...mi hai trovato finalmente un bel cerbiatto giovanissimo, biondo, pelle liscia bianca quasi da femmina ed un bel cazzo! Proprio come lo volevo io e anche le mie deliziose consorti...poi pure un appartenente all'esercito del grande satana a stelle e strisce, sarà ancora più una goduria averlo sotto i piedi...dunque per questo schiavo quanto vuoi?”

“Oh Vostra Grazia, sono felice che con le vostre graziose mogli siate contenti dei miei servigi, soddisfarvi è quello che chiedo sempre...beh, visto che siete voi, vi chiedo solo trecento mila dinari...ma come vedete dalla bellezza, uno schiavo così, americano, che è una assoluta rarità dalle nostre parti, ne vale almeno quattrocento mila...” rispose Said il mercante barbuto

“Oh...trecentomila? E' tanto, Said...tantissimo! Va bene, ne vale la pena, è una rarità...lo so! Facciamo però che le mie mogli possono darti duecentomila dinari subito adesso...è una gran cifra lo stesso, Said...mi sembra ragionevole, no?” ribatté il grassone

Said ci pensò un po' su e poi accettò la cifra. Si rivolse a Theodore e gli disse: “Da questo momento hai il grande onore ed il privilegio di essere proprietà di Sua Grazia il Mullah Omar...sappine essere degno o sai la fine che ti spetta!”.

Quindi, le mogli lo pagarono e col giovane, ormai ex pilota e adesso schiavo cerbiatto, legato al guinzaglio uscirono in strada dove c'era un grosso fuoristrada pik up nero con l'autista che aprì con deferenza lo sportello anteriore, prima al Mullah che si accomodò pesantemente accanto la guida, e poi lo sportello posteriore alle tre ragazze, mentre Theodore, come un animale, legato dietro sul cassone.
scritto il
2026-05-06
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