Il sogno avverato di Padre Anselmo
di
Ottobre Rosso 66
genere
gay
Luigi Ugolini era bellissimo. Sembrava un giovane svedese (capelli lunghi biondissimi, occhi verdi, pelle bianchissima con pochi peli addosso dello stesso biondo dei capelli, media altezza e fisico formoso al punto giusto), ma era siciliano. Luigi, pertanto, aveva stuoli di ragazze attorno che lo bramavano, ma nello stesso tempo era pure l'ossessione erotica di padre Anselmo, il nuovo giovane padre confessore dell'istituto religioso San Francesco, dove Luigi ed altri ragazzi tre volte alla settimana venivano a giocare a calcio nell'attrezzato campo da gioco.
Padre Anselmo trovava tutte le scuse plausibili per avvicinare Luigi e parlargli, ma non osava provarci. Il terrore che potesse scoppiare uno scandalo, era troppo grande per lui parroco di fresca nomina in quell'istituto, dove voleva stare quanto più tranquillo possibile per far dimenticare le voci su un precedente scandalo che lo aveva visto coinvolto in un altro istituto francescano del nord d'Italia. Si diceva, infatti, che avesse l'abitudine di dare la buonanotte ad alcuni ragazzi in convitto in una maniera, diciamo così, particolare: quando la sera si spegnevano le luci, entrava nelle camerate. Individuava i letti dei ragazzi che sapeva tendenzialmente gay e che col suo aspetto di bel giovane di mentalità aperta era riuscito a plagiare con la scusa che la masturbazione è un peccato mortale, che non diventa tale però se gliela praticava lui in quanto consacrato prete. Si stendeva a turno con loro, li segava e per evitare che gli schizzi andassero ovunque, dunque la dispersione del seme considerato anche questo un peccato mortale, si faceva sborrare in bocca.
Questa cosa, dopo qualche anno, in qualche maniera arrivò alle orecchie del priore che per evitare scandali e soprattutto denunce, lo fece trasferire subito qui all'istituto san Francesco in Sicilia.
Si dice, purtroppo, che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così l'incontro con Luigi Ugolini, a Padre Anselmo fece riaccendere il desiderio mai sopito. Quando stava accanto al ragazzo aveva un'erezione imbarazzante che solo grazie alla larghezza della tonaca non si notava. Tentò anche con lui la carta della masturbazione peccato mortale, quando lo convinse a confessarsi, ma il giovane non sembrava facilmente plagiabile. Mentre gli parlava, nascosto nel confessionale, Padre Anselmo si masturbava. L'alito e l'odore di Luigi che filtravano dalla grata dello sportello, lo facevano impazzire.
Riuscì, poi, a mettere una telecamerina perfettamente camuffata davanti le docce negli spogliatoi. Così chiuso a chiave nella canonica il frate si godeva indisturbato, dal monitor del PC, il suo Luigi nudo, soprattutto quando si insaponava il cazzo che per la manipolazione e il calore dell'acqua gli diventava subito duro. E che cazzo grosso che aveva! Zoomava sul pisello turgido del giovane, prendeva in mano il suo ancora più turgido e se lo segava immaginando di essere lui ad insaponarlo dentro quella doccia.
Insomma più di questo, Padre Anselmo, non poteva fare. Fino a quando un giorno, anzi una sera avvenne la inaspettata la svolta.
L'insopprimibile voglia carnale di giovanissimi maschi portò il frate a frequentare un pub di incontri gay nella cittadina vicina dove nessuno lo conosceva. Così svestita la tonaca, in abiti borghesi, a tarda sera usciva dall'istituto senza dare nell'occhio.
Quella sera, mentre era appartato su uno dei divanetti più nascosti del locale, in ginocchio fra le cosce di un ragazzo a masturbarlo e ciucciargli il cazzo, gli parve di vedere entrare proprio Luigi Ugolini. Finito il servizietto al suo giovane occasionale amante, lo pagò, lo congedò e si appostò per capire se fosse veramente Luigi o no.
Si, era lui. In compagnia di alcuni amici maschi. Lo vide mangiare, scherzare, bere e poi dopo un po lo vide lasciare il tavolo, avvicinare un giovanissimo effeminato, con cui scambiò una breve effusione, e con lui lasciò il locale.
“Il Signore mi ha dato il segno che speravo” esclamò tra se e se, padre Anselmo felice per aver avuto la prova che il suo Luigi potrebbe essere abbordabile, che forse non gli piacciono le donne.
Così per avere la conferma decise di seguirli di nascosto e dopo un po' di strada, li vide entrare e chiudersi in un seminterrato. A quel punto il frate doveva trovare un punto dove potesse spiarli. Nell'ispezionare l'edificio si accorse che c'era una finestrella semichiusa che dava proprio sul letto dove i due giovani erano distesi nudi. Quindi, accertandosi di non essere visto, si appostò per gustarsi la scena. I due ragazzi nudi ed abbracciati si baciavano appassionatamente. Dopo un po' l'effeminato, a bacetti e leccatine, scese fino al pube di Luigi e gli prese in bocca il suo bel cazzone duro. Gli iniziò a praticare un pompino dapprima lento, usando molto la lingua sulla cappella completamente sgusciata e su e giù su tutto il corpo del pene per parecchie passate, poi, prendendolo tutto in bocca fino in fondo, aumentò la velocità del pompaggio. Luigi se la godeva alla grande. Anche Padre Anselmo che guardava. Il frate fece uscire il suo cazzo dalla cerniera dei pantaloni e cominciò a segarselo lentamente.
Ad un certo punto, Luigi afferrò per i capelli il suo amico, lo fece staccare dal cazzo, brutalmente lo fece mettere a pecora, gli inumidì il buco del culo con un dito bagnato di saliva e lo inculò altrettanto brutalmente. L'effeminato, mentre Luigi lo trapanava con vigore, si mise ad emettere gridolini misti di dolore e piacere. Padre Anselmo, intanto li fuori, aumentava il ritmo della sega. L'inculata durò qualche minuto. Dopo di che, con sadismo sempre afferrandolo per i capelli, Luigi fece girare quel giovanotto, piagnucolante di dolore e piacere, e glielo schiaffò dentro la bocca scopandogliela con vigore fino a sborrargli in gola. Dopo un po' anche Padre Anselmo se ne venne ansimando e mugugnando, tra se e se, di volere essere al posto di quell'effeminato.
Ma non era finita lì. A Luigi tornò rapidamente duro. Si sedete praticamente sul petto del ragazzo disteso in modo da averlo tra le gambe con la bocca a portata del suo cazzone, col quale lo schiaffeggiò sadicamente parecchie volte, sferzandolo sarcasticamente con l'appellativo di troia. Gli afferrò la testa per i capelli e glielo affondò in bocca. Poi consentì alla sua povera vittima di masturbarsi mentre,sempre tenendolo per i capelli, ne scrollava su e giù il capo, come fosse quella di una bambola gonfiabile, in modo da masturbarsi il pisello fino a sborrargli ancora in gola. Infine, stendendosi di pancia, si fece fare un massaggio rilassante, al fine del quale i due si salutarono baciandosi in bocca. L'effeminato si rivestì e lasciò la stanza, ma Luigi, sempre tutto nudo, tornò a letto e piano piano si addormentò.
Questa cosa, fece infoiare ancor di più Padre Anselmo, che la vide come un'occasione più unica che rara per coronare il suo sogno erotico. Quindi veloce si diresse verso l'ingresso del seminterrato e aspettò che l'effeminato fosse sull'uscio. Gli fece cenno di tacere e non chiudere la porta, presentandosi come un caro amico di Luigi che voleva fargli una simpatica sorpresa, il giovane gli credette e si allontanò, così il frate entrò chiudendo la porta dietro di se.
La stanza era in penombra, le forme umane non si distinguevano tanto bene. Pertanto Padre Anselmo si avvicinò in silenzio e lentamente al letto dove Luigi era in pieno sonno. Osservò con bramosia quel corpo nudo coricato di pancia. Si spogliò completamente nudo anche lui. Si inginocchiò e iniziò ad odorarlo dal capo ai piedi per inebriarsi dell'odore del ragazzo. Il cazzo in un istante gli divenne teso e duro come il marmo. Poi con movimenti lenti e misurati, gli si stese accanto sul letto e continuò ad osservalo eccitato. Tanto che non poté fare a meno di sfioralo più volte con una mano per tutta la schiena. Così Luigi, dopo un po', si accorse che c'era qualcuno sul letto accanto a lui.
“Oh, ma sei ancora qui?” chiese il giovane con la voce impastata di sonno e senza girare la testa, convinto di rivolgersi all'effeminato “Ma non te n'eri andato?” chiese ancora rimanendo rilassato.
“Volevo...ma poi ho deciso di rimanere...ho ancora voglia di te” rispose padre Anselmo fingendosi l'effeminato “Voglio passare tutta la notte con te...mi hai fatto impazzire troppo, prima” aggiunse piegandosi sull'orecchio di Luigi alitandogli dentro e mordicchiandolo.
“Ma allora sei proprio una troia!” esclamò come divertito Luigi, girando lentamente la testa verso il frate, di cui però in penombra non si capivano i tratti. “Se continui a mordicchiarmi l'orecchio mi ecciti...che mi sta tornando duro...poi sarai costretto a leccarmi il culo e non appena mi giro a prendermelo in bocca...non ti è bastata la strapazzata che ti ho dato prima!? Ne vuoi un'altra, eh brutta troia!!??” aggiunse rigirando la testa sul cuscino, mentre padre Anselmo continuava il giochetto sull'orecchio.
“Oh si, è quello che voglio, Luigi...voglio essere ancora la tua troia!” gli rispose il frate fra il supplicante e l'eccitato
“E allora vai a leccarmi il culo! Muoviti puttana!!” ribbattè in tono marziale Luigi
Il frate eccitatissimo non se lo fece ripetere un'altra volta, si avvicinò al buco del culo del ragazzo che continuava a stare disteso di pancia, sempre più convinto di avere a che fare con il suo effeminato, e prese a leccarlo con voracità indugiando sull'attaccatura delle palle per dargli più piacere ed accelerare l'erezione. Infatti dopo un po', Luigi improvvisamente si girò quasi di scatto, afferrò per i capelli padre Anselmo (che vista anche la sua giovane età fortunatamente li aveva folti e ricci) e gli infilò di prepotenza il cazzo duro in bocca e gli ordinò di pompare.
Il frate, al settimo cielo perchè quel cazzo in bocca lo sognava da tanto, cominciò a succhiarlo dolcemente, aiutandosi con una mano a segare, come a volerselo gustare più a lungo possibile visto il desiderio che ne covava. Sentiva Luigi ansimare di piacere e questa cosa lo faceva impazzire di gioia indurendogli sempre più il cazzo.
Dopo un po' di scatto, Luigi, con la stessa medesima mossa prepotente e sadica che fece al vero effeminato, fece mettere il frate a pecora, inumidì anche a lui il buco del culo, gli poggiò sopra la grossa cappella del suo cazzo durissimo e iniziò a trapanarlo, per poi sbatterlo senza pietà.
Poco prima di sborrare, fece girare con violenza il frate e gli scopò la bocca fino a riempirgliela di sborra.
Soddisfatto stramazzò sul letto, esausto. Padre Anselmo invece era ancora eccitato oltre ogni limite. Quasi gli veniva da piangere di gioia per aver realizzato il sogno di avere avuto Luigi, nonostante avesse usato l'inganno. Aveva il cazzo durissimo e teso, e una gran voglia di farselo succhiare da quel bellissimo adone biondo disteso accanto che sonnecchiava rilassato. Così prese coraggio, gli avvicinò il pisello davanti la faccia, gli prese la testa per la nuca, gli sfregò la cappella sulle labbra fino a che Luigi mezzo assonnato non aprì la bocca, così glielo ficcò dentro e lo costrinse a spompinarlo, il ragazzo eseguì senza opporre resistenza. Stavolta era la testa di Luigi ad essere usata come quella di una bambola gonfiabile. Il frate se lo fece succhiare ben bene, glielo usciva dalla bocca per sfregarglielo sulla faccia e poi glielo rimetteva dentro. Pompò qualche altro minuto e uscendoglielo ancora di bocca, gli sborrò copiosamente sul bel viso.
“Adesso finalmente te ne vai e mi lasci dormire? Mi pare che hai avuto più di quello che volevi...depravato di una troia!” esclamò Luigi, come ubriaco, mentre si asciugava il viso dalla sborra.
“Oh si, altroché...tutto quello che sognavo da sempre, Luigi” rispose Padre Anselmo mentre scendeva veloce dal letto con attenzione temendo di essere riconosciuto. Quindi, aspettò che il ragazzo si coricasse nuovamente, si rivestì veloce, uscì e quasi volando dalla felicità fece ritorno all'Istituto che era quasi l'alba.
per commenti in pvt sottomesso1966@gmail.com
Padre Anselmo trovava tutte le scuse plausibili per avvicinare Luigi e parlargli, ma non osava provarci. Il terrore che potesse scoppiare uno scandalo, era troppo grande per lui parroco di fresca nomina in quell'istituto, dove voleva stare quanto più tranquillo possibile per far dimenticare le voci su un precedente scandalo che lo aveva visto coinvolto in un altro istituto francescano del nord d'Italia. Si diceva, infatti, che avesse l'abitudine di dare la buonanotte ad alcuni ragazzi in convitto in una maniera, diciamo così, particolare: quando la sera si spegnevano le luci, entrava nelle camerate. Individuava i letti dei ragazzi che sapeva tendenzialmente gay e che col suo aspetto di bel giovane di mentalità aperta era riuscito a plagiare con la scusa che la masturbazione è un peccato mortale, che non diventa tale però se gliela praticava lui in quanto consacrato prete. Si stendeva a turno con loro, li segava e per evitare che gli schizzi andassero ovunque, dunque la dispersione del seme considerato anche questo un peccato mortale, si faceva sborrare in bocca.
Questa cosa, dopo qualche anno, in qualche maniera arrivò alle orecchie del priore che per evitare scandali e soprattutto denunce, lo fece trasferire subito qui all'istituto san Francesco in Sicilia.
Si dice, purtroppo, che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così l'incontro con Luigi Ugolini, a Padre Anselmo fece riaccendere il desiderio mai sopito. Quando stava accanto al ragazzo aveva un'erezione imbarazzante che solo grazie alla larghezza della tonaca non si notava. Tentò anche con lui la carta della masturbazione peccato mortale, quando lo convinse a confessarsi, ma il giovane non sembrava facilmente plagiabile. Mentre gli parlava, nascosto nel confessionale, Padre Anselmo si masturbava. L'alito e l'odore di Luigi che filtravano dalla grata dello sportello, lo facevano impazzire.
Riuscì, poi, a mettere una telecamerina perfettamente camuffata davanti le docce negli spogliatoi. Così chiuso a chiave nella canonica il frate si godeva indisturbato, dal monitor del PC, il suo Luigi nudo, soprattutto quando si insaponava il cazzo che per la manipolazione e il calore dell'acqua gli diventava subito duro. E che cazzo grosso che aveva! Zoomava sul pisello turgido del giovane, prendeva in mano il suo ancora più turgido e se lo segava immaginando di essere lui ad insaponarlo dentro quella doccia.
Insomma più di questo, Padre Anselmo, non poteva fare. Fino a quando un giorno, anzi una sera avvenne la inaspettata la svolta.
L'insopprimibile voglia carnale di giovanissimi maschi portò il frate a frequentare un pub di incontri gay nella cittadina vicina dove nessuno lo conosceva. Così svestita la tonaca, in abiti borghesi, a tarda sera usciva dall'istituto senza dare nell'occhio.
Quella sera, mentre era appartato su uno dei divanetti più nascosti del locale, in ginocchio fra le cosce di un ragazzo a masturbarlo e ciucciargli il cazzo, gli parve di vedere entrare proprio Luigi Ugolini. Finito il servizietto al suo giovane occasionale amante, lo pagò, lo congedò e si appostò per capire se fosse veramente Luigi o no.
Si, era lui. In compagnia di alcuni amici maschi. Lo vide mangiare, scherzare, bere e poi dopo un po lo vide lasciare il tavolo, avvicinare un giovanissimo effeminato, con cui scambiò una breve effusione, e con lui lasciò il locale.
“Il Signore mi ha dato il segno che speravo” esclamò tra se e se, padre Anselmo felice per aver avuto la prova che il suo Luigi potrebbe essere abbordabile, che forse non gli piacciono le donne.
Così per avere la conferma decise di seguirli di nascosto e dopo un po' di strada, li vide entrare e chiudersi in un seminterrato. A quel punto il frate doveva trovare un punto dove potesse spiarli. Nell'ispezionare l'edificio si accorse che c'era una finestrella semichiusa che dava proprio sul letto dove i due giovani erano distesi nudi. Quindi, accertandosi di non essere visto, si appostò per gustarsi la scena. I due ragazzi nudi ed abbracciati si baciavano appassionatamente. Dopo un po' l'effeminato, a bacetti e leccatine, scese fino al pube di Luigi e gli prese in bocca il suo bel cazzone duro. Gli iniziò a praticare un pompino dapprima lento, usando molto la lingua sulla cappella completamente sgusciata e su e giù su tutto il corpo del pene per parecchie passate, poi, prendendolo tutto in bocca fino in fondo, aumentò la velocità del pompaggio. Luigi se la godeva alla grande. Anche Padre Anselmo che guardava. Il frate fece uscire il suo cazzo dalla cerniera dei pantaloni e cominciò a segarselo lentamente.
Ad un certo punto, Luigi afferrò per i capelli il suo amico, lo fece staccare dal cazzo, brutalmente lo fece mettere a pecora, gli inumidì il buco del culo con un dito bagnato di saliva e lo inculò altrettanto brutalmente. L'effeminato, mentre Luigi lo trapanava con vigore, si mise ad emettere gridolini misti di dolore e piacere. Padre Anselmo, intanto li fuori, aumentava il ritmo della sega. L'inculata durò qualche minuto. Dopo di che, con sadismo sempre afferrandolo per i capelli, Luigi fece girare quel giovanotto, piagnucolante di dolore e piacere, e glielo schiaffò dentro la bocca scopandogliela con vigore fino a sborrargli in gola. Dopo un po' anche Padre Anselmo se ne venne ansimando e mugugnando, tra se e se, di volere essere al posto di quell'effeminato.
Ma non era finita lì. A Luigi tornò rapidamente duro. Si sedete praticamente sul petto del ragazzo disteso in modo da averlo tra le gambe con la bocca a portata del suo cazzone, col quale lo schiaffeggiò sadicamente parecchie volte, sferzandolo sarcasticamente con l'appellativo di troia. Gli afferrò la testa per i capelli e glielo affondò in bocca. Poi consentì alla sua povera vittima di masturbarsi mentre,sempre tenendolo per i capelli, ne scrollava su e giù il capo, come fosse quella di una bambola gonfiabile, in modo da masturbarsi il pisello fino a sborrargli ancora in gola. Infine, stendendosi di pancia, si fece fare un massaggio rilassante, al fine del quale i due si salutarono baciandosi in bocca. L'effeminato si rivestì e lasciò la stanza, ma Luigi, sempre tutto nudo, tornò a letto e piano piano si addormentò.
Questa cosa, fece infoiare ancor di più Padre Anselmo, che la vide come un'occasione più unica che rara per coronare il suo sogno erotico. Quindi veloce si diresse verso l'ingresso del seminterrato e aspettò che l'effeminato fosse sull'uscio. Gli fece cenno di tacere e non chiudere la porta, presentandosi come un caro amico di Luigi che voleva fargli una simpatica sorpresa, il giovane gli credette e si allontanò, così il frate entrò chiudendo la porta dietro di se.
La stanza era in penombra, le forme umane non si distinguevano tanto bene. Pertanto Padre Anselmo si avvicinò in silenzio e lentamente al letto dove Luigi era in pieno sonno. Osservò con bramosia quel corpo nudo coricato di pancia. Si spogliò completamente nudo anche lui. Si inginocchiò e iniziò ad odorarlo dal capo ai piedi per inebriarsi dell'odore del ragazzo. Il cazzo in un istante gli divenne teso e duro come il marmo. Poi con movimenti lenti e misurati, gli si stese accanto sul letto e continuò ad osservalo eccitato. Tanto che non poté fare a meno di sfioralo più volte con una mano per tutta la schiena. Così Luigi, dopo un po', si accorse che c'era qualcuno sul letto accanto a lui.
“Oh, ma sei ancora qui?” chiese il giovane con la voce impastata di sonno e senza girare la testa, convinto di rivolgersi all'effeminato “Ma non te n'eri andato?” chiese ancora rimanendo rilassato.
“Volevo...ma poi ho deciso di rimanere...ho ancora voglia di te” rispose padre Anselmo fingendosi l'effeminato “Voglio passare tutta la notte con te...mi hai fatto impazzire troppo, prima” aggiunse piegandosi sull'orecchio di Luigi alitandogli dentro e mordicchiandolo.
“Ma allora sei proprio una troia!” esclamò come divertito Luigi, girando lentamente la testa verso il frate, di cui però in penombra non si capivano i tratti. “Se continui a mordicchiarmi l'orecchio mi ecciti...che mi sta tornando duro...poi sarai costretto a leccarmi il culo e non appena mi giro a prendermelo in bocca...non ti è bastata la strapazzata che ti ho dato prima!? Ne vuoi un'altra, eh brutta troia!!??” aggiunse rigirando la testa sul cuscino, mentre padre Anselmo continuava il giochetto sull'orecchio.
“Oh si, è quello che voglio, Luigi...voglio essere ancora la tua troia!” gli rispose il frate fra il supplicante e l'eccitato
“E allora vai a leccarmi il culo! Muoviti puttana!!” ribbattè in tono marziale Luigi
Il frate eccitatissimo non se lo fece ripetere un'altra volta, si avvicinò al buco del culo del ragazzo che continuava a stare disteso di pancia, sempre più convinto di avere a che fare con il suo effeminato, e prese a leccarlo con voracità indugiando sull'attaccatura delle palle per dargli più piacere ed accelerare l'erezione. Infatti dopo un po', Luigi improvvisamente si girò quasi di scatto, afferrò per i capelli padre Anselmo (che vista anche la sua giovane età fortunatamente li aveva folti e ricci) e gli infilò di prepotenza il cazzo duro in bocca e gli ordinò di pompare.
Il frate, al settimo cielo perchè quel cazzo in bocca lo sognava da tanto, cominciò a succhiarlo dolcemente, aiutandosi con una mano a segare, come a volerselo gustare più a lungo possibile visto il desiderio che ne covava. Sentiva Luigi ansimare di piacere e questa cosa lo faceva impazzire di gioia indurendogli sempre più il cazzo.
Dopo un po' di scatto, Luigi, con la stessa medesima mossa prepotente e sadica che fece al vero effeminato, fece mettere il frate a pecora, inumidì anche a lui il buco del culo, gli poggiò sopra la grossa cappella del suo cazzo durissimo e iniziò a trapanarlo, per poi sbatterlo senza pietà.
Poco prima di sborrare, fece girare con violenza il frate e gli scopò la bocca fino a riempirgliela di sborra.
Soddisfatto stramazzò sul letto, esausto. Padre Anselmo invece era ancora eccitato oltre ogni limite. Quasi gli veniva da piangere di gioia per aver realizzato il sogno di avere avuto Luigi, nonostante avesse usato l'inganno. Aveva il cazzo durissimo e teso, e una gran voglia di farselo succhiare da quel bellissimo adone biondo disteso accanto che sonnecchiava rilassato. Così prese coraggio, gli avvicinò il pisello davanti la faccia, gli prese la testa per la nuca, gli sfregò la cappella sulle labbra fino a che Luigi mezzo assonnato non aprì la bocca, così glielo ficcò dentro e lo costrinse a spompinarlo, il ragazzo eseguì senza opporre resistenza. Stavolta era la testa di Luigi ad essere usata come quella di una bambola gonfiabile. Il frate se lo fece succhiare ben bene, glielo usciva dalla bocca per sfregarglielo sulla faccia e poi glielo rimetteva dentro. Pompò qualche altro minuto e uscendoglielo ancora di bocca, gli sborrò copiosamente sul bel viso.
“Adesso finalmente te ne vai e mi lasci dormire? Mi pare che hai avuto più di quello che volevi...depravato di una troia!” esclamò Luigi, come ubriaco, mentre si asciugava il viso dalla sborra.
“Oh si, altroché...tutto quello che sognavo da sempre, Luigi” rispose Padre Anselmo mentre scendeva veloce dal letto con attenzione temendo di essere riconosciuto. Quindi, aspettò che il ragazzo si coricasse nuovamente, si rivestì veloce, uscì e quasi volando dalla felicità fece ritorno all'Istituto che era quasi l'alba.
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