Adalgisa, detta Ada
di
Ottobre Rosso 66
genere
dominazione
Adalgisa, detta Ada. E' la segretaria infermiera dello studio medico del dott. Matteucci. Sono parecchi anni che lo è. Amata e stimata da tutti, dal dottore a tutti i suoi pazienti, per la gentilezza e la professionalità con cui svolge il suo ruolo. Cattolicissima praticante quasi al fanatismo. Frequenta attivamente la chiesa: domenica a messa, catechismo ai bambini e gruppo di preghiera al venerdì.
Il suo unico difetto, che è anche quello che la fa stare male, è quello di essere brutta. Eh si, Ada è proprio brutta: tarchiata, grassottella, occhi celesti si ma inespressivi, capelli ricci ispidi che cerca di abbellire con improbabili fermagli a forma di fiore o farfalla, bocca stretta a denti leggermente sporgenti. Per quanto si sforzi a truccarsi in maniera vistosa, profumarsi con costosi profumi e vestirsi alla moda, il risultato non cambia: non c'è verso che uno straccio di uomo la attenzioni. Ada, per tanto, a 45 anni è ancora nubile e vergine. Ada non ha ancora mai assaggiato il cazzo, sebbene, come da strettissimo precetto cattolico, crede si debba fare solo dopo il matrimonio.
Eppure del cazzo sente fortissimo i morsi della fame. Perchè la natura delle volte è proprio bastarda, non si accontenta di farti brutta, no. Ci deve mettere pure il carico: la voglia matta di sesso che non riesci a soddisfare perchè nessuno ti si avvicina!
Ed eccola allora Ada, da fervente e perfetta cattolica osservante dalla doppia morale, una pubblica e l'altra privata, per vincere questi morsi della fame, quand'è sola ed è sicura che nessuno se ne accorga, dal pc si collega sui più noti siti porno, per guardare e sognare quello che vorrebbe fare e soprattutto vorrebbe prendere: un bel cazzo che gli si infili in tutti i suoi orifizi: fica, bocca e culo. Si sditalina, Ada guardando i video di quei bei maschioni di tutte le razze che si sbattono quelle fortunate troione. Cosa pagherebbe per essere al posto loro.
Dalla disperazione, Ada, è arrivata a comprarsi un “bambolo” in silicone, dalle sembianze di un giovane bianco muscoloso col cazzo da oltre venti centimetri eretto e duro da sembrare vero. Lo tiene ben nascosto nella sua stanza, visto che vive con l'anziana madre, per poi chiudersi a chiave, coricarselo al letto la notte o nei pomeriggi dopo pranzo.
Li, Ada, se lo abbraccia forte, se lo bacia tutto. Si sofferma in bocca infilandogli la lingua dentro, come se si stesse baciando con un uomo vero. Eccitata gli sale a cavallo, si mette a 69 in modo da mettergli la fica in faccia per strusciarsela sul naso del pupo, immaginando fosse una lingua vera, così si piega sul cazzo e prima glielo lecca tutto con passione, poi se lo spompina. Dopo di che si rigira e sul cazzo duro prima gli appoggia il culone flaccido, schiacciandolo per penetrarselo fino in fondo, poi la fica che però non penetra anche se avrebbe voglia, perchè sverginarsi da sola e non con un marito dopo il santissimo sacramento del matrimonio sarebbe un peccato grave. Così si accontenta strusciandogli sopra il clitoride fino a raggiungere l'orgasmo. Quindi, soddisfatta si addormenta abbracciata stretta al suo bambolo, sognando che al risveglio, come per magia, si trasformi in un bel ragazzo vero. Invece, non appena apre gli occhi, deve fare i conti con la realtà. Il bambolo è sempre di silicone, fermo immobile a sua disposizione. Così infatti, prima di alzarsi, se lo strapazza ancora un po', raggiunge un altro orgasmo, lo ripone nascosto nell'armadio e se ne va a lavorare.
Un giorno poi avviene che Nisha, la ragazza indiana, che si occupa due volte a settimana di fare le pulizie in ambulatorio, comunica ad Ada ed al dottore che andrà via. Andrà a fare la badante presso una delle pazienti dello studio che le darà, oltre che un contratto migliore dell'attuale, l'alloggio ed il vitto. Al suo posto sponsorizza il suo giovane fratello, Kiran, da poco in Italia a cui necessita un lavoro per avere il permesso di soggiorno, descrivendolo come un bravissimo ragazzo, buono, affidabile, di fiducia e molto obbediente.
Ovviamente i due accettano ed il ragazzo l'indomani si presenta ai suoi nuovi datori di lavoro. Ada da subito ne rimane molto ben impressionata. Kiran è un bel ragazzo davvero: ventenne, snello, occhi neri e molto espressivi, ben curato e con un sorriso bianchissimo sempre stampato in viso. Col passare dei giorni, nota pure che è davvero un bravo e gran lavoratore. L'ambulatorio è impeccabile, forse anche meglio di quando lo puliva la sorella. Alla stessa maniera nota pure come davvero sto ragazzo sia molto obbediente e rispettoso. Qualsiasi cosa Ada gli dice di fare, lui la fa subito senza mai nemmeno esitare, rispondendo sempre con un “Si Signora Ada subito”. Le fa pure la spesa per casa e, sapendola golosa, quando torna dal supermercato la omaggia sempre con dei cioccolatini o dei gelati.
Inevitabile, quindi, fu che Ada se ne invaghisse pazzamente ogni giorno di più. Un ragazzo così giovane e bello che la riveriva e la obbediva in quella maniera, non lo aveva mai incontrato in vita sua, ma nemmeno nei suoi sogni più reconditi. Se lo mangia letteralmente con gli occhi mentre lo guarda lavorare e ogni volta che le si avvicinava, le vengono le caldane per l'eccitazione.
Quel “Si Signora Ada subito” o “la Signora ha chiamato?” o “Tutto quello che mi ordina io faccio Signora Ada”, tutte le volte che lo chiamava, la facevano impazzire e bagnare!
C'erano volte che lo faceva salire sulla scala per fargli spolverare i ripiani delle scaffalature più alte, in modo che con la scusa di tenergliela, aveva la patta dei pantaloni ad altezza viso, così che poteva ammirare da vicinissimo il rigonfiamento del cazzo, immaginando di potergli abbassare la cerniera per prenderglielo in mano e poi in bocca per spompinarlo. A casa il bambolo lo aveva chiamato Kiran e se lo strapazzava immaginando fosse lui. Quando raggiungeva l'orgasmo urlava il nome suo.
Poi un giorno, in uno dei pomeriggi in cui lo studio medico è chiuso, appunto, per le pulizie, Ada, distogliendo l'attenzione dal suo lavoro al pc, si accorge che Kiran è come sparito improvvisamente. Si alza dalla sua postazione e si mette a cercarlo. Dopo un po' che lo chiama, il ragazzo risponde avvertendola che sta pulendo nella stanza dove si fanno i controlli cardiologici. A quel punto Ada fa come per ritornare alla sua postazione, ma poi, come per un sesto senso, si avvicina quatta quatta in silenzio alla stanza e dalla fessura della porta semichiusa vede Kiran dritto in piedi accanto al lettino dell'eco cardiogramma, che si masturba portandosi al naso ed alla bocca un reggiseno di pizzo probabilmente dimenticato li da una paziente.
Ada resta a bocca aperta, non se lo sarebbe mai aspettato da un ragazzo così tranquillo. Poi però, subito la sua attenzione cade sul quel bel cazzone eretto: ce l'aveva grosso, nero e totalmente scappellato. Quella scena la fece totalmente impazzire di piacere, ma nel contempo di rabbia: “Come, con me che sbavo per te, disperata che pagherei per un cazzo così, tu fai da solo?” disse nella sua mente la donna.
Quindi osserva eccitata tutto l'evolversi della sega fino a che il ragazzo sborra copiosamente sul reggiseno, imbrattando pure il lettino, e poi accecata come di gelosia, spalanca di botto la porta e urla: “Kiran!! Ma che stai facendo!!??”
Il ragazzo ancora col cazzo in mano, salta in aria dallo spavento! Poi, mentre Ada gli si avvicina furiosa, cerca di ricomporsi alla bene in meglio e si getta in ginocchio ai piedi della donna. “La prego Signora, non mi punisca, non mi licenzi, non ho resistito...avevo troppa voglia, quel reggiseno è così profumato...ho sbagliato lo so, non lo faccio più!” la implora appendendosi ai polpacci della donna. Poi si china ancora di più e le bacia i piedi.
L'umiliazione a cui si abbandona Kiran, fa eccitare ancora di più Ada. La situazione che si è creata, la trova sublime, goduriosa. Guardare quel bel giovane prostrato ai suoi piedi che implora pietà, le fa bagnare la fica. Ma non solo in un attimo capisce che lo aveva definitivamente in pugno. Che a quel ragazzo, già remissivo di suo, da questo momento in poi poteva ordinargli qualsiasi cosa che le avrebbe ubbidito ciecamente. Che lo avrebbe sottomesso ancor di più di come già era per natura. Che sarebbe divenuto per sempre il suo schiavo!
“Kiran, hai fatto una cosa...una cosa...schifosa...gravissima, lo sai?” gli urla ancora Ada, mentre Kiran piagnucola pietà ancora ai suoi piedi. “Lo sai che adesso dovrò dirlo al dottore cosa hai fatto, vero?...e per di più nella stanza della cardiologia dove l'igiene deve essere massima, lo sai no?” infierì ancora Ada per cuocerselo a puntino.
“No, non lo faccia Signora. Così io perdo il posto e non potrò fare il mio permesso di soggiorno. Mi manca una donna e quel reggiseno così odoroso me l'ha ricordata! Ma non lo farò più, giuro! Abbia pietà di me, Signora Ada” la implora ancora Kiran ribaciandole i piedi.
Poi alza la testa, la guarda negli occhi e piagnucolante le promette: “Se lei Signora Ada mi perdona, non racconta nulla al dottore...io...io...da questo momento in poi farò ancor di più tutto quello che lei vuole, più di prima, qualsiasi cosa, tutto...tutto.....sarò il suo schiavo ubbidiente...giuro, prometto...Signora”
Per Ada quell'implorazione/promessa fu musica celestiale. Il potere arrogante di vita o di morte che stava esercitando su quel ragazzo umiliato ai suoi piedi, era qualcosa di sublime che mai aveva provato e che le fece salire oltremodo le vampate di libidine. Kiran era definitivamente suo. Sua proprietà.
“Tutto, tutto!!??”
“Si, tutto tutto..glielo ripeto,sarò il suo schiavo ubbidiente, Signora Ada...giuro sulla mia vita!”
“Il mio schiavo, dunque...”
“Si, il suo schiavo, Signora...”
“...vedremo, intanto pulisci e disinfetta la stanza...nel frattempo ci penserò...vai muoviti!”
“Si Signora...subito...”
Così Kiran le bacia ancora i piedi e corre a pulire la stanza. Intanto Ada, atteggiandosi ancora come arrabbiata, torna alla sua postazione tronfia e boriosa. Si siede con un'espressione di soddisfazione e pensando a tutto ciò che è accaduto, prese a lisciarsi la fica eccitata. Non ci può ancora credere che quel bel giovane indiano che ha tanto desiderato sarebbe stato suo. In suo potere addirittura. Che da adesso può farci quello che vuole. Così la mano la fa entrare dentro le mutandine e si fa un ditalino fino a che, strozzandolo per non farsi sentire, raggiunge l'orgasmo.
Finito le pulizie, Kiran si presenta come un cagnolino bastonato da Ada. Implora ancora perdono e le chiede se avesse preso una decisione. La donna con stizza prima lo guarda, e poi con aria di sufficienza, mentre spegne computer e luci per andare via, gli dice: “Il mio schiavo, quindi...va bene! Da domani allora mi servirai pure a casa...ti aspetto di mattina alle 8 puntuale...schiavo!”
“Oh si, grazie Signora Ada...grazie! Domani si, puntuale sarò a suo servizio, grazie!” rispose Kiran col tono di chi implora gratitudine.
Tornata a casa quella sera, Ada felice ed eccitata perchè sta per coronare il suo sogno erotico, per l'emozione cena a stento. Non s'intrattiene nemmeno più di tanto con la madre a guardare la tv, come fa sempre. Ma si va a chiudere in camera sua. Sbatte il suo bambolo sul letto e se lo strapazza con più ardore perchè sa che da domani avrà il suo Kiran, al posto di questo ammasso di silicone freddo ed inanimato.
Sono le otto meno cinque del giorno successivo, quando Kiran, più che puntuale, si presenta alla porta di Ada, che lo accoglie in infradito ai piedi, vestaglia e camicia da notte al ginocchio semi trasparente da cui si possono vedere reggiseno e mutandine di pizzo nero. Il ragazzo, davanti ad un'accoglienza in questa mise, resta come interdetto. Non se l'aspettava. La donna è mezza nuda anche perchè è sola in casa, la madre come tutte le mattine esce presto per andare ad accudire una sorella malata.
Ada col fisico che si ritrova è goffa e ridicola, ma lei con quest'intimo addosso è convinta di essere sexy. Ma poco importa, Kiran da adesso in poi è il suo schiavo, deve fare tutto quello che lei gli ordinerà, chi se ne frega se la trova attraente o repellente. L'unica cosa a cui deve stare attento, lo avverte a muso duro Ada, è quello di tenere la bocca chiusa, di non azzardarsi a raccontare a nessuno, nemmeno alla sorella, quello che da questo momento farà in casa con lei, donna di chiesa e con una certa reputazione, altrimenti perderà lavoro e permesso di soggiorno.
Quindi, chiusa a chiave la porta, lo mette subito sotto a pulire casa dirigendolo con vero sadismo. Ada proprio gode a comandarlo, Kiran le ha fatto scoprire una parte di se che non conosceva, ma che le sta piacendo da morire tanto da bagnarle la fica. Dopo di che, finite le pulizie, i due si accomodano in cucina, Ada prepara un caffè e rivolgendosi al ragazzo seduto gli dice: “Quindi ti manca una donna? Non hai una ragazza e fai da solo?”
“Si Signora Ada, però le ripeto...giuro che non lo farò più!” risponde Kiran
“Anche perchè lo sai che qui da noi, siamo cattolici e la masturbazione è un peccato mortale? Quello che hai fatto è una cosa molto grave, va sistemata...devi farti perdonare...ma menomale che da adesso in poi ci sono io” riprende Ada mentre gli versa il caffè.
“Grazie Signora Ada...grazie per la sua comprensione...sono pronto a fare tutto quello che lei mi ordina, Signora” ribatte il ragazzo
A quest'ennesima dichiarazione di volontà a sottomettersi, Ada non ci vede proprio più dalla libidine. Si avvicina con fare suadente a Kiran, gli mette una mano sulla patta a massaggiargli il cazzo, avvicina la bocca alla sua e gli dice: “Allora, adesso andiamo di la...nel mio letto...sarà la che ti dovrai fare perdonare come dico io! Da oggi in poi provvederò io a non farti più sentire la mancanza di una donna! Chiaro?”
“Si...si...Signora Ada...si...” rispose Kiran come terrorizzato, deglutendo l'ultimo sorso di caffè.
Ada, tenendo per mano Kiran, entra in camera sua. Si toglie la vestaglia, le infradito e si stende sul letto di fianco assumendo un posa che lei crede sensuale, ma in realtà con quella camicetta da notte vedo non vedo, si vedono tutti i suoi rotoli di ciccia del suo corpo tarchiato che la rendono tutt'altro che seducente, ma, come detto prima, comanda lei e Kiran deve trovarla sexy per forza.
“Spogliati! Lascia solo le mutande...e comincia a farmi un bel massaggio. Parti dai miei piedi e vai a salire” gli ordina Ada, sfilando via pure la camiciola da notte, rimanendo in slip e reggiseno, e stendendosi pancia sotto.
Kiran, rimasto in mutande, inizia a massaggiarle le piante e una per una le dita dei piedi, poi passa ai polpacci, alle cosce piene di cellulite. Gli massaggia il grasso culone e mentre lo fa, Ada gli ordina di sfilargli gli slip, così che con la mano possa scendere ad accarezzare le labbra della fica, che il ragazzo appena sfiora sente bagnata. Ada sta gradendo molto il massaggio. E' rilassata immersa nella goduria. Kiran è proprio bravo e sottomesso a puntino.
Adesso Ada si gira. Prende gli slip che si era fatta sfilare e li strofina in faccia a Kiran.
“Visto che ti piace odorare l'intimo...baciali e leccali!” gli ordina sadicamente la donna, mentre glieli comprime fra naso e bocca. Poi alza una gamba e col piede gli slip glieli infila in bocca, scoppiando in una grassa risata.
Dopo di che, si siede sul letto, con il ragazzo in piedi fra le sue cosce, gli cala le mutande e gli afferra il cazzo.
“Oh dio...dio...dio...finalmente! Oh quanto l'ho sognato un cazzo vero...vero, così!” esclama come in estasi Ada mentre glielo masturba guardandolo con la bramosia di chi ha un diamante costosissimo fra le mani. In pochi istanti glielo fa diventare durissimo, enorme, scappellato. Così Ada se lo prende in bocca e inizia un pompino lento, usando molto la lingua, per poi velocizzare la pompata, poi fermarsi e tornare lenta. Se lo esce dalla bocca ed estasiata se lo strofina sul viso, per poi rimetterselo in bocca e pompare. Pur non avendo mai avuto uomini in vita sua, Ada spompina da gran professionista. Evidentemente fra video porno e il suo bambolo ha fatto il giusto addestramento. Ma più di tutto ciò che la fa diventare provetta nel mestiere, è l'enorme, spasmodica, voglia di un cazzo reale che aveva e che fin'ora è stata repressa,.
Dopo alcuni minuti che spompina, Ada, ad un certo punto, smette, anche perchè si rende conto che Kiran, che se la godeva, avrebbe potuto venire troppo presto, mentre lei invece questa sua prima volta vuole gustarsela più a lungo possibile. Quindi si slaccia pure il reggiseno e le due enormi flaccide tette cadono sulla pancia. Si stende a cosce aperte sul letto e ordina a Kiran di leccare la fica fino a farla venire.
Kiran gliela lecca. Ada ha una fica stretta e pelosa, dalle grandi labbra aperte e bagnate, svetta un clitoridino eretto. Tanto il ragazzo lo stimola bene con la lingua che in pochi minuti Ada esplode in un orgasmo a spasmi. Ma ormai la donna ha mollato tutti i freni inibitori, è partita come un tir sull'autostrada del sesso, tanto che venendo meno al suo credo cattolico sulla verginità da preservare fino al matrimonio (anche perchè, si rende conto che a quell'età, brutta com'è, chi mai se la sposerebbe più una così!), afferra il povero Kiran per i capelli e come indiavolata gli ordina: “Adesso sfondami la fica...ma fallo senza pietà! Tu sei il mio schiavo, si...ma adesso voglio essere io la tua schiava! Sbattimi come si fa con le schiave! Senza ritegno...senza pietà! Muoviti!!”
Kiran, a quel punto, come impaurito, si mette a missionario sopra di lei e la penetra. Da prima trovando una certa resistenza, visto che è vergine, poi quando gli sfonda l'imene sverginandola, (facendo emettere alla sua padrona/schiava un gridolino di dolore) ed il cazzone cala tutto dentro, comincia a sbatterla proprio come gli ha ordinato. I colpi sono davvero poderosi, Kiran si dimostra un ottimo toro da monta. Ada ansima e giubila dei si di piacere. Poi, prima che Kiran potesse venire, lo ferma, si mette a pecora e si fa penetrare la fica da dietro. Kiran, quindi, glielo riemette dentro stavolta con estrema facilità, visto che ce l'ha bella aperta e lubrificata, e riprende a sbatterla con forza.
“Oh siiii...siiii...è il signore iddio che ti ha mandato a me, per premiare la mia fede in lui...siiii...non c'è altra spiegazione per tanta goduria...siiii Kiran così siii...grazie signore grazieeee...” esclama come in estasi mistica Ada mentre gode venendo sbattuta con forza.
Poi, rivolgendosi al suo schiavo/padrone, ordina: “Il culo!...adesso il culo! Sfondami il culo e riempimelo di sborra!!...vai!”
Così, Kiran, sfila il suo bel cazzone turgido dalla fica ormai in fiamme e glielo penetra nel buco del culo senza incontrare particolare resistenza, visto che, a differenza della fica, ce l'ha bello e sverginato dal cazzo di silicone del suo bambolo. Mentre viene inculata, Ada si porta una mano sulla fica e si sditalina per arrivare all'orgasmo.
La sbatte un bel po ancora con forza, che i colpi delle grasse natiche che sbattono sull'inguine di Kiran rimbombano nella stanza, fino a quando il ragazzo, giubilando dei si, non le sborra dentro una quantità enorme di sperma! Nel frattempo viene pure Ada che piange di gioia per la tanta goduria.
I due rimangono uniti in quella posizione per alcuni minuti. Poi Ada, in visibilio di felicità, si stacca, si distende a pancia su sul letto, alza una gamba e mette la pianta del piede sulla faccia di Kiran rimasto in ginocchio davanti a lei e gli ordina con sadico sarcasmo: “Adora il piede della tua padrona, schiavo!”
“Si Signora Ada...” risponde Kiran, che comincia ad annusarlo e poi a leccarlo. Dopo un po' Ada cambia piede e mentre il ragazzo lo sta adorando come ha fatto con l'altro, gli ordina: “Ho ancora voglia! Stavolta voglio godere col cazzo dentro la fica...vai, ubbidisci schiavo!”. Quel termine “schiavo” proprio gli pace pronunciarlo e lo rivolge a Kiran tante volte con enorme soddisfazione.
Così il ragazzo, per obbedire all'ordine, si fa masturbare un po dalla donna che in pochi istanti glielo fa tornare turgido ed eretto. Si abbassa su di lei e a missionario la penetra. Poi inizia a sbatterla come ormai sa che la sua padrona pretende, e dopo alcuni minuti di poderose scopate la fa venire procurandole un orgasmo di goduria devastante.
“Adesso alzati, pulisciti, ti vesti e mi vai a fare la spesa...sul mobiletto dell'ingresso c'è la lista ed i soldi...vai muoviti, schiavo!” ordina Ada a Kiran, ancora rilassato sopra di lei, col tono annoiato di chi ha avuto la soddisfazione che voleva, mentre, dopo essersi rivestita si gira di fianco come volesse addormentarsi.
Kiran obbedisce ancora senza fiatare. Ha accettato il suo destino. Mentre sta per uscire sente ancora Ada che dalla sua stanza lo ammonisce: “Dì solo una parola di quello che abbiamo fatto e ti rovino per sempre...capito? Schiavo!”
“Si Signora Ada state tranquilla...non parlo con nessuno e sarò sempre a sua disposizione” rispose il ragazzo prima di uscire da casa,
Ada, nei giorni e nei mesi a seguire, abuserà ancora del ragazzo e sempre con più sadismo, anche in studio quando restano soli. Dopo che ha lavorato, se lo porta nella stanza delle visite e sul lettino, prima lo spompina e poi si fa scopare al solito con violenza. Oppure nei giorni in cui mette la gonna, gli ordina di mettersi sotto la scrivania della sua postazione, si sfila gli slip, e mentre lavora a pc si fa leccare la fica fino all'orgasmo. Ovviamente deve pure sempre pulirle casa, farle la spesa e sbrigarle tante altre commissioni in giro per uffici. Non c'è giorno che gli da tregua. Kiran trova un po' di pace solo quando lo studio medico è aperto e Ada ha i suoi impegni con la chiesa e con la madre. Altrimenti deve soddisfare la sua padrona in tutto e per tutto e per più volte al giorno. Kiran ormai appartiene ad Ada. E' il suo schiavo per sempre. Fine pena mai!
per commenti sottomesso1966@gmail.com
Il suo unico difetto, che è anche quello che la fa stare male, è quello di essere brutta. Eh si, Ada è proprio brutta: tarchiata, grassottella, occhi celesti si ma inespressivi, capelli ricci ispidi che cerca di abbellire con improbabili fermagli a forma di fiore o farfalla, bocca stretta a denti leggermente sporgenti. Per quanto si sforzi a truccarsi in maniera vistosa, profumarsi con costosi profumi e vestirsi alla moda, il risultato non cambia: non c'è verso che uno straccio di uomo la attenzioni. Ada, per tanto, a 45 anni è ancora nubile e vergine. Ada non ha ancora mai assaggiato il cazzo, sebbene, come da strettissimo precetto cattolico, crede si debba fare solo dopo il matrimonio.
Eppure del cazzo sente fortissimo i morsi della fame. Perchè la natura delle volte è proprio bastarda, non si accontenta di farti brutta, no. Ci deve mettere pure il carico: la voglia matta di sesso che non riesci a soddisfare perchè nessuno ti si avvicina!
Ed eccola allora Ada, da fervente e perfetta cattolica osservante dalla doppia morale, una pubblica e l'altra privata, per vincere questi morsi della fame, quand'è sola ed è sicura che nessuno se ne accorga, dal pc si collega sui più noti siti porno, per guardare e sognare quello che vorrebbe fare e soprattutto vorrebbe prendere: un bel cazzo che gli si infili in tutti i suoi orifizi: fica, bocca e culo. Si sditalina, Ada guardando i video di quei bei maschioni di tutte le razze che si sbattono quelle fortunate troione. Cosa pagherebbe per essere al posto loro.
Dalla disperazione, Ada, è arrivata a comprarsi un “bambolo” in silicone, dalle sembianze di un giovane bianco muscoloso col cazzo da oltre venti centimetri eretto e duro da sembrare vero. Lo tiene ben nascosto nella sua stanza, visto che vive con l'anziana madre, per poi chiudersi a chiave, coricarselo al letto la notte o nei pomeriggi dopo pranzo.
Li, Ada, se lo abbraccia forte, se lo bacia tutto. Si sofferma in bocca infilandogli la lingua dentro, come se si stesse baciando con un uomo vero. Eccitata gli sale a cavallo, si mette a 69 in modo da mettergli la fica in faccia per strusciarsela sul naso del pupo, immaginando fosse una lingua vera, così si piega sul cazzo e prima glielo lecca tutto con passione, poi se lo spompina. Dopo di che si rigira e sul cazzo duro prima gli appoggia il culone flaccido, schiacciandolo per penetrarselo fino in fondo, poi la fica che però non penetra anche se avrebbe voglia, perchè sverginarsi da sola e non con un marito dopo il santissimo sacramento del matrimonio sarebbe un peccato grave. Così si accontenta strusciandogli sopra il clitoride fino a raggiungere l'orgasmo. Quindi, soddisfatta si addormenta abbracciata stretta al suo bambolo, sognando che al risveglio, come per magia, si trasformi in un bel ragazzo vero. Invece, non appena apre gli occhi, deve fare i conti con la realtà. Il bambolo è sempre di silicone, fermo immobile a sua disposizione. Così infatti, prima di alzarsi, se lo strapazza ancora un po', raggiunge un altro orgasmo, lo ripone nascosto nell'armadio e se ne va a lavorare.
Un giorno poi avviene che Nisha, la ragazza indiana, che si occupa due volte a settimana di fare le pulizie in ambulatorio, comunica ad Ada ed al dottore che andrà via. Andrà a fare la badante presso una delle pazienti dello studio che le darà, oltre che un contratto migliore dell'attuale, l'alloggio ed il vitto. Al suo posto sponsorizza il suo giovane fratello, Kiran, da poco in Italia a cui necessita un lavoro per avere il permesso di soggiorno, descrivendolo come un bravissimo ragazzo, buono, affidabile, di fiducia e molto obbediente.
Ovviamente i due accettano ed il ragazzo l'indomani si presenta ai suoi nuovi datori di lavoro. Ada da subito ne rimane molto ben impressionata. Kiran è un bel ragazzo davvero: ventenne, snello, occhi neri e molto espressivi, ben curato e con un sorriso bianchissimo sempre stampato in viso. Col passare dei giorni, nota pure che è davvero un bravo e gran lavoratore. L'ambulatorio è impeccabile, forse anche meglio di quando lo puliva la sorella. Alla stessa maniera nota pure come davvero sto ragazzo sia molto obbediente e rispettoso. Qualsiasi cosa Ada gli dice di fare, lui la fa subito senza mai nemmeno esitare, rispondendo sempre con un “Si Signora Ada subito”. Le fa pure la spesa per casa e, sapendola golosa, quando torna dal supermercato la omaggia sempre con dei cioccolatini o dei gelati.
Inevitabile, quindi, fu che Ada se ne invaghisse pazzamente ogni giorno di più. Un ragazzo così giovane e bello che la riveriva e la obbediva in quella maniera, non lo aveva mai incontrato in vita sua, ma nemmeno nei suoi sogni più reconditi. Se lo mangia letteralmente con gli occhi mentre lo guarda lavorare e ogni volta che le si avvicinava, le vengono le caldane per l'eccitazione.
Quel “Si Signora Ada subito” o “la Signora ha chiamato?” o “Tutto quello che mi ordina io faccio Signora Ada”, tutte le volte che lo chiamava, la facevano impazzire e bagnare!
C'erano volte che lo faceva salire sulla scala per fargli spolverare i ripiani delle scaffalature più alte, in modo che con la scusa di tenergliela, aveva la patta dei pantaloni ad altezza viso, così che poteva ammirare da vicinissimo il rigonfiamento del cazzo, immaginando di potergli abbassare la cerniera per prenderglielo in mano e poi in bocca per spompinarlo. A casa il bambolo lo aveva chiamato Kiran e se lo strapazzava immaginando fosse lui. Quando raggiungeva l'orgasmo urlava il nome suo.
Poi un giorno, in uno dei pomeriggi in cui lo studio medico è chiuso, appunto, per le pulizie, Ada, distogliendo l'attenzione dal suo lavoro al pc, si accorge che Kiran è come sparito improvvisamente. Si alza dalla sua postazione e si mette a cercarlo. Dopo un po' che lo chiama, il ragazzo risponde avvertendola che sta pulendo nella stanza dove si fanno i controlli cardiologici. A quel punto Ada fa come per ritornare alla sua postazione, ma poi, come per un sesto senso, si avvicina quatta quatta in silenzio alla stanza e dalla fessura della porta semichiusa vede Kiran dritto in piedi accanto al lettino dell'eco cardiogramma, che si masturba portandosi al naso ed alla bocca un reggiseno di pizzo probabilmente dimenticato li da una paziente.
Ada resta a bocca aperta, non se lo sarebbe mai aspettato da un ragazzo così tranquillo. Poi però, subito la sua attenzione cade sul quel bel cazzone eretto: ce l'aveva grosso, nero e totalmente scappellato. Quella scena la fece totalmente impazzire di piacere, ma nel contempo di rabbia: “Come, con me che sbavo per te, disperata che pagherei per un cazzo così, tu fai da solo?” disse nella sua mente la donna.
Quindi osserva eccitata tutto l'evolversi della sega fino a che il ragazzo sborra copiosamente sul reggiseno, imbrattando pure il lettino, e poi accecata come di gelosia, spalanca di botto la porta e urla: “Kiran!! Ma che stai facendo!!??”
Il ragazzo ancora col cazzo in mano, salta in aria dallo spavento! Poi, mentre Ada gli si avvicina furiosa, cerca di ricomporsi alla bene in meglio e si getta in ginocchio ai piedi della donna. “La prego Signora, non mi punisca, non mi licenzi, non ho resistito...avevo troppa voglia, quel reggiseno è così profumato...ho sbagliato lo so, non lo faccio più!” la implora appendendosi ai polpacci della donna. Poi si china ancora di più e le bacia i piedi.
L'umiliazione a cui si abbandona Kiran, fa eccitare ancora di più Ada. La situazione che si è creata, la trova sublime, goduriosa. Guardare quel bel giovane prostrato ai suoi piedi che implora pietà, le fa bagnare la fica. Ma non solo in un attimo capisce che lo aveva definitivamente in pugno. Che a quel ragazzo, già remissivo di suo, da questo momento in poi poteva ordinargli qualsiasi cosa che le avrebbe ubbidito ciecamente. Che lo avrebbe sottomesso ancor di più di come già era per natura. Che sarebbe divenuto per sempre il suo schiavo!
“Kiran, hai fatto una cosa...una cosa...schifosa...gravissima, lo sai?” gli urla ancora Ada, mentre Kiran piagnucola pietà ancora ai suoi piedi. “Lo sai che adesso dovrò dirlo al dottore cosa hai fatto, vero?...e per di più nella stanza della cardiologia dove l'igiene deve essere massima, lo sai no?” infierì ancora Ada per cuocerselo a puntino.
“No, non lo faccia Signora. Così io perdo il posto e non potrò fare il mio permesso di soggiorno. Mi manca una donna e quel reggiseno così odoroso me l'ha ricordata! Ma non lo farò più, giuro! Abbia pietà di me, Signora Ada” la implora ancora Kiran ribaciandole i piedi.
Poi alza la testa, la guarda negli occhi e piagnucolante le promette: “Se lei Signora Ada mi perdona, non racconta nulla al dottore...io...io...da questo momento in poi farò ancor di più tutto quello che lei vuole, più di prima, qualsiasi cosa, tutto...tutto.....sarò il suo schiavo ubbidiente...giuro, prometto...Signora”
Per Ada quell'implorazione/promessa fu musica celestiale. Il potere arrogante di vita o di morte che stava esercitando su quel ragazzo umiliato ai suoi piedi, era qualcosa di sublime che mai aveva provato e che le fece salire oltremodo le vampate di libidine. Kiran era definitivamente suo. Sua proprietà.
“Tutto, tutto!!??”
“Si, tutto tutto..glielo ripeto,sarò il suo schiavo ubbidiente, Signora Ada...giuro sulla mia vita!”
“Il mio schiavo, dunque...”
“Si, il suo schiavo, Signora...”
“...vedremo, intanto pulisci e disinfetta la stanza...nel frattempo ci penserò...vai muoviti!”
“Si Signora...subito...”
Così Kiran le bacia ancora i piedi e corre a pulire la stanza. Intanto Ada, atteggiandosi ancora come arrabbiata, torna alla sua postazione tronfia e boriosa. Si siede con un'espressione di soddisfazione e pensando a tutto ciò che è accaduto, prese a lisciarsi la fica eccitata. Non ci può ancora credere che quel bel giovane indiano che ha tanto desiderato sarebbe stato suo. In suo potere addirittura. Che da adesso può farci quello che vuole. Così la mano la fa entrare dentro le mutandine e si fa un ditalino fino a che, strozzandolo per non farsi sentire, raggiunge l'orgasmo.
Finito le pulizie, Kiran si presenta come un cagnolino bastonato da Ada. Implora ancora perdono e le chiede se avesse preso una decisione. La donna con stizza prima lo guarda, e poi con aria di sufficienza, mentre spegne computer e luci per andare via, gli dice: “Il mio schiavo, quindi...va bene! Da domani allora mi servirai pure a casa...ti aspetto di mattina alle 8 puntuale...schiavo!”
“Oh si, grazie Signora Ada...grazie! Domani si, puntuale sarò a suo servizio, grazie!” rispose Kiran col tono di chi implora gratitudine.
Tornata a casa quella sera, Ada felice ed eccitata perchè sta per coronare il suo sogno erotico, per l'emozione cena a stento. Non s'intrattiene nemmeno più di tanto con la madre a guardare la tv, come fa sempre. Ma si va a chiudere in camera sua. Sbatte il suo bambolo sul letto e se lo strapazza con più ardore perchè sa che da domani avrà il suo Kiran, al posto di questo ammasso di silicone freddo ed inanimato.
Sono le otto meno cinque del giorno successivo, quando Kiran, più che puntuale, si presenta alla porta di Ada, che lo accoglie in infradito ai piedi, vestaglia e camicia da notte al ginocchio semi trasparente da cui si possono vedere reggiseno e mutandine di pizzo nero. Il ragazzo, davanti ad un'accoglienza in questa mise, resta come interdetto. Non se l'aspettava. La donna è mezza nuda anche perchè è sola in casa, la madre come tutte le mattine esce presto per andare ad accudire una sorella malata.
Ada col fisico che si ritrova è goffa e ridicola, ma lei con quest'intimo addosso è convinta di essere sexy. Ma poco importa, Kiran da adesso in poi è il suo schiavo, deve fare tutto quello che lei gli ordinerà, chi se ne frega se la trova attraente o repellente. L'unica cosa a cui deve stare attento, lo avverte a muso duro Ada, è quello di tenere la bocca chiusa, di non azzardarsi a raccontare a nessuno, nemmeno alla sorella, quello che da questo momento farà in casa con lei, donna di chiesa e con una certa reputazione, altrimenti perderà lavoro e permesso di soggiorno.
Quindi, chiusa a chiave la porta, lo mette subito sotto a pulire casa dirigendolo con vero sadismo. Ada proprio gode a comandarlo, Kiran le ha fatto scoprire una parte di se che non conosceva, ma che le sta piacendo da morire tanto da bagnarle la fica. Dopo di che, finite le pulizie, i due si accomodano in cucina, Ada prepara un caffè e rivolgendosi al ragazzo seduto gli dice: “Quindi ti manca una donna? Non hai una ragazza e fai da solo?”
“Si Signora Ada, però le ripeto...giuro che non lo farò più!” risponde Kiran
“Anche perchè lo sai che qui da noi, siamo cattolici e la masturbazione è un peccato mortale? Quello che hai fatto è una cosa molto grave, va sistemata...devi farti perdonare...ma menomale che da adesso in poi ci sono io” riprende Ada mentre gli versa il caffè.
“Grazie Signora Ada...grazie per la sua comprensione...sono pronto a fare tutto quello che lei mi ordina, Signora” ribatte il ragazzo
A quest'ennesima dichiarazione di volontà a sottomettersi, Ada non ci vede proprio più dalla libidine. Si avvicina con fare suadente a Kiran, gli mette una mano sulla patta a massaggiargli il cazzo, avvicina la bocca alla sua e gli dice: “Allora, adesso andiamo di la...nel mio letto...sarà la che ti dovrai fare perdonare come dico io! Da oggi in poi provvederò io a non farti più sentire la mancanza di una donna! Chiaro?”
“Si...si...Signora Ada...si...” rispose Kiran come terrorizzato, deglutendo l'ultimo sorso di caffè.
Ada, tenendo per mano Kiran, entra in camera sua. Si toglie la vestaglia, le infradito e si stende sul letto di fianco assumendo un posa che lei crede sensuale, ma in realtà con quella camicetta da notte vedo non vedo, si vedono tutti i suoi rotoli di ciccia del suo corpo tarchiato che la rendono tutt'altro che seducente, ma, come detto prima, comanda lei e Kiran deve trovarla sexy per forza.
“Spogliati! Lascia solo le mutande...e comincia a farmi un bel massaggio. Parti dai miei piedi e vai a salire” gli ordina Ada, sfilando via pure la camiciola da notte, rimanendo in slip e reggiseno, e stendendosi pancia sotto.
Kiran, rimasto in mutande, inizia a massaggiarle le piante e una per una le dita dei piedi, poi passa ai polpacci, alle cosce piene di cellulite. Gli massaggia il grasso culone e mentre lo fa, Ada gli ordina di sfilargli gli slip, così che con la mano possa scendere ad accarezzare le labbra della fica, che il ragazzo appena sfiora sente bagnata. Ada sta gradendo molto il massaggio. E' rilassata immersa nella goduria. Kiran è proprio bravo e sottomesso a puntino.
Adesso Ada si gira. Prende gli slip che si era fatta sfilare e li strofina in faccia a Kiran.
“Visto che ti piace odorare l'intimo...baciali e leccali!” gli ordina sadicamente la donna, mentre glieli comprime fra naso e bocca. Poi alza una gamba e col piede gli slip glieli infila in bocca, scoppiando in una grassa risata.
Dopo di che, si siede sul letto, con il ragazzo in piedi fra le sue cosce, gli cala le mutande e gli afferra il cazzo.
“Oh dio...dio...dio...finalmente! Oh quanto l'ho sognato un cazzo vero...vero, così!” esclama come in estasi Ada mentre glielo masturba guardandolo con la bramosia di chi ha un diamante costosissimo fra le mani. In pochi istanti glielo fa diventare durissimo, enorme, scappellato. Così Ada se lo prende in bocca e inizia un pompino lento, usando molto la lingua, per poi velocizzare la pompata, poi fermarsi e tornare lenta. Se lo esce dalla bocca ed estasiata se lo strofina sul viso, per poi rimetterselo in bocca e pompare. Pur non avendo mai avuto uomini in vita sua, Ada spompina da gran professionista. Evidentemente fra video porno e il suo bambolo ha fatto il giusto addestramento. Ma più di tutto ciò che la fa diventare provetta nel mestiere, è l'enorme, spasmodica, voglia di un cazzo reale che aveva e che fin'ora è stata repressa,.
Dopo alcuni minuti che spompina, Ada, ad un certo punto, smette, anche perchè si rende conto che Kiran, che se la godeva, avrebbe potuto venire troppo presto, mentre lei invece questa sua prima volta vuole gustarsela più a lungo possibile. Quindi si slaccia pure il reggiseno e le due enormi flaccide tette cadono sulla pancia. Si stende a cosce aperte sul letto e ordina a Kiran di leccare la fica fino a farla venire.
Kiran gliela lecca. Ada ha una fica stretta e pelosa, dalle grandi labbra aperte e bagnate, svetta un clitoridino eretto. Tanto il ragazzo lo stimola bene con la lingua che in pochi minuti Ada esplode in un orgasmo a spasmi. Ma ormai la donna ha mollato tutti i freni inibitori, è partita come un tir sull'autostrada del sesso, tanto che venendo meno al suo credo cattolico sulla verginità da preservare fino al matrimonio (anche perchè, si rende conto che a quell'età, brutta com'è, chi mai se la sposerebbe più una così!), afferra il povero Kiran per i capelli e come indiavolata gli ordina: “Adesso sfondami la fica...ma fallo senza pietà! Tu sei il mio schiavo, si...ma adesso voglio essere io la tua schiava! Sbattimi come si fa con le schiave! Senza ritegno...senza pietà! Muoviti!!”
Kiran, a quel punto, come impaurito, si mette a missionario sopra di lei e la penetra. Da prima trovando una certa resistenza, visto che è vergine, poi quando gli sfonda l'imene sverginandola, (facendo emettere alla sua padrona/schiava un gridolino di dolore) ed il cazzone cala tutto dentro, comincia a sbatterla proprio come gli ha ordinato. I colpi sono davvero poderosi, Kiran si dimostra un ottimo toro da monta. Ada ansima e giubila dei si di piacere. Poi, prima che Kiran potesse venire, lo ferma, si mette a pecora e si fa penetrare la fica da dietro. Kiran, quindi, glielo riemette dentro stavolta con estrema facilità, visto che ce l'ha bella aperta e lubrificata, e riprende a sbatterla con forza.
“Oh siiii...siiii...è il signore iddio che ti ha mandato a me, per premiare la mia fede in lui...siiii...non c'è altra spiegazione per tanta goduria...siiii Kiran così siii...grazie signore grazieeee...” esclama come in estasi mistica Ada mentre gode venendo sbattuta con forza.
Poi, rivolgendosi al suo schiavo/padrone, ordina: “Il culo!...adesso il culo! Sfondami il culo e riempimelo di sborra!!...vai!”
Così, Kiran, sfila il suo bel cazzone turgido dalla fica ormai in fiamme e glielo penetra nel buco del culo senza incontrare particolare resistenza, visto che, a differenza della fica, ce l'ha bello e sverginato dal cazzo di silicone del suo bambolo. Mentre viene inculata, Ada si porta una mano sulla fica e si sditalina per arrivare all'orgasmo.
La sbatte un bel po ancora con forza, che i colpi delle grasse natiche che sbattono sull'inguine di Kiran rimbombano nella stanza, fino a quando il ragazzo, giubilando dei si, non le sborra dentro una quantità enorme di sperma! Nel frattempo viene pure Ada che piange di gioia per la tanta goduria.
I due rimangono uniti in quella posizione per alcuni minuti. Poi Ada, in visibilio di felicità, si stacca, si distende a pancia su sul letto, alza una gamba e mette la pianta del piede sulla faccia di Kiran rimasto in ginocchio davanti a lei e gli ordina con sadico sarcasmo: “Adora il piede della tua padrona, schiavo!”
“Si Signora Ada...” risponde Kiran, che comincia ad annusarlo e poi a leccarlo. Dopo un po' Ada cambia piede e mentre il ragazzo lo sta adorando come ha fatto con l'altro, gli ordina: “Ho ancora voglia! Stavolta voglio godere col cazzo dentro la fica...vai, ubbidisci schiavo!”. Quel termine “schiavo” proprio gli pace pronunciarlo e lo rivolge a Kiran tante volte con enorme soddisfazione.
Così il ragazzo, per obbedire all'ordine, si fa masturbare un po dalla donna che in pochi istanti glielo fa tornare turgido ed eretto. Si abbassa su di lei e a missionario la penetra. Poi inizia a sbatterla come ormai sa che la sua padrona pretende, e dopo alcuni minuti di poderose scopate la fa venire procurandole un orgasmo di goduria devastante.
“Adesso alzati, pulisciti, ti vesti e mi vai a fare la spesa...sul mobiletto dell'ingresso c'è la lista ed i soldi...vai muoviti, schiavo!” ordina Ada a Kiran, ancora rilassato sopra di lei, col tono annoiato di chi ha avuto la soddisfazione che voleva, mentre, dopo essersi rivestita si gira di fianco come volesse addormentarsi.
Kiran obbedisce ancora senza fiatare. Ha accettato il suo destino. Mentre sta per uscire sente ancora Ada che dalla sua stanza lo ammonisce: “Dì solo una parola di quello che abbiamo fatto e ti rovino per sempre...capito? Schiavo!”
“Si Signora Ada state tranquilla...non parlo con nessuno e sarò sempre a sua disposizione” rispose il ragazzo prima di uscire da casa,
Ada, nei giorni e nei mesi a seguire, abuserà ancora del ragazzo e sempre con più sadismo, anche in studio quando restano soli. Dopo che ha lavorato, se lo porta nella stanza delle visite e sul lettino, prima lo spompina e poi si fa scopare al solito con violenza. Oppure nei giorni in cui mette la gonna, gli ordina di mettersi sotto la scrivania della sua postazione, si sfila gli slip, e mentre lavora a pc si fa leccare la fica fino all'orgasmo. Ovviamente deve pure sempre pulirle casa, farle la spesa e sbrigarle tante altre commissioni in giro per uffici. Non c'è giorno che gli da tregua. Kiran trova un po' di pace solo quando lo studio medico è aperto e Ada ha i suoi impegni con la chiesa e con la madre. Altrimenti deve soddisfare la sua padrona in tutto e per tutto e per più volte al giorno. Kiran ormai appartiene ad Ada. E' il suo schiavo per sempre. Fine pena mai!
per commenti sottomesso1966@gmail.com
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