Il Cerbiatto - 2^parte
di
Ottobre Rosso 66
genere
dominazione
Arrivati alla grande e lussuosa villa del capo religioso, Theodore fu preso in consegna da due inservienti che lo rifocillarono, lo fecero lavare, cambiare tonaca e poi lo portarono nell'ala più privata della villa, dove c'erano gli appartamenti del Mullah e consorti.
Il ragazzo così fu introdotto in una grande sala da bagno, sfarzosamente arredata in stile arabo, con sofà e cuscini di raso, con luci soffuse e profumi d'incenso. Li fu accolto in maniera festosa delle tre mogli, mezze nude, che lo portarono dal marito. Il Mullah Omar era immerso dentro una grande vasca da bagno, completamente nudo, senza turbante che ne copriva la calvizie, rilassato, occhi chiusi.
Come si accorse di avere Theodore accanto, aprì un solo occhio, gli sorrise e gli ordinò secco: “Lavami schiavo!”. Le ragazze risero mentre porgevano una spugna insaponata al ragazzo ed il Mullah si metteva in posizione per farsi lavare la schiena.
“Si padrone...” rispose timidamente il giovane che iniziò a frizionare la schiena pelosa del grassone.
Dopo avergliela insaponata e poi sciacquata, il Mullah, poggiando di di nuovo la schiena sullo schienale della vasca, ordinò ancora: “Lavami i piedi adesso! Schiavo americano!” ed uscì uno dei grassi polpacci dall'acqua poggiandolo sul bordo col piede a mezz'aria. Il ragazzo stava per usare la spugna, ma il Mullah, bloccandolo, gli ordina perentorio. “I piedi del tuo signore e padrone prima vanno baciati, schiavo americano!!” .
Le mogli scoppiarono in una fragorosa risata, mentre Theodore obbediva all'ordine. Stessa cosa fu costretto a fare con l'altro piede.
Quando ne fu soddisfatto, con un'espressione beffarda fece un cenno come d'intesa alle sue mogli, così una di loro ordinò al ragazzo: “Prendi l'accappatoio che il padrone vuole uscire. Sbrigati!”
Quindi mentre Theodore prendeva l'accappatoio, Il Mullah si alzò in piedi dentro la vasca. Come il giovane si avvicinò per farglielo indossare, si bloccò come esterrefatto. L'uomo era proprio un obeso, peloso quasi come un gorilla e lo guardava con l'espressione laida da tipico depravato, insomma faceva proprio senso! Le ragazze assieme al marito, vista la reazione del loro schiavo, scoppiarono a ridere.
“E allora che stai aspettando!!?? Mi vuoi far morire di freddo!?” lo sferzò il Mullah, tornando serio. Così il ragazzo con tutta fretta glielo fece indossare mentre il grassone usciva del tutto dalla vasca. Poi si sedette su uno dei sofà della sala da da bagno, raggiunto dalle sue consorti, e si fece asciugare polpacci e piedi.
Theodore in ginocchio mentre asciugava, con la coda dell'occhio notò qualcosa di strano nell'inguine, sotto l'enorme pancia. Il grassone aveva un cazzo piccolissimo che si notava solo perchè ce lo aveva eretto, eccitato dal fatto che aveva il ragazzo suo schiavo, altrimenti con la folta peluria sarebbe sembrato inesistente.
Una volta finito, il Mullah si fece togliere l'accappatoio da una delle mogli, un'altra gli fece indossare una camicia da notte femminile, semitrasparente, rosa e merlettata e la terza gli truccò il viso come fosse una donna. Quindi così conciato, il grassone, si alzò e prese ad atteggiarsi a donna, sculettando e facendo la vocina femminile con le mogli che divertite lo assecondavano trattandolo come fosse una di loro. Dopo un po' di questo gioco, il Mullah si voltò verso Theodore ancora in ginocchio, lo guardò con libidine e si tornò a sedere. Lo fece alzare in piedi, in modo da averlo dritto davanti tra le gambe, lo fece spogliare nudo e, mentre le ragazze ridevano, prese a baciarlo e leccarlo con dolcezza dal collo fino al petto, mentre gli sussurrava che era bello e arrapante. Con la lingua gli titillava i capezzoli e glieli succhiava, mentre con una mano gli prendeva il cazzo cominciando a masturbarlo. Non appena sentì il cazzo del suo giovane schiavo bello duro, glielo iniziò a leccare, poi glielo prese in bocca dolcemente cominciando un lento pompino.
Le sue mogli, come impazzite di gioia, gli si avvicinarono sul sofà. Il Mullah, ad un certo punto, si toglie il cazzo di bocca e inizia a farglielo assaggiare a turno alle ragazze che se lo gustano divertite come fece il loro marito: prima di lingua e poi di bocca a pompare dolcemente. Quelle non impegnate col cazzo si alternavano a baciarsi in bocca fra loro e poi baciare in bocca il Mullah che le tocca pure tette e fiche.
Dopo un po' di questo gioco a passarsi il cazzo dello schiavo, il grassone si mette a pecora, mostrando l'enorme culo peloso a Theodore e gli ordina: “Incula il tuo signore e padrone, schiavo!”. Il giovane gli si avvicina lentamente, ma prende tempo perchè non è proprio contento di farlo. Una delle ragazze se ne accorge e, come a volergli evitare pesanti conseguenze per quella che verrebbe considerata una grave disobbedienza, lo aiuta. Gli prende il cazzo in mano, glielo masturba per renderlo duro al massimo, glielo avvicina a quello schifoso buco di culo e glielo spinge dentro.
Il cazzo di Theodore affonda facilmente tra quei chiapponi pelosi, segno che questa pratica piaceva particolarmente al Mullah e chissà quante volte si è già fatto sodomizzare. Quindi, con la sollecitazione della ragazza che se lo bacia sul collo e sulla bocca, il giovane prende a fotterlo. Il grassone così, mentre viene sbattuto, mugola di piacere e si porta una mano sul suo piccolo cazzo per segarlo. Una delle altre due mogli lo vede e, nonostante l'enorme pancia, riesce a mettersi sotto in modo da sostituire la mano con la sua bocca, e comincia a spompinarlo. L'ultima rimasta sola sul sofà accanto, con un vibratore si da piacere da sola.
Passano alcuni minuti ed il Mullah, grugnendo felice come un maiale al trogolo, sborra di piacere nella bocca della ragazza. Dopo poco sborra pure Theodore tutto dentro l'ano del suo padrone. Intanto la moglie che si stava gustando lo schiavo, raggiunse l'altra sola col vibratore e alternandosi a leccare la fica l'una dell'altra, arrivano pure loro all'orgasmo.
Soddisfatti e contenti tutti, o quasi (il povero ex pilota di caccia è rassegnato!), si fece l'ora di cena. Il Mullah e le sue mogli rimisero gli abiti ufficiali, l'austera tunica nera e turbante lui, i chador bianchi le tre giovanissime mogli. Seduti a tavola nella lussuosa riccamente arredata sala da pranzo, furono serviti da una coppia di giovani inservienti arabi, maschio e femmina: lui in livrea da maggiordomo, lei da tipica cameriera.
Theodore, invece, fu costretto a stare in piedi accanto al Mullah a sopportare vederlo sbrodolarsi ed eruttare mentre sbafava una quantità di cibo inaudita. Guardarlo mettere quella mano grassa e unta di cibo sotto il gonnellino della giovanissima cameriera, tutte le volte che gli si avvicina per servirgli una portata, per toccarle il culo, le cosce e la fica, mentre ammicca con una risatina da depravato. Col giovane maggiordomo invece, tutte le volte che tocca a lui servirlo, si baciano in bocca e gli tocca il cazzo. Segno che anche loro sono suoi succubi sessuali. Tanto chi lo serve in quella casa non può raccontare nulla all'esterno, poiché è tenuto ad un rigido protocollo di riservatezza: chi osa violarlo e svelare quant'è porco e depravato il capo della comunità islamica, fa una brutta fine. Ma anche se si sa in giro della doppia personalità del Mullah Omar, che in pubblico fustiga l'immoralità del sesso senza scopo di procreazione, che manda a morire senza pietà per lapidazione omosessuali e adultere, si fa finta di nulla, nessuno osa rinfacciarglielo, perchè è un uomo potente e vendicativo.
Finta la cena, si spostarono nell'altrettanto lussuoso e riccamente arredato salone, dove il grassone, sprofondato tra grossi cuscini variopinti, s'intrattenne a fumare il narghilè, la cui canna passava di volta in volta alle sue mogli, che lo circondavano e se lo sbaciucchiavano, affinchè fumassero pure loro, mentre Theodore fu costretto a massaggiargli i piedoni nudi.
Mentre fumavano, le tre ragazze si baciavano in bocca tra di loro, si toccavano le tette, poi, vedendo lo schiavo ai piedi del marito, smisero di baciarsi e costrinsero Theodore a leccare loro i piedi. Al Mullah piacque la scena e così cominciò a segarsi il mini cazzo, mentre se la rideva grassamente.
Theodore leccava quei piedini che sembravano insaziabili, non faceva a tempo a finirne uno che subito arriva l'altro, poi ancora un altro e un altro ancora. Poi glieli mettevano in faccia, prima una ad una, poi tutte insieme, senza pietà, ridendo e divertendosi. Quando il fumo finì e furono stanche di tormentare il loro povero schiavo, passarono nella grande e ricca camera da letto per la notte. Li c'era un grande lettone rotondo pieno di cuscini, dove le tre ragazze, dopo essersi spogliate del tutto si lanciarono, cominciando a toccarsi e baciarsi. Dopo un po' il grasso marito si fece spogliare dal suo giovane schiavo e nudo le raggiunse sul letto. Le ragazze come se lo videro steso in mezzo, lo assalirono festanti a baci e leccate, ricambiate dal grassone che in più le toccava dappertutto. Una ad una, si alternavano a succhiargli il piccolo cazzo, mentre le due che rimanevano fuori, lo baciavano in bocca, lo leccavano dietro le orecchie, sul collosi, sull'enorme pancia, si facevano succhiare i capezzoli e lui, strizzando loro le tette, sua volta faceva lo stesso.
Ad un certo momento, il Mullah allontanò con gentilezza le mogli che gli stavano sopra e rivolgendosi a Theodore, costretto in piedi ad assistere all'orgia, con una laida espressione gli ordinò: “Spogliati e vieni subito qui sul letto, che ho voglia di te...muoviti cerbiatto, schiavo americano!”. Il ragazzo si spogliò nudo e si distese accanto al suo padrone, mentre le ragazze gli facevano spazio. Il Mullah eccitatissimo, prese ad accarezzarlo tutto, poi a sbaciucchiarselo, a leccarselo e mentre lo faceva gli masturbava il cazzo. Quando glielo vide bello eretto, scese sul torace e iniziò a leccargli la cappella come fosse un cono gelato. Poi lentamente se lo prese tutto in bocca fino in fondo, lentamente, ad entra ed esci. Se lo usciva di bocca e poi se lo strofinava sulla barba, e se lo rimetteva in bocca a pompare. Se lo stava proprio gustando col massimo del piacere. Intanto le mogli divertite ed eccitate, una alla volta si accovacciavano sulla faccia del ragazzo per farsi leccare le fichette.
Quando si saziò a spompinare, il Mullah si mise a pecora e ordinò al suo cerbiatto di incularlo di nuovo. Theodore, come un automa, obbedì. Gli scopò il culo a sbattere fino a che gli sborrò dentro, mentre il grassone si masturbava e le sue mogli divertite facevano il tifo.
“Adesso ti scopi le mie mogli! Tutt'e tre!...le fai godere come meritano...vediamo se ne sei in grado, visto che voi americani vi credere esseri superiori!” ordinò a Theodore il Mullah con una punta di sarcasmo, sazio e soddisfatto, steso di pancia, mentre le sue mogli lo abbracciavano e se lo baciavano già.
“Tutt'e tre in una volta non lo so se ce la faccio, mio padrone...” rispose preoccupato il ragazzo
“Sarà bene per te, invece, che tu t'impegni per farcela...altrimenti lo dovrò prendere come una disobbedienza ai miei ordini e allora assaggerai la frusta...” ribatté in tono minaccioso il grassone che intanto si girava appoggiandosi con la schiena alla testata del letto, per poi aggiungere: “...ti darò tempo tutta la notte, fino a domattina all'alba per portare a termine quanto ti ho ordinato!...ah – aggiunse ancora – me le dovrai mettere pure incinta, tutt'e tre! Per poi testimoniare che le ho messe incinta io!...chiaro, schiavo!?”
Theodore annuì impaurito, mentre le tre ragazze ridendo lo presero letteralmente d'assalto sbattendolo sul letto. A turno, e delle volte in due, se lo lavorarono ben bene, ciucciandogli il cazzo, leccandogli le zone erogene, mettendogli la fica in faccia e anche i piedini. Essendo molto giovane, Theodore in brevissimo tempo tornò duro ed eccitato, per altro le ragazze erano notevolmente belle e calde, per cui a turno si fecero scopare cavalcandolo a smorza candela. Ma riuscì a soddisfarne solo due. Stremato, il giovane, supplicò il suo padrone di dargli tregua per la notte, in modo da riprendersi e soddisfare nelle mattinate pure l'ultima moglie. Il Mullah ebbe un minimo di pietà, però lo fece stendere per dormire alla fine del letto, in modo tale gli mise le piante dei piedi in faccia e quelle delle sue mogli sul resto del corpo.
All'alba la moglie non soddisfatta, svegliandosi lo vide addormentato coi piedoni grassi del marito in faccia. Gli avvicinò lentamente un piedino al cazzo e glielo cominciò ad accarezzare fino a che lo vide riprendere vita. Quindi gli si avvicinò con lentezza e lo svegliò iniziando a praticargli un pompino. A cazzo definitivamente duro, gli salì a cavallo e si fece scopare fino a farsi sborrare dentro.
Il raggiunto orgasmo della ragazza fece risvegliare le altre due ragazze, ma soprattutto il Mullah che così poté costatare che Theodore aveva obbedito pienamente alla prima parte del suo ordine. La seconda parte prevedeva che le sue mogli restassero incinta.
Poichè alle ragazze, Theodore piaceva tantissimo (giovanissimo,biondo, occhi azzurri, fisico atletico e prestanza sessuale), per essere sicure di rimanere tutte incinta ed evitargli così le terribili punizioni che spettano agli schiavi disobbedienti (per altro sapevano quanto il loro marito fosse particolarmente sadico coi suoi sottomessi), nei giorni subito successivi, si fecero ulteriormente scopare di nascosto del Mullah. Quando ci fu la conferma che erano tutt'e tre gravide, il Mullah Omar ne rivendicò subito in pubblico la paternità, per mettere a tacere chi osava mettere in giro voci circa la sua incapacità a scopare per via del suo minicazzo e per la sua omosessualità passiva, in privato fece i complimenti a Theodore, però subito, con un sorriso mefitico e accarezzandogli il cazzo, aggiunse che il suo inferno da schiavo cerbiatto era solo iniziato!
FINE
sottomesso1966@gmail.com
Il ragazzo così fu introdotto in una grande sala da bagno, sfarzosamente arredata in stile arabo, con sofà e cuscini di raso, con luci soffuse e profumi d'incenso. Li fu accolto in maniera festosa delle tre mogli, mezze nude, che lo portarono dal marito. Il Mullah Omar era immerso dentro una grande vasca da bagno, completamente nudo, senza turbante che ne copriva la calvizie, rilassato, occhi chiusi.
Come si accorse di avere Theodore accanto, aprì un solo occhio, gli sorrise e gli ordinò secco: “Lavami schiavo!”. Le ragazze risero mentre porgevano una spugna insaponata al ragazzo ed il Mullah si metteva in posizione per farsi lavare la schiena.
“Si padrone...” rispose timidamente il giovane che iniziò a frizionare la schiena pelosa del grassone.
Dopo avergliela insaponata e poi sciacquata, il Mullah, poggiando di di nuovo la schiena sullo schienale della vasca, ordinò ancora: “Lavami i piedi adesso! Schiavo americano!” ed uscì uno dei grassi polpacci dall'acqua poggiandolo sul bordo col piede a mezz'aria. Il ragazzo stava per usare la spugna, ma il Mullah, bloccandolo, gli ordina perentorio. “I piedi del tuo signore e padrone prima vanno baciati, schiavo americano!!” .
Le mogli scoppiarono in una fragorosa risata, mentre Theodore obbediva all'ordine. Stessa cosa fu costretto a fare con l'altro piede.
Quando ne fu soddisfatto, con un'espressione beffarda fece un cenno come d'intesa alle sue mogli, così una di loro ordinò al ragazzo: “Prendi l'accappatoio che il padrone vuole uscire. Sbrigati!”
Quindi mentre Theodore prendeva l'accappatoio, Il Mullah si alzò in piedi dentro la vasca. Come il giovane si avvicinò per farglielo indossare, si bloccò come esterrefatto. L'uomo era proprio un obeso, peloso quasi come un gorilla e lo guardava con l'espressione laida da tipico depravato, insomma faceva proprio senso! Le ragazze assieme al marito, vista la reazione del loro schiavo, scoppiarono a ridere.
“E allora che stai aspettando!!?? Mi vuoi far morire di freddo!?” lo sferzò il Mullah, tornando serio. Così il ragazzo con tutta fretta glielo fece indossare mentre il grassone usciva del tutto dalla vasca. Poi si sedette su uno dei sofà della sala da da bagno, raggiunto dalle sue consorti, e si fece asciugare polpacci e piedi.
Theodore in ginocchio mentre asciugava, con la coda dell'occhio notò qualcosa di strano nell'inguine, sotto l'enorme pancia. Il grassone aveva un cazzo piccolissimo che si notava solo perchè ce lo aveva eretto, eccitato dal fatto che aveva il ragazzo suo schiavo, altrimenti con la folta peluria sarebbe sembrato inesistente.
Una volta finito, il Mullah si fece togliere l'accappatoio da una delle mogli, un'altra gli fece indossare una camicia da notte femminile, semitrasparente, rosa e merlettata e la terza gli truccò il viso come fosse una donna. Quindi così conciato, il grassone, si alzò e prese ad atteggiarsi a donna, sculettando e facendo la vocina femminile con le mogli che divertite lo assecondavano trattandolo come fosse una di loro. Dopo un po' di questo gioco, il Mullah si voltò verso Theodore ancora in ginocchio, lo guardò con libidine e si tornò a sedere. Lo fece alzare in piedi, in modo da averlo dritto davanti tra le gambe, lo fece spogliare nudo e, mentre le ragazze ridevano, prese a baciarlo e leccarlo con dolcezza dal collo fino al petto, mentre gli sussurrava che era bello e arrapante. Con la lingua gli titillava i capezzoli e glieli succhiava, mentre con una mano gli prendeva il cazzo cominciando a masturbarlo. Non appena sentì il cazzo del suo giovane schiavo bello duro, glielo iniziò a leccare, poi glielo prese in bocca dolcemente cominciando un lento pompino.
Le sue mogli, come impazzite di gioia, gli si avvicinarono sul sofà. Il Mullah, ad un certo punto, si toglie il cazzo di bocca e inizia a farglielo assaggiare a turno alle ragazze che se lo gustano divertite come fece il loro marito: prima di lingua e poi di bocca a pompare dolcemente. Quelle non impegnate col cazzo si alternavano a baciarsi in bocca fra loro e poi baciare in bocca il Mullah che le tocca pure tette e fiche.
Dopo un po' di questo gioco a passarsi il cazzo dello schiavo, il grassone si mette a pecora, mostrando l'enorme culo peloso a Theodore e gli ordina: “Incula il tuo signore e padrone, schiavo!”. Il giovane gli si avvicina lentamente, ma prende tempo perchè non è proprio contento di farlo. Una delle ragazze se ne accorge e, come a volergli evitare pesanti conseguenze per quella che verrebbe considerata una grave disobbedienza, lo aiuta. Gli prende il cazzo in mano, glielo masturba per renderlo duro al massimo, glielo avvicina a quello schifoso buco di culo e glielo spinge dentro.
Il cazzo di Theodore affonda facilmente tra quei chiapponi pelosi, segno che questa pratica piaceva particolarmente al Mullah e chissà quante volte si è già fatto sodomizzare. Quindi, con la sollecitazione della ragazza che se lo bacia sul collo e sulla bocca, il giovane prende a fotterlo. Il grassone così, mentre viene sbattuto, mugola di piacere e si porta una mano sul suo piccolo cazzo per segarlo. Una delle altre due mogli lo vede e, nonostante l'enorme pancia, riesce a mettersi sotto in modo da sostituire la mano con la sua bocca, e comincia a spompinarlo. L'ultima rimasta sola sul sofà accanto, con un vibratore si da piacere da sola.
Passano alcuni minuti ed il Mullah, grugnendo felice come un maiale al trogolo, sborra di piacere nella bocca della ragazza. Dopo poco sborra pure Theodore tutto dentro l'ano del suo padrone. Intanto la moglie che si stava gustando lo schiavo, raggiunse l'altra sola col vibratore e alternandosi a leccare la fica l'una dell'altra, arrivano pure loro all'orgasmo.
Soddisfatti e contenti tutti, o quasi (il povero ex pilota di caccia è rassegnato!), si fece l'ora di cena. Il Mullah e le sue mogli rimisero gli abiti ufficiali, l'austera tunica nera e turbante lui, i chador bianchi le tre giovanissime mogli. Seduti a tavola nella lussuosa riccamente arredata sala da pranzo, furono serviti da una coppia di giovani inservienti arabi, maschio e femmina: lui in livrea da maggiordomo, lei da tipica cameriera.
Theodore, invece, fu costretto a stare in piedi accanto al Mullah a sopportare vederlo sbrodolarsi ed eruttare mentre sbafava una quantità di cibo inaudita. Guardarlo mettere quella mano grassa e unta di cibo sotto il gonnellino della giovanissima cameriera, tutte le volte che gli si avvicina per servirgli una portata, per toccarle il culo, le cosce e la fica, mentre ammicca con una risatina da depravato. Col giovane maggiordomo invece, tutte le volte che tocca a lui servirlo, si baciano in bocca e gli tocca il cazzo. Segno che anche loro sono suoi succubi sessuali. Tanto chi lo serve in quella casa non può raccontare nulla all'esterno, poiché è tenuto ad un rigido protocollo di riservatezza: chi osa violarlo e svelare quant'è porco e depravato il capo della comunità islamica, fa una brutta fine. Ma anche se si sa in giro della doppia personalità del Mullah Omar, che in pubblico fustiga l'immoralità del sesso senza scopo di procreazione, che manda a morire senza pietà per lapidazione omosessuali e adultere, si fa finta di nulla, nessuno osa rinfacciarglielo, perchè è un uomo potente e vendicativo.
Finta la cena, si spostarono nell'altrettanto lussuoso e riccamente arredato salone, dove il grassone, sprofondato tra grossi cuscini variopinti, s'intrattenne a fumare il narghilè, la cui canna passava di volta in volta alle sue mogli, che lo circondavano e se lo sbaciucchiavano, affinchè fumassero pure loro, mentre Theodore fu costretto a massaggiargli i piedoni nudi.
Mentre fumavano, le tre ragazze si baciavano in bocca tra di loro, si toccavano le tette, poi, vedendo lo schiavo ai piedi del marito, smisero di baciarsi e costrinsero Theodore a leccare loro i piedi. Al Mullah piacque la scena e così cominciò a segarsi il mini cazzo, mentre se la rideva grassamente.
Theodore leccava quei piedini che sembravano insaziabili, non faceva a tempo a finirne uno che subito arriva l'altro, poi ancora un altro e un altro ancora. Poi glieli mettevano in faccia, prima una ad una, poi tutte insieme, senza pietà, ridendo e divertendosi. Quando il fumo finì e furono stanche di tormentare il loro povero schiavo, passarono nella grande e ricca camera da letto per la notte. Li c'era un grande lettone rotondo pieno di cuscini, dove le tre ragazze, dopo essersi spogliate del tutto si lanciarono, cominciando a toccarsi e baciarsi. Dopo un po' il grasso marito si fece spogliare dal suo giovane schiavo e nudo le raggiunse sul letto. Le ragazze come se lo videro steso in mezzo, lo assalirono festanti a baci e leccate, ricambiate dal grassone che in più le toccava dappertutto. Una ad una, si alternavano a succhiargli il piccolo cazzo, mentre le due che rimanevano fuori, lo baciavano in bocca, lo leccavano dietro le orecchie, sul collosi, sull'enorme pancia, si facevano succhiare i capezzoli e lui, strizzando loro le tette, sua volta faceva lo stesso.
Ad un certo momento, il Mullah allontanò con gentilezza le mogli che gli stavano sopra e rivolgendosi a Theodore, costretto in piedi ad assistere all'orgia, con una laida espressione gli ordinò: “Spogliati e vieni subito qui sul letto, che ho voglia di te...muoviti cerbiatto, schiavo americano!”. Il ragazzo si spogliò nudo e si distese accanto al suo padrone, mentre le ragazze gli facevano spazio. Il Mullah eccitatissimo, prese ad accarezzarlo tutto, poi a sbaciucchiarselo, a leccarselo e mentre lo faceva gli masturbava il cazzo. Quando glielo vide bello eretto, scese sul torace e iniziò a leccargli la cappella come fosse un cono gelato. Poi lentamente se lo prese tutto in bocca fino in fondo, lentamente, ad entra ed esci. Se lo usciva di bocca e poi se lo strofinava sulla barba, e se lo rimetteva in bocca a pompare. Se lo stava proprio gustando col massimo del piacere. Intanto le mogli divertite ed eccitate, una alla volta si accovacciavano sulla faccia del ragazzo per farsi leccare le fichette.
Quando si saziò a spompinare, il Mullah si mise a pecora e ordinò al suo cerbiatto di incularlo di nuovo. Theodore, come un automa, obbedì. Gli scopò il culo a sbattere fino a che gli sborrò dentro, mentre il grassone si masturbava e le sue mogli divertite facevano il tifo.
“Adesso ti scopi le mie mogli! Tutt'e tre!...le fai godere come meritano...vediamo se ne sei in grado, visto che voi americani vi credere esseri superiori!” ordinò a Theodore il Mullah con una punta di sarcasmo, sazio e soddisfatto, steso di pancia, mentre le sue mogli lo abbracciavano e se lo baciavano già.
“Tutt'e tre in una volta non lo so se ce la faccio, mio padrone...” rispose preoccupato il ragazzo
“Sarà bene per te, invece, che tu t'impegni per farcela...altrimenti lo dovrò prendere come una disobbedienza ai miei ordini e allora assaggerai la frusta...” ribatté in tono minaccioso il grassone che intanto si girava appoggiandosi con la schiena alla testata del letto, per poi aggiungere: “...ti darò tempo tutta la notte, fino a domattina all'alba per portare a termine quanto ti ho ordinato!...ah – aggiunse ancora – me le dovrai mettere pure incinta, tutt'e tre! Per poi testimoniare che le ho messe incinta io!...chiaro, schiavo!?”
Theodore annuì impaurito, mentre le tre ragazze ridendo lo presero letteralmente d'assalto sbattendolo sul letto. A turno, e delle volte in due, se lo lavorarono ben bene, ciucciandogli il cazzo, leccandogli le zone erogene, mettendogli la fica in faccia e anche i piedini. Essendo molto giovane, Theodore in brevissimo tempo tornò duro ed eccitato, per altro le ragazze erano notevolmente belle e calde, per cui a turno si fecero scopare cavalcandolo a smorza candela. Ma riuscì a soddisfarne solo due. Stremato, il giovane, supplicò il suo padrone di dargli tregua per la notte, in modo da riprendersi e soddisfare nelle mattinate pure l'ultima moglie. Il Mullah ebbe un minimo di pietà, però lo fece stendere per dormire alla fine del letto, in modo tale gli mise le piante dei piedi in faccia e quelle delle sue mogli sul resto del corpo.
All'alba la moglie non soddisfatta, svegliandosi lo vide addormentato coi piedoni grassi del marito in faccia. Gli avvicinò lentamente un piedino al cazzo e glielo cominciò ad accarezzare fino a che lo vide riprendere vita. Quindi gli si avvicinò con lentezza e lo svegliò iniziando a praticargli un pompino. A cazzo definitivamente duro, gli salì a cavallo e si fece scopare fino a farsi sborrare dentro.
Il raggiunto orgasmo della ragazza fece risvegliare le altre due ragazze, ma soprattutto il Mullah che così poté costatare che Theodore aveva obbedito pienamente alla prima parte del suo ordine. La seconda parte prevedeva che le sue mogli restassero incinta.
Poichè alle ragazze, Theodore piaceva tantissimo (giovanissimo,biondo, occhi azzurri, fisico atletico e prestanza sessuale), per essere sicure di rimanere tutte incinta ed evitargli così le terribili punizioni che spettano agli schiavi disobbedienti (per altro sapevano quanto il loro marito fosse particolarmente sadico coi suoi sottomessi), nei giorni subito successivi, si fecero ulteriormente scopare di nascosto del Mullah. Quando ci fu la conferma che erano tutt'e tre gravide, il Mullah Omar ne rivendicò subito in pubblico la paternità, per mettere a tacere chi osava mettere in giro voci circa la sua incapacità a scopare per via del suo minicazzo e per la sua omosessualità passiva, in privato fece i complimenti a Theodore, però subito, con un sorriso mefitico e accarezzandogli il cazzo, aggiunse che il suo inferno da schiavo cerbiatto era solo iniziato!
FINE
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