Feticista...del cazzo!
di
Ottobre Rosso 66
genere
bisex
Fu quando conobbi conobbi Silvana, che compresi definitivamente il mio orientamento sessuale. Fino a quel momento mi definivo solo un etero con tendenza alla sottomissione ad alla adorazione del piede femminile. Poi quando iniziai ad uscire con Silvana - una rossa bella formosa che mi fulminò anche per i suoi piedi curatissimi e odorosissimi di cui mi facevo scorpacciate incredibili perchè amava giocarci - successe che iniziando a frequentare pure casa sua, conobbi Mirko, il fratello minore.
Grazie lui capii che mi piacevano anche i ragazzi. Ma non tanto da starci assieme come con le ragazze (la sola idea di baciare in bocca un uomo, camminarci mano nella mano, mi fa senso), ma più che altro per il cazzo. Si, mi accorsi che mi piaceva il cazzo duro e voglioso. Mi piaceva esserci umiliato alla stessa maniera di come le ragazze facevano coi piedi. Insomma mi accorsi di essere un feticista del pisello e dunque un bisex. Ma veniamo ai fatti.
Da qualche tempo tutte le volte che andavo al bagno in casa di Silvana, mi sentivo spiato. Purtroppo, ma forse anche fortunatamente visto la piega che poi prenderà la storia, pensando forse di essere a casa mia, ho sempre avuto l'abitudine di non chiudere mai la porta completamente, ma di lasciare una fessura. Un'altra mia abitudine è quella di non pisciare mai all'impiedi, ma di sedermi sul water, dove una volta finita la minzione mi piace trattenermi qualche minuto a lisciarmi il cazzo, pensando ai piedi non solo della mia Silvana, che posso avere quando voglio, ma anche a quelli della madre, che invece posso solo guardare.
Fu così che un pomeriggio d'estate, mentre seduto sulla tazza mi accarezzavo il cazzo duro immaginandomi con la faccia sotto i bei piedi della signora Rosa (nonostante mi fossi appena fatto l'ennesima scorpacciata di piedi della figlia Silvana ed essere venuto due volte! Ma a quel tempo non mi bastava mai, stavo sempre in erezione, in particolar modo in quella casa!), avendo sempre quella sensazione di essere spiato, alzai di scatto lo sguardo verso la fessura ed ebbi la conferma che ero spiato. Era Mirko che, di scatto, come si vide scoperto, scappò via nella sua stanza.
Così uscito dal bagno lo andai a trovare in camera sua. Mirko era steso sul letto facendo chiaramente finta di leggere un libro. Quindi in tono scherzoso gli dissi: “Mirko, guarda che ti ho visto...e non credo sia la prima volta, vero?”.
Il ragazzo rise schermandosi con il libro, ma non si scompose da quella posizione. Così, sempre canzonandolo, la buttai lì. Gli chiesi se per caso fosse interessato alle dimensioni del mio cazzo.
A quel punto smise con la pantomima del libro, si sedette sul bordo del letto e mi rispose di si, ma seriamente. Rimasi per un attimo di sasso, ma un istante dopo, non so spiegare perchè, questa risposta secca, senza sotterfugi, e l'aria che si venne a creare fra noi due in quella stanza, con lui seminudo, piedi nudi, grassottello, in canottiera e mutandine, seduto sul letto che mi fissava come in tono di sfida, mi eccitò parecchio.
Così mi venne spontaneo chiedergli se me lo volesse vedere di nuovo e da più vicino. Acconsentì senza tentennamenti. E allora glielo feci vedere. Poi mentre me lo guardava, gli chiesi se voleva toccarmelo. “Certo che si!” mi rispose a tono di comando. Mi venne durissimo!
Quindi me lo afferrò deciso e prese a segarmelo lentamente, mentre mi fissava negli occhi col ghigno soddisfatto di chi ha realizzato un suo desiderio. Mamma mia, ricordo la goduria immensa ed inaspettata che provai a quella sega lenta lenta, che improvvisamente diventava veloce per poi tornare lenta e poi di nuovo veloce, e lui mezzo nudo seduto sul letto che, si vedeva, se la gustava soddisfatto. Dopo un po, mi fu inevitabile sborrare e lo feci in enorme quantità sulla sua canotta, mentre se la rideva contento ed io che mi stupivo per l'orgasmo enorme che provai come se la sega me l'avesse fatta una ragazza.
Mentre mi riprendevo, Mirko si sfilò la canotta imbrattata di sperma e rimase solo in mutande. A petto nudo, senza peli, grassoccio com'era, notai che aveva un seno pronunciato quasi come una femmina. Ma soprattutto mi accorsi che dalle mutande si notava una protuberanza impressionante. Era eccitato. Ma ero di nuovo eccitato anch'io. Così mi venne spontaneo chiedergli se voleva che gli facessi la stessa cosa che aveva fatto a me.
Lui inizialmente titubò. Non aveva più quella sfrontatezza di quando voleva lui il mio cazzo. Come se avesse paura. Io, eccitato da quell'enorme escrescenza sulle mutande che sembrava quasi strappargliele, che mi faceva lo stesso irresistibile effetto di un bel piede femminile calzato ad entra ed esci in una ballerina, con molto tatto cercai di convincerlo e ci riuscii. Fu così che si tranquillizzò e mi rivelò il motivo di tanta titubanza, si vergognava perchè non era mai stato con nessuno, che per tanto aveva paura di non essere all'altezza. Mi confessò pure che si segava pensando a me e che invidiava sua sorella.
A quel punto lo rassicurai ulteriormente dicendogli che ci avrei pensato io a fargli passare pudore e paure. Quindi lo feci distendere sul letto, per farlo ulteriormente rilassare gli massaggiai le piante dei piedi, con lo stesso metodo da riflessologia che usavo con sua sorella (anche se a me i piedi dei maschi mi fanno schifo, ma i suoi, non so perchè, in quel contesto li trovai desiderabili), poi entrambe le gambe e le cosce. Arrivato all'inguine, gli massaggiai lentamente l'enorme protuberanza delle mutande (era durissima!), poi gliele abbassai e venne fuori un cazzo così grosso e duro da non credere. Più del mio che ero più grande di lui. Mi eccitai ulteriormente, con la stessa intensità di come mi eccitavo davanti la figa e i piedini della mia ragazza sua sorella.
Glielo presi in mano, era durissimo come il marmo e veramente grosso. Iniziai a segarlo lentamente, in modo che dolcemente gli sgusciai la cappella ancora chiusa dal prepuzio. Mirko, chiuse gli occhi e iniziò a gemere di piacere. Quando gliela sgusciai totalmente, fu incredibile quello che mi successe: dopo averlo segato un pò,mi venne spontaneo prima baciargliela in punta, poi leccargliela tutta con passione ed infine di prendergli in bocca piano piano tutto il cazzo, per partire con un pompino a crescere, in maniera così naturale come se ne avessi fatti chissà quanti, mentre per me era la prima volta e mai mi sarei sognato di farne uno.
Dopo qualche minuto che pompavo e leccavo, sentii prima i suoi gemiti aumentare per la goduria e subito dopo poi avvertii in bocca un paio di schizzi potenti di sborra calda che mi arrivarono in gola, ed altra sborra a riempirmela tutta. Fu così che lo sverginai bene bene. Pochi secondi da quell'orgasmo, mentre mi pulivo la bocca, velocemente gli tornò subito duro. Io impazzito di piacere, come se avessi leccato e preso in faccia i piedi non solo di Silvana ma pure della signora Rosa, non resistetti e gliene feci un altro, procurandogli un'altra sborrata devastante.
Quel pomeriggio sancì la mia (bellissima e dolce) condanna! Infatti a Mirko piacque così tanto che da quel momento in poi non mi lasciò più in pace. Ma la cosa più incredibile per me, fin'ora convinto etero, è l'aver scoperto che godevo da impazzire pure con lui, visto che in breve divenni letteralmente il suo schiavo sessuale. Ogni giorno era per me un'estasi dalla goduria: umiliato dai piedi di Silvana e dal cazzo di Mirko. Ci fosse stata anche la possibilità di essere lo zerbino pure della loro madre, sarei stato nel paradiso terrestre.
Così nei momenti della giornata in cui Silvana e sua madre, scendendo per lavoro (gestivano un negozio di abbigliamento e calzature sotto casa), ci lasciavano soli in casa, il mio nuovo padrone mi saltava letteralmente addosso. Ma non per avere il mio cazzo (si, me lo masturbava e me lo succhiava di tanto in tanto), ma per darmi il suo, arrivando a prendermi con la forza per mettermelo in bocca.
Mi prendeva per i capelli, mi faceva piazzare tra le sue cosce grassocce, me lo schiaffava con sadismo in bocca ed io glielo dovevo leccare e succhiare in base alle sue disposizioni. Era lui a dirmi quando dovevo usare solo lingua e quando pure la bocca. Se andare lento e quando aumentare la velocità di pompa. Se non ubbidivo, ceffoni e tirate di capelli!
Presto però diventò troppo possessivo e geloso. Non c'era giorno o momento in cui non faceva altro che ripetermi in continuazione che ero sua proprietà, che dovevo stare a sua totale disposizione. Mi cercava in continuazione. Non mi lasciava in pace neppure a casa mia. Un giorno, infatti, rilassato seduto nel giardino di casa mia, me lo vidi spuntare davanti la ringhiera che guardava attraverso il rampicante per vedere dove fossi. Come lo notai, non avendo voglia, poiché avevo appena fatto sesso con sua sorella poco prima e credendo che non mi avesse visto, mi andai a nascondere dietro un folto cespuglio sperando che non mi avesse visto. E invece quando mi convinsi che se ne fosse andato, uscendo lentamente dal mio nascondiglio, me lo trovai davanti con un sorriso beffardo e con una mano che si grattava la patta gonfia per l'eccitazione.
“Ma che fai, ti nascondi?” mi disse sarcastico, aggiungendo poi: “Pensavi che non ti avessi visto? Ma soprattutto pensi di sfuggire al tuo destino di mio schiavetto succhia cazzo?”.
Non ebbi il tempo di giustificarmi, che mi prese per un orecchio e mi trascinò nella veranda lavanderia del mio giardino. Chiuse la porta a chiave. Uscì il suo cazzone duro e tesissimo, e me lo schiaffò in bocca senza pietà tenendomi la testa per i capelli e mentre ci dava sotto di bacino, come stesse scopando, mi ripeteva come rabbioso: “Il tuo destino è stare col mio cazzo in bocca! Puoi nasconderti dove vuoi, ti trovo lo stesso e ti sfondo la bocca come e quando voglio io!” .
Dopo poco, mi sborrò copiosamente dentro la bocca, lo uscì per strofinarmelo in faccia, come a pulirsi la cappella, e dopo qualche istante, tenendomi ancora forte per i capelli, me lo rimise in bocca riprendendo a pompare per poi ancora sborrarmi copiosamente dentro e poi, come non si saziasse mai, una terza volta. Quando fu del tutto sazio, dopo essersi asciugato il cazzo sulla mia faccia più volte, mi diede un ceffone che mi fece cadere a terra e mi minacciò ancora: “Non osare più nasconderti quando ti cerco o avrò ancora meno pietà di oggi...capito schiavo!?” . Annuii con la testa e se ne andò. Rimasi seduto a terra, avevo il cazzo durissimo e voglioso che mi dovetti masturbare pensando a come mi aveva trattato Mirko.
Quella però fu l'ultima volta, in quanto per il suo atteggiamento così possessivo fu inevitabile che Silvana venisse a scoprire tutto. Altrettanto inevitabile fu la lite e conseguentemente la rottura del nostro rapporto. E solo le minacce della loro madre di rivolgersi alla polizia, evitò che Mirko continuasse cercarmi ancora.
Io ci restai molto male, avrei voluto che invece la storia continuasse. Avrei voluto ancora essere cercato ed abusato come quell'ultima volta. Fu una scoperta bellissima il piacere che provavo ad essere lo schiavo sessuale di Mirko, oltre che il leccapiedi di Silvana. Si dice che la nostra natura ci viene imposta alla nascita, non possiamo sceglierla. Per questo ci può riservare sorprese inaspettate e bellissime. L'unica cosa su cui abbiamo facoltà di scelta è se reprimerla o, come ho fatto io, accettarla per vivercela godendo alla grande.
Per commenti in privato sottomesso1966@gmail.com
Grazie lui capii che mi piacevano anche i ragazzi. Ma non tanto da starci assieme come con le ragazze (la sola idea di baciare in bocca un uomo, camminarci mano nella mano, mi fa senso), ma più che altro per il cazzo. Si, mi accorsi che mi piaceva il cazzo duro e voglioso. Mi piaceva esserci umiliato alla stessa maniera di come le ragazze facevano coi piedi. Insomma mi accorsi di essere un feticista del pisello e dunque un bisex. Ma veniamo ai fatti.
Da qualche tempo tutte le volte che andavo al bagno in casa di Silvana, mi sentivo spiato. Purtroppo, ma forse anche fortunatamente visto la piega che poi prenderà la storia, pensando forse di essere a casa mia, ho sempre avuto l'abitudine di non chiudere mai la porta completamente, ma di lasciare una fessura. Un'altra mia abitudine è quella di non pisciare mai all'impiedi, ma di sedermi sul water, dove una volta finita la minzione mi piace trattenermi qualche minuto a lisciarmi il cazzo, pensando ai piedi non solo della mia Silvana, che posso avere quando voglio, ma anche a quelli della madre, che invece posso solo guardare.
Fu così che un pomeriggio d'estate, mentre seduto sulla tazza mi accarezzavo il cazzo duro immaginandomi con la faccia sotto i bei piedi della signora Rosa (nonostante mi fossi appena fatto l'ennesima scorpacciata di piedi della figlia Silvana ed essere venuto due volte! Ma a quel tempo non mi bastava mai, stavo sempre in erezione, in particolar modo in quella casa!), avendo sempre quella sensazione di essere spiato, alzai di scatto lo sguardo verso la fessura ed ebbi la conferma che ero spiato. Era Mirko che, di scatto, come si vide scoperto, scappò via nella sua stanza.
Così uscito dal bagno lo andai a trovare in camera sua. Mirko era steso sul letto facendo chiaramente finta di leggere un libro. Quindi in tono scherzoso gli dissi: “Mirko, guarda che ti ho visto...e non credo sia la prima volta, vero?”.
Il ragazzo rise schermandosi con il libro, ma non si scompose da quella posizione. Così, sempre canzonandolo, la buttai lì. Gli chiesi se per caso fosse interessato alle dimensioni del mio cazzo.
A quel punto smise con la pantomima del libro, si sedette sul bordo del letto e mi rispose di si, ma seriamente. Rimasi per un attimo di sasso, ma un istante dopo, non so spiegare perchè, questa risposta secca, senza sotterfugi, e l'aria che si venne a creare fra noi due in quella stanza, con lui seminudo, piedi nudi, grassottello, in canottiera e mutandine, seduto sul letto che mi fissava come in tono di sfida, mi eccitò parecchio.
Così mi venne spontaneo chiedergli se me lo volesse vedere di nuovo e da più vicino. Acconsentì senza tentennamenti. E allora glielo feci vedere. Poi mentre me lo guardava, gli chiesi se voleva toccarmelo. “Certo che si!” mi rispose a tono di comando. Mi venne durissimo!
Quindi me lo afferrò deciso e prese a segarmelo lentamente, mentre mi fissava negli occhi col ghigno soddisfatto di chi ha realizzato un suo desiderio. Mamma mia, ricordo la goduria immensa ed inaspettata che provai a quella sega lenta lenta, che improvvisamente diventava veloce per poi tornare lenta e poi di nuovo veloce, e lui mezzo nudo seduto sul letto che, si vedeva, se la gustava soddisfatto. Dopo un po, mi fu inevitabile sborrare e lo feci in enorme quantità sulla sua canotta, mentre se la rideva contento ed io che mi stupivo per l'orgasmo enorme che provai come se la sega me l'avesse fatta una ragazza.
Mentre mi riprendevo, Mirko si sfilò la canotta imbrattata di sperma e rimase solo in mutande. A petto nudo, senza peli, grassoccio com'era, notai che aveva un seno pronunciato quasi come una femmina. Ma soprattutto mi accorsi che dalle mutande si notava una protuberanza impressionante. Era eccitato. Ma ero di nuovo eccitato anch'io. Così mi venne spontaneo chiedergli se voleva che gli facessi la stessa cosa che aveva fatto a me.
Lui inizialmente titubò. Non aveva più quella sfrontatezza di quando voleva lui il mio cazzo. Come se avesse paura. Io, eccitato da quell'enorme escrescenza sulle mutande che sembrava quasi strappargliele, che mi faceva lo stesso irresistibile effetto di un bel piede femminile calzato ad entra ed esci in una ballerina, con molto tatto cercai di convincerlo e ci riuscii. Fu così che si tranquillizzò e mi rivelò il motivo di tanta titubanza, si vergognava perchè non era mai stato con nessuno, che per tanto aveva paura di non essere all'altezza. Mi confessò pure che si segava pensando a me e che invidiava sua sorella.
A quel punto lo rassicurai ulteriormente dicendogli che ci avrei pensato io a fargli passare pudore e paure. Quindi lo feci distendere sul letto, per farlo ulteriormente rilassare gli massaggiai le piante dei piedi, con lo stesso metodo da riflessologia che usavo con sua sorella (anche se a me i piedi dei maschi mi fanno schifo, ma i suoi, non so perchè, in quel contesto li trovai desiderabili), poi entrambe le gambe e le cosce. Arrivato all'inguine, gli massaggiai lentamente l'enorme protuberanza delle mutande (era durissima!), poi gliele abbassai e venne fuori un cazzo così grosso e duro da non credere. Più del mio che ero più grande di lui. Mi eccitai ulteriormente, con la stessa intensità di come mi eccitavo davanti la figa e i piedini della mia ragazza sua sorella.
Glielo presi in mano, era durissimo come il marmo e veramente grosso. Iniziai a segarlo lentamente, in modo che dolcemente gli sgusciai la cappella ancora chiusa dal prepuzio. Mirko, chiuse gli occhi e iniziò a gemere di piacere. Quando gliela sgusciai totalmente, fu incredibile quello che mi successe: dopo averlo segato un pò,mi venne spontaneo prima baciargliela in punta, poi leccargliela tutta con passione ed infine di prendergli in bocca piano piano tutto il cazzo, per partire con un pompino a crescere, in maniera così naturale come se ne avessi fatti chissà quanti, mentre per me era la prima volta e mai mi sarei sognato di farne uno.
Dopo qualche minuto che pompavo e leccavo, sentii prima i suoi gemiti aumentare per la goduria e subito dopo poi avvertii in bocca un paio di schizzi potenti di sborra calda che mi arrivarono in gola, ed altra sborra a riempirmela tutta. Fu così che lo sverginai bene bene. Pochi secondi da quell'orgasmo, mentre mi pulivo la bocca, velocemente gli tornò subito duro. Io impazzito di piacere, come se avessi leccato e preso in faccia i piedi non solo di Silvana ma pure della signora Rosa, non resistetti e gliene feci un altro, procurandogli un'altra sborrata devastante.
Quel pomeriggio sancì la mia (bellissima e dolce) condanna! Infatti a Mirko piacque così tanto che da quel momento in poi non mi lasciò più in pace. Ma la cosa più incredibile per me, fin'ora convinto etero, è l'aver scoperto che godevo da impazzire pure con lui, visto che in breve divenni letteralmente il suo schiavo sessuale. Ogni giorno era per me un'estasi dalla goduria: umiliato dai piedi di Silvana e dal cazzo di Mirko. Ci fosse stata anche la possibilità di essere lo zerbino pure della loro madre, sarei stato nel paradiso terrestre.
Così nei momenti della giornata in cui Silvana e sua madre, scendendo per lavoro (gestivano un negozio di abbigliamento e calzature sotto casa), ci lasciavano soli in casa, il mio nuovo padrone mi saltava letteralmente addosso. Ma non per avere il mio cazzo (si, me lo masturbava e me lo succhiava di tanto in tanto), ma per darmi il suo, arrivando a prendermi con la forza per mettermelo in bocca.
Mi prendeva per i capelli, mi faceva piazzare tra le sue cosce grassocce, me lo schiaffava con sadismo in bocca ed io glielo dovevo leccare e succhiare in base alle sue disposizioni. Era lui a dirmi quando dovevo usare solo lingua e quando pure la bocca. Se andare lento e quando aumentare la velocità di pompa. Se non ubbidivo, ceffoni e tirate di capelli!
Presto però diventò troppo possessivo e geloso. Non c'era giorno o momento in cui non faceva altro che ripetermi in continuazione che ero sua proprietà, che dovevo stare a sua totale disposizione. Mi cercava in continuazione. Non mi lasciava in pace neppure a casa mia. Un giorno, infatti, rilassato seduto nel giardino di casa mia, me lo vidi spuntare davanti la ringhiera che guardava attraverso il rampicante per vedere dove fossi. Come lo notai, non avendo voglia, poiché avevo appena fatto sesso con sua sorella poco prima e credendo che non mi avesse visto, mi andai a nascondere dietro un folto cespuglio sperando che non mi avesse visto. E invece quando mi convinsi che se ne fosse andato, uscendo lentamente dal mio nascondiglio, me lo trovai davanti con un sorriso beffardo e con una mano che si grattava la patta gonfia per l'eccitazione.
“Ma che fai, ti nascondi?” mi disse sarcastico, aggiungendo poi: “Pensavi che non ti avessi visto? Ma soprattutto pensi di sfuggire al tuo destino di mio schiavetto succhia cazzo?”.
Non ebbi il tempo di giustificarmi, che mi prese per un orecchio e mi trascinò nella veranda lavanderia del mio giardino. Chiuse la porta a chiave. Uscì il suo cazzone duro e tesissimo, e me lo schiaffò in bocca senza pietà tenendomi la testa per i capelli e mentre ci dava sotto di bacino, come stesse scopando, mi ripeteva come rabbioso: “Il tuo destino è stare col mio cazzo in bocca! Puoi nasconderti dove vuoi, ti trovo lo stesso e ti sfondo la bocca come e quando voglio io!” .
Dopo poco, mi sborrò copiosamente dentro la bocca, lo uscì per strofinarmelo in faccia, come a pulirsi la cappella, e dopo qualche istante, tenendomi ancora forte per i capelli, me lo rimise in bocca riprendendo a pompare per poi ancora sborrarmi copiosamente dentro e poi, come non si saziasse mai, una terza volta. Quando fu del tutto sazio, dopo essersi asciugato il cazzo sulla mia faccia più volte, mi diede un ceffone che mi fece cadere a terra e mi minacciò ancora: “Non osare più nasconderti quando ti cerco o avrò ancora meno pietà di oggi...capito schiavo!?” . Annuii con la testa e se ne andò. Rimasi seduto a terra, avevo il cazzo durissimo e voglioso che mi dovetti masturbare pensando a come mi aveva trattato Mirko.
Quella però fu l'ultima volta, in quanto per il suo atteggiamento così possessivo fu inevitabile che Silvana venisse a scoprire tutto. Altrettanto inevitabile fu la lite e conseguentemente la rottura del nostro rapporto. E solo le minacce della loro madre di rivolgersi alla polizia, evitò che Mirko continuasse cercarmi ancora.
Io ci restai molto male, avrei voluto che invece la storia continuasse. Avrei voluto ancora essere cercato ed abusato come quell'ultima volta. Fu una scoperta bellissima il piacere che provavo ad essere lo schiavo sessuale di Mirko, oltre che il leccapiedi di Silvana. Si dice che la nostra natura ci viene imposta alla nascita, non possiamo sceglierla. Per questo ci può riservare sorprese inaspettate e bellissime. L'unica cosa su cui abbiamo facoltà di scelta è se reprimerla o, come ho fatto io, accettarla per vivercela godendo alla grande.
Per commenti in privato sottomesso1966@gmail.com
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Il sogno avverato di Padre Anselmo
Commenti dei lettori al racconto erotico