Barbara mamma bisex

di
genere
incesti

Barbara sale le scale incazzata come una iena.
Ha addosso giusto un camicione a fiori, nulla sotto perché se lo è infilato in fretta e furia giusto per non aprire la porta nuda a sua sorella Diana.
Diciamo pure che era arrivata nel momento più sbagliato visto che Barbara si stava facendo un servizietto con le dita. Già per questo non vedeva l’ora che la sorella dicesse ciò che aveva da dire per tornare alle sue faccende e invece la faccenda le era sfuggita di mano. Erano entrate nei dettagli, avevano iniziato a parlare di cose che sarebbe stato meglio non dire, nemmeno fra sorelle e, alla fine, quasi fosse una cosa scontata, Diana gliel’aveva buttata sul tavolo.
Si era scopata Francesco, suo figlio.
Non ci poteva credere. Due anni fa quella vacca le aveva sverginato il secondogenito, così, come se non avesse altri cazzi a disposizione e sembrava pure andarne fiera.
No, non poteva certo cavarsela così, non poteva scappare al cesso e chiudere la cosa, no voleva una spiegazione.
Spalancò la porta del bagno con decisione. “Dobbiamo parlare!” disse decisa.
Diana era seduta sulla tazza, a gambe spalancate. Nuda dalla vita in giù, solo le autoreggenti trasparenti e i tacchi. La gonna, gli slip microscopici ben poggiati sul lavandino.
Barbara sgranò gli occhi, un po’ perché era mezza nuda e un po’ perché aveva un cazzo di lattice Viola piantato nella vagina che sembrava darle un gran piacere.
“Ma? Era questa l’emergenza? Dovevi masturbarti Diana?”.
“Non ne potevo più. Dopo che mi hai detto che tuo figlio ha un palo per cazzo ho iniziato a fantasticare…”.
“Ma che vacca!”.
Intanto il dildo a batteria ronzava in sottofondo continuando a solleticare Diana che pareva spassarsela un mondo.
“Invece di vergognarti perché ti sei fatta Francesco tu pensi al l’uccello di Daniele?”.
“E perché dovrei vergognarmi scusa? Tu mi hai appena detto che te li sei fatti in coppia. Credevo mi capissi”
“No, no io ti ho detto che mi sono saltati addosso, che ero indifesa. Tu a Francesco l’hai proprio sedotto. Un ingenuo ragazzino cazzo”.
“Guarda tesoro tutto era fuor che ingenuo. Che mi mangiasse con gli occhi era innegabile già da un bel po’, io facevo finta di nulla e pensavo “chissà le seghette che si fa” ma non ci avevo dato peso, mica era il primo che mi spiava il culo o le poppe. Poi una sera, vado nella mia camera, che se ti ricordi era al primo piano vicino al bagno, penso di farmi una doccia, mi spoglio tutta e, fra l’altro avevo una mezza cosa da grattare capito?”.
“Si insomma ti sei fatta un ditalino, ho capito”.
“Si bene -sorrise Diana- mi spoglio, faccio quello che devo, e penso: adesso mi vado a fare una bella doccia. A quel punto sento un rumore strano, ma forte, come se avessero buttato giù dei piatti o altro. Siccome voi eravate tutti a fare il giro in barca mi sono anche un po’ spaventata e d’istinto apro la porta e spalanco il bagno. E li c’era Francesco. Nudo, col cazzo in mano, sborra che gli colava dal pisello. Insomma a fartela breve aveva fatto un buco nel muro per vedermi nuda”.
“Oddio e poi?”.
“E poi nulla. Mi rendo conto che sono ancora nuda e se ne rende conto anche lui perché il fiorellino si rialza subito anche se, come ti ho detto era chiaro che si era appena fatto una sega. Visto che non era messo male, anzi, diciamo pure che è un bel ragazzone gli dico “devo tornare di la così ti fai un altra pippa?”.
E lui che invece di diventare remissivo come immaginavo era diventato bello tosto mi fa “voglio venire anche io di la con te zia”.
“Davvero hai coraggio” gli chiedo.
E lui, con gli occhi quasi infuocati mi fa “ti sbatto come un tappeto bella troia” e mi si è attaccato alle tette. Poi nulla siamo andati di la sul letto e l’ha fatto davvero. Una chiavata mica male per un verginello”.
“Era vergine!”.
“Così mi ha detto” sorrise Diana che intanto aveva poggiato una mano sul dildo che aveva tra le gambe muovendolo un po’.
“Ma cosa fai?” scattò Barbara
“Ma non rompere che stavo venendo alla grande prima che aprissi la porta”.
“Troia!” ripetè ancora una volta Barbara.
A Diana non dispiaceva, sapeva di esserlo e le piaceva che lo pensassero. Anzi la fama di troia o milfona le procurava spesso nuove amicizie. Però ora sua sorella stava esagerando decise.
Di botto si alzò dalla tazza del water. Il dildo cadde a terra sgusciandole fuori dalla fica bagnata fradicia SFLOP.
Prima che Barbara potesse fare qualcosa, Diana le era già saltata addosso.
“Ma cazzo fai”.
“E spogliati vacca, spogliati anche tu, fammi vedere che bella fica che hai”.
“No ma….”
Diana le aveva già strappato il vestito le sue mani correvano veloci lungo il pelo di Barbara.
“O siiii, senti come sei bagnata” rise Diana.
“Lasciami cazzo!”.
“Non ti piace più? Non te li ricordi più i ditalini che ti facevo da ragazza? Ti ho insegnato io come si faceva. Quando mi venivi in mano o in bocca”.
“Smettila non siamo più ragazzine”.
Ma Diana non mollava “dai fammi sentire se sa ancora di mandorle come una volta” disse mentre le ficcava con decisone la testa fra le gambe.
“No, no, no” borbottava Barbara ma era innegabile che quella lingua e quel corpo caldo stessero facendo un certo effetto.
Del resto Diana non mentiva. I suoi primi rapporti sessuali erano stati saffici, saffici e incestuosi.
Diana la sapeva lunga, le aveva insegnato a leccare la fica, a leccare le tette a godere succhiando capezzoli e poi i 69…stupendi.
Quante volte l’avevano fatto venendosi in bocca una con l’altra o ficcandosi le lingue in culo…
“Cristo Diana….” urlò Barbara mentre la sorella la scopava usando la lingua come se fosse un piccolo cazzo.
Venne. Brodosa, a spruzzi… Diana cercava di bere più che poteva con la bocca nella sua gnocca e la mano nella fica che a sua volta colava orgasmo ma Barbara stava spruzzando così tanto che era impossibile bere tutto.
Gli umori vaginali di Barbara colavano sul pavimento neanche si fosse fatta una sega.
“Dammi il mio dildo, ne ho bisogno” disse Diana cercando il cazzetto a batteria che le era caduto prima.
“Aspetta, ho di meglio” rispose Barbara ormai persa nella sua perversione.
Aiutò la sorella ad alzarsi, la baciò dritto in bocca mentre le loro grosse poppe si strusciavano una con l’altra dandogli paradisiache sensazioni, poi la prese per mano e la portò in camera sua.
Aprì il cassetto dove conservava i suoi intimi e ne estrasse due bei cazzi di gomma, una Neto davvero enorme.
Diana rise e lo prese in mano “Questo è quello di Daniele” rise.
“No, c’è l’ha più grosso fidati” rispose Barbara che ormai aveva rinunciato a negare l’incesto fatto coi due figli.
“E Saverio è messo così anche lui?” domandò curiosa Diana.
A sentir nominare suo marito Barbara si chiese per un attimo se la sorella troia si fosse fatta anche lui ma, se non sapeva che il marito aveva un pisello normale forse non era successo “No no, lui ben messo come Francesco ma nulla di più”.
“A, allora tuo figlio Daniele avrà preso dal nonno” commentò Diana mentre maneggiava con passione l’attrezzo di lattice.
“Da papà? Ma dai”.
“Papà aveva una trave te lo giuro. Chiedi alla mamma”.
“Ma tu come fai a sapere che babbo aveva una trave? Lo spiavi?”.
Diana ammutolì per un attimo. Accarezzò il dildo come se gli facesse una sega poi guardò strano Barbara “vabbè oggi siamo in vena di confezioni. A me mi ha sverginato babbo”.
“Cosa?” impallidì Barbara.
“Ma si dai. Tu eri ancora giovane e con te non ha osato e quando saresti stata adatta era già morto ma era un vero montone. A volte mentre dormivi montava me e le mamma assieme magari a 69”.
“Ma cazzo!” sbraitò Barbara che però, invece di restare scioccata dalla cosa si stava di nuovo toccando a tutta forza…
Eccitata si mise sul letto e se lo ficcò dentro con forza. Gambe spalancate, bella distesa, le tette enormi che dondolavano a tutta forza sbatacchiando sudate.
Diana non era da meno, prese l’altro cazzo finto e fece lo stesso accanto a lei mentre con la bocca la baciava sul collo. “Dai, dai pensa che è papà a fottterti, dai….” la incitava e Barbara che ormai non osava più fare obiezioni cadendo sempre di più in quel mondo di incesti perversi ululava “si, si, fottimi babbo, fottimi” mentre il dildo entrava e usciva dalla sua fica rovente a tutta forza.
“Io penso a quello di tuo figlio Daniele. O si, guarda come me la sbatte, guarda come tromba la zietta il nostro cavallo” faceva eco Diana trastullandosi a sua volta come una forsennata.
Andarono avanti così per un tempo infinito, si misero a 69 una sopra l’altra così da muoversi a vicenda i dildi. Nominarono il padre porco, i figli maiali di Barbara, entrò nella discussione anche la madre che aveva sempre assecondato i loro incesti e le loro esperienze lesbiche.
“Vecchia troia” urlava Barbara.
“Gliela facciamo scopare a Daniele anche lei” rideva Diana di rimando…
“Si gliela facciamo sfondareeeee” e veniva ancora.
Andarono avanti così fin che gli ressero le forze e alla fine erano così esauste, sudate e rotte che restarono abbracciate nude sul letto a coccolarsi soddisfatte.
“Certo che siamo due belle porche” rise Barbara.
“Puoi dirlo forte tesoro” rise Diana, poi le strinse forte una tetta fino a farle male.
“Oi che fai piano, mica sono di gomma” protestò Barbara.
“Non mollo fin che non mi dici quando”.
“Quando cosa?”.
“Quando organizzi una bella scopata a quattro coi tuoi figli mi pare ovvio. O sei così egoista da farteli solo tu assieme”.
“Ma dici davvero?”.
Diana le strizzò decisa il capezzolo “ ti sembra che stia scherzando? Tu, io e i loro bei cazzi e se mi dici no ti strappo il capezzolo”.
“Diana sei davvero depravata lo sai”.
“Quindi hai una scusa per dire no?”.
“Non ho detto questo. Ho solo detto che sei depravata…e, per tua fortuna, la depravazione che mi stai dando mi eccita moltissimo”.
Diana mollò la presa, poggiò la bocca sul grosso seno che aveva appena strizzato e iniziò a baciarlo piano piano come a lenirle il dolore. “E brava la mia apprendista. Spero non mi farai aspettare troppo”.
“Ma figurati, stasera appena siamo soli gliene parlo. Sarà già tanto che non corrono subito a casa tua col cazzo in mano…”
Diana rise.
“Comunque lo sapevo che papà era super dotato, gliel’ho visto. Mi facevo la doccia e lui mi guardava e si toccava. Ho rimosso il ricordo con gli anni ma ogni tanto ho questi flashback di una mazza da paura e lui che mi sorride”.
“Si, lo so, lo disse a me e a mamma ma siccome eri troppo piccola smise subito. Non poteva esagerare però spesso mi parlava di te, di cosa ti avrebbe fatto al momento giusto, delle tette che stavi mettendo su e che continuavano a crescere”.
“Che peccato sia morto prima” mormorò triste Barbara.
“Bhe ma adesso hai Giacomo, il suo erede diretto. Anzi due eredi, uno dotato come lui e uno porco come lui…puoi ritenerti fortunata.
“O si, sono davvero una mamma fortunata” sorrise Barbara e poi baciò la sorella in bocca ancora una volta…
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-01
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