La tabaccaia di via spagnoletto
di
zenzeroblu
genere
confessioni
erano i primissimi anni 80, a me sembra ieri ma era una figa di anni fa. Non c'erano i cellulari, i telefoni erano in bachelite, neppure i pc, qualcuno aveva il commodore 64, per le strade giravano rombi strani come giuliette, 127, dyane, motorini garelli, il ciao tirava più delle pere, che pure avevano un gran pubblico, con il SI si facevano le penne in due.
le zundapp sono sparite, a ripensarci.
via spagnoletto stava al confine tra la milano borghese della zona fiera e la circonvalla. Aldilà della 91 c'era via carlo dolci, via abbiati, piazza selinunte: case popolari, già a pezzi allora, come gli ormai vecchi meridionali arrivati nel dopoguerra.
mi ero fatto degli amici in quella zona, facendo un pò a pugni da ragazzino, per proteggere bici e catenina d'oro. molto utili quando si voleva andare alla disco LE CINEMA' in via ricciarelli, il sabato pomeriggio.
senza di loro dovevi guardare per terra.
In quella piccola via c'erano una scuola guida, un bar tabacchi e una pizzeria. Basta.
a decoro un paio di mignotte 60enni di tutto rispetto, che guai a prenderle per il culo.
c'era anche un'enorme villa, circondata da mura molto alte, che si racconta essere stata di Leonardo da Vinci, che sotto c'era un tunnel che arrivava diretto al castello sforzesco. può darsi. quello che so di per certo è che se ti andava il pallone oltre il muro non dovevi pensare a scavalcare: c'erano doberman cattivissimi che ti risputavano la valvola.
La tabaccaia era una signora di una certa età, ma ci teneva: trucco, tinta, reggiseni quelli a punta, ve li ricordate i poster di marilyn? uguali.
A me piaceva tantissimo perchè sorrideva sempre. l'amavo. come può amare un ragazzino senza peli sul pube. tanto, o almeno tutto.
non solo io ovviamente: ho visto vecchi sputare fegato e polmoni per l'emozione tra una partita di scopa e un pacchetto di MS
il padrone della pizzeria invece aveva due figlie, un poco più grandi di me entrambe, molto più scafate, cagavano poco noi ragazzini di strada e se la facevano con i pizzaioli. abitavano sopra l'esercizio e io mi vendicavo sbirciando la sera con cannocchiale dalla mia finestra, a luce spenta, giusto dalla parte opposta della strada. Anche quello che riuscivo a vedere dalle linee di luce tra le imposte mi sembrava tanta roba.
Ma ero ancora un bambino, non sviluppato, ancora non mi facevo le seghe.
Poi successe l'impensabile. Qualche tempo dopo.
A fianco del bar tabacchi c'era una villetta a due piani, su cui avevano iniziato la ristrutturazione. Io e i miei amichetti teppisti avevamo approfittato delle impalcature per entrare di nascosto, dopo le 5, al netto degli operai. Erano avventure serie, potevamo scoprire la casa, rubare qualche arnese, fumare di nascosto.
Dalle finestre interne della villetta si vedeva il cortiletto del bar, dove c'era anche il cesso.
una sera di novembre, quando il tramonto arrivava prima delle sberle della mamma, eravamo affacciati a quelle finestre a fumare e bestemmiare. dei duri cazzo.
nel cortiletto del bar ci stava seduto un uomo che conoscevamo di vista. Ma non era di zona. era grosso come un camion, non grasso. Aveva i baffi come le foto di stalin sui muri e la voce fievole come la brezza marina.
Esce la tabaccaia, si inginocchia per terra. cazzo fa? slaccia i pantaloni del gorilla afono, noooooo, e tira fuori un cazzo moscio che era il triplo del mio.
noi d'un tratto si fa silenzio.
il marcantonio da fumetto le mette una mano sulla testa.
lei all'inizio sembra pregare, ferma, poi comincia andare su e giù.
il cazzo da moscio diventa una colonna d'ercole. la tabaccaia sorridente uno squalo, capace di un'apertura mandibolare primitiva.
quei frammenti di lei che sembrava ingoiare un palo, nella penombra, seguendo il ritmo di una mano potente, mi stavano spaccando il cervello, rompendo l'infanzia: il mondo conosciuto, accartocciato, stracciato. eccolo qui baby: l'universo. si chiama sesso ed è tutto diverso.
la tabaccaia si alzò, il gerarca si rimise il cazzo nei pantaloni.
mi ritrassi dalla finestra: 'Io vado a casa'
Anche mia madre non sembrava più mia madre.
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