Prostata
di
Anna_83
genere
etero
Mi chiamo Anna. Sono una rossa naturale con una cascata di ricci fiammeggianti che mi arrivano a metà schiena, e ho un seno grosso, pesante, che sotto il camice da tirocinio tende sempre la stoffa e mi fa sentire esposta anche quando cerco di essere professionale. Sto facendo il tirocinio in un reparto di urologia, a ventitré anni, sto imparando procedure delicate che mettono a dura prova il mio distacco emotivo.
Quel pomeriggio mi era stato assegnato il signor Rossi, un paziente di trentotto anni, alto, atletico, ricoverato per una prostatite cronica congestizia. Il medico supervisore mi aveva spiegato che un massaggio prostatico terapeutico poteva aiutare a drenare le secrezioni e alleviare i sintomi. «Fallo con calma, Anna. Spiega tutto, ottieni consenso e procedi con delicatezza» mi aveva detto.
Entrai nella stanza privata dopo aver bussato. Lui era sdraiato sul letto, in camice ospedaliero aperto sul davanti. Quando mi vide, i suoi occhi si soffermarono un secondo di troppo sui miei capelli rossi e sul rigonfiamento del seno sotto il camice.
«Buongiorno, signor Rossi. Sono l’infermiera Anna. Oggi devo eseguire un massaggio prostatico per aiutarla con la congestione. Le spiego esattamente cosa faremo. È d’accordo?»
Lui annuì, con un mezzo sorriso. «Sì… va bene. Sei molto giovane per queste cose.»
Gli chiesi di sdraiarsi sul fianco sinistro, ginocchia piegate verso il petto, in posizione laterale. Indossai i guanti sterili, presi il lubrificante idrosolubile e ne applicai una quantità generosa sul mio dito indice destro e intorno al suo ano.
«Respiri profondamente e si rilassi. Quando espira, inserirò il dito lentamente.»
Premetti delicatamente contro lo sfintere. Lui espirò e il dito scivolò dentro fino alla seconda falange. Sentivo il calore interno, la stretta. Ruotai il dito verso la parte anteriore del corpo e trovai subito la prostata: una protuberanza gommosa sulla parete rettale anteriore.
Iniziai il massaggio con movimenti lenti e ritmici: pressione gentile dal centro verso i lati, piccoli cerchi con il polpastrello. «Sente una sensazione di pienezza? È normale. Mi dica se è doloroso.»
Il paziente respirava più velocemente. Dopo circa trenta secondi notai che il suo pene, inizialmente flaccido contro la coscia, cominciava a inturgidirsi. Non dissi nulla, mantenni il tono professionale e continuai il massaggio con movimenti costanti, spremendo delicatamente la prostata.
La sua erezione divenne completa: il cazzo si alzò, grosso e venoso, puntando verso l’alto. Lui chiuse gli occhi, imbarazzato. Io proseguii, applicando una pressione un po’ più decisa sui lobi laterali.
«Va tutto bene» mormorai calma. «È una reazione fisiologica comune. Non deve vergognarsi.»
Il suo respiro si fece affannoso. La prostata sotto il mio dito si gonfiò leggermente. Dopo altri venti secondi di movimenti circolari e di spremitura ritmica, il corpo del paziente si irrigidì. Emise un gemito basso, gutturale. Il suo cazzo pulsò violentemente e iniziò a eiaculare: schizzi caldi e abbondanti di sperma bianco schizzarono fuori, colpendo la coscia, il lenzuolo e arrivando fino al bordo del letto. Un fiotto dopo l’altro, mentre io continuavo il massaggio con delicatezza per completare il drenaggio.
Sentivo ogni contrazione della prostata intorno al mio dito mentre lui veniva. Il suo ano si stringeva ritmicamente sul mio dito guantato. Fu una eiaculazione lunga, copiosa. Quando gli spasmi diminuirono, estrassi lentamente il dito, pulii la zona con garze sterili e mi occupai di pulire anche lui con movimenti neutri e professionali.
«Ha rilasciato molto materiale congesto» dissi con voce tranquilla, come se fosse una normale osservazione clinica. «Questo dovrebbe aiutarla a stare meglio. Ora si riposi un attimo.»
Lui era rosso in viso, il respiro ancora irregolare, il cazzo che si ammosciava lentamente tra le gocce di sperma. Mi guardò con un misto di imbarazzo e qualcosa di più profondo, quasi di gratitudine mista a desiderio.
Mentre cambiavo i guanti e sistemavo la stanza, sentivo il mio seno pesante alzarsi e abbassarsi velocemente sotto il camice. Il cuore mi batteva forte. Quella procedura intima, il controllo che avevo avuto sul suo corpo, il modo in cui era venuto così intensamente sotto il mio dito… mi aveva lasciata bagnata e stranamente eccitata.
Non era la prima volta che una reazione del genere capitava durante un tirocinio, ma con lui era stata più forte. Più prolungata. Più… viscerale.
Finii di documentare la procedura sulla cartella, gli sorrisi con professionalità e uscii dalla stanza. Mentre percorrevo il corridoio, i ricci rossi che mi sfioravano le spalle, non riuscivo a smettere di pensare a quel momento: il suo cazzo che pulsava, gli schizzi caldi, il gemito roco mentre io, Anna la rossa dalle tette grosse, lo facevo venire solo con un dito dentro la prostata.
E una parte di me, quella più oscura e nascosta, si chiedeva già come sarebbe stato rifarlo… magari senza guanti, senza camice, senza regole.
Quel pomeriggio mi era stato assegnato il signor Rossi, un paziente di trentotto anni, alto, atletico, ricoverato per una prostatite cronica congestizia. Il medico supervisore mi aveva spiegato che un massaggio prostatico terapeutico poteva aiutare a drenare le secrezioni e alleviare i sintomi. «Fallo con calma, Anna. Spiega tutto, ottieni consenso e procedi con delicatezza» mi aveva detto.
Entrai nella stanza privata dopo aver bussato. Lui era sdraiato sul letto, in camice ospedaliero aperto sul davanti. Quando mi vide, i suoi occhi si soffermarono un secondo di troppo sui miei capelli rossi e sul rigonfiamento del seno sotto il camice.
«Buongiorno, signor Rossi. Sono l’infermiera Anna. Oggi devo eseguire un massaggio prostatico per aiutarla con la congestione. Le spiego esattamente cosa faremo. È d’accordo?»
Lui annuì, con un mezzo sorriso. «Sì… va bene. Sei molto giovane per queste cose.»
Gli chiesi di sdraiarsi sul fianco sinistro, ginocchia piegate verso il petto, in posizione laterale. Indossai i guanti sterili, presi il lubrificante idrosolubile e ne applicai una quantità generosa sul mio dito indice destro e intorno al suo ano.
«Respiri profondamente e si rilassi. Quando espira, inserirò il dito lentamente.»
Premetti delicatamente contro lo sfintere. Lui espirò e il dito scivolò dentro fino alla seconda falange. Sentivo il calore interno, la stretta. Ruotai il dito verso la parte anteriore del corpo e trovai subito la prostata: una protuberanza gommosa sulla parete rettale anteriore.
Iniziai il massaggio con movimenti lenti e ritmici: pressione gentile dal centro verso i lati, piccoli cerchi con il polpastrello. «Sente una sensazione di pienezza? È normale. Mi dica se è doloroso.»
Il paziente respirava più velocemente. Dopo circa trenta secondi notai che il suo pene, inizialmente flaccido contro la coscia, cominciava a inturgidirsi. Non dissi nulla, mantenni il tono professionale e continuai il massaggio con movimenti costanti, spremendo delicatamente la prostata.
La sua erezione divenne completa: il cazzo si alzò, grosso e venoso, puntando verso l’alto. Lui chiuse gli occhi, imbarazzato. Io proseguii, applicando una pressione un po’ più decisa sui lobi laterali.
«Va tutto bene» mormorai calma. «È una reazione fisiologica comune. Non deve vergognarsi.»
Il suo respiro si fece affannoso. La prostata sotto il mio dito si gonfiò leggermente. Dopo altri venti secondi di movimenti circolari e di spremitura ritmica, il corpo del paziente si irrigidì. Emise un gemito basso, gutturale. Il suo cazzo pulsò violentemente e iniziò a eiaculare: schizzi caldi e abbondanti di sperma bianco schizzarono fuori, colpendo la coscia, il lenzuolo e arrivando fino al bordo del letto. Un fiotto dopo l’altro, mentre io continuavo il massaggio con delicatezza per completare il drenaggio.
Sentivo ogni contrazione della prostata intorno al mio dito mentre lui veniva. Il suo ano si stringeva ritmicamente sul mio dito guantato. Fu una eiaculazione lunga, copiosa. Quando gli spasmi diminuirono, estrassi lentamente il dito, pulii la zona con garze sterili e mi occupai di pulire anche lui con movimenti neutri e professionali.
«Ha rilasciato molto materiale congesto» dissi con voce tranquilla, come se fosse una normale osservazione clinica. «Questo dovrebbe aiutarla a stare meglio. Ora si riposi un attimo.»
Lui era rosso in viso, il respiro ancora irregolare, il cazzo che si ammosciava lentamente tra le gocce di sperma. Mi guardò con un misto di imbarazzo e qualcosa di più profondo, quasi di gratitudine mista a desiderio.
Mentre cambiavo i guanti e sistemavo la stanza, sentivo il mio seno pesante alzarsi e abbassarsi velocemente sotto il camice. Il cuore mi batteva forte. Quella procedura intima, il controllo che avevo avuto sul suo corpo, il modo in cui era venuto così intensamente sotto il mio dito… mi aveva lasciata bagnata e stranamente eccitata.
Non era la prima volta che una reazione del genere capitava durante un tirocinio, ma con lui era stata più forte. Più prolungata. Più… viscerale.
Finii di documentare la procedura sulla cartella, gli sorrisi con professionalità e uscii dalla stanza. Mentre percorrevo il corridoio, i ricci rossi che mi sfioravano le spalle, non riuscivo a smettere di pensare a quel momento: il suo cazzo che pulsava, gli schizzi caldi, il gemito roco mentre io, Anna la rossa dalle tette grosse, lo facevo venire solo con un dito dentro la prostata.
E una parte di me, quella più oscura e nascosta, si chiedeva già come sarebbe stato rifarlo… magari senza guanti, senza camice, senza regole.
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