Pisellino

di
genere
etero

Anna si specchiò nel grande specchio della camera da letto, i capelli rossi che le ricadevano come fiamme liquide sulle spalle nude. Aveva trentadue anni, un corpo morbido e generoso: tette enormi, pesanti, con capezzoli rosa scuro che si inturgidivano solo a sfiorarli. Le areole larghe, sensibili, imploravano attenzioni. Sotto, la pancia morbida, i fianchi larghi e una figa rasata, gonfia, già umida solo al pensiero di quella sera. Marco era sdraiato sul letto, il petto che si alzava e abbassava piano per via del cuore che non poteva sforzare troppo. Aveva quarantotto anni, problemi di prostata cronica e una piccola cicatrice dal bypass. Il suo cazzo era piccolo, sì – quattro centimetri quando duro, forse cinque al massimo – e spesso restava mezzo moscio. Non veniva quasi mai. Ma Anna lo amava, e quella sera aveva deciso: avrebbe trasformato la loro intimità in un rituale di piacere puro, per lei e per lui. Una guida vivente per tutte le ragazze che, come lei, avevano un uomo con queste difficoltà.
Si avvicinò al letto nuda, le tette che ondeggiavano pesanti a ogni passo. «Stasera comando io, amore» sussurrò, la voce roca. Marco la guardò con occhi pieni di desiderio misto a frustrazione. Anna si chinò su di lui e lo baciò piano, la lingua che gli invadeva la bocca con calma, senza fretta. Le sue mani grandi gli accarezzarono il petto, evitando di premere troppo sul cuore. Scese lentamente sul ventre, sfiorando la peluria grigia, fino a raggiungere quel pisellino piccolo che già palpitava un po’, ma non si alzava del tutto.
«Prima di tutto, rilassati» gli disse piano, come se stesse parlando anche a tutte le ragazze che leggevano. «Il cuore e la prostata stressati odiano la fretta. Niente pompini aggressivi o scopate violente. Solo tocco lento, caldo, bagnato.» Prese il flacone di olio di mandorla dal comodino – caldo, profumato – e se ne versò un po’ sulle tette. Le sue mani enormi lo spalmò sui seni, facendoli brillare, i capezzoli duri come sassolini. Poi si mise a cavalcioni su di lui, ma non per penetrarlo. No. Si abbassò fino a far aderire la figa bagnata contro il suo pube, proprio sopra quel cazzetto piccolo. Iniziò a strusciarsi lentamente, avanti e indietro, facendo scivolare le grandi labbra gonfie sul suo monte di Venere e sulla base del pisello. Il clitoride – il suo punto magico – sfregava proprio lì, contro la pelle calda di lui, mentre le tette pesanti dondolavano sul suo viso.
Marco gemette. Anna sentiva il cazzo piccolo che iniziava a indurirsi sotto di lei, non perché entrava dentro, ma perché il calore della sua figa e la vista di quei seni enormi lo stavano eccitando. «Vedi? Non serve che sia grosso» mormorò lei, continuando il movimento circolare del bacino, lenta, ipnotica. «Per noi ragazze con partner piccoli o con problemi di erezione, il segreto è il grinding. Il clitoride è il re. Sfregalo contro il suo pube, contro la base del cazzo, anche se è morbido. Io non lo sento dentro, è vero… ma sento tutto questo.»
Si chinò in avanti, offrendogli un capezzolo. Marco lo prese in bocca, succhiando piano, la lingua che roteava intorno all’areola larga. Anna gemette forte, spingendo più forte il clitoride contro di lui. La figa le colava, bagnandogli il ventre. Con una mano scese tra le proprie gambe e aprì le labbra, esponendo il clitoride gonfio. Lo strofinò direttamente sulla cappella piccola e rosa del cazzo di Marco, che ora era mezzo duro – il massimo che riusciva a fare senza medicine. «Così, amore… senti quanto sono bagnata per te?»
Per far venire lui, Anna sapeva che serviva pazienza. «La prostata infiammata e il cuore debole non amano lo stress, ma amano il piacere prolungato.» Si spostò più in basso, si mise tra le sue gambe e prese quel pisellino piccolo tra le dita. Lo oliò per bene, lo strinse delicatamente – non troppo forte – e iniziò a masturbarlo con movimenti lunghi, lenti, dal basso verso l’alto. Il pollice le girava intorno al frenulo sensibile, mentre l’altra mano gli accarezzava le palle pesanti e un po’ flosce. «Guarda le mie tette mentre ti tocco» gli ordinò. Le sue tette enormi dondolavano pesanti, i capezzoli lucidi di saliva. Marco le fissava ipnotizzato.
Poi Anna fece qualcosa che aveva imparato dopo mesi di tentativi: si infilò due dita nella figa, le bagnò del suo succo abbondante e le portò sotto le palle di lui, premendo piano sul perineo – quel punto magico tra ano e scroto – con movimenti circolari leggerissimi. Non infilò niente nell’ano, perché la prostata era delicata, ma quel massaggio esterno lo fece gemere forte. Il cazzo piccolo si irrigidì di più, diventò caldo e pulsante nella sua mano. «Vedi, ragazze? Non serve un cazzo enorme. Serve stimolazione costante, lenta, bagnata. Edging. Portatelo quasi al limite, poi rallentate.»
Anna si fermò un attimo, lo baciò sulla cappella, leccò via la goccia di liquido preseminale dolce. Poi tornò a cavalcioni, ma questa volta si abbassò fino a far entrare quel pisellino piccolo dentro di sé – solo la cappella, perché non c’era altro. Non lo sentiva quasi, ma non importava. Iniziò a contrarre i muscoli della figa intorno a lui, stringendolo piano, mentre con il clitoride continuava a sfregare contro il suo pube. Le tette le ballavano sul viso di Marco. «Toccamele» ansimò. Lui le strinse, le schiacciò, le tirò i capezzoli. Il piacere le esplose nel clitoride.
Veniva così, Anna: con il grinding, con le contrazioni vaginali, con le sue stesse dita che ogni tanto scivolavano a massaggiarsi il clitoride mentre lui era dentro (anche se piccolo). «Io godo così» spiegò tra un gemito e l’altro, come se stesse scrivendo la guida per tutte. «Non serve che lui venga dentro o che sia grosso. Io vengo sul suo corpo, con il mio clitoride, con le sue mani sulle mie tette. E quando vengo… stringo forte.»
Marco iniziava a tremare. Anna accelerò appena il movimento del bacino, sempre controllato, senza far fatica al cuore di lui. La mano scese di nuovo sul perineo, premendo ritmicamente, mentre la figa lo stringeva. «Vieni per me, amore… lascia andare tutto.» Lo baciò sul collo, gli sussurrò porcate dolci: «Immagina di riempirmi, anche se sei piccolo… immagina il mio succo che ti bagna le palle… le mie tette enormi che ti soffocano…»
E successe. Marco emise un gemito lungo, roco, il corpo che si irrigidiva senza scatti violenti. Il cazzo piccolo pulsò dentro di lei – poco, ma abbastanza – e finalmente venne. Un fiotto caldo, denso, che Anna sentì colarle fuori perché era troppo piccolo per restare dentro. Ma venne. Tanto. Lei lo sentì chiaramente, perché non smise di stringerlo con i muscoli e di sfregare il clitoride. Il suo orgasmo arrivò un secondo dopo: potente, bagnato, le gambe che tremavano, la figa che schizzava un po’ di squirt sulle sue palle mentre lui finiva di svuotarsi.
Rimasero così, sudati, abbracciati. Anna gli accarezzava i capelli. «Visto? Funziona» mormorò. «Per le ragazze come me: tette grosse, figa esigente, ragazzo con cazzo piccolo, prostata e cuore delicati. Il segreto è il controllo totale da parte vostra. Grinding clitorideo. Massaggio perineo esterno. Tette in mostra. Lentezza. Edging. E tanto, tanto amore bagnato.»
Si alzò, il suo succo misto a quello di lui che le colava lungo le cosce. Si guardò allo specchio: capelli rossi scompigliati, tette arrossate dai succhiotti, figa gonfia e soddisfatta. Sorrise.
«Questa è la nostra nuova normalità. 3E se leggete anche voi… provate. Funziona.»
Fine
scritto il
2026-04-21
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