Vita da badante capitolo 2

di
genere
etero

Dopo un mese di quella vita, una sera Carlo mi guardò mentre gli stavo lavando il cazzo sotto la doccia e mi disse:
«Anna, tesoro… io, Gino e Franco abbiamo deciso. Andiamo in vacanza al mare. E tu vieni con noi. Niente discussioni».
Partimmo una mattina di luglio da un paesino vicino Roma con il camper che avevano noleggiato. Io ero seduta dietro, in shorts cortissimi e canotta leggera, senza reggiseno. Le mie tette grosse ballavano a ogni curva mentre Carlo guidava e gli altri due ridevano e scherzavano. Ogni tanto uno di loro allungava una mano e me le palpava, stringendomi i capezzoli fino a farmi gemere.
Arrivammo dopo quattro ore in una bellissima località di mare in Toscana, una zona naturista tranquilla e selvaggia vicino a Marina di Grosseto. Il camper lo parcheggiammo proprio davanti alla spiaggia, in un piccolo spiazzo tra le dune. Appena scesi, l’aria sapeva di mare, di pino e di libertà. Loro tre si spogliarono subito. Io feci lo stesso. Nuda, con i capelli rossi che mi scendevano sulla schiena e le tette pesanti che ondeggiavano al vento, mi sentivo già bagnata prima ancora di arrivare all’acqua.
Da quel momento diventai la loro badante… e la loro puttana di vacanza.
La mattina gli preparavo il caffè e la colazione sul tavolino fuori dal camper. Poi li lavavo uno per uno con la pompa dell’acqua dolce, insaponandoli con cura, soprattutto i loro cazzi che, sotto il sole caldo, si indurivano facilmente. Nel pomeriggio, dopo la spiaggia, mi prendevano a turno o tutti insieme dentro il camper. Mi mettevano a quattro zampe sul letto matrimoniale e mi scopavano uno dopo l’altro, le loro palle che sbattevano contro il mio culo mentre io gemevo forte, le tette che ondeggiavano pesanti. Venivano dentro di me o sulla mia lingua, e io ingoiavo tutto, felice di sentirmi così desiderata, così piena, così usata.
Dopo qualche giorno, una mattina calda, Carlo mi disse con quel sorriso malizioso:
«Oggi ti facciamo bella, rossa. Vogliamo vederti liscia come una ragazzina».
Mi fecero sdraiare sulla veranda del camper, proprio davanti alla spiaggia. Mi misero un cuscino sotto la testa e mi ordinarono di appoggiare i piedi sul tavolino da campeggio, le ginocchia larghe, oscenamente aperta. Ero completamente esposta: la figa rasata solo a metà, le grandi labbra già gonfie e lucide, il buchetto del culo in bella vista per chiunque passasse sulla spiaggia. Il sole mi scaldava la pelle nuda.
Gino aveva portato la schiuma da barba e il rasoio. Franco teneva lo specchietto. Carlo mi teneva le cosce aperte con le mani.
Iniziarono a depilarmi lì, in pubblico. La schiuma fredda sulla figa bollente mi fece sussultare. Gino passava il rasoio con calma, con cura, tirando le labbra con le dita per non tagliarmi. Sentivo ogni passata: il metallo freddo che scivolava sulla mia pelle sensibile, la schiuma che colava sul buchetto del culo. Ero così eccitata che mi colava il bagnato lungo la fessura.
«Guardate come è bagnata…» ridacchiava Franco.
I passanti sulla spiaggia rallentavano. Alcuni si fermavano a guardare quella rossa con le gambe spalancate che veniva depilata da tre vecchi. Io gemevo piano, le tette che si alzavano e abbassavano veloci per l’eccitazione. Quando finirono, Carlo passò le dita sulla mia figa ora completamente liscia e rosa.
«Perfetta» mormorò.
Poi si abbassò e mi leccò forte, la lingua che scivolava tra le labbra lisce e sensibili, succhiandomi il clitoride gonfio mentre gli altri due mi tenevano le gambe aperte. Venni in pochi minuti, forte, tremando, con gli occhi chiusi e la bocca aperta, sotto il sole e davanti a mezzo spiaggia.
Da quel giorno non mi fecero più mettere neanche un filo. Ero sempre nuda, sempre disponibile. La mattina mi scopava Carlo, a pranzo Gino mi prendeva contro il camper, nel pomeriggio Franco mi faceva succhiare il cazzo mentre gli altri due mi guardavano. La sera, dopo cena, mi mettevano sul tavolino fuori e mi usavano tutti e tre, uno nella figa, uno in bocca, l’altro che mi strizzava le tette o mi infilava le dita nel culo.
E io… io mi sentivo viva come non mai. Una rossa con le tette grosse, la figa liscia e il corpo sempre pronto per i tre vecchi che mi avevano portata in paradiso.
scritto il
2026-04-18
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