Un buon sabato mattina

di
genere
bisex

Sabato mattina in ufficio, il deserto. Sono solo in tutto lo stabilimento, devo finire dei report che ho tralasciato in settimana e che per lunedì mattina devono essere spediti ai superiori. Dopo un paio d’ore sono a buon punto e mancano solo le ultime rifiniture ma prima mi aspetta il caffè delle dieci. Il silenzio è irreale. Solitamente essendo un sito produttivo il rumore di fondo dell’officina e il vociare di tutti i colleghi tengono compagnia per tutto il giorno e fanno ormai parte del nostro vivere, oggi invece, si sentono tutti i rumori che durante la settimana sono coperti dal brusio di fondo. Ad un certo punto sento il rumore di passi che salgono le scale. Pensavo di essere solo invece vedo entrare nella saletta del caffè Michela, una collega dell’ufficio commerciale che non lavora mai di sabato ed infatti entra dalla porta con la faccia molto abbattuta e senza neanche salutare mi dice che l’hanno costretta a venire oggi in quanto deve finire del lavoro arretrato che non ha portato a termine in settimana. Le offro l’espresso per tirarla un po’ su e per vedere se riusciamo a scambiare due parole o se la sua poca voglia di lavorare si tramuta anche in poca voglia di parlare. Fortunatamente non è così e dopo un silenzioso caffè cominciamo a parlare di com’è andata la settimana e a sparlare un poco dei nostri capi, un argomento che non passa mai di moda in ogni ufficio. Mi confessa che dal punto di vista lavorativo la settimana è trascorsa senza nessun particolare problema, se non l’impossibilità di finire il lavoro commissionatagli e per cui è dovuta venire al lavoro anche oggi. Le chiedo allora se ci fossero stati dei problemi a casa in quanto la risposta precedente non giustificava l’aria abbattuta che aveva appena prima e, dopo un attimo di esitazione, mi conferma che la situazione con il suo ragazzo non era delle migliori. Sconcertato da questa notizia, dato che era risaputo che Michela e il suo ragazzo andavano d’amore e d’accordo ormai da svariati anni, cerco di capire che cosa fosse successo pensando a qualche problema di tradimento in quanto sia Michela che il suo ragazzo erano entrambi attraenti e con una vita mondana molto attiva. Dopo un attimo di esitazione mi confessa che il problema era sessuale. Io cerco di confortarla dicendole che era normale che dopo qualche anno l’attrazione cambia e si ha qualche problema a letto, soprattutto se si cade nella routine. Mi guarda con fare stranito e mi contraddice immediatamente sostenendo che la loro vita sessuale era molto attiva e “varia” ma che al momento erano di fronte ad alcune difficoltà in quanto alcune fantasie erano un po’ troppo spinte. La cosa cominciava a prendere una strana piega e il pensare a cosa facessero Michela e il suo ragazzo (si chiama Federico) nella camera da letto, e forse anche altrove, cominciava a stuzzicarmi. Cerco di spiegarle che una delle fantasie più ricorrenti tra gli uomini è quella di poterlo fare con due ragazze allo stesso tempo e che, se la coppia è affiatata, secondo me non era una cosa di per cui vergognarsi e che non vuol dire che il tuo ragazzo non ci tiene più a te. Mi guarda con fare molto stranito e mi dice che il problema non è esattamente questo ma molto simile, o meglio, che lei ha confessato al suo ragazzo che le piacerebbe vedere mentre lui domina un altro uomo mentre lei tiene le redini del gioco. La stessa fantasia del suo ragazzo…
Silenzio…
Mi guarda negli occhi e mi dice che loro speravano che quel ragazzo fossi io.
In un millisecondo mi passano per la mente infiniti pensieri e qualcosa nel basso ventre comincia a farsi sentire, in fondo, sia Michela che Federico erano molto attraenti, con dei fisici da invidiare per quanto fossero scolpiti. Questa notizia mi lascia senza parole e, senza dire niente, mi dirigo verso il mio ufficio con la testa ancora annebbiata da questa rivelazione. Appena entro vedo un ragazzo seduto al mio posto; Federico. Come ha fatto ad entrare senza che me ne accorgessi? Faccio per girarmi e mi ritrovo dietro, come a chiudermi la strada Michela. Le intenzioni di entrambi erano molto chiare. Federico indossava una maglietta bianca e dei pantaloncini grigi che lasciavano intravedere tutto; non c’era bisogno di immaginazione. Sento le mani di lei sopra le mie spalle che mi spingono verso il basso, non oppongo resistenza e mi ritrovo in ginocchio con davanti agli occhi i pantaloncini di Federico, con tutto il suo contenuto. Immediatamente ma con fare molto tranquillo, Michela abbassa i pantaloncini e prende in mano il cazzo, enorme, di Federico. Me lo passa sotto al naso in modo da sentire tutto il suo profumo e rimanerne inebriato: capisco che è ora di aprire la bocca. Apro la bocca, Michela scappella il membro e, tirando fuori la lingua me lo faccio scivolare in bocca. E’ caldissimo e ancora non eretto ma sento che sta diventando sempre più grande mentre con foga cerco far girare la lingua intorno alla sua cappella. Lo struscio all’interno delle guance, Michela invece mi prende la testa e me la spinge sul cazzo: lo sento entrare fino in fondo alla bocca e scendere piano nella mia gola fino a quando le palle mi toccano il mento. Non è la prima volta che prendevo un cazzo in bocca, ma la presenza e il controllo da parte di Michela rendeva il tutto molto più eccitante. Sentivo la cappella che pulsava nella mia gola e la cosa mi piaceva… cercai di tirare fuori anche il mio per potermi masturbare mentre venivo scopato in bocca ma Michela mi prese immediatamente le mani e me le portò dietro alla schiena, era chiaro che non decidevo io cosa poter fare. Ad un certo punto lei mi tolse il cazzo dalla bocca, fece indietreggiare lui fino alla mia scrivania, gli tolse completamente i pantaloni e lo fece sdraiare pancia in su. Mi prese, mi alzai e mi riavvicinò al cazzo di Michele che immediatamente mi rimise in bocca. Avevo le sue gambe sopra alle mie spalle e succhiavo avidamente il suo cazzo, nel mentre Michela mi abbassò i pantaloni e cominciò ad accarezzare il mio pisello: l’avevo durissimo e avevo il culo all’aria. Non ci volle molto che sentii la lingua di lei sul buco del culo, lo stava lubrificando per bene per poi metterci dentro prima un dito, poi due. Prese del lubrificante e in men che non si dica avevo tre dita di Michela nel mio culo aperto e il cazzo di Fede in gola. Ero completamente in trans. Avevo il cazzo di Fede che entrava e usciva dalla mia gola come a scoparmi la bocca e, adesso, il pugno di Michela nel culo: me l’aveva completamente allargato, dal mio membro di marmo colava un lungo filo di pre-cum. Michela lo vide, lo raccolse con le mani e me lo fece mangiare, io non opponevo nessuna resistenza. Quando fu riuscita a mettermi il pugno nel culo mi fece rialzare dal cazzo di Fede e mi fece mettere come un cane a 4 zampe. Mi allargò le chiappe in modo che Fede potesse cominciare a sfondarmi alla grande. Lui non esitò un attimo, si mise in ginocchio dietro di me, appoggiò lentamente la cappella al mio buco, la strusciò un attimo e piano mi penetrò fino alle palle. Le sentii sbattere contro le mie, godevo come non mai, ero totalmente sottomesso a Michela. Lei mi guardò e mi disse che sapeva cosa volevo ancora… si sedette di fronte a me, si tolse le scarpe e le calze e mi disse di cominciare a succhiare il suo piede: ero al settimo cielo, non aspettavo altro. Dopo poco sentii che Federico cominciò ad andare sempre più forte, il suo cazzo entrava ed usciva dal mio culo come se niente fosse e godevo come non mai. Era la prima volta che qualcuno abusava di me in quel modo e ne ero assolutamente contento. Sentii arrivare la sborra calda che mi invase il culo: diede ancora 4 o 5 colpi profondi e poi lo estrasse, grondava di sborra. Michela non esitò un attimo. Mi fece girare, prendere in bocca e ripulire il cazzo di Michele che era ancora duro e buonissimo e nel mentre mi mise il piede nel culo. Ero talmente dilatato che lo presi tutto e in neanche 2 min sborrai. Lei se ne accorse e fece in tempo a mettere l’altro piede sotto al mio cazzo e raccolse buona parte del mio sperma che prontamente mi fece leccare: ero ancora talmente inebriato che gli ripulii completamente il piede. Mi lasciarono li per terra e se ne andarono senza dire nient altro. Quando mi ripresi mi ripulii, conclusi il lavoro e tornai a casa con la speranza di poter rivivere la mattinata appena trascorsa.
scritto il
2026-06-02
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