Il Piacere di Anna per gli Anziani cap 7
di
Anna_83
genere
prime esperienze
Capitolo 7
La Doccia dell’Anima
La macchina di Anna scivolò silenziosa nel vialetto di casa sua poco prima dell’alba. Il cielo era ancora di un blu profondo, ma già striato di rosa all’orizzonte. Nessuna delle due parlò durante il tragitto. Sofia sedeva sul sedile del passeggero con le ginocchia strette al petto, avvolta nel cappotto leggero che le cameriere di Moretti avevano dato loro per coprirsi. Anna guidava con una mano sul volante e l’altra che ogni tanto sfiorava la coscia di Sofia, un tocco leggero, quasi per ricordarle: Sono qui. Siamo insieme.
Quando la porta di casa si chiuse dietro di loro con un click morbido, il mondo esterno scomparve. L’appartamento di Anna era piccolo, caldo, profumato di vaniglia e di libri antichi. Le tende di lino lasciavano filtrare una luce tenue. Sofia rimase ferma nell’ingresso, le orecchie di gatto ancora tra i capelli arruffati, il collare ancora intorno al collo, la coda di pelliccia che pendeva oscena tra le gambe nude.
Anna la guardò. Vide la sporcizia sull’erba secca sui seni, il seme secco sulle cosce, i segni rossi dei colpi di frustino sui glutei e sui capezzoli. Vide anche gli occhi di Sofia: grandi, lucidi, spaventati ma non spezzati.
«Vieni,» sussurrò Anna, prendendole la mano. «Prima di tutto ci laviamo via tutto.»
La portò in bagno. La doccia era ampia, con vetri opachi e piastrelle calde sotto i piedi. Anna aprì l’acqua calda, regolandola fino a quando il vapore non riempì la stanza come una nebbia dolce. Poi, con gesti lenti e reverenti, slacciò il collare di Sofia. Lo lasciò cadere a terra con un tintinnio metallico che suonò come una liberazione. Fece lo stesso con il proprio. Le orecchie di gatto finirono nel cestino. I plug con la coda vennero estratti con delicatezza, uno dopo l’altro, e sciacquati via senza una parola.
Entrarono insieme sotto il getto caldo.
L’acqua scivolava sui loro corpi come una carezza misericordiosa. Anna prese il sapone al latte di mandorla e cominciò da Sofia. Le insaponò i capelli castani con movimenti circolari lenti, massaggiando il cuoio capelluto come se volesse cancellare ogni ricordo della notte. Sofia chiuse gli occhi e lasciò uscire un sospiro tremante. Le mani di Anna scesero sul collo, sulle spalle, sui piccoli seni ancora segnati dai pizzichi di Moretti. Li lavò con cura infinita, passando i polpastrelli sui capezzoli sensibili senza stringere, solo accarezzando.
«Ti ha fatto male?» chiese Anna piano, la voce bassa e calda contro l’orecchio di Sofia.
«Un po’… ma il peggio era la vergogna,» rispose Sofia, la voce rotta. «Mi sentivo… piccola. Come se non valessi niente. Ma tu eri lì. Tu mi guardavi. E io sapevo che non ero sola.»
Anna la attirò contro il suo petto. I seni grandi e pesanti di Anna premevano contro quelli piccoli e sodi di Sofia, pelle contro pelle, cuore contro cuore. L’acqua scorreva tra loro, lavando via il sudore, il seme, l’odore di erba e di umiliazione.
«Sei stata coraggiosa,» mormorò Anna, baciandole la tempia. «Hai salvato la residenza. Hai salvato loro. E hai salvato una parte di me che non sapevo di avere. Stanotte hai scelto di essere forte per tutti noi.»
Le mani di Sofia, timide ma decise, presero il sapone e cominciarono a lavare Anna. Passarono sui seni enormi, soppesandoli con dolcezza, come se volessero rassicurarli. Scivolarono sul ventre, sui fianchi larghi, tra le cosce dove ancora c’erano tracce di tutto quello che le era stato fatto. Sofia si inginocchiò sotto il getto e lavò le gambe di Anna, poi risalì, baciando piano ogni livido, ogni segno rosso.
«Ti amo,» sussurrò Sofia all’improvviso, la voce quasi persa nel rumore dell’acqua. «Non come un’amica. Non come una collega. Ti amo davvero.»
Anna la tirò su e la baciò. Non era il bacio affamato della notte prima. Era lento, profondo, pieno di lacrime e di sollievo. Le loro lingue si incontrarono con tenerezza, assaporandosi, riconoscendosi. Le mani si intrecciarono. I corpi si strinsero sotto l’acqua che non smetteva di cadere, calda come un abbraccio.
Si asciugarono con teli grandi e morbidi. Anna avvolse Sofia nel suo accappatoio, poi la prese in braccio come una bambina e la portò in camera da letto. Il letto era grande, con lenzuola di cotone bianco che profumavano di lavanda. Si infilarono nude sotto le coperte, pelle contro pelle, gambe intrecciate. Sofia posò la testa sul seno di Anna, ascoltando il battito del suo cuore. Anna le accarezzava i capelli bagnati, tracciando piccoli cerchi sulla schiena.
«Dormi, piccola mia,» sussurrò. «Domani è un nuovo giorno. E noi siamo vive. Siamo libere.»
Sofia si addormentò per prima, il respiro che diventava lento e regolare, il corpo che si rilassava completamente contro quello di Anna. Anna rimase sveglia ancora qualche minuto, a guardarla. Pensava alla notte appena passata, alla forza che aveva visto negli occhi di Sofia, alla propria capacità di proteggerla anche mentre veniva umiliata. Si sentiva piena. Si sentiva intera. Chiuse gli occhi e si lasciò andare.
Il mattino entrò dalla finestra con una luce dorata, calda e gentile.
Sofia si svegliò per prima. Anna dormiva ancora, i capelli rossi sparsi sul cuscino come fiamme quiete, il seno che si alzava e abbassava con il respiro profondo. Sofia la guardò a lungo. Il corpo di Anna era così bello, così generoso: le curve morbide, i segni leggeri della notte ancora visibili ma già meno rossi. Sofia sentì un calore profondo nel basso ventre, non solo desiderio, ma qualcosa di più grande. Gratitudine. Amore. Bisogno di riconnettersi.
Si chinò e baciò piano il capezzolo di Anna. Un bacio leggerissimo. Anna sospirò nel sonno. Sofia continuò, baciando l’altro seno, poi la valle tra di essi, scendendo con la bocca lungo lo sterno, sul ventre. Quando arrivò al monte di Venere liscio, Anna aprì gli occhi.
I loro sguardi si incontrarono. Non servivano parole.
Sofia si mise tra le gambe di Anna e cominciò a baciarla lì, con una lentezza quasi religiosa. La lingua scivolava tra le grandi labbra, assaporando il sapore pulito della pelle, il leggero gusto salato del desiderio che già saliva. Anna inarcò la schiena con un gemito basso, le dita che si infilavano tra i capelli castani di Sofia.
«Piano… così,» sussurrò Anna, la voce ancora roca di sonno. «Fammi sentire che mi ami.»
Sofia leccava con devozione: lunghi colpi lenti dalla fessura fino al clitoride, poi cerchi delicati intorno al piccolo bocciolo che si inturgidiva. Infilò due dita dentro Anna, curvandole piano verso l’alto, cercando quel punto che sapeva farla tremare. Anna gemette più forte, i seni che ondeggiavano pesanti mentre si toccava i capezzoli.
Poi si invertirono. Anna fece sdraiare Sofia sulla schiena e si mise sopra di lei, a 69. La sua bocca calda avvolse il sesso della ragazza mentre Sofia continuava a leccarla dal basso. I seni di Anna premevano contro il ventre di Sofia, pesanti e morbidi. Le lingue lavoravano in sincrono, lente, profonde, piene di amore. Non era una gara di piacere: era un dialogo. Ogni gemito di una era risposta all’altra.
Anna venne per prima, un orgasmo dolce e lungo che la fece tremare tutta, i muscoli interni che si contraevano intorno alle dita di Sofia, il clitoride che pulsava contro la sua lingua. Sofia la seguì pochi secondi dopo, stringendo le cosce intorno al viso di Anna, un grido soffocato tra le grandi labbra calde.
Si abbracciarono di nuovo, sudate, ansimanti, ma felici. Anna baciò Sofia sulle labbra, facendole assaggiare il proprio sapore mescolato a quello di lei.
«Ti amo anch’io,» disse Anna, guardandola negli occhi. «Non per quello che hai fatto stanotte. Ma per chi sei. Per come hai scelto di essere forte insieme a me.»
Sofia sorrise, gli occhi lucidi di lacrime di gioia.
«Siamo salve. Tutti quanti. E noi… noi siamo più unite di prima.»
Rimasero così, intrecciate, a baciarsi piano, a toccarsi con tenerezza, lasciando che la luce del mattino scaldasse i loro corpi e le loro anime. La notte di umiliazione era lontana. Qui c’era solo amore. Solo pelle. Solo due donne che si erano donate tutto e che ora si riprendevano tutto, con dolcezza, con intensità, con una profondità che solo chi ha sofferto insieme può conoscere.
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