La futura suocera -seduzione-
di
Jack Off
genere
incesti
Romina era una vera troietta.
Stavamo insieme da meno di un mese e già avevo perso il conto delle volte che avevamo chiavato sia in fica che culo.
Begli occhioni blu, faccino da troia, capelli rossi, una bella terza con tettone dritte e sode.
Piccola di statura, gambe da pupa, culetto a mandolino e nessun problema a farci passare in mezzo il mio cazzo duro.
Insomma era perfetta.
Non aveva problemi a succhiarmi il cazzo, a farmi le spagnole tra le tette o a farsi venire nel culo.
Insomma non era una che si risparmiava anzi spesso era lei a stare sopra e a cavalcarmi come una troia arrapata, gemendo e ansimando per tempi lunghissimi.
In più era multi orgasmica quindi era una bella soddisfazione sentirla venire e colare ogni cinque minuti.
Una così era da sposare pensavo e di certo non l’avrei tradita visto che avevo già tutto.
Invece nemmeno due settimane dopo eccomi lì a fissare Romina mentre il mio uccello era ancora piantato nel culo di un’altra donna.
Lei era tornata a casa prima ed io ero talmente preso a inculare la troia che mi stava sotto che non ‘avevo nemmeno sentita.
Così Romy mi beccò tutto nudo a pecorina con una troia quasi sessantenne con indosso solo le calze nere che se ne stava beata a farsi sbattere il mio cazzo nel culo.
Che figuraccia tradirla con una vecchia ciabatta con la ciccia sulla pancia, le tettone grosse ma cadenti, la cellulite sulle coscione e le rughe in faccia.
Ma che mi era successo. Che aveva la vecchia più della giovane per attizzarmi tanto?
In realtà non aveva un bel nulla a parte due cose tremendamente eccitanti.
La prima era essere un innata troia tardona pronta a farti un pompino come e quando volevi.
La seconda era essere la madre di Romy.
Non avevo saputo resistere. Appena conosciuta, appena aveva iniziato a farmi delle avances, a farmi vedere la mercanzia avevo iniziato a pensare a quanto sarebbe stato bello chiavare la madre.
Il sogno segreto di fottersi la suocera.
O ancora peggio di fottere la suocera insieme alla figlia.
Ma questa storia va raccontata con calma, un giorno alla volta da quando Romy mi aveva presentato sua madre fino a quel momento quando col cazzo ancora nel culo di sua madre dissi a Romy ‘Scusa amore non volevo tradirti è stato più forte di me’.
Quando conobbi Valeria fu la seconda volta che andavo a casa di Romina. Lei mi disse che sua madre era ansiosa di conoscermi e io non mi tirai certo indietro. L’unica cosa che sapevo di lei era che si trattava di una vedova di 58 anni, giovanile a detta di Romina e simpatica. Venne lei ad aprirmi e fu con non poco imbarazzo che notai quanto era corta la sua gonna. Fosse stata una ragazzina l’avrei ancora capito ma una quasi sessantenne con una micro gonna, le calze nere velate e i tacchi alti sembrava davvero una vaccona. In più, come se non bastasse, aveva quelle due tettone davvero grosse e impossibili da non notare. Così le diedi i fiori che le avevo portato con parecchio imbarazzzo cercando di guardare altrove per non fissarle le cosce ne le tette. Lei prese i fiori, si avvicinò e mi diede un bacino sulla guancia ‘Piacere di conoscerti sono Valeria’. ‘si lo sò’ balbettai io più preso a sentire le sue tettone poggiate sul mio petto che altro. Per tutto il pranzo fu un agonia. Valeria sedeva di fianco a me e ogni volta che si alzava o cambiava posizione quelle cosce sbucavano fuori e il mio occhio immancabilmente vi cadeva sopra. Non che mi spiacesse guardarla solo che Romina guardava me e ogni volta che l’occhio si abbassava ero terrrorizzato di sentire la mia ragazza urlare ‘Che fai porco guardi le cosce a mia madre’. Invece riuscii a fingere quel tanto di indifferenza che bastava per superare indenne il pranzo con mamma Valeria. Non fu facile tanto più che quando per il caffè ci accomodammo sul divano in salotto Valeria accavallò le gambe svelando non solo la coscia ma anche l’elastico delle autoreggenti. Le autoreggenti WOW pensai. A me le autoreggenti facevano sembrare le donne tanto troie. Mezz’ora dopo Valeria ci lasciò soli per andare a casa di un amica e io manco a dirlo fui lesto a saltare addosso a Romina spogliandola in fretta e furia bramoso di fare sesso. Quando tolse la gonna anche la mia ragazza si mostrò in calze nere autoreggenti. Era la cosa che volevo di più in quel momento. Se non le avesse avute l’avrei implorata di indossarle. Scopammo. Ero così carico che ne facemmo tre di fila prima che mi si ammorbidisse il cazzo. Non so se Romina se ne fosse accorta ma quel giorno mi soffermai più del solito a leccarle le gambe o ad accarezzargli il nylon delle calze mentre venivo. Non che scopare con la mia ragazza infuocata mi dispiacesse, tuttaltro, ma i miei pensieri ogni volta che le toccavo le gambe non erano certo per Romina. Ci salutammo prima che sua madre tornasse e per quel giorno credevo di aver chiuso. Invece arrivato a casa mentre ero solo la doccia mi ritrovai in un flash-back col cazzo in mano a tirarmi una sega con ben in testa la cosciona sexy della mamma di Romina. Con quell’immagine in testa mi sborrai in mano e dopo me ne vergognai per mezz’ora buona.
Rividi Valeria due giorni dopo. Ero solo salito a chiamare Romina per andare al cinema ma lei non era ancora pronta. Così eccomi di nuovo in salotto. E lei sempre in minigonna, calze nere velate autoreggenti seduta davanti a me a mostrare la mercanzia. Mi offre un caffè. Io accetto. Si alza per fare il caffè e non posso non vedere la coscia, il bianco candido a fine calze. Sotto ai pantaloni ho l’uccello marmorizzato. Ed è solo l’inizio. Valeria va verso la cucina, inizia a cercare qualcosa, non lo trova. Io la guardo, anche da dietro è bella sexy la vecchia. Si china verso il ripiano sotto al lavello, inizia a cercare, è tutta arcuata e la gonna si alza, si alza e si alza ancora. Io e soprattutto il mio cazzo siamo sempre più curiosi tra un po’ si vedranno gli slippini. Chissà di che colore sono? Chissà se porta i tanga, le mutande o il perizoma. Tanto Romina non mi può vedere, una sbirciatina non sarà poi chissà che penso. Mi metto bello teso in avanti per avere una visuale ancora migliore del suo culetto sperando di vedergli le mutande. Ma non vedo niente. Non riesco a scoprire di che colore Valeria abbia l’intimo. Il motivo è molto semplice: Non ha intimo. Vedo le sue chiappe tonde in tutto il loro biancore e il pelo della sorca fare appena capolino tra le cosce. Come se già non bastasse quanto già mi aveva mostrato eccoti che ti trovi una cinquantenne in mini tacchi autoreggenti e anche la gnocca al vento. Di certo c’è una spiegazione logica anche a questo e anche se io non la vedo stento ancora una volta ad additarla come troia. Certo è che quando arriva Romina che finalmente è pronta per uscire sotto ai pantaloni ho un pezzo di cemento così duro che quasi fatico a camminare. Al cinema arriviamo che lo spettacolo è già iniziato. Ero troppo attizzato e non ho resistito. Al primo vicolo buio e isolato ho parcheggiato l’auto e ho scatenato il mio cazzo di fuoco su Romina. Lei non si è lamentata ne quando l’ho presa davanti, ne quando gliel’ho infilato dritto fra le chiappette sode. Di certo scopare le piace e non sospetta nulla. Dopo, quando mi ero scaricato, mi ha chiesto se il vestito porpora che aveva messo mi piaceva. Io le ho detto che era stupendo e lei forse ha anche ingenuamente pensato che fosse stato il suo abitino sexy ad attizzare la belva che avevo tra le gambe. Non credo abbia pensato che avevo in testa il pelo pubico di sua madre, non penso lo abbia mai sospettato nemmeno quando le ho sfilato le mutandine rosse di pizzo e le ho chiesto di restare senza per tutta la serata. Certo dopo la serata ha preso una svolta del tutto inaspettata. Romina senza mutande, io per tutto il film con la mano ficcata sotto la sua gonna a farle dei grilletti lunghi e lenti mentre mi veniva in mano. Ci siamo persi buona parte del film per farci una sveltina nella toilette delle donne. Romina chinata sul lavandino con la gonna sulla schiena e io dietro a pompare di brutto prima nella fica e poi dritto nel culo… Ragliando le ho sborrato dentro… Esattamente quello che avrei fatto volentieri a sua madre qualche ora prima… Non ci sono dubbi, ormai sono ossessionato da quella vacca della mia futura suocera. Voglio scoparmela con tutte le mie forze.
jackoffstorie@yahoo.com
Quando conobbi Valeria fu la seconda volta che andavo a casa di Romina. Lei mi disse che sua madre era ansiosa di conoscermi e io non mi tirai certo indietro. L’unica cosa che sapevo di lei era che si trattava di una vedova di 58 anni, giovanile a detta di Romina e simpatica. Venne lei ad aprirmi e fu con non poco imbarazzo che notai quanto era corta la sua gonna. Fosse stata una ragazzina l’avrei ancora capito ma una quasi sessantenne con una micro gonna, le calze nere velate e i tacchi alti sembrava davvero una vaccona. In più, come se non bastasse, aveva quelle due tettone davvero grosse e impossibili da non notare. Così le diedi i fiori che le avevo portato con parecchio imbarazzzo cercando di guardare altrove per non fissarle le cosce ne le tette. Lei prese i fiori, si avvicinò e mi diede un bacino sulla guancia ‘Piacere di conoscerti sono Valeria’. ‘si lo sò’ balbettai io più preso a sentire le sue tettone poggiate sul mio petto che altro. Per tutto il pranzo fu un agonia. Valeria sedeva di fianco a me e ogni volta che si alzava o cambiava posizione quelle cosce sbucavano fuori e il mio occhio immancabilmente vi cadeva sopra. Non che mi spiacesse guardarla solo che Romina guardava me e ogni volta che l’occhio si abbassava ero terrrorizzato di sentire la mia ragazza urlare ‘Che fai porco guardi le cosce a mia madre’. Invece riuscii a fingere quel tanto di indifferenza che bastava per superare indenne il pranzo con mamma Valeria. Non fu facile tanto più che quando per il caffè ci accomodammo sul divano in salotto Valeria accavallò le gambe svelando non solo la coscia ma anche l’elastico delle autoreggenti. Le autoreggenti WOW pensai. A me le autoreggenti facevano sembrare le donne tanto troie. Mezz’ora dopo Valeria ci lasciò soli per andare a casa di un amica e io manco a dirlo fui lesto a saltare addosso a Romina spogliandola in fretta e furia bramoso di fare sesso. Quando tolse la gonna anche la mia ragazza si mostrò in calze nere autoreggenti. Era la cosa che volevo di più in quel momento. Se non le avesse avute l’avrei implorata di indossarle. Scopammo. Ero così carico che ne facemmo tre di fila prima che mi si ammorbidisse il cazzo. Non so se Romina se ne fosse accorta ma quel giorno mi soffermai più del solito a leccarle le gambe o ad accarezzargli il nylon delle calze mentre venivo. Non che scopare con la mia ragazza infuocata mi dispiacesse, tuttaltro, ma i miei pensieri ogni volta che le toccavo le gambe non erano certo per Romina. Ci salutammo prima che sua madre tornasse e per quel giorno credevo di aver chiuso. Invece arrivato a casa mentre ero solo la doccia mi ritrovai in un flash-back col cazzo in mano a tirarmi una sega con ben in testa la cosciona sexy della mamma di Romina. Con quell’immagine in testa mi sborrai in mano e dopo me ne vergognai per mezz’ora buona.
Rividi Valeria due giorni dopo. Ero solo salito a chiamare Romina per andare al cinema ma lei non era ancora pronta. Così eccomi di nuovo in salotto. E lei sempre in minigonna, calze nere velate autoreggenti seduta davanti a me a mostrare la mercanzia. Mi offre un caffè. Io accetto. Si alza per fare il caffè e non posso non vedere la coscia, il bianco candido a fine calze. Sotto ai pantaloni ho l’uccello marmorizzato. Ed è solo l’inizio. Valeria va verso la cucina, inizia a cercare qualcosa, non lo trova. Io la guardo, anche da dietro è bella sexy la vecchia. Si china verso il ripiano sotto al lavello, inizia a cercare, è tutta arcuata e la gonna si alza, si alza e si alza ancora. Io e soprattutto il mio cazzo siamo sempre più curiosi tra un po’ si vedranno gli slippini. Chissà di che colore sono? Chissà se porta i tanga, le mutande o il perizoma. Tanto Romina non mi può vedere, una sbirciatina non sarà poi chissà che penso. Mi metto bello teso in avanti per avere una visuale ancora migliore del suo culetto sperando di vedergli le mutande. Ma non vedo niente. Non riesco a scoprire di che colore Valeria abbia l’intimo. Il motivo è molto semplice: Non ha intimo. Vedo le sue chiappe tonde in tutto il loro biancore e il pelo della sorca fare appena capolino tra le cosce. Come se già non bastasse quanto già mi aveva mostrato eccoti che ti trovi una cinquantenne in mini tacchi autoreggenti e anche la gnocca al vento. Di certo c’è una spiegazione logica anche a questo e anche se io non la vedo stento ancora una volta ad additarla come troia. Certo è che quando arriva Romina che finalmente è pronta per uscire sotto ai pantaloni ho un pezzo di cemento così duro che quasi fatico a camminare. Al cinema arriviamo che lo spettacolo è già iniziato. Ero troppo attizzato e non ho resistito. Al primo vicolo buio e isolato ho parcheggiato l’auto e ho scatenato il mio cazzo di fuoco su Romina. Lei non si è lamentata ne quando l’ho presa davanti, ne quando gliel’ho infilato dritto fra le chiappette sode. Di certo scopare le piace e non sospetta nulla. Dopo, quando mi ero scaricato, mi ha chiesto se il vestito porpora che aveva messo mi piaceva. Io le ho detto che era stupendo e lei forse ha anche ingenuamente pensato che fosse stato il suo abitino sexy ad attizzare la belva che avevo tra le gambe. Non credo abbia pensato che avevo in testa il pelo pubico di sua madre, non penso lo abbia mai sospettato nemmeno quando le ho sfilato le mutandine rosse di pizzo e le ho chiesto di restare senza per tutta la serata. Certo dopo la serata ha preso una svolta del tutto inaspettata. Romina senza mutande, io per tutto il film con la mano ficcata sotto la sua gonna a farle dei grilletti lunghi e lenti mentre mi veniva in mano. Ci siamo persi buona parte del film per farci una sveltina nella toilette delle donne. Romina chinata sul lavandino con la gonna sulla schiena e io dietro a pompare di brutto prima nella fica e poi dritto nel culo… Ragliando le ho sborrato dentro… Esattamente quello che avrei fatto volentieri a sua madre qualche ora prima… Non ci sono dubbi, ormai sono ossessionato da quella vacca della mia futura suocera. Voglio scoparmela con tutte le mie forze.
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