Viaggio di nozze
di
Messalina
genere
confessioni
Il mio viaggio di nozze cominciò da Napoli. La,prima notte la passammo in un albergo sul lungomare. Dopo una notte di passione, sesso e, amore,volli visitare,castel dell'Ovo. Due leggende girano intorno al castello e sull'isolotto su cui sorge
Si narra che il castello abbia,preso tal nome, perche Virgilio nascose un uovo magico chiuso in una gabbia, nei sotterranei della fortezza. Se l'uovo si,rompesse segnerebbe la fine del castello e della città spessa.
Sinatra anche che molti anni prima della costruzione del castello la,sirena Partenope spiaggio sull'isolotto di Megaride lasciandosi morire, perché il suo amorefu respinto da Ulisse
Sin da bambina queste due storie mi affascinavano e fu perquesto, che la prima cosa che volli fare da sposata ,fu visitare questo castello. Nel,luogo,dove,sorge,ora il castello ,ci fu il primo insediamento di colori greci che stabiliscono poi un nuovo insediamento sul monte Echia , attuale Montefalcone.
La storia è una materia che mi ha sempre affascinata ,e devo dire mi fa volare con la fantasia. Pure in questo,caso cominciai a,fantasticare di essere Partenope la sirenetta che si innamorò di Ulisse . Mi vedevo nuda cavalcarlo le onde del mare ed indirizzare il mio canto d'amore verso la barca di Ulisse che incatenato all'albero maestro mi quadrava e si suo cazzo si alzava vedendo la mia fessa rossa,vogliosa di coccole e carezze e perché no anche del suo cazzo. Tritone re dei mari accortosi del mio innaturale,amore mi ma esilio sull'isolotto di Megaride dove morti dal dolore dinon aver potuto chiavare Ulisse e di essere stata scacciata via,dal mare. Iniziò così il mio viaggio di nozze. Girammo un po per Napoli, la chiesa del Gesù , il chiostro di,Santa Chiara poi per,Spaccanapoli fino ad arrivare al Duomo. Il tesoro di,san Gennaro è fantastico,immenso e rilucente d'oro e di brillanti,visitai le catacombe,che si trovano sotto il duomo.
Ci,fu,assegnata,una guida che ci,spiegava tutto ma io non lo seguivo la mente era altrove. Mi immedesimavo,in una cristiana,che si,nascondeva in quelle catacombe, e molte volte nella ressa,per nascondersi si stava tutti uno addosso all'altra e capitava spesso,chi se ne approfitttava per, incularmi. Ciò a me non piaceva , mi dava fastidio , vuoi incularmi ? Bene fallo , ma fallo quando posso godere non quando devo trattenere i gemiti di piacere. Poi continuavo a sognare ad occhi aperti, venivamo scoperti, fatti p ragionieri,costretti arinunciare al nostro dio o morire. Scelsero uno strano ,modo per farmi rinunciare a dio mi diedero in pasto a dodici centurioni ognuno mi faceva la,stessa domanda , rinunci al tuo dio ed io rispondevo no allora in ginocchio mi mettevano il cazzo in bocca poi di nuovo la domanda e io rispondevo no e loro mi chiavavano tre alla volta. Secondo loro io dovevo morire così, certo che dicevo no non ci rinuncio altrimenti mi,sarei persa altre chiavate,godevo tanto in mezzo a quei cazzi e mentre stavo per venire mio marito mi strattona e mi fa tornare alla realtà.
La visita era finita,dovemmo andare. Constatare che era tutto un sogno mi rattristo ero in calore,volevo,essere,chiavata. Ci fermammo in una nota pizzeria, lui si,fece pizza io un lattughino e basta. Prese del prosecco della zona di Soave, le bollicine mi solleticavano il naso, e mi facevano aprire le gambe. Da quando il fotografo il giorno prima si prese le mie mutande non le avevo messe più, mi trovavo bene.
Senza mutande fui presto richiamo per le allodole, come si suol dire ,più bevevo, più la gonna si alzava, più il rosso dei peli si notava , chissà perché cominciarono a cadere tanti tovaglioli a terra. Ormai ero partita,con le gambe aperte toccavo anche . Enzo se ne accorse allora,si sedette a canto e come io mettevo la mano lui subito me la tirava,via. Questo trambusto fu notato dagli avventori che ormai srazionavano sotto ai tavolini con la,scusa di posate che c'erano e tovaglioli che ormai sembravano volanti. Ci fu anche qualcuno più ardito che passando vicino al tavolo disse vado in bagno o un'altro sto nel parcheggio a fumare. Enzo chiamo il conto e quando il cameriere venne pote vedere la mia fica ormai nuda per intero infatti la gonna ora era salita alla cintola. Non si capiva di che colore divento la faccia di quell'uomo, sembrava una serie di lampadine colorate,cambiava colore in continuazione , inoltre si era incantato con gli occhi fissi sulla,mia fessa. Io da civetta quale sono, mi toccai il clito ed emisi un gemito, il cameriere secondo me venne in quell'istante senza toccarsi per come lo vidi contorcersi. Volevo aprirgli la patta,e tirarglielo fuori , ma Enzo me lo impedì. Mi prese ottobraccio e mi trascino all'uscita, provocando dissapori nella sala. Uscendo sentivamo mortorio di disapprovazione e richieste di ripensamento. Enzo irremovibile guadagno l'uscita e mi porto in albergo. Non mi spogliai, mi gettati sul letto e mi addormentai. Mi svegliai tre ore dopo mi trovai nuda con Enzo a fianco, mi aveva spogliato lui. Gli misi la mano sul cazzo , era diretto. Glielo cacciai fuori e lo igoiai, losbocchinai per bene finché non divenne duro. Ero ancora frastornata dal vino che avevo,bevuto allora mi feci chiavare in una posizione che a me non piace tanto ,la missionaria. La trovo stupida senza inventiva forse buona per una sveltina. Comunque allora mi fu utile perché chiavando in quella posizione riacquistai le,forze poi mi misi apecora,e glidissi di darsi da fare chiavarmi la fessa con vigore e forza,avevo voglia e volevo farlo rude. Sentivo dentroil cazzo,che strusciava le pareti e la punta mi toccava l'utero. Un poco mi faceva male quando mi toccava l'utero ma il dolore era compensato dall'abbondante piacere. Mi giro mi punto la bocca e dueswcondi dopo esplose in una cascata di fiotti bianchi. Ingoiai quello che più potei, il resto lo presi con le dita,e me lo leccavo. Poi gli pulii il cazzo con la lingua, si rialzo subito sotto i colpi di lingua gli dissi,«sfondami il culo adesso spaccami in due» detto fatto comincio a chiavarmi il culo con forza , dava colpi che mi facevano sobbalzare le zizze andavano al vento, ballavano come quelle di una mucca in fuga. Mentre mi spaccava il culo mi sgrillettavo, godevo come una matta e venni un'altra volta . Poi venne lui gli dissi di,sborrarmi in culo, lo desideravo tanto, mi accontento. Sentivomquel fiume caldo spezzoni fino alle,viscere ero contenta avevo ciò che desideravo. Ci addormentammo l'indomani saremmo andati a Ischia.
Si narra che il castello abbia,preso tal nome, perche Virgilio nascose un uovo magico chiuso in una gabbia, nei sotterranei della fortezza. Se l'uovo si,rompesse segnerebbe la fine del castello e della città spessa.
Sinatra anche che molti anni prima della costruzione del castello la,sirena Partenope spiaggio sull'isolotto di Megaride lasciandosi morire, perché il suo amorefu respinto da Ulisse
Sin da bambina queste due storie mi affascinavano e fu perquesto, che la prima cosa che volli fare da sposata ,fu visitare questo castello. Nel,luogo,dove,sorge,ora il castello ,ci fu il primo insediamento di colori greci che stabiliscono poi un nuovo insediamento sul monte Echia , attuale Montefalcone.
La storia è una materia che mi ha sempre affascinata ,e devo dire mi fa volare con la fantasia. Pure in questo,caso cominciai a,fantasticare di essere Partenope la sirenetta che si innamorò di Ulisse . Mi vedevo nuda cavalcarlo le onde del mare ed indirizzare il mio canto d'amore verso la barca di Ulisse che incatenato all'albero maestro mi quadrava e si suo cazzo si alzava vedendo la mia fessa rossa,vogliosa di coccole e carezze e perché no anche del suo cazzo. Tritone re dei mari accortosi del mio innaturale,amore mi ma esilio sull'isolotto di Megaride dove morti dal dolore dinon aver potuto chiavare Ulisse e di essere stata scacciata via,dal mare. Iniziò così il mio viaggio di nozze. Girammo un po per Napoli, la chiesa del Gesù , il chiostro di,Santa Chiara poi per,Spaccanapoli fino ad arrivare al Duomo. Il tesoro di,san Gennaro è fantastico,immenso e rilucente d'oro e di brillanti,visitai le catacombe,che si trovano sotto il duomo.
Ci,fu,assegnata,una guida che ci,spiegava tutto ma io non lo seguivo la mente era altrove. Mi immedesimavo,in una cristiana,che si,nascondeva in quelle catacombe, e molte volte nella ressa,per nascondersi si stava tutti uno addosso all'altra e capitava spesso,chi se ne approfitttava per, incularmi. Ciò a me non piaceva , mi dava fastidio , vuoi incularmi ? Bene fallo , ma fallo quando posso godere non quando devo trattenere i gemiti di piacere. Poi continuavo a sognare ad occhi aperti, venivamo scoperti, fatti p ragionieri,costretti arinunciare al nostro dio o morire. Scelsero uno strano ,modo per farmi rinunciare a dio mi diedero in pasto a dodici centurioni ognuno mi faceva la,stessa domanda , rinunci al tuo dio ed io rispondevo no allora in ginocchio mi mettevano il cazzo in bocca poi di nuovo la domanda e io rispondevo no e loro mi chiavavano tre alla volta. Secondo loro io dovevo morire così, certo che dicevo no non ci rinuncio altrimenti mi,sarei persa altre chiavate,godevo tanto in mezzo a quei cazzi e mentre stavo per venire mio marito mi strattona e mi fa tornare alla realtà.
La visita era finita,dovemmo andare. Constatare che era tutto un sogno mi rattristo ero in calore,volevo,essere,chiavata. Ci fermammo in una nota pizzeria, lui si,fece pizza io un lattughino e basta. Prese del prosecco della zona di Soave, le bollicine mi solleticavano il naso, e mi facevano aprire le gambe. Da quando il fotografo il giorno prima si prese le mie mutande non le avevo messe più, mi trovavo bene.
Senza mutande fui presto richiamo per le allodole, come si suol dire ,più bevevo, più la gonna si alzava, più il rosso dei peli si notava , chissà perché cominciarono a cadere tanti tovaglioli a terra. Ormai ero partita,con le gambe aperte toccavo anche . Enzo se ne accorse allora,si sedette a canto e come io mettevo la mano lui subito me la tirava,via. Questo trambusto fu notato dagli avventori che ormai srazionavano sotto ai tavolini con la,scusa di posate che c'erano e tovaglioli che ormai sembravano volanti. Ci fu anche qualcuno più ardito che passando vicino al tavolo disse vado in bagno o un'altro sto nel parcheggio a fumare. Enzo chiamo il conto e quando il cameriere venne pote vedere la mia fica ormai nuda per intero infatti la gonna ora era salita alla cintola. Non si capiva di che colore divento la faccia di quell'uomo, sembrava una serie di lampadine colorate,cambiava colore in continuazione , inoltre si era incantato con gli occhi fissi sulla,mia fessa. Io da civetta quale sono, mi toccai il clito ed emisi un gemito, il cameriere secondo me venne in quell'istante senza toccarsi per come lo vidi contorcersi. Volevo aprirgli la patta,e tirarglielo fuori , ma Enzo me lo impedì. Mi prese ottobraccio e mi trascino all'uscita, provocando dissapori nella sala. Uscendo sentivamo mortorio di disapprovazione e richieste di ripensamento. Enzo irremovibile guadagno l'uscita e mi porto in albergo. Non mi spogliai, mi gettati sul letto e mi addormentai. Mi svegliai tre ore dopo mi trovai nuda con Enzo a fianco, mi aveva spogliato lui. Gli misi la mano sul cazzo , era diretto. Glielo cacciai fuori e lo igoiai, losbocchinai per bene finché non divenne duro. Ero ancora frastornata dal vino che avevo,bevuto allora mi feci chiavare in una posizione che a me non piace tanto ,la missionaria. La trovo stupida senza inventiva forse buona per una sveltina. Comunque allora mi fu utile perché chiavando in quella posizione riacquistai le,forze poi mi misi apecora,e glidissi di darsi da fare chiavarmi la fessa con vigore e forza,avevo voglia e volevo farlo rude. Sentivo dentroil cazzo,che strusciava le pareti e la punta mi toccava l'utero. Un poco mi faceva male quando mi toccava l'utero ma il dolore era compensato dall'abbondante piacere. Mi giro mi punto la bocca e dueswcondi dopo esplose in una cascata di fiotti bianchi. Ingoiai quello che più potei, il resto lo presi con le dita,e me lo leccavo. Poi gli pulii il cazzo con la lingua, si rialzo subito sotto i colpi di lingua gli dissi,«sfondami il culo adesso spaccami in due» detto fatto comincio a chiavarmi il culo con forza , dava colpi che mi facevano sobbalzare le zizze andavano al vento, ballavano come quelle di una mucca in fuga. Mentre mi spaccava il culo mi sgrillettavo, godevo come una matta e venni un'altra volta . Poi venne lui gli dissi di,sborrarmi in culo, lo desideravo tanto, mi accontento. Sentivomquel fiume caldo spezzoni fino alle,viscere ero contenta avevo ciò che desideravo. Ci addormentammo l'indomani saremmo andati a Ischia.
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