Il dermatologo

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sadomaso

IL DERMATOLOGO
Sono stato sequestrato di notte per strada e condotto legato come un salame a chi mi aveva richiesto.
-”Slegatelo e portatelo a nudo”.
Fu fatto.
-”Stringetegli il collare e tenetemelo fermo”.
Fu fatto. Mi esaminò con cura.
-”La sua epidermide è in condizioni perfette. Rosea e liscia come piace a me. Un bel esemplare da esperimento non c'è che dire. Dove lo avete catturato?”
-”In Via Buenos Aires”.
-”È un po' magro ma ci penseremo noi a rimpolparlo. Spiegategli la Regola”.
Breve corso di sopravvivenza.
-”Sei prigioniero di un noto studioso che ti terrà allo stato animale. Regola prima non dovrai più usare il tuo vecchio linguaggio. Ti esprimerai solo a gesti e smorfie. Ti è consentito di vocalizzare solo qualche oh, qualche hu e basta. Hai completa libertà di cacciare urla e lamenti di ogni tipo quando sarai sollecitato”.
-”Dategli da mangiare: doppia razione”.
Fui segregato nel corridoio di quella casa. Il pavimento diventò la mia abitazione legato alla catena. Due pasti al giorno di un cibo abbastanza decente ma troppo abbondante perché mi facesse voglia. Se non vuotavo le ciotole venivo malmenato. Quando mi bisognava pisciare o defecare venivo tirato al guinzaglio in giardino per concimare le bellissime rose di quello strano personaggio. Venivo continuamente pesato prendendo nota del risultato e della salute del mio intestino.
-”Non cresce come dovrebbe. Aumentate la razione”.
Facevo veramente fatica a ingozzare tutto. Se non ero abbastanza veloce a papparla mi incoraggiavano a palettate (dolorosissime sugli attributi) e solo a ciotola ben lustra e cioè a specchio mi sentivo dire: “Bravo”.
Spesse volte Lui veniva a controllarmi. Mi palpava in modo insistente. Se facevo il difficile mi moderava con dei colpi sempre e solo sulle palle per non deturpare il resto.
-”È ancora scarso di sottocutaneo”.
Più che un canide mi sentivo un porcellino all'ingrasso. Misi su buoni 20 chili che mi appesantirono alquanto. In postura da quadrupede trascinavo il ventre a rasoterra.
Nel frattempo mi fu insegnata la Seconda Regola che consisteva nel fare le feste al Padrone tutte le volte che lo vedevo apparire, saltandogli su per baciare e slinguazzare la sua patta che quasi sempre si ingrossava causa erezione. Prestazioni sessuali vere e proprie non me ne furono mai chieste.
Dopo circa un mese fui ritenuto finalmente “adeguato”.
-”Ora sì che va bene. Preparatelo in laboratorio”.
A strattoni fui accompagnato in un orribile sacello sotterraneo e bloccato mani e piedi su una specie di tavolo anatomico. All'inizio prono, poi supino intanto che il mio corpo veniva suddiviso in quadranti (schiena, glutei, pube, gambe, piedi, braccia, mani e naturalmente la testa), i cui confini furono marcati con pennarello indelebile. Ogni area fu debitamente numerata (1, 2, 3, ecc.). Sulle pareti pendevano diversi strumenti di sevizia.
-”La Cavia è pronta Signore”.
-”Non vedo l'ora di cimentarmi con questo meraviglioso soggetto”.
Mi saggiò la cute in lungo e in largo pizzicandola, facendo ad alta voce una serie di valutazioni strampalate. Poi si concentrò per primi sui glutei.
-”Sono belli cicciotti. Proprio splendidi. Porgetemi gli strumenti”.
Una ad una mi furono inferte diverse torture che loro chiamavano “sondaggi”. Pizzicotti, mollette, unghiate, aghi, frustino normale, flagro chiodato, cera calda, fiamma. Ero pieno di segni, lividi bluastri, bozzi, abrasioni e scottature che furono tutti fotografati come si presentavano in origine e a seguire ogni 12 ore, per documentarne l'evoluzione e i tempi di guarigione.
-”Per oggi abbiamo terminato. Due giorni di assestamento Tenetelo in osservazione. Non vedo l'ora di occuparmi del pene e dei testicoli”.
Il Padrone era entusiasta di come reagivo.
-”Ha un buon sistema immunitario. Mai visto uno con la cute che si rigenera così rapidamente”.
La seduta successiva fu dedicata al mio povero pube.
Arrivò anche quel brutto momento. I genitali mi furono straziati da cordicelle, molle dentate, fili di rame e via discorrendo.
-”Con le ustioni andateci piano. Sono zone delicate. Non vorrei perderlo proprio adesso”.
Tali scomodissime legature furono mantenute in sede per qualche ora. Poi si fece un minuzioso inventario degli edemi e delle porzioni a rischio di necrosi.
Nei giorni e settimane seguenti fui martoriato su tutti i quadranti. Ero molto infiacchito e respiravo a fatica. Le cicatrizzazioni si fecero sempre più lente. Fui giudicato “inservibile”. In effetti se mi succedeva di guardarmi allo specchio scorgevo l'ombra di me stesso. Ero sfigurato da capo a piedi.
-”È andato in aceto. Eliminatelo nel solito modo”.
Mi condussero in un luogo isolato spingendomi fino all'orlo di un burrone dove persi l'equilibrio e precipitai nel vuoto. Mi sfracellai contro gli spuntoni della roccia. Dopo tanto strazio fu una liberazione. Sono volato dritto in paradiso da dove vi sto ragguagliando con l'internet che c'è qui anche per mettere tutti sull'avviso di non fare futili passeggiate notturne in città esponendosi al pericolo di subire le stesse ignobili angherie e tribulazioni di cui senza risparmio sono stato fatto lungamente oggetto fino ad essere tolto giù dalla spesa e liquidato in modo così criminale.
scritto il
2026-04-04
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