Un giro in rolls-roys
di
IL MICROBO
genere
gay
UN GIRO IN ROLL-ROYS
-”Ti porto a fare il bagno”.
-”Dove?”
-”Al fiume”.
-”Vado a prendere il costume”.
-”Non ti servirà. Andiamo in una cala solitaria dove non ci sono problemi a stare in pace così come siamo fatti”.
Accetto. Ci arriviamo mettendoci in libertà. Ha un fisico molto ben fatto. Glielo dico. Mi ricambia il complimento. Entriamo in acqua. Il fondale è basso. Ci arriva alla cintola. Giochiamo. Mi abbraccia. Un po' di respirazione bocca a bocca. Poi mi gira e mi incula sodo.
Neanche il tempo di tornare a riva che dal bosco sbucano due maschi.
-”Sei stato di parola”.
-”Eh sì. Ve l'ho portato. Io ho già fatto. È tutto vostro”.
Ma che sfacciato mi dico. Mi guardano con voglia. Li guardo. Hanno molto cazzo. Uno alla volta mi spaccano il culo. Hanno fretta. Allungano qualcosa ad Arthur e lo ringraziano.
-”Se ce lo porti ancora per noi va bene”.
Pianto giù il muso. Sta cosa non me l'aspettavo.
-”Tu lo sapevi. Cosa ti hanno dato? Fa vedere”.
-”Niente, niente. Mi dovevano dei soldi”.
-”Fa vedere”.
Apre la mano. Mostra dieci sterline.
-”Mi hai venduto”.
-”Dai che facciamo a metà”.
-”Almeno quello”.
-”Ho tanti amici cazzuti da farti conoscere”.
-”Clienti vuoi dire”.
-”Beh in un certo senso”.
-”Mi vergogno da morire”.
-”Non ti è piaciuto?”
-”Così e così. Ma spiegami: quando ci vieni da solo cosa succede?”
-”Non posso certo deluderli”.
Stavamo discutendo e ne arrivò un altro, ancora più affamato.
-”Ciao Arthur”.
-”Ciao”.
-”Posso?”
-”Accomodati”.
Altro giro, altra mancia, metà per uno.
-”Meglio che filiamo via sai?”
-”Perché?”
-”Mi brucia il sedere”.
-”Come vuoi”.
Durante il tragitto mi dice che sono stato molto bravo. Che bisogna rifare presto.
-”Non lo so. vedremo”
-”Lo prendo per un sì”.
Quella sera mi sono dato malato e i miei soliti sono andati tutti in bianco. Mica sono un cottimista.
P.S.: Arthur l'ho perdonato. In cala ne capitano diversi. Mi sto facendo le ossa.
-”Ti porto a fare il bagno”.
-”Dove?”
-”Al fiume”.
-”Vado a prendere il costume”.
-”Non ti servirà. Andiamo in una cala solitaria dove non ci sono problemi a stare in pace così come siamo fatti”.
Accetto. Ci arriviamo mettendoci in libertà. Ha un fisico molto ben fatto. Glielo dico. Mi ricambia il complimento. Entriamo in acqua. Il fondale è basso. Ci arriva alla cintola. Giochiamo. Mi abbraccia. Un po' di respirazione bocca a bocca. Poi mi gira e mi incula sodo.
Neanche il tempo di tornare a riva che dal bosco sbucano due maschi.
-”Sei stato di parola”.
-”Eh sì. Ve l'ho portato. Io ho già fatto. È tutto vostro”.
Ma che sfacciato mi dico. Mi guardano con voglia. Li guardo. Hanno molto cazzo. Uno alla volta mi spaccano il culo. Hanno fretta. Allungano qualcosa ad Arthur e lo ringraziano.
-”Se ce lo porti ancora per noi va bene”.
Pianto giù il muso. Sta cosa non me l'aspettavo.
-”Tu lo sapevi. Cosa ti hanno dato? Fa vedere”.
-”Niente, niente. Mi dovevano dei soldi”.
-”Fa vedere”.
Apre la mano. Mostra dieci sterline.
-”Mi hai venduto”.
-”Dai che facciamo a metà”.
-”Almeno quello”.
-”Ho tanti amici cazzuti da farti conoscere”.
-”Clienti vuoi dire”.
-”Beh in un certo senso”.
-”Mi vergogno da morire”.
-”Non ti è piaciuto?”
-”Così e così. Ma spiegami: quando ci vieni da solo cosa succede?”
-”Non posso certo deluderli”.
Stavamo discutendo e ne arrivò un altro, ancora più affamato.
-”Ciao Arthur”.
-”Ciao”.
-”Posso?”
-”Accomodati”.
Altro giro, altra mancia, metà per uno.
-”Meglio che filiamo via sai?”
-”Perché?”
-”Mi brucia il sedere”.
-”Come vuoi”.
Durante il tragitto mi dice che sono stato molto bravo. Che bisogna rifare presto.
-”Non lo so. vedremo”
-”Lo prendo per un sì”.
Quella sera mi sono dato malato e i miei soliti sono andati tutti in bianco. Mica sono un cottimista.
P.S.: Arthur l'ho perdonato. In cala ne capitano diversi. Mi sto facendo le ossa.
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