Il cliente del venerdì
di
Amandastory
genere
dominazione
Finalmente il cliente arrivò, puntuale come sempre. Erano le 21:30 di un venerdì sera qualsiasi, o almeno così pensava mio marito. In realtà non aveva idea di cosa lo aspettasse.
Riccardo entrò in casa con la sicurezza di chi ormai si sentiva perfettamente a suo agio lì dentro. Salutò prima me e Vanessa con un rapido bacio sulle labbra e una mano sfacciata sui nostri fianchi, poi rivolse l’attenzione a Mario, stringendo divertito la gabbietta che ormai portava sempre addosso.
«Buonasera troiette, come state oggi?»
Gli piaceva chiamarci così e, a essere sinceri, ormai ci divertiva anche.
Vanessa sorrise subito.
«Tutto bene come sempre, Riccardo. Io e Amanda ti stavamo aspettando. Quando vieni qui riesci sempre a rendere la serata interessante… e ti aspettava anche lui.»
Indicò Mario con un cenno della testa.
Riccardo si voltò a guardarlo.
«Avete fatto quello che vi avevo chiesto? Voglio vedere il risultato prima di mettermi comodo.»
Scoppiai a ridere.
«Abbiamo seguito le istruzioni alla perfezione. Anche se ogni tanto piagnucola ancora.»
Mario abbassò lo sguardo mentre noi ridevamo della situazione.
«Mario, fai vedere a Riccardo il nuovo plug.»
«Sì, Signora Vanessa.»
Obbedì immediatamente, abbassando i pantaloni quel tanto che bastava per mostrare il nuovo accessorio.
Riccardo annuì soddisfatto.
«Molto meglio dell’altro. Mi piace quell’anello… decisamente una buona scelta.»
Poi si accomodò sul divano con aria rilassata.
«Forza, fatevi servire dal vostro schiavetto.»
Mario andò subito verso il mobile dei liquori.
«E usa i bicchieri belli» aggiunsi con tono deciso. «Quelli del nostro cognac.»
Sottolineai apposta quella parola. Era la bottiglia che il capo di Mario gli aveva regalato tempo prima per ringraziarlo del lavoro svolto, ma che lui non aveva mai potuto assaggiare. Era riservata a noi e agli ospiti importanti.
Io e Vanessa ci sedemmo ai lati di Riccardo mentre lui sorseggiava lentamente il cognac e faceva qualche battuta. L’atmosfera diventava sempre più pesante, carica di tensione e aspettativa.
«Allora, cosa hai in mente per stasera?» chiesi con tono malizioso.
Riccardo sorrise senza fretta.
«Per prima cosa voglio vedervi un po’ più leggere.»
Io e Vanessa iniziammo a spogliarci, ma lui ci fermò quando restammo in intimo.
«Così va benissimo. Lui invece… a quattro zampe.»
Mario eseguì immediatamente. Vanessa prese il collare e glielo agganciò al collo, consegnando poi il guinzaglio e il frustino a Riccardo.
Lui si abbassò leggermente e osservò mio marito con aria divertita.
«Mi sembra ancora più piccolo dell’ultima volta.»
Noi scoppiammo a ridere mentre Mario rimaneva immobile, in silenzio.
«Ora tu mio caro schiavetto stai qua buono che ti tiro fuori il plug, non far uscire nulla se dovesse venir fuori anche solo una goccia verrai punito. Voi due donne datemi una mano nel frattempo a spogliarmi e a farmi diventare duro. Voglio incularlo per bene.»
Noi ci siamo date da fare e una volta denudato lo abbiamo preso in bocca e segato insieme.
«Quanto ci è mancato il tuo cazzo padrone.»
«Eccoti pronto per il tuo schiavo.»
La situazione degenerò rapidamente nel modo che tutti noi ormai conoscevamo bene. Mario tremava appena, combattuto tra imbarazzo ed eccitazione, mentre Riccardo prendeva il controllo della stanza con assoluta naturalezza.
Io e Vanessa ci lasciammo coinvolgere sempre di più dalla scena, osservando divertite ogni reazione di mio marito.
Lui non si fece attendere e tirò fuori con un movimento secco e rude il dildo dal culo di Mario, che fece un verso di dolore, e ci ficcò altrettanto rudemente il suo cazzo di notevoli dimensioni.
Iniziò ad affondare un colpo dietro l'altro e lo fece con ferocia, quasi con cattiveria, andando avanti a farlo per un tempo che sembrò essere infinito.
Noi nel frattempo ci stavano eccitando, io inizia a perdere un po' di liquido dalla figa, mentre a Vanessa uscì un po' di liquido spermatico dal prepuzio, e mentre lo vedevamo darci dentro iniziammo a toccarsi a vicenda.
«Cazzo sto per sborrare e per riempirti il culo un'altra volta schiavo.»
A quelle parole, il cazzo di Mario ebbe un sussulto, e rilasciò del liquido che andò a depositarsi sul pavimento.
Quando lo vide attraverso lo specchio a pavimento che avevamo in sala quello che era successo, il nostro ospite prese la testa di mio marito e l'avvicinò per fargli leccare la sua sborretta dal pavimento. Mentre Mario ripuliva il pavimento con la lingua Riccardo rimise il suo bastone di carne, ancora duro, dentro e ricominciò a sbatterlo per qualche altro minuto.
Ci accorgemmo, guardando mio marito, che sul volto aveva una maschera di godimento, gli stava piacendo in qualche modo essere trattato così da Riccardo.
Vanessa nel mentre si posizionò dietro al cliente, gli prese il cazzo in mano una volta uscito e gli diede due strattoni per far uscire le ultime gocce. Con un movimento veloce io presi il plug e lo reinserì dentro lo sfintere di mio marito così da non far uscire nulla.
«Voi due mettetevi in ginocchio davanti a me e ripulitemi il cazzo.»
Dopo qualche minuto, Riccardo si rilassò nuovamente sul divano e ci fece cenno di avvicinarci.
«Ora voglio sentirla ancora una volta. Raccontami come sei diventato il loro schiavo.»
Mario abbassò la testa e iniziò a parlare con il tono obbediente che aveva ormai imparato ad avere.
«Tutto ebbe inizio dopo che mia moglie, la mia Padrona, mi beccò e mi inculò a casa della Padrona Vanessa.
Una volta tornati a casa, dopo che la Signora Vanessa si trasferì qui da noi, dopo l'accaduto la Padrona Amanda tirò fuori una gabbietta di castità, era un po' più grande di quella che indosso ora, e me la mise dicendo che da quel giorno sarei diventato il loro schiavetto e che mi avrebbero permesso di scoparle solo una volta al mese e solo se facevo il bravo.
Da allora sono passati cinque anni e da un paio di anni mi tolgono la gabbietta solo per farmi lavare. Non le scopo più da allora. Ho fatto una cazzata che non dovevo e mi hanno detto che da quel giorno in poi sarei stato solo scopato da entrambe e dai loro clienti se lo volevano.
E Lei mio Padrone è stato il primo a farlo e io la ringrazierò sempre.»
Riccardo rise più volte durante il racconto, interrompendolo ogni tanto con qualche battuta sarcastica.
Quando arrivò il momento di spiegare cosa gli avesse fatto perdere i pochi privilegi che aveva all’inizio, Vanessa prese la parola e raccontò tutto con calma, quasi divertita nel ricordarlo.
«Amanda una mattina si svegliò prima di tutti noi, era incita della femminuccia all'epoca e vide il telefono di Mario illuminarsi. Vi si avvicinò e lo sbloccò.
Dentro vide la chat che aveva con un'altra trans, anche se ancora non lo sapeva, con cui si vedeva prima di me, e gli aveva dato appuntamento per quel pomeriggio.
A quel punto lei prese il numero e la chiamò e si fece spiegare cosa facesse con suo marito e quella gli rispose che lui voleva solo farsi scopare il culo e succhiarle il cazzo e poi farsi sborrare addosso, fu lì che capì che si trattava di un'altra trans.
Gli disse anche che ogni tanto non disdegnava a tenerle il cazzo per aiutarla a pisciare. Disse che quando lo faceva si leccava le labbra e toccava il getto con le dite per poi portarsele alla bocca per assaggiarla. Ma non erano mai andati oltre anche se qualche volta glie lo chiese.
Finito di sentire l'altra donna, Amanda si mise d'accordo con lei che sarebbe andata lì prima dell'arrivo del marito, come aveva a suo tempo fatto con me, e che avrebbe portato anche me.
Aggiunse, che avremmo fatto un casino con i suoi buchi, tutte e tre insieme. E ci abbiamo dato dentro con il suo culo per tutto il pomeriggio e tutta la sera, penso che lo abbiamo sfondato così bene e così a lungo che non sentiva più nulla.
Siamo riuscite persino a mettergli entrambi i cazzi dentro insieme e gli piaceva. Più gliene davamo e più lui ne chiedeva ancora.
Una volta tornati a casa gli abbiamo messo la gabbietta più piccola, che avevamo comprato mentre andavamo dall'altra, e gli abbiamo vietato di vedere e sentire altre persone se non per lavoro, vietandogli di fare sesso con entrambe noi. Si può dire che il suo cazzo ormai sia solo ornamentale. Alla fine di tutto ciò, sia io che Amanda, abbiamo capito che lo avevamo fatto diventare un gay passivo da bisessuale che era.»
Alla fine Riccardo rise ancora più forte e ordinò a Mario di andare a prendere un altro bicchiere di cognac.
Poi prese me e Vanessa per mano.
«Venite in camera.»
Ci lasciammo guidare mentre Mario restava indietro a preparare da bere.
Una volta sul letto, Riccardo iniziò lentamente a impartire ordini, osservando soddisfatto il modo in cui obbedivamo senza discutere.
La stanza si riempì di nuovo di tensione.
Ci ordinò di spogliarci del tutto e di prepararci a vicenda con le nostre bocche mentre lui sorseggiava il liquido ambrato e disse allo schiavo di succhiargli il cazzo.
Dopo circa una decina di minuti ci raggiunse sul letto e si mise in posizione supina, mi fece mettere sopra di lui di schiena e mi mise il suo bellissimo e grandissimo cazzo nel culo e ordinò a Vanessa di mettere il suo nella mia figa.
Iniziarono a scoparmi fin da subito con forza entrambi e mi fecero raggiungere il primo orgasmo in pochissimo tempo. Andarono avanti così per non so quanto tempo, so solo che raggiunsi altre tre volte l'orgasmo e sempre in modo più intenso del precedente.
Il tempo sembrò rallentare completamente. Tra ordini, provocazioni e giochi di potere, l’atmosfera diventò sempre più intensa.
Dopo tempo immemore si sfilò dal mio culo e mi fece scendere da lui, mise a pecora Vanessa e la penetrò ordinandomi di succhiarle il cazzo.
Feci come mi era stato detto e dopo poco mi sentì riempire la bocca e lo stomaco di sborra calda.
A quel punto mi fece mettere lo strap-on e mi disse di avvicinarmi a lui che avremmo preso Vanessa in due nel culo. Lei quando sentì anche il mio dildo nel culo iniziò a gemere di piacere e sborrò per la seconda volta in poco tempo.
Siamo andati avanti a scoparla per venti minuti buoni e fu allora che mi fece togliere e gli venne nel culo.
Quando tutto sembrò finalmente calmarsi, Riccardo si alzò dal letto e recuperò lentamente il bicchiere lasciato poco prima sul comodino.
Guardò prima me e Vanessa, poi Mario, ancora inginocchiato davanti al letto.
Sorrise.
Lo avvicinò al culo di Vanessa e gli ordinò di far uscire la sborra nel bicchiere.
Finito con Vanessa fece mettere a rana mio marito e gli tolse il plug, gli mise sotto il bicchiere ordinando anche a lui di svuotarsi.
Uscì tutta la sborra dal culo di mio marito e riempì per bene il bicchiere, poi lo prese o lo avvicinò al viso di Mario e gli ordinò di berla tutta.
Lui prese il bicchiere e si mise a bere tutto il contenuto. Una volta svuotato abbassò lo sguardo a terra e ringraziò il Padrone.
Alla fine Riccardo si rivestì con calma e disse anche a noi di fare lo stesso. Dalla giacca tirò fuori una busta molto più pesante del solito.
«Questa sarà la mia ultima volta qui. Mi trasferisco all’estero per lavoro.»
Ci spiegò che quei soldi in più erano un modo per ringraziarci di tutte le serate passate insieme.
Io e Vanessa lo abbracciammo e lo salutammo con un lungo bacio.
Quando la porta si chiuse alle sue spalle, il silenzio riempì la casa per qualche secondo.
Poi ci voltammo entrambe verso Mario.
Sorrisi lentamente.
«Per te la serata non è ancora finita.»
Dopotutto avevamo ancora tutta la notte davanti.
Ma questa… è una storia per un’altra volta.
Spero vi sia piaciuto tutto e spero che possiate essere più gentili nel giudicare le mie storie.
Vi chiederei di scrivere nei commenti quello che vi piace o meno del racconto per capire meglio con che tipo di pubblico mi interfaccio.
Mi piacerebbe anche sapere quali sono i vostri generi preferiti. Aspetto i Vostri commenti.
Riccardo entrò in casa con la sicurezza di chi ormai si sentiva perfettamente a suo agio lì dentro. Salutò prima me e Vanessa con un rapido bacio sulle labbra e una mano sfacciata sui nostri fianchi, poi rivolse l’attenzione a Mario, stringendo divertito la gabbietta che ormai portava sempre addosso.
«Buonasera troiette, come state oggi?»
Gli piaceva chiamarci così e, a essere sinceri, ormai ci divertiva anche.
Vanessa sorrise subito.
«Tutto bene come sempre, Riccardo. Io e Amanda ti stavamo aspettando. Quando vieni qui riesci sempre a rendere la serata interessante… e ti aspettava anche lui.»
Indicò Mario con un cenno della testa.
Riccardo si voltò a guardarlo.
«Avete fatto quello che vi avevo chiesto? Voglio vedere il risultato prima di mettermi comodo.»
Scoppiai a ridere.
«Abbiamo seguito le istruzioni alla perfezione. Anche se ogni tanto piagnucola ancora.»
Mario abbassò lo sguardo mentre noi ridevamo della situazione.
«Mario, fai vedere a Riccardo il nuovo plug.»
«Sì, Signora Vanessa.»
Obbedì immediatamente, abbassando i pantaloni quel tanto che bastava per mostrare il nuovo accessorio.
Riccardo annuì soddisfatto.
«Molto meglio dell’altro. Mi piace quell’anello… decisamente una buona scelta.»
Poi si accomodò sul divano con aria rilassata.
«Forza, fatevi servire dal vostro schiavetto.»
Mario andò subito verso il mobile dei liquori.
«E usa i bicchieri belli» aggiunsi con tono deciso. «Quelli del nostro cognac.»
Sottolineai apposta quella parola. Era la bottiglia che il capo di Mario gli aveva regalato tempo prima per ringraziarlo del lavoro svolto, ma che lui non aveva mai potuto assaggiare. Era riservata a noi e agli ospiti importanti.
Io e Vanessa ci sedemmo ai lati di Riccardo mentre lui sorseggiava lentamente il cognac e faceva qualche battuta. L’atmosfera diventava sempre più pesante, carica di tensione e aspettativa.
«Allora, cosa hai in mente per stasera?» chiesi con tono malizioso.
Riccardo sorrise senza fretta.
«Per prima cosa voglio vedervi un po’ più leggere.»
Io e Vanessa iniziammo a spogliarci, ma lui ci fermò quando restammo in intimo.
«Così va benissimo. Lui invece… a quattro zampe.»
Mario eseguì immediatamente. Vanessa prese il collare e glielo agganciò al collo, consegnando poi il guinzaglio e il frustino a Riccardo.
Lui si abbassò leggermente e osservò mio marito con aria divertita.
«Mi sembra ancora più piccolo dell’ultima volta.»
Noi scoppiammo a ridere mentre Mario rimaneva immobile, in silenzio.
«Ora tu mio caro schiavetto stai qua buono che ti tiro fuori il plug, non far uscire nulla se dovesse venir fuori anche solo una goccia verrai punito. Voi due donne datemi una mano nel frattempo a spogliarmi e a farmi diventare duro. Voglio incularlo per bene.»
Noi ci siamo date da fare e una volta denudato lo abbiamo preso in bocca e segato insieme.
«Quanto ci è mancato il tuo cazzo padrone.»
«Eccoti pronto per il tuo schiavo.»
La situazione degenerò rapidamente nel modo che tutti noi ormai conoscevamo bene. Mario tremava appena, combattuto tra imbarazzo ed eccitazione, mentre Riccardo prendeva il controllo della stanza con assoluta naturalezza.
Io e Vanessa ci lasciammo coinvolgere sempre di più dalla scena, osservando divertite ogni reazione di mio marito.
Lui non si fece attendere e tirò fuori con un movimento secco e rude il dildo dal culo di Mario, che fece un verso di dolore, e ci ficcò altrettanto rudemente il suo cazzo di notevoli dimensioni.
Iniziò ad affondare un colpo dietro l'altro e lo fece con ferocia, quasi con cattiveria, andando avanti a farlo per un tempo che sembrò essere infinito.
Noi nel frattempo ci stavano eccitando, io inizia a perdere un po' di liquido dalla figa, mentre a Vanessa uscì un po' di liquido spermatico dal prepuzio, e mentre lo vedevamo darci dentro iniziammo a toccarsi a vicenda.
«Cazzo sto per sborrare e per riempirti il culo un'altra volta schiavo.»
A quelle parole, il cazzo di Mario ebbe un sussulto, e rilasciò del liquido che andò a depositarsi sul pavimento.
Quando lo vide attraverso lo specchio a pavimento che avevamo in sala quello che era successo, il nostro ospite prese la testa di mio marito e l'avvicinò per fargli leccare la sua sborretta dal pavimento. Mentre Mario ripuliva il pavimento con la lingua Riccardo rimise il suo bastone di carne, ancora duro, dentro e ricominciò a sbatterlo per qualche altro minuto.
Ci accorgemmo, guardando mio marito, che sul volto aveva una maschera di godimento, gli stava piacendo in qualche modo essere trattato così da Riccardo.
Vanessa nel mentre si posizionò dietro al cliente, gli prese il cazzo in mano una volta uscito e gli diede due strattoni per far uscire le ultime gocce. Con un movimento veloce io presi il plug e lo reinserì dentro lo sfintere di mio marito così da non far uscire nulla.
«Voi due mettetevi in ginocchio davanti a me e ripulitemi il cazzo.»
Dopo qualche minuto, Riccardo si rilassò nuovamente sul divano e ci fece cenno di avvicinarci.
«Ora voglio sentirla ancora una volta. Raccontami come sei diventato il loro schiavo.»
Mario abbassò la testa e iniziò a parlare con il tono obbediente che aveva ormai imparato ad avere.
«Tutto ebbe inizio dopo che mia moglie, la mia Padrona, mi beccò e mi inculò a casa della Padrona Vanessa.
Una volta tornati a casa, dopo che la Signora Vanessa si trasferì qui da noi, dopo l'accaduto la Padrona Amanda tirò fuori una gabbietta di castità, era un po' più grande di quella che indosso ora, e me la mise dicendo che da quel giorno sarei diventato il loro schiavetto e che mi avrebbero permesso di scoparle solo una volta al mese e solo se facevo il bravo.
Da allora sono passati cinque anni e da un paio di anni mi tolgono la gabbietta solo per farmi lavare. Non le scopo più da allora. Ho fatto una cazzata che non dovevo e mi hanno detto che da quel giorno in poi sarei stato solo scopato da entrambe e dai loro clienti se lo volevano.
E Lei mio Padrone è stato il primo a farlo e io la ringrazierò sempre.»
Riccardo rise più volte durante il racconto, interrompendolo ogni tanto con qualche battuta sarcastica.
Quando arrivò il momento di spiegare cosa gli avesse fatto perdere i pochi privilegi che aveva all’inizio, Vanessa prese la parola e raccontò tutto con calma, quasi divertita nel ricordarlo.
«Amanda una mattina si svegliò prima di tutti noi, era incita della femminuccia all'epoca e vide il telefono di Mario illuminarsi. Vi si avvicinò e lo sbloccò.
Dentro vide la chat che aveva con un'altra trans, anche se ancora non lo sapeva, con cui si vedeva prima di me, e gli aveva dato appuntamento per quel pomeriggio.
A quel punto lei prese il numero e la chiamò e si fece spiegare cosa facesse con suo marito e quella gli rispose che lui voleva solo farsi scopare il culo e succhiarle il cazzo e poi farsi sborrare addosso, fu lì che capì che si trattava di un'altra trans.
Gli disse anche che ogni tanto non disdegnava a tenerle il cazzo per aiutarla a pisciare. Disse che quando lo faceva si leccava le labbra e toccava il getto con le dite per poi portarsele alla bocca per assaggiarla. Ma non erano mai andati oltre anche se qualche volta glie lo chiese.
Finito di sentire l'altra donna, Amanda si mise d'accordo con lei che sarebbe andata lì prima dell'arrivo del marito, come aveva a suo tempo fatto con me, e che avrebbe portato anche me.
Aggiunse, che avremmo fatto un casino con i suoi buchi, tutte e tre insieme. E ci abbiamo dato dentro con il suo culo per tutto il pomeriggio e tutta la sera, penso che lo abbiamo sfondato così bene e così a lungo che non sentiva più nulla.
Siamo riuscite persino a mettergli entrambi i cazzi dentro insieme e gli piaceva. Più gliene davamo e più lui ne chiedeva ancora.
Una volta tornati a casa gli abbiamo messo la gabbietta più piccola, che avevamo comprato mentre andavamo dall'altra, e gli abbiamo vietato di vedere e sentire altre persone se non per lavoro, vietandogli di fare sesso con entrambe noi. Si può dire che il suo cazzo ormai sia solo ornamentale. Alla fine di tutto ciò, sia io che Amanda, abbiamo capito che lo avevamo fatto diventare un gay passivo da bisessuale che era.»
Alla fine Riccardo rise ancora più forte e ordinò a Mario di andare a prendere un altro bicchiere di cognac.
Poi prese me e Vanessa per mano.
«Venite in camera.»
Ci lasciammo guidare mentre Mario restava indietro a preparare da bere.
Una volta sul letto, Riccardo iniziò lentamente a impartire ordini, osservando soddisfatto il modo in cui obbedivamo senza discutere.
La stanza si riempì di nuovo di tensione.
Ci ordinò di spogliarci del tutto e di prepararci a vicenda con le nostre bocche mentre lui sorseggiava il liquido ambrato e disse allo schiavo di succhiargli il cazzo.
Dopo circa una decina di minuti ci raggiunse sul letto e si mise in posizione supina, mi fece mettere sopra di lui di schiena e mi mise il suo bellissimo e grandissimo cazzo nel culo e ordinò a Vanessa di mettere il suo nella mia figa.
Iniziarono a scoparmi fin da subito con forza entrambi e mi fecero raggiungere il primo orgasmo in pochissimo tempo. Andarono avanti così per non so quanto tempo, so solo che raggiunsi altre tre volte l'orgasmo e sempre in modo più intenso del precedente.
Il tempo sembrò rallentare completamente. Tra ordini, provocazioni e giochi di potere, l’atmosfera diventò sempre più intensa.
Dopo tempo immemore si sfilò dal mio culo e mi fece scendere da lui, mise a pecora Vanessa e la penetrò ordinandomi di succhiarle il cazzo.
Feci come mi era stato detto e dopo poco mi sentì riempire la bocca e lo stomaco di sborra calda.
A quel punto mi fece mettere lo strap-on e mi disse di avvicinarmi a lui che avremmo preso Vanessa in due nel culo. Lei quando sentì anche il mio dildo nel culo iniziò a gemere di piacere e sborrò per la seconda volta in poco tempo.
Siamo andati avanti a scoparla per venti minuti buoni e fu allora che mi fece togliere e gli venne nel culo.
Quando tutto sembrò finalmente calmarsi, Riccardo si alzò dal letto e recuperò lentamente il bicchiere lasciato poco prima sul comodino.
Guardò prima me e Vanessa, poi Mario, ancora inginocchiato davanti al letto.
Sorrise.
Lo avvicinò al culo di Vanessa e gli ordinò di far uscire la sborra nel bicchiere.
Finito con Vanessa fece mettere a rana mio marito e gli tolse il plug, gli mise sotto il bicchiere ordinando anche a lui di svuotarsi.
Uscì tutta la sborra dal culo di mio marito e riempì per bene il bicchiere, poi lo prese o lo avvicinò al viso di Mario e gli ordinò di berla tutta.
Lui prese il bicchiere e si mise a bere tutto il contenuto. Una volta svuotato abbassò lo sguardo a terra e ringraziò il Padrone.
Alla fine Riccardo si rivestì con calma e disse anche a noi di fare lo stesso. Dalla giacca tirò fuori una busta molto più pesante del solito.
«Questa sarà la mia ultima volta qui. Mi trasferisco all’estero per lavoro.»
Ci spiegò che quei soldi in più erano un modo per ringraziarci di tutte le serate passate insieme.
Io e Vanessa lo abbracciammo e lo salutammo con un lungo bacio.
Quando la porta si chiuse alle sue spalle, il silenzio riempì la casa per qualche secondo.
Poi ci voltammo entrambe verso Mario.
Sorrisi lentamente.
«Per te la serata non è ancora finita.»
Dopotutto avevamo ancora tutta la notte davanti.
Ma questa… è una storia per un’altra volta.
Spero vi sia piaciuto tutto e spero che possiate essere più gentili nel giudicare le mie storie.
Vi chiederei di scrivere nei commenti quello che vi piace o meno del racconto per capire meglio con che tipo di pubblico mi interfaccio.
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