Inizio e fine
di
IL MICROBO
genere
gay
INIZIO E FINE
Da lì in poi è cominciata la mia sventurata carriera di schiavo per prima cosa sottoposto a una gratuita dimostrazione di potenza mediante frusta spinta fino al limite della sopraffazione.
-”Questo è il pane quotidiano che ti elargirò e a cui dovrai abituarti per mantenere il tuo culo ben allenato e segnato se non a stelle almeno a strisce”.
Consapevole di quanto le mie natiche fossero di grande interesse per il Mio Padrone una volta che me le rendeva rosse e fiammeggianti mi accingevo ad offrirle all’impeto del suo cazzo che gli diventava durissimo per delle scopate che da mattina a sera costumò replicare più volte durante le nostre laide giornate trasformando il mio ano nel suo prediletto e più che delizioso tirassegno e paradiso.
-”Il tuo buco si rinserra velocemente dopo che te l’ho straziato e ripristina subito un’integrità quasi da verginello benché lo abbia forzato e svillaneggiato in tutti i modi rompendoti di volta in volta l’imene che lo diaframma e che di nuovo me lo preclude intatto fino al prossimo assalto”.
Buon per me che non mi slabbro facile.
-”Ce l’hai sempre liscio e roseo, stretto ed elastico come piace a me”.
-”Grazie Padrone. Troppi complimenti tutti in una volta”.
-”Stasera ho invitato alcuni amici per sottoporti a diverse inculate e portarti al limite della dilatazione”.
Dopo almeno dieci penetrazioni una dietro l’altra ancora mi si stringeva come un fiore in boccio.
-”Questa tua attitudine a prenderlo e a metterti tutto subito alle spalle è degna di nota”.
Fu così che di sera in sera fui venduto a destra e a manca ad ogni genere di uccello che per quanto grosso io ingoiavo negli intestini senza patire alcun danno.
-”I due di oggi hanno pagato cento euro a testa senza battere ciglio”.
-”Gli sono andato bene Padrone?”
-”Molto bene”.
-”Dividiamo a metà che ne dice Padrone?”
-”Fatti bastare il venti per cento. È anche troppo. Segno della benevolenza che nutro nei tuoi confronti”.
Nel giro di pochi mesi misi da parte un bel dividendo. Il Padrone come socio di maggioranza molto di più. Mi ha messo in rete con foto del sedere a disposizione per ottime sedute a cinta e a spinta.
Ogni tanto mi brucia assai, sia fuori che dentro ma ci stavo anche facendo il callo.
-”Sei di tutti e di nessuno. Non mi vai più bene. Ti ripudio”.
E fu così che mi ridussi in strada a mendicare un qualche interesse da cazzi occasionali, tutti mariti fugaci, timorosi e disattenti che dopo poche botte mi abbandonavano al mio destino di postulante e di Frocio condannato a servire qualsivoglia altro maschio che mi si parasse davanti o meglio dietro in cerca di una sola sveltina mordi e fuggi.
Non ce la facevo più. Mi sono ridotto frate in convento di clausura, dove comunque certe occasioni non mancano proprio, Dal Priore all'ultimo degli abati, nessuno dei quali sotto la tonaca indossa mutanda.
Da lì in poi è cominciata la mia sventurata carriera di schiavo per prima cosa sottoposto a una gratuita dimostrazione di potenza mediante frusta spinta fino al limite della sopraffazione.
-”Questo è il pane quotidiano che ti elargirò e a cui dovrai abituarti per mantenere il tuo culo ben allenato e segnato se non a stelle almeno a strisce”.
Consapevole di quanto le mie natiche fossero di grande interesse per il Mio Padrone una volta che me le rendeva rosse e fiammeggianti mi accingevo ad offrirle all’impeto del suo cazzo che gli diventava durissimo per delle scopate che da mattina a sera costumò replicare più volte durante le nostre laide giornate trasformando il mio ano nel suo prediletto e più che delizioso tirassegno e paradiso.
-”Il tuo buco si rinserra velocemente dopo che te l’ho straziato e ripristina subito un’integrità quasi da verginello benché lo abbia forzato e svillaneggiato in tutti i modi rompendoti di volta in volta l’imene che lo diaframma e che di nuovo me lo preclude intatto fino al prossimo assalto”.
Buon per me che non mi slabbro facile.
-”Ce l’hai sempre liscio e roseo, stretto ed elastico come piace a me”.
-”Grazie Padrone. Troppi complimenti tutti in una volta”.
-”Stasera ho invitato alcuni amici per sottoporti a diverse inculate e portarti al limite della dilatazione”.
Dopo almeno dieci penetrazioni una dietro l’altra ancora mi si stringeva come un fiore in boccio.
-”Questa tua attitudine a prenderlo e a metterti tutto subito alle spalle è degna di nota”.
Fu così che di sera in sera fui venduto a destra e a manca ad ogni genere di uccello che per quanto grosso io ingoiavo negli intestini senza patire alcun danno.
-”I due di oggi hanno pagato cento euro a testa senza battere ciglio”.
-”Gli sono andato bene Padrone?”
-”Molto bene”.
-”Dividiamo a metà che ne dice Padrone?”
-”Fatti bastare il venti per cento. È anche troppo. Segno della benevolenza che nutro nei tuoi confronti”.
Nel giro di pochi mesi misi da parte un bel dividendo. Il Padrone come socio di maggioranza molto di più. Mi ha messo in rete con foto del sedere a disposizione per ottime sedute a cinta e a spinta.
Ogni tanto mi brucia assai, sia fuori che dentro ma ci stavo anche facendo il callo.
-”Sei di tutti e di nessuno. Non mi vai più bene. Ti ripudio”.
E fu così che mi ridussi in strada a mendicare un qualche interesse da cazzi occasionali, tutti mariti fugaci, timorosi e disattenti che dopo poche botte mi abbandonavano al mio destino di postulante e di Frocio condannato a servire qualsivoglia altro maschio che mi si parasse davanti o meglio dietro in cerca di una sola sveltina mordi e fuggi.
Non ce la facevo più. Mi sono ridotto frate in convento di clausura, dove comunque certe occasioni non mancano proprio, Dal Priore all'ultimo degli abati, nessuno dei quali sotto la tonaca indossa mutanda.
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