Quel pittore

di
genere
gay

QUEL PITTORE
Era un pittore famoso. Lo ammiravo da sempre. Il giorno che ci incontrammo per caso al circolo mi chiese di fargli da modello e io accettai subito.
Giunto nel suo studio accese la stufa per non farmi stare al freddo e mi prego di spogliarmi nudo. Non me l'aspettavo.
Mi volle in piedi e mi girò intorno osservandomi. Mi fece alzare le braccia. Mi fece distendere a gambe divaricate scrutando le mie intimità. Il mio corpo non doveva avere segreti per lui. Comincio a fare dei bozzetti di dettaglio, che mi perlustrarono palmo a palmo. Poi decise come mettermi in posa. Una posa lasciva, anzi sguaiata. Mi disse che gli era stato commissionato un ritratto erotico ad alta energia e che solo io corrispondevo alle consegne che aveva ricevuto.
Iniziò la tela e con una pennellata dietro l'altra, esplorando e frugando tutto di me, fuori quanto dentro. Ogni tanto si avvicinava e sistemava le braccia e le gambe come gli pareva meglio. Io ero ipnotizzato e non trovai la forza di contraddirlo. Sistemava anche i miei genitali che presero forza e lui ne fu lieto. Mi disse che in erezione venivo più vero e più completo.
Al termine del suo lavoro, che durò giorni e giorni di immobilità estenuante, affermò che andavo benissimo e che non mi avrebbe venduto. Mi avrebbe invece tenuto per sé. Io mi misi a piangere. Cercò di consolarmi. Mi trascino nella sua camera da letto e mi fece suo.
scritto il
2026-03-19
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