Con le mani nel sacco
di
IL MICROBO
genere
incesti
CON LE MANI NEL SACCO
Stavo tranquillo in camera a guardarmi un porno gay di quelli duri per vedere di eccitarmi e buttarmi in sega quando mi entra il mio mega cugi, molto più evoluto di me, e si accorge di cosa sto guardando.
-”Sei ancora a questo livello?”
-”Che male c'è? Me lo hai insegnato tu sto sito”.
-”È tutta teoria. Dovresti passare alla pratica”.
-”E con chi?”
-”Con me. È un classico iniziare tra cugini”.
Intanto che parlavamo in questo modo si toccava e strofinava i pantaloncini che in quel posto gli sono diventati a punta. Non gli staccavo gli occhi di dosso.
-”Ti fa voglia cugi?”
Neanche il tempo di rispondere magari con un dai lasciamo stare che si è avvicinato e me o ha strusciato sulla faccia.
-”Tira fuori la lingua”.
Gliel'ho slappapata tutta.
-”Andiamo per gradi. Leccamelo da sopra il pant”.
Ho baciato e leccato.
-”Ora solo slip”.
Molto meglio. Erano pieni di roba.
-”Sei pronto?”
Via anche quelli e me lo imbocca.
-”Bello il mio cazzone?”
Grosso. Più del mio.
-”Lo prendi fino in fondo?”
Mi stavo sforzando a farlo quando sono entrati papi e zio.
-”Ma che cazzo succede?” ci urla papi.
-”Dai Arnaldo. Facevamo anche noi le stesse cose”.
-”Erano altri tempi”.
-”E me lo succhiavi anche bene”.
Scialuppa di salvataggio.
-”Ricordi quando i nostri papi ci avevano sorpresi più o meno uguale e poi si sono uniti al gioco facendo un culo così a tutti e due per punizione?
Zio si era già spogliato, tanto bello che è da nudo, e stava dicendo a papi (quasi un ordine) di fare altrettanto. Anche papi non era niente male.
-”Forza Pivelli piegatevi bordo letto che vi arriva il castigo”.
Quanto l'ho fantasticato che a sverginarmi fosse un Grande.
Cugi passa parola: “Stringi i denti”.
D'un balzo veniamo presi per i fianchi. Un accenno di sculacciata.
-”Volevate fare i frocetti a buon mercato?”
-”Ora vi accontentiamo”.
Ci puntano. Ce lo cacciano dentro. Ci scopazzano. Vanno avanti (e indietro) per un bel po'.
-”Per oggi basta. Continuate da soli”.
-”Acqua in bocca con le vostre madri se volete che lo rifacciamo”.
-”Vi pare che lo andiamo a dire in giro?”
Tradizione di famiglia. Settimana dopo durante un'orgetta meglio organizzata ci confessano che anche loro erano stati educati a minchia dai papi, due fratelli assatanati che si scambiavano i loro sederi come se fossero palle in campo da portare a canestro.
In poco più d'un mese siamo stati allenati a pompino, a inculata e altre porcherie. Un giorno che erano molto su di giri tanto per pareggiare i conti gli abbiamo restituito il favore. Mica ci hanno rimproverati.
Invece ci hanno reagito con un certo stupore e quasi orgoglio: ”Adesso sì che ci sapete fare”.
Ha funzionato in questa maniera la nostra “educazione sentimentale”: per trasmissione diretta di padre in figlio.
Stavo tranquillo in camera a guardarmi un porno gay di quelli duri per vedere di eccitarmi e buttarmi in sega quando mi entra il mio mega cugi, molto più evoluto di me, e si accorge di cosa sto guardando.
-”Sei ancora a questo livello?”
-”Che male c'è? Me lo hai insegnato tu sto sito”.
-”È tutta teoria. Dovresti passare alla pratica”.
-”E con chi?”
-”Con me. È un classico iniziare tra cugini”.
Intanto che parlavamo in questo modo si toccava e strofinava i pantaloncini che in quel posto gli sono diventati a punta. Non gli staccavo gli occhi di dosso.
-”Ti fa voglia cugi?”
Neanche il tempo di rispondere magari con un dai lasciamo stare che si è avvicinato e me o ha strusciato sulla faccia.
-”Tira fuori la lingua”.
Gliel'ho slappapata tutta.
-”Andiamo per gradi. Leccamelo da sopra il pant”.
Ho baciato e leccato.
-”Ora solo slip”.
Molto meglio. Erano pieni di roba.
-”Sei pronto?”
Via anche quelli e me lo imbocca.
-”Bello il mio cazzone?”
Grosso. Più del mio.
-”Lo prendi fino in fondo?”
Mi stavo sforzando a farlo quando sono entrati papi e zio.
-”Ma che cazzo succede?” ci urla papi.
-”Dai Arnaldo. Facevamo anche noi le stesse cose”.
-”Erano altri tempi”.
-”E me lo succhiavi anche bene”.
Scialuppa di salvataggio.
-”Ricordi quando i nostri papi ci avevano sorpresi più o meno uguale e poi si sono uniti al gioco facendo un culo così a tutti e due per punizione?
Zio si era già spogliato, tanto bello che è da nudo, e stava dicendo a papi (quasi un ordine) di fare altrettanto. Anche papi non era niente male.
-”Forza Pivelli piegatevi bordo letto che vi arriva il castigo”.
Quanto l'ho fantasticato che a sverginarmi fosse un Grande.
Cugi passa parola: “Stringi i denti”.
D'un balzo veniamo presi per i fianchi. Un accenno di sculacciata.
-”Volevate fare i frocetti a buon mercato?”
-”Ora vi accontentiamo”.
Ci puntano. Ce lo cacciano dentro. Ci scopazzano. Vanno avanti (e indietro) per un bel po'.
-”Per oggi basta. Continuate da soli”.
-”Acqua in bocca con le vostre madri se volete che lo rifacciamo”.
-”Vi pare che lo andiamo a dire in giro?”
Tradizione di famiglia. Settimana dopo durante un'orgetta meglio organizzata ci confessano che anche loro erano stati educati a minchia dai papi, due fratelli assatanati che si scambiavano i loro sederi come se fossero palle in campo da portare a canestro.
In poco più d'un mese siamo stati allenati a pompino, a inculata e altre porcherie. Un giorno che erano molto su di giri tanto per pareggiare i conti gli abbiamo restituito il favore. Mica ci hanno rimproverati.
Invece ci hanno reagito con un certo stupore e quasi orgoglio: ”Adesso sì che ci sapete fare”.
Ha funzionato in questa maniera la nostra “educazione sentimentale”: per trasmissione diretta di padre in figlio.
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