Il suo succhia cazzi personale.

di
genere
bisex

Mi chiamo Moreno, ho 26 anni, sono di media statura, biondo, occhi chiari, un fisico che definirei snello, quasi efebico, dai lineamenti dolci, completamente glabro. Curo molto il mio aspetto, perché a me piace il cazzo. In tutta sincerità, confesso che avrei preferito nascer femmina ed è per questo che mi adopero affinché possa somigliarvi il più possibile. Non sono molto dotato e, già questo, mi aiuta molto quando, in certe occasioni, decido di vestirmi da donna ed è opportuno che possa nascondere il mio pisello. Sono laureato in scienze della comunicazione, marketing e digital media; è da due anni che lavoro per una prestigiosa azienda, la cui sede si sta trasferendo in una nuova struttura, molto più moderna e confacente, per cui, in questo periodo, lavoriamo un po' nella vecchia ed un po' nella nuova. In quest'ultima, ha assunto la dirigenza Roberto, il figlio del titolare che l'ha fondata e sta portando notevoli modifiche a tutto l'organigramma. Nella vecchia sede, ho scoperto una cosa che mi ha fatto sempre tanto piacere: in un angolo del seminterrato, posto quasi in fondo all'archivio, qualcuno, aveva modificato un piccolo sgabuzzino, composto da pareti di compensato e vi ha praticato dei fori. Da quando l'ho scoperto, circa tre mesi fa, una o due volte la settimana, entro nello sgabuzzino completamente buio e, una volta chiusa la porta dall'interno, aspetto in silenzio che da qualcuno di quei fori si protenda un bel cazzo e mi metto a succhiarlo in maniera pazzesca! Non so mai chi è dall'altro lato e la cosa nemmeno mi interessa, ma ciò che mi fa veramente impazzire, è che tutti mi regalano delle copiose sborrate. La cosa interessante è che si può accedere da diversi punti dello stabile in questa specie di archivio, quindi, allora di pranzo, il primo che si chiude dentro, si succhia tutti i cazzi che si affacciano a quei buchi. L'ho scoperto per caso, quando, un giorno, ho visto una delle nostre segretarie, prendere, quasi di nascosto la chiave dell'archivio e poi, non vedendola venire a pranzo alla mensa, mi son chiesto cosa possa esser andata a fare, durante la pausa pranzo, in archivio. L'ho tenuta un po' d'occhio e, quando ho visto che ha preso di nuovo la chiave, silenziosamente l'ho seguita ed ho visto che è entrata nel piccolo sgabuzzino e vi si è chiusa dentro. Son rimasto nascosto dietro alcuni scaffali e, poco dopo, ho visto arrivare un'altra donna, che, avendo trovato la porta chiusa, ha preso e se n'è andata. Stavo per andarmene anch'io, convinto che la nostra segretaria avesse un appuntamento con qualcuno all'interno dello sgabuzzino, quando, invece, d'improvviso, ho visto arrivare uno, che si è appoggiato alla parete, dopo aver tirato fuori l'uccello e lo ha infilato nel buco. Son rimasto a guardare incredulo ed ho sentito l'uomo gemere di piacere; mi son reso conto che stava venendo e, di sicuro, ad opera di chi vi era all'interno. È venuto e se n'è andato; ne è arrivato un altro, che ha fatto lo stesso del precedente: ha inserito il proprio uccello in un altro buco e dall'altro lato dello sgabuzzino; anche lui si è lasciato succhiare il cazzo, perché ha emesso un lungo gemito di piacere e, poi, se n'è andato. Quel giorno sono venuti in cinque a farsi succhiare l'uccello e, quando la pausa pranzo era quasi terminata, la segretaria è uscita, ha chiuso la porta e se n'è andata. Ero piacevolmente eccitato da questa situazione e così, senza farmene accorgere, ho fatto, di nascosto, una copia di quella chiave e, un giorno, qualche minuto prima della pausa pranzo, sono sceso nel seminterrato e mi son nascosto nello sgabuzzino, chiudendo da dentro. Da un piccolo foro, son riuscito a vedere una donna venire verso la porta e, avendola trovata chiusa, andarsene un po' stizzita. Son rimasto in silenzio ed in attesa; ad un tratto, ho visto comparire, da uno dei quei fori, uno splendido uccello e, subito, mi ci son avventato sopra, l’ho succhiato con tutto l'ardore possibile e, quando il tizio è avvenuto, si è complimentato.
«Cazzo, questo sì che è un pompino?! Chiunque tu sia, sei stata da infarto»
Mi è venuto da ridere, pensando che il tizio era convinto che si fosse fatto succhiare l'uccello da una donna; poi, dopo qualche istante, è subito comparso un altro bel cazzo ed ho spompinato anche quello. Anche in questo caso mi hanno fatto i complimenti e son andato avanti così, fino a farne sborrare cinque, nel solo primo giorno. Ben presto, è diventato per me un piacevole diversivo ed ho cominciato a saltare il pranzo almeno tre volte a settimana. Naturalmente venivo ampiamente ripagato con ingenti sborrate, che mi riempivano abbondantemente lo stomaco, in maniera non solo piacevole, ma anche nutriente. La cosa dev'esser cominciata a trapelare, perché, di giorno in giorno, i cazzi hanno preso ad aumentare e qualcuno, addirittura, chiedeva anche il bis. Naturalmente ero assolutamente strafelice di tutto questo; ma il rovescio della medaglia è stato che, qualche volta, ho cominciato a far tardi a rientrare al lavoro, dopo la pausa pranzo. Un giorno, mentre stavo ripulendo un bel cazzo che era appena venuto, dal foro ne è apparso uno veramente eccezionale. Ben venti centimetri di carne morbida e spessa, con un nobile pomello per metà scoperto, per metà nascosto dallo stretto prepuzio, venato come il marmo più pregiato, eppure morbido come la seta e caldamente vivo: era senza dubbio il più bel cazzo che avessi mai visto. Ero semplicemente affascinato al solo vedere quella splendida colonna di carne, a mia completa disposizione. Mi son impegnato nel più bel pompino che abbia mai fatto in vita mia. Oltre a leccarlo ed a succhiarlo in maniera superlativa, l'ho veramente adorato e, quando mi ha sborrato in bocca, ho avuto un orgasmo, senza toccarmi. L'ho ripulito alla perfezione, senza perdere neanche una goccia, e mi aspettavo un commento che però non è arrivato, ma, nello stesso tempo, mi son sentito veramente orgoglioso di aver fatto provare al detentore di quella meraviglia qualcosa di certamente unico. Dopo di lui, ho succhiato altri cinque cazzi, ma nessuno mi ha dato il piacere che avevo provato a succhiare quello in particolare. Per l'ennesima volta ho fatto un po' di ritardo a rientrare al mio posto di lavoro e, poco dopo, ha squillato il mio telefono e Roberto, il nostro capo, mi ha convocato nel suo ufficio. Mi son recato nella nuova sede, che dista poche centinaia di metri dal vecchio edificio e, preso l'ascensore, son salito all'ultimo piano di questo nuovo edificio, alto e composto da elementi in acciaio e vetro, una struttura davvero bella e moderna. Quando son arrivato davanti all'ufficio del direttore, ho riconosciuto Sabrina, che ora era diventata la sua segretaria ed era quella che avevo seguito la prima volta che avevo scoperto quello speciale Glory-Hole. Lei ha bussato discretamente alla porta del capo e, subito dopo che sono entrato, ha chiuso la porta dietro di noi; Roberto mi ha fatto avvicinare alla sua stupenda scrivania in stile moderno e, una volta che mi son seduto, lui mi ha fissato in silenzio e poi mi ha fatto una domanda ben precisa.
«Moreno, sei un succhia cazzi, vero? Rispondi, dimmi la verità.»
L’ho fissato ed ho deglutito a fatica, ero più che sorpreso, direi scioccato. Ho abbassato gli occhi e son arrossito fino alla punta dei capelli. Ho represso l'impulso di fuggire immediatamente da quell'ufficio. Mi son sentito tremendamente a disagio, ero come paralizzato. Ho provato a sollevare lo sguardo ed ho cercato di interpretare le sue intenzioni. Da quando è giunto in azienda, cinque anni prima, Roberto ha cambiato completamente il modo di gestirla e, da quando sono stato assunto, l'ho guardato sempre con malcelata ammirazione. Un bel maschio sulla quarantina, alto, spalle larghe, imponente fisicamente, robusto ma non grasso, occhi neri profondi e molto penetranti, capelli portati molto corti, mani grandi e forti, ben curato, sia nell'abbigliamento che nell'aspetto, oltreché nel comportamento in generale. Sempre molto educato, pacato nel parlare e, soprattutto, sempre molto riflessivo; era per questo che, in questo momento, mi sentivo tremendamente a disagio, perché, tutto mi sarei aspettato, tranne questa domanda. Lui, non avendo avuto nessuna risposta, ha continuato nel suo ragionamento.
«Vediamo se mi sbaglio: dove sei andato a pranzo? Nessuno ti ha visto alla mensa aziendale e la tua auto è rimasta sempre nel parcheggio; però, da una piccola indagine che ho fatto, risulta che sei rientrato dalla pausa pranzo, più d'una volta in ritardo. Ciò ha comportato che indagassi un po' più a fondo E, allora, ti ripeto la domanda: Sei un succhia cazzi?»
Ho continuato a fissare il pavimento, alla ricerca delle parole giuste per rispondere, ma non ci riuscivo. Dentro di me si stavano prospettando scenari incredibili, perché un eventuale licenziamento avrebbe suscitato molte domande nel mio ambito familiare, che, naturalmente, ignoravano completamente il fatto che a me piaceva molto succhiare cazzi. Figuriamoci poi cosa avrebbe potuto dire mio padre, un maschio all'antica, dove la femmina è femmina, il maschio è maschio, e basta! Alla fine ho rotto il silenzio: pur continuando a tener la testa bassa, ho fatto un profondo respiro ed ho emesso un flebile "sì". Roberto è rimasto un attimo in silenzio, poi ha continuato ad insistere.
«Sì? Cosa si? Moreno, parla chiaramente!»
Ho appena sollevato un po' gli occhi ed ho cercato un attimo di sostenere il suo sguardo, senza riuscirci.
«Sì, sono un succhia cazzi!»
Stranamente ripetere questa parola mi ha fatto provare uno strano brivido di piacere e, nello stesso tempo, anche di vergogna, perché era la prima volta che lo ammettevo con qualcuno. Roberto ha sorriso compiaciuto.
«Bravo! Lo vedi che non era troppo difficile ammettere una cosa del genere?»
Ho sollevato un attimo lo sguardo e gli ho chiesto anch'io una cosa.
«Chi altri lo sa? Voglio dire…»
Non son riuscito ad aggiungere altro, ma lui mi ha risposto subito in maniera netta e decisa.
«Questa è una cosa che rimane tra me e te, mio caro succhiacazzi!»
Stranamente udire di nuovo questa parola, mi ha fatto ancora provare quell'insolito brivido. Ho chinato di nuovo il capo e, poi, sempre in maniera incerta, ho chiesto a cosa sarei andato incontro per quel mio vizietto.
«Sarò licenziato? Cioè, voglio dire io: sì, è vero che sono tornato in ritardo dopo la pausa pranzo, ma..., insomma, voglio dire: se mi piace succhiare dei cazzi, alla fin fine, è cosa mia: al di là del ritardo, non credo di aver mancato in qualcosa o abbia prodotto qualche danno.»
Ho visto che lui ha osservato questo mio scatto d'orgoglio e, fissandomi dritto negli occhi, mi ha costretto ad abbassare immediatamente i miei; dentro di me, mi sono sentito veramente perso. Mi avrebbe licenziato? Sputtanato con tutti? Avrei dovuto andare chissà quanto lontano per trovare un altro lavoro, ben remunerato come lo era a questo? Cazzo! Sempre rimanendo a testa bassa ho richiesto quali fossero le sue intenzioni.
«Allora: sarò licenziato?»
Roberto è rimasto un attimo in silenzio e poi mi ha risposto in maniera alquanto criptica.
«Beh, Moreno, dipende…»
Ancora molto spaventato, ho sollevato un attimo gli occhi e poi li ho abbassati di nuovo.
«Che significa? Dipende...: da cosa?»
Roberto ha fatto un mezzo sorriso e si è alzato in piedi; è venuto da quest'altro lato della scrivania. Era circa ad un metro da me ed ho potuto ammirare ancora una volta la sua imponente statura, il suo fisico meraviglioso che avrei voluto coprire di baci ed accarezzare dalla testa ai piedi. Ero sconvolto da questo pensiero! Ero in procinto di esser licenziato e stavo fantasticando su come poter adorare questo maschio!
«Moreno, io di succhiacazzi come te ne ho conosciuti alcuni e so esattamente come siete e cosa si può ottenere da voi!»
Ancora questa parola che mi fa provare dei brividi, mi sto eccitando, perché osservo la zona pelvica di quest'uomo ricoperta dalla stoffa di un abito sicuramente molto costoso. Senza sollevare lo sguardo, ma continuando a tenerlo fisso su quel grosso pacco, che sicuramente si celava dietro la stoffa, con un filo di voce, ho rinnovato la mia richiesta.
«Cosa ha intenzione di fare con me?»
Lui ha sorriso, e poi mi ha risposto in maniera più che esauriente.
«Moreno, lascia che ti mostri una cosa!»
Si è avvicinato ancor di più a me ed ha sbottonato i pantaloni; quando ha aperto la patta ed ha tirato fuori il membro, son rimasto veramente a bocca aperta.
«Ma... non è possibile... insomma, voglio dire... eri TU?»
Son rimasto ancora una volta affascinato da quello splendido membro; mi era rimasto impresso nella mente perché mi era piaciuto tantissimo succhiarlo e l'avevo fatto con vera adorazione, circa un'ora prima; ora me lo trovavo ancora una volta davanti alla faccia, più bello che mai. Ho osservato ancora la sua magnifica cappella e, vederlo così, alla luce del sole, mi è piaciuto ancora di più. Già turgido, con delle splendide venature che lo mettevano ancora più in risalto, era qui, davanti alla mia faccia quel membro, che non avrei mai più voluto lasciare. Roberto si è messo a ridere.
«Ero sicuro che lo avresti riconosciuto. Circa due ore fa, te lo sei gustato in una maniera spettacolare! Ti confesso che è stato il più bel pompino che ho ricevuto in questi ultimi due anni. Sono stato piacevolmente sorpreso, quando ti ho visto uscire e mi ha fatto molto piacere sapere che eri tu ad avermelo succhiato in maniera così superlativa. Forse saresti felice di rinnovare il reciproco piacere?»
Dopo aver finito di parlare, ha spinto il suo bacino in avanti ed io mi son trovato ad un centimetro dalle labbra quella meraviglia della natura. Istintivamente ho aperto la bocca e, subito, le mie labbra sono andate a posarsi sul suo prepuzio, che già profumava di maschio. Ho sollevato una mano, l'ho impugnato, mentre lui ha finito di slacciarsi i pantaloni, che son caduti giù, alle caviglie. Con una mano ho abbassato i suoi boxer e, subito dopo, ho preso ad accarezzare due grosse sfere belle e lisce, perfettamente depilate, che sicuramente dovevano contenere altra crema prelibata. Ho preso a far scorrere la mia lingua lungo tutta l'asta ed ho fatto colare il più possibile della saliva per renderlo ben lucido e lubrificato; poi ho spinto la bocca in avanti e me lo sono lasciato scivolare tutto giù, nel profondo della gola. Ho resistito ad un conato di vomito e, mentre continuavo a tenerlo ben dentro la gola, ho aperto ancor di più la bocca e ho fatto uscire la lingua, per andare a lambire quelle due sfere fantastiche, che avevo proprio davanti a me. Il gesto non gli è sfuggito e lo ha apprezzato molto.
«Questo sì che è succhiare un cazzo; meraviglioso! Nessuno mi ha mai leccato le palle con il cazzo in gola: non ti fermare!»
Ho spinto di più il mio viso contro il suo corpo in maniera che la mia lingua potesse raggiungere bene entrambe quelle due sfere meravigliose, che, con la mano, avvicinavo ancor più alla bocca. Poi l'ho fatto di nuovo scivolare tutto fuori e fili di bava colavano dal mio mento, mentre ho sollevato lo sguardo ed ho visto i suoi occhi pieni di goduria. Ho di nuovo ripetuto la stessa operazione, spingendolo ancor di più in gola e continuando a bagnare con la lingua le sue palle, mentre ora le carezzavo con ambo le mani. Non era un pompino quello che gli stavo facendo, ma una vera e propria adorazione. In quel momento ho dimenticato tutto. Son sparite le preoccupazioni, i dubbi e le paure e, nella mia testa, c'era solo il piacere di avere il suo cazzo ben piantato tutto nella mia gola. Lo volevo e basta! Volevo far impazzire questo maschio e già cominciavo ad avvertire il suo piacere, che sarebbe stata la mia ricompensa. Sì, volevo la sua sborra e la volevo tutta! Mi volevo ubriacare di nuovo di quel piacere che avevo provato appena un paio d'ore prima, quando mi aveva sborrato in bocca la sua sborra dal sapore leggermente agrodolce e che mi aveva veramente stregato! Dovevo farlo godere e farlo venire. Volevo esser io a decidere fino a che punto farlo impazzire di piacere, per, alla fine, farmi riversare ancora in bocca la sua sborra. L'ho pompato con estrema maestria ed ho messo l'anima in quel pompino. Le sue parole ed i suoi commenti erano come medaglie che venivano appese al mio petto.
«Veramente superlativo! Notevole! Il tuo è un pompino fatto con arte e vera passione. Sono state molte le bocche che si sono attaccate a questo membro, ma nessuna, né uomo né donna, mi ha mai regalato le sensazioni che sto provando ora con te: mi hai ridotto alla tua mercè! Voglio proprio vedere quanto mi farai sborrare! Due ore fa, mi hai fatto venire e pensavo che avevo già dato tutto, mentre ora mi rendo conto che mi stai veramente succhiando anche l'anima! Continua, a tuo piacimento!»
Ero al settimo cielo. In tutta la mia carriera di succhia cazzi, e ne avevo succhiati tanti, mai, a sentir quelle parole, mi avevano prodotto qualcosa di tanto speciale. Una vera lode al merito per un succhia cazzi, come me. Me lo son lavorato per qualche altro minuto, pompandolo bene dentro la gola e continuando a lambire con la lingua le sue palle. Ad un tratto, lui ha afferrato con entrambe le mani la mia testa e, tenendola ferma, ha estratto il suo membro quasi tutto dalla mia bocca e poi me lo ha spinto di nuovo dentro ed ha preso a chiavarmi la bocca avanti e indietro, dimostrando di esser comunque lui il padrone di quel mio organo, denominato bocca. Me lo teneva piantato in gola, immobile con il viso schiacciato contro il suo inguine; sentivo il suo membro pulsare come un cuore e tutto questo mi stava eccitando talmente tanto da far paura. Con questo gesto lui ribadiva che era lui a dominare la situazione, dopo che mi aveva detto che mi avrebbe lasciato giocare a mio piacimento; in realtà, mi stava dimostrando che poteva dominare uno come me, in modo virile e potente. Mi fanno impazzire le persone di quel tipo. Ho sempre adorato esser dominato e, finalmente, avevo trovato il mio padrone. Ha continuato a scoparmi con sempre maggior ritmo e mi son reso conto che lì, a breve, mi sarebbe esploso in gola. Ho sentito il suo membro che si stava gonfiando, indice che a breve avrebbe eruttato la tanto agognata ricompensa. Un gemito è uscito dalle sue labbra ed è arrivato la crema nella mia gola.
«Ora! Ora, sborro! È ancora tutta tua!»
Mi ha pompato ancora due volte la bocca e, alla seconda, si è fermato, infilando solo metà del suo membro dentro la mia cavità orale; un attimo dopo ho cominciato a sentire gli spruzzi di quel meraviglioso nettare, che avevo deglutito appena poco prima. Meraviglioso, sublime; l'ho assaporato mentre deglutivo, cercando di tener le labbra strette il più possibile, per non perderne neanche una goccia. Lui ha lasciato che, dopo essersi ben svuotato dentro la mia bocca, il suo membro cominciasse a perdere consistenza, pur rimanendo stretto tra le mie labbra. Ho massaggiato con entrambe le mani delicatamente le sue palle, quasi a voler spremere fino all'ultima goccia quel nettare che per vero ormai mi stava ubriacando! L'ho pulito e ripulito quanto meglio possibile e, quando l'ho tolto dalla bocca, era perfettamente lucido; prima di lasciarlo, ho dato un bacio a schiocco sulla punta e poi ho alzato lo sguardo verso di lui. Il suo viso era ridotto ad una maschera di piacere ed io, dopo aver abbassato un attimo lo sguardo, gli ho rivolto ancora una domanda.
«Questo significa che non sono licenziato?»
Roberto ha sollevato i boxer, ha riposto quel gioiello meraviglioso, poi si è abbassato ed ha raccolto i pantaloni; mentre si aggiustava, mi ha risposto.
«Tutto dipende da come io sarò, a partire da oggi, soddisfatto di te!»
L'ho guardato senza capire.
«Che significa, dipende? Cosa dovrei fare?»
«Come ti ho detto dipende dalle tue prestazioni e dal tuo rendimento per il nuovo incarico che intendo affidarti. Tu hai grandi potenzialità e, soprattutto, hai qualcosa che a me potrebbe tornare molto utile: sei capace di soddisfare un uomo, facendolo veramente impazzire di piacere, mentre gli succhi il cazzo. Ho intenzione di nominarti mio assistente personale.»
Sono rimasto più che sorpreso, poi lui si è seduto, appoggiandosi alla scrivania e mi ha sorriso.
«Dovrai esser abbastanza flessibile sia nell'orario che in disponibilità e, in cambio, avrai una maggiorazione notevole dello stipendio; però voglio la tua totale e completa disponibilità a tener testa a qualunque mansione ti affiderò, non escluso il fatto che, ciò che hai fatto provare a me oggi, potrebbe ripetersi più spesso di quanto tu creda. Inoltre, non è escluso che tu debba anche metter a disposizione l'altro tuo buchetto!»
L'ho guardato con estrema ammirazione e poi, dopo un attimo, ho abbassato lo sguardo e, timidamente, ho riferito una cosa che lui ancora non sapeva.
«Accetto volentieri, ma... ecco..., voglio dire: per quanto riguarda quella ulteriore disponibilità, ci sarebbe un piccolo problema da risolvere.»
Lui si è di nuovo avvicinato a me e, dopo avermi messo una mano sotto il mento, mi ha costretto a guardarlo in faccia.
«Quale problema ci sarebbe da risolvere?»
Con un certo imbarazzo, ho esposto in cosa consisteva il problema.
«Ecco io..., cioè: son bravissimo a succhiare il cazzo, ma..., insomma non l'ho mai preso nel culo. Potrà sembrarti strano, ma, ho sempre e solo fatto pompini. Se vuoi farmi usare anche il culetto, dovrai aver almeno un po' di pazienza, così da farmi trovare qualcuno che me lo apra.»
Ho visto lo stupore dipingersi sul suo viso.
«Cosa? Sei ancora vergine? Cavolo! Questo cambia tutto! Non devi assolutamente cercare nessuno. Domani sera, presentati a questo indirizzo e, prima di venire, svuotati per bene l'intestino, facendo un paio di clisteri! Poi, vedrai che il problema si risolverà da sé.»
Son rimasto alquanto indeciso, perché fin adesso vi avevo sempre rinunciato, per il timore di provar dolore.
«Ma non è che... Insomma, voglio dire...non l'ho mai fatto, perché ... cioè: ho paura di sentir dolore.»
Lui si è messo a ridere e mi ha assicurato che tutto sarebbe stato fatto nel miglior dei modi e, alla fine, ne sarei rimasto oltremodo contento. Sono uscito dal suo ufficio un po' frastornato, ma, nello stesso tempo, mi sentivo anche molto eccitato. Cavolo! Un nuovo incarico e, inoltre, avrei avuto a disposizione altre volte quello splendido membro da succhiare; già questo, di per sé, mi metteva sufficiente eccitazione addosso. La sera dopo, mi son presentato all'indirizzo, non senza aver prima fatto ripetutamente due lunghi clisteri; mi sentivo fresco e senza alcuna riserva mentale. Avevo solo una certa ansia circa quel cui mi accingevo a provare; quando son arrivato dinanzi la porta dell'appartamento che mi era stato indicato, ho bussato e subito mi son trovato davanti Roberto, che mi ha fatto entrare; mi son guardato attorno e, nella stanza, ho visto altre quattro persone.
«Vieni, accomodati! Sta tranquillo che questa sera ti faremo divertire alla grande.»
Immediatamente mi hanno fatto spogliare, poi si son spogliati anche loro e mi son trovato davanti alla faccia, cinque belle verghe di diversa consistenza e dimensione. Una era lunga e piuttosto sottile, un'altra un po' più grossa e un po' più corta e poi, via via, fino ad arrivare a quella di Roberto, che era sicuramente la più maestosa e possente. Li ho spompinati tutti e cinque ed ognuno di essi si è divertito ad infilarmelo bene in gola, mentre li succhiavo; poi, mi hanno portato in una stanza dove c'era uno strano mobile, leggermente ricurvo, dove mi hanno fatto adagiare: su di esso ero piegato leggermente in avanti, con il culo esposto ed offerto; una volta che sono stato sistemato in quel modo, ho sentito qualcuno che ha cominciato a lubrificare il mio buco, infilandovi un dito e molto gel, che si rivelava anche molto fresco; ha preso a fare avanti e indietro, continuando a riempire il mio culo di lubrificante. Dall'altro lato del mobile, la mia bocca era perfettamente all'altezza dell'inguine dei maschi, cosicché mi ritrovavo sempre un bel cazzo da succhiare. Ho sentito che le dita son diventate due e, lentamente, quell'andare dentro e fuori, sempre più velocemente, mi ha consentito di rilassarmi; ad un tratto, ho sentito qualcosa di duro premere contro il mio buchetto e, prima che potessi dir qualcosa, tanto più che avevo la bocca piena, ho sentito una verga che mi è scivolata dentro, facendomi avvertire un lieve dolore, ma, dopo poco, anche molto piacere. Mi è stato chiaro che il primo ad avermi inculato era stato quello con il membro sottile; ha preso a stantuffarmi velocemente e, d'un tratto, ho sentito un'ondata di calore riempire il mio intestino, mentre lui sborrava, per la prima volta, nel mio culo.
«E vai, il primo è andato! Coraggio, ragazzi, che questo culo è stupendo!»
Uscito lui, ne è entrato un altro, che mi ha dilatato ancor di più ed anche questo, dopo avermi pompato un po', mi è venuto dentro; subito è stato sostituito da un altro e, poi, un altro ancora, fin quando Roberto si è posizionato dietro di me e, dopo essersi allungato su di me, mi ha esortato a restare rilassato.
«Adesso che gli altri hanno aperto la strada, io finalmente ti spacco il culo come si deve! Rilassati, perché voglio proprio aprirtelo per bene!»
Avevo goduto e mi ero sentito abbastanza dilatato con gli altri, ma, quando ho sentito la sua cappella aprirmi l'intestino, mi son veramente reso conto che ora mi stava rompendo il culo come si deve. È scivolato dentro con una facilità da non credere ed ho sentito davvero di esser dilatato al massimo, perché ero riempito da qualcosa di notevole.
«Ahi, fa piano! mhmm… però prosegui, che mi piace! Cazzo, come mi piace!»
Roberto ha preso a pomparmi il culo veramente in maniera sublime! Mi teneva per i fianchi e mi sbatteva con colpi duri e ben assestati.
«Tieni, puttana! Senti come lo sfondo questo tuo prezioso culo? Oltre ad esser una splendida succhia cazzi, ora sarai anche una meravigliosa rotta in culo. Te lo voglio aprire completamente!»
Mentre gli altri mi hanno scopato e sborrato velocemente, lui mi ha pompato molto ed a lungo; senza toccarmi son venuto due volte! Alla fine, mi ha riversato dentro un'ondata di sperma tale da farmi quasi svenire dal piacere.
«Adesso sborro anch'io! Questo significa riempire un bel culo come il tuo!»
Ho sentito le contrazioni del suo membro, mentre mi irrorava l'intestino con la sua crema, poi, mi son girato e l'ho pregato di farmelo succhiare. Lui lo ha sfilato lentamente e si è presentato davanti alla bocca; ho ingoiato quel membro che mi aveva fatto veramente impazzire di piacere e l'ho succhiato così tanto, da suscitare ancor più il suo stupore.
«Che puttana succhia cazzi che sei, accidenti! Credo che tu sia veramente innamorato del mio cazzo! Vedrai che te lo darò a sazietà!»
Così è stato! Da quel momento, son diventato la sua ombra ed il suo svuota palle "ad libitum", oltre ad esser sempre a disposizione per clienti particolari, che ho soddisfatto usando sia bocca che culo. La cosa però che mi manda sempre ai pazzi è quando Roberto mi sborra in gola e mi fa bere la sua crema prelibata.

scritto il
2026-03-23
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