Oltre il Silenzio
di
Unicamente_tua❤️
genere
saffico
La stanza era avvolta in una penombra densa, interrotta solo dal riflesso fioco delle luci della città che filtravano dalle tapparelle chiuse.
Lucya, era in piedi accanto alla finestra, la sagoma stagliata contro il vetro, mentre osservava la pioggia scivolare via.
Sentì i passi leggeri dì lei dietro di sé, un fruscio quasi impercettibile sul parquet. Non dovette voltarsi per sapere che era a un soffio di distanza; il calore che emanava il suo corpo era come un richiamo magnetico.
"Sei rimasta al buio per tutto questo tempo?" sussurro lei, la voce bassa e vibrante che le accarezzerò la nuca, facendole percorrere la schiena da un brivido improvviso.
Lucya non rispose subito. Sentì due mani posarsi con decisione sui suoi fianchi, attirandola lentamente all'indietro finché le loro schiene non si toccarono. "Ti stavo aspettando," ammise Lucya, la voce appena un soffio.
Lei fece scivolare le dita verso l'alto, tracciando i contorni delle braccia di Lucya con una lentezza tormentosa, fermandosi solo quando raggiunse le sue spalle. Iniziò a massaggiarle, i polpastrelli che premevano con precisione nei punti dove la tensione si era accumulata durante il giorno.
Lucya abbandonò la testa all'indietro, poggiandola sulla spalla della sua compagna, chiudendo gli occhi per concentrarsi solo su quel contatto.
"Ti senti meglio ora?" le mormorò all'orecchio, il respiro caldo che le solleticava la pelle.
Lucya sì voltò lentamente tra le sue braccia, ritrovandosi a pochi centimetro dal suo viso. I loro sguardi sì incatenarono nel buio, una conversazione silenziosa fatta di desiderio e appartenenza. Lucya le prese il viso tra le mani, facendo scorrere i pollici sugli zigomi, quasi a voler imprimere nella memoria ogni linea del suo volto.
"Molto meglio," rispose Lucya, prima di annullare la distanza tra le loro labbra in un bacio che sapeva di urgenza trattenuta e di una promessa che non aveva bisogno di parole.
Il bacio si fece più profondo, un intreccio di respiri che spezzava il silenzio della stanza. Lucya sentì le mani della compagna scivolare con decisione dai suoi fianchi lungo la schiena, attirandola a sé finché ogni centrimeto dei loro corpi non fu a contatto. Un gemito basso le morì in gola quando sentì le dita di lei infilarsi tra i suoi capelli, inclinando la sua testa per esporre la curva del collo.
"Ti ho desiderato tutto il giorno," mormorò lei contro la sua pelle, prima di lasciare una scia di baci lenti e brucianti che fecero tremare Lucya.
Senza interrompere il contatto visivo, la sua compagna la guido verso la scrivania ingombra di fogli. Con un gesto fluido, spostò alcuni libri per far spazio, sollevando Lucya e facendola sedere sul bordo del legno massiccio. Lucya aprì le gambe per accoglierla, le mani che cercavano freneticamente liberarla dai vestiti, desiderando sentire la sua pelle nuda contro la propria.
"Guardami, Lucya," sussurro lei, la voce rocca e carica di una tensione che toglieva il fiato.
Lucya obbedì, i suoi occhi chiari fissi in quelli dell'altra, mentre sentiva le mani di lei risalire lungo le cosce, sollevando l'orlo della gonna. Ogni tocco era una scintilla, una promessa di abbandono totale. Quando le dita di lei sfiorarono finalmente l'intimità di Lucya, un brivido violento le percorse la colonna vertebrale, facendole incarnare la schiena.
L'aria della stanza sembrava essersi fatta densa, carica dell'elettricità del l'oro desiderato. Si cercarono un'urgenza primordiale, i movimenti che diventavano un ritmo solo, una danza di ombre contro le pareti. Lucya sì aggrappo alle sue spalle, affondò le unghie nella sua pelle mentre il piacere cominciava a montare come un'onda inarrestabile.
Le sue dita indugiavano sulla curva morbida del suo seno, sentendo il battito accelerato del suo cuore proprio sotto il palmo della sua mano. Era un ritmo selvaggio, specchio esatto del suo.
Lucya allargò di più le gambe, offrendosi a lei senza riserve, lasciando che la stoffa della gonna insieme alle sue mutandine scivolasse via del tutto per non avere più barriere. Voleva che vedesse tutto, che sentisse quando la desiderava in quel momento.
"Guarda che mi fai..." mormorò, la voce ridotta a un graffio rauco.
Lei non smise di guardarla, i suoi occhi fissi nei suoi mentre le sue dita indugiavano dove la pelle era più sensibile e bagnata.
"Sei bellissima così, Lucya," sussurro lei vicino alle sue labbra, il suo respiro corto si confondeva con il mio. "Così aperta, così mia."
Con un movimento fluido, lei si spinse ancora più vicina, annullando lo spazio tra i loro bacini.
Sentiva la sua eccitazione contro la sua. Le sue mani scesero a cercare le sue, intrecciando le dita mentre il ritmo del suo tocco si faceva più incalzante, portandola sempre più vicina a quel baratro di piacere puro da cui non voleva più tornare indietro.
"Guardami, Lucya. Resta con me," sussurro lei, la voce rocca di chi condivideva lo stesso abisso.
Incastrò il suo sguardo nel suo proprio mentre l'onda rompeva. Un grido soffocato lì morì in gola quando il piacere esploso, puro e accecante. Le sue dita affondarono nelle sue braccia mentre veniva attraversata da scosse che non finivano mai. Lei rimase lì, ferma, sostenendola con la sua forza e continuando a toccarla con una dolcezza nuova, finché l'ultimo ecco del climax non si trasformò in un lungo, esausto sospiro.
Lucya, era in piedi accanto alla finestra, la sagoma stagliata contro il vetro, mentre osservava la pioggia scivolare via.
Sentì i passi leggeri dì lei dietro di sé, un fruscio quasi impercettibile sul parquet. Non dovette voltarsi per sapere che era a un soffio di distanza; il calore che emanava il suo corpo era come un richiamo magnetico.
"Sei rimasta al buio per tutto questo tempo?" sussurro lei, la voce bassa e vibrante che le accarezzerò la nuca, facendole percorrere la schiena da un brivido improvviso.
Lucya non rispose subito. Sentì due mani posarsi con decisione sui suoi fianchi, attirandola lentamente all'indietro finché le loro schiene non si toccarono. "Ti stavo aspettando," ammise Lucya, la voce appena un soffio.
Lei fece scivolare le dita verso l'alto, tracciando i contorni delle braccia di Lucya con una lentezza tormentosa, fermandosi solo quando raggiunse le sue spalle. Iniziò a massaggiarle, i polpastrelli che premevano con precisione nei punti dove la tensione si era accumulata durante il giorno.
Lucya abbandonò la testa all'indietro, poggiandola sulla spalla della sua compagna, chiudendo gli occhi per concentrarsi solo su quel contatto.
"Ti senti meglio ora?" le mormorò all'orecchio, il respiro caldo che le solleticava la pelle.
Lucya sì voltò lentamente tra le sue braccia, ritrovandosi a pochi centimetro dal suo viso. I loro sguardi sì incatenarono nel buio, una conversazione silenziosa fatta di desiderio e appartenenza. Lucya le prese il viso tra le mani, facendo scorrere i pollici sugli zigomi, quasi a voler imprimere nella memoria ogni linea del suo volto.
"Molto meglio," rispose Lucya, prima di annullare la distanza tra le loro labbra in un bacio che sapeva di urgenza trattenuta e di una promessa che non aveva bisogno di parole.
Il bacio si fece più profondo, un intreccio di respiri che spezzava il silenzio della stanza. Lucya sentì le mani della compagna scivolare con decisione dai suoi fianchi lungo la schiena, attirandola a sé finché ogni centrimeto dei loro corpi non fu a contatto. Un gemito basso le morì in gola quando sentì le dita di lei infilarsi tra i suoi capelli, inclinando la sua testa per esporre la curva del collo.
"Ti ho desiderato tutto il giorno," mormorò lei contro la sua pelle, prima di lasciare una scia di baci lenti e brucianti che fecero tremare Lucya.
Senza interrompere il contatto visivo, la sua compagna la guido verso la scrivania ingombra di fogli. Con un gesto fluido, spostò alcuni libri per far spazio, sollevando Lucya e facendola sedere sul bordo del legno massiccio. Lucya aprì le gambe per accoglierla, le mani che cercavano freneticamente liberarla dai vestiti, desiderando sentire la sua pelle nuda contro la propria.
"Guardami, Lucya," sussurro lei, la voce rocca e carica di una tensione che toglieva il fiato.
Lucya obbedì, i suoi occhi chiari fissi in quelli dell'altra, mentre sentiva le mani di lei risalire lungo le cosce, sollevando l'orlo della gonna. Ogni tocco era una scintilla, una promessa di abbandono totale. Quando le dita di lei sfiorarono finalmente l'intimità di Lucya, un brivido violento le percorse la colonna vertebrale, facendole incarnare la schiena.
L'aria della stanza sembrava essersi fatta densa, carica dell'elettricità del l'oro desiderato. Si cercarono un'urgenza primordiale, i movimenti che diventavano un ritmo solo, una danza di ombre contro le pareti. Lucya sì aggrappo alle sue spalle, affondò le unghie nella sua pelle mentre il piacere cominciava a montare come un'onda inarrestabile.
Le sue dita indugiavano sulla curva morbida del suo seno, sentendo il battito accelerato del suo cuore proprio sotto il palmo della sua mano. Era un ritmo selvaggio, specchio esatto del suo.
Lucya allargò di più le gambe, offrendosi a lei senza riserve, lasciando che la stoffa della gonna insieme alle sue mutandine scivolasse via del tutto per non avere più barriere. Voleva che vedesse tutto, che sentisse quando la desiderava in quel momento.
"Guarda che mi fai..." mormorò, la voce ridotta a un graffio rauco.
Lei non smise di guardarla, i suoi occhi fissi nei suoi mentre le sue dita indugiavano dove la pelle era più sensibile e bagnata.
"Sei bellissima così, Lucya," sussurro lei vicino alle sue labbra, il suo respiro corto si confondeva con il mio. "Così aperta, così mia."
Con un movimento fluido, lei si spinse ancora più vicina, annullando lo spazio tra i loro bacini.
Sentiva la sua eccitazione contro la sua. Le sue mani scesero a cercare le sue, intrecciando le dita mentre il ritmo del suo tocco si faceva più incalzante, portandola sempre più vicina a quel baratro di piacere puro da cui non voleva più tornare indietro.
"Guardami, Lucya. Resta con me," sussurro lei, la voce rocca di chi condivideva lo stesso abisso.
Incastrò il suo sguardo nel suo proprio mentre l'onda rompeva. Un grido soffocato lì morì in gola quando il piacere esploso, puro e accecante. Le sue dita affondarono nelle sue braccia mentre veniva attraversata da scosse che non finivano mai. Lei rimase lì, ferma, sostenendola con la sua forza e continuando a toccarla con una dolcezza nuova, finché l'ultimo ecco del climax non si trasformò in un lungo, esausto sospiro.
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