La psicologa Livia

di
genere
sentimentali

- Io non sopporto l’ipocrisia. E’ questo il mio problema. Perchè dobbiamo nasconderci?
Continuo.
- sei bellissima, però quei 2 capelli bianchi non si possono vedere.
Sorride ma non dice niente.
- lo sai? Quando sono arrivato qua ero dentro una guerra. Dentro il meccanismo preda o predatore, non c’era una terza via. Perchè il potere che ho visto era sempre predatorio. Con te ho visto un potere diverso. Cioè, è un potere che conosco, perchè è quello che sto costruendo per me, il potere come servizio. Però non l’avevo visto mai negli altri. Negli altri ho sempre individuato il pregiudizio del doppio gioco, del potere come catena. Con te ho visto che la terza via era possibile, e mi ha commosso.
Faccio una pausa per osservarla.
- L’altra volta ho dato troppo risalto allo Yoga per il mio recupero. Il mio recupero ha la base sul nostro gioco di specchi. E poi quel gesto di solidarietà, che ha innescato tutto. Perchè pochi giorni prima avevo già avuto una lezione di Yoga, ma avevo il respiro troppo corto. Quel gesto di solidarietà, in realtà è stato l’innesco. Lo Yoga ha funzionato da catalizzatore.
Lei bellissima, continua ad ascoltare in silenzio.
- Però, adesso che la terapia oggi finisce, ho risolto il problema di esaurimento finalmente, mi chiedevo se posso fare un passo in più.
Livia si toglie la giacca.
- va bene, non sono più la tua psicologa.
La vedo cambiare postura.
- ora dimmi cosa vuoi davvero.
La vedo cambiare completamente espressione. Vedo la maschera cadere. Ammetto che mi mette a disagio.
- da psicologa ti ho visto con un energia materna, accogliente. Mi devo spaventare?
Si avvicina.
- E ora che non sono più la tua psicologa, cosa vedi?
Non vedo più il filtro del ruolo. Gioco pulito. Le dico tutto.
- Io ti avevo visto dietro il filtro del ruolo. Però ho pensato, la psicologa folle, vuole salvare il paziente rompendo i ruoli. E mi sono tirato indietro. Io non voglio essere salvato, volevo solo essere visto.
La guardo dritta negli occhi.
- La prima volta che ti ho visto, non ho provato solo commozione per l’affinità. Per giorni ti vedevo d’appertutto. Mi stavo innamorando, ho fatto di tutto per bloccare quella situazione. Non volevo perdere il mio centro, non volevo farmi male.
Continuo.
- una volta mi hai rivelato un tuo segreto. Quel tuo segreto è stato il mio specchio. Mi sono detto, l’universo mi chiede di imparare a rispettare la verità degli altri, di non tentare di invaderla con la mia. Non ci sono riuscito, ho sfruttato il tuo ruolo da psicologa per tentare di fare quello che faccio di solito, installare il cavallo di troia della mia verità. Ti ho violentata. Quello non è amore. Io non so cos’è l’amore.
Livia, fa un gesto di ripulsa alla parola “violentata”.
- non dire più quella parola. Non mi hai violentata. Hai solo fatto quello che fai sempre, ridurre ad uno schema, tutto.
Poi continua, con un tono più dolce, fragile.
- quando ti ho rivelato quel segreto, non era terapeutico, io volevo semplicemente mostrarmi fragile con te.
- anch’io sono venuto da te, perchè volevo imparare a mostrarmi vulnerabile. Ma non ci sono riuscito. Quando mi hai rivelato quel segreto, ti ho invidiata.
Livia, sembra sorpresa.
- si, invidiata, perchè ti ho vista autentica, mentre io mi sono nascosto nelle mie analisi. Quindi il mio potere come servizio, l’ho capita con la mente inferiore, ma non l’ho mai interiorizzata. Per questo motivo, anche se ero convinto che la psicologa folle, saltava gli schemi per salvare il paziente, io comunque ti invidiavo, perchè eri 100 passi avanti a me.
Livia si alza e comincia a spogliarsi. Mi invita a fare lo stesso.
Non facciamo nulla, solo guardarci, nudi, imperfetti.
Da dietro la porta bussano. Tok Tok.
Livia diventa rossa in viso. Mentre si riveste, mi invita a fare altrettanto.
- Ho un ultima visita. Aspettami fuori. Dopo ci andiamo a mangiare un panino.
scritto il
2026-02-26
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