Nudisti per casa
di
pippopippo
genere
esibizionismo
Io stavo solo cercando casa!
Ero finito a Milano per lavoro. Appena 25enne, neolaureato di buone speranze.
Trovo lavoro nella nostra capitale economica. E cerco casa.
Cercare casa è un lavoro estenuante.
Una sera mi ritrovo a quest’annuncio di una bella stanza arredata, prezzo abbastanza economico per la zona, rinomata.
Decido di prendere un appuntamento.
Risponde una certa Janine. Prendo l’appuntamento per il giorno dopo. Intanto cerca di darmi delle informazioni specifiche, ma io sento solo un blah blah. E’ il decimo appuntamento che vado a vedere, ormai sono stanco, sono diventato un robot: telefono, segno l’appuntamento in agenda e blocco la chiamata.
All’orario preciso mi presento nella CityLife di Milano. A due passi, secondo piano l’appartamento.
Una bella ragazza rossa mi apre la porta. Indossa solo una maglietta.
Io rimango un pò scioccato da qualla vista. La maglietta è abbastanza lunga da non permettere di vedere se indossa mutande o è nature.
Mi dice:
- ciao, Janine - mi da la mano - scusa per l’abbigliamento, ma non siamo abituati a ricevere estranei la mattina presto.
Cerco di guardarla in viso e di non abbassare gli occhi curiosi di capire se le mutande ci sono. Si vede un pò di culo, e se le mutande ci sono possono essere solo tanga.
Continua:
- come ti dicevo per telefono, in quest’appartamento siamo quasi tutti nudisti, tranne una nostra amica che non vuole condividere la nostra pratica. In totale siamo in 5. Ci dividiamo 3 stanze.
Io sono sbiadito in viso! Credo che si vede. Infatti Janine ride.
- ti avevo detto delle condizioni per telefono!
Io ancora più bianco, cerco di balbettare qualcosa.
Janine replica:
- mi ero accorta che per telefono non avevi capito niente. Mi hai bloccato in faccia. Non fa niente. Poi ti dico quali sono le regole. Intanto vieni che ti faccio vedere la tua stanza.
Mi apre la porta di una stanza da letto. E’ già presente una ragazza.
- lei è la ragazza che ti dicevo prima, se ti va bene, divideresti la stanza con lei. Come vedi lei è l’amica che ti dicevo prima. Marika.
Bella ragazza. Immagino sui 22 anni, occhiali grandi, capelli colorati.
La ragazza mi si avvicina, mi porge la mano.
- ciao, io Marco, sono in cerca di un alloggio. Piacere di conoscerti.
Marika mi scruta con fare annoiato, poi si rivolge a Janine.
- non avevamo detto che prendevamo una ragazza? Io non ne posso più di vedere cazzi per casa. Mi volete obbligare a vedere cazzi anche nel mio spazio privato, nella mia stanza?
Janine sembrava aspettarsi la reazione dell’amica. Con fare da maestrina la redarguisce.
- guarda che cominci male come al tuo solito. Noi non ti abbiamo obbligata a venire qua, sai le regole e non le cambiamo. Come vedi lui non è un cazzo, è un ragazzo, ed ha un nome, Marco. I nostri battibecchi teniamoli privati e non coinvolgiamo Marco che non centra niente.
Marika accusa il colpo, mi guarda divertita.
- Marco, scusami, lo so che non sei un cazzo. Ma cerca di capire la mia situazione. Io vengo da una famiglia cattolica. Non posso fare chiamate video whatsapp con papà e mamma, perchè ogni volta mi capita qualcuno che ronza intorno con l’uccello di fuori. Io con i miei non so più che scuse inventarmi. Ma qui si paga poco, e per ora provo a sorvolare.
I discorsi hanno una piega surreale. Io non credo a quello che sentono le mie orecchie. Ma devo ammettere che mi sento molto solidale con l’amica cattolica.
- non ti preoccupare - rispondo - ti capisco. E con me avrai la privacy di cui hai bisogno. Non ti preoccupare.
- no, no - interviene Janine- cos’è questa storia? Ce ne basta una di puritana. Qui altri puritani basta, abbiamo dato. E’ un casino continuo con lei. Le regole della casa sono chiare. Nudi, sempre, senza nessuna vergogna. Se accetti sei il benvenuto, la stanza è tua, altrimenti niente.
- tu mi avevi promesso una ragazza in stanza - interviene Marika.
Janine incalza:
- Magari con te in stanza le sale l’ormone e la finisce con queste stupide manfrine. No, non ci sono candidate ragazze per questa stanza, mi spiace. Accontentati. E’ un bel ragazzo, gentile.
Gli animi si scaldano. Janine alza la voce infuriata. Al chè, una porta di una delle 3 stanze si apre ed esce una ragazza, completamente nuda, con le rotondità perfette e nei posti giusti. Fica non rasata.
- la vogliamo finire? - dice - qui stiamo studiando.
Io non ho ancora capito bene dove sono andato a finire. Sono rosso dalla vergogna. Mi vergogno io per lei, che invece con nonchalance mi guarda divertita, per il mio imbarazzo.
- ciao, io sono Erica - e poi rivolta a Marika - finiscila. Sei noiosa. Puoi chiamare al telefono chi vuoi. Davide e Roby il pomeriggio sono sempre fuori, quindi puoi fare le videochiamate che vuoi, non ci sono cazzi in giro il pomeriggio.
Ho 25 anni, capirete che non ero solo rosso per l’imbarazzo. Ero rosso ma non per tutto il sangue che mi era andato sulla testa. Il sangue mi era andato tutto sul pisello.
- ragazze - dico io - io ho 25 anni, 3 ragazze sconosciute seminude mi parlano di cazzi con una spontaneità mai vista. Ragazze, io svengo, c’ho troppo sangue che mi è andato nell’uccello. Scusate, svengo!
Bronk! Caduto. Perdo i sensi. Figura di merda epica.
Mi risveglio coricato in un letto. C’ho un panno bagnato freddo in fronte.
Mi giro, e vedo che accanto a me c’è Marika, la puritana, che mi cambia il panno bagnato che c’ho sull’uccello!
- scusa - dice Marika - non sono stata io a spogliarti. E’ stata quella cretina di Janine. Visto che sei svenuto per il troppo sangue nell’uccello, diceva che per farlo defluire questo trattamento era il più indicato.
Mentre lo dice è rossa in viso. Però vedo lei maneggiare sul mio pisello.
- io ti sto solo mettendo sul pisello un panno più caldo. Perchè quella cretina ti ha messo un panno freddo e te l’ha fatto raggrinzire tutto, ed ho pensato di cambiare il panno con uno con acqua calda. Tanto vedo che ormai il sangue è defluito. Non è più duro come prima.
Intanto mi copre il pisello con il nuovo panno caldo.
Mi piacciono i modi di Marika. E’ molto gentile.
- vuoi una cioccolata calda? - mi dice.
Cerco intorno i miei vestiti. Non li trovo, con lo sguardo chiedo spiegazioni a Marika.
- E’ l’usanza di quei dementi! I vestiti te li hanno messi in lavatrice. Tra un paio di ore saranno pronti. Non ti preoccupare, fai come a casa tua. Qui è normale. Unica regola, comunque per motivi di igene, cerca di non toccarti i genitali, ma se te li tocchi non ti preoccupare non fa niente, è una regola difficile per voi nudisti, in questa casa di dementi.
- si ma io non sono un nudista.
Marika ride.
- Janine non è cattiva. E’ solo un po’ strana.
Marika è seduta in punta sul mio letto. Si alza in direzione cucina. Va a prepare la cioccolata dice.
Sono in casa di estranei, in un letto non mio, ma devo dire di sentirmi a mio agio. Anzi!
Non avrei mai immaginato una cosa simile.
Marika mi chiama. La cioccolata è pronta.
In cucina trovo lei, con la teiera in mano, in procinto di versare la cioccolata nelle tazze.
- stai attento che è calda - dice.
Adesso siamo un paio di minuti in silenzio, intenti a bere la cioccolata.
Ma sono curioso di sapere di più di lei. Le chiedo come mai rimane in questa casa di nudisti.
Dice che la storia del nudismo è iniziata per un gioco, una sfida. Sono 3 mesi che va avanti questa storia. Dice che le fanno scomparire la biancheria intima. E che la mettono in imbarazzo quando invita amici in casa.
Io mi domando se in una situazione simile chi si sente fuori posto? Io ad esempio, nudo, mi sento in realtà quasi completamente a mio agio. Glielo dico. Ma alla fine anche lei mi sembra spontanea.
- si, nel tuo caso sei un gran bel figo, anche nudo.
Nemmeno lei prova imbarazzo, e mi scruta piedi, addominali e pisello. Io invece non so dove tenere lo sguardo.
- visto che diventeremo compagni di stanza, ci sono delle regole da seguire? Non ho mai condiviso una stanza con una ragazza - le chiedo.
- davvero?
- cioè, per brevi periodi si, ma non con una ragazza amica. Così mi sento in imbarazzo, non so quali sono i confini. Ad esempio se ti devi cambiare che faccio?
Marica sorride.
- guarda che non sono la puritana che millanta Janine. Non mi piace ostentare il corpo nudo, ma non sono pudica. Mi capita di girare in mutande, non mi scandalizzo se ti cade l’occhio sul culo.
Come avrete capito, io in quella casa, dopo quel primo giorno, ci vivo.
Sono passate poche settimane, e in quella casa delle assurdità, ci passo i migliori momenti.
La prima settimana, è stata dura, perchè a casa assurda, seguivano regole assurde.
Però avevamo una lavagna, dove ci segnavamo delle regole e dei post-it.
C’era pure un cagnolino, Aristotele, il collezionista di mutande, il cane di Janine.
Ma per il resto, alla seconda parte
Ero finito a Milano per lavoro. Appena 25enne, neolaureato di buone speranze.
Trovo lavoro nella nostra capitale economica. E cerco casa.
Cercare casa è un lavoro estenuante.
Una sera mi ritrovo a quest’annuncio di una bella stanza arredata, prezzo abbastanza economico per la zona, rinomata.
Decido di prendere un appuntamento.
Risponde una certa Janine. Prendo l’appuntamento per il giorno dopo. Intanto cerca di darmi delle informazioni specifiche, ma io sento solo un blah blah. E’ il decimo appuntamento che vado a vedere, ormai sono stanco, sono diventato un robot: telefono, segno l’appuntamento in agenda e blocco la chiamata.
All’orario preciso mi presento nella CityLife di Milano. A due passi, secondo piano l’appartamento.
Una bella ragazza rossa mi apre la porta. Indossa solo una maglietta.
Io rimango un pò scioccato da qualla vista. La maglietta è abbastanza lunga da non permettere di vedere se indossa mutande o è nature.
Mi dice:
- ciao, Janine - mi da la mano - scusa per l’abbigliamento, ma non siamo abituati a ricevere estranei la mattina presto.
Cerco di guardarla in viso e di non abbassare gli occhi curiosi di capire se le mutande ci sono. Si vede un pò di culo, e se le mutande ci sono possono essere solo tanga.
Continua:
- come ti dicevo per telefono, in quest’appartamento siamo quasi tutti nudisti, tranne una nostra amica che non vuole condividere la nostra pratica. In totale siamo in 5. Ci dividiamo 3 stanze.
Io sono sbiadito in viso! Credo che si vede. Infatti Janine ride.
- ti avevo detto delle condizioni per telefono!
Io ancora più bianco, cerco di balbettare qualcosa.
Janine replica:
- mi ero accorta che per telefono non avevi capito niente. Mi hai bloccato in faccia. Non fa niente. Poi ti dico quali sono le regole. Intanto vieni che ti faccio vedere la tua stanza.
Mi apre la porta di una stanza da letto. E’ già presente una ragazza.
- lei è la ragazza che ti dicevo prima, se ti va bene, divideresti la stanza con lei. Come vedi lei è l’amica che ti dicevo prima. Marika.
Bella ragazza. Immagino sui 22 anni, occhiali grandi, capelli colorati.
La ragazza mi si avvicina, mi porge la mano.
- ciao, io Marco, sono in cerca di un alloggio. Piacere di conoscerti.
Marika mi scruta con fare annoiato, poi si rivolge a Janine.
- non avevamo detto che prendevamo una ragazza? Io non ne posso più di vedere cazzi per casa. Mi volete obbligare a vedere cazzi anche nel mio spazio privato, nella mia stanza?
Janine sembrava aspettarsi la reazione dell’amica. Con fare da maestrina la redarguisce.
- guarda che cominci male come al tuo solito. Noi non ti abbiamo obbligata a venire qua, sai le regole e non le cambiamo. Come vedi lui non è un cazzo, è un ragazzo, ed ha un nome, Marco. I nostri battibecchi teniamoli privati e non coinvolgiamo Marco che non centra niente.
Marika accusa il colpo, mi guarda divertita.
- Marco, scusami, lo so che non sei un cazzo. Ma cerca di capire la mia situazione. Io vengo da una famiglia cattolica. Non posso fare chiamate video whatsapp con papà e mamma, perchè ogni volta mi capita qualcuno che ronza intorno con l’uccello di fuori. Io con i miei non so più che scuse inventarmi. Ma qui si paga poco, e per ora provo a sorvolare.
I discorsi hanno una piega surreale. Io non credo a quello che sentono le mie orecchie. Ma devo ammettere che mi sento molto solidale con l’amica cattolica.
- non ti preoccupare - rispondo - ti capisco. E con me avrai la privacy di cui hai bisogno. Non ti preoccupare.
- no, no - interviene Janine- cos’è questa storia? Ce ne basta una di puritana. Qui altri puritani basta, abbiamo dato. E’ un casino continuo con lei. Le regole della casa sono chiare. Nudi, sempre, senza nessuna vergogna. Se accetti sei il benvenuto, la stanza è tua, altrimenti niente.
- tu mi avevi promesso una ragazza in stanza - interviene Marika.
Janine incalza:
- Magari con te in stanza le sale l’ormone e la finisce con queste stupide manfrine. No, non ci sono candidate ragazze per questa stanza, mi spiace. Accontentati. E’ un bel ragazzo, gentile.
Gli animi si scaldano. Janine alza la voce infuriata. Al chè, una porta di una delle 3 stanze si apre ed esce una ragazza, completamente nuda, con le rotondità perfette e nei posti giusti. Fica non rasata.
- la vogliamo finire? - dice - qui stiamo studiando.
Io non ho ancora capito bene dove sono andato a finire. Sono rosso dalla vergogna. Mi vergogno io per lei, che invece con nonchalance mi guarda divertita, per il mio imbarazzo.
- ciao, io sono Erica - e poi rivolta a Marika - finiscila. Sei noiosa. Puoi chiamare al telefono chi vuoi. Davide e Roby il pomeriggio sono sempre fuori, quindi puoi fare le videochiamate che vuoi, non ci sono cazzi in giro il pomeriggio.
Ho 25 anni, capirete che non ero solo rosso per l’imbarazzo. Ero rosso ma non per tutto il sangue che mi era andato sulla testa. Il sangue mi era andato tutto sul pisello.
- ragazze - dico io - io ho 25 anni, 3 ragazze sconosciute seminude mi parlano di cazzi con una spontaneità mai vista. Ragazze, io svengo, c’ho troppo sangue che mi è andato nell’uccello. Scusate, svengo!
Bronk! Caduto. Perdo i sensi. Figura di merda epica.
Mi risveglio coricato in un letto. C’ho un panno bagnato freddo in fronte.
Mi giro, e vedo che accanto a me c’è Marika, la puritana, che mi cambia il panno bagnato che c’ho sull’uccello!
- scusa - dice Marika - non sono stata io a spogliarti. E’ stata quella cretina di Janine. Visto che sei svenuto per il troppo sangue nell’uccello, diceva che per farlo defluire questo trattamento era il più indicato.
Mentre lo dice è rossa in viso. Però vedo lei maneggiare sul mio pisello.
- io ti sto solo mettendo sul pisello un panno più caldo. Perchè quella cretina ti ha messo un panno freddo e te l’ha fatto raggrinzire tutto, ed ho pensato di cambiare il panno con uno con acqua calda. Tanto vedo che ormai il sangue è defluito. Non è più duro come prima.
Intanto mi copre il pisello con il nuovo panno caldo.
Mi piacciono i modi di Marika. E’ molto gentile.
- vuoi una cioccolata calda? - mi dice.
Cerco intorno i miei vestiti. Non li trovo, con lo sguardo chiedo spiegazioni a Marika.
- E’ l’usanza di quei dementi! I vestiti te li hanno messi in lavatrice. Tra un paio di ore saranno pronti. Non ti preoccupare, fai come a casa tua. Qui è normale. Unica regola, comunque per motivi di igene, cerca di non toccarti i genitali, ma se te li tocchi non ti preoccupare non fa niente, è una regola difficile per voi nudisti, in questa casa di dementi.
- si ma io non sono un nudista.
Marika ride.
- Janine non è cattiva. E’ solo un po’ strana.
Marika è seduta in punta sul mio letto. Si alza in direzione cucina. Va a prepare la cioccolata dice.
Sono in casa di estranei, in un letto non mio, ma devo dire di sentirmi a mio agio. Anzi!
Non avrei mai immaginato una cosa simile.
Marika mi chiama. La cioccolata è pronta.
In cucina trovo lei, con la teiera in mano, in procinto di versare la cioccolata nelle tazze.
- stai attento che è calda - dice.
Adesso siamo un paio di minuti in silenzio, intenti a bere la cioccolata.
Ma sono curioso di sapere di più di lei. Le chiedo come mai rimane in questa casa di nudisti.
Dice che la storia del nudismo è iniziata per un gioco, una sfida. Sono 3 mesi che va avanti questa storia. Dice che le fanno scomparire la biancheria intima. E che la mettono in imbarazzo quando invita amici in casa.
Io mi domando se in una situazione simile chi si sente fuori posto? Io ad esempio, nudo, mi sento in realtà quasi completamente a mio agio. Glielo dico. Ma alla fine anche lei mi sembra spontanea.
- si, nel tuo caso sei un gran bel figo, anche nudo.
Nemmeno lei prova imbarazzo, e mi scruta piedi, addominali e pisello. Io invece non so dove tenere lo sguardo.
- visto che diventeremo compagni di stanza, ci sono delle regole da seguire? Non ho mai condiviso una stanza con una ragazza - le chiedo.
- davvero?
- cioè, per brevi periodi si, ma non con una ragazza amica. Così mi sento in imbarazzo, non so quali sono i confini. Ad esempio se ti devi cambiare che faccio?
Marica sorride.
- guarda che non sono la puritana che millanta Janine. Non mi piace ostentare il corpo nudo, ma non sono pudica. Mi capita di girare in mutande, non mi scandalizzo se ti cade l’occhio sul culo.
Come avrete capito, io in quella casa, dopo quel primo giorno, ci vivo.
Sono passate poche settimane, e in quella casa delle assurdità, ci passo i migliori momenti.
La prima settimana, è stata dura, perchè a casa assurda, seguivano regole assurde.
Però avevamo una lavagna, dove ci segnavamo delle regole e dei post-it.
C’era pure un cagnolino, Aristotele, il collezionista di mutande, il cane di Janine.
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