La Notte Senza Fine [Vampiri]

di
genere
fantascienza

La pioggia su Blackmarrow non cadeva. Dilaniava.

Lame d’acqua gelida e maleodorante di zolfo, cenere e ferro arrugginito frustavano i tetti di ardesia nera, trasformando i vicoli in fiumi di fango vischioso. Ogni goccia era una bestemmia liquida che corrodeva la carne dei vivi e ricordava ai morti che il tempo non li aveva ancora liberati dalla fame.

Margot uscì dalla cripta sotto la cattedrale sconsacrata di Saint Vermin poco dopo la mezzanotte. Il mantello di cuoio nero fradicio le aderiva alle curve come una seconda pelle morta. I capelli corvini, pesanti come olio versato, le scendevano fino alla vita. Gli occhi erano due braci cremisi, le pupille dilatate dalla fame antica. Sotto il mantello indossava solo un corsetto di cuoio scarlatto slacciato che a malapena conteneva i seni piccoli e alti, capezzoli già turgidi come punte di freccia, e una gonna di seta nera strappata che le arrivava a metà coscia.

Era affamata di sangue.

Ma soprattutto di carne viva, di calore, di gemiti, di vita che pulsava. Aveva digiunato diciassette notti. Ora il vuoto le divorava l’utero e la gola insieme, facendole contrarre la fica in spasmi dolorosi.

Li vide dentro La Zanna Spezzata.

Kaelen, scaricatore di ventotto anni, spalle larghe, braccia tatuate con rune antiche, capelli castani bagnati di pioggia, mascella squadrata. Elowen, cameriera di ventiquattro anni, pelle olivastra e calda, seni pieni e pesanti che tendevano il corpetto di lino, fianchi larghi, labbra rosse come bacche mature. Si stringevano accanto al fuoco morente, le mani che si cercavano sotto il tavolo.

Margot entrò. Il silenzio cadde come una mannaia.

«Piove troppo per tornare a casa. Vi offro la mia stanza di sopra. Tutta la notte.»

La sua voce era seta sfregata su una lama arrugginita.

Salirono le scale strette. La stanza era piccola, illuminata da candele nere che gocciolavano cera come sangue. Letto di ferro battuto con lenzuola di lino ingrigito, odore di muffa, cera e desiderio represso.

Margot chiuse la porta. Il chiavistello scattò come un osso spezzato.

«Spogliatevi. Lentamente.»

Elowen arrossì, ma obbedì. Slacciò il corpetto. I seni pesanti uscirono fuori, capezzoli scuri già eretti per il freddo e per l’eccitazione proibita. La gonna cadde, rivelando cosce morbide e un cespuglio scuro di peli tra le gambe, già lucido di umori.

Kaelen si tolse la camicia. Torace muscoloso, cicatrici vecchie, addominali contratti. Si abbassò i pantaloni. Il suo cazzo balzò fuori: spesso, venato, lungo quasi venti centimetri, la cappella larga e già lucida di liquido preseminale.

Margot si spogliò con lentezza crudele. Il corsetto cadde. Seni piccoli, capezzoli color sangue rappreso. La gonna scivolò giù. La fica completamente glabra, labbra gonfie e lucide di un umore denso, freddo, che profumava di ferro e rose appassite.

Cominciò con Elowen.

Margot la spinse sul letto, le aprì le cosce con decisione e si inginocchiò tra di esse. L’odore di Elowen era inebriante: muschio caldo, sale, miele dolce e paura. Margot leccò una sola volta, dalla fessura fino al clitoride, con la lingua gelida e larga. Elowen sussultò violentemente.

Poi Margot iniziò davvero.

La lingua fredda scivolava tra le labbra calde, penetrava dentro la fica stretta, usciva per girare intorno al clitoride gonfio con movimenti lenti, circolari, poi rapidi e piatti. Succhiava il piccolo nodo tra le labbra fredde, lo mordeva piano con i denti umani, lo tirava. Infilò due dita dentro Elowen, curvandole verso l’alto, massaggiando il punto ruvido della parete anteriore con una pressione costante e spietata. Le dita uscivano bagnate di umori caldi, rientravano, sempre più veloci. Una terza dito si unì, allargandola. Margot leccava e scopava con le dita per lunghi minuti, fermandosi solo quando sentiva Elowen sull’orlo, per poi ricominciare più lentamente.

Elowen venne per la prima volta dopo quasi dieci minuti di tormento: la schiena inarcata, le cosce che tremavano, la fica che si contraeva in spasmi violenti intorno alle dita di Margot, schizzando un fiotto caldo che bagnò il mento della vampira. Margot non si fermò. Prolungò l’orgasmo leccando più piano, poi più forte, infilando quattro dita, poi di nuovo due, alternando pressione sul clitoride e penetrazione profonda. Elowen venne una seconda volta, urlando, le mani strette tra i capelli di Margot.

Intanto Kaelen si accarezzava il cazzo duro, guardando.

Margot si alzò, il viso lucido degli umori di Elowen, e si voltò verso di lui. Lo spinse contro il muro, si inginocchiò e prese il suo membro in bocca in un unico movimento fluido. La bocca di Margot era gelida, la lingua abile e forte. Lo succhiò lentamente, dalla base alla cappella, ingoiandolo fino in gola senza conati, le guance incavate. La lingua girava intorno alla cappella, premeva sulla vena inferiore, leccava le palle pesanti. Lo masturbava con la mano mentre succhiava, stringendo alla base per impedire che venisse troppo presto. Lo portò sull’orlo tre volte, fermandosi ogni volta, lasciandolo ansimante e disperato.

Poi si alzò e lo spinse sul letto.

Salì a cavalcioni. Allineò la fica fredda alla cappella bollente e si abbassò lentamente, centimetro dopo centimetro. Kaelen gemette quando sentì il contrasto: carne viva dentro carne morta, stretta, muscolosa, gelida. Margot iniziò a cavalcarlo con movimenti lenti e profondi, ruotando i fianchi, stringendo i muscoli interni intorno all’asta. Ogni volta che saliva, la cappella quasi usciva, poi scendeva di colpo fino alla base, sbattendo contro le palle. Le mani di Kaelen afferrarono i suoi fianchi bianchi, lasciando segni rossi.

Elowen si riprese e si avvicinò. Margot la tirò sopra il viso di Kaelen. Elowen si sedette sulla bocca del compagno, la fica ancora sensibile che grondava sui suoi labbra. Kaelen leccava avidamente mentre Margot lo cavalcava più veloce. Il suono era osceno: carne bagnata che sbatteva, lingua che succhiava, gemiti soffocati.

Margot venne per la prima volta così: cavalcando Kaelen, guardando Elowen che si strusciava sulla lingua di lui. L’orgasmo fu freddo e violento, la fica che si contraeva in onde spietate intorno al cazzo, spremendolo.

Cambiarono posizione molte volte.

Margot fece inginocchiare Kaelen e lo prese da dietro mentre lui scopava Elowen in missionario. Margot infilava due dita nel culo stretto di Kaelen, massaggiando la prostata mentre lui affondava in Elowen. Poi invertì: scopò Elowen con le dita e la lingua mentre Kaelen la prendeva da dietro, il cazzo grosso che la allargava dolorosamente.

Provarono il tribadismo: Margot ed Elowen sdraiate fianco a fianco, fiche premute una contro l’altra, clitoridi che sfregavano, mentre Kaelen alternava a scopare prima una poi l’altra, infilando il cazzo tra le loro labbra scivolose.

Margot si fece scopare in piedi contro la parete, una gamba sollevata, Kaelen che affondava con colpi brutali. Elowen intanto le leccava il clitoride e le palle di lui.

Fecero 69: Margot sopra Kaelen, la fica sul suo viso mentre gli succhiava il cazzo, Elowen che alternava a leccare il buco del culo di Margot e a baciare la bocca di Kaelen.

Margot penetrò il culo di Elowen con due dita lubrificate dagli umori, mentre Kaelen la scopava nella fica. Elowen venne urlando, il corpo scosso da spasmi, il culo che si contraeva intorno alle dita fredde.

Kaelen la prese analmente per la prima volta nella notte: Margot a quattro zampe, il culo pallido offerto. Kaelen entrò lentamente, allargando l’anello stretto con la cappella larga. Il dolore bruciante per lui, il piacere freddo per lei. Margot spinse indietro, prendendolo tutto. Kaelen scopò il suo culo con colpi lunghi e profondi mentre Elowen si sdraiava sotto Margot e le leccava la fica e il clitoride. Margot venne di nuovo, l’orgasmo anale che le attraversò il corpo come una scarica di ghiaccio.

Riposero solo per pochi minuti, bevendo vino annacquato, ma Margot non li lasciava in pace: li accarezzava, li leccava, li teneva duri e bagnati.

Ripresero per ore.

Kaelen la scopò in cucchiaio, un braccio intorno alla vita di Margot, l’altro che stringeva un seno, mentre lei aveva tre dita dentro Elowen. Poi Elowen si sedette sul cazzo di Kaelen in reverse cowgirl, e Margot si sedette sul viso di lui, facendosi leccare mentre si baciava con Elowen, succhiandosi i capezzoli a vicenda.

Provarono ogni combinazione possibile: doppia penetrazione con dita e cazzo, Margot che cavalcava Kaelen mentre Elowen le sedeva sul viso, Kaelen che scopava Elowen da dietro mentre Margot le leccava il clitoride e infilava un dito nel culo di lui.

I loro corpi erano sudati, coperti di morsi leggeri, graffi, umori, sangue minuscolo dove Margot aveva dato piccoli morsi di assaggio durante gli orgasmi. L’odore nella stanza era denso: sudore, fica, sperma, ferro, rose morte.

Verso l’alba, quando entrambi erano esausti, tremanti, i corpi coperti di segni, i cuori che battevano debolmente, Margot li fece sdraiare uno accanto all’altra.

Si posizionò tra di loro.

Prima morse Kaelen. I canini affondarono nel collo muscoloso, perforando l’arteria. Il sangue eruttò caldo, dolce, forte. Margot bevve a grandi sorsate mentre con la mano masturbava il cazzo ancora semi-duro di lui, prolungando il piacere nel dolore. Kaelen gemette, il corpo che si inarcava.

Poi passò a Elowen. Morso profondo nella giugulare. Il sangue più dolce, più giovane, con un retrogusto di miele e paura. Margot bevve mentre infilava tre dita nella fica di Elowen, portandola a un ultimo, debole orgasmo.

Bevve da entrambi alternando, succhiando fino a quando i battiti rallentarono pericolosamente ma non si fermarono. Lasciò due segni perfetti, rossi, già sigillati dalla sua saliva.

Si alzò. Il corpo pallido era ora caldo, arrossato dal sangue fresco. La fica ancora pulsava, sazia per ora.

Si rivestì lentamente, il mantello che si chiudeva intorno a lei.

Kaelen ed Elowen giacevano sul letto, deboli, marchiati, gli occhi vitrei di estasi e terrore.

Margot si chinò, baciò le labbra di entrambi, assaporando il gusto di sé stessa su di loro.

«Dormite. La notte è finita.»

Uscì nella pioggia battente. Nuda sotto il mantello, il sangue caldo che le scorreva dentro, la fica ancora umida degli umori di entrambi.

Blackmarrow piangeva.

La fame di Margot era placata, ma mai spenta.

Sapeva che sarebbero tornati alla Zanna Spezzata.

Tutti tornavano.

La ruggine aveva marchiato anche loro.

scritto il
2026-02-06
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