L'indagine di Sofi 3
di
Sir Lucifer
genere
masturbazione
Capitolo 3- I pensieri intrusivi
Ripresi coscienza con le prime luci dell’alba ma ci vollero un paio di minuti affinché rimettessi a fuoco il mondo; la luce mi bruciava gli occhi e la testa mi doleva a causa della botta che mi aveva atterrata. Non senza fatica riuscì a sollevarmi sulle braccia e a mettermi in piedi, dovevo però riprendermi in fretta e allontanarmi da lì. Se qualche turista o romano di buon cuore mi avesse vista dolorante e coperta di erba, di certo avrebbe avanzato la richiesta di accompagnarmi in ospedale. Non avevo tempo per pensare in quel momento all’ipotesi di un trauma cranico o di un avvelenamento.
Feci una sosta in hotel per cambiarmi d’abito e schiarirmi le idee. Avevo appreso due informazioni importanti: Mei era ancora viva e si era cacciata in loschi affari. In ogni caso, dovevo rispondere alle domande: perché e dove andare a cercarla, questa volta sarei stata preparata. Per cominciare l’indagine un luogo su tutti sembrò essere l’ideale: l’università in cui il padre mi aveva detto essersi iscritta.
Impiegai circa mezz’ora fino all’università. Trovai subito la segreteria, mi accolse una signora bassa e magra con uno chignon di capelli grigi. La signora Lucrezia mi confessò che la studentessa Mei Xu aveva abbandonato gli studi ormai da un semestre: aveva riconsegnato tesserino e chiavi dell’appartamento internazionale preso con la borsa di studi; non aveva naturalmente idea del motivo della rinuncia agli studi; fu lei a suggerirmi però di parlare con gli ex-coinquilini che continuavano a occupare l’appartamento.
L’appartamento distava poco dall’università e faceva parte di un residence abbastanza ampio di soli studenti internazionali. Il residence era circondato da un giardino ben curato. Raggiunsi l’appartamento 12 b prendendo l’ascensore e una volta davanti la porta suonai il campanello. “Chi è?” chiese una voce, risposi “Una cugina di Mei, è da un po’ che non risponde ai messaggi” ma subito mi morsi le labbra.
Ad aprirmi la porta fu un ragazzo sovrappeso con folti ricci e pizzetto castani. Come mi ero immaginata in quegli istanti di attesa, per prima cosa disse che la ragazza non abitava più lì da mesi e poi mi palesò apertamente il suo stupore a proposito del rapporto di parentela. Dopo avermi squadrata e passata ai raggi X della sua immaginazione mi invitò comunque dentro. Xavier, questo il suo nome, non era solo a casa. Con più freddezza si presentò il secondo ex-coinquilino di Mei: Samuel. I due costituivano una bizzarra coppia: all’apparente trascuratezza di Xavier, Samuel opponeva un fisico palestrato e abiti freschi di bucato; Xavier ostentava un carattere estroverso, l’altro ragazzo un carattere freddo o introverso; uno aveva forte accento spagnolo, l’altro un delicato british.
Nessuno dei due sapeva dove potessi trovare la mia “dolce cuginetta combinaguai”. In realtà a Samuel sembrava proprio non importare, intento com’era a scrollare lo schermo dello smartphone. Xavier mi indicò gentilmente la porta dell’ex stanza di Mei, rassicurandomi del fatto che era rimasta vuota. Dal momento che non ricevevo piste utili dai ragazzi tanto valeva rovistare in giro alla ricerca di qualunque indizio potesse condurre alla sua attuale vita.
Lo spagnolo aveva ragione, nel senso che la stanza sembrava non essere stata visitata da mesi: su pavimento e mobili si era depositato un denso strato di polvere, il letto era sfatto e il cestino non era stato svuotato. Chiusi la porta alle mie spalle e cominciai ad aprire tutti i cassetti. Nel cassetto del comodino vicino al letto trovai delle mutandine e una scatola di preservativi, nessun biglietto da visita o appunto. In un attimo di disperazione mi abbandonai sul letto sospirando. Avevo fatto un buco nell’acqua? Mi rimanevano altre piste? No, devo calmarmi mi dissi, profondi respiri e al mio tre tirati su. Non mi tirai su, la mia mente fu invasa da una serie di pensieri intrusivi del tutto inutili: perché non si è portata dietro i preservativi? Si è trasferita a Roma per poter fare la troia lontana dal signor Xu? Con chi se la faceva, con Xavier o con Samuel?
Quando cercai di sfuggire a quei pensieri intrusivi era troppo tardi: un brivido mi attraversò la schiena, il corpo si fece come di piombo e sentì la fica bagnarsi. Altri pensieri intrusivi presero il posto di quelli ormai troppo casti: magari Mei se la faceva con entrambi, a Xavier la fica e a Samuel il culo, chissà in quanti hanno sborrato sul letto dove sono sdraiata, ora si fa sfondare dai drogati di notte alla stazione.
Con la mano sinistra scivolai sotto maglietta e canottiera per agguantarmi un seno mentre con la mano destra cercai la clitoride. Non riuscì a fermarmi, non volevo più fermarmi. Iniziai a sgrillettarmi e mungermi una tetta. Allargai le gambe e piegai le ginocchia per aderire meglio al letto quando decisi di infilarmi il primo dito nella fica, Il colore mi avvampò ogni parte del corpo, avevo caldo. Avevo tanto caldo e mi infilai un secondo dito nella fica. Ero fradicia e le dita producevano un rumore umido. Fui contenta di scoprire che stessi sgocciolando umori sulle lenzuola, se Samuel avesse controllato la stanza più tardi magari si sarebbe sparato una sega pensandomi: sì, sotto quel faccino timido si nasconde un porco. Venni.
Il cuore prese a battermi a un ritmo doppio nel petto quando realizzai che bussavano alla porta della stanza. Di sicuro, dovevano avermi udito. Ne fui certa quando Xavier entrò nella stanza, feci del mio meglio per ricompormi e mostrarmi credibile ma il ragazzo evitava lo sguardo e sembrava imbarazzato. “Mi sono ri-ricordato -asserì balbettando un poco- ch-cche Mei è tornata poi per prendere qualcosa di dimenticato. Detto che iscritta come cavia alla sperimentazione di farmaco”. Grazie a un po’ di impegno Xavier riuscì persino a rammentare il nome della casa farmaceutica e la sede qui a Roma. Uscì dall’appartamento rubiconda in viso e con le mutandine zuppe. Per fortuna, Xavier non aveva trovato il coraggio di entrare…Ma non mi era mai capitato di perdere il controllo di me stessa a questo modo, mi ero masturbata sul letto di una sconosciuta. Il giorno dopo avrei capito il perché.
Puoi scrivermi a sirluciferbully@gmail.com
Ripresi coscienza con le prime luci dell’alba ma ci vollero un paio di minuti affinché rimettessi a fuoco il mondo; la luce mi bruciava gli occhi e la testa mi doleva a causa della botta che mi aveva atterrata. Non senza fatica riuscì a sollevarmi sulle braccia e a mettermi in piedi, dovevo però riprendermi in fretta e allontanarmi da lì. Se qualche turista o romano di buon cuore mi avesse vista dolorante e coperta di erba, di certo avrebbe avanzato la richiesta di accompagnarmi in ospedale. Non avevo tempo per pensare in quel momento all’ipotesi di un trauma cranico o di un avvelenamento.
Feci una sosta in hotel per cambiarmi d’abito e schiarirmi le idee. Avevo appreso due informazioni importanti: Mei era ancora viva e si era cacciata in loschi affari. In ogni caso, dovevo rispondere alle domande: perché e dove andare a cercarla, questa volta sarei stata preparata. Per cominciare l’indagine un luogo su tutti sembrò essere l’ideale: l’università in cui il padre mi aveva detto essersi iscritta.
Impiegai circa mezz’ora fino all’università. Trovai subito la segreteria, mi accolse una signora bassa e magra con uno chignon di capelli grigi. La signora Lucrezia mi confessò che la studentessa Mei Xu aveva abbandonato gli studi ormai da un semestre: aveva riconsegnato tesserino e chiavi dell’appartamento internazionale preso con la borsa di studi; non aveva naturalmente idea del motivo della rinuncia agli studi; fu lei a suggerirmi però di parlare con gli ex-coinquilini che continuavano a occupare l’appartamento.
L’appartamento distava poco dall’università e faceva parte di un residence abbastanza ampio di soli studenti internazionali. Il residence era circondato da un giardino ben curato. Raggiunsi l’appartamento 12 b prendendo l’ascensore e una volta davanti la porta suonai il campanello. “Chi è?” chiese una voce, risposi “Una cugina di Mei, è da un po’ che non risponde ai messaggi” ma subito mi morsi le labbra.
Ad aprirmi la porta fu un ragazzo sovrappeso con folti ricci e pizzetto castani. Come mi ero immaginata in quegli istanti di attesa, per prima cosa disse che la ragazza non abitava più lì da mesi e poi mi palesò apertamente il suo stupore a proposito del rapporto di parentela. Dopo avermi squadrata e passata ai raggi X della sua immaginazione mi invitò comunque dentro. Xavier, questo il suo nome, non era solo a casa. Con più freddezza si presentò il secondo ex-coinquilino di Mei: Samuel. I due costituivano una bizzarra coppia: all’apparente trascuratezza di Xavier, Samuel opponeva un fisico palestrato e abiti freschi di bucato; Xavier ostentava un carattere estroverso, l’altro ragazzo un carattere freddo o introverso; uno aveva forte accento spagnolo, l’altro un delicato british.
Nessuno dei due sapeva dove potessi trovare la mia “dolce cuginetta combinaguai”. In realtà a Samuel sembrava proprio non importare, intento com’era a scrollare lo schermo dello smartphone. Xavier mi indicò gentilmente la porta dell’ex stanza di Mei, rassicurandomi del fatto che era rimasta vuota. Dal momento che non ricevevo piste utili dai ragazzi tanto valeva rovistare in giro alla ricerca di qualunque indizio potesse condurre alla sua attuale vita.
Lo spagnolo aveva ragione, nel senso che la stanza sembrava non essere stata visitata da mesi: su pavimento e mobili si era depositato un denso strato di polvere, il letto era sfatto e il cestino non era stato svuotato. Chiusi la porta alle mie spalle e cominciai ad aprire tutti i cassetti. Nel cassetto del comodino vicino al letto trovai delle mutandine e una scatola di preservativi, nessun biglietto da visita o appunto. In un attimo di disperazione mi abbandonai sul letto sospirando. Avevo fatto un buco nell’acqua? Mi rimanevano altre piste? No, devo calmarmi mi dissi, profondi respiri e al mio tre tirati su. Non mi tirai su, la mia mente fu invasa da una serie di pensieri intrusivi del tutto inutili: perché non si è portata dietro i preservativi? Si è trasferita a Roma per poter fare la troia lontana dal signor Xu? Con chi se la faceva, con Xavier o con Samuel?
Quando cercai di sfuggire a quei pensieri intrusivi era troppo tardi: un brivido mi attraversò la schiena, il corpo si fece come di piombo e sentì la fica bagnarsi. Altri pensieri intrusivi presero il posto di quelli ormai troppo casti: magari Mei se la faceva con entrambi, a Xavier la fica e a Samuel il culo, chissà in quanti hanno sborrato sul letto dove sono sdraiata, ora si fa sfondare dai drogati di notte alla stazione.
Con la mano sinistra scivolai sotto maglietta e canottiera per agguantarmi un seno mentre con la mano destra cercai la clitoride. Non riuscì a fermarmi, non volevo più fermarmi. Iniziai a sgrillettarmi e mungermi una tetta. Allargai le gambe e piegai le ginocchia per aderire meglio al letto quando decisi di infilarmi il primo dito nella fica, Il colore mi avvampò ogni parte del corpo, avevo caldo. Avevo tanto caldo e mi infilai un secondo dito nella fica. Ero fradicia e le dita producevano un rumore umido. Fui contenta di scoprire che stessi sgocciolando umori sulle lenzuola, se Samuel avesse controllato la stanza più tardi magari si sarebbe sparato una sega pensandomi: sì, sotto quel faccino timido si nasconde un porco. Venni.
Il cuore prese a battermi a un ritmo doppio nel petto quando realizzai che bussavano alla porta della stanza. Di sicuro, dovevano avermi udito. Ne fui certa quando Xavier entrò nella stanza, feci del mio meglio per ricompormi e mostrarmi credibile ma il ragazzo evitava lo sguardo e sembrava imbarazzato. “Mi sono ri-ricordato -asserì balbettando un poco- ch-cche Mei è tornata poi per prendere qualcosa di dimenticato. Detto che iscritta come cavia alla sperimentazione di farmaco”. Grazie a un po’ di impegno Xavier riuscì persino a rammentare il nome della casa farmaceutica e la sede qui a Roma. Uscì dall’appartamento rubiconda in viso e con le mutandine zuppe. Per fortuna, Xavier non aveva trovato il coraggio di entrare…Ma non mi era mai capitato di perdere il controllo di me stessa a questo modo, mi ero masturbata sul letto di una sconosciuta. Il giorno dopo avrei capito il perché.
Puoi scrivermi a sirluciferbully@gmail.com
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