L'universitaria lo confessa. 12
di
Sophos
genere
fisting
Sabato sera - Domenica notte.
Andrea parcheggiò nei pressi di un maestoso albero di gelsi, accanto ad una berlina nera. Poche auto in sosta in quel momento, forse una decina.
Scesi dall'auto, ci dirigemmo in direzione di un portone, in legno grezzo, completamente aperto; era l'unica fonte di illuminazione in quel luogo, oltre a due vecchi lampioni ai lati dell'immobile.
Varcata la soglia, una elegante ragazza in tenuta da hostess ci disse di accomodarci negli spogliatoi - assegnandoci un armadietto, il numero 13 - e di spogliarci ed indossare le tuniche che avremmo lì trovate appese; fatto ciò, ci disse anche che avremmo avuto l'accesso diretto alla sala principale attraverso la seconda porta ivi presente.
“Le tuniche sono tutte uguali; nel senso che sono unisex e misura unica, ma nere semitrasparenti per le donne e bianche per gli uomini”, ci tenne a precisare con un tono di saccenza Andrea.
Ci spogliammo, in assoluto silenzio ma osservandoci attentamente gli uni con gli altri, ed indossammo le ormai famose tuniche, dopodiché entrammo nella sala.
“Il taschino della tunica serve a contenere i preservativi - da usare obbligatoriamente e sostituire ad ogni cambio di partner - che potete trovare in giro per la sala dentro delle ampolle di vetro; vi consiglio di prenderne 4 o 5 per ogni evenienza, spesso qualcuno fa lo gnorri e dice di non averli trovati”, spiegò Lola, aggiungendo: “le consumazioni al bar sono gratuite con riferimento ai cocktail offerti, se voleste una bottiglia od un alcolico in particolare, si dovranno pagare a parte; per il resto c'è solo da dire che, oltre la sala in cui ci troviamo, c'è una dark room qui accanto, dietro le tende nere che vedete laggiù, e cinque piccole stanze a tema al piano di sopra. I bagni li potete trovare sia a questo piano che a quello superiore. È un immobile sicuramente non grande, ma accogliente e non ospita mai tantissime persone”.
Io ed Alessia, da perfetti estranei in quel luogo, cominciammo ad osservare la sala. Mi teneva per mano, stringendola molto stretta; era evidentemente nervosa.
Divanetti a tre posti sparsi lungo tutto il perimetro ed addossati alle pareti, un angolo bar - a prima vista ben fornito - ed al centro una specie di pedana con un palo da lap dance; attorno alcuni uomini e poche donne che ballavano a ritmo di latino americano.
“Si può consumare anche sui divani, volendo; gli inservienti puliscono e disinfettano spesso. Io ho un posto riservato in quell'angolo, andiamo”, continuò Lola.
Ci sedemmo su delle comode poltrone con al centro un tavolino basso, proprio accanto al bancone bar; c'erano altre due postazioni dello stesso genere, dovevano essere sicuramente esclusive e riservate solo a determinati ospiti, e Lola, evidentemente, faceva parte di quella elite.
Ci portarono da bere e brindammo tutti alla buona riuscita della serata ed al sano divertimento di cui sicuramente - almeno secondo Andrea - avremmo goduto.
Alla spicciola entrarono in sala altre coppie, un paio di loro si diressero al bar, le altre si accomodarono sui divani; in quel momento, compresi noi, c'erano circa 50 persone o poco più, equamente suddivise tra uomini e donne.
Una delle donne che ballava, una bionda 40enne, dopo essersi strusciata a lungo tra due uomini, decise di alzare la tunica, legarsela in vita, e col suo tacco 12 salì sulla pedana iniziando una danza sinuosa e sexy con il palo, dando vita a movenze degne di una cubista professionista; sotto di lei uomini e donne in ammirazione, applausi e qualche sommesso fischio di apprezzamento.
“Anche qui, come in molti locali del genere - se non addirittura tutti - ci sono ragazze stipendiate dall'organizzazione per sollecitare gli appetiti sessuali e, di conseguenza, dare inizio ai giochi?”, chiesi direttamente a Lola.
“No, qui si entra rigorosamente in coppia e ciascuno agisce nella sua piena assoluta libertà; se noti, aldilà dello staff, ci sono tanti uomini quante tante donne”.
“Si, ho notato. E questo va sicuramente a vantaggio di tutti e del divertimento genuino”.
Una signora sul divano, con accanto il compagno, stava in estasiata ammirazione della prorompente erezione che spuntava da sotto la tunica di un uomo che le si era parato davanti e, dopo qualche secondo e con lo sguardo complice di colui che le stava seduto vicino, sollevò la tunica, prese il cazzo con mano decisa, muovendolo in una masturbazione lenta, e piegandosi in avanti lo prese in bocca, dando vita ad un pompino ben fatto.
Al bar due coppie si scambiavano effusioni piuttosto spinte, con mani estranee che ogni tanto intervenivano fulminee da uomini in attesa del loro cocktail.
Sulla pista da ballo aumentò il numero delle persone che si dimenavano e la cubista che giocava col palo fu affiancata da una coppia completamente nuda.
“Io vado a ballare, vieni anche tu Alessia? Molliamo questi due anziani sulle loro comode poltrone, ahahah”, disse ad alta voce Andrea, alzandosi e cominciando a dimenarsi.
Le feci un piccolo cenno col capo, avendo scorto la sua evidente voglia di ballare: “Vai, tranquilla, arrivo tra qualche minuto, ti osservo da qui”.
“Mi sentirò sicuramente un pesce fuor d'acqua, visto che tutte le donne qui hanno i tacchi tranne me, ma quantomeno starò più comoda e soffrirò meno, ahahah”, ci tenne a specificare Alessia, non tanto a me, ma direttamente rivolgendosi a Lola, la quale: “Sei splendida anche così, pensa solo a divertirti”.
Si avviarono e furono quasi subito fagocitati dalla folla - seppur limitata - in pista.
“Bella ragazza, complimenti. E poi, da quello che ho capito finora, molto legata e devota a te. Credo che avrai molte soddisfazioni con lei”.
“Sì, ne sono convinto anch'io. Certo è ancora acerba, molto timida in alcune circostanze, titubante assai in altre, ma col tempo e col mio aiuto saprà capire esattamente cosa vuole veramente. D'altronde è da poco tempo che ci frequentiamo. Il tuo bell’Andrea invece? Vi conoscete da molto?”.
“Beh, è il figlio di una mia vicina; un giorno ho avuto la poco brillante idea di scoparmelo e da allora, ti parlo di un paio di anni fa, me lo sono ritrovato come una cozza attaccata allo scoglio. Ma non recrimino nulla, anzi; essendo impegnata gran parte della giornata per lavoro, fare una semplice telefonata ed accoglierlo in casa per sfogare le mie necessità è assolutamente comodo. Ho la dannazione - anche se le mie amiche la considerano una grandissima fortuna - di dover in qualsiasi modo avere orgasmi quotidiani, anche più di uno al giorno a volte, per poter allentare lo stress mentale e fisico e riuscire a dormire la notte, almeno qualche ora. È l'unico sedativo che mi fa effetto”.
“Quindi Andrea non aveva esagerato nel dire che sei una amante della masturbazione repentina e continuata”.
“No, ha pienamente ragione. Mi piace sgrillettarmi, come dice lui, e se avviene in pubblico ancora meglio”.
Donne e uomini in pista a creare un'unica amalgama ristretta, alcune coppie sui divani in espliciti atteggiamenti di piacere, altre, in compagnia e non, dirette alle stanze al primo piano.
Alessia in mezzo alla pista sembrava divertirsi, ogni tanto qualcuno allungava le mani, maschili o femminili che fossero, per meglio tastarla in alcune parti del corpo piuttosto che in altre; lei sorrideva, ma si notava subito un suo disagio, un suo atteggiamento di non pieno gradimento di ciò che stava accadendo.
“Davide, mi daresti una mano?”. Distolsi la mia attenzione da Alessia e la rivolsi a Lola la quale, nell'arco di pochi secondi, aveva sollevato la tunica in vita, spalancate le gambe, mettendone una sul bracciolo della comoda poltrona, e si stava accarezzando la vulva con delicatezza.
“Volentieri Lola, preferisci un massaggio leggero oppure una decisa ed esperta manipolazione?”.
“Sorprendimi, ho solo voglia di venire e bagnare la tua grande mano”, stendendo la testa indietro e chiudendo gli occhi.
La mia mano destra sostituì la sua, che andò a posizionarsi direttamente sul seno; cominciai ad accarezzarla con tocco leggero, aveva già un piccolo lago di umori caldi tra le cosce. Sù e giù lento e ripetuto, il dito medio leggermente piegato a dilatarle le grandi labbra ad ogni passaggio, il palmo a spingere sulla clitoride. Nel momento in cui il mio dito entrò nella fica non trovò alcun ostacolo, era molto eccitata ed accogliente; dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori. Aggiunsi l'indice e continuai; dentro e fuori, dentro e fuori.
Già ansimava, si muoveva sulla poltrona, respirava profondamente; ma fu quando introdussi anche il dito anulare che iniziò a contorcersi, a stringere forte il seno nella sua mano, ad emettere latrati di una certa intensità che riuscivano a superare la musica in sala - tant'è che gli stessi baristi furono indotti a guardare nella nostra direzione e sorridere - ad allungare il collo del piede e contrarre le dita dentro la sua décolleté nera tacco 10; e godette, tanto, intensamente, con un urlo liberatorio quasi infinito. Le mie dita intrise di lei vennero strette dalle sue continue contrazioni fino a fuoriuscire dalla vagina in modo assolutamente naturale. Sulla seduta della poltrona nera una chiazza di lucido liquido trasparente; su gran parte della mia mano bagnata agglomerati densi e bianchi di umori vaginali.
“Hai mantenuto fede ai tuoi desideri Lola, sei venuta e mi hai bagnato la mano, brava!”. Me la prese tra le sue, la portò alle labbra, la baciò e poi, con lingua sinuosa e capace, la ripulì da tutte le sue profumatissime secrezioni; “Grazie!”, si limitò a dire con tono reverenziale.
Si ricompose e bevve un generoso sorso dal suo bicchiere, non prima di aver accennato un cin nei miei confronti.
Vidi Alessia arrivare quasi correndo: “Voglio andare via Davide, non mi piacciono queste persone; sono troppo invadenti. Anche se dico di no, ci continuano a provare imperterrite. Volevo solo ballare e divertirmi, non farmi toccare continuamente come fanno con la frutta al supermercato”.
“Ogni promessa è debito Alessia, vuoi andare via? E sia!”, rivolgendomi poi direttamente a Lola: “Puoi riportarci all'agriturismo?”.
“Ovviamente sì, datemi il tempo di rinfrescarmi un attimo in bagno, ci cambiamo e vi accompagno".
Poco dopo mezzanotte eravamo già seduti in auto e diretti all'agriturismo.
“Mi dispiace Lola”, disse Alessia particolarmente provata, “ma non resistevo più a stare lì dentro; mi dispiace anche che tu abbia lasciato Andrea da solo e ti sia dovuta affrettare ad accompagnarci. Ti ho rovinato la serata, perdonami!”
“Nessun problema, tranquilla. Andrea rimarrà fino alle prime luci dell'alba; lo vado a riprendere tra un po'. Per quanto mi riguarda, invece, ho già avuto la mia soddisfazione; non mi hai rovinato nulla”, rispose sorridente Lola.
Giunti a destinazione, fermata l'auto, dissi: “Che ne dici di bere qualcosa insieme a noi, Lola? Il nostro bungalow è a pochi passi da qui. Facciamo quattro chiacchiere davanti ad un bicchiere pieno e ci raccontiamo in assoluta piena libertà”.
“Sì, volentieri”, rispose ammiccante.
Ci incamminammo a passi lenti, come fossimo amici di vecchia data.
Andrea parcheggiò nei pressi di un maestoso albero di gelsi, accanto ad una berlina nera. Poche auto in sosta in quel momento, forse una decina.
Scesi dall'auto, ci dirigemmo in direzione di un portone, in legno grezzo, completamente aperto; era l'unica fonte di illuminazione in quel luogo, oltre a due vecchi lampioni ai lati dell'immobile.
Varcata la soglia, una elegante ragazza in tenuta da hostess ci disse di accomodarci negli spogliatoi - assegnandoci un armadietto, il numero 13 - e di spogliarci ed indossare le tuniche che avremmo lì trovate appese; fatto ciò, ci disse anche che avremmo avuto l'accesso diretto alla sala principale attraverso la seconda porta ivi presente.
“Le tuniche sono tutte uguali; nel senso che sono unisex e misura unica, ma nere semitrasparenti per le donne e bianche per gli uomini”, ci tenne a precisare con un tono di saccenza Andrea.
Ci spogliammo, in assoluto silenzio ma osservandoci attentamente gli uni con gli altri, ed indossammo le ormai famose tuniche, dopodiché entrammo nella sala.
“Il taschino della tunica serve a contenere i preservativi - da usare obbligatoriamente e sostituire ad ogni cambio di partner - che potete trovare in giro per la sala dentro delle ampolle di vetro; vi consiglio di prenderne 4 o 5 per ogni evenienza, spesso qualcuno fa lo gnorri e dice di non averli trovati”, spiegò Lola, aggiungendo: “le consumazioni al bar sono gratuite con riferimento ai cocktail offerti, se voleste una bottiglia od un alcolico in particolare, si dovranno pagare a parte; per il resto c'è solo da dire che, oltre la sala in cui ci troviamo, c'è una dark room qui accanto, dietro le tende nere che vedete laggiù, e cinque piccole stanze a tema al piano di sopra. I bagni li potete trovare sia a questo piano che a quello superiore. È un immobile sicuramente non grande, ma accogliente e non ospita mai tantissime persone”.
Io ed Alessia, da perfetti estranei in quel luogo, cominciammo ad osservare la sala. Mi teneva per mano, stringendola molto stretta; era evidentemente nervosa.
Divanetti a tre posti sparsi lungo tutto il perimetro ed addossati alle pareti, un angolo bar - a prima vista ben fornito - ed al centro una specie di pedana con un palo da lap dance; attorno alcuni uomini e poche donne che ballavano a ritmo di latino americano.
“Si può consumare anche sui divani, volendo; gli inservienti puliscono e disinfettano spesso. Io ho un posto riservato in quell'angolo, andiamo”, continuò Lola.
Ci sedemmo su delle comode poltrone con al centro un tavolino basso, proprio accanto al bancone bar; c'erano altre due postazioni dello stesso genere, dovevano essere sicuramente esclusive e riservate solo a determinati ospiti, e Lola, evidentemente, faceva parte di quella elite.
Ci portarono da bere e brindammo tutti alla buona riuscita della serata ed al sano divertimento di cui sicuramente - almeno secondo Andrea - avremmo goduto.
Alla spicciola entrarono in sala altre coppie, un paio di loro si diressero al bar, le altre si accomodarono sui divani; in quel momento, compresi noi, c'erano circa 50 persone o poco più, equamente suddivise tra uomini e donne.
Una delle donne che ballava, una bionda 40enne, dopo essersi strusciata a lungo tra due uomini, decise di alzare la tunica, legarsela in vita, e col suo tacco 12 salì sulla pedana iniziando una danza sinuosa e sexy con il palo, dando vita a movenze degne di una cubista professionista; sotto di lei uomini e donne in ammirazione, applausi e qualche sommesso fischio di apprezzamento.
“Anche qui, come in molti locali del genere - se non addirittura tutti - ci sono ragazze stipendiate dall'organizzazione per sollecitare gli appetiti sessuali e, di conseguenza, dare inizio ai giochi?”, chiesi direttamente a Lola.
“No, qui si entra rigorosamente in coppia e ciascuno agisce nella sua piena assoluta libertà; se noti, aldilà dello staff, ci sono tanti uomini quante tante donne”.
“Si, ho notato. E questo va sicuramente a vantaggio di tutti e del divertimento genuino”.
Una signora sul divano, con accanto il compagno, stava in estasiata ammirazione della prorompente erezione che spuntava da sotto la tunica di un uomo che le si era parato davanti e, dopo qualche secondo e con lo sguardo complice di colui che le stava seduto vicino, sollevò la tunica, prese il cazzo con mano decisa, muovendolo in una masturbazione lenta, e piegandosi in avanti lo prese in bocca, dando vita ad un pompino ben fatto.
Al bar due coppie si scambiavano effusioni piuttosto spinte, con mani estranee che ogni tanto intervenivano fulminee da uomini in attesa del loro cocktail.
Sulla pista da ballo aumentò il numero delle persone che si dimenavano e la cubista che giocava col palo fu affiancata da una coppia completamente nuda.
“Io vado a ballare, vieni anche tu Alessia? Molliamo questi due anziani sulle loro comode poltrone, ahahah”, disse ad alta voce Andrea, alzandosi e cominciando a dimenarsi.
Le feci un piccolo cenno col capo, avendo scorto la sua evidente voglia di ballare: “Vai, tranquilla, arrivo tra qualche minuto, ti osservo da qui”.
“Mi sentirò sicuramente un pesce fuor d'acqua, visto che tutte le donne qui hanno i tacchi tranne me, ma quantomeno starò più comoda e soffrirò meno, ahahah”, ci tenne a specificare Alessia, non tanto a me, ma direttamente rivolgendosi a Lola, la quale: “Sei splendida anche così, pensa solo a divertirti”.
Si avviarono e furono quasi subito fagocitati dalla folla - seppur limitata - in pista.
“Bella ragazza, complimenti. E poi, da quello che ho capito finora, molto legata e devota a te. Credo che avrai molte soddisfazioni con lei”.
“Sì, ne sono convinto anch'io. Certo è ancora acerba, molto timida in alcune circostanze, titubante assai in altre, ma col tempo e col mio aiuto saprà capire esattamente cosa vuole veramente. D'altronde è da poco tempo che ci frequentiamo. Il tuo bell’Andrea invece? Vi conoscete da molto?”.
“Beh, è il figlio di una mia vicina; un giorno ho avuto la poco brillante idea di scoparmelo e da allora, ti parlo di un paio di anni fa, me lo sono ritrovato come una cozza attaccata allo scoglio. Ma non recrimino nulla, anzi; essendo impegnata gran parte della giornata per lavoro, fare una semplice telefonata ed accoglierlo in casa per sfogare le mie necessità è assolutamente comodo. Ho la dannazione - anche se le mie amiche la considerano una grandissima fortuna - di dover in qualsiasi modo avere orgasmi quotidiani, anche più di uno al giorno a volte, per poter allentare lo stress mentale e fisico e riuscire a dormire la notte, almeno qualche ora. È l'unico sedativo che mi fa effetto”.
“Quindi Andrea non aveva esagerato nel dire che sei una amante della masturbazione repentina e continuata”.
“No, ha pienamente ragione. Mi piace sgrillettarmi, come dice lui, e se avviene in pubblico ancora meglio”.
Donne e uomini in pista a creare un'unica amalgama ristretta, alcune coppie sui divani in espliciti atteggiamenti di piacere, altre, in compagnia e non, dirette alle stanze al primo piano.
Alessia in mezzo alla pista sembrava divertirsi, ogni tanto qualcuno allungava le mani, maschili o femminili che fossero, per meglio tastarla in alcune parti del corpo piuttosto che in altre; lei sorrideva, ma si notava subito un suo disagio, un suo atteggiamento di non pieno gradimento di ciò che stava accadendo.
“Davide, mi daresti una mano?”. Distolsi la mia attenzione da Alessia e la rivolsi a Lola la quale, nell'arco di pochi secondi, aveva sollevato la tunica in vita, spalancate le gambe, mettendone una sul bracciolo della comoda poltrona, e si stava accarezzando la vulva con delicatezza.
“Volentieri Lola, preferisci un massaggio leggero oppure una decisa ed esperta manipolazione?”.
“Sorprendimi, ho solo voglia di venire e bagnare la tua grande mano”, stendendo la testa indietro e chiudendo gli occhi.
La mia mano destra sostituì la sua, che andò a posizionarsi direttamente sul seno; cominciai ad accarezzarla con tocco leggero, aveva già un piccolo lago di umori caldi tra le cosce. Sù e giù lento e ripetuto, il dito medio leggermente piegato a dilatarle le grandi labbra ad ogni passaggio, il palmo a spingere sulla clitoride. Nel momento in cui il mio dito entrò nella fica non trovò alcun ostacolo, era molto eccitata ed accogliente; dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori. Aggiunsi l'indice e continuai; dentro e fuori, dentro e fuori.
Già ansimava, si muoveva sulla poltrona, respirava profondamente; ma fu quando introdussi anche il dito anulare che iniziò a contorcersi, a stringere forte il seno nella sua mano, ad emettere latrati di una certa intensità che riuscivano a superare la musica in sala - tant'è che gli stessi baristi furono indotti a guardare nella nostra direzione e sorridere - ad allungare il collo del piede e contrarre le dita dentro la sua décolleté nera tacco 10; e godette, tanto, intensamente, con un urlo liberatorio quasi infinito. Le mie dita intrise di lei vennero strette dalle sue continue contrazioni fino a fuoriuscire dalla vagina in modo assolutamente naturale. Sulla seduta della poltrona nera una chiazza di lucido liquido trasparente; su gran parte della mia mano bagnata agglomerati densi e bianchi di umori vaginali.
“Hai mantenuto fede ai tuoi desideri Lola, sei venuta e mi hai bagnato la mano, brava!”. Me la prese tra le sue, la portò alle labbra, la baciò e poi, con lingua sinuosa e capace, la ripulì da tutte le sue profumatissime secrezioni; “Grazie!”, si limitò a dire con tono reverenziale.
Si ricompose e bevve un generoso sorso dal suo bicchiere, non prima di aver accennato un cin nei miei confronti.
Vidi Alessia arrivare quasi correndo: “Voglio andare via Davide, non mi piacciono queste persone; sono troppo invadenti. Anche se dico di no, ci continuano a provare imperterrite. Volevo solo ballare e divertirmi, non farmi toccare continuamente come fanno con la frutta al supermercato”.
“Ogni promessa è debito Alessia, vuoi andare via? E sia!”, rivolgendomi poi direttamente a Lola: “Puoi riportarci all'agriturismo?”.
“Ovviamente sì, datemi il tempo di rinfrescarmi un attimo in bagno, ci cambiamo e vi accompagno".
Poco dopo mezzanotte eravamo già seduti in auto e diretti all'agriturismo.
“Mi dispiace Lola”, disse Alessia particolarmente provata, “ma non resistevo più a stare lì dentro; mi dispiace anche che tu abbia lasciato Andrea da solo e ti sia dovuta affrettare ad accompagnarci. Ti ho rovinato la serata, perdonami!”
“Nessun problema, tranquilla. Andrea rimarrà fino alle prime luci dell'alba; lo vado a riprendere tra un po'. Per quanto mi riguarda, invece, ho già avuto la mia soddisfazione; non mi hai rovinato nulla”, rispose sorridente Lola.
Giunti a destinazione, fermata l'auto, dissi: “Che ne dici di bere qualcosa insieme a noi, Lola? Il nostro bungalow è a pochi passi da qui. Facciamo quattro chiacchiere davanti ad un bicchiere pieno e ci raccontiamo in assoluta piena libertà”.
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