L'universitaria lo confessa. 5
di
Sophos
genere
trio
Intorno alla mezzanotte, un suono ripetuto mi avvertì di alcuni messaggi arrivati su wathsapp. Misi la sigaretta tra le labbra, appoggiai il bicchiere con il mio whisky invecchiato 24 anni sul tavolino in vetro temperato del terrazzo - dove mi trovavo a godere della fresca brezza notturna - ed osservai lo schermo del cellulare, curioso di scoprire chi inviasse messaggi a quell'ora.
Alessia, sicuramente inebriata dalla possibilità di farsi ammirare da me con i suoi abiti nuovi, aveva realizzato un vero book di almeno 20 fotografie; in ogni immagine una posa diversa ma sempre volutamente sexy, dando lustro all'abito od alla lingerie, a seconda della scelta. Nell'ultima era completamente nuda, la biricchina!
Nella didascalia scrisse semplicemente:“Quale di questi per domani?”.
Le risposi:”Ardua scelta la mia, ritenendo il nudo integrale sicuramente il top; ma, visto che posso godermelo ogni volta che voglio semplicemente denudandoti, opto per il tubino nero aderente con il due pezzi bianco di pizzo sotto”.
“Lo avrei scelto anch'io come primo step, semplice, elegante e sensuale al tempo stesso. Confesso che, mentre ti scrivo, le mie dita giocano col tuo collare al mio collo; mi regala sensazioni ed emozioni particolarmente piacevoli farlo. L'esperienza di oggi, sicuramente nuova per me, mi ha fatto capire che sono pronta ad andare oltre, senza timori ed incertezze; sento di potermi abbandonare a te, completamente. Ti considero la mia guida”.
“Adesso cerca di dormire, Alessia. Riposati, nel corpo e nella mente”.
“Si, ma voglio dirti una cosa prima”.
“Dimmi pure”.
“Anche stanotte non indosso le mutandine”.
“Brava Alessia, mi piaci poco onesta. A dispetto di ciò che ti diceva nonna è cosa buona e giusta per raggiungere il piacere più profondo; la libertà, in ogni sua declinazione.
Fai buon sonno, ci sentiamo al tuo risveglio”.
“Buona notte e grazie”.
Trascorsi dieci minuti un altro messaggio:”...la libertà, in ogni sua declinazione…la prendo alla lettera questa frase, mi sto masturbando selvaggiamente perché ne ho tanta voglia; sono eccitatissima, Davide!”.
“Urla il tuo orgasmo in piena libertà Alessia e registra un vocale per me. Dovrai poi ascoltarti con attenzione, solo così saprai veramente il reale effetto che fa, anche su di te!”.
Altri dieci minuti circa ed arrivò il vocale; gemiti e mugolii che, col trascorrere dei secondi, diventarono sempre più intensi fino ad arrivare a gridare a squarciagola il mio nome. Sì sì ripetuti all'infinito. Vengo vengoo vengooo senza sosta. E, in ultimo, con un ansimare frenetico, un “eh sì, sono diventata la tua cagna, sei riuscito a liberarmi dalla mia gabbia e sono entrata nel tuo recinto”.
Durante la notte, nel mio dormire sempre disturbato, le sensazioni ed emozioni avute fino a quel momento con Alessia hanno delineato, in modo evidente, la grande simbiosi venutasi a creare tra di noi; un uomo maturo ed una giovane donna che si scambiano le rispettive esperienze, che trovano nella libertà del sentire e dell'essere un piacere enorme, che desiderano percorrere un tratto della loro strada di vita insieme.
Alle 7 squilla il cellulare:”Pronto?”.
“Buongiorno e ben svegliato Davide, dormito bene? Io come un sasso, non ho neanche sentito la sveglia suonare. È stata la mia collega d'università, che ha l'alloggio accanto al mio, a bussare alla porta della mia stanza e svegliarmi; la mia sveglia l'ha sentita lei, ah ah ah”.
“Beh, spero per lei che non abbia anche ascoltato le urla orgasmiche che hai fatto stanotte, ahahah”.
“Eh sì, le ha ascoltate eccome, ahahah. Mi ha chiesto se, per caso, il mio ragazzo avesse dormito qui nelle ultime due notti; chiedendosi anche perché lo continuassi a chiamare Davide, visto che l'ho presentato come Andrea, ahahah”.
“Credo che la tua collega sia invidiosa del fatto che Andrea ti possa scopare così divinamente; le tue esternazioni di sublime piacere non passano certo inosservate”.
“Se lo scopasse pure, poco m'importa; io adesso ho altre prerogative. Sono diventata tua e tale voglio rimanere”.
“Del tuo boyfriend e della vicina curiosa parleremo più avanti, intanto fai colazione, una bella doccia e preparati come si deve per andare all'università“.
“Non mi dai il buongiorno come ieri mattina?”.
“No. Oggi avrai altre forme di piacere. A che ora finisci la lezione all'università?”.
“Alle 13:00”.
“Bene, indossa l'outfit deciso ieri e vai a lezione. Voglio che la tua bellezza, eleganza e sensualità siano fonte di eccitazione per tutti, dai professori agli assistenti fino ai colleghi. Dopo vieni a pranzare a casa mia, troverai delle piacevoli sorprese, buona mattinata, Alessia”.
“D'accordo, ci vediamo più tardi, sto già fremendo per la curiosità, ciao”.
A metà mattinata circa giunse sonoro un messaggio di Alessia:”Credo non potrò venire a pranzo da te, ma sicuramente nel pomeriggio si. Purtroppo Andrea mi ha vista così abbigliata, s'è ingelosito degli sguardi famelici degli altri e ha cominciato a fare il petulante; non lo sopporto quando fa così, non vuole capire che non c'è sentimento da parte mia. Dovrò sorbirmi le sue tante insicurezze e paturnie adesso. Ma ti prometto che me ne libero al più presto e per sempre. Nel pomeriggio, magari già intorno alle 15:00, sarò da te, bacio”.
Presi in considerazione le sue parole ed i suoi intenti e, spinto da una idea nata all'improvviso, le risposi:”Portalo qui a pranzo. Digli che sei stata invitata dal caro zietto che ti adora tanto e che, quindi, non puoi in alcun modo mancare al suo invito. Ah, estendi l'invito anche alla tua collega vicina di stanza, se disponibile”.
“Che vuoi fare?”.
“Voglio semplicemente aiutarti a scaricare il buon Andrea e, nello stesso tempo, godere, e tanto, nel farlo, ahahah. Ma dovrai sottostare al mio gioco anche tu”.
“L'avevo già intuito, ma adesso ne ho la certezza assoluta che sei stronzo. Ahahah. Mi intriga tantissimo. Ok, a dopo”.
Trascorso qualche istante, un nuovo messaggio:”Sappi che ho i capezzoli turgidi, tanto da farmi male, e le mutandine bagnate. Solo tu riesci ad eccitarmi così, lo confesso”.
Alle 13:30 entrarono in casa Alessia, col suo nuovo tubino nero che le fasciava a meraviglia tutto il suo corpo sinuoso; Andrea, un ragazzetto di 23 anni col viso emaciato e vestito come se dovesse andare ad un concerto dei Deep Purple; ed infine Sandra, una ragazza dalle forme generose e con un viso sicuramente carino, ma purtroppo nascosto dal pesante trucco.
Assolti i dovuti convenevoli, ci accomodammo a tavola. Sandra alla mia sinistra, Alessia di fronte a me con a fianco Andrea.
“Mi auguro che nessuno di voi abbia intolleranze al pesce; ho preparato degli spaghetti allo scoglio accompagnati con un buon Grillo ghiacciato”.
“Grazie zietto, sei sempre gentile. Ho una fame esagerata, dopo un'intera mattinata a lezione ci voleva proprio”, intervenne a gamba tesa Alessia con il suo sorriso divertito e complice.
“Dimmi Andrea, da quanto tempo state insieme tu ed Alessia? Non mi ha mai parlato di te”.
“Non stiamo insieme zietto, non ho alcun fidanzato” - disse Alessia fintamente stizzita - “è soltanto un buon amico e, ogni tanto, ci faccio anche sesso”.
Il giovane Andrea, ancora col rotolino di spaghetti tra i rebbi della forchetta, la fulminò con gli occhi e rimase a bocca aperta, senza saper proferire verbo.
“Beh, uno scopamico - dite così voi giovani adesso, no? - è sempre un buon acquisto, soprattutto nei momenti nei quali il desiderio di una bella scopata si fa impellente; e conoscendo Alessia immagino che questi momenti siano frequenti o sono in errore?”.
“Beh, mio caro zietto, è vero che questi momenti ci sono, e sono pure tanti, ma spesso li soddisfo in altra maniera. Non sempre Andrea risulta essere in grado di tenermi testa”.
Rosso fuoco in viso ed evidentemente infervorato, Andrea sembrò quasi aver deciso di abbandonare la compagnia, ma non si mosse dalla tavola, forse perché incuriosito dal come si potesse evolvere la discussione; si limitò a sussurrare:”È colpa tua, hai sempre strane idee in testa”.
“Mio caro Andrea, le variegate fantasie sessuali delle donne sono difficili da soddisfare, te ne accorgerai con l'esperienza. Tra qualche anno capirai che bisogna trovare una sorta di compromesso tra ciò che piace a te e quello che eccita lei, vivendo il tutto insieme”.
“Non credo avrà il tempo di sperimentarlo”, disse Alessia, mormorando sommessamente e guardandomi con occhi compiaciuti.
Il Grillo ghiacciato che riempiva i bicchieri venne svuotato in fretta dai commensali; fu molto gradito, sicuramente anche per motivi che andavano oltre le sensazioni retronasali che regalava.
“Sono d'accordo con te, Davide” - ascoltai per la prima volta la voce squillante di Sandra - “per noi donne il semplice rapporto sessuale non basta; ci devono essere stimoli mentali intensi affinché ci si possa abbandonare completamente al piacere. Essere cerebrale è fondamentale per me, la scopata fine a se stessa può andare bene una volta, ma dopo si va in cerca di ben altro; l'orgasmo vero, in tutte le sue diverse componenti mentali e fisiche”.
“Mi piace la tua filosofia di vita, Sandra. Spero, però, che sia anche messa in pratica”, appoggiandole la mano sulla coscia destra e muovendola nella simulazione di una carezza.
“Ottimi gli spaghetti, zietto. C'è anche il dolce?”.
“No purtroppo, mia cara nipotina. Ma posso ovviare e soddisfare il tuo desiderio di dessert con questo”, spostandomi indietro con la sedia, aprendo la cerniera dei pantaloni e tirando fuori il cazzo ancora barzotto, “spero possa essere di tuo gradimento la crema ch'è in grado di produrre, ma dovrai darti ben da fare per averla”.
“Mmm, ho già l'acquolina in bocca, zietto”, alzandosi dalla seduta ed inginocchiandosi lentamente tra le mie gambe aperte.
Lo afferrò alla base, lo masturbò qualche secondo, lo leccò con grande flemma, prima sul lato sinistro e poi su quello destro, ed infine se lo infilò in bocca fino in gola; il tutto con gli occhi sempre fissi nei miei.
“Ma che cazzo fai?”, irruppe Andrea alzandosi di scatto e facendo traballare il tavolo. La fiamma della gelosia e del tradimento gli stava bruciando tutto il volto sconvolto.
“Mi faccio il mio cazzo, quello che mi fa godere tantissimo; solo lui è riuscito a farmi conoscere l'orgasmo, non devo certamente ringraziare te”, riprendendo subito dopo il pompino, con maggiore passione ed impeto.
“Sei solo una grandissima troia!”.
“Si, sono troia, ma la sua!”.
“Calma ragazzi”, mentre l'infoiata Alessia mi stava letteralmente risucchiando l'anima, “siamo qui per divertirci; puoi goderne anche tu Andrea, basta aprirti a nuovi scenari di piacere”.
“Ma vaffanculo! Non voglio più avere a che fare con voi, depravati del cazzo!”, sbraitando ed uscendo di casa sbattendo la porta dietro di sé.
Il ritrovato improvviso silenzio rese adesso possibile ascoltare il melodioso suono del pompino bagnato e profondo di Alessia, che non ha avuto ulteriori brusche interruzioni fino a quando, togliendosi il cazzo dalla bocca ma continuando a masturbarlo con piacevole lentezza:”Grazie zietto, ahahah”.
“Prego nipotina, ahahah”.
Sandra era rimasta seduta, ebbe solo a spostare le gambe da sotto il tavolo, assistendo al tutto in assoluto silenzio; rivolgendomi direttamente a lei:“Ci consideri anche tu dei depravati?”.
“No”, facendo rimbalzare il suo sguardo dal mio viso a quello di Alessia inginocchiata e col cazzo in mano.
“Lo vuoi assaggiare anche tu, il dessert?”. Alessia, ruotando leggermente il polso, appositamente mosse il cazzo in modo tale che il glande puntasse nella sua direzione.
Sandra dapprima manifestò una certa ritrosia ma, dopo qualche secondo, si piegò in avanti e, priva di alcun tentennamento, lo prese in bocca succhiandolo con voracità.
“Mi piace molto la tua amica. Quell’imbarazzo che serve ad intrigarmi, ma risoluta nelle sue azioni. È sicuramente esperta in pompini, vista la sua efficace foga. Chissà s'è così aperta anche altrove?”.
“Credo proprio di sì, zietto. Non la conosco affatto in questa nuova veste; è una eccitante sorpresa anche per me, lo confesso, ahahah”.
Alessia si sollevò in piedi, si avvicinò alla mia bocca e mi baciò con lingua profonda per un lungo intervallo di tempo; ogni tanto appoggiava la mano sulla nuca di Sandra e premeva decisa fino a farla soffocare col mio cazzo in gola. Poi, staccandosi da me, si sfilò il vestito dal basso, slacciò il reggiseno gettandolo a terra e, infine, tolse le mutandine, evidentemente colorate dai suoi abbondanti umori; allontanandosi per sedersi al suo posto e spalancando le sue cosce alla mia vista:”Desidero osservare come te la scopi; e voglio masturbarmi con violenza mentre lo fai”.
Sandra, dopo aver ascoltato quelle parole, si staccò dal mio cazzo e guardò prima me e poi Alessia. Non disse nulla, ma l'espressione del suo viso fu eloquente; sì, tutto ciò mi eccita e sono pronta ad essere presa.
Ci alzammo insieme, la denudai con lentezza; la t-shirt, il reggiseno, le scarpe da tennis, i jeans, i calzini ed infine, molto più lentamente, le mutandine. Rimase immobile, respirava con affanno ed il movimento del suo abbondante seno lo evidenziava. Le presi la mano e la condussi al divano:”Piegati in avanti e appoggia le mani ben salde sulla seduta del divano”.
La mia mano destra si insinuò carezzevole tra le sue cosce. Era indecentemente fradicia, le grandi labbra caldissime e morbide, la clitoride turgida. Ad ogni mio tocco corrispondeva un suo intenso mugolio. Ad ogni mio accennato ingresso di dita, un suo gemito più profondo.
Dalla tasca dei pantaloni presi un preservativo, lo scartai e lo indossai con accuratezza. Puntai il glande tra le grandi labbra, lo lubrificai coi suoi umori e spinsi dentro il cazzo, piano piano, ma fino in fondo.
Un sussulto:”Sì cazzo, finalmente! È grosso e duro. Scopami Davide. Non ho mai preso un cazzo così”.
“Aprila per bene, sfondala”, aggiunse Alessia che si stava godendo ogni istante facendosi un ditalino memorabile.
Afferrai Sandra dai fianchi e, con piedi ben piantati sul pavimento e gambe leggermente piegate, iniziai un movimento pelvico cadenzato che mi consentì di sbatterla forte ed a fondo, ma senza eccedere in velocità. I suoi gemiti aumentavano di tono ogni minuto che passava; cominciò anche a venirmi incontro con piccoli spostamenti del bacino. Il suono dei nostri corpi che si scontravano l'uno con l'altro non riuscì a vincere sulle urla di piacere che emetteva.
“Sfondala Davide, sfondala tutta! Cazzo sto venendo anch'io. Sì, sì, così. Mi eccita tantissimo quel suono di sessi bagnati che si incontrano a ripetizione; e mi eccita anche la mia fica fradicia e dilatata. Guardami Davide, la tua troia si sbatte per il tuo piacere e ne gode tantissimo, fino a squirtare, ahhh sì, sì, sì, cazzo ch'è bello!”.
“Oh sì, sì. Ancora, ancora. Non fermarti. Sfondami tutta. Sto godendo. Vengo, vengo, vengooo!”. All'improvviso un intenso calore liquido avviluppò il cazzo che si muoveva dentro Sandra, i muscoli vaginali si contrassero all'inverosimile, la sua voce roca e soffiata riempì la stanza quasi in contemporanea a quella di Alessia.
Io rallentai la penetrazione senza uscire dalla fica contratta, mi girai verso Alessia:”In quel cassetto, il secondo dall'alto, c'è il kimono bianco che hai indossato l'ultima volta. Sfila la cintura e vieni qui da me”.
Giunta alle mie spalle:”Ora, appoggiandoti con il petto alla mia schiena, falla passare attorno alle nostre vite e legala stretta dietro di te. Bene! Adesso abbracciami forte. Bravissima!”.
“Che devo fare?”.
“Null'altro che spingermi col bacino, sarai tu a scoparla attraverso me. Su, spingi, dai. Detta tu il ritmo e la profondità”.
Alessia iniziò a premere con tutto il suo corpo sul mio. “Non così, spingi solo col tuo bacino”.
Stavolta riuscì a comprendere quale fosse il giusto movimento e questo consentì al mio cazzo di entrare ed uscire agevolmente dalla fica di Sandra.
“Sì, la sensazione è proprio quella di governare il cazzo, guidarne i movimenti; anche se non ne ho l'esatta percezione”.
“Fate cose strane, mai viste” - disse a mezza voce Sandra - “ma l’eccitazione mentale e la fica vi ringraziano; fatemi godere ancora, mi sento una cagna in calore e non potete capire quanto ciò mi piaccia”.
“L’hai sentita? Diamole un altro orgasmo; spingi Alessia, muovi quel bacino”.
Non se lo fece ripetere due volte. Allargò e piegò anche lei le gambe, facendole aderire meglio alle mie, e cominciò a spingere e ritrarsi come una forsennata.
“Sì, così, fatemelo sentire tutto dentro. Scopatemi forte, sì, sì, cazzo che meraviglia!”.
Staccai la mano destra dai fianchi di Sandra e la posizionai tra le cosce di Alessia; indice, medio ed anulare si introdussero nella sua vagina e stettero immobili mentre lei se li scopava col suo muoversi avanti e dietro.
L'orgasmo ci colse tutti e tre quasi contemporaneamente; ai latrati urlati di Sandra si sovrapposero i gemiti gutturali di Alessia e, infine, i miei profondi grugniti.
Corpi accaldati e sudati, respiri intensi di fatica e soddisfazione, voci sommesse a dirci che era stato bellissimo.
Con grande lentezza ed accortezza staccammo i nostri corpi fino a quell'istante avvinti da piacevolissime contrazioni post orgasmo ed esausti ci gettammo di peso sul divano, costruendo una figura di corpi da poter fare invidia ad uno scultore dell'antica Grecia.
“Vi posso fare una richiesta?”, disse Sandra ancora stravolta.
“Certo, dicci pure”, intervenni io.
“Mi potreste invitare più spesso a pranzo? Ahahah”.
Alessia rise di buon gusto.
Io la baciai sulla fronte.
“Adesso ti tocca accompagnarci a casa, Davide. Il mio cavaliere mi ha mollata; per mia grande fortuna aggiungerei, ahahah”.
“D'accordo, rimettiamoci in sesto e andiamo”.
Alessia, sicuramente inebriata dalla possibilità di farsi ammirare da me con i suoi abiti nuovi, aveva realizzato un vero book di almeno 20 fotografie; in ogni immagine una posa diversa ma sempre volutamente sexy, dando lustro all'abito od alla lingerie, a seconda della scelta. Nell'ultima era completamente nuda, la biricchina!
Nella didascalia scrisse semplicemente:“Quale di questi per domani?”.
Le risposi:”Ardua scelta la mia, ritenendo il nudo integrale sicuramente il top; ma, visto che posso godermelo ogni volta che voglio semplicemente denudandoti, opto per il tubino nero aderente con il due pezzi bianco di pizzo sotto”.
“Lo avrei scelto anch'io come primo step, semplice, elegante e sensuale al tempo stesso. Confesso che, mentre ti scrivo, le mie dita giocano col tuo collare al mio collo; mi regala sensazioni ed emozioni particolarmente piacevoli farlo. L'esperienza di oggi, sicuramente nuova per me, mi ha fatto capire che sono pronta ad andare oltre, senza timori ed incertezze; sento di potermi abbandonare a te, completamente. Ti considero la mia guida”.
“Adesso cerca di dormire, Alessia. Riposati, nel corpo e nella mente”.
“Si, ma voglio dirti una cosa prima”.
“Dimmi pure”.
“Anche stanotte non indosso le mutandine”.
“Brava Alessia, mi piaci poco onesta. A dispetto di ciò che ti diceva nonna è cosa buona e giusta per raggiungere il piacere più profondo; la libertà, in ogni sua declinazione.
Fai buon sonno, ci sentiamo al tuo risveglio”.
“Buona notte e grazie”.
Trascorsi dieci minuti un altro messaggio:”...la libertà, in ogni sua declinazione…la prendo alla lettera questa frase, mi sto masturbando selvaggiamente perché ne ho tanta voglia; sono eccitatissima, Davide!”.
“Urla il tuo orgasmo in piena libertà Alessia e registra un vocale per me. Dovrai poi ascoltarti con attenzione, solo così saprai veramente il reale effetto che fa, anche su di te!”.
Altri dieci minuti circa ed arrivò il vocale; gemiti e mugolii che, col trascorrere dei secondi, diventarono sempre più intensi fino ad arrivare a gridare a squarciagola il mio nome. Sì sì ripetuti all'infinito. Vengo vengoo vengooo senza sosta. E, in ultimo, con un ansimare frenetico, un “eh sì, sono diventata la tua cagna, sei riuscito a liberarmi dalla mia gabbia e sono entrata nel tuo recinto”.
Durante la notte, nel mio dormire sempre disturbato, le sensazioni ed emozioni avute fino a quel momento con Alessia hanno delineato, in modo evidente, la grande simbiosi venutasi a creare tra di noi; un uomo maturo ed una giovane donna che si scambiano le rispettive esperienze, che trovano nella libertà del sentire e dell'essere un piacere enorme, che desiderano percorrere un tratto della loro strada di vita insieme.
Alle 7 squilla il cellulare:”Pronto?”.
“Buongiorno e ben svegliato Davide, dormito bene? Io come un sasso, non ho neanche sentito la sveglia suonare. È stata la mia collega d'università, che ha l'alloggio accanto al mio, a bussare alla porta della mia stanza e svegliarmi; la mia sveglia l'ha sentita lei, ah ah ah”.
“Beh, spero per lei che non abbia anche ascoltato le urla orgasmiche che hai fatto stanotte, ahahah”.
“Eh sì, le ha ascoltate eccome, ahahah. Mi ha chiesto se, per caso, il mio ragazzo avesse dormito qui nelle ultime due notti; chiedendosi anche perché lo continuassi a chiamare Davide, visto che l'ho presentato come Andrea, ahahah”.
“Credo che la tua collega sia invidiosa del fatto che Andrea ti possa scopare così divinamente; le tue esternazioni di sublime piacere non passano certo inosservate”.
“Se lo scopasse pure, poco m'importa; io adesso ho altre prerogative. Sono diventata tua e tale voglio rimanere”.
“Del tuo boyfriend e della vicina curiosa parleremo più avanti, intanto fai colazione, una bella doccia e preparati come si deve per andare all'università“.
“Non mi dai il buongiorno come ieri mattina?”.
“No. Oggi avrai altre forme di piacere. A che ora finisci la lezione all'università?”.
“Alle 13:00”.
“Bene, indossa l'outfit deciso ieri e vai a lezione. Voglio che la tua bellezza, eleganza e sensualità siano fonte di eccitazione per tutti, dai professori agli assistenti fino ai colleghi. Dopo vieni a pranzare a casa mia, troverai delle piacevoli sorprese, buona mattinata, Alessia”.
“D'accordo, ci vediamo più tardi, sto già fremendo per la curiosità, ciao”.
A metà mattinata circa giunse sonoro un messaggio di Alessia:”Credo non potrò venire a pranzo da te, ma sicuramente nel pomeriggio si. Purtroppo Andrea mi ha vista così abbigliata, s'è ingelosito degli sguardi famelici degli altri e ha cominciato a fare il petulante; non lo sopporto quando fa così, non vuole capire che non c'è sentimento da parte mia. Dovrò sorbirmi le sue tante insicurezze e paturnie adesso. Ma ti prometto che me ne libero al più presto e per sempre. Nel pomeriggio, magari già intorno alle 15:00, sarò da te, bacio”.
Presi in considerazione le sue parole ed i suoi intenti e, spinto da una idea nata all'improvviso, le risposi:”Portalo qui a pranzo. Digli che sei stata invitata dal caro zietto che ti adora tanto e che, quindi, non puoi in alcun modo mancare al suo invito. Ah, estendi l'invito anche alla tua collega vicina di stanza, se disponibile”.
“Che vuoi fare?”.
“Voglio semplicemente aiutarti a scaricare il buon Andrea e, nello stesso tempo, godere, e tanto, nel farlo, ahahah. Ma dovrai sottostare al mio gioco anche tu”.
“L'avevo già intuito, ma adesso ne ho la certezza assoluta che sei stronzo. Ahahah. Mi intriga tantissimo. Ok, a dopo”.
Trascorso qualche istante, un nuovo messaggio:”Sappi che ho i capezzoli turgidi, tanto da farmi male, e le mutandine bagnate. Solo tu riesci ad eccitarmi così, lo confesso”.
Alle 13:30 entrarono in casa Alessia, col suo nuovo tubino nero che le fasciava a meraviglia tutto il suo corpo sinuoso; Andrea, un ragazzetto di 23 anni col viso emaciato e vestito come se dovesse andare ad un concerto dei Deep Purple; ed infine Sandra, una ragazza dalle forme generose e con un viso sicuramente carino, ma purtroppo nascosto dal pesante trucco.
Assolti i dovuti convenevoli, ci accomodammo a tavola. Sandra alla mia sinistra, Alessia di fronte a me con a fianco Andrea.
“Mi auguro che nessuno di voi abbia intolleranze al pesce; ho preparato degli spaghetti allo scoglio accompagnati con un buon Grillo ghiacciato”.
“Grazie zietto, sei sempre gentile. Ho una fame esagerata, dopo un'intera mattinata a lezione ci voleva proprio”, intervenne a gamba tesa Alessia con il suo sorriso divertito e complice.
“Dimmi Andrea, da quanto tempo state insieme tu ed Alessia? Non mi ha mai parlato di te”.
“Non stiamo insieme zietto, non ho alcun fidanzato” - disse Alessia fintamente stizzita - “è soltanto un buon amico e, ogni tanto, ci faccio anche sesso”.
Il giovane Andrea, ancora col rotolino di spaghetti tra i rebbi della forchetta, la fulminò con gli occhi e rimase a bocca aperta, senza saper proferire verbo.
“Beh, uno scopamico - dite così voi giovani adesso, no? - è sempre un buon acquisto, soprattutto nei momenti nei quali il desiderio di una bella scopata si fa impellente; e conoscendo Alessia immagino che questi momenti siano frequenti o sono in errore?”.
“Beh, mio caro zietto, è vero che questi momenti ci sono, e sono pure tanti, ma spesso li soddisfo in altra maniera. Non sempre Andrea risulta essere in grado di tenermi testa”.
Rosso fuoco in viso ed evidentemente infervorato, Andrea sembrò quasi aver deciso di abbandonare la compagnia, ma non si mosse dalla tavola, forse perché incuriosito dal come si potesse evolvere la discussione; si limitò a sussurrare:”È colpa tua, hai sempre strane idee in testa”.
“Mio caro Andrea, le variegate fantasie sessuali delle donne sono difficili da soddisfare, te ne accorgerai con l'esperienza. Tra qualche anno capirai che bisogna trovare una sorta di compromesso tra ciò che piace a te e quello che eccita lei, vivendo il tutto insieme”.
“Non credo avrà il tempo di sperimentarlo”, disse Alessia, mormorando sommessamente e guardandomi con occhi compiaciuti.
Il Grillo ghiacciato che riempiva i bicchieri venne svuotato in fretta dai commensali; fu molto gradito, sicuramente anche per motivi che andavano oltre le sensazioni retronasali che regalava.
“Sono d'accordo con te, Davide” - ascoltai per la prima volta la voce squillante di Sandra - “per noi donne il semplice rapporto sessuale non basta; ci devono essere stimoli mentali intensi affinché ci si possa abbandonare completamente al piacere. Essere cerebrale è fondamentale per me, la scopata fine a se stessa può andare bene una volta, ma dopo si va in cerca di ben altro; l'orgasmo vero, in tutte le sue diverse componenti mentali e fisiche”.
“Mi piace la tua filosofia di vita, Sandra. Spero, però, che sia anche messa in pratica”, appoggiandole la mano sulla coscia destra e muovendola nella simulazione di una carezza.
“Ottimi gli spaghetti, zietto. C'è anche il dolce?”.
“No purtroppo, mia cara nipotina. Ma posso ovviare e soddisfare il tuo desiderio di dessert con questo”, spostandomi indietro con la sedia, aprendo la cerniera dei pantaloni e tirando fuori il cazzo ancora barzotto, “spero possa essere di tuo gradimento la crema ch'è in grado di produrre, ma dovrai darti ben da fare per averla”.
“Mmm, ho già l'acquolina in bocca, zietto”, alzandosi dalla seduta ed inginocchiandosi lentamente tra le mie gambe aperte.
Lo afferrò alla base, lo masturbò qualche secondo, lo leccò con grande flemma, prima sul lato sinistro e poi su quello destro, ed infine se lo infilò in bocca fino in gola; il tutto con gli occhi sempre fissi nei miei.
“Ma che cazzo fai?”, irruppe Andrea alzandosi di scatto e facendo traballare il tavolo. La fiamma della gelosia e del tradimento gli stava bruciando tutto il volto sconvolto.
“Mi faccio il mio cazzo, quello che mi fa godere tantissimo; solo lui è riuscito a farmi conoscere l'orgasmo, non devo certamente ringraziare te”, riprendendo subito dopo il pompino, con maggiore passione ed impeto.
“Sei solo una grandissima troia!”.
“Si, sono troia, ma la sua!”.
“Calma ragazzi”, mentre l'infoiata Alessia mi stava letteralmente risucchiando l'anima, “siamo qui per divertirci; puoi goderne anche tu Andrea, basta aprirti a nuovi scenari di piacere”.
“Ma vaffanculo! Non voglio più avere a che fare con voi, depravati del cazzo!”, sbraitando ed uscendo di casa sbattendo la porta dietro di sé.
Il ritrovato improvviso silenzio rese adesso possibile ascoltare il melodioso suono del pompino bagnato e profondo di Alessia, che non ha avuto ulteriori brusche interruzioni fino a quando, togliendosi il cazzo dalla bocca ma continuando a masturbarlo con piacevole lentezza:”Grazie zietto, ahahah”.
“Prego nipotina, ahahah”.
Sandra era rimasta seduta, ebbe solo a spostare le gambe da sotto il tavolo, assistendo al tutto in assoluto silenzio; rivolgendomi direttamente a lei:“Ci consideri anche tu dei depravati?”.
“No”, facendo rimbalzare il suo sguardo dal mio viso a quello di Alessia inginocchiata e col cazzo in mano.
“Lo vuoi assaggiare anche tu, il dessert?”. Alessia, ruotando leggermente il polso, appositamente mosse il cazzo in modo tale che il glande puntasse nella sua direzione.
Sandra dapprima manifestò una certa ritrosia ma, dopo qualche secondo, si piegò in avanti e, priva di alcun tentennamento, lo prese in bocca succhiandolo con voracità.
“Mi piace molto la tua amica. Quell’imbarazzo che serve ad intrigarmi, ma risoluta nelle sue azioni. È sicuramente esperta in pompini, vista la sua efficace foga. Chissà s'è così aperta anche altrove?”.
“Credo proprio di sì, zietto. Non la conosco affatto in questa nuova veste; è una eccitante sorpresa anche per me, lo confesso, ahahah”.
Alessia si sollevò in piedi, si avvicinò alla mia bocca e mi baciò con lingua profonda per un lungo intervallo di tempo; ogni tanto appoggiava la mano sulla nuca di Sandra e premeva decisa fino a farla soffocare col mio cazzo in gola. Poi, staccandosi da me, si sfilò il vestito dal basso, slacciò il reggiseno gettandolo a terra e, infine, tolse le mutandine, evidentemente colorate dai suoi abbondanti umori; allontanandosi per sedersi al suo posto e spalancando le sue cosce alla mia vista:”Desidero osservare come te la scopi; e voglio masturbarmi con violenza mentre lo fai”.
Sandra, dopo aver ascoltato quelle parole, si staccò dal mio cazzo e guardò prima me e poi Alessia. Non disse nulla, ma l'espressione del suo viso fu eloquente; sì, tutto ciò mi eccita e sono pronta ad essere presa.
Ci alzammo insieme, la denudai con lentezza; la t-shirt, il reggiseno, le scarpe da tennis, i jeans, i calzini ed infine, molto più lentamente, le mutandine. Rimase immobile, respirava con affanno ed il movimento del suo abbondante seno lo evidenziava. Le presi la mano e la condussi al divano:”Piegati in avanti e appoggia le mani ben salde sulla seduta del divano”.
La mia mano destra si insinuò carezzevole tra le sue cosce. Era indecentemente fradicia, le grandi labbra caldissime e morbide, la clitoride turgida. Ad ogni mio tocco corrispondeva un suo intenso mugolio. Ad ogni mio accennato ingresso di dita, un suo gemito più profondo.
Dalla tasca dei pantaloni presi un preservativo, lo scartai e lo indossai con accuratezza. Puntai il glande tra le grandi labbra, lo lubrificai coi suoi umori e spinsi dentro il cazzo, piano piano, ma fino in fondo.
Un sussulto:”Sì cazzo, finalmente! È grosso e duro. Scopami Davide. Non ho mai preso un cazzo così”.
“Aprila per bene, sfondala”, aggiunse Alessia che si stava godendo ogni istante facendosi un ditalino memorabile.
Afferrai Sandra dai fianchi e, con piedi ben piantati sul pavimento e gambe leggermente piegate, iniziai un movimento pelvico cadenzato che mi consentì di sbatterla forte ed a fondo, ma senza eccedere in velocità. I suoi gemiti aumentavano di tono ogni minuto che passava; cominciò anche a venirmi incontro con piccoli spostamenti del bacino. Il suono dei nostri corpi che si scontravano l'uno con l'altro non riuscì a vincere sulle urla di piacere che emetteva.
“Sfondala Davide, sfondala tutta! Cazzo sto venendo anch'io. Sì, sì, così. Mi eccita tantissimo quel suono di sessi bagnati che si incontrano a ripetizione; e mi eccita anche la mia fica fradicia e dilatata. Guardami Davide, la tua troia si sbatte per il tuo piacere e ne gode tantissimo, fino a squirtare, ahhh sì, sì, sì, cazzo ch'è bello!”.
“Oh sì, sì. Ancora, ancora. Non fermarti. Sfondami tutta. Sto godendo. Vengo, vengo, vengooo!”. All'improvviso un intenso calore liquido avviluppò il cazzo che si muoveva dentro Sandra, i muscoli vaginali si contrassero all'inverosimile, la sua voce roca e soffiata riempì la stanza quasi in contemporanea a quella di Alessia.
Io rallentai la penetrazione senza uscire dalla fica contratta, mi girai verso Alessia:”In quel cassetto, il secondo dall'alto, c'è il kimono bianco che hai indossato l'ultima volta. Sfila la cintura e vieni qui da me”.
Giunta alle mie spalle:”Ora, appoggiandoti con il petto alla mia schiena, falla passare attorno alle nostre vite e legala stretta dietro di te. Bene! Adesso abbracciami forte. Bravissima!”.
“Che devo fare?”.
“Null'altro che spingermi col bacino, sarai tu a scoparla attraverso me. Su, spingi, dai. Detta tu il ritmo e la profondità”.
Alessia iniziò a premere con tutto il suo corpo sul mio. “Non così, spingi solo col tuo bacino”.
Stavolta riuscì a comprendere quale fosse il giusto movimento e questo consentì al mio cazzo di entrare ed uscire agevolmente dalla fica di Sandra.
“Sì, la sensazione è proprio quella di governare il cazzo, guidarne i movimenti; anche se non ne ho l'esatta percezione”.
“Fate cose strane, mai viste” - disse a mezza voce Sandra - “ma l’eccitazione mentale e la fica vi ringraziano; fatemi godere ancora, mi sento una cagna in calore e non potete capire quanto ciò mi piaccia”.
“L’hai sentita? Diamole un altro orgasmo; spingi Alessia, muovi quel bacino”.
Non se lo fece ripetere due volte. Allargò e piegò anche lei le gambe, facendole aderire meglio alle mie, e cominciò a spingere e ritrarsi come una forsennata.
“Sì, così, fatemelo sentire tutto dentro. Scopatemi forte, sì, sì, cazzo che meraviglia!”.
Staccai la mano destra dai fianchi di Sandra e la posizionai tra le cosce di Alessia; indice, medio ed anulare si introdussero nella sua vagina e stettero immobili mentre lei se li scopava col suo muoversi avanti e dietro.
L'orgasmo ci colse tutti e tre quasi contemporaneamente; ai latrati urlati di Sandra si sovrapposero i gemiti gutturali di Alessia e, infine, i miei profondi grugniti.
Corpi accaldati e sudati, respiri intensi di fatica e soddisfazione, voci sommesse a dirci che era stato bellissimo.
Con grande lentezza ed accortezza staccammo i nostri corpi fino a quell'istante avvinti da piacevolissime contrazioni post orgasmo ed esausti ci gettammo di peso sul divano, costruendo una figura di corpi da poter fare invidia ad uno scultore dell'antica Grecia.
“Vi posso fare una richiesta?”, disse Sandra ancora stravolta.
“Certo, dicci pure”, intervenni io.
“Mi potreste invitare più spesso a pranzo? Ahahah”.
Alessia rise di buon gusto.
Io la baciai sulla fronte.
“Adesso ti tocca accompagnarci a casa, Davide. Il mio cavaliere mi ha mollata; per mia grande fortuna aggiungerei, ahahah”.
“D'accordo, rimettiamoci in sesto e andiamo”.
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